Henry Denker.

IL FABBRICANTE DI STELLE.


Titolo originale: The Starmaker.
Traduzione di: Maria Luisa Bocchino.
1978 Editoriale Corno, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il fabbricante di stelle  un uomo potente, ricco e tirannico che ha saputo conquistare Hollywood creando gli Studi pi importanti di tutto il mondo cinematografico.
Il re di Hollywood... il mostro... il genio: H. P. Koenig si  meritato tutti questi appellativi, e qualcosa di pi.
Lui pu fabbricare dal nulla un attore o un'attrice, lui pu creare una carriera e una reputazione a seconda del suo volere; con la stessa facilit pu fare l'opposto: pu distruggere un individuo, pu togliergli tutto quanto possiede. Henry Denker, con questo splendido e appassionante romanzo, di certo la pi bella e fascinosa saga hollywoodiana fino a oggi mai scritta, ha il merito di immergerci in un mondo crudele e spettacolare, e se anche i nomi veri si alternano a nomi di fantasia, i lettori potranno riconoscere nei personaggi principali gli attori, le star e i registi che negli ultimi vent'anni sono stati protagonisti dei pi spettacolari film di successo. Da quando  nata Hollywood, si dice, il pi grande spettacolo del mondo non  pi
il Circo, ma il Cinema, e in questo romanzo, il pi grande spettacolo del mondo  "ripreso" dall'interno e appare senza pi segreti, in tutta la sua magniloquente ostentazione di potere, di ricchezza e di corruzione.
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L'Autore.
Autore tra i pi popolari d'America, Henry Denker vanta per il passato diversi successi di critica e di pubblico davvero notevoli: The Director, The King-maker, The Physicians e The Experiment. La sua vasta attivit di scrittore per il teatro, per la televisione e per la radio gli ha fruttato numerosi e importanti premi.
Cinque sono state finora le sue commedie rappresentate a Broadway, il che vuol dire, secondo il metro americano, che Henry Denker ha raggiunto il culmine del successo. Come se non bastasse, per dieci anni ha scritto, prodotto e diretto The Greatest Story Ever Told, il programma pi seguito nella storia della radiotelevisione americana.
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PROLOGO.
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Hollywood, 1953.
- Il motivo per cui  venuta cos tanta gente - disse il vecchio
produttore -  per assicurarsi che sia morto davvero.
- L'unica maniera per assicurarsi che il bastardo  morto
- ribatt il regista, le parole appena colorite dall'accento viennese
-  quella di infilargli un palo nel cuore.
Dopo quel breve scambio, tutti e due gli uomini cominciarono
a salire i gradini del Tempio Ebraico Sinai in Wilshire
Boulevard. All'ingresso il rabbino aspettava per accoglierli, come
il padrone di casa a un cocktail party in Beverly Hills.
Al marciapiede, le macchine continuavano ad arrivare: lunghe
Cadillac nere, Rolls Royce argentee, Mercedes, Ferrari, Jaguar...
i poderosi e rombanti simboli del successo a Hollywood.
Guardie in uniforme degli Studi Magna aiutavano la polizia
di Los Angeles a far scorrere abilmente la fiumana delle automobili.
Giornalisti, fotografi e cameramen dei cinegiornali assistevano
all'avvenimento con tutta l'attenzione e l'eccitamento che
riservavano per la prima di gala di un film.
Un attore, che per due volte aveva vinto l'Academy Award,
un tipo basso e tarchiato dalla faccia aperta, scese dalla sua
macchina e, guardandosi attorno, disse: - Avrebbero dovuto
farlo di notte, cos avrebbero potuto illuminare il cielo con grossi
riflettori. Ma forse intervisteranno i dolenti nell'atrio.
La sua compagna, una donna alta e attraente, fu troppo
discreta per ridere apertamente. - Dopotutto questa  una premire.
 la prima volta che il figlio di puttana muore.
- Se  un successo ne far probabilmente il seguito. -
L'attore le prese il braccio e la scort su per gli scalini.
Da tutte le parti del mondo continuavano ad arrivare celebrit.
Produttori e registi dai nomi internazionalmente noti.
Scrittori, alcuni famosi al pari dei divi per i quali scrivevano.
Pezzi grossi di altri Studi. Capi di sindacati. Politici. Era la pi
grossa riunione che si fosse mai vista a Hollywood per un avvenimento
che aveva luogo di giorno. Ogni Studio della citt
aveva chiuso per la giornata in segno di deferenza per il funerale
di H. P. Koenig.
Finalmente la fiumana delle macchine rallent e una lunga
Cadillac nera si ferm, sola. Come se programmato, i fotografi,
i reporter e le giornaliste vi si affollarono intorno.
Ne scese un uomo, giovane ma dall'aria imponente. Snello,
alto, i capelli neri gi lievemente spruzzati di grigio, era cupo
e silenzioso. Si gir per aiutare una donna anziana a scendere
dall'auto. Sebbene non piangesse e, per essere cos piccola di
statura, avesse un portamento fiero, la donna aveva l'innegabile
aspetto della vedova. Era seguita da due ragazze, ovviamente
le figlie. La vedova e una delle figlie cominciarono a salire le
scale insieme. L'altra si teneva aggrappata al braccio del giovane
che ora dovette affrontare la stampa.
- Nessuna dichiarazione da fare, signor Cole?
- Nessun commento, signor Cole? Lei lo conosceva bene -
disse una giornalista alludendo con malizia al rapporto recentemente
teso tra H. P. Koenig e David Cole.
- Quello che ho da dire lo dir l - rispose Dave Cole.
Prese la mano della sua compagna e la guid su per le scale,
ma a un certo punto si ferm a guardare con aria disgustata il
rabbino che, da solo, seguitava a fungere da comitato di ricevimento.
In una comunit dove tutti cercavano di diventare celebrit,
anche il rabbino ci aveva provato e ci era riuscito. Consigliere
e padre spirituale dei potenti del mondo dello spettacolo,
aveva acquistato una sua notoriet nazionale. L'avvenimento
di quella giornata era di eccezionale importanza per lui.
Perci, ignorando l'occhiata di Cole, il rabbino prese il giovane
per un braccio, poi si chin per dare un bacio di conforto sulla
guancia della ragazza. Cos, in un'atmosfera intima e confidenziale,
pot domandare: - Come vuole che la presenti, David?
Cole fu tentato di rispondere: parli dei miei ultimi quattro
film e dei loro incassi. Ma rispose semplicemente: - Soltanto
col mio nome.
- Niente sul fatto che  diventato capo dello Studio? -
domand il rabbino, deluso.
- Solo il mio nome - ripet David Cole, poi spinse la figlia
di H. P. nel santuario.
Il rabbino prese posto sul pulpito. Il brusio dei commenti
maligni si spense lentamente. Quando ebbe ottenuto un silenzio
rispettoso, annunci un po' a malincuore: - Per assecondare
il desiderio della famiglia non ci sar un servizio speciale.
L'elogio funebre sar tenuto da David Cole.
David si fece avanti e fiss l'enorme folla che gremiva ogni
panca del grande tempio. C'erano anche diverse file di persone
in piedi. H. P. sarebbe stato soddisfatto di sapere che la sua
ultima produzione aveva riempito il teatro, anche se l'ingresso
era libero.
La gente stava aspettando pazientemente di sentire cosa avrebbe
detto David Cole di H. P. Koenig. Ma il mondo intero
aveva sempre aspettato H. P. Era il suo vanto principale... gli
uomini e le donne pi importanti del mondo dello spettacolo
avevano aspettato ore interminabili il privilegio di vederlo sia
pure per pochi minuti.
David Cole ricordava ancora la prima volta che aveva aspettato
nervosamente nella famosa sala d'aspetto di Koenig. Era
stato il giorno che aveva deciso del suo destino, pubblico e privato,
sebbene al momento non se ne fosse reso conto.
Si era reso conto soltanto di quanto aveva aspettato e di come
era stato giovane e impaziente.

CAPITOLO 1.

Hollywood, 1947.
David Cole guard con aria impaziente il proprio orologio da
polso per la ventitreesima volta. Lo fece con un gesto ampio e
ostentato, sperando di suscitare qualche commento della receptionist.
Ma quella era talmente immersa nell'Hollywood Reporter
che non lo not neppure. Non essendo mai stato a Hollywood
prima di allora, David Cole non conosceva l'etichetta o le abitudini
locali che a quel punto doveva rispettare.
Ma sapeva una cosa. Sapeva che aspettava da due ore e cinquantatr
minuti per un appuntamento stabilito per le nove e
mezzo con Harry P. Koenig, presidente della Magna Pictures,
capo dello Studio e universalmente noto come l'uomo pi importante
di tutta l'industria cinematografica.
Dave aveva sentito raccontare un sacco di storielle su H. P.
ma aveva pensato che, come tutte le solite leggende, fossero
gonfiate dal mordace spirito di uomini come George Kaufman,
Charlie MacArthur e Groucho Marx.
Koenig era stato soprannominato il Piagnone. E Harry l'Unno.
Perfino Attila l'Ebreo. Ma solo scrittori e produttori ebrei
osavano chiamarlo cos visto che non potevano essere tacciati
di antisemitismo.
L'agente di New York lo aveva assicurato che anche se a
volte H. P. poteva dare l'impressione di un mostro, in fondo
era un bravuomo con l'anima dell'artista e l'acume di un brillante
uomo d'affari. Solo che, sopraffatto dal peso di dirigere
il pi grosso Studio del mondo, H. P. era eternamente e
tremendamente occupato, e cos quello che poteva sembrare scortesia
era soltanto un riflesso delle pressioni che lo assillavano.
Il tempo di H. P. era considerato cos prezioso che non soltanto
barbieri e massaggiatori erano costretti ad andare personalmente
allo studio, ma perfino i suoi medici. Se David Cole
avesse avuto qualche motivo di metterlo in dubbio, quel pensiero
svan quando un vecchio entr nella sala d'aspetto con una
piccola borsa nera in mano. Aveva il comportamento di chi non
si sarebbe mai sognato che qualcuno lo facesse aspettare. E difatti
non aspett. Nel vederlo, la receptionist mise immediatamente
da parte il suo Hollywood Reporter. - Buon giorno,
dottor Prinz.
- Buon giorno, Dorothy.
Non ci fu bisogno di altre parole. La ragazza si gir verso la
sua batteria di telefoni, premette un pulsante, segnal la presenza
del medico. Sorrise, annu e diede al medico libero accesso
all'appartamento regale. Stava per togliere la comunicazione,
quando la voce dall'altra parte le fece una domanda alla
quale lei rispose: - Oh, s, il signor Cole  sempre qui ad
aspettare.
S'interruppe un attimo poi, lievemente imbarazzata, spieg:
- David Cole. Il nuovo regista. No, signore. Domander. -
Volse il viso verso l'ampia distesa di spazio della sala d'aspetto.
- Viene da Broadway, signor Cole?
- S - rispose David, furioso. - E se mi fa aspettare ancora,
luned mattina sar di nuovo a Broadway!
La sua risposta perse un po' di colore nella traduzione, poich
la receptionist disse semplicemente: - S, signore,  lui.
- Poi riagganci e disse: - Pu entrare subito, signor Cole.
Cos va meglio, pens Dave. Ma nel suo intimo imprec contro
l'agente che gli aveva assicurato che H. P. ammirava il suo
lavoro e insisteva per averlo con s alla Magna. David si avvicin
alla porta con fare bellicoso, ma prima di arrivarvi, la
porta si spalanc e ne uscirono tre persone.
Una era una donna vestita con un severo tailleur di lana nera.
Era bassa, sottile, con capelli vistosamente biondi. La seconda
persona era un tipo con occhi acquosi che ricord a David un
professore di filosofia che aveva avuto all'universit. La terza
era un uomo molto giovane con gli occhi vivi e guizzanti di una
volpe sulle tracce della preda. Ognuno portava un grosso fascio
di appunti. La bionda si rivolse alla receptionist con voce
roca e brusca simile a quella di un uomo. - Non abbiamo
finito. H. P. ci vuole di nuovo dopo pranzo.
E se ne andarono. David Cole entr in quella stanza che aveva
sentito maledire da centinaia di attori, registi e scrittori che
avevano fatto il pellegrinaggio nel West solo per tornare a Broadway
sostenendo di aver respinto le famose drammatiche lusinghe
di H. P. per mantenere le loro anime artistiche. Per dirla
in parole povere, avevano fatto cilecca. Loro lo sapevano. E
lo sapeva anche David Cole.
Ora David stava per affrontare H. P. Koenig ed era ben deciso
a non fare fiasco. Ma la stanza era deserta. L'enorme scrivania
di lucidissimo legno di rosa era vuota. La poltrona girevole,
una lussuosa poltrona antica di pelle rossa che avevano imbastardito
montandola su una piattaforma girevole, era in una posizione
che stava a indicare come il suo occupante l'avesse frettolosamente
lasciata solo qualche minuto prima.
Una sfilata di immensi quadri a olio pendeva dalle pareti di
legno di quercia a pannelli. Ciascuno era il ritratto idealizzato,
a figura intera, di un divo della Magna che aveva vinto un premio
dell'Accademia. Uno di quei ritratti colse l'attenzione di
David Cole. Vi si mise davanti e lo fiss. Era Imogene Hopkins.
Pareva che guardasse in gi, verso di lui, sorridendo. Not che
anche tutti gli altri ritratti parevano guardare in basso e sorridere.
I suoi occhi erano pi sereni e pi vaghi di quanto ricordasse.
Il ritratto mostrava appena appena l'inizio del solco
tra i suoi seni, modesti, quasi da ragazzina, facendo pensare,
a chi guardava, che erano piccoli e delicati. Lui sapeva altrimenti.
Era una donna dal seno colmo con capezzoli adeguati.
D'un tratto una voce grid: - Cole, dove diavolo ti sei cacciato?
Seguendo la direzione della voce, Dave attravers il lungo
ufficio, entr in un corridoio dal pavimento ricoperto di
moquette. In fondo c'era una porta aperta e Dave si trov davanti
a uno studio medico attrezzato di tutto punto.
Alcuni armadietti di vetro contenenti una gran variet di strumenti
medici e accessori coprivano tutta una parete. In un angolo
c'era una poltrona da dentista con tutto il necessario per
trapanare, curare e prendere radiografie.
Ritto al centro della stanza, H. P., il leggendario piccolo gigante
di Hollywood, era nudo fino alla cintola davanti al dottor
Prinz. H. P. ordin a Dave di entrare con un singolo gesto
del suo indice autoritario.
Dave, pur risentito, entr ugualmente. Si ferm accanto alla
porta cercando di non fissare l'ometto mezzo nudo. Un rotolo
di carne ricadeva sui costosi pantaloni fatti su misura di H. P.
Ma la parte superiore del torace mostrava ancora chiaramente
i segni del petto, delle spalle e dei bicipiti muscolosi che lui
aveva avuto da giovane. Dave ricordava di aver sentito dire che
una volta H. P., durante la disputa per un contratto, aveva assalito
un divo notoriamente molto forte e lo aveva pestato di
santa ragione. Ora ci poteva credere.
- Okay? - domand H. P. mentre il medico ripiegava lo
stetoscopio. - Finito?
- Campione, H. P. - gli ricord Prinz.
Mentre il medico si avvicinava a un armadietto per cercare
un boccale pulito, H. P. si volt a guardare David Cole.
- Ah - disse. - Un altro regista da New York. Un altro
genio! -
Poi, quasi come per rispettare l'etichetta, domand:
- Gradiresti farti esaminare l'orina?
- No, grazie.
A quel punto H. P. aveva il boccale in mano. Si sbotton la
bottega e mentre cominciava a orinare disse in tono autoritario:
- Parlami di te!
Dave fissava H. P., l'uomo che aveva visto ripreso tante volte
con cardinali, governatori e almeno due presidenti degli Stati
Uniti. Non rispose all'ordine di H. P.
Senza interrompere l'azione della sua lenta e ostinata vescica,
l'ometto guard Dave e disse: - Be'? Dimmi! Vantati un poco!
- Ritenevo che sapesse - rispose Dave. - Il mio agente
ha detto...
- Agenti! - schern H. P. porgendo il boccale a Prinz e ricacciandosi
con cura il suo affare negli eleganti pantaloni.
- Ascolta, ragazzo, fammi un favore. E fallo a te stesso, anche.
Vattene alla mensa a mangiare un boccone. Poi torna qui,
pronto a raccontarmi quello che hai fatto. Okay? - Prima che
Dave avesse il tempo di dire qualcosa, lui ripet il suo okay e
si rivolse a Prinz.
David Cole esplose: - Ma vai a farti fottere arrogante rozzo
figlio di puttana! - Si gir e usc dalla stanza medica e attravers
l'ufficio e la sala d'aspetto a passo di carica e sbatt la
porta con tanta violenza che la receptionist abbass il Daily
Variety per fissarlo con astio.
Quando finalmente arriv l'ascensore e gli sportelli si aprirono,
lui vi entr con tanto impeto che si scontr con un uomo
alto, bello, con baffetti, ovviamente un attore, ovviamente un
divo.
L'attore sorrise. - Scusa, ragazzo.
Dave ribatt rabbiosamente: - Scusi lei! Colpa mia!
- Andato a trovare H. P.? - disse il divo sempre sorridendo.
Cole annu. Il divo trattenne lo sportello quanto bast per
dire: - Non si lasci prendere dal nervoso.  il migliore. Quindi
pu immaginare gli altri.
Quando gli sportelli si richiusero, Dave si rese improvvisamente
conto che nella sua rabbia non aveva riconosciuto il divo
pi importante della Magna: Clark Gable.
Prov imbarazzo, ma non tanto da farsi sbollire l'ira. Si era
rifiutato di lasciarsi umiliare da H. P. Gli aveva eroicamente urlato
il suo parere ed era uscito come un pazzo. Non si sarebbe
fermato finch non fosse tornato a Broadway e da Sardi. E l
avrebbe potuto intrattenere i colleghi aggiungendo un altro capitolo
alla leggenda di H. P. Koenig, il Mostro della Magna. Col
tempo avrebbe potuto infiorettare il suo racconto con tutte le
brillanti e taglienti osservazioni che avrebbe potuto sciorinare
ad H. P. se gli fossero venute in mente sul momento.
Tuttavia New York era lontana e non c'era nessuna commedia
ad aspettarlo. L alla Magna sarebbe stato stipendiato.
Uno stipendio maledettamente buono. E se gli fosse capitata la
occasione di dirigere un film importante... ma ormai non c'era
niente da fare.
Nell'atrio una delle guardie in uniforme lo ferm.
- Signor Cole?
Dave annu.
- Il signor Koening ha detto di firmare il conto del pranzo
col suo nome. E di tornare da lui alle due e un quarto.
- Non credo di restare qui a mangiare - rispose vivacemente
Dave.
La guardia sorrise, si spinse indietro il berretto a visiera e
scosse la testa. - Ho l'ordine di non lasciarla uscire dall'area.
Mi spiace.
-  un campo di concentramento o uno studio cinematografico?
- Io so soltanto che abbiamo avuto l'ordine di non lasciare
uscire la sua macchina dall'area - disse la guardia. - Io la
consiglierei di mangiare qualcosa. Qui, negli Studi Magna, abbiamo
la miglior mensa di Hollywood.
Dave esit e alla fine annu. La guardia apparve sollevata.
- La mensa  alla sua destra, subito, appena fuori dal cancello
principale.
- Grazie.
David Cole usc dall'edificio dell'esecutivo e scese gli ampi
scalini. Si ferm a guardare la targa d'argento che dedicava
l'edificio a Marvin Kronheim, il creatore degli Studi Magna, morto
poco dopo aver compiuto trent'anni. Kronheim era stato un
genio la cui maggiore capacit era il riconoscimento, la comprensione
e la valorizzazione del talento artistico. Se Kronheim
fosse stato ancora vivo, nessun regista di successo di Broadway
sarebbe stato trattato come lo era stato quel giorno Dave Cole.
Dave arriv al cancello principale sorvegliato da due agenti
di sicurezza in uniforme. Si aspettava di essere interrogato ed
era pronto a dare le sue generalit. Invece uno degli agenti port
la mano al berretto dicendo: - Prosegua diritto, signor Cole.
Segu i cartelli che indicavano la mensa e l sost vicino alla
cassa per cercare qualche viso familiare di New York. Non ne
vide nessuno. I tavoli invece erano occupati da attori e attrici
che indossavano ogni genere di costume. Indiani mangiavano
con cowboys. Lancieri del Bengala con ragazze in costume da
bagno.
- Aspetta qualcuno? - gli domand una sorridente cameriera.
Era alta e attraente, per un istante David la scambi per
Esther Williams. Dopo una seconda occhiata vide che aveva la
mascella leggermente troppo larga... probabilmente l'unico lineamento
che le impediva di fare del cinema. Tuttavia aveva
un portamento come se si aspettasse di venire scoperta da un
momento all'altro.
Dave stava scoprendo che Hollywood era piena di belle donne
che sprecavano la loro giovinezza nel tentativo di essere notate,
approvate, scoperte e rese famose. Ma che, alla fine, per una
ragione o l'altra, non sarebbero riuscite, senza mai capire il
perch. Tuttavia avrebbero continuato a truccarsi, a rimpicchiettarsi, a tingersi i capelli, a rompere le scatole ai registi, ad andare
a letto con gli aiutoregisti e con i giovani dell'ufficio del
casting, e cio dove venivano distribuite le parti agli attori. Finch
non sposavano qualche tecnico o non diventavano cameriere
di mezza et con i seni cadenti e i piedi piatti.
- Aspetta qualcuno o vuole un tavolo per una persona? -
domand di nuovo la cameriera.
- Stavo cercando... pensavo di trovare... - cominci lui.
- Vecchi amici di New York? - azzard lei. Poich ci
aveva azzeccato, lui si trov a ricambiarle il sorriso. - Mi segua.
- Lo precedette attraverso la stanza fino a un'altra sala.
- La Sala Verde - annunci lei. - Qui trover tutti i nuovaiorchesi.
Gli si trattenne accanto mentre lui sbirciava la Sala Verde.
Tutti i tavoli erano limitati a quattro persone. E a ogni tavolo
c'era almeno un divo famoso.
In fondo alla sala vide una faccia che gli fece salire un'ondata
calda all'inguine. Era Imogene Hopkins. Perfino di profilo quella
faccia era indimenticabile. Stava sorridendo, parlando animatamente
con un bellissimo uomo che Dave riconobbe come il
grande Laurence Olivier la cui recitazione nell'Amleto aveva
aiutato William Shakespeare a vincere il suo primo Academy
Award.
Quando Dave si avvicin al tavolo, Olivier, credendo che lui
fosse atteso, si alz educatamente per salutarlo. Ma Imogene si
gir appena, seccata di essere stata interrotta e disse freddamente
e altezzosamente: - S?
- Non ricordi... - cominci David Cole, ma s'interruppe.
Ma certo che ricordava. Solo che preferiva fingere di non riconoscerlo.
- Scusi - disse. - L'avevo scambiata per un'altra.
Ho sbagliato.
Nessuno avrebbe mai immaginato che soltanto tre notti prima
lei si era fatta scopare da lui e lo aveva vezzeggiato in mille
modi nella sua cuccetta durante il volo notturno della TWA da
New York.
L'aveva notata, la prima volta, a mezzanotte, quando l'aereo
era atterrato a Chicago per fare rifornimento di carburante. I
passeggeri erano stati pregati di sbarcare durante quella fermata
e mentre Dave cominciava a muoversi per esaudire tale richiesta,
l'aveva vista nel saloncino della prima classe con un drink tra
le mani. Era gi in vestaglia e lui si era reso conto che era una
delle fortunate otto persone ad accaparrarsi una cuccetta per il
volo notturno. Anche lei lo aveva notato e il suo sguardo era
stato tutto un palese invito.
Dave aveva reagito come avrebbe fatto qualunque giovane di
ventotto anni in buona salute. Aveva provato un impulso di desiderio
e un senso d'eccitazione che gli aveva bloccato la bocca
dello stomaco. Le si era seduto di fronte.
L'alta e bionda giovane hostess si era avvicinata. - Signore,
durante il rifornimento di carburante bisogna scendere dall'apparecchio.
Ordine della compagnia aerea.
- Se non le dispiace preferirei di no. - Poi aveva improvvisato:
- Ordine del medico.
- Ah - aveva risposto la hostess con un tono di scusa come
se avesse commesso un'imperdonabile papera sociale. - Be',
in questo caso, pu restare a bordo. Crede che un drink le farebbe
bene?
- Certamente s - aveva detto lui continuando a fissare
Imogene Hopkins. - Scotch e soda.
I lineamenti della sua faccia erano fini come apparivano sullo
schermo, ma da vicino sembravano come pi morbidi... pi deboli,
in effetti, forse a causa di qualche beveraggio di troppo.
I lucenti capelli neri erano acconciati semplicemente, il collo
era lungo e grazioso. E se a bella posta o per caso, la sua vestaglia
le stava drappeggiata addosso con tale negligenza che i
suoi seni erano parzialmente esposti e si gonfiavano, invitanti,
sopra un bordo di pizzo color cremisi.
Lei aveva continuato a fissarlo e quando David l'aveva sorpresa
mentre lo faceva, gli aveva sorriso senza alcun imbarazzo.
Quando era arrivato il suo whisky, lei aveva alzato il bicchiere
dicendo: - Detesto bere da sola. - Lui l'aveva accontentata
brindando con lei. Avevano bevuto guardandosi l'un l'altro al
di sopra dell'orlo dei bicchieri ghiacciati. Gli occhi azzurri di
lei erano curiosi e provocanti.
Non sapendo assolutamente cosa dire, lui aveva detto: - Cole,
David Cole. - Ovviamente il suo nome non aveva significato
nulla per lei.
- Imogene Hopkins - gli aveva risposto lei sorridendo.
Nessuno, nel mondo civilizzato, avrebbe avuto bisogno di sentirsi
dire quel nome.
Seguendola nello scherzo lui aveva chiesto: - E cosa fa lei,
signorina Hopkins?
Senza cambiare l'espressione del suo sorriso verginale, lei aveva
risposto: - Scopo. A meno che lei non abbia in mente qualcosa
di pi interessante.
Non era la prima volta che una donna gli faceva delle proposte.
Ma non gli era mai capitato da una donna cos famosa o
cos attraente. E mai cos direttamente. Gli ci volle un istante per
adeguarsi.
Una voce nel lontano altoparlante dell'aeroporto stava invitando
i passeggeri del volo 819 a risalire a bordo. Sempre
sorridendo, Imogene Hopkins si era sporta in avanti per
avvicinarsi di pi a Dave... cos vicino che lui aveva potuto vedere
dentro la scollatura della vestaglia i due famosi seni pieni e
tondi.
- Cuccetta A. E sia discreto. - E vi era sparita chiudendosi
le tende dietro.
Seduto nel saloncino, lui aveva aspettato che tutti i passeggeri
si fossero seduti, allacciati e sistemati per il tratto di volo
che restava fino alla California. Poi era andato verso la cuccetta
A e scostando le tende vi era sgusciato dentro.
Dopo aver tirato le tende si era voltato verso Imogene. Lei
aveva gi tolto il copriletto e, avvolta com'era soltanto da un
lenzuolo, sembrava nuda. Lui aveva cominciato a sciogliersi la
cravatta, ma lei'gli aveva scansato dolcemente le mani sussurrando:
- Lascia fare a mamma. - E lentamente lo aveva spogliato.
Sebbene non avesse ancora quasi toccato il suo corpo,
per lui era stata una delle esperienze pi sensuali della sua vita.
Quando Imogene aveva finito, lui era eretto e duro e pronto. Ma
lei lo aveva trattenuto, stabilendo un suo ritmo, come se quella
fosse la prerogativa delle dive.
Intanto lui era diventato cos teso, cos fremente e cos duro
che quasi sentiva male. Ma lei aveva continuato a differire. Lo
aveva tenuto stretto a s, gli aveva permesso di scivolare tra le
sue cosce morbide, ma non di penetrare in lei.
Lui era stato in grado di sentire l'aereo che cominciava a vibrare
mentre i motori si scaldavano. Era stato come vivere due
momenti allo stesso tempo. Era consapevole di lei, del suo corpo
soave e contemporaneamente era conscio in modo acuto di ogni
fremito dell'apparecchio.
Soltanto quando l'apparecchio si era avviato lungo la pista di
rullaggio, lei lo aveva tirato sopra di s e finalmente gli aveva
permesso di possederla. Poi lo aveva tenuto stretto con le sue
braccia forti e con le sue gambe forti imprigionandolo cos completamente
che era stata lei, non lui, a stabilire il ritmo.
Il suo ritmo pareva accordarsi all'accelerazione dell'aereo che
finalmente aveva iniziato la sua lunga e decisa corsa sulla pista.
Nello stesso preciso istante in cui l'apparecchio aveva vinto la
forza di gravit e si era staccato dalla terra, lei si era sollevata
sotto di lui con un grosso impulso raggiungendo l'orgasmo. Poi
si era rilassata e lui era rimasto cos, sopra di lei, appagato. Ed
erano rimasti in quel modo mentre l'aereo saliva sempre pi in
alto.
Dopo un poco lei aveva sussurrato: -  sempre un po' come
un decollo. Dalla prima volta io cerco che succeda sempre cos.
Un giorno avr un aereo tutto mio col mio pilota e far soltanto
decolli e atterraggi.
Sdraiato l, premuto contro le tette forse pi famose del
mondo, David Cole non era riuscito a capire se lei parlasse sul
serio o scherzasse. Quando lei lo aveva sentito di nuovo eccitato,
gli aveva bisbigliato ansiosamente: - Di, di, di! - E aveva
seguitato a sussurrargli, a spronarlo, a invitarlo, a implorarlo,
esigente. La sua voce la faceva sembrare una voyeuse della propria
seduzione. Ma il resto di lei era complice, un complice voglioso,
affamato.
Dave le era esploso dentro con tanta forza che il dolore che
si era accumulato in lui era sembrato passare alla ragazza. Poi
si era buttato gi, respirando affannosamente, madido di sudore.
Di l a poco lei aveva tirato indietro le tendine del finestrino per
guardare il cielo notturno. Stavano volando su un solido strato
di nuvole illuminato dalla vivida luce della luna quasi piena.
- La senti anche tu? - aveva domandato lei. Dave era rimasto
perplesso. - A volte, mentre me ne sto qui sdraiata come
ora, mi pare di sentirmi la luce lunare sulla pelle. Pensi
che sia possibile?
- Non penso mai cose simili.
- Che cosa pensi?
- In questo preciso momento? - le aveva chiesto lui tirandola
pi vicino a s.
Lei lo aveva sentito di nuovo rigido. Con un calcio aveva
scagliato via il lenzuolo che li copriva. - Lascia che ti veda alla
luce lunare - aveva detto. Lui era rimasto l, sdraiato, completamente
nudo, il suo desiderio palese. Lei aveva cominciato a
baciarlo. Sull'orecchio, sulle guance, sulle labbra, sulla bocca,
sul collo e sul petto. E finalmente pi gi. Poi appoggi la faccia
contro le cosce di lui, soddisfatta, come se avessero fatto
di nuovo l'amore.
Con le braccia intorno al corpo di lei, ripensando alle sue fantasie
sessuali in quel primo momento di orgasmo quando erano
stati nella stratosfera, lui si era addormentato.
- Buon giorno, signore e signori - li aveva svegliati il pilota
attraverso l'interfono. - Sono le sei, ora delle Montagne
Rocciose. Tra circa dieci minuti passeremo sopra il Grand Canyon.
Poich siamo un po' in anticipo con il nostro orario, faremo
un giro sopra il canyon. Se non avete mai avuto occasione di
vederlo all'alba, godrete di una delle pi memorabili e impressionanti
esperienze della vostra esistenza, insieme alla colazione.
La hostess comincer a servirla tra poco.
Dave era inchiodato da Imogene Hopkins che stava ancora
dormendo avviticchiata alla sua spalla. Si stava chiedendo in
che modo avrebbe potuto fare per liberarsi, per sgusciar via
dalla cuccetta senza attirare l'attenzione quando, dopo una discreta
tirata alle tende, la faccia della bionda hostess aveva
fatto capolino.
Qualunque apprezzamento avesse fatto dentro di s, lo aveva
mascherato bene dietro il suo sorridente e cordiale:
- Colazione?
Abbiamo spremuta d'arancia, uova strapazzate, salsicce.
Pane tostato francese, panini. E caff.
Lui aveva esitato chiedendosi se quella gli stesse sciorinando
tutto il men solo per avere la possibilit di guardarli.
- Uova. Salsicce. E caff. Nero - aveva detto.
Prima che la hostess avesse avuto il tempo di ritirarsi, Imogene aveva detto tranquillamente: - Per me il solito.
Dave era rimasto sbalordito. Evidentemente la hostess no.
Le tende si erano richiuse. Si erano ritrovati nuovamente soli.
- Mai visto il Grand Canyon? - aveva domandato lei.
- No - aveva mormorato lui ancora irritato dal blando sorrisetto
della hostess.
- Allora sar meglio che tu venga da questa parte.
Avevano cominciato la difficile manovra dello spostamento in
maniera che lui potesse stare dalla parte del finestrino. Mentre
erano impegnati in quei movimenti, le tende si erano agitate di
nuovo. Colto cos, bloccato sopra Imogene come nell'atto del
rapporto fisico, Dave si era trovato davanti la graziosa faccia
della hostess che con un sorriso malizioso aveva annunciato:
- Colazione!
Si era tirato su a sedere nella cuccetta, il vassoio della colazione
sulle ginocchia. Aveva guardato gi verso il Grand Canyon
mentre il gigantesco apparecchio faceva una lenta e dolce
virata su quella spettacolare meraviglia naturale che, alla luce
dell'alba, rifulgeva in tutta la sua bellezza.
- Fantastico! - aveva esclamato. - Non vuoi vedere?
- Cristo, l'avr visto un centinaio di volte - aveva risposto
Imogene sorseggiando la sua abituale colazione: caff nero.
Poi: - Sei di New York. E questa  la prima volta che vieni
qui - aveva detto.
- Sicuro - aveva risposto lui occupatissimo a masticare e
a guardare.
- Ti tratterrai a lungo?
- Spero.
Gli era sembrato che la sua risposta l'allarmasse. - Non sarai
mica un attore, vero?
- No. Perch?
- Potresti esserlo. Sei piuttosto un bel ragazzo. E bruno.
I migliori attori sono bruni. Kronheim lo diceva sempre.
Aveva fatto il nome magico. Lo aveva conosciuto per davvero.
Gli aveva sentito esprimere i suoi giudizi sul cinema. Se
David Cole non fosse stato cos restio ad apparire un fanatico
patito del cinema, le avrebbe chiesto di dirgli qualcosa di pi
di Marvin Kronheim, il defunto giovane genio degli Studi Magna.
Ma un giorno lo avrebbe fatto. Un giorno, quando lui e
Imogene fossero stati rilassati e diventati pi intimi, quando si
fosse acclimatato con Hollywood e si fosse sentito pi sicuro di
se stesso.
Lei aveva dato un'occhiata al suo elegante orologio d'oro sul
davanzale del finestrino e aveva esclamato: - Mamma mia, bisogna
che mi vesta. Ci saranno i fotografi all'aeroporto.
Si era avvolta nella vestaglia, aveva tirato fuori alcune cose
dal beauty sulla reticella dei bagagli ed era sgusciata fuori dalla
cuccetta.
- Sar meglio che si vesta. - La voce della bionda hostess.
- Atterriamo presto. - Visto che il suo consiglio non otteneva
l'effetto desiderato, aveva aggiunto: - Tutti devono scendere
prima di lei perch i fotografi possano lavorare. Ci vuole una
buona mezz'ora.
Pi tardi, all'aeroporto, aveva aspettato mentre gli altri passeggeri
si davano da fare per ritirare i propri bagagli. Era rimasto
nell'edificio del terminal osservando Imogene che posava in
cima alla scaletta. Alla fine delle pose lei aveva sceso per l'ultima
volta la scaletta ed era sparita nella grossa berlina nera
dello Studio, che l'aspettava sul campo.
Non c'era nessuna berlina nera dello Studio per i registi. Almeno
non per giovani registi provenienti da New York. Dave
Cole aveva preso un taxi e si era fatto portare all'albergo dove
il suo agente gli aveva prenotato una camera.
Ora, nella Sala Verde della Mensa degli Studi Magna dove non
era mai stato in vita sua, David Cole rest un attimo a fissare
Imogene Hopkins. Era quella la seconda volta nella giornata
che aveva modo di rendersi conto della verit di quanto si diceva
di Hollywood e cio che Los Angeles era un luogo dove si
bada molto pi a chi si accoglie alla propria tavola che non nel
proprio letto.
Il corso dei suoi pensieri fu interrotto da una voce familiare.
Era un attore caratterista che lui aveva diretto due stagioni prima.
La loro conversazione fu convenzionale.
- Ehi, cosa ci fai qui? - domand l'attore.
- Sono stato assunto da H. P.
- Per molto tempo?
- Due anni. Tredici settimane di prova, naturalmente.
- Ah. - Il disappunto era palese nella voce dell'attore. -
 la cosa pi importante, ragazzo: avere un buon incarico, subito,
appena arrivato. Infatti... un momento... chi  il tuo agente?
Per quanto gli scocciasse di sentirsi chiamare ragazzo, Dave
lasciava perdere sapendo che era un termine dettato dall'affetto.
- Se ne sono occupate Gloria Simms e Betty Ronson.
- Sono ottime l, all'est - disse l'attore. - Ma qui... specialmente
alla Magna... ne esiste solo uno. Vie Martoni.
- Martoni? - Il nome era nuovo per Dave.
- Ha un filo diretto con H. P. Pu fare miracoli. Certo, se
tu fossi una ragazza potrebbe fare molto di pi per te. - L'attore
sorrise nel dire quelle parole. - Ma Vie Martoni  l'uomo
che ci vuole. Tutti gli altri agenti si attaccano a lui.
- Cosa c' che non va in Gloria e Betty? - domand Dave.
- Hanno concluso l'affare.
- Credi a me, dividerebbero volentieri la commissione con
Martoni.
Dave non rispose. Ma nel suo intimo decise che non avrebbe
mai potuto fare una parte simile a due donne come Gloria e
Betty che avevano preso tanto a cuore la sua carriera. Arriv la
cameriera col men. Era talmente uguale ai soliti men che invece
che l avrebbe potuto trovarsi allo Stage Delicatessen, un
isolato da Broadway. Corned beef, pastrami, salsicce affumicate
all'ebraica, pane azzimo. Ma ben segnata da grossi asterischi era
la zuppa di crocchette di pane azzimo di H. P.
- Non sapevo che cucinasse, anche - comment Dave.
- Dicono che  fatta esattamente come la faceva sua madre.
 un uomo molto sentimentale. O gli piace fingere di esserlo.
Se vuoi avere la certezza di fare buona impressione, ordina
quella zuppa. E faglielo capire alla prima occasione, se mai
l'avrai.
- Devo vederlo tra un'ora.
- Davvero? - Per la prima volta l'attore sembr sinceramente
impressionato. In certo qual modo un appuntamento con
H. P. aveva innalzato una barriera tra loro. Di nuovo quella maledetta
divisione di casta hollywoodiana.

CAPITOLO 2.

Questa volta, quando Dave entr nell'enorme sala d'aspetto di
H. P., la receptionist lo fece passare subito.
H. P. era seduto sulla sua poltrona rivestita di pelle rossa. Non
salut David Cole. Aveva gli occhi pieni di lacrime come se
avesse appena ricevuto la notizia di qualche terribile tragedia
personale. Se non ci fossero state le stesse tre persone che erano
uscite da quell'ufficio prima di pranzo e che adesso erano
sedute intorno alla scrivania, Dave si sarebbe sentito un intruso.
Finalmente, asciugandosi le lacrime, H. P. disse: - Un'altra volta.
La bionda disse: - Poi Randy si butta in ginocchio accanto
al letto e prega Dio di salvargli la madre.
- Prega Dio - ripet H. P. - Per la madre, per. - Ricominci
a piangere. - Commovente... molto commovente. - Si asciug
altre lacrime e d'un tratto domand: - Cosa dice?
- Le parole della preghiera non sono ancora state scritte.
Per ora  solo una bozza - rispose lei con la sua voce metallica.
- Non ancora scritte? - reag H. P. - Be', appena lo sono
voglio vederle subito! Voglio che siano sottoposte alla mia attenzione
personale, Lillian!
- Naturalmente, H. P.
- Okay - disse lui, facendo capire con un gesto che era
pronto per sentire il resto. Quando lei ebbe finito, H. P. si rivolse
a Dave.
- T' piaciuto?
- Io... io non ho sentito tutto - rispose Dave, colto di contropiede
dalla domanda improvvisa di H. P.
- Quello che hai sentito, ti  piaciuto? - volle sapere H. P.
- Mi  sembrato... bello... ottimo - disse Dave.
- Bello! - grid rabbiosamente H. P. - Ottimo?  fantastico!
 un film commoventissimo! Le donne andranno a vederlo
e piangeranno. Anche gli uomini.  il miglior copione che
Randy Bentley abbia mai scritto! Quel ragazzo che si butta in
ginocchio a pregare Dio: salva mia madre! Chi potrebbe resistere?
Soltanto una persona che detesti la propria madre!
D'un tratto Dave si sent come accusato e si ritrov a dire: -
Mia madre  una donna magnifica. Povera. Ha fatto tante cose
per i suoi figli, donne come lei non se ne trova pi. - Si detestava
per quel bisogno che sentiva di doversi difendere o di
dover provare il rispetto e l'amore verso sua madre. Quello
era il suo mondo privato e H. P. non aveva nessun diritto di
entrarvi. Tuttavia lo aveva fatto. E gli aveva tirato fuori proprio
il sentimento che cercava.
Dave si chiese se la sua reazione non avesse avuto a che fare
con il consiglio che gli aveva dato alla mensa il vecchio caratterista.
Ottenere subito un buon incarico. O era quello il leggendario
effetto che faceva H. P.? Intimidendo, allettando o che
altro, H. P. era un genio nel costringere la gente alla propria
volont.
Per aver espresso la sua lealt verso la madre, evidentemente
Dave aveva pagato il suo tributo e si era meritato il diritto
di sedersi, perch H. P. gli indic una grossa poltrona di pelle.
- Una volta licenziai il miglior regista di Hollywood perch
aveva fatto sgradevoli commenti sulle donne - disse H. P. -
Puoi immaginare un uomo che dice: le donne sono tutte troie?
Puoi immaginarlo? - Prima che Dave potesse rispondere, H. P.
continu: - Lo buttai fuori da questo stesso ufficio, il figlio di
puttana. Io, in persona!
H. P. si rivolse al suo comitato di tre persone.
- Okay. Le altre storie.
Ciascuno a turno, il Professore, il Furetto e Miss Voce Metallica,
recitarono drammaticamente diverse storie progettate per
futuri film della Magna. Senza guardarli, H. P. ascoltava in silenzio.
Il cantastorie continuava finch H. P. diceva basta, il che
significava che il soggetto era bocciato. Ascolt invece un soggetto
sino alla fine, piangendo. Il che significava che era approvato.
- Mettete subito a lavorare su questo canovaccio quel tizio
come si chiama, quello che ha vinto il Premio Pulitzer.
i tre cantastorie fecero a gara per indovinare il nome dello
scrittore che H. P. aveva in mente. Quello che colp Dave fu il
fatto che tra loro tre sciorinarono i nomi di sei recenti Premi
Pulitzer, scrittori e commediografi, tutti sotto contratto della
Magna. H. P. era un avaro che accaparrava talenti.
H. P. si rivolse ai suoi tre lettori di soggetti e li conged dicendo
all'uomo che Dave aveva etichettato il Professore: - Non
ti scordare di stasera, Albert. - Il Professore sorrise e usc.
H. P. non si mosse. Sedeva ingobbito nella sua enorme poltrona,
voltando le spalle a Dave. Poi, quasi pensasse ad alta
Voce, disse: -  una grossa responsabilit. Non dovrebbe essere
il compito di un uomo solo.  come avere la nazione, il
mondo, nelle nostre mani. Perch quello che il pubblico vede
in quegli schermi argentei serve a plasmargli la vita! A elevarlo!
O a distruggerlo! Bisogna dargli dei valori! Dio! Amore per la
madre! Patriottismo!
Dave non sapeva se quei signori di H. P. richiedessero una
risposta. Rest in silenzio. Il vecchio gir la poltrona per metterglisi
di fronte. - Come hai detto che ti chiami?
Dave ricominciava ad arrabbiarsi, ma rispose pazientemente:
- Cole. David Cole. Il regista. Da Broadway.
- Ah, s. Ho tante di quelle cose per la testa... - Era la prima
frase che pi si avvicinava a una scusa che Dave avesse
sentito pronunciare da H. P. Improvvisamente il vecchio torn
a parlare domandando: - Cole? Da cosa lo hai cambiato?
Cohen?
- No.  proprio Cole.
- Ne sei sicuro? - insistette.
-  quanto c' scritto sul mio certificato di nascita - lo
rassicur Cole.
- Bene - disse H. P. - Per i divi  una cosa. Ma non mi
piace che scrittori e registi cambino il proprio nome. Un uomo
dovrebbe essere fiero del nome che porta, delle sue origini. Pi
viene dal basso e pi deve essere fiero. Significa che ha fatto
molta strada. Come me. Il mio nome... Koenig... mi dicevano,
cambialo. Anglicizzalo. Koenig significa King, re.  il nome che
ci vuole per te. Ma io dico: sono nato Koenig e morir Koenig.
Per rispetto verso mio padre e mia madre! - La sua dichiarazione
fu seguita da un ordine: - Perci non cambiare mai il
tuo nome! - Poi H. P. lo fiss con aria accusatrice. - Okay.
Cosa ti hanno detto di me?
Aveva colto Dave di sorpresa un'altra volta. Quell'uomo aveva
l'abitudine di fare domande improvvise, sconnesse, snervanti.
- Avrai sentito dire un sacco di cose snervanti sul mio conto.
A New York. Dai tuoi amici. Dal tuo agente. Cosa ti hanno
detto di me?
Dave esit un istante chiedendosi... stava cercando adulazione
quell'uomo? O la verit? Se era adulazione Dave non si sentiva
di dargliela. Se era la verit, non aveva intenzione di rispondere
per veder andare a carte quarantotto il suo contratto
alla fine delle prime tredici settimane. Poi si rese conto che
non c'era affatto bisogno di rispondere.
- Sono contento che tu non mi abbia snocciolato un sacco
di fesserie. O che tu non abbia cercato di adularmi - esclam
H. P. - Oh, mi piace essere adulato. E quando lo vorr, lo capirai.
Ma a volte mi piace anche la verit. E questa  una di
quelle volte. Oggi - si volt a guardare Cole - oggi  un anniversario.
Un anniversario molto triste.
Si volt verso un ritratto sulla parete, un po' in disparte. Era
la versione un po' idealizzata di un bel giovane, delicato, con
profondi occhi sensitivi... Marvin Kronheim non stonava affatto
in quella galleria delle donne pi belle e degli uomini pi belli
del mondo.
- Marvin - disse H. P. con profonda tristezza. - Era come
un figlio. Per un uomo che aveva bisogno di un figlio. Figlie.
Mia moglie non mi ha dato altro. Figlie! - Dava l'impressione
di un uomo che avesse passato una vita a scavare petrolio per
trovare solo sabbia. - Un uomo ama le sue figliole. Ma non
sono figli. - Poi si riprese ed esclam: -  una bravissima
donna, mia moglie. Una buona, onesta moglie ebrea. Per soltanto
femmine. Forse Dio ha voluto cos. Perci quando Marvin
Kronheim venne qui, il mio cuore era pronto per lui.
H. P. esit come per soppesare la saggezza di confidare un segreto
strettamente personale.
- La notte, anche ora, gli parlo. Quando sono solo e ho un
problema difficile, ne parlo con lui. Era un genio. Soggetti! Personaggi!
Un genio!
Torn a guardare Dave. - Ora qualunque giovane mi capiti
di incontrare, lo guardo negli occhi. Vi cerco la stessa profondit,
la stessa comprensione e intelligenza che aveva Marvin
Kronheim. Perch il giorno che lo trover ne far l'erede della
corona di Hollywood!
H. P. si alz e si avvicin a David ma non proffer alcun verdetto.
Dave sapeva soltanto che l'uomo aveva fatto nascere in
lui il desiderio improvviso di diventare un altro Marvin Kronheim. Se ne disprezz. Nel breve lasso di poche ore stava diventando
il tipo di servile adulatore hollywoodiano che durante
i suoi anni nel teatro aveva detestato.
Se H. P. aveva letto nella sua mente e se stava seguendo una
propria strategia, Dave non avrebbe saputo dire, fatto sta che
l'espressione dell'ometto cambi: da ansiosa divenne dolcissima
quasi che lui supplicasse comprensione.
- Nessuno capisce. A nessuno importa - si lament improvvisamente.
- Ti rendi conto della responsabilit? Mentre
tutti al mondo dormono, io sto qui, sveglio, a pensare, a progettare,
ad arrovellarmi, a mettere insieme idee per rendere questo
mondo migliore per milioni di persone.
H. P. sospir come se i suoi guai fossero troppo pesanti da sopportare.
- Ti rendi conto che in questo paese ogni settimana la
gente va pi al cinema che in chiesa?
Prima che Dave potesse anche solo tentar di rispondere, squill
il telefono. Con un gesto come se volesse chiedere l'indulgenza
di Dave, l'ometto alz il ricevitore dicendo: - Non mi
disturbano mai a meno che non sia una questione di vita o di
morte. - Ascolt e alla fine pronunci un capisco pieno di disapprovazione.
- Uhm! Mi fa piacere che tu me l'abbia detto.
Riappese. - Bambini! - esplose. - Sono tutti dei bambini!
- Abbracci con un ampio gesto tutta la galleria di divi. -
Non ci si pu fidare di loro. Bisogna tenerli d'occhio notte e
giorno.
Cominci a camminare avanti e indietro dando un'ovvia dimostrazione
di avere a che fare con un gravissimo problema.
Dopo alcuni minuti torn al telefono. - Sarah, vai al teatro Sei,
prendi Wendy Morse e portamela qui! Non m'importa se per
questo s'interrompe la produzione per qualche ora. La voglio
qui! Esatto! - Tolse la comunicazione. - Puttana! Maledetta
puttana! Ho investito un patrimonio su quella ragazzina e lei
si caccia in un pasticcio simile! - Tamburell con le dita ben
curate sul bracciolo della poltrona. - Naturalmente una ragazza
non si caccia in una situazione del genere da sola. - Improvvisamente
si rivolse a Dave. - Cole! I francesi hanno un
detto: cherchez qualcosa.
- Cherchez la femme - sugger Dave. - Cercate la donna.
- Sicuro! Be', in questo caso cherchez il maledetto uomo!
- esplose H. P. - Approfittarsi di una bambina come quella.
- D'un tratto come per spiegare e quasi volesse scusarsi, disse:
- Non ho mai finito il liceo. Ma se l'avessi fatto, starei lavorando
per qualcuno come me, invece di essere io.
L'uomo aveva delle zone di dubbi, anche se tentava di nasconderle.
Era umano, dopotutto.
- Il rigattiere - disse H. P. - Ecco come mi chiamano. E
quando non mi chiamano cos, dicono che facevo il sarto. Dicono
la stessa cosa di Goldwin. E di Cohn. E di Laemmle. Secondo
loro eravamo tutti sarti. Che male ci sarebbe?  un lavoro
onesto! E se ci pensi bene, che differenza c' tra fare vestiti e
film? La stoffa  la trama. Lo scrittore e il regista tagliano il modello.
Gli attori lo cuciono. Se  troppo lungo lo tagliamo un
po' qui. Se  troppo corto aggiungiamo un po' l. L'importante 
che il vestito torni bene! Che stia bene al cliente! E quando si
ha cento milioni di clienti la settimana bisogna cercare di servirli bene. Veramente bene!
H. P. rest in silenzio finch Sarah non annunci Wendy Morse.
Poi si volt verso Dave e disse: - Se vuoi diventare un secondo
Marvin Kronheim, stai a osservare. E impara.
La porta si apr. Una donna brutta, bassa, di mezza et, con
l'occhio pieno di riprovazione dell'agente investigativo privato,
aspett sulla soglia finch non entr una ragazza. Dave Cole la
riconobbe immediatamente. Nel momento in cui Shirley Temple
cominciava a essere dimenticata, quella ragazzetta di
appena sedici anni stava gi salendo nell'olimpo delle stelle.
H. P. adott l'atteggiamento di un padre affettuoso ma pieno
di disapprovazione.
- Wendy... cara... vieni qui.
Gli occhi lucidi di lacrime non versate, la ragazza fissava il
capo degli Studi ma non si muoveva.
- Vieni, tesoro. Vieni a sederti sulle ginocchia dello zio
Harry. Ti vuole parlare.
La ragazza si fece avanti. L'ometto le prese la mano e la
tir vicino a s. Poi la fece sedere accuratamente sulle sue ginocchia.
- Il tuo regista mi dice che negli ultimi due giorni le riprese
non sono andate bene. N la recitazione n il canto. C' qualcosa
che ti turba. Cosa?
Wendy Morse non rispose. H. P. la vezzeggi. - Non vuoi
dirlo allo zio Harry? Lo zio Harry che aveva promesso di fare
di te una stella. E l'ha fatto.  cos che lo ripaghi quando ti fa
una semplice domandina?
Le lacrime che avevano colmato gli occhi della ragazza straboccarono
e cominciarono a colare lungo le sue gote. H. P. gliele
asciug col suo fazzoletto.
- D'accordo. Non me lo dire. Forse posso indovinare. Sei
preoccupata. Sei molto preoccupata. Perch sono due mesi che
non vedi mestruazioni.
La ragazza croll e si mise a singhiozzare.
- L'hai detto a qualcuno?
Con la faccia nascosta nel fazzoletto di H. P., la ragazza scosse
la testa.
- Bene! - disse H. P. - Ora voglio che tu non ti preoccupi.
E specialmente non devi dir nulla a nessuno. Neanche a tua
madre. Penser io a tutto. Naturalmente dovremo farlo durante
un fine settimana. Altrimenti se interrompiamo la produzione
per qualche giorno, verr su tutti i giornali. Perci non dire
niente a nessuno. E non ti preoccupare.
La ragazza sembr rassicurata, fece per alzarsi ma la mano
salda di H. P. mantenne la presa su di lei.
- C' una cosa che dirai. E la dirai a me. Chi  lui?
La ragazza in lacrime scosse la testa.
- Lo scoprir ugualmente. Quindi potresti benissimo dirmelo!
- La voce di H. P. stava assumendo un tono minaccioso.
Lei scosse la testa. - Non posso.
-  Julian? Julian Sakovitz?
Dave era sbalordito. Sakovitz era uno dei pi bravi registi
della Magna, un uomo che gi navigava verso la cinquantina.
Il tentato diniego della ragazza non fece che confermare l'accusa
di H. P.
- Sta bene - disse - non devi dir niente. Tieni pure il
tuo segreto. Ora torna a lavorare. E non ti preoccupare. Penseremo
a tutto.
La baci sulla guancia e la lasci sgusciar gi dalle sue ginocchia.
Mentre lei si avviava verso la porta, Dave not le sue
gambe lunghe e il suo seno prepotente. D'un tratto l'idea di un
uomo vicino alla cinquantina che la seduceva non gli sembr
pi cos fasulla.
H. P. rest in silenzio. Poi guard l'orologio e disse: - Le riprese
della giornata sono praticamente finite. Vieni con me!
Dave si scopr a balzare in piedi e di nuovo si cautel di non
obbedire a quell'uomo con tanta sollecitudine. Controllo. Quella
era la parola chiave per trattare con quell'ometto potente.
Invece di uscire dalla porta, H. P. condusse Dave nell'interno
dell'appartamento. E l, dopo che lui ebbe premuto un pulsante,
una porta si apr e loro entrarono nell'ascensore privato
di H. P. Mentre la cabina cominciava a discendere, H. P. mormor:
- Lavori, fai progetti, piani e poi qualche testa di cazzo
come Sakovitz ti manda a monte ogni cosa! Io l'ammazzo!
L'ammazzo!
Quando, dall'ascensore, uscirono nella luce crepuscolare, H. P.
non aveva pi l'aria tanto furiosa. Attraversarono il cancello
principale e si avviarono lungo una strada dello Studio.
- Vedi tutto questo? - disse, indicando a Dave la strada
che pareva interminabile ed era fiancheggiata da entrambi i lati
da enormi teatri di cemento senza finestre. - Una citt! Una
citt intera... un mondo nel mondo.
Arrivarono a un cancello di ferro cos ampio che i pi grossi
camion vi potevano passare largamente. Era sorvegliato da due
uomini con le uniformi degli Studi Magna. I due salutarono
H. P. con la reverenza e il rispetto che i militari riservano a un
generale. H. P. rispose con un breve gesto del capo. Senza che
nessuno glielo avesse ordinato, le guardie uscirono sulla strada
e bloccarono il traffico in entrambe le direzioni.
Lentamente e maestosamente H. P. Koenig e David Cole attraversarono
l'ampio viale. Solo quando loro furono al sicuro
dall'altra parte venne ridato il permesso al traffico.
- Qui c' tutto un mondo - disse orgogliosamente H. P.
- Il pi grosso e il miglior retrobottega di tutta Hollywood!
Oltrepassarono strade ... citt complete ... che erano state
utilizzate nelle famose produzioni Magna. Tutto sembrava perfettamente
autentico e intatto, tranne che si trattava soltanto di
facciate senza profondit. Solo facciate di edifici, di uffici, di
case su strade tranquille e arterie che potevano essere decorate
per diventare Broadway o la Quinta Avenue. Passarono oltre le
strade moderne e continuarono in quelle di altre epoche e stili.
Dave riconobbe lo scenario parigino in cui era stata decapitata
Maria Antonietta. Alla sua sinistra c'erano le ampissime lunghe
scalinate che erano servite per una mezza dozzina di film
biblici degli Studi Magna.
Dave era sbalordito e impressionato da quanto vedeva, mentre
udiva H. P. che diceva: - Ovunque vuoi essere, in qualunque
periodo della storia, io posso dartelo. Insisto soltanto su
una cosa: che sia esatto!
Si stavano avvicinando a un teatro di posa dove in quel momento
aveva luogo una grossa produzione. Quando vi arrivarono,
i costumi si rivelarono del diciottesimo secolo, per un film
basato su un recente best seller, un romanzo che trattava di un
avvenimento miracoloso. Le controversie che aveva scatenato
erano ancora in discussione. Ma il libro aveva affascinato centinaia
di migliaia di lettori e perci la Magna ne stava traendo
un film.
In quel momento stavano riprendendo dall'alto una scena che
si svolgeva in un antico villaggio francese. La cinepresa, montata
su un'altissima gru, era venti metri buoni sopra di loro.
Dave e H. P. si avvicinarono, ai piedi della gru mentre, attraverso
un megafono, veniva la voce dell'aiuto regista.
- Bene, ora. Tutte le comparse! Questa  una bazzecola per
il signor Sakovitz! Pronti! Azione!
Le comparse in costume si mossero sulle antiche strade acciottolate.
Avendo gi fatto diverse prove accurate, camminarono
con sicurezza e andarono a riunirsi intorno al pozzo della cittadina.
In cima alla gru, Julian Sakovitz guardava attraverso la lente
della macchina. Dopo aver osservato la scena, grid; - Ora,
si gira!
Durante la ripresa effettiva, H. P. aspett pazientemente. Dave
osservava con attenzione. Tutti aspettavano il verdetto dall'alto.
- Buona! - grid l'aiuto, indicando cos l'approvazione di
Sakovitz.
- Preparare per la scena al pozzo della cittadina! - ordin
l'aiuto ai tecnici. Le comparse si rilassarono e molti si frugarono
sotto i costumi in cerca di sigarette.
A quel punto la voce che H. P. era sul set arriv in cima alla
gru. Julian Sakovitz scese gi subito, grazioso e sorridente.
- Be', H. P. - disse. - Le  piaciuto?
- Posso dirle una parola, Julian? - disse H. P.
- Certo - rispose Sakovitz, questa volta senza sorridere.
Serio, fece strada verso il suo spogliatoio mobile.
Incerto se la sua presenza fosse desiderata o meno, Dave li
segu a breve distanza, ma H. P. lo ignor salendo le scale dietro
a Sakovitz e sbattendosi poi la porta alle spalle.
Di l a poco Dave scopr che non era necessario assistere al
colloquio per venire a conoscenza dell'argomento. La voce di
H. P. si poteva udire chiaramente a sei metri dallo spogliatoio.
- Figlio di puttana! - cominci H. P. - Perverso, miserabile
figlio di puttana! Scopare una ragazzina come quella! Di
sedici anni. Ti rendi conto che potrei denunciarti al procuratore
distrettuale? Ti beccheresti dieci anni per violenza carnale! Porco
cane, tua figlia  pi vecchia di quella bambina. Cosa diavolo
ti  preso?
- Non m'illudo che lei possa credermi, ma io sono innamoratodi quella ragazza. Non so come spiegarlo in altra maniera.
- Tua moglie lo sa? - domand H. P.
- Sa che c' un'altra. Ma non sa chi. Non capisce, H. P.? Io
voglio sposare quella ragazza!
- Sei uscito di senno! - grid l'ometto.
- Forse. Ma non posso farci niente. E in modo particolare
voglio sposarla subito.
- Allora sai?
- S. S, so. E per questo voglio farlo alla svelta.
- Ah, allora vuoi farlo alla svelta - ripet H. P. - Non ti
 passato nemmeno per la testa cosa succederebbe della sua carriera,
vero?
- Lei non ha bisogno di carriera - rispose semplicemente
Sakovitz. - Non la vuole. Ne  spaventata. Sempre. Terribilmente
spaventata.  cos che  cominciato.
- Dimmelo! - ordin H. P.
- Quando stavamo girando Puppy Love. Era talmente tesa,
talmente imbarazzata che mi ha fatto pena. Un giorno l'ho portata
in un angolo del set per parlarle e le ho posato una mano
sul braccio. Al mio tocco si  messa a piangere. Ha sempre paura
mentre recita. Paura degli attori, della macchina, dei tecnici.
Quel tremolio tanto commovente del suo mento? Il motivo per
cui  tanto commovente  che  autentico.  terrorizzata. E il
pubblico, nella sua maniera bestiale, se ne rende inconsapevolmente
conto e prova pena per lei. Fa parte del suo fascino. Ma
nessuna ragazza dovrebbe vivere una vita di paura. Starebbe
molto meglio se smettesse del tutto di recitare.
- E glielo hai detto?
- Io... io sono stato sincero con lei - ammise Sakovitz.
- Mentre la scopavi? - strill H. P. - O le hai fatto la cortesia
di aspettare finch non avevi finito?
- Non desidero discutere di questo con lei - disse Sakovitz.
- Bene, allora stammi a sentire, mio tanto riguardoso galletto.
Io non voglio che tu o chiunque altro dica alle mie dive
cosa devono fare! Specialmente della loro carriera. Me ne frego
di cosa provi per quella ragazza, la sua carriera  nelle mie mani!
Quello che ho investito su quella ragazza...
- Non me lo dica, lo so! - disse Sakovitz rabbiosamente.
- Tu chiudi il becco e ascolta! Questo  il mio Studio. E
lei  di mia propriet. E sar io a decidere quando dovr recitare
e quando non dovr!
-  minorenne, lei non pu minacciarla con il contratto come
ha fatto con le altre!
- Io non glielo dir. E non le agiter il contratto sotto il
naso. N la minaccer. Lo farai tu!
- Oh no.
- Vedrai la ragazza oggi, nel pomeriggio. E le dirai che
questa faccenda tra voi due  finita. Che quello che ami in lei
 il suo talento. E per rispetto al suo talento lei ti deve dimenticare
e deve continuare a lavorare. Questo  quanto le dirai -
ordin H. P.
- La distrugger.
- Se quella ragazza t'interessa tanto, come va che l'hai messa
incinta? Ora lei dovr subire il trauma dell'aborto. Bene, farai
quello che ti ho detto e lo farai oggi.
- Oh no...
- Hai detto tu stesso che  minorenne. Per tua e sua ammissione
sei colpevole di violenza carnale. Nemmeno lei ti pu
proteggere da un'azione legale. Non c' bisogno che ti dica quanti
giudici ci sono nella contea che mi devono dei favori!
Dave non ud pi nulla finch Sakovitz non fece un'ultima
implorazione. - Me ne frego di quello che far a me, ma non
distrugga quella ragazza!
- D'accordo, non dirle niente. Ma cammina. Fuori di qui!
Fuori da Hollywood! Non troverai lavoro in nessun altro studio
in questa citt. E tu sai che posso farlo!
- S - ammise Julin Sakovitz. - Lo so.
La porta dello spogliatoio si apr. Dave guard mentre, pallido
e disfatto, Julin Sakovitz scendeva le scale e si dirigeva
verso il cancello principale degli Studi Magna. H. P. rest sulla
soglia della roulotte osservando il regista lasciare i teatri di posa
in cui aveva girato alcuni dei pi bei film fatti a Hollywood.
D'un tratto H. P. si rivolse a Dave dicendo: - Spero che tu
abbia imparato qualcosa da questo. Io mi curo dei miei figli
come un vero padre. Ma quando sbagliano devo punirli come un
vero padre.
Si avvi di nuovo verso il suo ufficio. Dave gli si mise a fianco
e insieme tornarono silenziosamente all'edificio Kronheim e salirono
nelle stanze di H. P. con l'ascensore privato.
Dopo un poco H. P. premette il pulsante dell'interfono e ordin:
- Sarah, non voglio che Wendy lasci lo Studio senza che
io le abbia parlato.
- S, signore, ci penso io.
- E chiamami Irving.
- S, signore!
Di l a qualche minuto il suo telefono personale squill dolcemente.
Lui alz il ricevitore e parl ancora prima che il regista
si identificasse. - Irving! Voglio che tu faccia lavorare quella
ragazzetta il pi possibile. Dobbiamo tenerla occupata. - Una
breve pausa. - Non ti preoccupare di questo. Ci penser io a
fare in modo che si comporti come si deve. Che dorma quando
deve dormire e che sia in gamba quando deve esserlo. - Aggiunse
un po' pi piano: - Questo fine settimana deve assentarsi. A
partire da luned voglio nove, dieci ore di riprese al giorno...
Chi se ne fotte degli straordinari dei tecnici! Voglio che la ragazza
lavori... Esatto!
Riappese. Ora che la sua rabbia era sbollita, parve rimpicciolire...
un ometto innocuo. Cominci a piangere senza neanche
tentare di asciugarsi le lacrime.
- Quel figlio di puttana! Era amico mio. E un regista meraviglioso!
Perch mi ha fatto questo? Perch mi ha costretto a
licenziarlo?
Dave tent di pensare a una qualche maniera gentile per tagliare
la corda, ma non gli venne in mente nulla. Nulla che avrebbe
soddisfatto quel mostro che alternava con tanta facilit
rabbia e lacrime.
H. P. alz il suo telefono privato, form un numero. Quando
gli risposero parl con un tono diverso, un tono che Cole non
gli aveva ancora sentito.
- Pronto dottore? ... S, s, sono di nuovo io. Avr bisogno
dei suoi servigi questo fine settimana. Venerd sera... S. Mi dica
soltanto a che ora la vuole l... alle nove? Bene. I soliti preparativi?...
Un calmante? Tutto qui?... E stia molto molto attento
questa volta. Non ci devono essere errori. Luned mattina deve
tornare al lavoro! Bene! S, lo so, in contanti. - Tolse la comunicazione.
- Bambini, sono tutti bambini. Bisogna asciugargli
il moccio. Combinare i loro aborti. Curargli le parti basse.
Ecco perch sono l'uomo pi pagato del paese! Il presidente
degli Stati Uniti non guadagna un decimo di quello che guadagno
io in un anno!
Dave stava imparando che qualunque cosa facesse quell'ometto,
alla fine riusciva sempre a giustificarsi, nobilitarsi e compiangersi.
Col crepuscolo, nella stanza il buio stava aumentando, ma
H. P. non fece nessuna mossa per accendere la luce. Trasformato
in bagliore rosato dalle nuvole alte, il tramonto creava un'atmosfera
calda e dolce che incitava l'ometto a rivelare confidenze
che altrimenti non avrebbe gradito svelare.
- Avrei potuto salvarle la vita - disse all'improvviso con
un'enfasi che sconcert Dave. - Se avessi saputo com'era malata,
avrei chiamato i migliori medici della California, di New
York!
Gir la poltrona per poter fissare il ritratto di Caryl Standish,
il pi importante biondo simbolo del sesso di Hollywood fino
alla sua prematura morte improvvisa.
- Mi preoccupavo di lei pi di sua madre! Ecco cos' che
l'ha ammazzata, quella pazza di madre che aveva! Christian
Science! Se lo avessi saputo! Avrei potuto salvarla. Ma no. Segreti!
Tutti mi nascondono le cose! Risultato? Lei muore. E proprio
nel bel mezzo di un film!
Era difficile per Dave decidere: il suo peccato era stato nel
morire o nel morire quando era morta?
Il telefono squill di nuovo. Questa volta la segretaria annunci
che Wendy Morse era arrivata e aspettava di vederlo. H. P.
tapp il microfono. - Cole, ora sar meglio che tu esca. Ti rivedr
tra un paio di giorni.
- Spero che potremo parlare del mio primo incarico.
- Ah, sicuro - rispose H. P., troppo in fretta.
Dave Cole usc.
Quando Dave se ne fu andato, H. P. premette il pulsante dell'interfono.
- Sarah! Fai venire qui subito Sonny Brown! -
Poi and ad aprire la porta a Wendy Morse. Lei si sedette, rigida,
stuzzicandosi le unghie.
- Cara, voglio che ti rilassi - cominci H. P. - Difatti...
- Si avvicin alla scrivania, apr un cassetto, tir fuori un tubetto
di pillole. - Qua, prendi una di queste. Ti far bene. -
Le vers un po' d'acqua. - Di, di, prendila! Non ti sentirai
pi cos tesa e nervosa.
Wendy riusc a ingoiare la pillola sebbene la sentisse scendere
gi nella gola stretta come un ciottolo ruvido. H. P. le prese
la mano per farla smettere di cincischiare con le unghie.
- Andr tutto bene - mormor. - Lo zio Harry ha combinato
tutto. Domenica sera sar finita ogni cosa. Luned tornerai
a lavorare e nessuno sapr niente. Nemmeno tua madre.
La ragazza parve sollevata.
- Ora un'altra cosa. Questo pomeriggio Julin  venuto a
trovarmi.
La ragazza lo fiss con espressione interrogativa.
-  venuto spontaneamente. E mi ha confessato tutto. Ha
detto di essere molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.
E che l'unica cosa che poteva fare per rimediare era lasciare
la Magna. Lasciare Hollywood, in effetti. Cos non metter in pericolo
la tua carriera. Ecco come ti ama.
Gli occhi della ragazza si colmarono di lacrime.
- Vuole che ti dedichi completamente alla carriera. Vuole
che tu diventi la pi grande diva di Hollywood! Quale splendido
sacrificio da parte di un uomo! Naturalmente tu non puoi
permettere che il suo sacrificio non venga premiato. E lo farai
buttandoti a lavorare duramente. E io ti sceglier personalmente
ogni regista e ogni attrezzista. Insieme faremo in modo che il
desiderio di Julin venga esaudito! D'accordo?
- Significa che non rivedr mai pi Julin?
- Te l'ho detto, ha deciso di sparire dalla tua vita. Per
sempre. Era seduto l, nella stessa poltrona dove sei seduta tu ora.
Piangeva come un bambino, diceva che lui voleva soltanto quello.
Perch tu fossi felice.  stata la pi bella dimostrazione di
nobilt che mi sia mai capitata di vedere.
Le carezz la mano, sporgendosi verso di lei, consapevole
della sua giovinezza, del suo bel profilo, della sua sensualit.
Furono interrotti dalla receptionist. H. P. preg Sonny di aspettare.
Poi riprese a consolare Wendy e a darle istruzioni.
- Tesoro, portati via questo tubetto di pillole. Se stanotte
o domani ti senti nervosa, prendine una. Venerd pomeriggio
prendine due. E dopo le riprese aspetta nel tuo camerino. Sonny
Brown verr a prenderti. Ci occuperemo di ogni cosa. Luned
avrai dimenticato tutto. Se luned ti sentirai stanca, ho altre pillole
da darti per tirarti su. Ma non ti preoccupare, mi raccomando.
- Mentre lei arrivava alla porta, le grid: - Ricorda!
Non una parola ad anima viva! Specialmente a tua madre!
Appena uscita lei, entr Sonny Brown. Il suo titolo ufficiale
era direttore delle Pubbliche Relazioni degli Studi Magna, ma
il suo vero lavoro era quello di sistemare qualunque problema
che potesse turbare H. P. In effetti aveva cominciato come giornalista
della cronaca nera. Giovane, alto e bello, con un aspetto
fisico che ispirava fiducia, Sonny Brown era a suo agio ovunque
e comunque.
Quando gli Studi Magna ricevevano personaggi di sangue
reale, era Sonny che fissava gli alberghi, i pranzi, i t nei camerini
delle dive. Quando un divo della Magna veniva colto in
un'irruzione in un bordello, Sonny arrivava dopo poche ore, sistemava
le cose con la polizia, trattava segretamente col giudice
e faceva in modo che tutta la faccenda non comparisse sui giornali.
Quando Marvin Kronheim fu colto dal Fisco per una grossa
evasione fiscale, era stato Sonny ad avere l'idea che H. P. andasse
personalmente alla Casa Bianca a parlarne col Presidente. Il
Presidente aveva accettato di intercedere e l'evasione fiscale era
stata considerata e perdonata come un errore genuino.
Secondo la convinzione di Sonny, non c'era niente in questo
mondo che non si potesse sistemare; nessuna notizia che non
si potesse gonfiare o passare sotto silenzio, dipendeva solo da
quale risultato si desiderava. Nel suo libriccino, aveva i nomi
dei giudici e delle ragazze squillo, degli avvocati penalisti e dei
fabbricanti di angeli di tutte le parti del mondo. Non esisteva un
boss politico di qualsiasi grande citt che Sonny non chiamasse
per nome di battesimo. E qualunque fossero le perversioni di
qualsivoglia celebrit ospite, Sonny Brown aveva nel suo libriccino
un numero telefonico per contentarle.
Si poteva sinceramente dire che con Sonny Brown i segreti
erano al sicuro. La sua lealt per lo Studio e per H. P. era indiscutibile.
- Sonny... - cominci H. P. - Siamo nei guai.
- Lo so - disse Brown. - Sarah mi ha informato.
- Bene. Venerd sera.
- Dottor Sarafian?
- S. Viene a prendere la ragazza qui al set. Lei avr gi ingerito
i calmanti.
- Okay, H. P.
- Tienimi al corrente, sempre.
- Certo - lo rassicur subito Sonny.
- Quanto alla madre...
- Le telefoner e le dir che siamo dovuti andare improvvisamente
a Chicago. L'ultimo film di Wendy sta facendo acqua
e abbiamo bisogno di un po' di propaganda.
- Bene!
- E ho anche quelle fotografie della sua ultima apparizione
a Chicago, nel caso che qualcuno volesse qualche prova.
- Perfetto! - disse H. P. - Io non dormo molto e quel
poco che dormo lo devo a te, Sonny. E non lo dimenticher mai.
-  il mio lavoro - disse Sonny Brown, senza darsi la pena
di accennare al fatto che era un lavoro che gli rendeva settantacinquemila
dollari l'anno con un fondo spese illimitato.
- Oh, a proposito, avremo bisogno di una qualche dichiarazione
per i giornali, riguardo a Julian Sakovitz.
- Ne ho gi preparata una che aspetta solo la tua approvazione.
- Cosa dice?
- In seguito allo stress per una difficile produzione come
Miracle Song, gli  venuto un forte esaurimento nervoso e ha
chiesto di essere sostituito.
- Abbastanza buona. - Poich l'ultimo grosso problema
importante della giornata era stato risolto, H. P. pot appoggiarsi
allo schienale e rilassarsi. - Ah, Sonny, Sonny. Io mi occupo
dello Studio. E tu di me. Sei il solo! Gli altri sono degli ingrati!
Lo sai, Sonny, vero?
- Certo, H. P.
Oltre a giudici, preti, medici e avvocati, Sonny Brown sapeva
anche come trattare i capi degli Studi.


CAPITOLO 3.

Dave Cole torn allo Chteau Marmont dove scendeva la maggior
parte degli attori, dei registi e degli scrittori di New York.
La sera era calda e lui decise che una nuotata rinfrescante gli
avrebbe fatto piacere. S'infil un costume da bagno, agguant
accappatoio e asciugamano e and in piscina.
Si tuff sperando in una nuotata corroborante, ma l'acqua era
ancora pi calda dell'aria. Aveva appena scoperto che nella California
del sud, perfino nella stagione pi calda, tutte le piscine
erano riscaldate.
Nondimeno fece le sue bracciate. Gli vennero in mente le
estati che aveva fatto il bagnino a Rockaway Beach.
Non si sarebbe mai immaginato, quando si era presentato
per bagnino, che quel lavoro lo avrebbe portato a una carriera
del tutto nuova.

New York, 1940.
Era accaduto alla fine dell'estate. Lui era gi color marrone
mogano, la sua abbronzatura accentuata dallo scolorito costume
rosso sul quale era cucita, in logore lettere di panno, la parola
BAGNINO. Il costume gli stava piacevolmente attillato poich
un'intera estate di nuoto gli aveva ingrossato il torace e i muscoli
delle braccia. Il costume, essendosi ristretto, era attillatissimo
anche intorno ai suoi attributi virili facendoli apparire molto
pi voluminosi di quanto non fossero in realt. Sebbene nessuno
se ne fosse mai lamentato. Sapeva, e non se ne vergognava, di
camminare un po' troppo pettoruto. Che diavolo, non sarebbe
mai stato pi giovane n pi sessualmente vigoroso. Meglio ricavarne
il pi possibile.
L'estate era trascorsa in maniera interessante. Aveva contato
ventitr avventure della durata di una notte, otto delle quali sotto
la passeggiata. Aveva avuto quattro differenti relazioni con
giovani donne sposate i cui mariti andavano in citt tutti i giorni.
Erano le migliori, le sposate. Sapevano di pi, desideravano di
pi, erano meno inibite delle ragazze. E non c'era il pericolo
di dover affrontare una ragazza terrorizzata e in lacrime per il
ritardo del periodo.
Era stato nelle ultime settimane d'agosto che aveva conosciuto
Betty Ronson. Pi tardi aveva scoperto che il suo vero nome
era Betty Aronson. Era una ragazza piccola, scura, che portava
sempre occhiali tranne quando entrava nell'acqua. La prima
volta l'aveva notata mentre, dopo aver attraversato la spiaggia,
era rimasta sul bordo dell'acqua lasciando che la marea crescente
le giocherellasse intorno ai piedi. Aveva una bella figura,
soda. Niente di spettacolare, non certo enormi tette, ma un grazioso
culetto tondo ben delineato dal costume da bagno. Non
sembrava molto diversa dalle altre ragazze che arrivavano l
per il fine settimana.
Era entrata nell'acqua quasi fino alla vita, poi si era tuffata
sotto un'onda e aveva cominciato a nuotare verso il largo. Nuotava
con energia, ma lui sapeva che a meno che non fosse a conoscenza
dei mulinelli, poteva nuotare dritta dritta nei guai.
Aveva gettato da parte il suo logoro berretto bianco da marinaio
con la scolorita insegna della Croce Rossa, era sceso dal suo
trespolo e le era andato dietro. Dopo averla sorpassata, si era
tuffato sotto ed era sbucato fuori sulla sua traiettoria, sorridendo.
-  pericoloso qui al largo - aveva detto - c' molta corrente
sott'acqua, specialmente in questo periodo del mese.
- Lo so - aveva risposto lei, sorridendo. - Vivo sulla
spiaggia accanto.
Entrambi si tenevano a galla l'uno di fronte all'altro. Il sole
che scintillava sulle goccioline sparse sul suo viso l'aveva fatta
sembrare pi attraente. Bench non fosse una ragazza particolarmente
bella, c'era qualcosa di provocante in lei.
- Se deve stare in pena per me, torno indietro.
- Sarebbe meglio - aveva suggerito lui.
- D'accordo - aveva detto lei dirigendosi verso la riva nuotando
con disinvoltura.
Lui l'aveva accompagnata fin dove lei aveva lasciato il suo
asciugamano da spiaggia. Si era tolta la cuffia rivelando lucidi
capelli neri. Si stava asciugando quando, senza alcun preambolo,
gli aveva chiesto: - Mai pensato a fare l'attore?
L'aveva fissata, sicuro che lei stesse prendendosi gioco di lui.
- No? - aveva insistito lei, tutta seria.
- Ci avevo pensato solo da bambino quando mia madre mi
portava al teatro ebraico. Perch?
- Ci pensi.
- Ora, subito? - aveva domandato lui, stupito.
- Ora, subito. E dopo. Almeno prima del Labor Day. -
Aveva raccattato l'asciugamano e la cuffia. Aveva tirato fuori
una sigaretta e lui le aveva preso i fiammiferi per accendergliela.
Lei si era chinata sulle sue mani a coppa, gli occhi divertiti dal
suo evidente scetticismo.
- Non le hanno mai detto che  un bel ragazzo? - aveva
domandato. - Le donne, in particolare?
Lui era leggermente arrossito.
- Ho sentito parlare di lei tutta l'estate. Cos ho deciso di
venire a dare un'occhiata di persona. Sono contenta di averlo
fatto.
Lui sapeva di dover dire qualcosa, ma non era riuscito a pensare
cosa.
- Be'? - aveva detto lei. - Penser a fare l'attore?
- Ci penser - aveva promesso lui.
- Sa cosa le dico: ci troveremo l, sotto quel lampione sulla
passeggiata. - Si era girata per indicare. - Dopo cena. Diciamo
verso le otto e mezza. Okay?
- Okay - aveva risposto lui, poi si era ricordato che aveva
un appuntamento con una delle sue donne fisse. Be', avrebbe trovato
qualche scusa.
Era gi l ad aspettarlo quando lui alle otto e venti era arrivato
al lampione. Ovviamente entrambi avevano aspettato con ansia
quell'incontro. Lei indossava un vestito stampato senza maniche
e aveva un golf leggero sulle spalle. Lui portava pantaloni bianchi
alla marinara e una maglietta rossa da bagnino.
- Salve - l'aveva salutata, valutandola allo stesso tempo.
I suoi capelli neri erano ben pettinati e sembrava ancora pi
carina di quando era emersa dall'acqua. Si era reso conto che
ci era dovuto al fatto che in quel momento portava gli occhiali.
Erano semplici e per niente vistosi. Parevano accentuare e incorniciare
i suoi lineamenti. Aveva anche un'aria pi sbrigativa
e, stranamente, ingenua.
- Camminiamo o ci sediamo? - le aveva chiesto indicando
una delle panchine lungo la passeggiata.
- Camminiamo.
- Sicuro! - Con un gesto aveva indicato le larghe scale di
legno corroso che portavano alla spiaggia. Camminarono sulla
spiaggia finch non arrivarono sulla liscia superficie compatta
lasciata dalla marea crescente.
- Non le ho detto come mi chiamo. Betty Ronson - aveva
cominciato lei. - E lavoro in un'agenzia. Un'agenzia teatrale.
Sono l'assistente della titolare.
- Capisco.
- Siamo sempre in cerca di nuovi talenti. Specialmente uomini.
Giovani di bell'aspetto con sex appeal.
- Crede che io corrisponda al tipo? - le aveva chiesto, senza
essere troppo sicuro che lei non gli stesse raccontando delle
balle.
- S, credo di s - aveva risposto lei francamente. - Non
pu essere soltanto l'abbronzatura. - Lo aveva guardato, la
faccia illuminata dalla luce lunare. Si rifrangeva sui suoi occhiali,
oscurando gli occhi. Lui aveva allungato la mano e le aveva
tolto gli occhiali per guardarla negli occhi.
- Ora lo ripeta.
- Io credo che sia proprio il tipo - aveva ripetuto lei,
decisa.
- Benissimo - aveva detto lui prendendo sul serio per la
prima volta la sua asserzione. - E poi?
-  libero dopo Labor Day, vero? Le fisser un appuntamento
con Gloria Simms, la titolare della mia ditta. Le piacer.
 una persona molto sincera, aperta. Completamente diversa
da molti agenti.
Lui aveva fissato il suo viso bagnato dal chiarore lunare, consapevole
di avere ancora in mano i suoi occhiali.
- Non so se  pi bella con gli occhiali o senza.
- Non ha bisogno di dire queste cose. So di essere brutta.
E non m'importa. Nel mio lavoro  un bene, in un certo senso.
Non si compete con i clienti.
- Non lo dicevo per essere gentile.
- No, lo diceva per compensarmi. Perch pensa che potr
esserle utile - aveva risposto lei francamente. - Non ce n'
bisogno.
- No, sinceramente - aveva esclamato lui. Si era avvicinato
per abbracciarla. Sulle prime lei era rimasta immobile, poi
piano piano gli si era accostata.
- Non  obbligato.
- E se lo voglio? - Lei non aveva risposto. Lui aveva sussurrato:
- Lo voglio. Mi tocchi e si accorger che lo voglio.
Oppure lei  una di quelle femmine ebree che devono sentirsi
dire ti amo prima di permettere che un ragazzo le metta le mani
sotto i vestiti?
- Non sono quel tipo di femmina. N alcun altro tipo di
femmina. E non voglio sentirmi dire ti amo specialmente da un
uomo che non mi conosce abbastanza da amarmi o da odiarmi.
Voglio solo che sia fatto con un po' di dignit - aveva risposto
semplicemente, ma decisa.
- Non sarai mica vergine, vero?
Le brave ragazze non rispondono mai a domande simili del
tutto sinceramente. Alla fine aveva ammesso: - No!
Aveva distolto lo sguardo e la luna aveva delineato il suo profilo
delicato. Lui l'aveva presa per mano e l'aveva portata alla
sua cabina di bagnino. Si erano seduti appoggiando le gambe
all'alto trespolo. Per esperienza lui sapeva che l'enorme seggiolone
li avrebbe riparati dalla gente che era in giro sulla passeggiata
per guardare la luna. Le aveva messo un braccio sulle
spalle e con la mano aveva cominciato a toccarle i piccoli seni.
Lei si era ritratta, liberandosi.
- Non farmi fretta. - Ma era una preghiera, non un ordine.
Di l a poco lui l'aveva attirata pi vicino e questa volta lei non
aveva resistito.
Si era tolto la maglietta e l'aveva stesa sulla sabbia per lei. Con
un piccolo aiuto da parte della ragazza, era riuscito a spogliarla.
Aveva trovato un corpicino ben fatto: aveva premuto il viso contro
il suo seno. Lei gli aveva carezzato il petto, giocherellando
con i peli. Era stata pronta abbastanza presto. Quando l'aveva
presa, l'aveva trovata dolce e arrendevole.
Poi erano rimasti accanto sdraiati a fissare il cielo buio, ascoltando
il rumore dell'acqua. Presto lui si era di nuovo eccitato.
Mezzanotte era passata da un pezzo. Lei si era rivestita mettendosi
anche il golf per ripararsi dalla brezza notturna. La luna
era sparita e dall'acqua cominciava a salire la nebbia.
- Sar meglio andare - aveva detto lei. Si erano alzati e
dopo essersi tolti la sabbia di dosso, si erano incamminati verso
la passeggiata. Durante il tragitto avevano parlato delle possibilit
di David. La faccenda gli sembrava ancora irreale e si
chiedeva cosa avrebbe detto sua madre quando glielo avesse raccontato.
Ma l'idea era troppo affascinante per trascurarla. Le
aveva preso la mano dicendo: - Fissa l'appuntamento. Voglio
conoscere questa signora Gloria Simms!
Gloria Simms era esattamente come l'aveva descritta Betty.
Una donna minuta dal viso aperto, franco, che lo aveva fissato
con occhi penetranti.
- Cosa le fa pensare di poter diventare attore? - gli aveva
chiesto.
- Io non l'ho detto. Sono venuto qui per saperlo. Lei cosa ne
pensa?
- Non  male. E il sex appeal virile ce l'ha. Se poi sapr recitare,
quella  un'altra faccenda. Prenda questo copione e vada
a sedersi nella sala d'aspetto. Legga le prime cinque pagine qualche
volta. Quando  pronto lo dica a Betty.
Lui si era seduto nella sala d'aspetto e aveva letto il dialogo
quattro volte dando ogni volta un'interpretazione diversa alle
battute. Alla fine si era deciso per la prima interpretazione e con
una certa timidezza aveva annunciato a Betty che era pronto.
Una mezz'ora pi tardi Gloria era stata in grado di ascoltarlo.
- Si sente pi a suo agio seduto o in piedi? - gli aveva chiesto.
- In piedi, penso.
- Okay.
Aveva letto le sue frasi, ricordando di farlo lentamente. Gloria
gli aveva lasciato leggere tutt'e cinque le pagine e alla fine
era sembrata sorpresa.
- Mai visto questa commedia?
- No.
- Niente affatto male. Betty sapr dove trovarla, suppongo.
- S, signora.
- Se riuscissi a infilarla in una scuola di recitazione, ci andrebbe?
- Certo.
- La chiamer - aveva detto bruscamente Gloria. - Lei
ha del talento naturale. Non so se diventer attore, ma ha veramente
talento. Che lavoro fa?
- Il bagnino.
Gloria Simms aveva sorriso. - S, lo so. Betty me l'ha detto.
Cos'altro fa?
- Sono alla New York University.
- Che anno?
- Secondo.
- Smetterebbe se le trovassi un lavoro?
- Accidenti, non lo so - aveva confessato lui.
- Vedremo - aveva detto lei pensosamente, dando fine cos
all'intervista.
Le settimane si erano susseguite. Vedeva spesso Betty. Il loro
rapporto era sbocciato in una relazione fissa. Lui non cercava
altre ragazze e lei lo teneva al corrente degli eventi nell'agenzia.
Nessuno dei due possedeva un'automobile cos facevano l'amore
in casa di lei quando i suoi genitori erano fuori e in casa di lui
quando i suoi genitori erano via. Quando n l'uno n l'altro appartamento
era disponibile, facevano l'amore sul divano dell'ufficio
di Gloria Simms.
Una notte Betty gli aveva detto: - Ti ha combinato la scuola
di recitazione.
- Magnifico - aveva esclamato lui baciandole il seno nudo.
- E ti ha combinato un appuntamento per leggere una parte
nell'eventualit di dover sostituire un attore nella compagnia
che va in tourne.
- Di cosa?
- La commedia che hai letto nel suo ufficio.
- Splendido - aveva detto lui carezzandole le cosce. - Poi
si era ricordato di chiederle: - Quella lettura...
- Domani alle tre - aveva risposto lei come se fosse un fatto
remoto e di scarsa importanza.
- Allora sar meglio che mi prenda la parte e me la studi un
po'.
- Gloria dice di no. Altrimenti se il regista ti chiedesse di
provare con un'intonazione diversa, saresti troppo rigido.
- Okay. - Poi le aveva chiesto: - Godi?
- S - gli aveva risposto lei dolcemente.
Non era stato l'unico candidato per il ruolo di sostituto. Erano
in sedici, tutti in jeans, con giacconi di pelle nera. Aspettavano
nel vicolo davanti alla porta del palcoscenico. Alcuni si allontanavano
negli angoli per ripassare le loro battute. Altri fissavano
nervosamente i loro copioni. Qualcuno cercava di aver
l'aria annoiata.
Uno a uno erano stati chiamati dentro. I pi vi erano rimasti
dai cinque ai quindici minuti ed erano usciti. Quando gli amici
gli chiedevano com'era andata, sorridevano, alzavano le spalle
dicendo: - Conoscete Jock.
Faceva parte della finzione che vigeva nella vita del teatro.
Uno tentava sempre di dare l'impressione di esservi ben addentro.
Si riferivano a Kazan come Gadge, a Logan come Josh, e alle
potenze del teatro Guild come Lawrence, Terry e Armina.
Anche se non li avevano mai conosciuti e probabilmente non li
avrebbero mai conosciuti.
Finalmente era arrivato anche il turno di David Cole. Betty lo
aveva preparato alla procedura. Sarebbe stato chiamato dentro
dalla porta degli artisti. Non doveva aspettarsi di vedere nessuno,
il bagliore delle luci crude sarebbe stato sufficiente per
leggere, ma non per vedere il regista, il produttore o l'autore.
Una voce, in genere quella di Jock Finley, avrebbe detto:
Quando  pronto.
Era andata esattamente come aveva previsto Betty. Jock
Finley aveva detto le parole precise: - Quando  pronto.
Dave aveva cominciato a leggere la parte. Il direttore di scena,
un uomo basso dai capelli grigi, leggeva le battute della donna
senza alcuna espressione. Era difficile recitare in quel modo,
ma Dave aveva deciso il proprio ritmo e non si era lasciato
scombussolare troppo. Aveva letto le prime quattro pagine notando
che il silenzio l sotto era aumentato. Cos si era perso di
coraggio e si era fermato fissando il buio davanti a s.
- Basta?
- Okay - gli aveva risposto la voce di Jock. Un bisbiglio
da parte dei giudici aveva seguito quella parola. Alla fine una
voce diversa gli era arrivata dal buio. - Sta bene, grazie.
Nessun rifiuto, nessun verdetto. Niente.
Due giorni dopo Betty lo aveva chiamato pregandolo di andare
subito all'agenzia. - Jock non la crede adatto per la parte
- aveva detto Gloria, e lui aveva sentito il rifiuto come un
colpo alla bocca dello stomaco. - Ma ha detto che la considera
un tipo interessante. Vuole che venga a leggere una commedia
che sta preparando per la prossima stagione.
- Prossima stagione? - era scattato Dave. - E io secondo
lui cosa dovrei fare fino ad allora?
- Continui la scuola di recitazione. Si trovi un lavoro. Si
guadagni da vivere.
- Che razza di lavoro si pu trovare che permetta di frequentare
la scuola di recitazione durante il pomeriggio e di sparire
ogni qualvolta si  chiamati per una lettura? - aveva domandato
con un pesante risentimento nella voce.
Gloria Simms lo aveva fissato. - Tennessee Williams stava
lavando piatti alla tavola calda quando io lessi la sua prima commedia.
- Vuole che vada a fare il lavapiatti?
- Voglio che segua la prima legge del teatro. Sopravvivere!
Faccia quello che crede per restare vivo e disponibile. - Poi
Gloria Simms lo aveva guardato dicendo: - Se Jock Finley
vuole rivederla, significa che lei ha qualcosa. Se fossi in lei
mi cercherei un lavoro e aspetterei.
Si era trovato un lavoro. Da Nedick in Times Square. Preparava
aranciate. Serviva salsicce affumicate tra due fette di pane.
Una volta aveva servito perfino Jock Finley... il quale, per fortuna,
non lo aveva riconosciuto.
All'inizio dell'estate aveva ripreso il suo lavoro di bagnino.
Gli era stato assegnato un tratto di spiaggia non troppo lontano
dal punto dove abitava Betty, cos passavano le serate passeggiando
sulla spiaggia, facendo l'amore sulla sabbia, parlando di
carriere. L'ambizione di lei era di diventare un'agente brava ed
efficiente come Gloria Simms. Allora sarebbe diventata socia
dell'agenzia oppure si sarebbe messa per conto suo con i giovani
talenti che aveva scoperto con l'andare degli anni.
Per David il grosso trucco era ottenere quella prima parte.
Tremava all'idea di dover affrontare un altro anno da Nedick
e cominciava a pensare che sarebbe stato meglio che avesse
dato retta a sua madre. - L'istruzione - diceva - l'istruzione
 l'unica via. - Da principio le aveva mentito, dicendo che
seguitava a frequentare l'universit quando invece andava alla
scuola di recitazione. Perfino quando portava a casa parte del
denaro guadagnato da Nedick lei la prendeva brontolando, dandogli
la sensazione di averla tradita.
Era stata un'estate lunga e noiosa. Aveva di fronte a s un
autunno difficile quando era arrivata la telefonata di Gloria.
Jock lo aveva mandato a chiamare per provarlo nella sua nuova
commedia. Gloria gli aveva dato il copione un giorno prima.
Lui l'aveva letto, chiedendosi stupito di che razza di roba si
trattasse. Doveva essere un'allegoria perch altrimenti non avrebbe
avuto alcun senso. Si trattava di un giovane strano, invasato
da una strana passione, una passione quasi bestiale. Il dramma
sviscerava le origini di quella stranezza e finiva con la morte
del giovane. Nella scena culminante il giovane veniva adescato
e convinto a entrare in una gabbia. Poi la porta gli veniva sbattuta
e chiusa alle spalle. Quando si rendeva conto di essere prigioniero,
la bestia che era in lui esplodeva e si autodistruggeva
letteralmente.
Quando Dave aveva letto la scena per la prima volta aveva
dubitato che potesse reggere. Ma nella notte ci aveva ripensato
e aveva capito che avrebbe retto, cos, quando era arrivato dietro
le quinte del Golden, era stato sicuro di ottenere la parte.
Esprimeva la propria furia contro quel mondo che lo frustrava
e lo teneva prigioniero, che gli dava speranze ma gli negava
ogni possibilit.
Ormai Dave era abituato alla routine. Aveva guardato i suoi
avversari nel vicolo. Con molti di loro aveva letto le battute altrui
diverse volte. Ma c'era un giovane sconosciuto che se ne
stava tutto solo accanto ai cancelli di ferro del vicolo. I suoi
occhi irradiavano un'intensit che rasentava il fanatismo. Gli
tremavano le labbra e stringeva e apriva i pugni come un pugile
prima dell'incontro. Aveva il viso magro, i lineamenti marcati.
Indossava logori jeans e la sua faccia era disseminata da
spunzoni di barba non rasata. Il suo nome, aveva saputo pi
tardi, era Christopher Swift.
Finalmente era arrivato il turno di Dave. Alla fine della sua
audizione aveva capito di essere andato bene.
- Bene! Molto bene! Pu aspettare? - aveva domandato
Jock.
Se posso aspettare?, si era detto Dave infuriandosi silenziosamente.
Cosa diavolo credi che abbia fatto per quasi due anni?
Il candidato successivo, Christopher Swift, era salito sul palcoscenico
con una sicurezza che Dave era stato costretto a invidiargli.
Quando il direttore di scena aveva preso il suo posto per
leggere la parte avversa, il giovane aveva detto: - Faccio da
solo. - Si era guardato attorno, aveva trovato una sedia e l'aveva
portata al centro del palcoscenico. Poi ne aveva presa un'altra
che aveva messo in modo che, stando in mezzo alle due sedie,
creava un certo isolamento. Aveva guardato il copione che teneva
in mano e lo aveva fatto volare verso le quinte, poi era rimasto
l a lungo finch il silenzio era diventato opprimente.
All'improvviso, proprio nel mezzo della scena culminante, era
esploso. Qualcuna delle sue parole era indecifrabile, ma la sua
passione era inconfondibile. Il suo tormento era cos reale che
il teatro ne era stato elettrizzato. Non era una lettura, non era
una prova, neanche una recita: era la vita stessa.
Perfino Dave Cole, intento e ansioso di ottenere quel ruolo,
aveva dovuto accettare di essere in presenza del genio. O della
follia. Ma sapeva che era quel tipo di follia che Jock Finley
sentiva. Prima che il regista dicesse una parola, Dave aveva capito
di aver perso la parte. Aveva dato il copione al portiere del
palcoscenico e se n'era andato. Era stata la pi grossa occasione
mai avuta fino a quel momento, la miglior lettura che avesse
mai fatto, ma non bastava.
Era tornato nell'ufficio di Gloria per far rapporto di un altro
fiasco. Ma Betty gli aveva fatto un'accoglienza insolitamente
clamorosa.
- Dove sei stato? Ti hanno cercato.
- Chi?
- Jock. Vai dentro a parlare con Gloria.
Aveva aperto la porta di Gloria, incredulo. Lei era al telefono.
Appena aveva riagganciato, si era rivolta a lui sorridendo.
- Glielo avevo detto, un anno fa, che era piaciuto a Jock.
Non  vero?
- Significa che ho avuto la parte?
- Non esattamente. La vuole come sostituto. E io dico:
accetti. Le dar prestigio poter dire che ha lavorato con Jock Finley. E paga piuttosto bene.
- Okay, okay, accetto. - Almeno significava non pi Nedick,
non pi lamentele della madre, non pi dover sopportare
che Betty pagasse la sua parte ogni volta che andavano a mangiare
in un locale economico.
Il giorno della prima audizione, Dave Cole era l'unico sostituto
gi assunto e al lavoro. Gli altri sarebbero arrivati entro
qualche settimana.
Durante i primi giorni in cui avevano abbozzato il primo movimento
fisico del dramma, Dave era stato seduto in un teatro
buio, notando gli insegnamenti che Jock Finley dava a Christopher
Swift. Dave si stava preparando per recitare da un momento
all'altro, per sapere ogni battuta del primo attore e ogni
suo movimento, in modo che la sostituzione, se fosse diventata
necessaria, venisse fuori disinvolta, quasi impercettibile.
Stava anche approfittando dell'occasione per osservare Jock
Finley al lavoro. C'era un'arte nella regia di quell'uomo. Concetti
che sulla carta parevano oscuri diventavano chiari e specifici
mentre Finley istruiva e manovrava i suoi attori. Dave era
impressionato dal controllo e dall'influenza che Finley esercitava
sugli attori e sui commediografi.
Dopo i primi quattro giorni, Finley aveva fatto portare solo
la roba che sarebbe stata usata durante le prove. La gabbia.
Senza di essa, pensava Finley, Christopher Swift non sarebbe
stato in grado di raggiungere il livello della rappresentazione
vera e propria. Quando quella mattina gli attori si erano riuniti
per la prova e avevano trovato la gabbia, Swift l'aveva guardata,
cupo, sospettoso e rabbioso. Per lui la gabbia era qualcosa di
pi di un attrezzo scenico. Aveva un significato strano e speciale.
L'aveva esaminata, ne aveva scosso le sbarre, aveva ispezionato
la porta e la serratura. Finley non aveva tentato di fargli fretta.
Aveva invece sussurrato a Dave: - La sta saggiando. Va bene.
La odia. Meglio ancora. - Dopo aver osservato Swift mentre
esaminava la gabbia, aveva aggiunto, piano: - S, molto meglio.
Aveva chiamato all'ordine gli attori e aveva cominciato a fargli
provare le scene. Ogni volta che arrivava il momento che
doveva entrare nella gabbia, Swift interrompeva bruscamente la
scena. C'erano stati dei momenti in cui Dave aveva pensato
non ce la fa, non riesce a sforzarsi di farlo. Avevano passato
l'intera mattinata su quella scena. All'intervallo del pranzo, Finley aveva congedato gli attori senza commenti ricordandogli soltanto
che l'intervallo era precisamente di un'ora e avvertendo
tutti di non tardare.
Invece di andare a mangiare, Finley si era appoggiato alla
spalliera della poltrona stendendo le gambe su quella di fronte.
Dave 'aveva fatto per seguire gli altri attori, ma Finley lo aveva
fermato.
- Cole! Si sieda! - Dave si era seduto dietro a Finley. Aveva
aspettato finch Finley non gli aveva detto: - Voglio che
faccia una cosa per me.
- S?
- Prima della ripresa delle prove voglio che vada su a esaminare
quella gabbia. Poi voglio che vi entri e ne esca un
paio di volte.
- Non servir a niente. Swift creder che mi sto preparando
per sostituirlo.
- Faccia come le dico! A Swift ci penso io. Devo trovare la
maniera di usare la sua paura di quella gabbia per cavargli una
esecuzione perfetta.
- D'accordo, se lo dice lei.
Finley lo aveva congedato, ma Dave aveva notato che, invece
di andare a pranzo, Finley cominciava a parlare col direttore
di scena.
Dave aveva cercato di tornare prima degli altri. Finley era
seduto davanti al palcoscenico. Seguendo gli ordini ricevuti,
Dave aveva cominciato a entrare nella gabbia, a scuoterla e poi
a uscirne. Quando aveva visto Swift, Dave si era sentito imbarazzato,
ma aveva continuato finch la voce di Finley gli era
arrivata dal buio. - Okay. Cominciamo. Da principio!
Dave era sceso nella sala. Quando era passato accanto a Finley, questi gli aveva dato una pacca soddisfatta sul sedere.
La scena aveva avuto inizio. Era arrivato il momento in cui
Swift doveva entrare nella gabbia. Vi si era avvicinato, aveva
aperto la porta, esitando, e finalmente vi era sgusciato dentro
forse con meno riluttanza di prima. Dave aveva sentito che la
strategia di Finley stava dando i suoi frutti. La scena era andata
avanti ma non con quell'intensit e quell'emozione che
Swift aveva esibito all'audizione. Finley gli aveva fatto ripetere
a non finire quella parte della scena dove la porta della gabbia
veniva chiusa e lui vi rimaneva imprigionato. Ma Swift non riusciva
a raggiungere quel grado di drammatica intensit necessaria
a rendere la scena emozionante. Pi Finley insisteva, pi diventava
evidente a Dave che il successo del dramma dipendeva
interamente da una sola scena culminante. Tuttavia Swift non
rispondeva alle istruzioni di Finley. Il pomeriggio si trascinava
lento.
Finalmente, proprio dopo le sei, Finley aveva fatto interrompere
la prova e aveva congedato gli attori. Ma Swift, evidentemente
turbato, era rimasto. Finley si era avviato lungo il corridoio
verso l'atrio del teatro. Perplesso e sconcertato, Dave lo
aveva seguito. Finley era sgusciato nello spazio tra l'ultima fila
di poltrone fissando Swift ancora sul palcoscenico.
Tra le quinte, il direttore di scena sembrava occupato con
qualche suo lavoro di routine. Swift esaminava la gabbia. Era
uno scheletro minaccioso e spettrale; le sue sbarre nere gettavano
ombre sulle tavole del palcoscenico. Swift apriva la porta e
la richiudeva. Pensando di non essere osservato aveva osato entrarvi
un po' pi liberamente.
Ignaro della presenza di Dave, Finley bisbigliava: - Entraci,
carogna. E restaci! - Quasi rispondendo all'ordine muto di
Finley, Swift era entrato di nuovo nella gabbia. Questa volta si
era tirato la porta dietro. Fingeva di essere una bestia che, improvvisamente
imprigionata, si inferociva sempre di pi. Scuoteva
le sbarre. Poi vi si era aggrappato. Aveva infilato il viso
tra di esse come per tentare di fuggire. Poi si era tirato indietro
ed era tornato avanti. Questa volta aveva afferrato le sbarre
fissando fuori come verso un mondo ostile. La sua espressione
era un misto di dolore e di odio.
- Ora, bastardo! - Finley lo aveva detto con un sussurro
che solo Dave aveva potuto udire. Quasi come se avesse colto
l'imbeccata, il direttore di scena era sgusciato fuori dalle quinte
e rapidamente aveva chiuso, a chiave la porta della gabbia.
Ci era voluto un minuto prima che Swift si rendesse conto di
cos'era accaduto... e quando se ne era reso conto, aveva dato
in escandescenze, in preda al terrore. Aveva cominciato a gridare.
- Apra questa porta! Apra, maledetto figlio di puttana!
Qualcuno apra questa porta!
Invece di rispondere, il direttore di scena, sempre seguendo
gli ordini, era andato via dal palcoscenico ed era uscito dal teatro.
Swift diventava sempre pi furioso e terrorizzato. La sua
voce isterica scuoteva il teatro.
- Cos! - aveva bisbigliato Finley, con un tono trionfante.
- Cos! - Si era girato e aveva scoperto Dave dietro di s. -
Cosa diavolo fa lei, qui? - aveva gridato superando le implorazioni
strazianti di Swift.
- Non lo lascer mica l dentro - aveva detto Dave.
Si era avviato verso il palcoscenico, ma Finley lo aveva raggiunto
e lo aveva agguantato per la giacca. - Resti qui! - ordin.
- Non  il tipo di attore che regge alla tecnica. Deve sentirlo,
impersonarsi.
- Potrebbe farlo impazzire!
-  proprio il suo stile. Cos sensibile che la pazzia fa parte
della sua arte. Forse  la sua arte - aveva detto freddamente
Finley. - Penser io a farlo uscire al momento giusto.
Non aveva lasciato la presa su Dave finch non erano stati
nell'atrio, seguiti dalle grida di Swift. Finalmente Dave era riuscito
a liberarsi e, rientrato nella sala, aveva percorso rapidamente
il corridoio. Con una piroetta era salito sul palcoscenico
gridando: - Calma, Chris! - Dopo aver armeggiato con la
serratura era finalmente riuscito ad aprire la porta. A quel punto
Christopher Swift era steso in fondo alla gabbia, e piangeva.
Dave si era seduto per terra e l'aveva preso tra le braccia. Swift
era inerte, piagnucolava come un bimbo. Dave lo carezzava dolcemente
come si fa per placare un neonato. Sentiva i disperati
tonfi del cuore di Swift.
Di l a poco Swift aveva sussurrato con voce rauca: - Grazie,
Dave. Grazie.
- Lascia perdere, Chris. Vieni, andiamo fuori a bere qualcosa.
- Meglio di no - aveva risposto Swift. - Perch se bevo,
stanotte vado a cercare quel bastardo di Finley e lo uccido!
Dave sapeva che ne sarebbe stato capace.
Il mattino successivo, alle dieci, tutti gli attori erano presenti
tranne Christopher Swift. Alle dieci e un quarto Finley, furente,
aveva chiamato l'agente di Swift dicendo che se Swift non si
fosse fatto vedere alle undici per la prova, Finley lo avrebbe
denunciato al Sindacato degli Attori e lo avrebbe fatto sospendere
definitivamente. Visto che alle undici l'agente di Swift non
si era fatto vivo, Finley aveva dichiarato sospesa la produzione.
Le proteste e le preghiere degli attori e dell'autore non avevano
smosso Finley. Furono tenute riunioni all'associazione autori
e ai sindacati. Entrambe le organizzazioni erano state impotenti
contro il regista ostinato.
Dopo due giorni aveva annunciato per mezzo di un cronista di
Variety che era disposto a dimenticare l'oltraggiosa condotta
contraria a ogni regola della professione, se Swift faceva scuse
pubbliche e tornava al lavoro promettendo di non mancare
nuovamente alle prove.
L'agente di Swift aveva mandato a dire che l'attore non si
sarebbe scusato affatto. Finley era rimasto inflessibile. Il sindacato
aveva mandato una delegazione da Swift per pregarlo di
tornare sostenendo che altrimenti avrebbe messo in pericolo il
lavoro dei colleghi attori. Finalmente Swift aveva ceduto, ma
solo alla condizione che in avvenire non venisse costretto a rapporti
diretti di nessun genere con Finley. Tutte le comunicazioni
tra loro dovevano passare attraverso un intermediario... Dave
Cole.
Sebbene umiliante per Finley e sebbene lui ne fosse rimasto
amaramente offeso, l'avvocato lo aveva convinto ad accettare la
situazione. Era la prima volta che Jock Finley accettava un compromesso.
Le prove erano ricominciate. Nonostante l'atmosfera tesa, la
recitazione andava molto meglio. Durante le ore di lavoro, Dave
stava seduto accanto a Finley e prendeva appunti. Pi tardi passava
le istruzioni a Swift. Nelle ore libere, Swift e Dave erano
inseparabili. Dave mostrava a Swift i suoi appunti mentre mangiavano
e bevevano, o la mattina mentre Swift si vestiva e prendeva
il caff.
Dave aveva cominciato a conoscere il brillante ma tormentato
giovane attore. E quando aveva capito com'era tenue in effetti la
linea di demarcazione tra la pazzia e la normalit di Swift, aveva
cominciato a disprezzare Finley per aver rischiato di spingere
il ragazzo oltre quella barriera. Vero che un regista aveva la libert
di usare qualunque trucco per tirar fuori il meglio da un
attore, ma Dave sentiva che bisognava lasciare spazio anche per
un po' d'umanit.
Dave aveva avuto il vantaggio di star seduto accanto a Finley
e di osservare il cervello del regista al lavoro, imparando da lui
quello che rendeva valida una scena e faceva il successo di una
battuta. E come si poteva supplire alle debolezze di un dramma
con i virtuosismi di un regista e i trucchi degli attori. Dave era
deciso ad assorbire tutti i trucchi possibili insieme a una solida
conoscenza dell'arte della regia.
Presto, oltre agli appunti di Finley, aveva cominciato a trasmettere
a Swift suggerimenti propri. Alla fine Swift se n'era accorto
e aveva cominciato a distinguere di chi fosse questo o quel
suggerimento. Preferiva le idee di Dave a quelle di Finley. Piano
piano, subdolamente, Swift aveva cominciato a introdurli nella
sua esecuzione. Finley non faceva obiezioni. Nonostante l'odio
per Finley, o forse per quello, Swift stava dando una interpretazione
che lo avrebbe fatto diventare un divo.
La sera della prima si erano gi sparse molte voci. Dal momento
in cui erano cominciate ad arrivare un sacco di celebrit
in abito da sera, l'atmosfera di quella prima era stata elettrica.
Dietro le quinte la tensione aveva raggiunto un livello tale
che gli attori non avevano fatto che ridere nervosamente per
nascondere il panico e molti avevano dovuto correre frequentemente
al gabinetto.Nel suo camerino, Christopher Swift, seduto davanti allo
specchio, si stava applicando il trucco. Dave gli era stato vicino
e, pur desiderando incoraggiare il giovane attore, non aveva saputo
cosa dire.
- Credi che quel figlio di puttana oser entrare qui stasera?
- aveva domandato Swift.
- Non ha importanza, Chris - lo aveva rassicurato Dave.
- Non pu n aiutarti n nuocerti. L'interpretazione  tua. E
prima che cali il sipario lo sapranno tutti.
Swift si era girato di scatto. - Mia.  tua, Dave. Non lo dimenticher
mai. Se stasera va bene, non lo dimenticher mai.
- Per la prima volta, da quando si erano conosciuti, Swift gli
aveva teso la mano e Dave gliela aveva stretta.
Quando si era alzato il sipario, Dave era stato a guardare
qualche minuto, poi, incapace di reggere la tensione, era uscito
dal teatro. Si era incamminato nel vicolo e si era quasi scontrato
con Jock Finley.
- Quando si alza il sipario non c' niente di pi inutile di
un regista o di un autore - aveva detto Jock, facendo volare
la cicca sulla strada. Poi, d'un tratto, aveva detto: - Mi considera
una merda, non  vero? Una merda crudele e maligna! Be',
domani, quando quel pazzo arrogante giovane psicopatico sar
diventato un grande attore, ricorder chi  stato che gli ha tirato
fuori il talento!
Dave aveva annuito. Se il regista provava gi tanto turbamento,
non vedeva lo scopo di avvilirlo ulteriormente.
- A proposito, ha mai pensato di darsi alla regia?
- Qualche volta - aveva convenuto Dave, nascondendogli
il fatto che gi da parecchie settimane stava dirigendo Christopher
Swift.
-  un lavoro stupendo - aveva detto Finley - sempre che
si abbia un pugno di ferro. La sera di una prima  sempre come
gli ultimi trenta secondi di una partita di calcio. E si  sempre
incerti. Bisogna essere duri se si vuole che segnino negli ultimi
trenta secondi. Come stasera. Abbiamo un successo. E lui
diventer un divo. E dopo di ci, non m'importa un cazzo di
cosa gli succeder.
Finley s'incammin per allontanarsi dal vicolo.
- Non ha intenzione di aspettare che cali il sipario e di andare
al ricevimento? - domand Dave.
- I ricevimenti delle prime sono schifosi - aveva esclamato
Finley. - Io vado a farmi una scopata.
Dave era tornato al teatro poco prima della fine del primo
atto. Poi, durante l'intervallo, aveva girellato nel foyer e nella
strada davanti, dove il pubblico si radunava a gruppi per fumare
e discutere il dramma.
I critici se ne stavano per conto loro, inavvicinabili, considerati
con la stessa reverenza che si ha per la Corte Suprema. Dave
aveva cercato di interpretare la loro espressione. Brooks Atkinson sembrava ben disposto. Howard Barnes, essendo pi giovane
e rappresentando un giornale minore del Times, sosteneva il suo
ruolo con aria grave fingendo di essere profondamente perplesso.
Il critico del Mirror era sbronzo e niente affatto in condizioni
di recensire il dramma.
Dave aveva deciso di non rientrare in teatro. Ma alla met del
terzo atto non aveva resistito perch stava arrivando la scena
culminante di Swift nella gabbia. Mentre sgusciava nella sala,
il silenzio gli aveva fatto capire che il pubblico era totalmente
preso e rapito. Non si udivano nemmeno i soliti nervosi colpi di
tosse.
A quel punto Chris si stava avvicinando alla gabbia. Per un
istante, vedendolo esitare, Dave aveva provato un improvviso
nervosismo. Per un lungo momento la sala era stata come sospesa,
il pubblico aveva dato l'impressione di esitare con Swift,
di sentire il suo dilemma, il suo tormento e poi muoversi con
lui quando finalmente Swift era entrato nella gabbia. Dave si
era reso conto che Chris aveva sfruttato quel momento con superba
efficacia. Ora Swift era nella gabbia e il suo antagonista
nel dramma gli aveva chiuso la porta con crudelt. Il pubblico
aveva reagito con un ansito di rabbia e di choc.
Poi era cominciato il grido tormentato di Swift e la sua lotta
per liberarsi. Era diventato frenetico. Il pubblico in sala era talmente
scosso che una donna aveva urlato: - Liberatelo! -
Quell'urlo non aveva interrotto n turbato il giovane Swift. Eranostati i sette minuti di rappresentazione pi agghiaccianti che
David Cole avesse mai sentito.
Quando finalmente Swift si era accasciato sconfitto, l'unico
rumore era stato il fruscio del sipario che calava. Poi il pubblico
era esploso acclamando e applaudendo, alzandosi in piedi e gridando
Bravo!. Perfino i pi cinici tra la folla... agenti, produttori,
avversari, registi invidiosi... si erano alzati applaudendo.
Dave si era precipitato nel camerino di Swift. Il produttore e
gli attori aspettavano davanti alla porta insieme con un gruppo
di celebrit. Ma Swift si era nascosto dietro la porta chiusa a
chiave. Dave si era avvicinato, aveva pregato la gente di' scostarsi
e aveva bussato.
- Sono io, Chris.
- Dave?
- Sicuro. Posso entrare?
- Okay. Soltanto tu, per.
La porta si era aperta. Dave aveva sentito la folla di entusiasti
ammiratori spingere dietro di lui. Era sgusciato dentro e
Swift aveva subito richiuso a chiave. Non si era tolto il trucco.
Stava l, tremante per la tensione e l'eccitamento accumulati
nell'ultima mezz'ora.
- Ges, Dave, reggimi! - aveva implorato.
Dave aveva circondato con le braccia l'attore terrorizzato. -
Ce l'hai fatta, Chris.  stata una di quelle serate magiche di cui
tanto si parla. Perfino quel lurido bastardo di Finley sarebbe
stato fiero di te, stasera.
Swift non aveva risposto.
- Se non mi credi, aspetta di vedere i giornali - aveva detto
Dave. Dalla porta si udiva gridare e bussare. - Non vuoi vedere
nessuno?
Swift aveva scosso il capo violentemente.
Alla fine Dave aveva detto: - Secondo me dovresti andare
da Sardi. Fosse anche solo per gentilezza. Ti sei fatto un sacco
di ammiratori, stasera.
Swift era parso pensoso, poi aveva detto stranamente: - Non
so come far a tornare qui. Odio questo posto.
Dave aveva sorriso. - Scommetto che ricorderai questo camerino
per tutta la tua esistenza.
- Se vivr abbastanza - aveva detto Swift, mentre i suoi
occhi si inumidivano. Se fosse per sentimentalismo o paura Dave
non avrebbe saputo dirlo, ma Swift aveva continuato: - Tu
non sei un attore, Dave. Tu sei un regista. Tu sai sentire, capire,
ma non recitare. Non ti rendi conto che la cosa peggiore che mi
pu capitare  quello che accadr? Sicuro, mi adoreranno. L'ho
capito due settimane fa a Boston. Ho conservato gran parte di
quella tensione per stasera.
C'era una strana furbizia animale nel modo in cui parlava,
un'astuzia che Dave non aveva mai sospettato in lui.
- Ma alla fine - aveva ripreso Swift - chi ho fregato? I
critici? Il pubblico? No. Me stesso. Perch d'ora in avanti ogni
volta che metter piede su un palcoscenico loro si aspetteranno...
esigeranno... quello che ho fatto stasera. E non so se potr
rifarlo.
Il ricevimento da Sardi era stato come prevedibile. Le recensioni
erano cominciate a uscire dopo mezzanotte. Erano tutte
entusiastiche: Broadway aveva scoperto un nuovo talento. Quando
Christopher Swift aveva visto quelle recensioni, aveva lasciato
Sardi in fretta.
Il giorno seguente, Christopher Swift aveva detto al New
York Times che Jock Finley non aveva avuto niente a che fare
con la sua interpretazione. Lui dava tutto il merito a un giovane,
un certo David Cole che, aveva detto, era stato la sua guida e
il suo regista personale durante gli spettacoli fuori New York.
Finley si era lamentato pubblicamente dell'ingratitudine degli
attori. Quello che pi lo aveva fatto imbestialire era che nell'intervista
Christopher Swift aveva chiamato David Cole: Il pi
brillante giovane regista del teatro americano, che ha pi bisogno
di giovani registi che di sadici brocchi come Jock Finley.
Dopo neanche due settimane, David Cole era stato chiamato
per assumere la regia di una commedia in tourne che si trovava
nei guai.

CAPITOLO 4.

Dave Cole aveva salvato la commedia. Nel corso del suo lavoro,
aveva imparato una lezione pi valida sul mestiere del regista.
Jock Finley gli aveva insegnato che per tirar fuori il meglio da
un attore bisognava sfidarlo esigendo cose impossibili. Ma lui
aveva imparato che, se volevi il meglio da un'attrice, c'era una
tecnica diversa e pi efficace. Bisognava andarci a letto. E in
tourne era un fatto particolarmente vero.
Ma ci gli aveva procurato una grave e disgraziata conseguenza
personale. Era successo due stagioni pi tardi, alla sua
terza commedia.
Prima di andare a Broadway, Dave era a Boston in tourne
con Contretemps, prima attrice: Helena Holt. A New York era
filtrata la notizia che la commedia sarebbe stata un gran successo.
Betty si era talmente eccitata che aveva convinto Gloria
a pagarle il viaggio considerandolo come spese d'ufficio. Gloria
era stata contentissima di scucire il denaro perch Dave era diventato
un cliente redditizio.
Betty era arrivata all'elegante Ritz, prospiciente Boston Common,
e si era assicurata una camera allo stesso piano di quella di
Dave. Era tardi e lo spettacolo era finito, quindi lei sapeva che
Dave sarebbe tornato presto. Aveva fatto il bagno, si era tutta
profumata e aveva indossato la vestaglia comperata apposta per
l'occasione.
Dopo un'ora aveva telefonato nella stanza di Dave, ma senza
dare il suo nome. Voleva fargli una sorpresa. Lui non aveva risposto.
Lei aveva pensato che vi fosse una riunione dopo-spettacolo. Dopo un'altra ora aveva chiamato di nuovo. Ma alle
due e mezzo del mattino, dopo aver chiamato otto volte, le aveva
contate, Betty aveva deciso di far scivolare un biglietto sotto
la porta di Dave.
Chiama la camera 612 appena rientri!
Aveva sottolineato ogni parola ma non aveva firmato, voleva
sempre fargli la sorpresa. Avvolta nella sua nuova vestaglia, era
andata silenziosamente verso la stanza 623 camminando sulla
moquette del corridoio e aveva fatto scivolare il biglietto sotto
la porta di Dave lasciandone fuori un pezzettino affinch lui lo
notasse subito quando rientrava. Nel tornare verso la sua camera,
si era trovata davanti alla porta 619-20 che improvvisamente
si era aperta per mettere fuori un carrello.
Era stata aperta abbastanza a lungo da dare a Betty il tempo
di udire Elena Holt che gridava: - Tesoro, perch devi essere
sempre cos maledettamente ordinato? Torna a letto.
- Per la mia mamma ebrea - aveva udito Dave rispondere
ridendo. - Siamo stati tirati su con l'idea che non si deve far
l'amore finch i piatti non sono stati lavati.
- Poveretto il tuo pap - aveva esclamato Elena. La sua
risata era stata soffocata quando Dave aveva chiuso a chiave la
porta.
Betty era rimasta sbalordita. Tornando indietro verso la camera
di Dave era riuscita a ritirare il biglietto da sotto la porta. Poi
era rientrata in camera troppo scioccata per piangere.
Si era invece seduta davanti allo specchio e si era guardata.
Sapeva che se in qualche modo fosse riuscita a sposare Dave Cole,
per tutto il resto della sua vita avrebbe dovuto competere con altre
Elene Holt sempre e sempre pi giovani, mentre lei sarebbe
diventata pi vecchia. Se non ce la faceva ora a stare alla pari, come
poteva sperare di farlo quando avrebbe avuto quarant'anni?
Al mattino, senza far sapere niente a Dave della sua presenza
a Boston, era partita. L'episodio sarebbe rimasto una sua personale
tragedia se quel giorno Gloria Simms non avesse avuto bisogno
di parlarle. Informata che la signorina Ronson aveva disdetto
la camera, Gloria aveva supposto che si fosse trasferita in quella
di Dave. La sua telefonata lo aveva colto mentre usciva dalla
doccia.
- Dave? Gloria. Spiacentissima di turbare la vostra luna di
miele, ma ho bisogno di parlare con Betty. Uno dei nostri scrittori
ieri sera  andato in California e...
Lui l'aveva interrotta bruscamente. - Betty? Cosa intende dire?
Betty?- Be',  l, no? E siccome stamane ha disdetto la camera, naturalmente
ho pensato che si fosse trasferita nella sua... - Gloria
non complet il suo pensiero.
- Non l'ho neanche vista. Quando  venuta?
- Ieri sera. Non le ha telefonato appena arrivata?
- Io... io non sono rientrato in camera mia se non mezz'ora
fa.
- Ah, capisco. - Gloria aveva cercato di non dare giudizi.
- Scusi, Dave, scusi...
- Se vede Betty... - E questa volta era stato Dave a non
riuscire a completare il discorso. - Cristo! Temo che non ci sia
molto da dire, no?
- No, Dave, temo proprio di no - aveva risposto Gloria,
piano.
La prima occasione che Dave aveva avuto di parlare con Betty
era stata dopo il ricevimento per la prima di Contretemps a
New York. Aveva cercato di spiegarle le esigenze del suo mestiere.
Lei lo era stata a sentire stolidamente. Quando lui aveva
esternato l'amore che provava per lei, lo aveva interrotto.
- No, Dave. Non amore. Gratitudine, forse. Io ti ho iniziato,
ti ho aiutato ad arrivare dove sei ora, e presto, immagino,
ti lancerai nel cinema. Perci tu apprezzi tutto questo e sei grato.
Perch fondamentalmente sei un bravo ragazzo. Ma non
chiamiamolo amore. E non cercare di coinvolgermi in un'eterna
gara con tutte le bellissime dive che incontrerai e con le quali andrai
a letto negli anni a venire. Non potrei sostenere quel tipo di
gara. Quindi  meglio per tutti e due rendersene conto ora, invece
che tra quindici anni e magari con tre figli. Se vuoi continuer
a farti da agente. Ma tutto qui, Dave. Tutto qui.
Se lei fosse stata commossa, Dave avrebbe forse potuto farle
cambiare idea. Ma lei era stata decisa, ferma e sbrigativa. Se
aveva pianto, il discorso lacrime era ormai chiuso.
Lui aveva accettato i termini del loro futuro rapporto.
Una volta separati, c'erano state molte attrici, dive pi giovani,
pi vecchie, pi belle, famose... ma nessuna di loro, gli aveva
fatto provare quel senso di solida continuit che gli aveva dato
Betty. Per fortuna la sua carriera era cos febbrilmente piena
di successi che non aveva avuto il tempo di rimuginarci su. Comunque
il rapporto agenzia-cliente con Betty e Gloria procedeva
senza frizione o recriminazioni.

New York 1946.
David Cole stava cercando gli attori per la sua sesta commedia
a Broadway. I tre protagonisti erano gi stati scelti. Ora doveva
scegliere i comprimari. Solo, nel teatro, stava pensando
all'ultima piccola parte che doveva distribuire quando, guardando
verso il palcoscenico semibuio, aveva visto entrare una ragazzina.
Era snella, il che la faceva sembrare pi alta di quanto lo
			fosse in realt, e aveva un bel portamento. Probabilmente una
giovane attrice arrivata in ritardo oppure una che era venuta per
conto suo senza avere appuntamento per un'audizione, basandosi
sulla possibilit che un regista le permettesse almeno di leggere
qualcosa per compassione se non per cortesia.
Nonostante che fosse stanco e avesse gi preso una decisione
per la parte, non aveva avuto il coraggio di mandarla via.
- Cosa desidera?
- Sto cercando David Cole - aveva risposto lei timidamente.
- Per Il Santuario?
- S, per quello.
- Okay. Trover un copione sulla sedia dietro le quinte. 
la parte di Eloise. Dalla pagina duecentodiciannove alla
duecentoventitr. Una scena breve ma molto efficace. Si prenda un minuto
per darci un'occhiata.
La ragazza aveva esitato, aveva dato l'impressione di essere
sul punto di fare qualcosa ma all'ultimo momento si era girata
ed era andata verso le quinte.  talmente timida e sensibile,
aveva pensato Dave, che sar una grande attrice o una frana.
Pi probabilmente una frana.
Lei aveva impiegato insolitamente molto tempo per familiarizzarsi
con la scena. Quando era ricomparsa, si era tolta l'impermeabile:
indossava una gonna semplice ben fatta e una
camicetta di seta che rivelava una figura attraente, con dei seni giovani
e armoniosi anche se piuttosto piccoli.
- Devo... - aveva domandato.
- Appena se la sente.
Lei aveva cominciato a leggere con la stessa timidezza con cui
era arrivata sul palcoscenico. Alla fine aveva smesso spontaneamente,
abbassando il copione e fissando nel buio.
- Abbastanza spaventoso, vero?
- Ha mai recitato? - le aveva'domandato Dave gentilmente.
- Due volte - aveva risposto. Poi aveva ammesso:
- All'universit.
- Ah - aveva commentato Dave. Aveva esaminato un attimo
la situazione. - Ha tempo per una tazza di caff?
- S, se lo ha lei.
L'aveva portata alla caffetteria davanti all'uscita del palcoscenico.
Non era ancora sera, perci il locale era vuoto e lui avrebbe
potuto fare il suo lavoro da missionario, come si compiaceva
di chiamarlo.
Subito appena seduti nell'ultimo separ e dopo aver ordinato
il caff, aveva cominciato: - Signorina... non ho capito bene il
suo nome.
- Sally Ann Weston - aveva detto lei con disinvoltura.
- Sally Ann Weston - aveva ripetuto lui sicuro che lei
avesse scelto quel nome perch faceva tanto palcoscenico. Ma
non importava. Mentre la guardava, aveva scoperto quello che
non aveva potuto vedere nel bagliore delle luci della ribalta.
Era una ragazza squisitamente bella. No, aveva deciso poi,
la sua faccia era pi che bella. Aveva una bellezza interessante
e aveva espressivi occhi neri. Se fosse stata capace di recitare sarebbe
stata decisamente una scoperta.
Ma Dave non aveva illusioni sul suo talento. Poteva essere
simpatica, bella, estremamente attraente, ma non certo un'attrice.
- Tesoro, quello che le dir le sembrer crudele. Ma creda
a me, alla fine  la cosa pi buona ch'io possa fare. Il lavoro di
teatro  un lavoro duro. E Broadway  pi duro di tutti.  gi
duro anche con un agente. Ma lei non ha un agente, vero?
- No - aveva ammesso la ragazza, in fretta.
- Nessuno l'ha voluta,  cos? - aveva detto Dave, conoscendo
la riluttanza degli agenti a perdere il tempo con giovani
talenti di poche promesse.
- Non lo so, non ci ho mai provato.
- Be', non lo faccia. Non sprechi il suo tempo. N il loro.
Perch francamente, e so che le sembrer brutale, lei non potrebbe
mai diventare un'attrice. Non qui. Forse nei film, dove
una bella ragazza come lei potrebbe andare avanti solo per la
faccia. Ma non nel teatro. Perci io me ne tornerei a Westechester o a Chicago o a Minneapolis ovunque lei provenga e mi
scorderei di tutta la faccenda teatro.
La ragazza non aveva risposto. Fissando il suo caff aveva
continuato a mescolarlo finch Dave non le aveva tolto di mano
il cucchiaino. Lei aveva alzato lo sguardo.
Alla fine lui aveva detto: - Be', forza!
- Forza che cosa?
- Di solito quando dico queste cose a una ragazza ambiziosa,
lei comincia a piangere. E diventa una scena spiacevole.
Mi creda, non lo faccio per divertimento. Ma alla fine  meglio
cos.
L'aveva guardata e aveva visto nei suoi occhi uno strano scintillio
di maliziosa ironia. Aveva sentito di essere il soggetto di
quell'ironia.
- Che scuola ha fatto? - aveva chiesto per evitare i suoi
occhi provocanti.
- Vassar.
- In che cosa si  specializzata?
- Letteratura francese - aveva risposto lei sorridendo.
- Non mi domandi perch. Non c' quasi niente di pi inutile.
- Almeno non ha perso tempo a studiare arte drammatica.
Lei non ha idea di quante ragazzine senza alcun talento si presentano
a ogni avviso per la distribuzione delle parti con diplomi
in arte drammatica. Cristo, non si pu insegnare a recitare
all'universit. Bisogna impararlo. Nella maniera pi dura.
Naturalmente alcune trovano dei vantaggi nell'essere carine con
i registi. Ma non arriveranno mai in nessun posto se non c' la
stoffa. Perci, per metterla francamente, non sprechi il tempo.
Lei non ce l'ha.
Mentre lui parlava, il sorriso di lei si era accentuato e Dave
era esploso: - Accidenti, la smetta di sorridere. Io non sono
obbligato a dirle queste cose, sa? Gliele dico per il suo bene!
- Non sono venuta qui, oggi, per avere un'audizione. Se ben
ricorda, l'idea  stata sua.
Dave si era impennato. - Cosa significa? Lei  entrata dopo
che gli altri se ne erano andati e...
- Io cosa? - Lo aveva interrotto lei. - Io ho detto che
stavo cercando David Cole. E lei mi ha chiesto se era per Il
Santuario. Io le ho detto di s e lei mi ha detto di andare a
prendere un copione e di leggerlo.
- Se lei non voleva un'audizione per la parte, cosa voleva?
- Un posto di segretaria di produzione. Il teatro mi piace.
Lo so che non ho talento per recitare. Lo so meglio di lei. Perci
pensavo che come segretaria di produzione...
- Ah, capisco - aveva detto Dave. - E mi ha lasciato dire
tutto quello che ho detto.
Lei aveva sorriso e finalmente aveva sorriso anche lui.
- Lei  una ragazzina molto bella, per - aveva detto poi
- peccato che non abbia la stoffa.
- E cosa mi dice del posto di segretaria di produzione?
- Ho paura che sia gi stato preso. Abbiamo trovato una
ragazza che far da segretaria di produzione e da sostituta di
una delle parti minori. Risparmia spese, in tourne.
- E se io non vi costassi niente? Se mi pagassi i viaggi e non
pretendessi nessuna paga? Tanto per fare l'esperienza.
- Mi piacerebbe dire di s, ma il posto  gi preso. Mi dispiace.
Ma se sento di qualcosa, dove posso trovarla?
Lei aveva scosso il capo. Evidentemente aveva gi sentito quella
frase tante volte.
- Non ho intenzione di sedurla - aveva protestato Dave.
- Dico sul serio, se so che c' qualche possibilit glielo faccio
sapere. - Le aveva scrutato il viso, particolarmente gli occhi
scuri. Vi aveva trovato qualcosa che non voleva perdere. E
tuttavia era sicuro che se la lasciava andare fuori da quella porta
non l'avrebbe pi vista. Per trattenerla aveva detto: - Lei non
 di Westchester n di Chicago, vero?
- No.
- Non ha alcun accento. E c' solo un posto in questo paese
dove non c' nessun accento locale. L'ultimo calderone. California.
Giusto?
- Importa? Per giunta, sono gi in ritardo a un appuntamento.
- Si era alzata.
Lui si era alzato con lei. I loro occhi si erano incontrati, si
erano fissati, finch lei non si era girata per prendere il soprabito.
- Sally Ann Weston!
Lei si era voltata.
- Non  il suo nome, in realt, vero?
- Naturalmente no - aveva ribattuto lei sorridendo ed era
andata via rapidamente.
Lui era stato tentato di seguirla. Pagato il conto, era uscito
all'aria della sera. L'aveva vista in fondo alla strada proprio
mentre svoltava l'angolo.
L'ultima visione che aveva avuto di lei era stata di una ragazza
snella che camminava con grazia e disinvoltura. Ma erano i suoi
occhi scuri provocanti che pi ricordava.


CAPITOLO 5.

Hollywood 1947.
Erano ormai passati tre giorni dal primo colloquio di Dave Cole
con H. P. Koenig. Quando emerse dall'acqua calda della piscina
dello Chateau Marmont, Dave sent chiamare il suo nome attraverso
l'altoparlante. Nuot fino al bordo, salt -sul cemento cotto
dal sole e prese la telefonata. Era Betty Ronson da New York.
Gentile ma sbrigativa come il suo atteggiamento dopo Boston.
- Ciao, Dave. Come va?
- Oh, benissimo. Sto cogliendo arance e limoni proprio dalla
mia finestra e mi dondolo da un albero all'altro come Tarzan.
- Hai gi visto H. P.?
- Ho passato un delizioso, illuminante pomeriggio con lui.
- Avete parlato di incarichi?
- Non ancora. Perch?
- Nessuno ti ha mai fatto il nome di Vie Martoni?
Martoni... Martoni... S, ora che ci pensava un caratterista di
New York aveva accennato un sacco di cose sinistre sul suo
conto.
- S, un attore che conosco...
- Okay - disse Betty sollevata al pensiero di non essere
costretta a spiegare troppo. - Be', Gloria e io abbiamo fatto
un arrangiamento con lui. Dato che non abbiamo un rappresentante
nostro in California, abbiamo incaricato lui di occuparsi di
te presso la Magna. Perci dovresti chiamarlo prima possibile.
- Cosa succede? Voglio dire, e voi cosa ne ricavate?
- Ci dividiamo le commissioni.
- Betty? - fece lui, esigendo una spiegazione.
Alla fine lei ammise: - Se vuoi l'incarico giusto, il giusto
trattamento presso gli Studi Magna,  meglio che tu sia rappresentato
da Martoni.  il ruffiano di H. P. Quando un uomo,
in pubblico, esibisce un atteggiamento da santo come fa H. P.,
ha bisogno di un po' d'assistenza in privato. Ecco la situazione
in due parole.
Dave ripens al farisaico attacco di H. P. contro Julian
Sakovitz. Cos il vecchio bastardo gradiva di avere a portata di mano
le sue brave pisquelle. Solo che cercava di essere pi cauto e
circospetto di Sakovitz. Aveva un agente di nome Martoni che
gliele procurava. E cosa pi importante, H. P. non lavorava per
un tiranno chiamato H. P. Koenig.
Appena Betty ebbe tolto la comunicazione, Dave chiese alla
centralinista di cercargli il numero telefonico di Vie Martoni.
Lei lo conosceva gi. Gli domand: - Devo chiamarglielo?
- S, grazie.
Di l a un minuto una voce calda, sicura, domand: - Cole?
David Cole?
- S. Il signor Martoni?
- Vie, Dave. Vorrei incontrarmi con te. Cosa ne dici di domani
a pranzo?
- D'accordo. Dove e quando?
- Alla mensa degli Studi. Diciamo a mezzogiorno e mezzo?
- Okay - rispose Dave.
Dave pass il cancello e venne indirizzato verso un parcheggio.
Rest sorpreso nel trovare un cartello che indicava come
quei due metri per quattro di terreno della California erano, temporaneamente
almeno, di propriet di DAVID COLE. Il fatto
gli diede una sensazione di importanza.
Arriv alla mensa ed entr nella Sala Verde. La cameriera lo
salut per nome e lo accompagn verso un tavolo d'angolo da
un bellissimo uomo sui cinquantacinque, con capelli neri cos
lucidi e con un'onda cos meticolosa che pareva acconciato dal
parrucchiere degli Studi. Quando l'uomo si alz per stringergli
la mano, David not che non era cos alto come sembrava da
seduto. Portava un vestito grigio di fattura squisita e una cravatta
fantasia marrone e oro.
Durante il pranzo furono frequentemente interrotti dai pi
grossi divi della Magna e dai pi importanti registi che si avvicinavano
al tavolo per porgere i loro omaggi a Martoni. Dave
cominci a sentirsi importante solo per essere in compagnia di
quell'uomo.
- Ascolta tesoruccio - disse l'agente - lascia che ti dica
come funziona. Tu attieniti a quello che sai fare meglio: dirigere.
La politica dello Studio lasciala a me. Naturalmente ci non
significa che non dovrai usare cautela. Devi imparare a capire
quali sono le simpatie e le antipatie di H. P. E non sar male se
riuscirai a entrare nelle grazie di Sonny Brown.  un tipo tranquillissimo,
ma ha buoni muscoli. Quanto al resto lascia che sia
io a pensare, a progettare e specialmente a parlare. In questo
momento sto cercando la migliore occasione per il tuo primo
film. Dobbiamo trovare un buon copione. Uno che costi agli
Studi tanto denaro da costringerli a scegliere gli attori migliori e
a dare un grasso stanziamento. Un'altra cosa ancora, bimbo:
questa  una citt strana. Ci sono pi belle donne in questa citt
che in tutte le altre parti del mondo messe insieme. E le pi belle
di tutte sono proprio qui, in questi Studi. In quest'area non
c' una segretaria che non potrebbe vincere un concorso di bellezza
da qualunque altra parte. Questo non  il tuo problema.
Il tuo problema  che non devi andare a letto con nessuna di
loro senza prima informarti da me. Puoi non sapere chi stai
scopando. A chi appartiene la donna. E quali eterni nemici ti
creeresti per una sola buona scopata. Perci non ti cacciare nei
guai e bada di tenerti i pantaloni abbottonati. Finch non ti
sei informato. Nel frattempo, se vuoi una cosetta, ho un gruppetto
di stelline che sarebbero anche troppo felici di contentarti.
Non c' nessuno che faccia l'amore con l'entusiasmo di una
stellina ambiziosa. Capito? - domand Martoni. Ma nei suoi
consigli amichevoli c'era un tono fortemente autoritario.
Dave si limit a fissarlo.
- Ricorda una cosa! Non esiste uomo su questa terra, nel
mondo dello spettacolo, che abbia il potere di vita e di morte
su tutti come H. P. E lui non si fa scrupoli a usarlo. Se dubiti di
quanto dico, aspetta a vedere se Julian Sakovitz trover lavoro.
A meno che non si rassegni ad accettare un lavoro da qualche
Studio che va in malora, per qualche produttore fasullo. Perci
bada a dove metti i piedi e lascia che al resto ci pensi io. Mi sei
simpatico. Ho sentito dire tante cose belle sul tuo conto. Potrai
fare molta strada. Ma non mi contrariare. E non portarti a letto
nessuno finch non ti do il benestare io.
Dave non annu, ma neanche disapprov. Martoni aveva la
potenza insidiosa di un capomafia.
Se avesse avuto bisogno di una prova, due giorni dopo Dave
fu convocato a una riunione nell'ufficio di H. P. Quando vi arriv
era in corso una conferenza. H. P., i suoi tre cantastorie e un
produttore erano ingolfati in una discussione su una commedia
che la Magna aveva acquistato nonostante che fosse sempre in
tourne.
H. P. invit Dave a entrare e fece per presentarlo, ma evidentemente
aveva dimenticato il suo nome.
- Cole - dovette suggerirgli Dave. - David Cole.
- Certo. Avanti, Cole, siediti. E ascolta. - H. P. fece cenno
a uno dei suoi cantastorie e questi continu a raccontare la trama
della commedia. Poi H. P. si appoggi allo schienale e con
un sorriso raggiante si rivolse a Dave. - Be'?
- Signor Koenig, conosco questa commedia. In effetti mi
avevano proposto di dirigerla a Broadway. Io l'ho rifiutata.
La faccia raggiante di H. P. si trasform: pareva che avesse
ricevuto un affronto personale. - Cosa vorresti dire con questo?
L'hai rifiutata? Se quando me l'hanno raccontata io ho pianto
come un bambino!
- C' un difetto nella trama. Un difetto irrimediabile - rispose
Dave, ricordando allo stesso tempo gli avvertimenti di
Martoni secondo i quali non doveva mai contrariare H. P.
- Un difetto irrimediabile! - esclam H. P. in tono sprezzante.
- Abbiamo scucito centomila dollari per acquistarla e tu
ci trovi un difetto irrimediabile!
Fece apparire l'affermazione di Dave come un tradimento. I
tre cantastorie fissavano astiosamente Dave con l'impazienza di
giudici pronti a pronunciare la sentenza capitale.
- Non  soltanto una mia opinione - continu Dave pi
pacatamente. - Ho due amici tra gli attori. E mi dicono che
l'autore ha riscritto il terzo atto quattro volte e che ancora non va.
- Cosa c'era di sbagliato nella stesura originale del terzo
atto? - domand H. P. come se fosse stato attaccato personalmente.
- Al pubblico decisamente non piaceva - spieg Dave.
- Io ci ho pianto come un bambino - ripet H. P. Dave
non si commosse.
La bionda dalla voce metallica disse, forse con troppa veemenza
e in tono difensivo: - Non esistono difficolt che non
si possano appianare con una buona sceneggiatura!
- E pensi ai valori di produzione - disse il Professore.
- E ai protagonisti - aggiunse il terzo cantastorie. 
- Secondo H. P. sarebbe un ottimo soggetto per Gable e la Garson,
e H. P. annu confermando.
Tutto ci non spinse Dave a cambiar parere, ma si rese conto
di una cosa. Quella era una delle situazioni politiche di cui gli
aveva parlato Martoni. Se era cos, doveva prestarsi al gioco.
Qualunque regista di Broadway conosceva un fatto fondamentale
della vita. Quando sei in dubbio, lusinga il divo. E non c'era
dubbio di chi fosse il divo l dentro.
- Mi  permesso spiegarmi? - domand Dave. H. P. fece
un breve gesto impaziente con la mano. - C' un motivo
per cui lei piange quando l'ascolta. Lo stesso motivo per
cui questo  il pi grande Studio di tutto il mondo cinematografico.
Sensibilit. La sua sensibilit. Certo, se le persone
del pubblico fossero sensibili come lei, altrettanto rapide
ad afferrare i pi profondi significati dei rapporti umani,
si siederebbero in platea e piangerebbero anche loro. Ma il
fatto  che non lo sono. Loro non piangono. E non  cos
che vorrei che il pubblico di questo paese considerasse un
film Magna. Certamente non rischierei Gable o la Garson con
un soggetto simile.
H. P. si appoggi allo schienale della sua smisurata poltrona.
- C' una logica in ci che dice questo giovanotto - dichiar
finalmente H. P. - Pu essere davvero troppo profondo per un
pubblico normale. Sapete cosa vi dico? Date il copione a
Wildberg. Se c' qualcuno che pu rabberciarlo, quel qualcuno 
lui. Se non ci riesce, lo metteremo via e ci rassegneremo a perdere.
Meglio perdere centomila che due milioni.
Il Professore disse: - Parler a Wildberg dopo pranzo.
- Bene! - H. P. aveva sciolto la riunione con una parola.
Mentre si avviavano verso la porta, H. P. grid: - Cole! Aspetta
un minuto!
Gli altri tre uscirono. H. P. non invit Dave a sedersi.
- Mi piaci, ragazzo. Hai fatto esattamente quello che avrebbe
fatto Marvin Kronheim. Hai tenuto duro. E hai protetto lo
Studio, a tuo rischio, perfino. Mi piace questo tipo di lealt. Ci
vuole fegato!
Dopodich H. P. lo conged con un movimento della mano
che ricord a Dave il gesto di un Papa.
Qualunque fossero le reazioni di Dave alle pretese di H. P., il
vecchio aveva fatto capire chiaramente una cosa. Lui stava sempre
cercando un successore per Marvin Kronheim. A quel punto
Dave si considerava un eventuale candidato.
Quando rientr in ufficio, la segretaria gli porse un messaggio
dell'uomo che lui aveva soprannominato il Professore. Dave era
pregato di chiamarlo appena fosse rientrato in ufficio.
- Dave Cole? - disse dolcemente la voce erudita dell'uomo.
- S.
- Per caso  libero oggi per pranzo?
Dave esit, poi: - S, sono libero.
- Bene, facciamo all'una?
- D'accordo.
- Sarebbe meglio che andassimo fuori di qui, credo. La gente
ha la tendenza a spettegolare ogni volta che mi vede pranzare
con chicchessia. Che razza di cucina le piace? - domand. -
Messicana? Italiana? Francese? Ebraica? Conosco tanti posticini
intimi per accontentare qualunque desiderio etnico. Quanto tempo
 che non mangia un sandwich genuino di corned beef?
- Dal giorno prima di venire qui.
- Ah. - Il professore sembr deluso. Gli sarebbe piaciuto
farsi bello con una piccola pizzicheria-tavola calda ebraica che
aveva autentico corned beef nuovaiorchese. Ma invece disse:
- C' un localino italiano... - Gli diede l'indirizzo. Era chiaro che
il Professore non voleva essere visto uscire con lui dagli Studi.
Arrivarono al ristorante pochi minuti di differenza l'uno
dall'altro. Il proprietario, che conosceva bene il Professore, li condusse
in un piccolo separ riservato sul retro. Sapeva che tipo
di vino beveva il Professore e lo port subito.
Durante il pranzo, l'uomo pi anziano interrog Dave sul suo
passato e su alcune delle sue esperienze nel teatro: evidentemente
gli interessava molto la carriera di Dave.
Tuttavia l'uomo era disarmante. Snello, di mezza et, con capelli
scompigliati che gli davano l'aspetto di un accademico
distratto. Fu soltanto mentre bevevano l'amaro espresso italiano
che and al vero scopo della loro riunione.
- Allora mi dica, come si trova con Vie Martoni?
- Abbastanza bene - rispose Dave, senza calcare troppo
sulla sua asserzione.
-  importante.
- Cos mi pare d'aver capito.
-  anche importante che lei cerchi di barcamenarsi con i
Tre Stregoni. - All'espressione perplessa di Dave, il Professore
rise. - Noi tre. I cantastorie di H. P. L'orecchio del re  nostro.
Noi siamo il cerchio magico. Lo vediamo tutti i giorni. Un privilegio
che nessun altro ha. Se vorr trasmettere qualcosa a lui,
lo faccia sapere a me. Noi possiamo farlo, cosa che nessun altro
pu fare. Tranne Vie Martoni. E il guaio con Martoni  che lui
trasmetter soltanto quello che vuole. Non necessariamente quello che vuole lei. Dopotutto lui rappresenta la maggior parte dei
talenti dell'area. Cos quando i suoi interessi cozzano contro
qualche altro regista che guadagna di pi, naturalmente lui protegger
quel regista sacrificando lei. Questa  una citt molto
prammatica. La vita e la morte professionale vengono decise in
pochi attimi. Qualunque cosa pu essere un'arma. Il denaro.
il sesso. L'avidit. La vanit. La perversione. In questa citt il
trucco  scoprire la debolezza degli altri. Donne. Uomini. Gioco
d'azzardo. Masochismo. Sadismo. Nelle condizioni giuste ciascuno
di noi  vulnerabile.
Dave si chiedeva perch quell'individuo gli stesse raccontando
quelle cose. Ma il Professore disse, con un sorriso: - Forza,
domandi.
Dave era imbarazzato.
- Lei mi considera come il Professore. Non lo neghi, lo fanno
tutti. E perch? Perch un tempo lo ero. Professore di letteratura
inglese. In una universit femminile dell'est. Allora perch
non sono pi l? Perch anch'io ho una debolezza. Le ragazze.
Giovani. Se potevo scegliere, preferivo quelle del primo
anno alle altre. C' un qualcosa nelle ragazzine innocenti cui
non so ancora resistere. Ma scoprirono la mia debolezza, mi buttarono
fuori... ed  stata la fine della mia carriera d'insegnante.
Ho rivolto le mie capacit allo scrivere. E ho scoperto che sebbene
io non scriva molto bene, ho un certo fiuto per i soggetti.
Incontrai H. P., abbastanza stranamente, in un periodo in cui
tutti e due scopavamo la stessa giovane attrice. Lui s'imbestial,
naturalmente. Per arrivammo a conoscerci a vicenda. Quando
gli portai qualche idea per alcuni film, lui cominci a rispettarmi.
E alla fine, quando divenne padrone della Magna, m'ingaggi.
Accadde ventidue anni fa.
S'interruppe solo quanto bastava per ordinare dell'altro caff.
- Ora lei si chieder perch le racconto tutto questo. Una
buona domanda. Non le devo niente. In effetti dopo quanto 
successo oggi dovrei considerarla un nemico. Lei ha infranto
una delle regole cardinali. Mai, mai contrariare gli Stregoni!
Chiunque nello Studio avrebbe potuto dirglielo. Perbacco, quella
gelida carogna con la voce metallica e due palle in proporzione
sta gi tramando per stroncarla. E il piccolo Furetto? Non avr
pace finch non diventer produttore. Le miner il terreno sotto
i piedi a ogni minima occasione. Allora perch dovrebbe fidarsi
di me? Non ho ambizioni anch'io? Certo. Ma le mie sono facili
a soddisfare. Mi piace il lavoro che faccio. Sono pieno di rispetto
per l'enorme, immeritato stipendio che ricevo. E per un
uomo con la mia particolare debolezza, il fatto di poter lavorare
in uno Studio quale la Magna  come per un tossicomane lavorare
in una fabbrica d'eroina. Guardo dalla finestra del mio ufficio
e vedo passare tutti i giovani culetti che entrano da quei
cancelli, e mi sento in paradiso. Perch ottengo la mia parte.
Piaccio, alle ragazzine. Sono piacevole, mite, e le mie abitudini
sessuali non le disgustano particolarmente. Quando sussurro le
parole magiche posso farti entrare nel mondo del cinema, le
gambe si spalancano con sorprendente celerit! Allora a cosa mi
serve, lei? L'ho presa in simpatia, Cole. Pochissimi avrebbero
osato contraddire H. P., oggi.  una commedia schifosa. E ha
veramente un difetto fatale. Ma noi, in primo luogo, non l'avevamo
affatto consigliata ad H. P. anche se lui voleva farlo credere
a lei.
- Allora chi l'ha acquistata?
- Vie Martoni. Rappresenta l'autore insieme all'agente di
New York col quale divide la commissione. Come rappresenta
lei. Vie l'ha venduta direttamente a H. P. durante una serata
passata insieme da Marge.
- Marge? - domand Dave.
- Un bordello. Di tanto in tanto H. P. va l e compra tutto
il locale. Una notte da Marge, Vie gli parl di quella commedia.
H. P. accett di comprarla. Probabilmente mentre si trastullava
con una ragazza e non stava nemmeno ascoltando. Comunque
l'affare era fatto e noi ci siamo trovati inchiodati. Da allora abbiamo
continuato a magnificare un soggetto che H. P. aveva comprato
senza neanche consultarci. Quando lei  arrivato, ha reso
il nostro giochetto anche troppo trasparente. Perci, oggi, si 
fatto due nemici. E un amico. Io non sono cos corrotto da non
saper apprezzare un po' di sincerit. - Il Professore sorrise.
- Ascolti - disse, all'improvviso. - Tutti mi chiamano il Professore.
Le sarei grato se volesse chiamarmi confidenzialmente
per nome. Albert.
- Okay, Albert...
- Bene, ora ti confesser due cose che mi lasciano perplesso.
Perch H. P. ha deciso di farti intervenire stamattina? Perch
non una mezza dozzina di altri registi degli Studi che sono liberi
in questo momento?
- Forse Martoni aveva insistito.
- Non t'illudere. Tu non sei ancora cos prezioso per lui.
- Allora perch? - domand Dave cominciando a provare
anche lui una certa perplessit.
- Non lo so - confess il Professore.
- Qual  l'altra cosa che ti lascia perplesso?
- Dopo quello che hai detto, perch H. P. vorr ancora un
rimaneggiamento?
- Forse semplicemente per quello che ha detto... Per vedere
se si pu migliorare - sugger Dave.
- Cristo, no. A dormire nei cassetti abbiamo un centinaio
di soggetti molto migliori. Perch questo? - Prese il conto dicendo:
- Vedremo. Prima o poi lo vedremo. - Stava facendo
la somma quando s'interruppe, guard Dave e domand: - Ti
ha mai parlato di Marvin Kronheim?
- S. Perch?
- Che sta sempre cercando un altro giovane perch prenda
il posto di Marvin Kronheim?
- S - disse Dave, sentendosi invadere da un certo calore.
- Be', non credere a una singola parola - disse bruscamente
il Professore. Dave lo guard dubbioso. L'altro continu.
- Gli piace parlare cos. Perch a Hollywood considerano Marvin
Kronheim come l'unico vero genio che questa citt abbia mai
avuto. Ma la verit  che H. P. considera genio se stesso. La sera
in cui Marvin Kronheim mor, mentre tutta Hollywood piangeva,
il vecchio and a puttane. Se c' una cosa che lui non cerca,
 un altro Marvin Kronheim. Questa storiella la usa soltanto
per allettare giovani come te. Ma se tu un giorno mostrassi qualche
possibilit di succedere realmente a Kronheim, sei morto.
Ricordalo!
Tornarono alla luce del sole. Il Professore tocc il braccio di
Dave mentre si dirigevano verso le proprie macchine.
- Ascolta, Dave, ti ho confidato molto di me, oggi. Non mi
tradire. Non solo distruggeresti le mie illusioni, ma ti faresti
un altro nemico. E qui non c' bisogno di avere pi nemici di
quanti se ne ha gi.
Sorrise, sal in macchina e usc dal parcheggio.
Durante le tre settimane successive, Dave Cole trov poco
da fare alla Magna. Ogni volta che chiedeva un appuntamento
con H. P. per un incarico, veniva consigliato di guardarsi attorno
e di osservare l'andamento delle cose negli Studi. Nel frattempo
le tredici settimane stavano scorrendo e la sua opzione era
in pericolo. Telefon a Gloria. Lei, ovviamente, telefon a Vie
Martoni. Il giorno dopo Martoni pass dal suo ufficio.
- Cosa c', ragazzo?
- Vorrei cominciare a lavorare.
- Ascolta, quando sar il momento, H. P. ti dar un incarico.
Nel frattempo va' in giro. Impara come si fa un film. Vai sui
set dove altri registi stanno girando. Entra nelle sale di montaggio
e guarda quei ragazzi al lavoro. Sono loro che fanno i film.
Parla con i truccatori, i disegnatori, i costumisti. C' un mondo
tutto differente, qui. Cerca di assimilarlo.
- Le mie tredici settimane stanno per scadere - gli ramment
Dave.
- Non ti preoccupare. Te le far rinnovare. Forse con un
aumento - lo rassicur Martoni fiducioso.
- Da che sono arrivato non ho lavorato un solo giorno. Come
cavolo possono sapere se merito un aumento?
- Io lo so - disse Martoni sorridendo. - Ed  quanto
basta.
Sulla base di quanto gli aveva detto il Professore, e cio che
quello doveva bastare, Dave si consol.
- Per continua a non piacermi l'idea di essere pagato per
non far niente.
- Ascolta, ragazzo, essere pagato per non far niente fa parte
del gioco. Se ti annoi, trovati una troietta e divertiti. Solo informati
da me, prima. E se sei troppo timido, fammelo sapere
e io ti mander qualche ragazza. Ma qualunque cosa tu faccia,
aspetta, con pazienza. Ti dir io quando. - Martoni fece per
andarsene poi si gir per dire: - E piantala di chiamare New
York! Quando sei nei guai o vuoi qualcosa, chiama me! Capito?
- Capito - disse Dave, rendendosi conto di come l una
donna piena di sani principi come Gloria Simms non avrebbe
contato niente.
Accadde quasi due settimane dopo. Dave stava tornando nel
suo ufficio dopo aver pranzato con alcuni attori di New York
chiamati l per il contratto di un film. Avevano fatto le solite malignit
su Hollywood. Sul fatto di comprare una bottiglia di
Coca Cola per volta invece di sei tutte insieme perch non sapevano
quanto sarebbero rimasti. Di come l'arte era limitata e
volgare, l. Di quante Rolls Royce erano cominciate ad apparire
nei parcheggi dei supermercati dopo la guerra.
Era stato divertente, ma ora gli attori erano tornati al loro
set e Dave era di nuovo nel suo ufficio vuoto e fino a quel momento
inutile. Quando entr la sua segretaria gli porse nervosamente
il telefono. - L'ufficio di H. P.!
Dave prese il ricevitore. Immediatamente Sarah Immerman
venne in linea. - Il signor Koenig vorrebbe vederla alle tre.
- Poi gli fece la pi retorica delle domande: -  libero?
Quando fu introdotto nell'ufficio, vi trov i Tre Stregoni. H. P.
era immerso nei pensieri e i cantastorie aspettavano.
- Cole! Sei arrivato finalmente. Il copione da girare di
Wildberg. Secondo noi l'ha domato. Gli ha dato una forma.
Dave non fece commenti sulla terminologia per cui ogni copione
era considerato una bestia selvaggia che era stata domata.
- Be', splendido - disse Dave, ancora perplesso sul motivo
della sua presenza.
- Ci piacerebbe che tu lo leggessi. E che tu fossi pronto a
discuterne domattina - ordin H. P.
- Certo - disse Dave lanciando un'occhiata al Professore
che parve ignorarlo completamente.
- Sarah ti far avere una copia prima che tu esca dagli Studi
stasera.
Se ne and, chiedendosi quale speciale significato poteva esserci
in quella riunione. H. P. avrebbe potuto dargli lo stesso ordine
con una telefonata, oppure perfino per mezzo di Sarah.
Trov il copione sulla scrivania. Fu tentato di leggerlo seduta
stante, ma poi decise di andare al Marmont e di passare la serata
con quello.
Cominciava abbastanza bene. Le scene fondamentali coinvolgevano
azione con buoni suggerimenti per la macchina da presa
per stabilire l'ambiente, i personaggi principali, la loro posizione
e funzione nella vita. Ma dopo la prima dozzina di pagine
il copione ripeteva quasi l'identico dialogo che Dave ricordava
della versione teatrale che lui aveva gi letto e rifiutato per
Broadway.
Qualunque fosse il talento di Wildberg secondo H. P., lo scrittore
non aveva fatto altro che un rimpasto dell'opera originale.
Avrebbe dovuto impiegarci tre giorni e non quasi un mese, ed
era risaputo che Wildberg prendeva quattromila dollari la settimana.
La questione stava ora solo nella tattica da usare. Tornare da
H. P. e dirgli la verit avrebbe solo fatto imbestialire il vecchio
tiranno. Ma, per il suo primo film, dirigere quel copione avrebbe
significato indubbiamente un danno enorme per la sua carriera,
forse anche fatale. David decise di chiamare Vie Martoni. Ma
non riusc a trovarlo. Ed era troppo tardi per chiamare Gloria o
Betty a New York. Stava pensando dove andare a cenare, quando
ricord quel piccolo locale italiano in cui lo aveva portato il
Professore, cos decise che forse il Professore era la persona giusta
cui chiedere consiglio. Fortunatamente Albert Grobe era
sull'elenco telefonico di Beverly Hills.
Albert si dimostr comprensivo. Ascolt l'accalorata critica
di Dave. Pareva completamente d'accordo con lui. A quel punto
Dave domand: - Ora dimmi, cosa devo fare?
- Quello che devi fare - disse l'altro in tono dolce - 
girare quel film.
- Come posso, pensandola come la penso? E peggio, come
posso ingaggiare Gable e la Garson per un affare del genere?
Sarebbe la mia rovina! Nessuno vorrebbe pi lavorare con me!
- Un momento, Dave. - Il Professore cerc di calmarlo.
- Ascolta, stasera io ho... un appuntamento... con una ragazza.
Deve venire alle otto e mezzo. Se vieni qui subito posso dedicarti
un'ora. Ma dopo, be', capisci...
- Certo - disse Dave, grato per la concessione dell'ora.
La casa del Professore in Rodeo Drive era una di quelle imponenti
strutture che imitavano le tipiche case del sud. Accanto
c'era un castello imitazione normanno... a testimonianza
del fatto che il sud della California non aveva uno stile proprio.
Dave fu ricevuto da un maggiordomo negro, alto e molto dignitoso,
che lo fece passare in una biblioteca prospiciente una
gran terrazza e una piscina.
Di l a poco arriv Albert Grobe vestito con pantaloni di seta
nera e una giacca smoking di broccato con una sciarpa color
cremisi intorno al collo. - Ah, Dave, ragazzo mio! - lo salut,
e avvicinandosi al bar disse: - Cosa gradisci?
- Scotch e acqua.
Grobe prepar il beveraggio per lui ma niente per s. - Allora,
raccontami le tue grane.
- Quel copione! Fa schifo!
- Figliolo, figliolo, non lasciamoci prendere dall'emotivit.
Qui abbiamo una situazione che esige la massima diplomazia.
Ti piacerebbe rifiutare il copione, ma  chiaro che H. P. vuole
che tu lo faccia. Perci non puoi rifiutare.
- Invece lo far! - insistette Dave.
- Oh, no - disse Grobe. - Perch, in tal caso, H. P. ti licenzierebbe.
E, peggio, andr a dire in giro cose terribili sul tuo
conto per giustificarsi in modo che nessuno Studio di questa
citt di ingagger. Viviamo in uno stato feudale in questo regno
di palme e di troie gratis. E seduto sul trono c' H. P. Koenig.
Grobe esit e alla fine prese una decisione. And al telefono
e form un numero.
- Senti, piccola, invece delle otto e mezzo, facciamo le nove
e mezzo? Uhm? Mi  capitato qualcosa... No, no, qualche altra
cosa... Liebchen, non ti mentirei. Non c' nessun'altra donna.
E tu avrai il tuo provino. Ci vediamo alle nove e mezzo. Adam
verr a prenderti... S. Brava bambina.
Le soffi un bacio per telefono, poi riappese e premette un
pulsante. Il negro apparve sulla soglia. - Adam, la ragazza...
vai a prenderla alle nove e un quarto invece che alle otto e un
quarto.
- S, signor Grobe.
- E Mattie ha preparato tutto? La cena? Qualcosa per pi
tardi?
- Sissignore.
- Allora dopo che hai portato qui la signorina, puoi andare
a letto.
Il maggiordomo si volt e usc.
Quando furono soli, Grobe si sedette di fronte a Dave.
- Dave, tu sei troppo giovane e troppo idealista per capire,
ora. Ma se starai abbastanza a lungo in questa citt, capirai.
Lasciami solo dire che H. P.  un essere spaventoso. E anche
un uomo meraviglioso.  un uomo di altissimi princpi morali.
E un degenerato.  un uomo di grandissime capacit. Senza
alcun talento.  un uomo di enorme potere. E allo stesso tempo
pieno di grossi conflitti e indecisioni. Ti sto dicendo che H. P. 
un gigante e i suoi difetti sono enormi come i suoi pregi. -
Grobe si alz e cominci a camminare avanti e indietro.
- Questa storia delle ragazze... - Ovviamente si riferiva alla
sua telefonata. -  solo un privilegio del lavoro.  il lavoro
stesso che mi tiene qui.  quello che mi fa sopportare le furie
e gli eccessi di H. P. - Si ferm e si rivolse direttamente a Dave.
- Se non intuissi che in te c' qualcosa, non mi darei la pena
di parlarti cos. Per capire questa citt, bisogna che tu capisca
H. P. Koenig. Devi sapere da dove  venuto e cos'. Un ragazzino
di otto anni arriva in America da una piccola citt della Lituania
senza sapere una parola di inglese. Va ad abitare in un
caseggiato nei bassifondi e suo padre e sua madre devono lavorare
tutti e due per mandare avanti la baracca. A dieci anni
promette alla madre che far per lei tanti quattrini, pi quattrini
del Presidente degli Stati Uniti! - Grobe sorrise. - Quale
madre non ha sentito simili fanfaronate dal proprio figlio? Ma
quale figlio riesce a guadagnare dieci volte pi di quanto guadagna
il Presidente? Vuoi sapere cos' la volont, Dave? Alla
et di quattordici anni possiede il proprio negozio di rigattiere,
un cavallo e un carro. A diciassette possiede tre negozi. Ora
vuoi sapere cos' il coraggio del giocatore d'azzardo? A diciannove
anni vende ogni cosa e apre un piccolo cinema-teatro in
East-Side a New York. E naturalmente ha successo. Ma in lui
il successo alimenta soltanto la sua ambizione. A ventisette anni
pianta la moglie e due bambine e va nel West a fare film per
conto suo. Arrivato qui scopre che questo  il posto che ha
sempre cercato. Per il suo primo film ne ha scritto il copione lui
stesso. Ed essendo com', la prima diva che  riuscito a ingaggiare
se l' scopata. Sin dall'inizio era posseduto da quel bisogno
di dominare gli altri, di possederli, di costringerli al suo
volere. Lo si pu odiare per questo, o ammirare e invidiare.
O si lotta contro di lui o ci si sottomette a lui. Ma quello che
non si pu negare  che lui ha costruito lo Studio che intrattiene
pi gente al mondo di ogni altro uomo nella storia! - Albert
Grobe si lasci cadere su una poltrona. - Io lo considero
un'istituzione. Un fenomeno. Qualunque siano state le conseguenze
per lui, per sua moglie, per le sue figliole, si  costruito
un regno.  un imperatore che governa i migliori attori, i pi
grandi scrittori, i pi bravi registi e musicisti. Tutti quanti sopportano
ogni suo sopruso. Ma alla fine, perfino quelli che lo
odiano, lo rispettano. Come lotti contro un uomo simile? Lo accetti.
Quel piccolo, duro rigattiere governa il mondo in cui
viviamo, Dave. Accettalo. E allo stesso tempo cerca di fare del
tuo meglio. Perch lui lo capir. Quell'uomo sa riconoscere una
cosa, Dave: la qualit. Dimostragli che ce l'hai e andrai d'accordo
con lui.
Furono interrotti dall'arrivo dell'appuntamento di Grobe. Pur
essendo un avanzo di H. P., era sempre una ragazza sensuale il
cui splendido fisico era il suo unico passaporto per un'eventuale
carriera. Grobe la preg di aspettare ancora un minuto.
- Quanto a quel copione, Dave, sono d'accordo con te. 
orribile. Ma fallo.
- Per rovinarmi?
-  qui dove subentrer Martoni. Chiamalo. Fa' in modo
che dica a H. P. che tu non dirigerai quel film se non avrai una
proroga di due anni del tuo contratto e senza opzioni.
- Non posso ancora credere che H. P. voglia infilare Gable
e la Garson in un film del genere.
- Ha detto che avrebbe ingaggiato Gable e la Garson per
questo film?
- La prima volta l'ha certamente detto.
- Quella era la prima volta. Ora  questa volta - lo corresse
dolcemente Grobe.
- Ascolta, cosa diavolo sta succedendo? - domand Dave.
- Dave, per favore, la ragazza sta aspettando. E io ho pensato
a lei tutto il giorno. Una volgare troietta. Ma hai visto quelle
tette? Monumentali. Quasi pretenziose come le sue ambizioni.


CAPITOLO 6.

Dal Sunset Boulevard, Dave Cole volt la macchina ed entr in
North Roxbury. Era una mattinata fresca. Anni pi tardi, quando
Hollywood e Beverly Hills soffocavano lentamente a morte
per lo smog, Dave avrebbe ripensato con nostalgia a quei giorni
freschi e puliti.
Sul sedile accanto a lui c'era un copione corretto. Aveva parlato
con Martoni. Martoni aveva parlato con H. P. e H. P. aveva
accettato le sue condizioni. Aveva persino accettato di far riscrivere
il copione di Wildberg per seguire i suggerimenti di Dave.
Ora Dave stava per aver il suo primo incontro con Lora Lindsay
che H. P. aveva scelto come diva del primo film di Dave.
Lora Lindsay era da lungo tempo uno dei beni pi preziosi
della Magna. Non era una grande attrice, ma aveva l'aria della
gran signora. Aveva un portamento splendido, anche se un po'
rigido. La sua dizione era nitida e precisa. Dave aveva sempre
sentito che la sua recitazione era sempre troppo uguale: nitida,
precisa, lungi dall'essere commovente. Ma come tutti i giovani
registi ambiziosi si era convinto che un talento latente c'era e
che lui sarebbe stato quello che glielo avrebbe fatto tirar fuori.
Il suo protagonista maschile sarebbe stato Geoffrey Horn, attore
ben considerato anche se non di primo piano. Era attendibile,
bruno e bello. Di solito copriva il secondo ruolo: quello
che al finale perde la ragazza amata. Oppure quello col quale
l'eroina era tentata di commettere un peccatuccio, ma poi
ci ripensava e tornava dal marito, sempre immacolata.
Dave trov la casa di Lora Lindsay e ferm nel viale d'accesso
dietro una Rolls Royce rossiccia. Suon il campanello e
aspett. Quando, dopo un ragionevole lasso di tempo, non ottenne
risposta, suon di nuovo. Finalmente la porta si apr. E si
trov davanti Lora Lindsay. Indossava una vestaglia celeste
chiaro, guarnita, al collo, con del pizzo trasparente dello stesso
colore. - David? - disse con lo stesso sorriso aperto che sciorinava
nei suoi film.
David pens: La falsa carogna! Figuriamoci, inscenare una
cretinata del genere per aprire la porta di casa!
La guard attentamente. Aveva gli occhi troppo vicini per poter
essere considerata una vera bellezza. Gli altri lineamenti erano
piuttosto regolari, sebbene il naso fosse un po' pi largo di
quanto si aspettava. D'un tratto Dave si rese conto del motivoper cui quasi tutte le sue fotografie pubblicitarie erano di profilo.
Gli fece attraversare la lussuosa casa fino alla piscina sul retro.
Una cameriera arriv con un enorme vassoio di caff ed eleganti
pasticcini. Lora serv, sempre sorridente. - Prenda uno
di questi dolcini. Deliziosi. Da Chasen li fanno appositamente
per me.
Quando fu ben approvvigionato di caff e pasticcini di cui
Dave avrebbe fatto volentieri a meno, Lora Lindsay cominci
a parlare.
- Voglio Walter Flannery per cameraman, naturalmente. E
Edie per occuparsi del mio guardaroba. Ma prima devo vedere
e approvare i suoi disegni. Solo Bill Thornhill potr toccarmi i
capelli. E voglio lo stesso truccatore che ho avuto in Heaven
Bound.
S'interruppe all'improvviso. Qualcosa, negli occhi di Dave, aveva
tradito la sua disapprovazione.
- Dico queste cose subito per non impantanarci poi in discussioni
- spieg, sempre col famoso sorriso Lindsay.
- Naturale - convenne Dave con scarso entusiasmo. - Ha
letto il copione?
- Ah, il copione. S, l'ho letto.
- Cosa ne pensa?
-  un cambiamento. Un cambiamento corroborante. Questo
 il guaio di essere posseduti da una piovra come la Magna.
O si fa quello che ci dicono o ci mettono in quarantena. Ha
saputo cos'ha fatto Cohn a Jean Arthur, vero?
Dave annu. Tutti sapevano che da pi di un anno Jean Arthur
era stata sospesa, con la proibizione di lavorare per chiunque
altro, cinema o teatro che fosse, finch non avesse concluso
il suo impegno con Cohn.
- Be' - stava dicendo Lora Lindsay. - Glielo far vedere,
a H. P. Appena ho ricevuto questo copione, la prima cosa che ho
detto  stata: non  per me. Non  affatto per me. Ma poi l'ho
riletto e ho deciso che lo far perch  diverso. Gli far vedere
una Lora Lindsay che non ha mai visto. Ho recitato in tutti gli
zibaldoni in costume fatti dalla Magna. La moglie di Israeli.
Maria Antonietta. Lady Hamilton. Sempre le stesse cose. Be',
una volta tanto voglio essere una donna vera.
Dave si sent meglio, molto meglio. Lei era arrivata alla sua
stessa conclusione. Se c'era una qualche speranza per quel copione,
stava nel fare qualcosa di sorprendente con Lora Lindsay.
Durante la loro conversazione, Dave aveva sentito il rumore
di palle da tennis che venivano colpite con regolare abilit.
Dopo un po', due uomini uscirono dal campo di tennis che era
situato al di l del casotto della piscina. Erano entrambi di mezza
et, vestiti di bianco. Mentre si stavano avvicinando, Lora
grid: - Tesoro, vieni a conoscere il signor Cole!
Il pi alto dei due giocatori si fece avanti con la mano tesa.
Mentre si salutavano, Dave riconobbe in lui uno di quegli attori
dei quali non si ricorda mai il nome, ma di cui se ne riconosce
la faccia a vista. Era bello, vigoroso, muscoloso e senza dubbio
attirava molto le donne, sebbene non cos tanto da diventare un
divo. Sembr felice di fare la conoscenza di Dave e si spinse
fino a dire: - Ah, s, il brillante giovane regista di New York.
- Sorrise a Dave, i regolari bianchi denti smaglianti.
- Hai vinto, tesoro?
- Sei due sei quattro.
- Magnifico! - esclam lei. Lo baci cautamente sulla guancia
per non toccarne il corpo sudato. Il suo odore parve suggerirle:
- Vai a farti una nuotata. - Lui obbed e spar nel casotto
della piscina per cambiarsi.
Quando se ne and, Dave not che lei sembrava possedere
quell'uomo come la Magna possedeva lei. Pareva che tutti in
quella citt vivessero sull'indulgenza e la sofferenza di qualcun
altro.
Dave torn allo Studio molto pi sollevato. Almeno lei aveva
idee chiare sul suo ruolo, decisa a non dare un'altra interpretazione
di routine. Sarebbe stata sensibile alla regia e disposta
a lavorare. Le cose non andavano poi cos male come aveva
temuto.
Quando quel giorno pranz con Albert Grobe, Dave era molto
pi ottimista.
Avevano girato nel teatro di posa undici per quattro giorni.
Lora Lindsay era estasiata. Aveva una fiducia illimitata nel suo
giovane regista e ne cantava i pregi con chiunque voleva starla
a sentire. Andava perfino a mangiare alla mensa, cosa che, durante
le riprese, non aveva mai fatto.
Nell'insieme era una compagnia soddisfatta. Gli attori stimavano
e rispettavano il loro regista. Ai tecnici piaceva la sensibile
comprensione di Dave per i loro vari mestieri. Tutti parevano
felici di lavorare per quel film.
Tranne David Cole.
Mentre stava dietro al cameraman osservando ogni ripresa,
aveva la strana, vuota sensazione che mancasse qualcosa. Osservava
Lora dire le sue battute con gran sicurezza, muovendosi
esattamente come lui le aveva insegnato. Ma non c'era elettricit.
Era fredda. I primi giorni lui si era tranquillizzato pensando che
tutto ci fosse dovuto alla propria mancanza di familiarit con
la tecnica del cinema. In teatro era abituato a vedere tutta la
scena. Si arrivava al punto culminante e ci si rendeva conto di
ogni cosa. L, lavorando a brevi riprese, a pezzi e bocconi, era
difficile capire. Doveva rassegnarsi a sperare che quando fossero
state legate tutte insieme sarebbero andate bene.
Nell'ufficio di H. P. Koenig, nell'ultimo cassetto di destra della
scrivania, c'era un pannello elettronico con tanti interruttori
quanti erano i teatri di posa degli Studi Magna. Con un semplice
gesto del dito, H. P. poteva ascoltare ogni scena, ogni conversazione.
In quel modo lui poteva sapere in gran segreto chi
lavorava efficacemente e chi no. E anche cosa diceva la gente
di lui. Molte carriere erano state stroncate senza che nessuno
capisse per quale ragione H. P. avesse improvvisamente provato
malanimo per uno o per l'altro regista, o per un divo che prima
era sembrato nelle sue grazie.
Stava ascoltando il teatro Undici. Aveva udito tutti i rumori
inerenti ai cambiamenti delle scene, aveva udito il capomacchinista
informare Dave che erano pronti. Aveva udito Dave dare
le ultime istruzioni a Lora e Geoffrey Horn sul modo in cui voleva
la recitazione di quella scena. Finalmente ud l'ordine di fare
silenzio, ud il lieve ronzio dei riflettori durante il silenzio e
poi la parola magica che indicava che il suono e la macchina
da presa entravano in funzione. Alla fine ud l'ordine di Dave:
- Azione!
H. P. si appoggi allo schienale e rest all'ascolto. A quel
punto entr il Professore nella stanza. H. P. alz una mano perfettamente
curata. Albert si sedette senza dire una parola e
ascolt tutta la scena. Quando Dave grid: - Alt! - H. P.
spense il suo orecchio elettronico.
Sorrise a Grobe esclamando: - Dio, non ti pare spaventosa,
Lora?
Dave Cole era nella sala montaggio e guardava alla moviola
le sequenze dei suoi primi dieci giorni di riprese. Quello che
vedeva non aumentava i suoi timori, li ingrandiva. Non c'era
estro in quel film. Cerc di attribuire la colpa al fatto che moltissime
inquadrature di Lora erano di profilo. Ne avrebbe parlato
con Walter Flannery. Sicuramente dovevano esserci altre
angolature da poter usare per migliorare la sua interpretazione
e darle pi mordente.
And sul set e avvicin subito Flannery. Il cameraman era con
la Magna sin dai primissimi giorni di H. P. Non era particolarmente
vivace, ma aveva la fama di essere uno dei cameramen
pi adatti per donne di tutta l'industria cinematografica.
- Non si pu far niente per darle un po' di movimento? -
domand Dave.
- Non le piacciono le sue inquadrature di profilo?
- No, non mi piacciono.
- Be'... - cominci Flannery lentamente. - In effetti non
abbiamo molta scelta. Ha una faccia difficile. Qualche volta la
si pu riprendere dall'alto, o di fronte oppure magari dal basso,
ma il primo piano, di faccia,  un suicidio. Colpa dei suoi occhi.
Dave annu, cupo.
- Perch crede che insista a volere me? - disse Flannery.
- Chi pu riprenderla riuscendo a farla apparire bella?
- Allora come diavolo  riuscita a diventare una star cos
importante? - domand Dave nervosamente.
Flannery non rispose.
Dave telefon ad Albert Grobe. S, Grobe accettava di pranzare
con lui, ma non alla mensa n nella zona. Si trovarono in
un ristorantino francese che sugger il Professore.
Albert Grobe era stranamente silenzioso. Ascolt pieno di
comprensione mentre mangiava senza gustare palesemente nulla.
Quando Dave cominci a sfogarsi lamentandosi di Lora Lindsay
e del film, Grobe si sporse in avanti, pronto a parlare.
-  un uomo strano, Dave.  un amico potente e un terribile
nemico.
Dave lo guard, perplesso, ma il Professore ignor il suo
sguardo.
- Cosa avr visto in lei fin da principio, non lo so. Comunque
chi pu saperlo? Un uomo viene attratto da un certo tipo
di faccia. Un altro da un paio di tette. Io ho avuto dei culetti
giovani, impertinenti, ben fatti, che mi hanno ossessionato per
giorni e giorni. Lora Lindsay... il cui nome, a proposito,  Pauline
Fritsen... deve avere attratto H. P. in qualche modo. Quando
l'ha vista la prima volta, era solo una comparsa. Come lei sia
riuscita a farsi notare da lui non lo so, ma c' riuscita!  andata
a letto con lui, l'ha lusingato,  addirittura vissuta per lui. Ma
ci che pi importa  che glielo ha fatto credere. Lei ha sempre
recitato la parte della gran signora, molto superiore, molto nobile.
Lui l'ha vista soltanto sotto quella luce, ecco perch le ha
sempre fatto fare quei ruoli. Ma la sua migliore interpretazione
l'ha fatta in camera da letto. Si  concessa a un uomo che si
sentiva sempre inferiore a lei. Per lui quella donna  stata la conquista
pi importante della sua vita. Lei gli concedeva i suoi favori
come una regina. E lui ha fatto di lei una star. Poi, due
anni fa, con tanti successi alle spalle, lei ha cominciato a darsi
un tono. Forse pensava di non aver pi bisogno di lui. Oppure
si era innamorata, veramente innamorata di quel buzzurro. Lui
non  mai stato capace di recitare, cos gioca a tennis. Lei se n'
innamorata e l'ha sposato. L'ironia della faccenda sta nel fatto
che mentre lei  stata abbastanza furba da fare quello scherzetto
ad H. P., non sa che il suo giocatore di tennis fa lo stesso con
lei. Quando lei non lavora, lui gioca a tennis, ma quando lei
lavora, lui se la fa con tutte quelle che trova in citt. - Grobe
si riappoggi allo schienale. - Cos cosa succede? H. P. non
gliel'ha mai perdonata. Lei lo ha svergognato di fronte a tutto
il mondo cinematografico. Lei era stata sua, sia come diva, sia
come compagna di letto. Quando lei ha deciso di sposarsi, non
gli ha chiesto neppure il permesso. Un errore terribile.
- Si pu capire perch fu restia a chiederglielo - disse
Dave.
- Non si sarebbe mai dovuta sposare - disse Grobe. -
Ora, perch ti  stato chiesto di dirigere un film che tu, io e H. P.
sappiamo che non vale una cicca?
A queste ultime parole Dave arross.
- S, certo, H. P. sa che non vale niente. Qualunque cosa
tu possa pensare di lui... tiranno, bastardo, testa di cazzo... lui
sa cos' che vale e cos' che non vale. Lui vuole semplicemente
che quel film vada cos male affinch la carriera di Lora
Lindsay sia completamente distrutta.
Dave prov una forte sensazione di nausea alla bocca dello
stomaco. Lui era la pi piccola pedina nel gioco perverso di quel
piccolo demonio. Dei quasi cento film che la Magna avrebbe
fatto e distribuito quell'anno, uno schifoso avrebbe avuto poca
importanza per lo Studio. Ma si dava il caso che quello fosse
l'unico film che David Cole avrebbe diretto per dodici mesi. Il
fatto di sapere che sarebbe stato un disastro ancora prima di finirlo
lo mandava in bestia.
- Fossi in te - disse Grobe - cercherei di dimenticarmi
di lei. Dirigi il film come un film qualunque. Fai il miglior uso
della macchina da presa e dell'azione in modo che sia ben chiaro
che David Cole  un ottimo regista che si  trovato sul groppone
una pessima attrice. Convincine i critici. Quelli sono pronti
a distruggerti in ogni maniera.  troppo tempo ormai che lei
spadroneggia a Hollywood. Lascia che la colpa ricada tutta su
di lei. Che ne sia lei la vittima. I critici si faranno in quattro
per cercare di essere gentili con te.
Il pranzo era finito e Dave non si sentiva affatto meglio. Mentre
attraversavano il parcheggio, domand: - Cosa ne succeder
di Lora?
- Questa  la parte pi diabolica - disse Grobe, veramente
rattristato. - H. P. costringe i suoi divi a condurre un treno di
vita superiore alle loro entrate. Non gli piace avere a che fare
con qualcuno che sia finanziariamente solido. Cos tutto ci gli
permetter non soltanto di distruggerla, ma di ridurla al verde.
Non potr pi permettersi il suo giocatore di tennis. In realt
 questo che aspetta H. P. Che lei vada a implorarlo. E quando
lo far, lui l'accoglier, la scoper a volont e poi la butter
fuori. Nessuno riesce mai, mai a tradire H. P.
Per le ultime successive cinque settimane di riprese, Dave segu
il consiglio di Grobe. Mise tutta la sua verve sulle sfumature
della regia. Dopo un giorno particolare di riprese, Walter
Flannery lo ferm dicendo: - Questa scena, Wyler non l'avrebbe
fatta meglio. - Ma nelle riprese di ogni giorno era chiaro
che Lora andava implacabilmente sempre peggiorando. Dave
lavorava con lei. Certe sere la portava perfino a cena fuori, cos,
con la scusa di chiacchierare, la preparava per le riprese del
giorno dopo. Non faceva che elogiarla per il suo lavoro, assecondando
il suo desiderio di sentirsi dire che stava emergendo
come una splendida attrice, non un manichino del costumista.
Cercava di convincerla che quelle inquadrature in pieno viso
che lei tanto temeva avrebbero avuto il potere di creare un legame
tra lei e il pubblico.
Verso il principio delle ultime due settimane di riprese, H. P.
piomb al teatro Undici elaboratamente gentile e fascinoso. Baci
Lora e le sussurr: - Non ho avuto il tempo di vedere gli
spezzoni, ma a sentire quello che dicono... vanno a meraviglia!
- A Dave Cole bisbigli soltanto: - Non sprecare altro tempo.
Finiscilo come programmato.
Durante gli ultimi dodici giorni, Lora cominci a mostrare palesemente
lo stress. Dave si ramment che una volta Jock Finley gli aveva detto: - Il guaio pi grosso con un attore sbagliato
 che pi va avanti pi peggiora, invece di migliorare. L'unica
cura  un taglio netto: liberarsene.
Quello che Finley non gli aveva detto era cosa si doveva fare
quando l'attrice sbagliata era la protagonista della produzione
e non c'era possibilit di sostituirla.
Dave not i primi segni del crollo di Lora quando, durante
una breve sequenza con Geoffrey Horn, lei si blocc. Si trattava
di una scena semplicissima che non esigeva alcuna profondit
di sentimenti.
Niente, Lora non riusciva a ricordare le sue battute. Alla fine,
dopo la quattordicesima ripresa, chiam Dave da una parte e
disse: - Sono queste battute del cavolo! Wildberg  uno scribacchino
da due soldi. Voglio che questa scena venga riscritta!
Per quanto cercasse di rassicurarla, Dave cap che era inutile.
Quando un'attrice perde la fiducia, soltanto una nuova scena
sarebbe servita a qualcosa. All'intervallo per il pranzo, invece
di andare alla mensa, si sedette nel suo ufficio e riscrisse tutta la
scena. Dett la nuova versione, la fece battere e ciclostilare.
Quando Lora torn sul set, Dave, prendendole la mano, la
trov gelida. Non poteva permettere che crollasse. Sarebbero
stati costretti a interrompere le riprese, e il film avrebbe superato
il bilancio stabilito. E, cosa ancora pi importante, non
avrebbe potuto cominciare il nuovo film che H. P. gli aveva promesso.
A qualunque costo, Dave doveva tenere Lora in piedi e
farla lavorare. L'accompagn nel suo camerino, la fece sedere e
improvvis con aria entusiasta: - Siamo fortunati, molto fortunati!
- Gli parve che lei s'illuminasse, se non d'entusiasmo,
almeno di curiosit. - Mentre andavo verso la mensa mi sono
imbattuto in Lonard Greene. - Visto che lei non batteva ciglio,
ripet in tono significativo: - Lonard Green. Di Broadway.
In questo momento stanno dando due sue commedie. Entrambe
due successoni! - Quel discorso la interess. - Era
stato tramite mio che il Guild Theatre aveva messo in scena la
sua prima commedia. Cos ho insistito perch mi contraccambiasse
il favore. Ci siamo seduti insieme nel mio ufficio, io gli
ho raccontato la trama, ho descritto la scena in questione e lui
si  messo a lavorare seduta stante ed ecco cos'ha tirato fuori.
Le porse le pagine nuove. Lora le lesse attentamente: Dave
aveva semplificato il suo dialogo il pi possibile buttando tutta
la responsabilit su Geoffrey Horn. Lei lesse le pagine una
seconda volta, poi guard Dave e sorrise: - Ecco, cos va meglio.
Ora si capisce qualcosa.
Dave le carezz la mano dicendo: - Okay, andiamo, allora.
- L'aiut ad alzarsi in piedi, la baci su una guancia e disse:
- Vestiti. In un baleno ti far venire qui i truccatori.
Gli operatori erano tornati e stavano illuminando la scena.
Walter Flannery domand se Dave aveva in mente qualche cambiamento
per le angolature della macchina da presa. Ma Dave
disse di no. Solo un'illuminazione dolce, favorevole per il viso
di Lora. Negli spezzoni Dave aveva notato che sotto gli occhi
dell'attrice cominciavano ad apparire forti ombre scure.
Lora recitava, ma la sua agitazione nervosa aumentava sempre
pi, peggiorata dal fatto che H. P. aveva cominciato a farsi
vedere sul set tutti i giorni. Per quanto sembrasse palesemente
soddisfatto, non poteva nascondere a Dave la profonda gioia
che provava per la sua vendetta progettata con tanta cura. Finch
un giorno Dave vide Lora talmente sconvolta che cap che
era la presenza di H. P. che la disturbava. Prese H. P. da parte e
con tutta l'educazione che riusc a tirar fuori gli disse:
- Per favore, signor Koenig, vada via dal set.
H. P. lo fiss con astio. Nessuno, da quando esisteva la Magna,
gli aveva mai chiesto di uscire da uno dei suoi teatri di posa.
- Per favore - ripet Dave - se non per lei, lo faccia allora
per me. - E vedendo che H. P. non si muoveva, disse: - Non
vorr mica vendicarsi di me per qualche ragione, vero?
Le guance lisce e ben rasate e profumate dell'ometto si fecero
paonazze dalla rabbia. H. P. si volt lentamente e cominci
ad attraversare il set verso la pesante porta sulla quale c'era una
grossa insegna luminosa con la scritta USCITA. Il vecchio avrebbe
anche potuto dimenticare qualsiasi segreta promessa stesse
facendo dentro di s per far pentire Dave di quell'insubordinazione
se, mentre passava vicino all'ultima parte dello scenario,
non fosse capitato proprio mentre uno dei macchinisti faceva un
commento casuale: - Il vecchio bastardo! Quello che non pu
possedere distrugge.
H. P. non esit un istante, afferr il macchinista, lo fece girare
verso di s e lo colp con tale violenza che dovette sorreggerlo,
poi lo colp un'altra volta, spaccando le labbra al disgraziato e
rompendogli due denti. Solo allora H. P. lasci la presa e usc dal
teatro di posa.
Tutto accadde cos velocemente e cos in sordina che nessuno
se ne accorse finch il secondo macchinista grid dietro
H. P.: - Lurido puttaniere! La pagherai!
Dave si precipit dietro le scene e trov l'operaio sanguinante.
- Chiamate il pronto soccorso. Fate venire un medico!
Il medico fece trasportare l'uomo con una barella poich poteva
anche avere una commozione cerebrale. Ci fatto, Dave
si scus con gli attori e li convinse a continuare le prove in maniera
da poter terminare quella sequenza prima della fine della
giornata di lavoro. E Dave si dispose a riprendere le prove.
Ma a quel punto, uno a uno, gli enormi riflettori si spensero.
- Luce! - url Dave.
Non si accese nessuna luce. Il capomacchinista si fece avanti
e affront Dave.
- Niente riflettori! Questo teatro di posa  in sciopero. Infatti
tutto il fottuto Studio  in sciopero!
- Cosa vorresti dire? Sciopero? - domand Dave.
- Ho appena telefonato al quartiergenerale dei sindacati
raccontando l'accaduto. Stanno richiamando ogni uomo di questo
maledetto studio. Venite, ragazzi! - Uscirono tutti dal teatro
Undici lasciando l Dave, i due divi, il resto degli attori e Walter
Flannery, il cameraman.
Quando Dave arriv nella sala d'aspetto davanti all'ufficio di
H. P., trov che lui era soltanto uno tra pi di trenta registi che
erano andati l per parlare col vecchio.
Pass quasi mezz'ora prima che la porta dell'ufficio di H. P.
si aprisse. Ne usc Albert Grobe.
- Signori, il signor Koenig  troppo occupato per ricevere
ognuno di voi separatamente. Lo Studio si aprir domattina alle
sette. Le squadre saranno qui pronte a cominciare il lavoro.
Avete la sua parola. Dimenticate questo pomeriggio e noi ne
terremo conto nel caso che superiate il bilancio previsto.
Lentamente i registi cominciarono a uscire dalla sala d'aspetto.
Dave fece per seguirli, ma Albert Grobe gli disse sottovoce:
- Sar meglio che tu aspetti: ti vuol vedere. - Usciti tutti quanti,
Grobe lo fece passare nell'enorme ufficio. Il granduomo non si
vedeva. Dave si sent chiamare da un'altra stanza. - Cole!
Vieni qui.
Dave percorse il corridoio. Nella sala medica trov H. P. bocconi
sul tavolo del massaggio, coperto soltanto da un asciugamano
di spugna celeste. Un massaggiatore negro stava lavorando
su di lui. Dave not che la mano destra di H. P., penzolante dal
bordo del tavolo, era fasciata. Mentre il massaggiatore lavorava,
H. P. si mise a parlare a strattoni a causa dei colpi del poderoso
negro. - Tutta colpa tua, questa faccenda - accus H. P.
- Quale faccenda? - domand Dave, risentito.
- Se tu non mi avessi ordinato di lasciare il set, non sarebbe
successo nulla. Ora mi toccher darmi un gran da fare per
sistemare ogni cosa.
Il massaggiatore aveva finito e, dopo aver dato una pacca sulla
spalla di H. P., lasci la stanza.
H. P. rest l fissando il soffitto. Dopo un po' disse:
- Quella troia! Cosa non ho fatto per quella ragazza! Chi altri al mondo
avrebbe potuto fare di lei una diva? Con quella faccia? Con
quel misero briciolo di talento? - Tacque ma solo brevemente
poi prosegu: - Io amavo quella donna. Se non fossi stato un
onesto uomo di famiglia, avrei divorziato da mia moglie e l'avrei
sposata. E lei come mi ha ripagato? Ha sposato quello schifoso
giocatore di tennis!
Dave ascoltava, rendendosi conto che l'unica maniera con cui
quell'uomo poteva giustificare se stesso era quella di cercar di
apparire la vittima. La colpa della sua necessit psicopatica che
lo spingeva a distruggere Lora Lindsay l'attribuiva alla donna.
La colpa del suo attacco brutale contro il macchinista l'attribuiva
a Dave. H. P. era sempre una vittima innocente.
- Be' - disse H. P. scendendo dal tavolo. - Dovremo rimettere
le cose a posto.
-  vero quello che ha detto Albert, che domani torneremo
a lavorare? - domand Dave.
- S,  vero. - H. P. si annod l'asciugamano intorno alla
pancia nuda e si avvicin all'armadio dov'erano gli indumenti
puliti. Mentre s'infilava i pantaloni domand: - Credi di farcela
con Lora?
- Lo spero. Ma a questo punto non faccio promesse.
- Devi farcela! E pi alla svelta che puoi. Non voglio che
le prenda un collasso prima della fine. - Nello specchio H. P.
not che Dave lo fissava astiosamente.
-  gi successo due volte. Sonniferi. L'ho salvata tutt'e due
le volte. Questa volta non muovo un dito.
Dieci minuti pi tardi, H. P. era solo con Vie Martoni.
- Per amor del cielo, H. P., cosa diavolo ha fatto questa
volta?
Vie Martoni era l'unico uomo in tutta Hollywood che poteva
permettersi di rivolgersi a H. P. Koenig con quel tono. H. P. si
appoggi allo schienale della sua poltrona enorme e lasci che
Martoni finisse la sua tirata.
- Cristo! Questa volta non ho potuto controllare la situazione.
Non ho potuto far niente. Ho dovuto chiamare la sede
nazionale. Il capoccione aveva gi saputo tutto. Nessuno nei
sindacati respira senza il suo permesso, lo sa.
- Quanto vuole? - domand H. P., imperturbabile.
Martoni non rispose direttamente. - Come ha potuto pestare
il povero figlio di puttana in quel modo? Per quale motivo?
- Aveva fatto un'osservazione che non mi era piaciuta.
Martoni continu la sua lamentela. - Due denti rotti. Una
mascella spaccata. Brutti tagli in bocca.
- Quanto vuole questa volta? - ripet H. P. - Cinquanta
bigliettoni? Settantacinque?
- Vedremo - disse Martoni mentre chiamava la centralinista
col telefono privato di H. P. Evidentemente il suo contatto
di Chicago stava aspettando la telefonata.
- Fats? - fece Martoni. - Vie.  disposto a trattare. Quanto?
- Martoni non fu soddisfatto della risposta. - Cosa vuoi
dire? Parla con me. Mi occupo io di queste cose!
Fats fu implacabile.
Alla fine H. P. prese il ricevitore. - S? - disse, cauto.
- Signor Koenig, sono Zingone. Ha sentito parlare di me?
- Zingone era uno dei pi noti boss dei sindacati del paese.
- S, ho sentito parlare di lei.
- Ha fatto una cosa molto spiacevole colpendo un lavoratore
che faceva soltanto il suo lavoro. Voglio dire, gli uomini
che rappresentiamo sono bravi onesti duri lavoratori americani.
Una giornata di onesto lavoro per una paga onesta. Questo  il
nostro motto. E quell'uomo stava facendo proprio quello quando
lei l'ha aggredito e l'ha pestato in malo modo. Infatti quello
che lei ha commesso  stata una violazione della legge Wagner
sui rapporti con i lavoratori.
- Stia a sentire, quanto? - domand H. P.
- Sto cercando di spiegare - rispose Fats Zingone con pazienza
meticolosa. - Lei si  smerdato e io sto cercando il sistema
di ripulirla. Ma non  cos facile come crede. Voglio dire,
a quanto pare lei non pensa di aver bisogno del nostro servizio
di consulenza. Se lei avesse avuto i nostri consigli, non si sarebbe
mai cacciato in questo pasticcio, prima di tutto.
- Cosa intende dire? - domand con cautela H. P.
- Be', tanto per cominciare c' la questione dei conti per le
cure mediche di quell'uomo...
- Li pagheremo - lo interruppe H. P.
- Inoltre c' il danno permanente subito. Due denti, una
mascella rotta...
- D'accordo.
- Ora, per andare al sodo. Se lei vuole che il suo Studio riapra
domattina o qualsiasi altra mattina, sar meglio che accetti
subito di servirsi del nostro consultorio su base annuale.
- Quanto costa questo vostro servizio?
- Per uno studio delle sue dimensioni con i suoi grossi problemi
di lavoro, diciamo duecentocinquantamila - sugger Zingone, poi aggiunse: - l'anno.
- L'anno ! - rugg, furioso, H. P.
- Facciamo contratti per un minimo di dieci anni - spieg
Zingone.
- Non so come la prenderanno i miei azionisti.
- Perdereste molto di pi in un solo mese se vi facessero
sciopero - disse Zingone.- Ci sono un sacco di problemi - disse H. P. - Voglio dire,
dovremmo render conto di questo denaro agli avvocati, ai contabili
degli azionisti.
- Oh, abbiamo un regolare modulo di contratto per situazioni
come queste - disse Zingone. - Appena so che ci siamo
messi d'accordo, avvertir i nostri avvocati che si mettano in
contatto.
- Okay, affare fatto - convenne finalmente H. P.
- Bene. Spero di lavorare con lei per lungo lungo tempo -
disse Zingone. L per l sembr che non avesse pi niente da dire,
poi aggiunse: - Oh, a proposito, mandi dei fiori a quel povero
fesso. Sproner i ragazzi a tornare al lavoro, domani. Dica
loro che  dispiaciuto, o qualcosa del genere.
H. P. sent cadere la linea dall'altra parte. Riagganci e gir la
poltrona per poter guardare Martoni e accusarlo. - Figlio di
cane! Ti sei approfittato. Voi italiani vi tenete tutti di balla!
Martoni sorrise. - H. P., aspettavano il momento per colpirla
comunque. Hanno fatto lo stesso patto con quasi tutti gli altri
Studi della citt. Con quello che  successo oggi, ha soltanto
affrettato un po' le cose. - Prima che il risentimento di H. P.
contro di lui potesse ingigantire, Martoni domand: -  occupato
stasera?
H. P. sapeva cosa significava quella domanda. - Potrei essere
libero. Perch?
- Do un piccolo party. Due ragazze appena arrivate in citt.
Una  una biondina, sembra sui quindici anni...
- Si va in galera! - H. P. si tir indietro.
Martoni rise. - Ho detto che sembra sui quindici. Ha la faccia
da bimba e le tette da donna. E conosce il suo mestiere. Fa
dei lavoretti meravigliosi.
- A che ora?
- Ora di cena, se vuole.
- Sai che ceno sempre a casa - disse virtuosamente H. P.
- Diciamo alle nove?
- Le nove - convenne Martoni.
Stava per uscire quando H. P. lo fece girare. - Vie, se scopro
che prendi una fetta di quel contratto con i sindacati, ti ammazzo.
Uscito Martoni, H. P. spieg la situazione a Rob Rosenfeld,
vicepresidente e consigliere della Magna e suo protetto.
- Cristo, H. P. - rugg l'avvocato. - Questa  una truffa!
Una truffa trasparente! Se lo vengono a sapere gli azionisti...
- Rob! - lo interruppe H. P. -  tuo compito fare in modo
che non vengano a saperlo. Firma quel contratto poi sotterralo.
Se si dovesse arrivare al peggio, posso sempre dire che l'abbiamo
fatto per il bene della societ. Per far andare avanti la
produzione.
- H. P., noi non abbiamo fatto niente - os correggerlo
Rosenfeld.
- Oh, eccoti di nuovo con la tua etica - disse H. P. in tono
cordiale ma chiaramente seccato.
- Per te sta bene metterla cos. Ma io sono avvocato. Potrebbero
cancellarmi dall'albo se mai venisse alla luce questa
storia.
- Allora fa' in modo che non venga alla luce - fu tutto
quello che rispose H. P. per consolarlo. - E adesso muoviti.
Immusonito ma rassegnato, Rosenfeld si avvi verso la porta,
ma H. P. lo ferm.
- Considerala in questo modo, Rob. Con tutte le azioni della
Magna che ti ho dato, l'essere cancellato dall'albo potrebbe diventare
una benedizione per te. Sarebbe come andare in pensione
un po' in anticipo.
H. P. rise al suo scherzo. Rob Rosenfeld sorrise, ma solo un
poco, leggermente nauseato.
Il mattino dopo, il lavoro venne ripreso in tutti i teatri di posa
degli Studi Magna. Al teatro Undici, Lora Lindsay arriv in orario
ma con un'insolita richiesta. Da quel momento voleva vedere
le riprese giornaliere sino alla fine del film, una procedura
che nel passato aveva accuratamente evitato.
Durante l'intervallo per il pranzo, Dave parl con Walter
Flannery che disse: - Se si vede in quel modo non finir mai
il film. Il bastardo! - Non c'era bisogno di dire che quando
qualcuno alla Magna usava quell'espressione alludeva a H. P.
Dave rifiut a Lora il permesso di vedere le riprese giornaliere
creando cos la prima vera incrinatura tra loro. Lei reag
insolentendolo con un linguaggio tale che un operaio and a
nascondersi dietro gli scenari. Dave capiva che la donna era
sull'orlo del collasso. Era una corsa contro il tempo, cos modific
il programma in modo che tutte le scene in cui figurava lei
fossero anticipate e riprese una dietro l'altra. Con ci il costo
del film aumentava, ma era l'unica maniera per farglielo terminare.
Finalmente le scene con lei finirono. Dave si consult con i
suoi montatori i quali lo assicurarono di avere abbastanza pellicola
valida con lei per montare definitivamente il film. Perci
la lasci andare pregandola di non partire per l'eventualit che
ci fosse bisogno di rifare qualche scena. Lo disse soltanto per
consolarla un po'.
Due settimane pi tardi, quando il primo montaggio fu terminato,
Dave combin una proiezione segreta per s, Walter
Flannery e il capo del montaggio. Assistettero a centodiciannove
minuti di un disastro.
- Forse se H. P. lo vede non lo fa uscire - disse speranzoso
Flannery.
Dave sapeva il contrario. Si gir verso la cabina di proiezione.
- Bene, ragazzi, potete andare a mangiare. - Usciti gli
operatori, Dave domand: - Possiamo parlare qui?
Conoscendo l'inclinazione di H. P. per i congegni d'ascolto,
Flannery disse: - Mi dispiace, ma io ho un appuntamento per
il pranzo - e contemporaneamente scribacchi un biglietto per
Dave: Troviamoci alla tavola calda in Washington Boulevard.
Dave annu e porse il biglietto al capo del montaggio il quale
annu a sua volta. Di l a dieci minuti i tre erano seduti nel
separ, al sicuro, circondati da camionisti, piazzisti e poliziotti.
Dave voleva consigli, tutti i consigli che riusciva a ottenere
dai due uomini pi anziani e pi esperti che erano cresciuti
nell'ambiente del cinema. Il montatore pensava che se avessero
richiamato Lora e le avessero fatto girare altre tre scene
importanti avrebbero avuto una possibilit di farcela. Ma Flannery era contrario. Aveva girato molti film con Lora, l'aveva
vista in periodi di estrema eccitazione e di cupa disperazione.
Ma non l'aveva mai vista in quello stato. Qualunque cosa decidessero
di fare, dovevano farlo senza di lei. Al massimo, secondo
il montatore, poteva tagliare le sue peggiori sequenze.
Lentamente Dave cominci a scoraggiarsi. Per consolarlo Flannery disse: - Non si deve preoccupare. Nessun regista a Hollywood,
pu incolpare lei per il film. Lei ha dimostrato immaginazione
e ottimo talento. Almeno nelle scene dove non c' Lora.
Quando rientr nel suo ufficio, Dave trov un messaggio di
H. P. Lo chiam.
- Sento che avete gi qualcosa da mostrare.
- Molto grezzo, bisogna lavorarci ancora - rispose Dave
evasivo.
- Voglio vedere quel film in anteprima ad Anaheim al pi
presto possibile - disse H. P.
- Pu darsi che si debba rifare due scene.
- Non possiamo permettercelo. Lasceremo tutto come sta -
ordin H. P. - Quando potr averne una copia?
- Tra qualche settimana, quando sar finito il montaggio e
il mixage. Non ho ancora sentito la colonna sonora - disse Dave
cercando disperatamente di guadagnare tempo.
- Io fisso un'anteprima fra tre settimane da venerd. - H. P.
tolse la comunicazione senza aspettare risposta.
Dave rest con la cornetta in mano un momento prima di sbatterla
sulla forcella. Il figlio di puttana era implacabile. Non
solo voleva la rovina di quella donna, ma la voleva in data prestabilita.
Dave tamburell con le dita sul telefono, poi chiese una
interurbana per Gloria Simms. Gloria era a Washington a vedere
una nuova commedia scritta da uno dei suoi clienti. Fu
Betty a rispondere alla chiamata. Dave insistette per mettersi in
contatto con l'autore della commedia dalla quale era stato ripreso
il film. Mentre lui aspettava in linea, Betty chiam l'agente
dell'autore e si fece dare il numero telefonico del Connecticut.
- Ogden? Qui Dave Cole.
- Ah - fece il commediografo non particolarmente lieto
dato che ancora ricordava come a suo tempo Dave avesse rifiutato
di dirigere la sua commedia.
- Ogden, sai che sto facendo il film.
- S. Con quella brillante attrice americana, Lora Lindsay.
Invece di ribattere, Dave disse: - D'accordo, d'accordo, 
una cagna. - Dave usava sempre quella tattica con gli scrittori
e i divi recalcitranti. Trovare qualcosa su cui convenire per
poi procedere sul vero nocciolo della questione.
- Oh, tieni a mente una cosa. Per schifosa che sia, quando
butti fuori una commedia e il tuo agente cerca di fare un contratto
per un film, cosa diranno gli Studi? Cristo, pensa alla
sua ultima commedia, la Magna ne ha fatto un film e ne  venuto
fuori un disastro. Quindi qui non si tratta di ci che pu
succedere a te. O anche a me. Si tratta del danno che pu fare
questo film alla tua reputazione.
Il silenzio dell'altra parte del filo fece capire a Dave che
Spencer si rendeva ben conto di quel fatto.
- Ora, Ogden, voglio sapere una cosa. In una qualunque
delle precedenti stesure della commedia, non c'era per caso qualcosa
per cui si possa far diventare l'uomo il protagonista principale
del film?
Dave aspett nervosamente.
- Be', in effetti, nella prima stesura avevo messo un prologo
e un epilogo. Recitato dal protagonista maschile.
- Da solo? - domand Dave sentendosi incoraggiato per
la prima volta. - E nel film potrebbe andare?
- Se lo riportate alla scena vicino alla fontana. Dove ha luogo
l'ultimo loro addio.
- La fontana - disse Dave. Quello scenario era ancora in
piedi, grazie a Dio. - Okay, Ogden, ascoltami. Mandami una
copia della tua versione col prologo e l'epilogo! - Sentendo che
Spencer esitava, Dave insistette. -  questione di vita o di morte!
Mandala via aerea urgente!
Il luned sera il copione arriv allo Chteau Marmont. Dave
Cole pass la notte a studiarlo. Al mattino aveva riscritto il
copione per adattarlo allo schermo. Chiam Vie Martoni e lo preg
di usare tutta la sua influenza per ottenergli il permesso di girare
altre due scene. Martoni lo richiam dopo un quarto d'ora.
- Queste scene coinvolgono Lora Lindsay?
- No. Soltanto Geoffrey Horn.
- Se Lora non c'entra, H. P. d il suo benestare. Basta che
non ci mettiate pi di due giorni. E niente straordinari.
- Okay, Vie. Un milione di grazie.
Entro poche ore Dave aveva combinato il programma delle
riprese. Una giornata per il prologo, una giornata per l'epilogo.
Geoffrey Horn fu richiamato. Dave disse a Thornhill di truccare
Horn in modo da far capire che il prologo aveva luogo anni prima
del resto del film. L'azione si doveva svolgere in una sera
d'inverno, preg Flannery di sistemare le luci sul set in maniera
adeguata. Come sfondo potevano ricreare la scena di New York.
Prima della ripresa, prese da parte Horn e lavor con lui sulla
sua recitazione, facendogli capire bene che l'unico sistema per
salvare il suo ruolo nel film stava nel prologo e nell'epilogo.
Dave prese ancora un'altra precauzione. Chiam l'elettricista
e lo preg di armeggiare col microfono in modo che H. P. non
potesse ascoltare quanto succedeva nel teatro di posa Undici.
Poich l'uomo esitava, Dave gli ricord: -  il bastardo che ha
mandato uno della tua squadra all'ospedale.
Col capo montatore dalla sua parte, e Walter Flannery alla
macchina da presa, Dave diresse Geoffrey Horn durante il prologo.
Poi i tre cospiratori si raggrupparono in un angolo.
- Funzioner?
- Funzioner.
- Pensi che potr dare una strana sensazione irreale che
sovraster tutto il film? - domand Dave a Flannery.
- Aggiunger qualcosa che dia un'atmosfera un po' misteriosa
- sugger Flannery.
- Magnifico. Cominciamo.
Girarono il prologo in sette ore. Il giorno dopo tornarono e girarono
l'epilogo. Dalla direzione nessun bombardamento, silenzio
da H. P. Il vecchio insisteva soltanto su una cosa. Il film
sarebbe stato pronto per un'anteprima entro due settimane? La
risposta di Dave fu positiva.
Dopo aver guardato le riprese, Dave volle vedere tutta la pellicola
prima senza il prologo e l'epilogo e poi col prologo e l'epilogo.
C'era una differenza enorme. Il film era diventato il film
di Geoffrey Horn. E loro avevano la possibilit di tagliare ancora
qualcosa di Lora Lindsay. A mezzanotte, quando ebbe finito,
Dave aveva un film molto pi potente di quanto nessuno si
sarebbe mai aspettato.
Come tutte le capitali, Hollywood viveva di faccia tosta, di
fegato e di pettegolezzi. Il mattino seguente prima delle sette
Lora Lindsay era al telefono. Durante l'incoerente tirata che
segu, Dave cap che lei aveva saputo delle riprese extra.
- Stai tentando di rovinarmi! Non avrei mai dovuto permettere
a nessun giovane bastardo di New York di dirigermi! Lora
Lindsay merita il migliore. Sei un pezzo di merda, un imbroglione,
un buono a nulla!
D'un tratto la sua voce si spense. Il marito doveva averle
tolto il telefono di mano perch la comunicazione fu troncata.
Quando l'agente di Lora disse che l'attrice voleva assistere all'anteprima
ad Anaheim, il permesso venne rifiutato. E quando
H. P. vide il marito di lei che tentava di sgusciare nella sala, url:
- Buttate fuori quel fottuto giocatore di tennis! - L'uomo
fu cacciato via prima dell'inizio del film.
Troppo nervoso per starsene seduto, Dave passeggiava in fondo
alla sala. Dopo i titoli d'apertura cominci il prologo. Con
lo sfondo di una musica adeguatamente ossessionante, la scena
era imponente e dava il tono al resto del film.
Poich le scene di Lora erano state sfrondate, l'attenzione e la
simpatia erano subdolamente scivolate su Geoffrey Horn. Quando
la proiezione termin e Walter Flannery stava per avviarsi
verso l'uscita, il pubblico dell'anteprima scoppi in fragorosi applausi.
Walter afferr la mano di Dave e disse: - Grazie. Da parte
di tutti noi.
- E lei che conseguenze avr? - domand Dave.
- Non le nuocer - rispose Flannery. - Ed  un miracolo.
H. P. pass tra la gente: il ritratto della furiosa frustrazione.
Non si ferm a parlare con Dave, ma ordin a Sonny Brown:
- Voglio vedere i biglietti per sapere la reazione del pubblico.
Nell'ufficio del direttore, H. P., Sonny Brown e Dave Cole sfogliarono
i biglietti, leggendo ad alta voce i commenti significativi.
- Qui uno dice che gli  piaciuto moltissimo.
- A questo piace Geoffrey Horn.
- A quest'altro piace perfino Lora Lindsay.
- Magnifico film, splendido Geoffrey Horn! Cosa ne dite?
I biglietti furono divisi in due mucchi: i favorevoli e gli sfavorevoli.
I favorevoli superavano gli sfavorevoli per tre a uno.
H. P. diventava sempre pi nero.
Avevano quasi finito quando squill il telefono. Rispose Sonny
che porse in fretta il ricevitore a H. P.
- Dobbiamo tornare a Los Angeles! - Ordin H. P. - Subito!
- Cos' successo?
- Si  tagliata le vene dei polsi - rispose H. P. Gett il suo
mucchio di biglietti sulla scrivania e usc.
Tornarono a Los Angeles in silenzio... H. P., Sonny Brown e
Dave Cole. Quando furono vicini alla citt, Brown disse all'autista
di andare ai Cedri del Libano. Ma H. P. impart il contrordine.
Sarebbero andati prima alla casa di Lora. Brown rest
perplesso, ma lui non discuteva mai un ordine di H. P.
Furono accolti da diverse cameriere in lacrime. H. P. le sped
subito alle loro stanze. E and direttamente nel salotto. Senza
preamboli o spiegazioni prese un pesante portacenere di onice
e lo scagli attraverso la porta-finestra che dava sul prato.
Dave attribu quel gesto vendicativo alla furia di H. P. e non
fece domande. Risalirono in macchina e si diressero a tutta birra
verso l'ospedale.
Alle quattro del mattino, nonostante inutili trasfusioni di sangue,
Lora Lindsay mor. Quando venne data la notizia, nella
sala d'aspetto c'erano il marito, Dave Cole, Sonny Brown e H. P.
Koenig. H. P. chiam Brown con un gesto. E insieme andarono
in un angolo e si misero a parlare a bisbigli. Poi Brown prese
lo stordito marito di Lora per un braccio e lo trascin via dalla
sala d'aspetto.
Mentre Dave percorreva il lungo e silenzioso corridoio dell'ospedale,
vide Brown che parlava accaloratamente col tennista.
Qualcosa cambi di mano. Brown torn nella sala d'aspetto.
Quando Dave arriv alla porta del padiglione privato, la polizia
stava trattenendo un esercito di fotografi e giornalisti. Per
fortuna Dave, non essendo conosciuto, pot passare indisturbato.
Di l a poco, H. P., Sonny e il marito di Lora comparvero. H. P.
sembrava distrutto. Con le lacrime che gli rigavano le gote, ignor
le domande insistenti dei giornalisti e dei fotografi. Brown
alz le mani per chiedere silenzio. Accuratamente, meticolosamente,
come se leggesse un rapporto per la stampa, Sonny disse:
- Lora Lindsay  morta in seguito a ferite che si era procurata
incidentalmente camminando attraverso un vetro rotto della
porta che d sul prato nella sua casa.  un enorme choc per
gli Studi Magna e per tutti i suoi ammiratori. H. P. Koenig che
da comparsa qualunque l'aveva fatta diventare una delle pi
dotate e illustri stelle, condivide il dolore del marito. Tutta
Hollywood piange la sua dipartita. Ora, se non vi dispiace, basta
con le domande.
Brown fece largo affinch H. P. potesse passare tra la folla.
Salirono sulla limousine di H. P. e mentre la macchina si allontanava,
Brown porse un biglietto a H. P. Perfino nella fioca luce
della macchina, H. P. pot leggere le amare parole:
Addio a tutta Hollywood, ai miei amici e ai miei nemici. Specialmente
a coloro che hanno cospirato per la mia rovina. Ma soprattutto
a quel mostro di H. P. Koenig. Si  servito di me e quando io
non gli ho pi permesso di sfruttarmi ha cercato di distruggermi. Il
mondo dovrebbe essere cautelato contro bastardi come lui. Lo odio
e voglio che il mondo sappia che queste sono le ultime parole di
Lora Lindsay! Lo odio!
H. P. accartocci rabbiosamente il biglietto.
- La polizia o chiunque altro l'ha visto?
- Lui dice di no.
- Bene. - Di l a poco domand: - Cosa vuole?
- Un contratto.
- Per far cosa? Per giocare a tennis? - domand amaramente
H. P.
- Un contratto per fare l'attore. Per tutta la vita.
- Recitare? - H. P. medit un istante. - D'accordo. Inizia
i negoziati. Tirali in lungo finch non si calmano le acque.
Ma non fare mai il contratto.
Due giorni dopo, Lora Lindsay fu sepolta in Foresi Lawn in
mezzo a una folla di rapaci, curiosi ammiratori. H. P., David
Cole, Geoffrey Horn e Walter Flannery fungevano da portatori
onorari della bara. H. P. pianse durante tutto il tragitto dalla
sua macchina fino alla tomba di lei e all'ultimo momento gett
una rosa rossa nella fossa.
Furono riportati allo Studio insieme... H. P., Dave Cole e Sonny
Brown.
- Hai fatto uno splendido lavoro con quel film, Cole - disse
H. P. - Direi che ora tu sia pronto per copioni migliori e pi
importanti.
Dave non rispose, nemmeno per ringraziare. Era un elogio
che gli faceva, o voleva corromperlo? Di l a poco H. P. parl di
nuovo.
- Immagino che si sar resa conto che stava diventando
vecchia. Questo  il guaio con le dive. Non riescono mai a ritirarsi
dignitosamente.
Nessuno, nella macchina, lo contraddisse.
Il film usc sei settimane pi tardi. Le recensioni non erano
spettacolose, ma Dave fu osannato come un promettente giovane
regista che aveva portato a Hollywood un tocco del realismo del
teatro. Due critici importanti deplorarono il fatto che Lora Lindsay
fosse morta nel momento in cui stava cominciando a rivelare
una insospettata profonda maturit. Sebbene Dave sapesse che
quella promessa non sarebbe mai stata realizzata, trasse qualche
soddisfazione al pensiero che alla fine aveva assicurato a quella
povera disgraziata un epitaffio decente.


CAPITOLO 7.

Dopo la tragica esperienza con Lora Lindsay, Dave decise che
avrebbe fatto un altro film per affermare la sua posizione nel
mondo del cinema, poi sarebbe tornato nell'est e si sarebbe dedicato
a Broadway. Aveva avvertito Gloria e Betty di informarlo
quando fosse capitato loro un copione promettente.
Quella sera quando, stanco, torn in ufficio dopo una giornata
sul set, trov un messaggio di Betty. La chiam in ufficio, poi si
rese conto che a New York erano passate le nove di sera. Prov
a casa.
- Betty?
- Dave, l'abbiamo trovato! Un nuovo copione di Ogden
Spencer. Eccitantissimo. Vogliono cominciare le prove subito
dopo Natale.
- Magnifico, lo avr finito molto prima. Mandamelo per
via aerea.
- Lui spera che tu ce la faccia. Specialmente perch sei stato
cos gentile da chiamarlo per quell'altra sua commedia per
chiedergli il prologo e l'epilogo.
- Se mi piace, lo far - promise Dave.
Due sere dopo trov il copione in albergo. Fece un bagno,
bevve un whisky e si mise a leggerlo. La trama gli piaceva ma
non era soddisfatto di come l'autore aveva trattato certi punti.
Ordin di essere svegliato presto in modo da poter chiamare
l'est prima di uscire il mattino dopo per lo Studio. Parl con
Ogden Spencer, gli sugger dei cambiamenti e quando Spencer
convenne che potevano andare, Dave disse: - Okay, Ogden.
Finisco qui e vengo nell'est. Nel frattempo lavora sui miei suggerimenti
e mandami le pagine corrette.
Dave and allo Studio sentendosi pi carico d'entusiasmo di
quanto lo fosse stato da qualche settimana.
Fin di girare il film, assistette meticolosamente al montaggio,
si fece proiettare gli spezzoni e controll la registrazione della
colonna sonora e del mixage. Il film era fatto! I presenti dissero
che era buono.
Perfino ad Albert Grobe, che era sempre cordiale ma non
rinunciava mai al suo diritto di critica, piacque. Venne fissata la
data per la prima visione del film fuori citt: a Riverside, questa
volta.
Dave fu invitato sulla limousine di H. P. Insieme a loro c'era
Albert Grobe. I tre sedevano nei sedili posteriori, mentre Sonny
Brown viaggiava davanti accanto all'autista. Dietro alla macchina
di H. P. c'era una processione di automobili degli Studi con
funzionari della pubblicit e consiglieri ai quali H. P. affidava il
compito di decidere se il film doveva avere ulteriori revisioni.
Ogni macchina era provvista di cibi e bevande per il lungo
viaggio in modo da non perdere tempo per strada.
Mentre Albert Grobe tirava fuori lo Scotch, H. P. osserv
con una certa amarezza: - Ah, quanto piacevano queste gite
a Marvin Kronheim! Naturalmente lui preferiva sempre andare
in treno, in carrozza privata.
- Carrozza privata? - domand Dave.
- A quei tempi avevano carrozze private, corredate come
un club: con buffet, bar, e tavoli da gioco. Si poteva veramente
gustare il viaggio. Ma morto Marvin, tutto il divertimento  sparito,
in certo qual modo. Oh, quanto mi manca quel ragazzo!
Albert cerc di evitare lo sguardo di Dave. Entrambi ricordavano
il racconto di Albert su quanto era effettivamente accaduto
la sera in cui Marvin Kronheim mor e H. P. divenne il
solo indiscusso capo dello Studio.
Il film di Dave era buono. Le reazioni, favorevoli. Ci furono
naturalmente alcune critiche, ma per la maggioranza al pubblico
piacque la trama, piacquero gli attori, e si divert tanto che
avrebbe voluto rivedere il film.
Sulla via del ritorno, H. P. arriv diverse volte a puntualizzare
le sue osservazioni dando forti pacche sulla coscia di Dave.
- Lo sai, ragazzo, non avrei mai creduto che avresti
raggiunto questo livello come regista con due soli film. Pensavo che
prima di imparare a dirigere come si deve una macchina da
presa avresti rovinato quattro o cinque film.
H. P. tacque un istante. Poi disse: - Sai, Larry Holtzman 
venuto da me dopo l'anteprima per chiedermi se avrei accettato
di affidarti la regia del film che sta approntando per la produzione.
Larry Holtzman era un nome di cui Dave sentiva parlare da
anni, un nome rispettatissimo nell'industria cinematografica. La
richiesta di Holtzman era un complimento di non poca importanza.
Ma era anche un problema. Dave aveva gi elaborato il modo
con cui avrebbe informato H. P. che se ne tornava all'est per dirigere
una commedia. Ora avrebbe dovuto affrontare il problema
subito.
- H. P. - cominci - in effetti io avevo progettato di tornare
all'est.
- Tornare all'est - ripet H. P. come se stesse profferendo
la pi lurida delle parolacce.
- A dirigere una commedia - si affrett a spiegare Dave.
- La nuova commedia di Ogden Spencer.
- Spencer... - H. P. cerc di ricordare. - Spencer? Non 
lui che ha scritto quella porcata in cui ha recitato Lora prima di
morire? Probabilmente  stata quella che l'ha uccisa. Spencer!
- Si volt verso Albert Grobe. - Ricordami di non comprare
mai niente di quello che scrive quel figlio di puttana!
- Va bene, H. P. - disse Grobe macchinalmente.
- Questa  un'ottima commedia - disse Dave. - Ne verrebbe
fuori uno stupendo film per Tracy e la Hepburn.
- Non voglio sentirne parlare! - H. P. lanci un'occhiata
minacciosa e per il resto del viaggio non apr pi bocca.
La limousine accompagn prima H. P. poi Dave. Mentre scendeva
da quel macchinone, Albert Grobe disse: - Dave, ogni
volta che hai da dire cose del genere, lascia che lo faccia
Martoni. E ricordati di non dire mai niente che sciupi una serata
trionfale come questa.
Quando, il mattino seguente, Dave arriv nel suo ufficio, trov
un ordine che lo aspettava: H. P. voleva vederlo. Prese l'ascensore
e sal al piano dell'esecutivo. Quando entr nell'ufficio, la
enorme poltrona di H. P. era girata in maniera che lui fu accolto
soltanto dallo schienale.
- Gratitudine! - disse l'ometto senza voltarsi. - Non molti
uomini in questo ramo, in questo mondo, darebbero a un ragazzo
come te un'occasione simile. E non mi venire a raccontare
cos'hai fatto a Broadway. Credete che sia chiss cosa prendere
sette o otto persone e un copione e passare quattro settimane a
provare per farne una commedia? Secondo voi quella  arte! Ma
io dico che  una schifezza. Film! Questa  l'arte del ventesimo
secolo! Io ho avuto un pi grande effetto sulla razza umana di
qualsiasi altro uomo vissuto fino ad ora. Ci che io decido su
questa scrivania influenza la gente di tutto il mondo. I film della
Magna parlano un linguaggio internazionale. Io ti offro tutto
questo e tu vuoi tornare indietro a fare del teatro!
- H. P.
- D'ora in poi mi chiamerai signor Koenig!
- D'accordo - disse Dave, e aggiunse seriamente: - Signor
Koenig, la mia decisione di tornare indietro non aveva nulla
a che fare con lei. Sono un regista. La mia professione  dirigere
commedie teatrali e anche film. Ho fatto due film. Vorrei tornare
l e fare una cosa tanto per cambiare, tutto qui.
- Cos  tutto qui, eh? - esclam H. P. girando la poltrona
per mettersi di fronte a Dave per la prima volta. - Credevi
veramente di riuscire a farmi fesso?
- Io non avevo intenzione di far fesso nessuno. Io sono sincero
e onesto.
-  ovvio che non sai nemmeno dove stia di casa la gratitudine.
E che non t'importa un corno di me. O di quanto ho tentato
di fare per te. Be', pensa almeno a te stesso! Alla tua carriera!
Tutti qui sanno che un uomo non lascia Hollywood, a
meno che non sia un fallito. Se torni indietro ora, significa che
io ho annullato il tuo contratto.
- Io le chiedo soltanto tre mesi per cercare gli attori e fare
le prove di una commedia.
- Io voglio soltanto che in tre mesi tu abbia gi. cominciato
il film di Larry Holtzman! - dichiar H. P. - Se te ne vai, io
lo considerer come una rottura del tuo contratto.
- Non mi  neanche passato per la testa di rompere il contratto.
Pensavo di parlarne con lei e di chiederle un permesso.
- Giovanotto, tu potrai non considerare i miei interessi, ma
io non sono fatto cos. Sento mio dovere avvertirti delle conseguenze
che puoi avere in questa citt infrangendo un contratto.
H. P. si alz, cominci a camminare avanti e indietro continuando
a parlare.
- Non sarai il primo che ho dovuto istruire sulla inviolabilit
dei contratti. - Si gir verso la galleria dei ritratti. -
Guarda qui! Lo vedi? E lei? E lei? Le pi grosse stelle degli
Studi Magna. Anche loro volevano andare a recitare in teatro.
O prendersi un permesso per una vacanza. O per farsi fottere.
O per qualunque altra cosa fottuta che passava per la loro mente
bacata! Io li ho sospesi! Non potevano pi lavorare. Non potevano
guadagnare un centesimo. Io pago come nessun altro al
mondo. In cambio non chiedo che un po' di considerazione. Ma
a quanto pare  chiedere troppo.
Lentamente, l'uomo torn barcollando alla scrivania, si afflosci
sulla sua mastodontica poltrona, si mise la faccia tra le
mani. Di l a poco Dave ud dei singhiozzi e si accorse che H. P.
stava piangendo. Dave sapeva che H. P. poteva piangere a comando.
Comunque, dopo un poco si sent veramente dispiaciuto
e imbarazzato per averlo ridotto in quello stato.
Aspett, pieno di rimorso, finch il vecchio, asciugandosi gli occhi,
torn a guardarlo.
- Pensavo di averlo trovato, finalmente. Il mio nuovo Marvin
Kronheim. E a questo punto tu prendi e fai una cosa del genere.
Mi occorrer molto tempo prima di poter riporre la mia
fiducia negli esseri umani. Molto tempo.
- Volevo soltanto tre mesi... - tent di dire Dave.
- Non  per i tre mesi!  per la falsit! Ieri, mentre andavamo
a Riverside, sentivo di essere con un amico, un figlio.
Mentre tu te ne stavi l come una vipera, celandomi un segreto
simile. Al ritorno mi hai lasciato dire quanto mi era piaciuto il
tuo film. Non t'importava un cavolo che l, a New York, il tuo
agente, quel fesso di commediografo, quello Spencer, il suo
agente, il tuo produttore stessero ridendo alle spalle di H. P.
Koenig. Ti avevano ghermito, portandoti via a me. Con la tua
complicit! Per quale ragione ce l'avranno tanto tutti con me?
Per il mio successo? Perch sono gelosi di me? Perch?
Si alz. Tese la mano. - Voglio che tu sappia che non ti porto
rancore. Ti auguro tanta fortuna. Ma voglio avvertirti ora che
se conti sul successo del tuo nuovo film per tornare qui trionfante,
ti sbagli tristemente di grosso. Perch io lo seppellir quel
film! Non ci sar budget per pubblicit o promozione. Potr
magari essere ricordato come un trionfo artistico, ma finanziariamente
sar un disastro. Tra un anno sarai un personaggio
inesistente, l'uomo invisibile in questa citt! E ora va' e buona
fortuna!
Si strinsero la mano... H. P. lo fece senza nessun calore, lasciandosi
semplicemente prendere la mano.
- Se tu fossi venuto da me, sinceramente - riprese d'un
tratto H. P. - e mi avessi detto cosa avevi in mente, ti avrei
rispettato. Ma no, tu hai preferito far tutto alla chetichella.
Dave lo guard, completamente disorientato.
- Ammettilo! Dopo il successo di ieri sera vuoi un nuovo
contratto, non  vero?
- No, le do la mia parola - protest Dave.
- Avresti fatto meglio a essere sincero.
Quando torn in ufficio, Dave intu di avere visite. Lo cap
prima ancora di entrare nella stanza. La fragranza della colonia
di Martoni aleggiava nell'aria.
- Chiudi la porta, ragazzo - ordin l'agente.
Dave s'irrigid. Senza alzare la voce, Martoni ripet: - Ho
detto di chiudere la porta.
Dave chiuse la porta e si lasci cadere sulla poltrona dietro
la scrivania.
- Stammi a sentire. Siamo stati giovani tutti. H. P. Io. Tutti
noi. - Martoni parlava dolcemente, ma c'era un sottofondo
minaccioso nelle sue parole. - Cosa succede, ragazzo? Cosa c'
a New York? Una pisquella? Dillo a H. P. Te la far venire qui.
Le far perfino un contratto. Il vecchio vuole soltanto vederti
felice.
- Io voglio solo tornare l per dirigere una commedia. -
Dave cercava di farsi capire.
- Un uomo ambizioso come te non distrugge tutta la sua
carriera solo per dirigere una commedia.
- Cristo! - esplose Dave. - Non sto tramando per commettere
un delitto! Sto soltanto cercando di ottenere tre mesi per
dirigere una commedia in cui si d il caso che io abbia fiducia.
- Nella commedia ci dev'essere sotto una troia! - url
Martoni.
- Ma se ancora non sono stati scelti gli attori! - grid
Dave di rimando.
- Un giovane stallone della tua et non vede al di l del
proprio cazzo, quando  eccitato!
- Ascolti, non credo che questa discussione possa portare a
niente - disse Dave avviandosi verso la porta.
Martoni non fece una piega. - Com' finita tra te e il vecchio?
- Ci siamo stretti la mano e ha detto che potevo andare.
- Vi siete stretti la mano? - domand Martoni, dando un
insolito significato a quel gesto.
- S - rispose Dave.
- Peccato - concluse tristemente Martoni.
- Perch?
- Mai sentito parlare del bacio della morte?
- Il rituale della Mafia?
- Esatto. Quando il vecchio stringe la mano in simili circostanze
pu significare soltanto una cosa. Secondo lui l'hai fregato.
Finirai sulla lista nera di Hollywood. - Martoni si alz
facendo capire con questo che di Dave se ne lavava le mani.
- Chiama Gloria - disse. - Sistemer tutto lei.
Di l a un'ora Dave Cole ricevette una telefonata da Betty
Ronson.
- Dave, ho avuto una telefonata da Martoni...
- Lo so - rispose Dave, cupo.
- Perci ho parlato con Og Spencer. Lui non desidera che
tu mantenga un patto che pu mettere in pericolo la tua carriera.
Se vuoi svincolarti, lui capisce.
- Ormai siamo andati troppo avanti.
- Forse no - disse Betty, speranzosa.
- Cosa vuoi dire?
- L'agente di Og ha ricevuto una telefonata da Walter
Fleishmann, il capo del Reparto Soggetti della Magna qui a New
York. Si offrono di acquistare la commedia.
- Cosa? - esclam, incredulo, Dave. - H. P. ha detto che
non avrebbe mai pi comprato una sola cosa di Spencer!
- La commedia non c'entra niente. C'entri tu.
- Vuole che diriga prima la commedia e poi il film? - domand
Dave, sollevato.
- Non arriverai mai a dirigere la commedia, perch H. P. la
sta comprando. Una delle cose che H. P. non sopporta  perdere.
Un'altra  che non sopporta che qualcuno lo lasci. Dev'essere lui
quello che lascia. Cos  obbligato a far qualcosa per impedirtelo.
E in tal modo l'ultima parola l'avr lui - spieg Betty. -
Quindi ti consiglio di andare da lui e scusarti. Altrimenti l
sarai sulla lista nera e qui non ci sar nessuna commedia per te.
Se c'era una cosa al mondo che Dave Cole era ben deciso a
non fare era chiedere scusa a H. P. Koenig. - Se questo  il
premio per aver fatto un buon film, mi domando cosa sarebbe
successo se ne avessi fatto uno brutto!
- Assolutamente nulla. Questa  la miglior forma di elogio
di H. P. Ti considera abbastanza per volerti distruggere.
- Gi - disse Dave, non troppo contento di essere apprezzato
tanto in quel modo.
- Ascolta, Dave. Scusati con H. P. Parler a Martoni per farti
ottenere un nuovo contratto a migliori condizioni.
- Credi di poterlo fare? - domand Dave.
- H. P. vuole possedere. Che paghi.
Pi tardi, quello stesso pomeriggio, Betty Ronson chiam Vie
per dirgli che Dave Cole poteva essere persuaso a restare alla
Magna, sempre che il suo contratto venisse ridiscusso, tenendo
conto del successo del suo ultimo film.
Martoni si sprofond in elogi.
- Bimba, non ti ho mai visto, ma devi essere veramente una
cannonata. Hai avuto un'idea spettacolosa... far acquistare la
commedia di Spencer da H. P. e levare cos le castagne dal fuoco
per Cole! Avrei dovuto pensarci io! - Rise, sinceramente
ammirato del suo colpo strategico.
Per quanto apprezzasse il suo elogio, lei non si lasci distrarre.
- Non dimenticare il patto che voglio per Cole.
-  possibile. Lo otterr - l'assicur Martoni. Poi aggiunse:
- Cosa ci fa una ragazza intelligente come te a sprecare il
suo tempo a New York? Fatti furba. Vieni qui. Ti far vedere
io dov' veramente l'oro.
- Parliamone, una volta o l'altra. - Era quello che Betty
aveva sempre pensato.
Tolse in fretta la comunicazione prima che Martoni potesse
insistere sull'argomento. Come H. P. voleva disperatamente quello che non poteva avere, cos Martoni l'avrebbe voluta di
pi se non l'avesse sentita tanto ansiosa di stringere un accordo
con lui.
Quanto a Dave, a qualunque rischio avesse esposto la sua
carriera, lei poteva sempre giustificarsi adducendo il fatto che
nel passato lui l'aveva ingannata.
Inoltre, era andata bene. E quella era tutta la giustificazione
che ci voleva.
Passarono due giorni interi prima che Dave riuscisse a farsi
forza per chiamare Sarah Immerman e chiedere un colloquio
con H. P. Il colloquio non gli fu concesso che quattro giorno dopo.
Arriv il pomeriggio del suo appuntamento. Dave si present
nella sala d'aspetto all'ora giusta e cap subito che sarebbe stato
costretto ad aspettare parecchio.
Due ore pi tardi, la receptionist disse: - Il signor Koenig
la ricever adesso, signor Cole.
Entr nel grande ufficio e trov H. P. in piedi accanto alla
finestra prospiciente l'immensa area della Magna. Stava con le
mani intrecciate dietro la schiena e le gambe divaricate.
Dave si rese immediatamente conto che il vecchio stava facendo
un'imitazione di Charles Laughton nell' Ammutinamento
del Bounty. Dave aveva sentito dire che H. P. aveva il ghiribizzo
di imitare qualche gesto o qualche posa che uno dei suoi divi
aveva reso famoso.
- Volevi parlarmi? - domand H. P. senza voltarsi.
- S.
- Be'? - domand H. P., in tono addolorato come se la rottura
tra loro fosse irrimediabile.
- Signor Koenig - disse Dave. - Volevo dire che mi dispiace
per quanto  successo tra noi. Suppongo che avendo lavorato
nel teatro dove un regista  legato a un produttore per
dieci o quindici settimane, non mi ero reso conto dell'impossibilit
di interrompere un contratto a lungo termine. Se me ne
fossi reso conto, non avrei mai accettato di tornare l senza prima
venire a parlarne con lei. - Esit un istante, fatic un poco
ad aggiungere: - E naturalmente ad attenermi alle sue decisioni.
Segu una pausa di silenzio, un silenzio vago riservato. L'ometto
approfittava del momento per creare un'atmosfera di suspense.
Dave ricord che quando era bambino suo padre aveva la
abitudine di fare lo stesso. La punizione non stava nelle frustate
ma nell'incertezza che le precedevano.
A Dave non era mai piaciuto il verbo degnarsi. Era arcaico,
pomposo ed estraneo al suo vocabolario. Nel Bronx nessuno si
degnava. Il direttore del liceo Morris non si degnava. Al City
College, nemmeno l'augusto preside degli studenti si degnava.
Ma nei riguardi di H. P. Koenig, l'unica espressione che Dave
pot pensare fu che il vecchio bastardo finalmente si degn di
girarsi verso di lui. Come se girasse la faccia luminosa e misericordiosa
di Dio su di lui.
- Ragazzo mio - disse H. P. - posso capire che uno come
te, giovane, impetuoso potrebbe pensare che decidere di tornare
nell'est per qualche mese sia cosa irrilevante. Voglio che
tu sappia che mi piace vedere un giovane che ha il coraggio di
buttarsi in questo modo affrontando tutti i rischi. Voglio dire
che se tu fossi andato l e la commedia fosse stata un fiasco il
tuo agente ti avrebbe gettato alle ortiche. - H. P. si avvicin e
pos una mano sulla spalla di Dave. - Io volevo soltanto proteggerti
contro quello che sarebbe stato un pericolosissimo errore.
Forse non lo avevi capito. So come le mie azioni vengono
interpretate dagli altri. La gente coglie ogni occasione per calunniarmi.
Negli ultimi vent'anni abbiamo subito la peggior congiuntura
economica e la peggiore guerra della nostra storia. La
gente guarda gli Studi Magna e me per un po' di sole, un po' di
allegria. A volte, per avere la certezza di poterglieli dare, devo
fingere di essere un tiranno. Devo costringere uomini come te
a non abbandonare il mestiere e a non trascurare il paese per
un pugno di ammiratori l a New York. Forse i critici che
contano saranno anche a New York. Ma il pubblico  dal lato
occidentale dell'Hudson. - H. P. declam quelle parole come
se stesse mettendo il piede sul suolo del Nuovo Mondo per la
prima volta. - Avevo creduto... - H. P. modul la voce quasi
che stesse per fare una rivelazione intima. - Per un certo periodo
avevo creduto che ci comprendessimo l'un l'altro. Che tu
intuissi queste cose di me. Mi sbagliavo. Ma continuo a sperare
che un giorno lo farai. Quindi... - H. P. s'interruppe come se
stesse arrivando a una decisione non premeditata. - Ho deciso
che si dovrebbe ricominciare su nuove basi. Con un nuovo contratto.
Dave si accorse che Betty Ronson e Vie Martoni avevano lavorato
alla svelta.
- S, un nuovo inizio merita un nuovo contratto. Il tuo stipendio,
da mille la settimana, salir a millecinquecento. Con aumenti
ogni tredici settimane finch non arriver a quattromila.
- Grazie.
- Ora ti dir cosa voglio che tu faccia. Come segno di buona
fede da parte tua vieni via da quell'albergo dove stai. Il
Marmont  un'albergo dove tutti voi, esuli di New York, vi riunite
per ridere alle nostre spalle. Considerati uno di noi. Prenditi
una casa. Di' a te stesso: da ora in poi sono di qui. Questa
 la mia casa. Hollywood, USA!
- Ci penser.
- Mentre ci pensi, ricorda che non c' nessun male a vivere
come un uomo che guadagna un sacco di quattrini. Per farti
capire cosa intendo, vorrei che tu venissi a una cenetta a casa
mia venerd sera. Proietto un nuovo film. Ti sar molto utile
farti vedere l. Ci sar Lolly. Sicuramente noter l'apparizione
di una faccia nuova alla mia tavola.
Non era necessario che spiegasse chi era Lolly. Louella. Sebbene
il suo talento di scrittrice fosse scarso, i molti giornali del
suo datore di lavoro avevano dotato i suoi articoli di grande
potere. Aveva ottenuto quella fama di pi importante scrittrice
di pettegolezzi per aver avuto l'astuzia di mandare alla stampa
grandi elogi della modesta attrice che era l'amante del suo
editore.
Per quanto se ne risentisse, Dave non minimizz l'occasione
che gli stava offrendo H. P. Comunque la curiosit lo spinse ad
accettare l'invito. Dopo di che H. P. gli carezz dolcemente la
gota. Tutto era stato perdonato. Ma solo perch, alla fine, H. P.
l'aveva avuta vinta.
Quella sera Betty Ronson, che stava ancora lavorando nel suo
ufficio, ricevette una telefonata. Da Vie Martoni.
- Bimba, ha funzionato. Come per incanto. Congratulazioni!
- Dave  andato da lui e gli ha fatto le sue scuse?
- S.
- Bene! - esclam Betty, poi domand: - Sei sicuro che
Dave non sospetta niente?
- Neanche per sogno.  felice del suo nuovo contratto. E
H. P.  felice della sua nuova propriet. Tutto perfetto.
- Okay - disse, pensosa, Betty.
- Hai fatto qualche pensierino sulla mia proposta? - domand
Martoni. - Potrebbe significare un interesse per te, nell'agenzia
qui.
- Ci penser - rispose lei, anche se dopo l'offerta di un
utile aveva gi deciso. - E te lo far sapere.
- Splendido!
Betty aspett parecchie settimane prima di dare la sua risposta
a Martoni. Quel lasso di tempo l'avrebbe fatta apparire non solo
pi importante agli occhi di lui, ma le avrebbe reso possibile
combinare un accordo migliore con Gloria Simms per la sua
met dell'agenzia di New York.
Chiam Martoni e gli disse che accettava di aggregarsi alla
sua agenzia, sempre che tutti i clienti che portava lei venissero
considerati suoi e che sarebbero rimasti suoi anche qualora avesse
lasciato l'agenzia Martoni.
Per una giovane donna di appena ventisei anni aveva fatto
un grosso affare.
Quando Dave Cole arriv alla grande villa nella strada tranquilla
nei pressi di Sunset Boulevard, ebbe l'impressione che
di recente vi fosse stato un delitto. A sorvegliare l'ingresso c'erano
quattro poliziotti con l'uniforme di Beverly Hills. Dave percorse
il sinuoso viale d'accesso in fondo al quale fu costretto a
identificarsi. Dopo che ebbero controllato sulla lista degli ospiti,
gli dissero di lasciare la macchina. Uno dei poliziotti la port
via e la parcheggi fuori vista.
L'immensa casa era la copia di un castello francese. Aveva
un aspetto cos irreale e cos imponente che Dave era sicuro che
quando si fosse aperta la porta avrebbe scoperto che si trattava
solo di un'enorme facciata scenica. Un alto maggiordomo rispose
alla sua scampanellata e, dopo avergli fatto attraversare
un lungo ingresso dal pavimento di marmo bianco e nero, lo
condusse nella sala. Gran parte degli ospiti era gi arrivata.
Sebbene non conoscesse nessuno personalmente, riconobbe Lolly,
un senatore degli Stati Uniti, il capo di una grossa banca di Wall
Street, Gable, Astaire e un notissimo prelato cattolico la cui parrocchia
era il mondo della gente ricca e famosa.
Appena lo vide, H. P. port Dave in giro per la sala, presentandolo.
Furono servite abbondantemente ricche cose appetitose
da rendere inutile la cena, ma dopo una mezz'ora Dave si ritrov
in una sala da pranzo che, decise, sarebbe stata lo scenario
ideale per un film sulla nobilt inglese. Il lungo tavolo
era per trentasei persone. Dave era seduto quasi a capotavola,
vicino alla signora Koenig, una donna piccola, tendente alla pinguedine.
Parlava meticolosamente come se ancora stesse
cercando di nascondere l'accento del ghetto di New York. Di fronte
a lui c'era una snella ragazza bruna dagli occhi neri profondi
e penetranti che gli sembrarono stranamente familiari. Non riusciva
a collocarla, sebbene lei continuasse a fissarlo con palese
interesse. Ogni volta che lui coglieva il suo sguardo, lei gli sganciava
un sorrisetto provocante.
Dopo cena gli ospiti passarono nella biblioteca per il caff.
Dave not diverse dive indipendenti che non aveva incontrato
allo Studio. In particolare una bionda con una reputazione che
la rendeva interessante in modo particolare. Dave era impegnato
in quell'inventario sessuale, quando una voce dietro di lui disse:
- Non lei.
Si volt rapidamente e si trov davanti la ragazza dagli occhi
maliziosi che gli era stata di fronte durante la cena.
- So che a letto  spaventosa. Parla e parla a non finire. Prima
durante e dopo. Almeno cos dicono gli uomini.
Sorrise. E finalmente sorrise anche Dave.
- Salve, Sono David Cole.
- Sally Ann Weston - ribatt lei.
- Sally Ann... - cominci lui, poi s'interruppe ricordando
dove l'aveva conosciuta. - Aveva detto che non era il suo
vero nome.
- Non lo .
- Allora qual ?
- Sybil - disse lei con un tono deciso, quasi si aspettasse
che lui dovesse sapere chi era. Quando si accorse che non era
cos, rise. - Dio, non mi dica che nessuno l'ha avvertito.
- Avvertito di cosa?
- Di chi sono io e perch lei  qui - disse lei, divertendosi
al suo imbarazzo.
- H. P. ha detto che m'invitava per farmi conoscere gente.
La gente giusta - aggiunse, sarcastico.
- L'unica persona giusta per cui  stato invitato sono io.
Sono Sybil Koenig.
- Ah - fece David.
- Non  quello che ci si aspettava che dicesse. Ci si aspettava
che restasse impressionato. E rapito. Pare che io sia una
bruna bellezza fascinosa. Ma vede che nessuno di noi  quello
che dovrebbe essere.
Il maggiordomo arriv in quel momento per dire che il film
era pronto. H. P. guid i suoi ospiti verso il teatro in miniatura
con le poltrone sontuosamente imbottite. Lanci un'occhiata a
Dave e a Sybil.
- Sia furbo - sussurr Sybil, tirandolo per la manica. -
Non vada.
- La sta aspettando - rispose Dave, imitando il tono
cospiratore di lei.
- Vuole aspettare. Resti qui!
Dave grid a H. P. - Vengo tra un minuto!
Invece di apparire seccato, H. P. sorrise con aria d'approvazione
e raggiunse i suoi ospiti.
A quel punto, Dave e Sybil erano soli, fatta eccezione per il
maggiordomo che stava radunando i bicchieri e vuotando i portaceneri.
- Andiamo via di qui - disse lei prendendo Dave per la
mano e portandolo nel patio e poi in un giardino meticolosamente
curato. Era stato illuminato dal capo dell'espertissimo Dipartimento
Illuminazione degli Studi Magna. Essendo un nuovo
residente di quella citt magica, Dave non era ancora abituato
all'idea che piante e alberi, gi splendidi di per s, avessero bisogno
di essere colorati con luci rosse, ambra e verdi sistemate
qua e l in maniera suggestiva. L'effetto era sintetico, come
Hollywood stessa.
Lei lo port oltre gli alberi illuminati... alte palme reclinate
stancamente, mastodontiche tamerici, profumatissime magnolie.
Dopo un lieve pendio arrivarono a un'immensa piscina illuminata.
- Si sieda - disse Sybil spingendolo verso una delle sdraio
della piscina. Poi si lasci cadere sul prato ben curato, si tir
la lunga gonna sotto le gambe, si tolse le scarpette e strusci i
talloni sull'erba. Dave not che aveva piedi delicati, snelli come
tutta lei e ben fatti.
- Lei  libero, vero? - domand la ragazza.
Dave annu.
- Bene. Questo faciliter le cose. Sapr cosa significa Shadchen.
- Uno che combina matrimoni - rispose Dave.
- Qui non parliamo Yddish. Ma mia nonna, quand'era viva,
mi raccontava dei vecchi tempi. - Sybil rise. - Be', siamo tornati
ai vecchi tempi. - Aveva una risata calda. I suoi occhi
scuri erano impertinenti e parevano sottolineare le sue parole.
- Solo che invece di chiamare un sensale di matrimoni, pap fa
da s. Non si fida di nessun altro per trovare l'uomo giusto per
sua figlia che sta diventando un problema.
- Qual  il problema? - domand Dave, che ora si sentiva
pi a suo agio con lei.
- Io. Ventiquattro anni e zitella - disse lei, sempre sorridendo.
- Cos ha scelto lei. Pap si fissa sempre su qualche
giovane che ritiene possa diventare un buon marito per sua figlia
e un buon padre per i suoi nipotini. Mi meraviglio che non
le abbia fatto fare un test dello sperma per sapere quali sono
le sue possibilit di generare.
Dave rise. Almeno lei prendeva la situazione con spirito.
- Poi organizza una situazione per vedere se lei ha il fegato
di contrariarlo. Tutto quel chiasso sulla sua idea di andare
all'est era un test per vedere se lei avrebbe avuto il coraggio di
non cedere. E in tal caso, se alla fine si sarebbe piegato alla sua
volont. Questo  importantissimo. Non rispetta un uomo abietto.
Ma neppure tollererebbe chi lo combattesse fino in fondo.
Lei ha superato tutti i test in maniera superlativa. Non molti
candidati arrivano a essere invitati alle sue proiezioni del venerd
sera. Luned mattina lei sar famoso.
Inclin il capo per guardarlo. - Le dir una cosa. Finora
lei  il miglior candidato. E inoltre ha anche talento.
- Un poco.
- Pi di un poco. Ho sentito cos'ha fatto per salvare la reputazione
della povera Lora. Per quanto alla fine non sia servito
a nulla, vero?
- No, non  servito - ammise lui con tristezza.
Sybil infil i talloni nell'erba. - Pap ritiene che lei abbia
un enorme potenziale - disse, poi. - Ed  questo il motivo
per cui vuole che lei mi sposi. Vuole che la Magna resti in famiglia.
La portata della sua dichiarazione sbalord Dave. Era forse
un altro dei suoi scherzi?
- Parlo sul serio - fece lei. -  l'unica ragione per cui le
sto parlando con tanta franchezza  perch il suo problema  anche
mio. Mi sono ripromessa una cosa: non mi lascer comandare.
Non gli permetter di decidere quando e con chi concepir
e far figli. Voglio che i miei figli siano figli miei e non i suoi
nipoti.
Aggrott la fronte come se pensasse di aver parlato troppo.
Per rispetto alle sue confidenze, Dave rest in silenzio un
istante. Poi domand: -  per questo che era andata a New
York? Per fuggire?
- Gi. Volevo farmi strada in un ramo dello spettacolo dove
non sarei dipesa da lui o dominata da lui.
- Dove poteva essere soltanto Sally Ann Weston?
- Dio, che nome spaventoso avevo scelto, vero?
- Le Sally Ann Weston dovrebbero essere bionde con naso
all'ins. Lei non  un tipo comune.
- Immagino che non si possa essere un tipo comune quando
si  figlie di un uomo originale come H. P. Koenig. Comunque
a New York ho fatto cilecca.
- Neanche lavorando gratis.
- In effetti avevo trovato da lavorare con un produttore. E
mi era andata magnificamente finch Josh Logan non mi ha riconosciuto
in una recita fuori citt. E da l  cominciato. Il produttore
voleva che gli facessi avere un contratto con la Magna;
il divo voleva che mettessi una buona parola per fargli avere
una parte in un nuovo film della Magna; il commediografo, un
simpatico giovanotto col quale ero entrata in rapporti piuttosto
intimi, voleva che gli facessi ottenere un contratto qui. Tutti volevano
qualcosa. Io ero di nuovo e sempre la figlia di H. P. Koenig.
 stato allora che ho capito che non c'era via d'uscita.
 il mio destino.
- Sapeva che sarei venuto a cena stasera?
- S - ammise lei.
A quel punto lo assal un altro pensiero ancora pi conturbante.
- Lei ha avuto qualcosa a che fare con la mia assunzione
alla Magna?
- No! - esclam lei, decisa. Poi sorrise. - Capir perch
non  affatto divertente essere la figlia di H. P. Avvelena ogni cosa.
Anche lei sta gi immaginando ogni sorta di inganni. No, signor
Cole. Io non ho fatto niente per farla venire qui.
Si gir, gli occhi di nuovo tristi. Il che la fece apparire ancora
pi bella.
- Non so cosa darei perch ci fossimo conosciuti in altre
circostanze - disse lui.
- Non dica cos tanto per essere gentile o premuroso. Non
ce n' bisogno. E non pu che cacciarla nei guai.
- Perch?
- Perch non porter a nulla. La cosa pi bella che io possa
fare  dire a mio padre che di lei non m'importa nulla. Questo
la toglierebbe dai guai.
- E se invece gli dicesse che le importa?
- Allora insisterebbe perch lei mi sposasse. E dovrebbe
farlo. Pu costringere chiunque a fare quello che lui vuole, in
questa citt. - Si volt a guardarlo. - Dave, se ne torni a casa.
Prima che le facciano del male.
- So badare a me stesso.
- Sicuro. Come  riuscito a tornare a New York a dirigere
quella commedia.
Lui non rispose, ma la tir a s e la baci. Quando la lasci
andare, lei parve restare immobile mentre un lieve tremito la
pervadeva tutta.
- Ora va' via, sar meglio - sussurr. - Perch mi piaci.
E alla fine ne verrebbe un male per tutti e due.
- Deve proprio essere cos?
- Questa  la cosa triste. Non  che deve essere. Lo , sempre,
semplicemente. Sar meglio rientrare. La proiezione finir
presto.
Si avviarono verso la casa. Lui fece per prenderle la mano,
ma lei si distacc e gli cammin davanti con grazia naturale. Era
una delle donne pi sincere che avesse mai conosciuto. Era anche
l'unica donna che l'aveva respinto. Era frustrante e allo stesso
tempo gradevole.


CAPITOLO 8.

Sybil aveva avuto ragione su una cosa. Da quando era stato invitato
in casa Koenig, lo stato sociale di Dave Cole era salito
alle stelle.
Gli agenti volevano fargli conoscere giovani attrici. Cominci
a circolare la voce che se Dave Cole sussurrava un nome
all'orecchio di H. P. la fortuna di quel nome, a Hollywood, era
fatta. In realt, quando Sybil inform il padre che il giovane regista
non l'attirava particolarmente, l'entusiasmo di H. P. per
Dave Cole si raffredd alquanto.
Nelle settimane successive, Dave vide Sybil soltanto due volte,
e tutt'e due le volte perch un pezzo grosso straniero era venuto
a fare il grand tour dei teatri di posa della Magna. H. P. voleva
che Sybil partecipasse a simili incontri sebbene sua madre riuscisse
sempre a schivarli.
In tutt'e due le occasioni lei fu gentile e superficialmente cordiale
con Dave. La seconda volta lui si trattenne un po' accanto
a lei durante gli aperitivi.
- Vorrei vederti. Posso telefonarti?
- No.
- Perch no?
- Perch sono profondamente presa dal nostro giardiniere
giapponese.
Prima che Dave potesse aggiungere altro, lei era gi schizzata
dall'altra parte della sala per salutare un divo della Magna.
Le giornate di Dave Cole erano zeppe di lavoro. Girare un
film stancava fisicamente, emotivamente. Gli interminabili intervalli
tra una sistemazione e l'altra erano diversi dall'azione
continua di una commedia teatrale. L'impeto delle prove in
teatro somigliava all'atto sessuale. Aumentava sempre ed era
sempre pi esigente fino all'inevitabile orgasmo della sera della
prima. Per contrasto, il ritmo giornaliero del girare un film era
come un atto sessuale continuamente interrotto, il che creava
soltanto frustrazione. L'impazienza di Dave era talmente palese
che il suo cameraman gli disse: - Se la prenda con calma, si
rilassi. Passi un po' pi di tempo nel suo camerino, o in quello
di qualcun'altra.
Non era affatto un segreto a chi alludesse il cameraman. La
spumeggiante, bionda Christine Donlan era famosa per allacciare
relazioni col suo comprimario o il suo regista.
Proprio in quel momento l'aiuto di Dave interruppe la loro
conversazione. Dall'espressione del giovane, Dave intu che doveva
essere successo qualcosa.
- Cosa c' adesso?
-  disperata.
- Cosa c' questa volta?
- La sua ultima battuta nella scena. Vorrebbe cambiarla
per i primi piani.
- Se ne parler quando arriveremo a quella scena. Nel frattempo
cerca di scovare l'autore e pregalo di venire qui subito.
- Dave, a meno che non voglia una scenata prima di arrivare
alla scena, accetti il mio consiglio, ci vada ora da lei - sugger
l'aiuto con tatto. - Sta minacciando di non mettere il naso
fuori dal suo camerino.
- D'accordo - disse Dave stancamente.
Per i registi la vita era una serie interminabile di scocciature
con le dive. Dave aveva scoperto che si poteva abbindolare un
divo sfidandolo in qualche maniera, oppure distraendolo facendogli
credere di partecipare a una congiura contro l'autore e il
produttore. Con le attrici la faccenda era diversa. Erano pi emotive.
Avevano il vantaggio delle lacrime. E c'era sempre l'incombente
minaccia di una crisi di nervi.
Cupo, Dave si diresse verso il camerino di Christine Donlan.
Mentre saliva gli scalini, la sent dire alla guardarobiera:
- E vattene all'inferno!
Dora, un donnone di mezza et, usc furiosa. Christine era seduta
davanti alle luci abbaglianti della sua toilette, guardandosi,
i suoi occhi balzarono in su per incontrare quelli di Dave nello
specchio.
- Tesoro, cosa c' che non va? - domand lui fingendosi
molto comprensivo.
Il mento di Christine tremol, segno sicuro che lei stava per
scoppiare in lacrime. Dave non era affatto commosso. Le aveva
gi visto usare quella tecnica. Ma sapeva che se le permetteva di
piangere, il truccatore avrebbe impiegato un sacco di tempo a riparare
i danni. Perci le pos dolcemente le mani sulle spalle e
lasci che lei gli premesse la gota contro la mano, quasi sentisse
il bisogno di essere tranquillizzata.
- Cosa c', tesoro? Nervi? Be', stai andando divinamente.
Vorrei che tu potessi vederti nelle riprese giornaliere.
- Lo sai che non le guardo mai - ribatt lei imbronciata.
- Allora accetta la mia parola. Sei fantastica - le disse
Dave nell'usuale linguaggio hollywoodiano.
Nessuna recitazione effettuata a ovest delle Montagne Rocciose
era mai meno di fantastica.
-  la scena che stiamo facendo ora - si lament Christine.
Tir pi gi le mani di lui in modo che arrivassero a toccare i
capezzoli dei suoi seni gonfi. Dave si chin finch i loro visi non
apparvero uno accanto all'altro nello specchio. Lei si gir chiudendo
gli occhi. Dave cap che doveva baciarla. Mentre la baciava,
lei alz le braccia, e la vestaglia le scivol gi lasciandola
nuda: allora premette il corpo contro quello di lui. Quando lo
sent in piena erezione, lo tocc. Di l a un minuto erano tutti e
due nudi e avvinghiati l'uno all'altro.
Lei gli diede una leggera spinta, e Dave cadde all'indietro sul
divano del camerino. A quel punto lei gli si butt sopra, baciandolo
freneticamente. Lui l'agguant, la scost e disse, brusco:
- Cerchiamo di non dimenticare chi  l'uomo qui. -
Sgusci via da sotto il suo corpo, rest sospeso sopra di lei un
istante, poi, mentre le braccia della giovane lo cingevano, penetr
in lei. L'esperienza e la tecnica erano all'altezza del desiderio
di lei, cos che si rivel una partner estremamente
piacevole. Si esaur nell'atto senza alcuna riserva. Non era pi
un dovere, era diventata un'avventura con un'abile e desiderabile
compagna.
Lei rest sotto di lui sussurrandogli che lo trovava meraviglioso.
Poi cominci a stuzzicargli l'orecchio con la lingua in una
maniera tale che lui si sent di nuovo eccitato. E questa volta lei
lo strinse con le braccia e le gambe con tanta forza che quando
raggiunse l'orgasmo lui prov quasi dolore a respirare. Fu un
sollievo quando si placarono.
- Razzi - bisbigli lei. - La sensazione di razzi che scoppiano
in aria. Sei meraviglioso.
Scivol via dolcemente. E quando Dave si sdrai supino, lei
gli si accoccol sopra, i colmi seni tondi penzolanti sul viso di
lui, e cominci a muoversi lentamente, mentre con i capezzoli
gli carezzava delicatamente le labbra.
D'un tratto bussarono alla porta.
- Signor Cole, il set  pronto.
Tornarono sul set, il broncio e l'urgenza di cambiare le battute
erano dimenticati. L'autore del copione stava aspettando
ansiosamente per offrire quattro nuove versioni della battuta finale
di Christine Donlan. Ma lei recit la scena originale sette
volte senza mai protestare. Quando l'ultima ripresa venne approvata,
l'autore si appart in un angolo con Dave.
- La battuta  andata benissimo. Cos'erano tutte quelle
storie?
- Bastava solo convincerla che la scena andava bene -
spieg Dave. - E io l'ho convinta. Ora torna nel tuo ufficio. Sai
come si innervosiscono gli attori ad avere l'autore tra i piedi.
Dopo quella volta, Dave non ebbe pi noie da Christine Donlan. Lentamente il film prese forma. C'erano rimasti da girare
soltanto gli esterni. Lavorarono nell'area dietro, usando la strada
di New York, la strada della cittadina e qualcuno degli scenari
campagnoli. Aveva avuto ragione H. P. quando aveva detto: -
Qui possiamo creare qualunque parte del mondo si voglia.
Presso l'enorme vasca nel terreno dietro, stavano finendo i
primi piani degli esterni di un film di mare con Spencer Tracy
protagonista principale. La scena mostrava Tracy e un giovane
inserviente di cabina alla deriva in una chiatta perch la loro
baleniera, colta da una tempesta, era colata a picco. Tracy e il
giovane attore dovevano lavorare sotto l'abbagliante sole californiano
un giorno dopo l'altro. Faceva un caldo asfissiante
che dava una sete diabolica.
Ogni qualvolta Dave aveva un intervallo nelle sue riprese,
andava sul set della vasca. Il vecchio regista lo accoglieva festosamente,
lusingato che uno dei brillanti giovani di H. P. cercasse
l'occasione di vederlo lavorare. Per diverse volte, dopo che
Spencer Tracy aveva finito quella che Dave considerava una
ripresa superba, il regista gli bisbigliava: -  talmente ubriaco
che se si china un po' di pi rischia di ruzzolare da quella barchetta
e cadere in acqua.
Ma negli spezzoni tutto ci non saltava fuori. Sobrio o sbronzo,
Tracy era l'espertissimo attore cinematografico che sapeva
come sarebbero apparsi, quando proiettati su uno schermo largo
quindici metri, il pi lieve movimento dei suoi occhi, le sue labbra
o il suo sorriso. Dave si disse che un giorno gli sarebbe piaciuto
da morire fare un film con Spencer Tracy.
Il film di Dave e quello di Tracy furono finiti di girare la stessa
settimana. Poich un film di Spencer Tracy era sempre un
avvenimento, H. P. decise di dare un grosso party nella sua tenuta
a Palm Springs per solennizzare la fine delle riprese. Come
tema della festa scelse l'ambiente di New England che era stato
quello del film di mare di Tracy. La tenuta di Koenig a Palm
Springs fu addobbata in modo da simulare un porto di mare del
New England, con funi, enormi ancore, fiocine e reti. I suoi
numerosi dipendenti indossarono costumi disegnati dallo Studio,
da marinai gli uomini e da cameriere di osteria le donne. E anche
tutti gli invitati furono pregati di partecipare in costume.
La lista degli ospiti includeva i divi pi importanti della Magna.
Tracy e la sua amica. Gable e qualunque giovane bionda
gradisse accompagnare. I tre Barrymore erano stati invitati, ma
soltanto uno aveva accettato: al momento in cui aveva detto di
s era ubriaco. I pi grossi produttori e registi della Magna completavano
la lista.
Quando Dave ricevette l'invito, Christine Donlan lo preg insistentemente
di farle da cavaliere. Vi si recarono con la Rolls di
lei... Dave al volante, Christine accanto a lui, il suo elaborato
costume del diciannovesimo secolo disteso sul sedile posteriore.
Passarono davanti a grosse fattorie, e si stavano avvicinando
al deserto quando Dave vide una citt accovacciata sotto di loro.
Doveva essere il famoso luogo di villeggiatura. Dave si sporse
in avanti per vederlo bene.
Christine disse: -  affascinante. Ti piacer moltissimo. Fermiamoci.
- Perch? Siamo quasi arrivati.
- Fermiamoci - insistette lei.
Fren e ferm la macchina sul bordo della strada. Lei gli prese
le mani e se le premette sui seni. Visto che lui non faceva nessuna
avance, lei si slacci i nastri della sua costosa camicetta alla
contadina e gli porse il seno. Mentre Dave le baciava i capezzoli,
lei gli carezz i capelli mugolando di piacere. Di l a poco
gli infil le mani nei pantaloni e lo stuzzic finch lui non la tir
fuori dalla macchina e la prese sul duro suolo sassoso del deserto.
Alla fine lei disse dolcemente: - Ora va meglio. Ora il
fine settimana non sar pi una noia spaventosa. Quando saremo
arrivati l non avremo pi un minuto per noi.
Palm Canyon, la strada principale, era un ampio viale fiancheggiato
da alte palme. Arrivati al centro della citt, Christine
disse a Dave di girare a destra. La Rolls infil una strada in
salita, dopo di che si trovarono a costeggiare un alto muro di
mattoni che si estendeva per parecchi isolati.
Finalmente Dave domand: - Dov'?
 Ci siamo - rispose Christine. -  un piccolo regno isolato
dal mondo esterno. Se mai capitasse un'insurrezione popolare,
qui saremmo al sicuro. Ogni volta che vengo qui, mi sento come
Maria Antonietta pronta a scacciare la plebe. O a gettargli delle
brioches.
Tutta la storia che Christine conosceva, Christine Donlan
l'aveva imparata dai filmoni in costume della Magna. Per lei
Ronald Colman era l'uomo pi importante d'Europa.
Finalmente arrivarono ai cancelli di elaborato ferro battuto.
Due domestici in costume li aiutarono a sistemare la macchina
nell'area del parcheggio e a scaricare il bagaglio. Poi Dave e
Christine furono indirizzati verso la piscina.
Per la maggioranza gli ospiti erano gi arrivati e stavano mangiando
al buffet in fondo al patio. Per dimostrare il potere su
di lui, adesso che non erano pi soli, Christine disse altezzosamente:
- Tesoro, vai a prendermi un drink. - Poi cominci
a chiacchierare con un gruppo di attori l vicino.
Quel comportamento disturb Dave. Ma piuttosto che fare
una scenata, si avvi al bar camminando lungo la piscina. Ordin
uno Scotch e soda per s e, mentre lo sorseggiava, ordin
anche per lei. Doppio gin. Con ghiaccio. Ormai conosceva bene
i suoi gusti.
Mentre era al bar, una voce nota disse in tono di scherno: -
Tesoro, vai a prendermi un drink. - Lui arross e si volt. Sybil
Koenig gli stava sganciando il suo sorrisetto maligno. Non ebbe
la certezza di chi stava prendendo in giro, se lui o Christine,
finch lei non disse: - Dave, il galoppino di un'alcolizzata. Cosa
direbbe tua madre, ora?
- Voglio vederti. Da sola - disse lui in fretta.
- Nessuno vede nessuno da solo in una di queste serate.
- Si potrebbe trovare il tempo in un qualche momento durante
il fine settimana - insistette lui.
- Ci prover.
Ma lui cap che Sybil non gli prometteva niente: lo stava soltanto
tenendo sulle corde.
La sera successiva c'era la festa in costume e quando Christine
fu pronta, era gi sulla buona strada della sbronza completa.
L'alcol peggior il suo umore gi pessimo e, mentre l'accompagnava
a raggiungere gli altri invitati per il cocktail, Dave stava
sul chi vive. Erano appena scesi, quando H. P. annunci la sua
sorpresa per la serata. Sarebbero andati tutti a cena a Whitewater! Molti tra gli ospiti, conoscendo Whitewater, finsero di essere
felici dell'idea, ma Dave era decisamente disorientato.
Una carovana di limousine e di giardinette stava aspettando.
Gli ospiti si ammucchiarono sulle limousine, le giardinette
erano riservate agli inservienti. Per evitare di essere confinato nella
stessa automobile con Christine, Dave rest subdolamente indietro,
lasciandosi precedere da tutti. Lo fece con la scusa di
mostrarsi cortese, ma la sua strategia venne svelata da Sybil che
disse: - Fai un altro passo indietro e ti ritrovi a Beverly Hills.
I suoi occhi scuri erano maliziosi, ma non ostili.
- Non ti critico.  una mangiatrice di uomini. Andiamo
con la mia macchina. - Accorgendosi che Dave si rallegrava
alquanto, esclam: - Non fraintendere. Lo faccio soltanto per
salvare una vita umana. La tua.
La segu verso una Cadillac decappottabile scoperta color rosso
ciliegia in contrasto coi suoi capelli e occhi neri. Lei aspett
finch la carovana non usc dalla tenuta. Dodici lunghe berline
nere seguite da sei giardinette. Sessanta ospiti seguiti da trentasei
inservienti.
- Sembra un sontuoso funerale - osserv Dave.
- O un picnic sognato da Luigi Quattordicesimo.
- Tuo padre fa spesso di queste cose?
- Troppo spesso.
- Cosa diavolo  Whitewater?
- Vedrai - rispose Sybil, divertita.
Dal livello del deserto continuarono a salire gradatamente.
Alla loro sinistra il sole stava calando dietro il Monte San Jacinto.
Alla loro destra la luna era gi alta, luminosa.
Dopo un silenzio disagevole, Dave domand: - Giochi a
tennis?
- Gioco a tutto, io - disse Sybil. - Sono stata educata cos.
- Si potrebbe combinare di andare a giocare a tennis, domani?
- Perch lo chiedi a me? - ribatt lei. - Chiedilo a Christine.
- Devi capire la situazione.
- Cosa ti fa pensare che non la capisca?
-  per via del film.  cos che  cominciato.
- Con lei comincia sempre cos - disse Sybil. -  davvero
tanto brava? Cos' che la rende tanto irresistibile? Certo, ha
quelle tette imponenti. Cosa fate voi uomini, le comprate a peso?
- Vorrei che tu cercassi di capire.
- Voglio capire - ribatt lei aspramente. -  per questo
che ti faccio tante domande. Qual  la sua attrattiva? Vanit?
 il fatto di andare a letto con una donna cos famosa che ti
eccita? Davvero godi di pi con lei che con altre donne? Dimmelo.
Lui era incapace di risponderle.
- Naturalmente tu sei un gentiluomo. Tu non parli di chi
scopi.
Restarono in silenzio per tutto il resto del tragitto.
- Cos' questo posto? - domand Dave quando passarono
oltre un cartello con la scritta WHITEWATER.
- Un vivaio.
- Un cosa? - domand lui credendo che scherzasse.
- Proprio cos. Vedrai.
Fermarono nel parcheggio e quando scesero di macchina lui
disse: - Ricorda, voglio tornare indietro con te.
- Se la tua mamma te ne d il permesso - disse Sybil. -
Vieni!
Mentre passavano attraverso un varco dell'alta siepe verde,
Dave pens di vedere un'altra enorme piscina hollywoodiana.
Ma guardando alla sua sinistra vide che un grosso getto d'acqua
si riversava zampillante nella piscina. Un'occhiata pi attenta
gli rivel che quel getto rovesciava centinaia di pesci. Trote.
Pesci persico. Non avannotti come ci si aspettava in un vivaio,
ma pesci mangiabili di una certa dimensione.
Gli ospiti di H. P. erano intorno alla vasca. Ciascuno in costume.
Ciascuno con un drink in una mano e una canna da pesca
nell'altra. I servi di H. P. giravano tra gli ospiti porgendo
loro nuovi beveraggi o rifornendo ami con esche di fegato crudo.
Gli ospiti non avevano altro da fare che gettare la lenza nella
vasca. Di tanto in tanto si udivano gridolini eccitati quando
qualcuno prendeva un pesce.
David si trov solo. Un cameriere gli mise una canna in mano
e innesc l'esca nell'amo. Un altro gli porse un whisky e soda.
Lui rest nella parte in fondo alla vasca, disgustato. Finalmente
gett la canna da pesca da un lato e indietreggi finendo quasi
sui piedi di Sybil.
- Cosa c', amico, non ti piace pescare?
- Attribuiscilo al fatto che sono ebreo. Noi non cacciamo
n uccidiamo niente a meno che non sia inteso per mangiare.
- Oh, ma saranno mangiati! C' la tua cena, l, che nuota.
Vieni, ti faccio vedere.
Gli prese la mano e lo trascin via dalla vasca verso un'area
dove c'erano una dozzina di rustiche baracche. Grosse nuvole
di fumo si levavano dal camino di una di esse. Proprio davanti
alla porta erano allineate due giardinette, l'una a fianco dell'altra,
le portiere alzate in modo che il piano fungesse da bar.
Sybil port Dave dentro la baracca dove alcuni servitori di
H. P. erano gi al lavoro pulendo pesci che poi passavano nella
farina affinch due negri con alti berretti bianchi da cuoco li friggessero.
Grossi pentoloni di pannocchie di granturco stavano
cuocendo. Due enormi ciotole d'insalata gi condita e pronta.
Quando il pesce pescato fu abbastanza, H. P. guid gli invitati
nella baracca. Tutti si misero in fila e vennero muniti di
grandi piatti con mucchi di croccante pesce fritto, pannocchie
calde e fumanti, insalata, fette di pane lievitato e grossi pani di
burro.
Il calore e l'odore del pesce che stava friggendo fug l'appetito
di Dave, il quale, appena ricevuto il suo piatto, fu felice di
andare fuori per sedersi a un tavolo vuoto.
Gli altri ospiti, alcuni sbronzi, pochi sobri, mangiavano doverosamente.
Dave fissava stupito alcune delle pi famose celebrit
del mondo riempirsi di cibo che avrebbero sdegnato da
qualunque altra parte. E tutto per compiacere il loro signore e
padrone.
H. P. non mangiava. Con un'enorme coppa di cristallo di baccarat
piena di vino in mano passava tra i suoi ospiti come un
padre caritatevole, badando a che tutti fossero soddisfatti e
mangiassero bene. Mentre si allontanava, Dave cap che presto
avrebbe dovuto mangiare o affrontare la disapprovazione di H. P.
Quando H. P. elargiva pesce, tutti dovevano mangiare pesce.
H. P., che lo aveva gi notato, grid: - Dave! - Dave era
consapevole che anche Sybil stava osservando. Era un po' distante
dal suo tavolo, il piatto in mano, mentre i suoi occhi scuri
sfrecciavano dal padre che era gi un po' brillo a lui che non
aveva toccato cibo.
- Dave - url H. P. - Cosa c'? Non ti piace il mio pesce?
- Se l'avessi saputo glielo avrei detto. Sono allergico.
- Allergico?
- Al pesce.  una cosa molto comune - spieg Dave. -
Mi viene come una reazione. Mi si gonfia la gola. Non posso
pi respirare.
H. P. si fece subito comprensivo. - Ragazzo mio, perch non
me l'hai detto? Avrei portato delle bistecche per te.
- No. Va benissimo. Ho mangiato molto a pranzo. E il suo
buffet era meraviglioso.
H. P. fece schioccare le dita, e un servo apparve immediatamente.
- Trova qualcosa da mangiare per il signor Cole! Basta
che non sia pesce! E porta via questo!
Il piatto fu fatto sparire. Presto venne sostituito da un altro
dove c'erano soltanto pannocchie, insalata e pezzi di pane. Dave
non mangi neanche quella roba. Ma il suo delitto pass inosservato
perch l'orchestrina di girovaghi messicani che H. P. aveva
ordinato aveva attaccato a suonare. Per ordine dell'autoritario
H. P., tutti gli ospiti si esibirono in una versione ubriaca della
danza del cappello messicana. Quando furono esausti, qualcuno
della folla grid invitando H. P. a ballare. Lui finse timidezza
riluttante. Ma quando Anita Albright, la star ballerina della
Magna, lo prese per mano e lo port al centro della pista sterrata,
sembr felicissimo. Anita Albright, di almeno una testa
pi alta di H. P. Koenig, si lasci guidare da lui. E lui si dimostr
abile ed esperto, muovendosi con una disinvoltura che smentiva
il suo fisico tarchiato e massiccio.
Mentre li osservava, Dave si ramment di aver sentito dire
che Anita era una delle pi frequenti passeggere dell'ascensore
privato che portava direttamente nell'appartamento di H. P. Circolava
la voce che gli avesse carpito il suo primo contratto facendogli
qualche servizietto. Cos era la sua bocca e non i suoi
piedi che l'avevano portata nell'olimpo delle dive. Dopo, quando
i registi facevano fatica a farle dire chiaramente qualche battuta,
la gente bisbigliava: E come pu, con quel coso sempre
in bocca?.
A quel punto gli ospiti erano sfiniti: molti sparivano nel bosco
e in gran segreto vomitavano i loro eccessi. Altri avevano
cercato qualche angolo buio per dedicarsi ad attivit sessuali di
un genere o un altro. La festa era finita.
Nonostante i suoi sforzi per trovare Sybil Koenig, Dave non
riusc a scovarla. Trov invece la decappottabile, sgusci nel
sedile del passeggero e scivol gi per non farsi vedere da Christine.
Aspett. Finalmente ud dei passi avvicinarsi sulla ghiaia.
Sybil si accorse di lui nell'aprire la portiera.
- Ti stava cercando. Hanno sudato sette camicie per cacciarla
in macchina.
- Beve un sacco di gin.
- Puro - disse Sybil esplicitamente.
- Solo perch non d al ghiaccio la possibilit di sciogliersi
- spieg lui maliziosamente.
- Ti eri prefisso di tornare indietro con me?
- Le altre macchine sono partite. Devi portarmi a casa.
- Finirai col dirmi che sei orfano.
- Te l'avrei detto, se ci avessi pensato. - Mentre lei saliva
in macchina, si offr: - Se vuoi guido io.
- Okay - disse lei porgendogli la chiave. Quando lui ebbe
messo in moto, Sybil sospir come sollevata.
- Contenta che sia finita?
- Queste maledette cose sono una tale noia. Gli invitati, in
realt, non hanno nessuna voglia di intervenire. Vengono solo
per paura di offenderlo. E per trovare i loro nomi sui giornali
del mondo dello spettacolo il luned mattina.
- Tua madre? - domand lui, cauto.
- Lei non viene mai qui quando c' lui.
- Perch no?
- Direi che la risposta  ovvia - disse Sybil senza nascondere
la sua disapprovazione per la condotta promiscua del padre.
- Come la prende, lei? Cosa fa della sua vita?
- Beneficenza. La scusa della moglie tradita per essere inutile.
- Qualcuno deve pur farla.
- Sarebbe fatta meglio se non fosse tanto necessaria. A lei,
intendo.  una donna molto carina.
- Lo so. E mette al mondo figlie molto carine.
Viaggiarono nella notte.
Dopo un po' lei domand: - Sei orfano davvero?
- Solo per met. Mio padre  morto nel quarantacinque.
Stavano per richiamarmi sotto le armi. Ma lui  morto improvvisamente.
Infarto. Cos ho ottenuto un compassionevole rinvio.
Poi la guerra  finita e non hanno pi avuto bisogno di me.
Io mi dico sempre che lo ha fatto per me - disse Dave. - Se
avesse dovuto, lo avrebbe fatto. Lo so.
- S - disse Sybil come se capisse e ne fosse invidiosa.
- Ma  stato a causa di mia madre che ti ho incontrato -
disse d'un tratto Dave.
- Uhm?
-  da lei che ho ereditato il gusto per il mondo dello spettacolo.
- Lei ne faceva parte?
- No. Ma andava a sentire e a vedere ogni cosa. Variet.
Teatro ebraico. Film. Rideva a ogni scena comica. Piangeva con
ogni vittima. E dato che mio padre aveva sempre da fare, mi
portava con s. Ma lo strano  che quando  arrivato il momento,
lei non voleva che entrassi a lavorare in questo ramo. Aveva
progettato tutto per me. Universit, poi qualunque specializzazione
che potessimo permetterci. Tra gli ebrei, avvocati, medici
e dentisti sono intercambiabili. Scegli semplicemente quello che
ti puoi permettere. - S'interruppe all'improvviso. - Perch ti
parlo degli ebrei come se tu ne fossi al di fuori?
- Continua su tua madre.
- Non avevo mai pensato di entrare nel ramo come attore.
- Ah - fece lei, sorpresa.
- Una tizia di un'agenzia mi ha visto sulla spiaggia quando
facevo il bagnino e me lo ha proposto. - Parlava in tono un
po' umile.
- Cos eri uno stallone anche allora? - osserv Sybil, gelida.
Furioso, lui fren di colpo. La macchina slitt sul fondo stradale
sabbioso.
- Cos' che non ti va di me?
- Vuoi proprio saperlo?
- Certo, accidenti!
- Noto in te le stesse cose che disprezzo in mio padre -
rispose lei semplicemente.
- Io? Come lui? - Dave rise. - Questa  bella!
- Davvero - disse lei freddamente.
Dave si gir per guardarla in faccia. Nella fioca luce lunare,
solo i suoi occhi scuri emergevano, lucidi e accusatori.
- Ti diverti molto a denigrarmi?
- No.
- Oppure mi odi perch sembra che tuo padre, per il momento,
mi abbia in simpatia? Lo conosci abbastanza bene per
sapere che cambier.
- Certo.
- Allora cos'?
- Dave, sei un ragazzo molto intelligente. Ma in certe cose
sei completamente cieco.
Avvilito, lui ingran la prima e lentamente tir fuori la macchina
dalla sabbia e la riport sulla strada.
- Se vuoi vedere il deserto senza luci - disse lei - volta
alla prima a destra. Ma stai attento. Non  asfaltata.
Lui rallent, trov il sentiero buio. Diversi animaletti sfrecciarono
attraverso la strada schivando a malapena i grossi pneumatici.
E un coniglio selvatico, stordito dai fari abbaglianti, rest
bloccato in mezzo alla strada tanto che Dave fu costretto a
fermare. Poi la bestiolina schizz via nel buio. Dave segu il sentiero
fino a un altipiano e l ferm.
Sybil tir le gambe su e s'inginocchi sul sedile per poter
guardare indietro.
- Spegni i fari - disse.
Lui obbed e si volt.
- Laggi - indic lei - c' la citt. Quelle zone azzurre,
illuminate, sono le piscine. Ci sono pi piscine pro capite in
questa citt che in qualunque altra parte del mondo. Lo sapevi?
- No - disse lui, girandosi un poco per guardare il suo
delizioso profilo.
- L dietro, se sposti lo sguardo dalla citt, c' il deserto.
Primitivo e intatto finch qualche sfruttatore lo scoprir e lo roviner.
 il vero deserto. E le montagne pi in l. Buie. A volte
severe. Altre volte pensose. Dipende da come ti senti.
- Come ti senti, tu, stanotte?
Lontano un coyote ulul. Sybil taceva.
- Non mi hai risposto. Come ti senti stanotte?
- Triste.
- E basta? - domand lui.
Lei si allung per girare la chiave dell'accensione e mettere in
moto la macchina, ma lui le prese la mano e la tenne tra le sue.
- Ti prego, non sciupare tutto.
- Sciupare che cosa? Se non hai fatto che avvilirmi tutta la
sera!
- Sei uno stupido! - esplose lei nervosamente. - Se non
m'importasse un corno di te, avrei forse perso il mio tempo?
- Sybil...
- Non cercare di approfittarti di quello che ho detto. Non
credere che solo perch io... io ti voglio bene... mi sdraier e
mi lascer scopare. Perch  quello che succederebbe. Tu sei
abile a scopare. Ma non hai la pi pallida idea di cosa vuol
dire amare. Nessuno, nessuno mi scopa, me. Tu non verrai da
me con ancora addosso l'odore di Christine Donlan. O di qualsiasi
altra diva con cui ti capita di andare a letto. Capito?
- S, certo, capito - rispose lui, rabbioso.
Avvi il motore e cominci la lenta discesa verso il deserto.
- Cosa ti fa credere che io non sia capace di amare?
- Non sei diverso dagli altri, in questa citt. Vuoi fare il
miglior film. Dirigere la pellicola che far pi cassetta. Ottenere
il premio pi ambito. Possedere la casa pi grande, sempre che,
beninteso, non sia pi grande di quella di H. P. Sarebbe un peccato
imperdonabile. In superficie tutto sembra avido ed egoista.
Alla fine non lo sar. Perch non farai che distruggere te stesso.
- S'interruppe, poi aggiunse: - Io non voglio essere obbligata
ad assistere, quando ti succeder.
Lui ferm la macchina. Si gir verso di lei, la prese tra le
braccia. Lei non gli cedette. La baci, trov le sue labbra calde,
ma niente di pi incoraggiante. Cerc i suoi occhi nell'oscurit.
Erano umidi.
- Cosa mi dici se far come vorrai? - domand. - Potr
vederti, allora?
- Ci penser. Ma non mi chiamare. Non voglio che mio padre
si faccia delle idee sbagliate. Prima ancora di accorgermene,
mi farebbe disegnare da Adrian il vestito da sposa.
- Presto? - insistette Dave.
- Presto - rispose lei, ma senza troppa convinzione.
Per tre settimane Dave aspett una telefonata di Sybil. Poi
tent di chiamarla a casa. Lei non c'era mai. Lasci messaggi.
Lei non rispose mai.
Nel frattempo Dave soppes il consiglio di H. P. riguardo
all'acquisto di una villa. And a vedere una dozzina di ville prima
di decidere che lui non era tipo da ville. Aveva vissuto tutta la
vita in piccoli appartamenti. Il pensiero di una villa gli sembrava
che fosse una responsabilit troppo grossa.
Perci raggiunse un compromesso. Si trasfer in uno dei lussuosi
bungalow del Marmont. Ci lo sollevava anche dall'uso
imprescindibile, hollywoodiano, di tenere una coppia. A Hollywood
una villa come si deve era sempre corredata da una
coppia.


CAPITOLO 9.

Il quinto film di Dave Cole venne fuori da una famosa cena con
C. S. Begelman, un donchisciottesco, divertente umorista il cui
passatempo preferito, quando visitava Hollywood, era quello di
sparare sarcastiche frecciate contro tiranni di Studi come H. P.
Koenig.
Albert Grobe, un grande, ammiratore degli articoli di Begelman sul New Yorker, dette una cena in suo onore. Mai sospettando
che Begelman potesse insultare alcuno dei suoi ospiti, Grobe aveva invitato H. P. Koenig, sua moglie, Sybil e un gruppetto
di scrittori e di registi che avrebbero apprezzato lo spirito sofisticato
di Begelman. Sperando di incrementare i rapporti tra
Dave e Sybil, Grobe aveva invitato anche Dave. Come al solito,
la signora Koenig trov una buona scusa per non intervenire.
Dopo cena, scaldato e incoraggiato da abbondanti libagioni
di cognac, Begelman and su di giri. Cominci col dare l'imitazione
di una conferenza su un soggetto per un film. Poich i
due film recenti di pi successo erano Le campane di Santa Maria
con Bing Crosby e Ingrid Bergman e Il fuorilegge, di Howard
Hughes, con Jane Russell, il filmone in cui la diva recitava senza
reggiseno, Begelman invent uno scenario bizzarro mettendo insieme
i pezzi pi esotici di tutti e due i film. La sua improvvisazione
riguardava un prete del vecchio West che s'innamorava
di una donna la cui moralit e il busto erano ugualmente sovraccarichi,
con risultati parimenti elastici.
Gli ospiti si divertivano un mondo, il che spron Begelman
a continuare. Gradatamente cominci a prendere in giro H. P.
la cui vanit mai gli avrebbe permesso di sospettare di poter essere
la vittima di tutto quello scherzo. Begelman riusc a farlo in
maniera cos scaltra e subdola che nessuno, finch non fu troppo
tardi, si rese conto che si stava beffando del monarca regnante
della Magna. Quando capirono, si fece silenzio. H. P. non estern
alcun segno di contrariet. Ma il sorriso svan lentamente
dalla sua faccia. Ubriaco com'era, Begelman non si accorse che
tutti avevano smesso di ridere. Quando ebbe finito, stravaccandosi su una sedia, H. P. si alz, ringrazi educatamente Albert
per l'ospitalit e si avvi. Solo quando fu sulla porta parve ricordare
e si gir verso Sybil, interrogativamente.
- Vieni, cara?
Tutti restarono in silenzio non osando offrirsi di accompagnare
a casa la ragazza per paura di offendere il gi irato padre. Ma
lei li sorprese tutti dicendo: - Verr presto. Dave Cole si  offerto
di accompagnarmi.
Senza pi voltarsi, H. P. usc e spar.
Ancora prima che la sua macchina avesse percorso il viale
d'accesso, parecchi ospiti si lanciarono su Begelman accusandolo
non soltanto di aver insultato H. P. Koenig, ma di averli messi
tutti in pericolo per il solo fatto di esserne stati testimoni e cos,
agli occhi di Koenig, partecipi della sua umiliazione. Grobe e
la moglie di Begelman, che aveva sofferto in silenzio, riuscirono
a far salire lo scrittore sulla sua macchina. Quando rientr, Grobe
disse cupamente a Dave e a Sybil: - Tutti noi pagheremo per
questo. In un modo o nell'altro.
Durante il tragitto verso casa, Sybil si sent in dovere di scusarsi.
- Mi dispiace.
- Di cosa? - domand lui.
- Lo zio Albert ha ragione. La pagheranno tutti in qualche
modo. Non avrei dovuto peggiorare ancora di pi le cose per te
dicendo che mi avresti accompagnato a casa.
- Non m'importa. Sono settimane che tento di parlarti. Non
hai mai risposto alle mie telefonate.
- Sono fuori parecchio - rispose lei debolmente...
- Non mi hai mai richiamato.
- Dopo stasera te ne meravigli?
- Non rispondevi alle mie telefonate anche prima di stasera.
- Fa tutto parte dello stesso quadro. Non ha importanza di
cosa cominciamo a parlare, finiamo sempre col parlare di lui.
- puntualizz Sybil. - Ora siamo qui insieme per via di lui.
Dovrai rispondere di questo, domani, a lui. Stai rischiando, accompagnandomi
a casa, per via di lui. Non vedi, niente di quanto
ci succede, ha a che fare con noi. Sempre con lui.
- Non  necessario.
- Se vuoi lavorare in questa citt, devi seguire le sue regole.
- Hai detto tu stessa che ha simpatia per me - disse Dave.
- Il che  esattamente il motivo per cui io non ce l'ho -
ribatt lei rabbiosamente. - Forse  per questo che ti ho chiesto
di accompagnarmi a casa. Forse d'ora in poi non ti avr pi
tanto in simpatia.
Tacquero finch non arrivarono davanti alla casa di lei.
Quando sgusci fuori della macchina e gli rest di fronte, gli
occhi di Sybil erano pieni di lacrime.
- Non sei tu, Dave.  lui. Devo prima sistemare le cose
con lui. Puoi cercare di capire?
Dave annu.
Lo baci frettolosamente, ma prima che lui potesse abbracciarla,
lei se ne and bisbigliando: - Cercher di compensarti
per stasera.
Il giorno seguente, quando Dave arriv in ufficio, la sua segretaria
gli domand nervosamente: - Dov' stato? L'ho cercata
in tutta la citt! Doveva essere nell'ufficio di H. P. cinque
minuti fa!
- Ero da Linny a far colazione. Se ne deve far rapporto a
Sarah, le dica che ho preso uova strapazzate e caff. Nero!
- Ho telefonato al Marmont. Ho perfino telefonato in casa
di lei! - os dire la segretaria.
Lei non poteva essere che Christine Donlan.
- E lei le ha detto che non c'ero?
- S. Ma ha un vocabolario da camionista! - esclam, compunta,
la segretaria.
- Perch no? - disse Dave. - Probabilmente quando le
ha telefonato era proprio a letto con uno di quelli.
- Far meglio ad andare su da H. P. - disse la segretaria
troncando la discussione.
Nonostante il fatto che c'era pi di una dozzina di persone ad
aspettare, Dave fu immediatamente ammesso nell'ufficio privato
di H. P.
Appena apr la porta, la prima persona che vide fu il Professore.
Grobe fece un lieve gesto col capo come per avvertire Dave
di non fare il minimo rumore.
H. P. era come sparito nella sua enorme poltrona dietro la
scrivania, voltando le spalle ai visitatori. Vicino a Grobe, Dave
riconobbe Larry Holtzman, il produttore, e un commediografo
di New York che aveva avuto due successi in tre stagioni e che
ora veniva pagato cinquemila dollari la settimana dalla Magna,
sebbene dovesse ancora scrivere una singola battuta per lo Studio.
In piedi, davanti alla scrivania di H. P. e rivolgendosi allo
schienale della sua poltrona di pelle rossa, c'era l'ormai sobrio
umorista C.S. Begelman che stava ripetendo la storiella che aveva
raccontato alla cena di Grobe la sera precedente. Mentre tentava
di rammentare qualcuno dei punti pi coloriti che si era
inventato nell'euforia dell'alcol, Begelman sudava copiosamente.
Quando esitava, H. P. lo richiamava con impazienza senza
guardarlo. Alla fine segu un lungo silenzio.
Finalmente il trono di pelle rossa si gir. La faccia di H. P. era
pensosa. Senza guardare Begelman disse: - Mi dicono che lei
scrive cose molto divertenti. Io non leggo mai. Ma se leggessi
non leggerei mai nessuna delle sue troiate!
Begelman si fece paonazzo, ma non os uscire senza il permesso
di H. P. Non si poteva mai sapere per quali mezzi tortuosi H. P.
avrebbe potuto influenzare la carriera di un uomo di talento,
qualunque fosse il campo del suo lavoro.
- Il suo guaio... - continu H. P. - ...il suo guaio  che la
vita  un grosso scherzo per lei. Be', per me no. E cos per la
mia gente.
Per H. P. fi pubblico di ogni dove era la mia gente.
- Cosa c' di buffo in un sant'uomo, un uomo di Dio, che
viene sedotto da una puttana? Se la gente non pu pi credere
in un sacerdote o in un prete, in che cosa pu credere?  sacrilego!
- grid H. P. che non entrava in una Casa di Dio se non
per funerali. - Be', mio furbo bastardo, le dar una lezione.
Comprer quel suo soggetto! Dica al suo agente di mettersi in
contatto con me dopo pranzo. Poi si levi dai coglioni e vada via
da questa citt.
Begelman, il prediletto dei critici letterari, il rinomato uomo
di spirito della Tavola Rotonda dell'Algonquin, arross e si avvi
verso la porta. L si ferm.
- Il soggetto non  in vendita!
- Tutto quello che scrivete voi bastardi  in vendita! - disse
H. P. - Altrimenti non scrivereste! Dica al suo agente di chiamarmi!
- Uscito Begelman, H. P. disse: - Voglio un copione.
Un copione buono, serio, forte su questo soggetto. - Guard
il commediografo. - Comincia a lavorarci! Oggi stesso! Holtzman, lavora con lui. E Dave, anche tu ci devi lavorare. Voglio
che questo film sia una cannonata.
Soltanto Dave os parlare. - H. P., si rende conto che se fa
questa storia com', copia esattamente Pioggia di Somerset Maugham? Sar un'altra Sadie Thompson e il reverendo Davidson.
- Certo! E quello ha avuto un gran successo. Quindi cosa
abbiamo da perdere? Bene, ragazzi, datevi da fare!
Uscirono con una mancanza d'entusiasmo palese. H. P. gli grid
dietro: - E non ci sarebbe nessun male se alla fine lei si facesse
suora!
- Come Maria Maddalena? - sugger il commediografo,
sarcastico.
- Precisamente! - ribatt H. P., serio. - Sei gi sulla strada
giusta!
Dave tent di chiamare Sybil per informarla delle conseguenze
della serata, ma lei non era in casa. Be', avrebbe appreso la
notizia dal Reporter quando avrebbero annunciato che gli Studi
Magna avevano acquistato un nuovo soggetto originale da C.S.
Begelman: il primo soggetto serio della sua carriera.
Passarono undici settimane prima che gli scrittori avessero un
copione adatto da leggere a H. P. Il protocollo presentava un problema.
Il soggetto doveva prima essere approvato dai tre Stregoni?
O doveva farlo Dave nella sua veste di regista?
Tirandosi dietro Grobe e Holtzman per appoggio, Dave decise
di raccontare lui il soggetto a H. P. Quando ebbe finito, H. P.
era nella sua grande poltrona e stava piangendo gioiosamente.
- Fantastico! Fantastico! - ripeteva. - L'avete azzeccata
in pieno.  cos che avevo visto il soggetto. E quelle scene nel
deserto, quell'uragano di sabbia, questo s che secondo me fa
un vero film! La macchina da presa dice tutta la storia: l'uragano
 l'ira di Dio. E quei due l in mezzo a rischiare la vita! Ne vengono
fuori puliti e perdonati. E Yom Kippur nel deserto. Splendido!
Dave e Larry Holtzman restarono in silenzio. H. P. gir la poltrona
e agguant il telefono. - Sarah! Chiamami Ted Bassetti
Voglio cominciare subito la produzione. Gliela far vedere io a
quel bastardo presuntuoso di Begelman!
Holtzman annu vigorosamente come era suo dovere fare.
Alla fine della giornata, H. P. Koenig aveva ingaggiato la bionda
bomba del sesso Gladys Holmes per la parte della prostituta
e Will Carlin per il giovane bellissimo prete. Carlin era soltanto
un divo di seconda grandezza, dato che quello sarebbe stato il
film di Gladys. E sarebbe stata la sua prima parte in cui avrebbe
dovuto unire sessualit e seria recitazione.
La produzione era andata avanti come programmato  a quel
punto Dave stava girando gi da diverse settimane il film che
era stato intitolato Redenzione.
Si alz alle sei per prepararsi moralmente alle scene che avrebbe
tentato di girare quel giorno. Naturalmente non si poteva
mai dire cosa poteva capitare per buttare all'aria il programma
stabilito. Carlin poteva magari aver passato una notte a bere e
di conseguenza arrivare con un terribile mal di testa e con un
aspetto spaventoso. Oppure a Gladys Holmes potevano essere
arrivate le mestruazioni e trovarsi fuori sesto. In quelle condizioni
lei si rifiutava sempre di girare scene d'amore. Tutto sommato
era un film difficile, e Dave era gi preparato ad affrontare ulteriori
complicazioni quando l'agente di Gladys lo chiam sul set.
- Dave? Vie Martoni. Ascolta, ragazzo, non so cosa tu abbia
fatto a Gladys, fatto sta che l'hai scombussolata parecchio.
- Io l'ho scombussolata? E come?
- Cosa vuoi che ne sappia io? - ritorse Vie. - Sai come
sono queste troie. Chi pu capirle? Ti chiamo soltanto per dirti
di andare avanti senza di lei per qualche giorno.
- Andare avanti senza di lei? Siamo alle scene finali! Porco
cane, il resto del programma  per l'ottanta per cento su di lei
e Carlin! - rugg Dave.
- Oh, mi spiace di sentire questo - disse Martoni in tono
abbastanza convincente. - Ascolta, ti dir io cosa si fa. Tu
parlane con H. P. Io parler con Gladys. Vediamo se riusciamo
a rimediarla.
- D'accordo. E qualunque cosa dovrei averle fatto, dille che
me ne dispiace.
- Far del mio meglio - promise Martoni.
Aspettarono sul set tutta la mattina. Dave tent di girare pezzi
e bocconi della scena finch il montatore scese dalla sala di montaggio
per dire a Dave che in quel modo non facevano che sprecare
pellicola e basta.
Interruppero per il pranzo. Seguitarono ad aspettare fino alle
quattro del pomeriggio, quando Dave ricevette una telefonata
da H. P.
- Dave! Smettila per oggi - disse, cupo, H. P. - E vieni
nel mio ufficio.
Quando vi arriv, trov Martoni. L'agente lamentava che quando
la sera precedente Gladys Holmes aveva chiamato Dave per
chiedergli qualcosa sulle riprese del giorno successivo, lui non
si era affatto offerto di andare da lei per parlarne. Si era invece
limitato a liquidare tutta la faccenda per telefono.
Martoni si rivolse a Dave. - Quando di notte un'attrice sensibile
come Gladys Holmes chiama il suo regista e vuole parlargli,
 chiaro che desidera qualcosa che non pu avere sul set.
Sono donne molto sole queste dive. Cosa ti sarebbe costato andare
da lei? Perfino per darle una scopatina? Le avresti dimostrato
che t'importava di lei, della sua recitazione. Non voleva
altro.
Dave rest in silenzio, aspettando di sentire cosa avrebbe detto
H. P.
-  vero che ti ha chiamato, Dave?
- S, ha chiamato. E sono stato un'ora al telefono con lei
tentando di risolvere il suo problema.
- Un'ora al telefono? - gemette H. P. - Mezz'ora a letto
con lei e avresti ottenuto un risultato migliore. Mai dire di no
a una diva quando ti si offre, Dave. Specialmente Gladys. 
stupenda, a letto. - Dopo aver dispensato quel consiglio paterno,
H. P. si rivolse a Martoni: - Vie, cosa possiamo fare perch
la produzione possa ricominciare? Stiamo perdendo duemila
dollari il giorno.
- Be' - disse Martoni, facendo capire di non avere la minima
idea per una rapida soluzione. - Con i fiori non si risolve
niente. N con le scuse.
- Se la chiamassi io? - propose H. P.
- No, H. P., non credo. Per capire che  apprezzata, quella
ragazza ha bisogno di qualche prova tangibile.
Dave not che la faccia di H. P. cominciava ad arrossire per
la rabbia.
- Come, per esempio?
- Sai cosa credo che sarebbe un bel gesto, H. P.?
- No. Cosa? - domand H. P. sforzandosi di non perdere
le staffe.
- Sarebbe un bel gesto se tu strappassi il suo contratto e
gliene offrissi un altro. Diciamo diecimila dollari la settimana
invece dei settemilacinque che prende ora.
H. P. si fece paonazzo, ma mantenne il controllo del suo furbo
cervello. Un aumento di duemilacinquecento dollari la settimana
per centoquattro settimane faceva duecentosessantamila dollari.
Gettar via il film gi fatto e ricominciare daccapo sarebbe costato
molto di pi. La risposta, per sgradevole che fosse, era ovvia.
H. P. annu, un cenno appena percettibile. Era tutto quello che
bastava a Martoni.
- Non lo rimpiangerai, H. P. Vedrai, alla fine si dimostrer
una mossa astuta.
- Sicuro - convenne H. P. senza alcun entusiasmo. Sapeva
riconoscere quando era stato fregato da un esperto.
- Allora chiamala. Diglielo tu stesso. Sono certo che sar
disposta a tornare al lavoro tra un giorno o due - disse
Martoni tendendo la mano per sigillare il patto.
- Vie, un giorno ti sgozzer - lo avvert H. P.
Martoni usc e H. P. disse a Dave: - Lo vedi quanto mi costi
per non essere andato a scopare quella baldracca stanotte? Un
regista  come un medico. Deve far visite a domicilio. Mi hai
deluso, Dave. Una delle poche volte che mi deludi.
L'unica soddisfazione che Dave ritrasse da tutto quel disgustoso
episodio gli venne due giorni dopo quando si sparse la
voce che Gladys Holmes non era potuta comparire sul set perch
era stata costretta a sottoporsi a un aborto che non poteva
rimandare alla fine delle riprese. L'agenzia Martoni aveva approfittato
di quell'emergenza per costringere H. P. a farle un nuovo
contratto.
L'autrice di quell'astuto ricatto risult Betty Ronson, il che
sugger a uno scrittore di appiccicarle il nomignolo di Vedova
Nera, alludendo a una qualche tragedia nel suo passato che la
rendeva cos rapace nelle sue trattative. Nessuno sospettava la
sua antica relazione con Dave Cole.
Quando la verit sulle assenze di Gladys Holmes venne a
galla, Dave la chiam.
- Accidentaccio, Betty, avresti potuto rovinare il mio film
e danneggiare la mia carriera. Non ha importanza cosa siamo
stati nel passato, ora sei la mia agente! Se succede un'altra cosa
del genere, dovr cercarmi un altro agente!
Lei ascolt senza protestare. Quando Dave ebbe finito, disse
semplicemente: - Sono anche l'agente di Gladys Holmes. Dovevamo
badare ai suoi interessi, Davie.
Quell'ultimo dolce diminutivo era la sua maniera per fargli
capire che aveva saputo del suo rapporto con Sybil Koenig. Ci
aument i suoi sospetti: e cio che nella poco etica manipolazione
della situazione di Gladys Holmes da parte di Betty vi fosse
anche un po' di malanimo verso di lui.
Dave sbatt gi il telefono... un gesto che diede a Betty grande
soddisfazione.


CAPITOLO 10.

Le riprese di Redenzione erano finite. Dave diresse il montaggio
del film. Quando lo ebbe nella forma definitiva, lo fece proiettare
per H. P. e Sarah Immerman, l'autorit di H. P. in fatto di
gusto femminile. Sarah l'approv in pieno, specialmente la regia
nei riguardi di Gladys Holmes. Alle donne sarebbe piaciuta la
diva in quel nuovo ruolo serio.
Durante il tragitto di ritorno dall'anteprima, H. P. era tronfio.
- Quel fesso bastardo di Begelman! Questo film render
tre milioni di dollari. E io ho comprato la sua idea per venticinquemila
pidocchiosi dollari. E quel bastardo di Martoni ha creduto
di fregarmi. Un contratto di due anni con un aumento di
stipendio. Dopo quello che ho visto stasera, lei vale dieci volte
quello che prende. Ha la stoffa della diva. Quella ragazza ha veramente
la stoffa della diva. Dave, hai fatto un miracolo con
quella donna. Da una bionda bomba del sesso, hai tirato fuori
un'attrice. Una vera attrice. Ha tutta una nuova carriera davanti
a s. Il talento, Dave, il talento  la chiave di tutto! Qualunque
cosa tu faccia, trova il talento e controllalo. A volte devi usare
insulti o minacce. A volte devi leccargli il culo. Ma la cosa importante
 di non farselo scappare. Quando avrai imparato come
farlo, sarai pronto per essere il capo di uno Studio come la
Magna.
Dave non riusc a capire se l'uomo gli stava facendo una promessa
o se gli stava facendo dondolare davanti un'altra carota.
- S, Dave, un giorno forse ti toccher affrontare responsabilit
come questa.
Dave gli lanci un'occhiata in tralice. H. P. sembrava pi
vecchio quella sera. Quando si sporse in avanti per dare a Dave
una pacca sul braccio, all'improvviso la promessa parve quasi
una realt.
D'un tratto H. P. domand: - Sei mai stato sposato?
- No.
- Bene. - Dopo un lungo silenzio, disse: - Dave, una cosa:
quando ti sposerai, bada che sia una donna che puoi amare
e rispettare. Altrimenti sar una vita triste. Le dive e le stelline
sono divertenti. Io ho avuto quasi tutte le stelle del ramo. Ma
quando finisce, tutto resta come prima. Tanto varrebbe raccattare
una piccola sgualdrinella dalla strada. Allora perch lo
faccio? Perch se mi fermo significa che sto diventando vecchio.
Be', sono rassegnato a morire, ma non a invecchiare. C' una
bella differenza.
Il vecchio era incline alle confidenze, quella sera, perch d'un
tratto disse: - Complottano, non fanno che complottare, sempre.
L, nell'ufficio di New York. Vogliono la mia testa. Gelosi.
Perch io guadagno pi di tutto lo staff dirigente di New York
messo insieme. Perci mi odiano. Perfino le donne che fanno
l'amore con me mi odiano. Lo sento. - Non disse altro finch
non arrivarono a Beverly Hills. Quando stava per scendere di
macchina disse: - Dave, hai fatto per te stesso e per la Magna
un gran bene, stasera. Mi hai scoperto una nuova attrice drammatica.
Domani dar l'ordine. Baseremo tutta la campagna
pubblicitaria sulla nuova Gladys Holmes!
Tre giorni dopo, Dave fu convocato alla presenza di un H. P.
furioso.
- Qualcosa che non va?
H. P. non rispose. - Mi sono fatto proiettare le sequenze. Ho
tagliato alcune scene in cui Gladys mi sembrava un po' troppo
matura, ma con quella interpretazione non credo che dobbiamo
preoccuparci della sua et. E d'ora in poi non sar necessario
crearle vestiti appositi per tirarle su il seno in modo tale che un
neonato vi potrebbe poppare. E i costumisti non dovranno pi
stringerle il dietro dei vestiti perch possa sculettare ogni volta
che cammina. Ora  un'attrice.
H. P. aggiunse soltanto due parole, ma in esse c'era un disprezzo
incredibile: Gladys Holmes.
Dave non sapeva come rispondere.
- Dave - disse H. P. tristemente. - Dave, durante le riprese,
quei due giorni che  mancata...?
- Ha abortito. Martoni e Betty Ronson se ne sono approfittati
per farle ottenere un nuovo contratto. Be'?
- Ieri sera Sonny Brown ha' chiamato il dottor Kroger per
un lavoretto da fare su una delle stelline. Indovina cosa gli ha
detto Kroger! L'uomo che ha portato Gladys da Kroger 
... sei pronto, Dave? Teddy Fletcher!
- Il cantante? - domand Dave, stupito.
- Quel bastardo figlio di puttana d'un cantante negro! Neituoi sogni pi pazzi avresti mai immaginato che una donna come
Gladys Holmes si facesse scopare da Teddy Fletcher? -
url H. P. - Potrebbe avere ogni bianco di questa citt! Perch 
andata a scegliersi un negro?
- Come fai a sapere che  vero?
- Kroger non pu mentire, gli diamo troppo lavoro. E quel
che  ancora peggio, stamattina ho avuto una telefonata da quelli
della Hollywood Confidential.
- E pubblicheranno la notizia? - domand Dave al colmo
dello stupore.
- Pubblicare? Ne faranno un racconto a puntate!
- Cristo! - esclam Dave. Con una storia del genere, vera
o no, avrebbe potuto rovinare il suo film.
- Cos - disse H. P., realistico - non importa pi che l'anteprima
sia andata tanto bene. Una volta che salta fuori questa
storia, puoi salutare il tuo film.
- Hai intenzione di archiviarlo?
- Cos'altro posso fare? Se salta fuori, i distributori dei cinema
ci uccideranno!
- Non possiamo proprio fare altro?
- Possiamo tentare.
H. P. aveva appena detto quelle parole che il telefono squill.
Ascolt un istante e disse: - Mandali qui!
Profumato, inappuntabile come sempre, Vie Martoni entr
accompagnato da Betty Ronson. Per un attimo David ricord
la Betty Ronson che un tempo aveva amato. Quella ragazza timida
che aveva tutte le ambizioni ma nessuna astuzia.
Non appena la porta si fu richiusa, H. P. sguinzagli tutta la
furia che aveva immagazzinato dal precedente scontro per
Gladys Holmes. Martoni e Betty stettero ad ascoltarlo pazientemente.
- E un'altra cosa. C' stata un'infrazione di etica. Una serissima
infrazione! Voi due avevate il dovere di essere sinceri con
me riguardo a quell'aborto!  stata un'oltraggiosa mancanza di
etica professionale lasciarci continuare a fare un film costosissimo
con quella troia senza dirci la verit! - H. P. indic Dave.
- Avete messo a repentaglio la carriera di questo giovane
lasciandogli girare un film che non osiamo presentare. Potreste almeno
aver detto la verit a lui!
H. P. tacque un istante, stanchissimo.
- H. P. - disse finalmente Betty. - Se le dicessimo che noi
non ne sapevamo niente, non ci crederebbe.
- Dopo come voi due mi avete fregato costringendomi a rifare
il contratto non vi avrei mai creduto! Solo che questa volta
avrei fatto un'eccezione.
- Be', non lo sapevamo - intervenne Martoni sinceramente
turbato.
H. P. aument le preoccupazioni dell'agente aggiungendo: -
Andare a letto con un negro col quale non  neppure sposata,
restare incinta e abortire illegalmente non la chiamerei proprio
una condotta morale. Nel contratto c' una clausola al riguardo
della moralit. Non scordatelo!
Betty e Martoni ne erano pienamente consapevoli. La loro
preoccupazione pi grossa era: come affrontare il problema. Ed
era ancora pi particolarmente spinosa perch Betty rappresentava
anche Teddy Fletcher, un cliente che aveva preso quando
era ancora a New York. Difatti Gladys Holmes aveva conosciuto
Teddy Fletcher a un party in casa di Betty.
-  una situazione difficile - confess Martoni. - Voglio
dire, Fletcher  piuttosto ipersensibile.
Betty ne convenne: - Il vecchio cantante negro di una volta
tutto sissignore, nossignore, non esiste pi! - Dave la guard.
Ai vecchi tempi lei non avrebbe mai usato espressioni simili.
Lei finse di non accorgersi della sua occhiata di rimprovero.
-  cominciato tanto tempo fa, da quando Benny Goodman ha
messo musicanti bianchi e neri nella stessa orchestra.  un mondo
nuovo, ora. Fletcher non gradirebbe che io indagassi sulla
sua vita privata.
- Lo so, lo so - si lament H. P. - Penso di fare una cosa
carina. Prendo Lena Horne e la porto qui. Faccio un grosso passo
avanti e metto una scena di negri in un film. In modo di dare
una ragione ai negri per venire al cinema. Sono molto gentile
con lei. Le spiego per benino che deve consumare tutti i suoi pasti
nel suo camerino. Cos non succede niente. E non cerco
nemmeno di metterle una mano addosso. E lei come mi mostra la
sua gratitudine? Sposa un bianco! E per peggiorare le cose, un
bianco della Magna! Non mi ha dato molta scelta. Ho dovuto
annullare il suo contratto. Perci non venite a parlarmi di questo
genere di guai. Ora la questione  una sola: cosa si pu fare
per salvare il film di Dave?
Dave cap il significato di quella domanda. Quando un film era
un successo, era un film della Magna. Se sembrava destinato a
fallire, diventava un film del produttore o il film del regista. In
quel momento, H. P. aveva rinnegato tutte le responsabilit per
Redenzione.
- Ascolti - disse Betty - anche per noi il rischio  grosso.
Se a Gladys non importa niente della propria carriera, a noi importa.
E dobbiamo proteggere Dave.
- Potreste spiegare tutto questo a Teddy - sugger H. P. futilmente.
- Parlare con lui non servir a nulla - disse Betty.
- Allora cosa? - volle sapere H. P.
Martoni consult l'orologio. - Dieci e mezzo qui, dodici e
mezzo a Chicago. - Si avvicin alla scrivania di H. P., alz il
telefono privato. - Se gli parla la gente giusta, la cosa cambia
aspetto. - Parl nel ricevitore aspett. Poi: - Rocco? Vie.
Sicuro. Benissimo. Tranne una cosa. Ascolta. Abbiamo un problema.
Cosa succederebbe al tuo programma al night se tu annullassi
Teddy Fletcher? Canta le ultime tre settimane di marzo.
No, no, non sto facendo nessuna manovra. Giuro che non
abbiamo nessuna intenzione di offrirgli di meglio per quelle
settimane.
Martoni guard interrogativamente H. P. H. P. annu. Martoni
continu spiegando la situazione a Rocco. Fin dicendo: - Pensavo
che se annullasse tutti i suoi impegni si convincerebbe.
Capisci, Rock?
Martoni sent di aver preparato sufficientemente il terreno.
Mentre Rocco parlava, assunse un'espressione sorpresa. - Hai
un'altra soluzione? - Si mise ad ascoltare, interrompendolo solo per dire: - Ah, capisco. - E quando Rocco fin, Martoni
disse: - Allora conto su di te.  qui, ora, da Ciro. - Martoni
tolse la comunicazione. - Tutto combinato. Fletcher non vedr
pi Gladys Holmes.
- Rocco Mascarella? - domand H.P-.
- S - disse Martoni. - E potete dare il merito alla piccolina.
 stata idea sua.
H. P. rivolse un sorriso raggiante a Betty, poi domand a Vie:
- Quanto ci vorr?
- Non molto - rispose Martoni. Sbirci Dave. - Ragazzo,
il tuo film  salvo.
Evidentemente la riunione era finita e Dave segu Betty, raggiungendola
poi all'ascensore.
- Cos avevate gi combinato tutto. Tu e Martoni sapevate
gi cosa avreste fatto prima ancora di entrare in quella stanza.
- Alla lunga ci guadagnerai.
- Anche Teddy Fletcher?
- Teddy Fletcher. Gladys Holmes. E tu - rispose lei con
aria tronfia.
- E supponendo che non mi stesse bene guadagnarci, se la
faccenda deve essere per forza risolta in questo modo?
- Temo che tu non abbia scelta. Un agente  come un chirurgo.
Se c' qualcosa di marcio,  suo dovere toglierlo. Io ho
salvato il tuo film. Potresti essermene almeno grato.
- Cristo, Betty, cosa ti  successo?
- Troppo tardi per domandarselo. E direi che tu sei l'ultimo
ad avere il diritto di domandarlo - ribatt lei malignamente.
Prima che lui potesse rispondere, la porta dell'ascensore si
apr e lei vi entr non nascondendo affatto che preferiva occuparlo
da sola. Quanto a lui non aveva alcun desiderio di continuare
a parlare con lei.
Teddy Fletcher aveva finito il suo secondo spettacolo da Ciro.
Dopo quattro bis, entr nel suo camerino minuscolo, la faccia
nera lustra di sudore. Si lasci cadere sulla sedia davanti allo
specchio. Il cameriere gli tolse lo smoking e la camicia da sera
bagnata di sudore. Asciug l'esausto cantante con un asciugamano
di spugna ruvida. Gli massaggi i muscoli annodati delle
spalle, poi lo strusci con della crema di mandorla. Un tempo
il cameriere negro era stato massaggiatore di campioni di boxe.
Lo asciug ancora, sciogliendogli allo stesso tempo i muscoli
tesi. Poi lo cosparse di una forte colonia maschile. Teddy Fletcher
era pronto per infilarsi mutandine pulite, camicia, pantaloni
e giacca sportiva. Sbirci fuori della porta del camerino per
assicurarsi di non essere assediato dagli ammiratori. C'erano diverse
ragazzine ad aspettarlo. Se ne liber firmando qualche autografo
e finalmente pot uscire.
Sgusci fuori dalla porta di servizio. La notte era nebbiosa.
I lampioni avevano delle aureole irreali. Nello spiazzo del parcheggio
vide la Cadillac bianca. Gladys lo stava aspettando. Si
sent subito meglio, un po' meno stanco, ansioso di vederla, di
tenerla tra le braccia, anche se forse quella sera era troppo stanco
per far l'amore. La gente non si rendeva conto che un cantante
cantava con tutto se stesso, non soltanto con la voce e con
la gola.
Ma lei era l, e ora la notte sarebbe stata pi bella. Scivol
nella bianca decappottabile. Si baciarono. Un bacio lungo, intenso.
Lei capiva abbastanza i suoi stati d'animo per permettergli
di appoggiarsi allo schienale e rilassarsi.
- Andiamo a casa - gli disse. - Ho ordinato a EDNA di
prepararci una cenetta. E dello champagne.
- Bene - disse lui, grato.
Lei usc dal parcheggio. Non si accorsero dell'altra macchina
che usciva dal parcheggio e li seguiva. Volt a sinistra e infil
Sunset Boulevard dirigendosi a ovest. Il viale era deserto.
Hollywood non era davvero una citt notturna. Anche quando arrivarono
a Beverly Hills non c'era nessun'altra macchina tranne
quella dietro di loro. A North Maple lei gir a destra e ferm
nel suo viale d'accesso. L'altra macchina ferm e accost al marciapiede.
Fu soltanto quando scese, che Fletcher not che erano
stati pedinati.
Anni di spettacoli nei locali notturni gli avevano dato un sesto
senso per guai inattesi. - Entra subito in casa - disse a
Gladys. - Chiuditi a chiave dentro!
- Perch? Cosa succede?
- Entra in casa! - ordin lui con tanta fermezza che lei si
avvi sul vialetto.
- Chiamo la polizia.
- Non chiamare nessuno. Vai dentro e basta!
Fletcher aspett nel viale d'accesso buio. Due uomini scesero
dalla macchina e mossero verso di lui. Fletcher rest fermo dove
era. Gli parve di riconoscere uno che era stato in mezzo al pubblico
quella sera.
- Fletcher?
- S.
- Rocco ci ha ordinato di farti una visitina. Dice che c'
qualcosa che non va.
- Non c' niente che non va - disse Fletcher. - Vado a
Chicago a cantare per tre settimane. La mia voce non  mai stata
pi in forma. Dite a Rocco che non ha niente da preoccuparsi.
- Ma lui  preoccupato. Lui dice che se continui a scopare
Gladys finir che ti pesteranno. O potranno perfino ucciderti.
E questo sconvolgerebbe tutto il programma di Rocco. Perci ritiene
che sarebbe una buona idea che tu non vedessi pi quella
baldracca. Capito?
- Di' a Rocco che sar l. Puntuale. E far le mie ultime tre
settimane.
L'altro uomo si mosse improvvisamente agguantando Fletcher
per un braccio. Gli fece fare una giravolta e gli mise il braccio
libero intorno alla gola. Se avesse usato anche una minima parte
della sua forza, avrebbe potuto stritolare la laringe di Fletcher.
- A cosa ti servirebbe presentarti a Chicago per lo spettacolo senza essere in grado di cantare? Senza poter cantare pi da
nessuna parte? Cosa faresti, scarpe lucide? Hai un bel dono.
Non te lo fottere scopando donne bianche. Intesi?
Se anche Fletcher non avesse udito bene, la spaventosa pressione
sulla sua laringe lo avrebbe convinto.
- Okay - disse, rauco. - Glielo dir.
- Tu non le dirai niente. Tu non la vedrai pi. Tu non le
parlerai pi. Tu vieni con noi. Ti lasceremo al tuo albergo. E se
proverai a metterti in contatto con lei, faremo quello che abbiamo
detto. Capito?
Fletcher annu. Il gorilla tir il braccio di Fletcher dietro la
schiena e lo spinse lungo il vialetto d'accesso verso la loro
macchina.
Gladys Holmes osserv ogni cosa da una finestra della sua
casa buia. Quando li vide spingere Fletcher verso la macchina,
si precipit al telefono per chiamare la polizia. Poi, rendendosi
conto di quanto avrebbe dovuto dire, non alz neppure il ricevitore.
Il mattino seguente, H. P. ricevette una telefonata di Martoni.
- Sta tutto bene. Non pensare pi a Fletcher.
- Ottimamente. Grazie, Vie. La prossima volta ti ricambier
il favore.


CAPITOLO 11.

Il successo delle anteprime di Redenzione in alcune piccole citt
fu incoraggiante ma non conclusivo. H. P. decise una premire
nell'est, con la partecipazione di un sacco di divi. Con un grosso
lancio da parte dei critici di New York, il resto del paese sarebbe
stato famelico per il film.
H. P. aveva anche le sue ragioni personali. Era sempre consapevole
della resistenza di Sybil a ogni proposta. Era come sua
madre, silenziosa ma persistente nel suo rifiuto a essere dominata.
Forse era per quello che evitava Dave con tanta cura. Ma una
premire a New York sarebbe stato un avvenimento che lei
probabilmente non avrebbe rifiutato.
Invece lei rifiut.
Furibondo, H. P. non ebbe altra scelta che di procedere con
la premire. Annullarla sarebbe stato come far capire ai critici
e ai distributori che lui non aveva pi fiducia nel film.
All'aeroporto di New York, H. P. scelse Dave per il tragitto fino
al centro, approfittando poi dell'occasione per metterlo al corrente
delle tattiche dell'ufficio della Magna Pictures di New
York.
- Gelosia! - dichiar H. P. - Sono pieni di gelosia. Se non
dipendesse dal mio Studio, mi divorerebbero come avvoltoi. Vivono
alle mie spalle. Ciononostante mi odiano. - H. P. rest
silenzioso per un poco. D'un tratto disse: - Sullavan! L'uomo
da cui bisogna guardarsi  Dan Sullavan. - Non aggiunse altro
finch non ebbero attraversato il ponte che portava a Manhattan.
Mentre guardava le strade movimentate, si lament: - Se Sybil
fosse venuta, mi avrebbe fatto tanto piacere. Mi chiedo perch
non sia voluta venire. Ti ha mica detto qualcosa?
- Non ci siamo parlati. Non ci parliamo da un bel po'.
- Ancora? - domand H. P. tristemente. - Mi preoccupa,
quella ragazza. A volte... - H. P. esit perch non gli piaceva
ammettere la possibilit della propria mortalit. - A volte mi
dico, se potessi vederla sposata all'uomo giusto, morirei felice.
Ha tutto quello che un uomo pu desiderare. Cervello. Una bella
figura. Ed  ben sistemata per la vita. Cosa c' che non va,
Dave?
Sapendo che la verit avrebbe fatto imbestialire H. P., Dave
disse: - Certe ragazze impiegano pi tempo di altre ad accettare
l'idea del matrimonio. Sempre meglio di un matrimonio rapido
e di un rapido divorzio.
Arrivarono all'ultimo piano dell'edificio della Magna, tra Broadway
e la Quarantacinquesima Strada. Ad attenderli c'era un
tipo alto e magro con guance scavate e celesti occhi acquosi:
Dan Sullavan. Sullavan accolse Dave calorosamente, li fece passare
nel suo ufficio e offr loro da bere. Fingevano una conversazione
amichevole. Ma la frizione tra i due uomini pi anziani
sarebbe stata palese a Dave anche se H. P. non avesse detto nulla.
Un giorno o l'altro, si ripromise Dave, ne avrebbe scoperto il
motivo.
Gran parte della conversazione verteva sul film di Dave. A
Sullavan piaceva. Tutto lo staff di New York ne era entusiasta.
Si aspettavano grandi cose. Ma naturalmente le recensioni dell'indomani
avrebbero parlato di per s. Avevano combinato un
certo numero di interviste promozionali alla radio per Dave.
Dopo la premire.
Cos fino alla prima di quella sera al Capitol, Dave era unuomo libero. Decise di non andare direttamente all'albergo. Si
incammin lungo la Quarantottesima Strada diretto a est. Arrivato
al trenta di Rockfeller Plaza, consult la targa per l'ubicazione
dei nuovi uffici di Gloria Simms. Gloria gli gett le braccia
al collo e lo baci... non con un bacio casuale, come si usa
nel mondo teatrale, ma con affetto sincero.
- Abbiamo due dei nostri nel tuo complesso di attori. Sono
tornati entusiasti del film. E sono felici di
lavorare per te -
disse. - Ne sono molto fiera, Dave. Siamo noi che ti abbiamo
insegnato, tirato fuori. - Il disgraziato pronome fece saltar fuori
l'argomento Betty. Gloria si sent in dovere di domandare: -
Come va Betty?
- Benissimo! Pare che le piaccia moltissimo stare l.
Per cambiare argomento, Gloria disse: - Sai, Dave, sto tirando
su una ragazzina spettacolosa. Credo che sia pronta per
il cinema. Nella parte giusta potrebbe risultare fantastica.
- Sono sempre fantastiche finch non le porti sullo schermo
- ribatt lui.
- No, lei lo  veramente. Un talento incredibile. Quasi troppo
per lo schermo. Quanto ti trattieni in citt?
- Tre giorni. Ho alcune interviste alla radio.
- Allora combiner per fartela conoscere.
- Sicuro. Dille che mi telefoni.
Si stava infilando i bottoni e i gemelli d'oro nella camicia,
quando squill il telefono.
- Signor Cole? Mi hanno detto di telefonarle. Dicono che
lei  un grosso regista di Hollywood. E che far di me una star.
Se avessi un dollaro per ogni volta che mi  stato detto, a quest'ora
non avrei bisogno di recitare.
La ragazza disse quelle parole impetuosamente, puntualizzandole con delle risatine che gli fecero capire che stava scherzando.
- Chi parla? - domand... ma non con impazienza... la
sua voce gli piaceva.
- Ethel Barrymore - rispose lei in tono sarcastico, adottando
una voce profonda e vibrante.
- Glielo ha detto Gloria di telefonare?
- S - disse la ragazza. - Ora siamo sinceri. Io ho dovuto
chiamare perch Gloria mi ha detto di farlo. E lei deve essere
gentile con me perch le deve un favore. Ma in realt non ha
alcun desiderio di vedermi.
- Gloria dice che lei  un'ottima attrice.
- Non esiste un'altra meglio di me. In tutto il maledetto teatro.
Ma non sono il tipo d'attrice che vuole lei.
- Non crede che dovrei essere io a giudicare? - domand
Dave. - Quando  libera? Vorrei darle un'occhiata.
- Conosco questo discorso. Voi registi di Hollywood siete
tutti uguali. Le piacerebbe portarmi a letto. Non la critico.
A letto sono eccezionale - scherz.
- Dico sul serio. Potremmo incontrarci. Non nel mio appartamento.
- Appartamento? - ripet lei, la voce permeata di sarcasmo.
- Deve avere una gran fiducia nel suo nuovo film.
- Le piacerebbe assistere alla premire, stasera?
La ragazza esit, poi con l'aria di accettare una sfida, disse:
- Okay.
- Allora la vedr l?
- Avr una gardenia tra i denti - disse lei, ridendo.
- La cercher - disse lui seguendola nello scherzo. - Trover
il biglietto al botteghino. Che nome devo mettere?
- Lawrence. Kit Lawrence.
Appena riagganci, lo chiam la signorina del centralino: -
La macchina la sta aspettando, signor Cole.
Viaggi da solo nella limousine, inconsapevole del fatto che
H. P. aveva combinato quella premire col solo pensiero che
Dave avrebbe fatto da cavaliere a Sybil e, quando fossero scesi
dalla macchina, l'intervistatore avrebbe dovuto annunciare alla
folla e al pubblico radiofonico: E ora il brillantissimo giovane
regista di Redenzione, David Cole, accompagnato da Sybil Koenig,
l'affascinante e bellissima figliola di H. P. Koenig. L'aveva
scritto H. P. stesso e l'aveva passato a Sonny Brown con un'aggiunta
molto vigorosa: Questo  ci che dovete dire.
Ma, alla fine, l'intransigenza di Sybil aveva frustrato il vecchio.
Mentre la limousine fermava davanti al teatro, Capitol, una
voce, da un altoparlante, lo annunci. Scese nel bagliore delle
luci potenti e fu scortato sulla piattaforma dove un annunciatore
aspettava accanto a un microfono per salutarlo.
Durante tutta l'intervista, Dave fiss una ragazzetta dai capelli
color tiziano, in piedi appena fuori dell'atrio. Il suo sorriso
e i suoi occhi scintillanti parevano giudicarlo. Era diabolica
e femminile allo stesso tempo. Quando Dave fin, tir fuori una
gardenia bianca da un pezzo di carta arrotolato e se la fece scivolare
tra i denti. Rise nell'accorgersi che lui la guardava a
bocca aperta.
- Kit Lawrence? - domand Dave. Lei sorrise, annuendo.
-  venuta davvero con una gardenia.
- Io faccio sempre quello che dico.
- Ha voglia di venire al party della premire? - domand
lui d'impulso. - Non ho fissato con nessuno. - Lei esit. -
La prego...
- Non ho il vestito adatto - disse lei.
Vero, indossava un tailleur di velluto che aveva visto giorni
migliori. C'erano dei punti lungo il colletto, sfilacciati e logori.
Aveva una semplice camicetta di seta bianca, tanto generosamente
scollata che rivelava l'attaccatura del giovane seno in una
maniera che lo eccit. Era cos fresca, cos vivida, cos giovane.
- Venga con me lo stesso - insistette. - Troviamoci qua
fuori subito dopo il film. Promesso?
Lei lo guard, pensosa, poi sorrise e disse: - Okay. Dopo
il film.
Il film era finito. Gli applausi erano entusiastici. H. P. abbracci
Dave e lo baci sulle gote. Dan Sullavan gli strinse la mano,
gli dette una pacca sulle spalle.
Piano piano la sala si vuot. La maggior parte degli ospiti pi
importanti era stata mandata al 21. Dave cerc Kit Lawrence
e la trov in un angolo dell'atrio deserto. La sua gardenia era
ormai ciondoloni. Gliela tolse di mano e la guard.
- Probabilmente l'ho stretta troppo forte durante il film -
si scus lei.
- Era cos brutto?
- Era cos bello - ribatt lei, seria. - Spero solo che loro
lo capiscano.
- Pare che piaccia a tutti - disse Dave, modestamente.
- Alludevo ai critici. Quando si vive nell'ambiente teatrale
per ''loro s'intende sempre i critici.
- Sono stato nel teatro anch'io - le ricord in tono come
di rimprovero.
- Lo so. Si vede, nel suo lavoro. Lei sa ottenere buoni risultati
dalla gente. Perfino da dive del cinema come Gladys
Holmes.
-  troppo giovane per essere cos cinica - disse Dave. -
Quanti anni ha?
- Abbastanza vecchia per essere cinica. Abbastanza giovane
per desiderare di non esserlo.
- Andiamo alla festa. Forse riusciremo a farle cambiare umore.
- La prese per un braccio per condurla verso la sua macchina.
- Non si potrebbe andare a piedi? - domand lei. - Sono
soltanto pochi isolati.
- D'accordo. - La guid attraverso Broadway e a est sulla
Cinquantaduesima Strada. Non le piacciono le limousine?
- Non voglio che mi piacciono prima di averne il diritto -
spieg lei. - Ma un giorno l'avr.
- Gloria dice che diventer una star.
- Lo dice un sacco di gente. Ma pi di tutto vorrei diventare
una grande attrice. Una volta, prima di morire, vorrei trovare
la parte ideale nella commedia ideale e farla alla perfezione.
- Vent'anni e parla di morire? - domand Dave.
- Ventidue - corresse come se con ci avesse il diritto di
essere fatalista.
- Ventidue - ripet Dave. - Vorrei avere di nuovo ventidue
anni.
- Perch? Per tornare indietro e ripassare quei giorni
spaventosi? Sapere quello che ha dentro e andare in giro chiedendosi
perch il mondo intero non se ne accorge? Lei deve conoscere
quella sensazione. Si vorrebbe correre per Broadway gridando:
Maledizione, guardatemi, conoscetemi! Apprezzatemi!
Ho talento!. Non sentiva in quel modo, lei?
- S - ammise Dave. - Ma non con simile intensit. Lei
diventer una diva - promise, mentre arrivavano al 21.
Nella sala da pranzo privata, riservata al party della Magna,
camerieri in livrea servivano champagne, scotch, vodka, cognac.
Tre uomini con alti berretti bianchi presiedevano uno splendido
buffet freddo e caldo. Tutti gli ospiti smisero di mangiare e di
bere per congratularsi di nuovo con Dave.
Finalmente quasi tutti gli invitati se ne andarono. Dave sent
che a Dio piacendo poteva smettere di sorridere, di essere gentile
e di dire grazie. Si guard attorno in cerca di Kit. Non la vide.
Per un istante ebbe paura che lei fosse sgusciata via, abbandonandolo.
Ma mentre scambiava le ultime parole con H. P., che a
quel punto era completamente saturo di cognac, Kit ricomparve.
Evidentemente era stata alla toilette per rifarsi un po' il trucco.
Dave si liber per andarle incontro.
H. P. prese seriamente nota del fatto che quella ragazza era
estremamente carina. Non il solito tipetto della stellina, ma una
ragazza di una certa classe. Si domand fino a che punto Dave
provasse interesse per lei. Doveva fare in modo di scoprirlo. Era
evidentemente un'attrice. Be', se Dave gli avesse proposto di farle
fare un provino, la risposta di H. P. sarebbe stata no. Ora si
doleva ancora di pi dell'ostinato rifiuto di Sybil di venire a
New York.
- Pronta per andare via? - domand Dave.
- Pronta - rispose Kit, alzando la faccia per guardarlo. -
Camminiamo?
- Sicuro. Dove abita?
- Volevo dire fino al Plaza - disse lei, semplicemente.
- Non deve farlo per forza.
- Se sentissi di doverlo fare, non lo farei.
Dave apr l'alta porta di mogano del suo appartamento. In un
secchiello per il ghiaccio c'era una bottiglia di champagne con
biglietto legato al collo. Una grande serata merita un grande
bicchiere della staffa. Era firmato Dan Sullavan.
Brindarono. Lei a lui. E alla sua serata piena di successo. E
al successo di lei che sarebbe certamente arrivato. Lei si tolse
la giacchetta di velluto. Dave si rese conto che la promessa dei
suoi seni era pi che mantenuta. I capezzoli si ergevano fieri e
rigogliosi contro la camicetta di seta. Il desiderio di Dave sostitu
la sua anticipazione. La prese tra le braccia. Lei gli prese
le mani e se le port dentro al corpetto premendole contro un
seno. Poteva sentire la reazione di lui. Lei sospir e Dave si
accorse che anche lei provava piacere. Le sbotton la camicetta
e gliela tir gi dalle spalle per scoprire completamente i seni.
Mentre li fissava, lei domand timidamente: - Ti piacciono?
- S, mi piacciono. Moltissimo.
- Bene. Perch non saranno mai pi belli di ora - disse lei
stranamente.
Si spogliarono e lui la port verso il letto. Lei lo abbracci e
fece l'amore in maniera cos esperta che smentiva i suoi ventidue
anni.
La fortissima sensazione di estasi era finita. Erano entrambi
appagati e sereni.
- Volevo sapere che effetto faceva - disse lei dolcemente.
- Il successo, voglio dire. In genere, quando ho avuto un uomo
nel mio letto  stato per consolarlo. Per una volta volevo sapere
che effetto fa fare l'amore con un uomo di successo proprio
nel momento del successo.  meglio, credimi.
- Potresti saperlo - disse lui - se tu non avessi quel maledetto
atteggiamento verso te stessa e questa storia della morte.
Hai talento.
Lei non rispose.
- Ascolta. Cercher di farti avere un provino. Meglio, ti
far venire in California specialmente per fare un provino per
una parte nel mio film.
- Tu sei il solo per il quale non lavorerei mai - disse lei.
- Altrimenti questa notte diventerebbe un fatto banale. Sarei
soltanto un'altra ragazza venuta a letto con te per qualche scopo.
- Lascia che sia io a deciderlo.
- Oh no.  quello che penserei di me che conta. Perci non
tentare di sedurmi con offerte. Limitati a fare l'amore con me.
Baster.
Attir la testa di lui tra i suoi seni e lo abbracci.
Per due volte, durante la notte, si svegli e la trov intenta a
fissarlo. I suoi scompigliati capelli ramati aggiungevano un'impetuosit
naturale alla sua faccia dolce e ai suoi occhi curiosi e
scrutatori. La tir vicino a s e la baci. Lei lo baci freneticamente.
Per una ragazza cos giovane aveva tutti gli istinti di una
brava amante e di una madre consolatrice. Era una ragazza strana.
Tuttavia c'era qualcosa di sinistro in lei che lo turbava. Istintivamente
sentiva di dover aver cura di lei. Poco prima dell'alba
si addormentarono abbracciati. Erano sempre abbracciati
quando squill il telefono.
- Dave? - Fatic a riconoscere la voce. - Dan Sullavan.
L'ho svegliata?
- No. - La sua voce impastoiata sment la sua parola.
- Ne vale la pena. Ho avuto le prime recensioni dei giornali.
Sensazionali! Congratulazioni! E abbiamo le bozze di Look
e Life. Tutt'e due stupende! Ragazzo, lei  una cannonata!
- Grazie - mormor Dave.
- Ho creduto di doverglielo dire - disse Sullavan. Cerc
di sembrare molto casuale e disinvolto quando aggiunse: - A
proposito, se ha un minuto di tempo, oggi, faccia una capatina
in ufficio. Vorrei conoscerla meglio.
- Sicuro. Se posso - convenne Dave senza nessuna intenzione
di farlo.
Riappese.
- Qualcosa che non va? - domand Kit.
- Quando gli estranei sono improvvisamente troppo gentili,
prima o poi salta fuori qualcosa che non va.
- I guai possono sempre aspettare. I guai grossi possono
aspettare a lungo. Ma momenti come questo svaniscono prima
che uno se ne renda conto - disse lei, desolata. - Baciami.
La baci e facendo l'amore dimenticarono tutto quanto.
Alla fine lei lo strinse selvaggiamente, trattenendolo dentro di
s come se non volesse lasciarlo andare, mai.
Fecero colazione vicino alla finestra prospiciente Central Park.
Lei si era infilata la vestaglia di lui ed era deliziosa. I capelli,
sciolti, le cadevano sulle spalle. Pi che mangiare lui la fissava.
Lei lo colse a fissarla.
- Preoccupato per quella telefonata?
- No. Per te. Vieni in California! Combiner in modo che
lo Studio ti paghi tutte le spese. Una volta che sei l puoi fare
quello che preferisci. Oppure ti posso far avere un provino.
Ma ti voglio l - insistette.
Lei scoppi a ridere. - Sei cos giovane. Cos poco realista.
- Maledizione, ho trentun anni! E tu ne hai solo ventidue.
Non dire a me che sono giovane! - sbott.
Lei gli si avvicin, si chin su di lui, lo abbracci. Guardando
fuori, verso il parco, disse: - Quello che ci  successo stanotte
non potr pi ripetersi. Potremmo stare insieme ancora.
Un'altra volta, altre mille volte. Ma non sarebbe mai la stessa
cosa. Potrai passare tutta la vita a rimpiangere che sia finita, ma
per me sar un'esperienza di cui mi servir sempre. Ogni qualvolta
mi capiter di fare una scena in cui dovr essere profondamente,
sinceramente innamorata, penser a te e alla notte scorsa
e rivivr quella sensazione. I critici grideranno al miracolo.
Miracolo. Cos tutto questo non morir. Io lo manterr in vita.
Uno spettacolo dopo l'altro.
Lui gir la testa per appoggiarla sui suoi seni. - Questo 
tutto ci che vuoi dalla vita?
- Tutto - disse lei ardentemente.
- Niente di pi duraturo? Marito? Figli?
- Non sarei buona per un marito. N per i figli.
Lui sent dell'umido sulla gota. Le lacrime di lei.
- Kit? - fece dolcemente.
- Non so spiegarlo. Nemmeno al mio psicanalista. Il mio guaio  che ogni uomo che incontro mi vuole. Ma io riesco a vivere
solo quando sono un'altra, il personaggio di una commedia.
 l'unico momento in cui sono veramente viva. Ma quando ho
tirato fuori tutto dal ruolo, anche quello si esaurisce. Col matrimonio
succederebbe lo stesso.
Strusci dolcemente la mano sulla sua faccia disseminata di
spunzoni di barba.
- Non capisci? Sulle prime sarei la moglie pi meravigliosa
e inventiva. Ma dopo qualche mese mi stuferei della parte.
Non ce la farei. Pregherei la mia sostituta di continuare per me.
Sarebbe un disastro.
- Come fai a saperlo? Non hai mai provato. Prova con me!
- disse all'improvviso, ma seriamente.
- Meno di tutti con te - disse lei, piano. - Perch potrei
amarti veramente. Perci non potrei essere cos, ingiusta e crudele
con te. No,  meglio che te ne torni l da solo.
- Non ti dimenticher.
- Pochissimi uomini mi dimenticano - disse lei con semplicit.
Non c'era vanit nelle sue parole, soltanto tristezza. Come
se volesse essere dimenticata.
Il volo di ritorno fu piatto per Dave. Quando scese dall'aereo,
trov una limousine ad aspettarlo. Si ricord come, quando
era arrivato in California la prima volta, avesse invidiato quel lusso
a Imogene Hopkins. Ora che l'aveva, non gli sembrava pi
tanto importante.
Kit Lawrence. Non avrebbe dovuto incontrarla o anche non
avrebbe mai dovuto lasciarsela scappare. Si ripromise che, la
prima volta gli fosse capitata l'occasione, le avrebbe fatto fare
un provino. Ma doveva essere una buona parte e lei doveva essere
proprio quella che ci voleva per la parte.
Quando la prese, quella decisione gli sembr bellissima e realistica.
Ma quando la macchina entr nell'area della Magna,
si rese conto che, a suo modo, lui non era pi tanto diverso da
H. P. Koenig. E Kit Lawrence non glielo avrebbe mai perdonato.
E neppure Sybil Koenig.

CAPITOLO 12.

H. P. Koenig stava uscendo dal locale di Marge. Troppo elegante
per essere definita un bordello, la casa di Marge era sempre
stata definita dai suoi clienti come il Club. Nelle serate in cui
si sentiva particolarmente espansivo, H. P. affittava tutto il Club
portandosi dietro soltanto un paio di amici. Quella sera era toccato
ad Albert Grobe. Sebbene Albert preferisse i suoi giochetti
privati, accettava sempre gli inviti di H. P.
Durante il tragitto verso casa, H. P., che era leggermente sbronzo,
finse di avere un'improvvisa ispirazione. Diede una pacca sulla
coscia di Grobe e disse: - Sai cosa ti dico, Al?
- Cosa?
- Sarebbe un gesto molto bello.
- Davvero? Cosa?
- Dopotutto  un tuo protetto. Te lo sei preso sotto l'ala.
- Chi?
- Dave. Dave Cole.
- Ah. S, simpatico giovanotto. Ha del talento che ancora
non ha tirato completamente fuori. Redenzione  soltanto il principio.
- Uscito da quattro settimane e quasi gi in attivo - disse
orgogliosamente H. P. - Come pensi che si senta quel fesso di
Begelman, ora?
- Bel gesto - gli ramment Grobe.
- Cosa? - H. P. finse d'aver perso il filo.
- Dicevi che qualcosa sarebbe stato un gesto molto bello.
Cosa?
- Ah, s. Pensavo che invece di dare un party io in onore
di Cole, una di quelle grosse feste pubblicitarie dello Studio, sarebbe
pi simpatico se tu dessi una piccola festa a casa tua. Il
tuo tributo personale a un giovane la cui carriera hai patrocinato.
- Buon'idea! - convenne Grobe. - Dopo Redenzione se
lo merita.
- Naturalmente la Magna pagher le spese.
- Neanche da parlarne - ribatt Grobe.
- Ti prego, Al. L'idea  stata mia, mie le spese. D'accordo?
- D'accordo. - Era inutile discutere con H. P. in qualunque
momento, ma in particolar modo quando si sentiva magnanimo.
- Bene! - H. P. diede un'altra pacca sulla coscia di Grobe
per suggellare l'accordo.
Proprio mentre Grobe stava per scendere dalla macchina di
H. P., il vecchio parve avere un ripensamento. - Sai, Al, cosa sarebbe
anche simpatico?
- S, H. P.?
- Sybil.
- Cosa Sybil?
- Lei non ama i grossi festini. Nonostante quella sua lingua
biforcuta,  una ragazza davvero timida. Ma potrebbe piacerle
un party cos intimo.
- Non credo che Dave Cole sia nelle sue simpatie - disse
Grobe. - Lui ha tentato di vederla, sai.
- Te l'ho detto,  timida. Quando lo conoscer meglio, le
piacer. Dopotutto cosa c' che non possa piacerle? Anche se non
fosse intelligente com', sarebbe abbastanza un bel ragazzo da
essere un divo. Andr lontano. Perci perch non dovrebbe piacerle?
Se non fosse stato cos tardi e se avesse avuto pi energia, Albert
Grobe avrebbe potuto darsi la pena di spiegarlo. Ma appena
si rese conto cosa aveva in mente H. P., si limit a dire: - Okay.
Dar questo party per Dave. E inviter Sybil. Solamente
non posso garantirti che venga.
- Al, fallo per me. Assicurati che venga. - H. P. l'aveva
formulata come la richiesta d'un favore, ma era un ordine, e
nessuno dei due dubitava della forza di quell'ordine.
Albert Grobe cominci a lavorare sul suo incarico il mattino
seguente. Inchiod Dave, sebbene Dave odiasse l'idea di
essere l'ospite d'onore, perfino di un piccolo party. Poi scelse
altri dodici ospiti e si concentr su Sybil. Alla fine decise di chiamarla
direttamente.
- Sybil, tesoro, mi devi aiutare.
- Certo, zio Albert, qualcosa che non va?
- Che non va? Niente. Cio a meno che tu non rifiuti di
venire a un party in casa mia.
- Ho mai rifiutato?
- No.
- Allora cosa potrebbe esserci che non va?
- Ci saranno soltanto dodici persone. Tra una settimana da
marted. E ho bisogno di una bella signorina singola per far
cifra tonda della mia lista di ospiti.
- Una settimana da marted? - disse Sybil. - Ho una riunione,
quella sera. Ma per te, Albert, la rimander.
- Sybil, tesoro, non hai ancora sentito tutto.
- Ah.
- Il party  in onore di Dave Cole, per lo splendido lavoro
che ha fatto con Redenzione.
- Ah, capisco. E io sarei la sua dama per la cena.
- Questa sarebbe l'idea, tesoro. Fallo. Per me. Ti prego.
- Ho davvero quella riunione. Inoltre c' Gladys Holmes. E
Christine Donlan. E Imogene. - Sybil continu a nominare diverse
altre dive e stelline della Magna con le quali circolava la
voce che Dave avesse avuto intrallazzi.
- Tesoro, non capisci. Non  un party di quel genere. Ci sar
solo un'attrice ed  sposata con un magnifico scrittore.  una serata
per gente carina, intelligente, civile, non una cerimonia che
finisce con la scelta della persona con la quale andare a letto. Lo
sai bene che non ti inviterei per una cosa simile.
Sybil rest un attimo in silenzio sebbene ad Albert Grobe sembrasse
un'eternit. Alla fine fece una domanda: - Zio Albert, sii
sincero con me. Se non vengo, ti metto nei pasticci con lui?
Lui, usato in quel contesto, era sinonimo di bastardo e figlio di
puttana come usavano nell'area della Magna. Tutto riferito esclusivamente
a H. P. Koenig.
Grobe sospir, poi rispose sinceramente: - S, mia cara.
- In questo caso verr.
- Grazie - disse Albert Grobe, molto sollevato. - Una settimana
da marted. Sette e mezzo. Mander Adam a prenderti.
- Non  necessario, zio Albert. Verr con la mia macchina.
Qualche minuto dopo Sybil lo richiam.
- Spero che tu non abbia cambiato idea, carissima - disse
Grobe.
- No. Non per il party. Ma s, manda Adam a prendermi.
Sar meglio cos.
C'era come una nota di calcolo nella sua voce che fece esitare
Grobe prima di chiamare Romanoff e dare al principe meticolose
istruzioni per il men della sua cena e sulla maniera in
cui voleva preparata ogni pietanza. Albert era sensuale nel cibo
come lo era con le ragazzine che seduceva con notevole regolarit.
Come un gruppo di esuli, gli ospiti di Albert Grobe passarono
la serata gustando il suo cibo e parlando dei vecchi tempi a
New York quando lottavano per trovare un posto nel teatro.
Nel compilare la lista dei suoi ospiti, Grobe non se n'era reso
conto, ma venivano tutti da New York.
A Dave Cole bastava che Sybil fosse presente. Se ne stette l
completamente rilassato finch uno degli ospiti, un ben noto
commediografo, brandendo un bicchiere di cognac, dichiar ad
alta voce: - Dicono che questo sia il paese del bengodi. Che
facciamo film irreali per un pubblico che ingoia le nostre porcherie
come maiali al truogolo. Be', non siamo nel ramo del divertimento,
ma dell'inganno! Ed  un inganno crudele, il nostro. Vendiamo
gioia a gente che non ha alcun diritto di essere rallegrata.
Siamo dei difensori di un sistema che sfrutta la miseria umana.
Serviamo un sistema di cannibalismo, mentre dovremmo preparare
le masse a liberarsi dallo sfruttamento economico. Quando
verr scritta la storia del nostro tempo, tra i nomi da disprezzare
e vituperare, insieme a quelli di Hitler e Mussolini ci saranno
i nomi di uomini come il grande H. P. Koenig.
Anche coloro che, nel gruppo, non amavano Koenig, si sentirono
imbarazzati. La moglie del commediografo, una donnina
dalla struttura atletica dovuta ad anni e anni di danza classica,
arross leggermente e disse: - Pi vecchio  il cognac e pi Seymour
esagera.  davvero un complimento alla qualit del tuo
liquore, Albert.
Pos la mano con una leggera pressione piena di significato
sul braccio del marito, ma il commediografo era troppo ubriaco
per lasciarsi interrompere.
- Cosa si prova ad avere per padre un mostro simile? -
domand a Sybil. - Lei sembra una ragazza cos per bene, non
si sospetterebbe mai.
Lentamente le guance di Sybil si soffusero di rossore. Sebbene
lei fosse tra coloro che pi criticavano suo padre, non pot
sopportare di sentirlo umiliare pubblicamente con tanta violenza.
Dopo un attimo di silenzio decise di reagire all'attacco
con uno scherzo.
- Non so come possa far paragoni. Dopotutto Hitler e Mussolini
non hanno mai fatto neanche un solo buon film.
La sua frase permise agli altri ospiti di ridere, e l'incidente
pass senza ulteriori crisi. Ma la serata era stata rovinata, e gli
invitati se ne andarono in fretta.
Rimasero soltanto Dave e Sybil. Albert prese la mano di Sybil e disse dolcemente: - Mi dispiace, carissima. Avevo sperato
in una serata completamente diversa.
- Non  colpa tua, zio Albert. Sono state dette cose come
probabilmente sar successo in un altro centinaio di case a Beverly
Hills, stasera.
- Posso accompagnarti a casa? - domand Dave.
- Grazie. - Sybil era sollevata che la serata fosse finita.
Stavano percorrendo Rodeo verso Sunset, quando Dave disse:
- Immagino che avrei dovuto difenderlo.
- Non senza mentire - replic Sybil.
- So come la pensi sul suo conto, ma un attacco del genere
era ingiustificato.
- In tal caso perch gli altri non hanno aperto bocca? Te
lo dico io perch. Perch tutti avevano paura di essere accusati
di servilismo. In questa citt essere servili  perfettamente
accettabile. Il delitto  essere colti sul fatto.
Non c'era niente di valido da ribattere, perci Dave rest in
silenzio.
- Vorrei poterlo difendere - disse Sybil. - Quale figlia
non lo farebbe? Solo che l'uomo che conosco io  ancora
peggiore di quello per il quale lavori tu. Difenderlo? Dovrei essere
io quella che lo accusa! Questa serata era stata progettata
da lui.
- Davvero? - domand Dave, sospettando che nel suo risentimento
lei accusasse H. P. di delitti che non aveva commesso.
- Oh, s. Chiedilo a zio Albert. L'idea che Albert desse un
party per te  stata idea sua. Sua l'idea di far invitare me. E se
io avessi rifiutato l'invito, Albert si sarebbe trovato nei guai. 
l'unico motivo per cui ho accettato.
- Speravo che ci fosse stato un altro motivo.
- Sarebbe stato l'ultimo - disse lei, tranquillamente.
- Perch? - volle sapere Dave. - Perch lui lo vuole?
C' un motivo per cui due persone debbano stare separate, solo
perch lui vuole che stiamo insieme?
-  cos, capisci. Non c' modo di ribellarsi contro di lui.
 come un muro. Puoi batterci i pugni finch non ti sanguinano.
Senza ottenere niente. Passo i giorni e le notti a progettare vendette
contro di lui. Ma alla fine perdo sempre. S stasera ho accettato
di venire,  stato per fare un favore ad Albert. Ma resta
sempre il fatto che mi sono comportata esattamente come voleva
lui. Perch lui aveva deciso cos. Perch lui sapeva che non
avrei mai rifiutato un invito di Albert. Cos l'ha avuta vinta di
nuovo lui, per la milionesima volta. Come si fa a combattere
contro un uomo simile?
- Perch provi questa necessit di continuare a combattere?
Vivi la tua vita.
- Se solo fosse possibile - disse lei, vaga.
Tacquero finch non arrivarono in Sunset, e Dave si diresse
a ovest.
- No! Stanotte non ho voglia di tornare a casa. Non voglio
dargli la soddisfazione di aver vinto ancora.
Senza fermare, Dave gir la macchina e and verso il Marmont.
Lei non tent neppure di impedirglielo.
Beverly Hills era avvolta da una leggera nebbia. Quando fermarono
nel parco del Marmont, i lampioni avevano grossi aloni.
La terra del vialetto che portava al bungalow di Dave era
umida. Dave apr la porta. Lei esit un istante prima di entrare.
Il grande soggiorno era fiocamente illuminato. La cameriera
che lo aveva messo in ordine lo aveva lasciato cos. In fondo alla
stanza, nell'enorme caminetto, ardeva una fiammella azzurra.
L'idea era quella di dare l'impressione di un vero fuoco di ceppi,
mentre si trattava semplicemente di legna sintetica e la fiamma
era a gas. Annie, la cameriera, era una vecchia molto attenta
che si curava di Dave come di un figlio. Gli pareva di sentire la
piccola, segaligna donna irlandese che diceva tra s: il ragazzo
avr bisogno di un po' di calore in una notte umida come questa.
Quando Sybil si volt verso di lui come per fare un commento
su quel fuoco, lui disse: - Annie, la mia mamma di qui.
Le prese la mano e la fece voltare. Rendendosi conto che Dave
stava per prenderla tra le braccia, lei lo implor dolcemente:
- No, Dave. Non stanotte.
- Perch?
- Perch stanotte non saprei... se era qualcosa che volevo o
se era solo per sfidarlo.
Lui la attir pi vicino. - Sybil, tesoro... abbiamo bisogno
l'uno dell'altro. Tu mi desideri come ti desidero io. Soltanto la
sua volont ci separa. Be', io non glielo permetter. Non pi.
Lei abbass la testa premendola contro il petto di lui. Dave
la baci. Lentamente ogni resistenza parve abbandonarla, e lui
la port verso il divano davanti al caminetto.
Lei non aveva una volont propria: mentre lui la baciava, il
suo corpo cominci a destarsi. Piano piano le sue braccia presero
forza. E alla fine lo strinse con una passione che testimoniava
il suo desiderio lungamente represso.
Dopo pochi minuti erano nudi e sdraiati davanti al fuoco.
Lei aveva voltato il viso quasi non osasse guardarlo. Dave scopr
che le forme di lei erano perfette come aveva immaginato sin
da quel primo giorno a New York. Aveva le gambe lunghe e
aggraziate e tuttavia robuste per aver tanto cavalcato e giocato
a tennis. La sua pancia si curvava delicatamente, e mentre la
mano di lui l'accarezzava, tremava un poco. I suoi seni non
erano grossi, ma i piccoli capezzoli turgidi si ergevano fieramente,
rosei in mezzo a un cerchio marroncino. Perfino nella
passione, la sua faccia era forte e ben tratteggiata. I suoi capelli
neri, ora sciolti, incorniciavano i bei lineamenti.
Quando la baci, la bocca di lei si apr e lui la invase con la
lingua. Lei lo strinse con una forza che era in parte passione in
parte bisogno disperato.
- Davie... Davie... - sussurrava senza mai alzare il tono
della voce, ma sempre pi intensamente finch non raggiunse un
orgasmo appassionato.
Poi rest tremante sotto di lui, esausta, piangendo.
- Caro - ripeteva fissando le fiammelle azzurre nel caminetto.
- Caro.
Lui le baci le gote umide e il collo snello.
Dopo un poco lei disse dolcemente, scherzando: - Farai di
me una star?
- Non dirmi mai pi una cosa simile, neanche per gioco!
- Scusa - disse lei. - Mi dispiace veramente. Ma Davie,
cosa facciamo?
- Quello che avremmo dovuto fare da un pezzo. Sposiamoci
- disse lui.
- Se te lo chiedessi, lasceresti il cinema? - lo sfid.
Al riflesso delle fiammelle tremolanti la sua faccia era seria
e interrogativa.
- Lo faresti?
- Perch?
- Prima di tutto perch saprei che sono io che vuoi e non
gli Studi Magna. Poi, ed  quel che pi conta, andremmo via da
questa citt e lontani da lui. - Fiss il fuoco. - Non so se 
stato lui a renderlo cos, o se  colpa di tanto denaro, il fatto 
che c' qualcosa di malefico in questo lavoro. Voglio fuggirne
prima di essere contagiata. Prima che l'uomo che sposer ne sia
contagiato.
- Non  obbligatorio che sia malefico.
- Provalo! - lo sfid. - Provami che se un giorno tu diventassi
capo della Magna non diventeresti esattamente come lui!
- Non c' modo di provarlo. Devi semplicemente amarmi
abbastanza da crederlo.
- Non  facile. Non lo  per una ragazzina che un tempo
credeva in suo padre. O per una ragazza che ha visto cos'
successo a sua madre. Io non diventer mai come lei! Non mi contenter
mai della porzione di vita che mio padre decide di riservarmi.
Se fossi lei, non starei ad aspettarlo pazientemente e a
osservarlo scopare ogni star che gli stuzzica la fantasia, mentre
deve fingere che il suo  un matrimonio felice. Non ho nessuna
intenzione di seppellirmi a fare della beneficenza perch non
trovo niente di buono in me stessa. Io sono ben decisa a sopravvivere.
Come donna; Come un essere umano.
- Il sistema per ottenere tutto questo non  fuggire. Ma ribellarsi.
Dicendo a te stessa che sei libera!
Lei esit prima di ammetterlo. - Ci ho provato. Per causa
sua ho perso deliberatamente la verginit. Con un giovane attore
che aveva un contratto con la Magna. Lo sedussi. Tanto per poter
dire a me stessa: ho sfidato mio padre, quel figlio di puttana.
Naturalmente lui lo venne a sapere. Altrimenti perch lo avrei
fatto? La parte veramente terribile fu quello che lui fece a quel
giovane attore. Il disgraziato non pot fare pi niente in questa
citt: rovinato in pieno. Mio padre  un uomo spietato. La vendetta
 il suo pi grande piacere. La sua vera forma d'orgasmo.
Cos ecco il risultato della mia ribellione. Ho distrutto la carriera
di quel ragazzo. Chiss, forse distrugger la tua.
- Questo succedeva prima che tu venissi a New York -
concluse Dave.
Lei annu. - Ma ho fallito anche l. E sono stata costretta
a tornare indietro. Forse non  di lui che ho paura, ma di me
stessa. Qualunque cosa sia, la mia risposta  no.
Lui tent di convincerla nell'unica maniera in suo potere. La
prese di nuovo tra le braccia e la baci. Lei si arrese volentieri.
Questa volta anche con pi fervore di prima. Ma quando fu finito,
lei gli bisbigli dolcemente all'orecchio. - Non ti approfittare
di me, Davie. E non cercare di strapparmi promesse. Non
cos. Ti amo. Amo il tuo modo di far l'amore con me. Ma per
il matrimonio ci vuole qualcosa di pi. Molto di pi.
La nebbia incombeva sempre su Beverly Hills facendo apparire
le poche macchine che passavano lungo Sunset Boulevard
come fantasmi che, con le loro luci irreali, cercavano di farsi
strada a tentoni. L'auto di Dave procedette cautamente lungo
la strada sinuosa. A un certo punto Dave prese la mano di Sybil,
ma lei la tir via con dolcezza ma ben decisa.
- Sybil...
Lei scosse il capo come per pregarlo di non parlare.
- Hai paura di quello che  successo o hai paura di lui?
- Ho... solo... solo paura.
Lui si sporse e, prendendole la mano, l'attir pi vicino.
- Ci che abbiamo scoperto stanotte  nostro. Nessuno pu
togliercelo. Nessuno pu sciuparlo. A meno che non lo sciupiamo
noi. E noi non lo faremo. Ti prometto che non lo faremo.
Lei gli si strinse addosso, la faccia sulla sua spalla.
Quando l'automobile si avvicin alla propriet Koenig, lei
disse: - Ferma. Fammi scendere. Camminer.
- Okay - disse lui alla fine. Ma prima di lasciarla andare
la baci e la tenne stretta a lungo. Poi la guard mentre si allontanava
nella nebbia fino alla sua porta. Quando cap che era
al sicuro, torn al Marmont.
Sapeva che di tutte le notti passate con donne quella sarebbe
stata la pi importante, duratura. Quanto ai timori di lei, era
certo che sarebbe riuscito a vincerli presto.
Si sarebbe sentito meno sicuro se avesse saputo che H. P., in
quel momento, era seduto nella sua biblioteca e stava prendendo
il suo caff mattutino. La sera prima alle undici era saltato gi
dal letto di una divetta della Magna per tornare a casa in modo
da accogliere la figlia e sapere com'era andata la serata da lui
tanto accuratamente progettata. Mentre la notte avanzava e diventava
sempre pi evidente che lei non sarebbe rientrata a una
ora che lui giudicava accettabile, H. P. continu la sua veglia
con furia crescente.
Quando Sybil entr in casa erano le sei e cinque.
A quel punto H. P. era una belva. Stava gi tramando vendetta
contro David Cole.
Nessun uomo poteva approfittare della figlia di H. P. senza pagare
un prezzo. Un prezzo estremamente alto.

CAPITOLO 13.

Quella mattina Albert Grobe fu la prima persona ammessa alla
presenza di H. P. Koenig. H. P. fingeva di essere molto indaffarato
con i resoconti degli incassi. Sapendo che nessuno disturbava
mai la concentrazione di H. P. senza permesso, Grobe aspett.
Senza alzare gli occhi dalle cifre, H. P. chiese con esperta disinvoltura:
-  andato bene il party, Al?
- Piuttosto. C'era un commediografo boccalone di New
York. Ma gli altri si sono divertiti.
- Sybil?
- Anche lei, credo. Almeno cos ha detto. E ha risposto con
una buona battuta sferzante contro quel bastardo di New York.
- S? - disse H. P. facendo capire che la cosa lo interessava
molto.
Grobe intu che avrebbe dovuto ripetere la battuta del commediografo
su Hitler e Mussolini. La formul un po' pi delicatamente,
poi rifer la risposta di Sybil.
H. P. sorrise e annu fingendo di apprezzare la difesa della figlia.
- Sono contento che sia andata bene. Ti  sembrato che
i loro rapporti fossero un po' meglio? - ...ovviamente si riferiva
a sua figlia e a Dave.
- Credo.
-  finito tardi, vero, Al?
- Tardi? Non vi ho prestato molta attenzione, ma mi pare
che siano andati via tutti verso mezzanotte. Perch?
- Anche Sybil?
- S - disse Grobe facendosi circospetto.
- L'ha riaccompagnata a casa Adam? L'unico motivo per
cui lo domando  perch la macchina di Sybil era in garage.
- Adam  andato a prenderla.
- Ma non l'ha riportata a casa, vero?
- No.
- Qualcun altro l'ha fatto - disse H. P. tirando un'inevitabile
conclusione.
- S. Dave Cole, naturalmente. Non era questo che volevi?
Finalmente H. P. mise da parte il mucchio dei conti e si volt
a guardare Grobe. - Siediti, Al! - Questa volta niente sorrisi,
nessun invito affabile, ma un ordine.
Sul chi vive, Albert Grobe si sedette in cima a una poltrona
di pelle.
- Al, tu sei un uomo di mondo, un uomo con molta esperienza.
Dimmi, se una giovane donna lascia un party insieme con
un giovanotto a mezzanotte e non torna a casa se non dopo le
sei del mattino, dove dici che  stata? A guardare i flussi della
marea a Malibu?
- Chi... chi lo sa? - Grobe cominci ad annaspare. - Potrebbero
andare da Ciro. O al Mocambo. E poi forse in uno di
quei drive-in aperti tutta la notte per far colazione.
- Al, c' solo un posto dove vanno. E tu lo sai. Vanno a
casa di lui. Nel letto di lui. E scopano!
H. P. si alz dalla sua poltrona di pelle rossa dietro la scrivania
e cominci a camminare avanti e indietro. - Hai sentito
cosa ho detto? Quel figlio di puttana, quella testa di cazzo
ha avuto il coraggio di scopare la mia figliola! Capisci cosa significa?
- H. P. parlava a voce cos alta che Grobe cominci
a temere che potessero udirlo dalla sala d'aspetto.
- H. P., non ho idea di dove siano andati n di cosa abbiano
fatto.
- Lo so io! Sono stato alzato tutta la notte. Dopotutto sono
un padre. Mi preoccupo per quella ragazza. Questo  il guaio al
giorno d'oggi... i padri non sorvegliano le loro figliole. C' troppa
libert, troppa vita debosciata! Be', qualcuno deve imporre
un freno e una moralit.
Quella tronfia dichiarazione fece pensare a Grobe: Quante
figlie di quanti padri hai sverginato e umiliato?
D'un tratto H. P. si volt verso Grobe dicendo: - E non scordare,
tu non sei senza colpa. Sei tu che hai dato quel party! Tu
che hai invitato quel figlio di cane! Tu che hai deciso di farne
l'ospite d'onore. E loro escono dalla tua casa e se ne vanno dritti
dritti nel letto di lui!
Grobe sapeva che non sarebbe servito a niente fargli notare
come stavano veramente le cose. Per H. P. c'era soltanto un punto
di vista sulla condotta di ciascuno. Il suo.
- Non sto dicendo che  colpa tua, Al. Sto solo dicendo che
ci hai messo lo zampino. Perci dobbiamo escogitare un sistema
per fargliela pagare, a quel bastardo!
H. P. riprese a camminare avanti e indietro. - Mi par di vedere
cos' successo. L'ha fatta salire sulla sua macchina. Ha usato
qualche trucco per portarla a casa sua. E una volta l, l'ha
costretta. Sicuro, l'ha costretta. Lei non avrebbe mai fatto una
cosa simile volontariamente. Dio sa cosa l'ha costretta a fare!
Ma la cosa che pi conta : perch? Be', te lo dico io. Per farmi
fesso! Voleva che tutta la citt sapesse che lui aveva avuto il
coraggio di scopare la figlia di H. P.! Be', lo distrugger, il figlio
di puttana! Lo uccider!
- H. P. - os Grobe. - Cosa ti fa pensare che la faccenda
verr risaputa?
- E perch lo avrebbe fatto, altrimenti? Lo schifoso aveva
certamente scommesso con qualcuno che si sarebbe portato a
letto la figlia di H. P., che l'avrebbe scopata e poi, all'alba,
l'avrebbe buttata fuori come una sgualdrina! Far un contratto
su di lui. Vie sapr come farlo. Lui se ne intende di queste cose!
Ora che capiva come H. P. pensasse seriamente a un'azione
del genere, Albert Grobe si sent spinto a parlare nonostante il
rischio che il fatto comportava.
- Forse hai trascurato qualcosa, H. P.
- Cosa? - domand lui in tono irato.
- Forse due persone giovani e attraenti come loro sono innamorate.
Mi  sembrato di intuire qualcosa del genere, ieri sera.
- Innamorati? - esclam H. P., furioso. - Lui non  innamorato
di lei!
- Come lo sai?
- Perch un uomo che  innamorato di una ragazza non la
porta a letto! Ecco come lo so.
Grobe cap che era inutile dargli torto o tentare di spiegare.
Per H. P. il sesso sarebbe sempre stato un atto di ostilit e degradazione.
Grobe doveva aggrapparsi a qualche altro argomento,
e alla svelta. Pens febbrilmente.
- H. P., bisogna agire con molta cautela.
- Certo. Io non muovo un dito. Incaricher Martoni della
faccenda.
- E cosa succeder? - domand Grobe, ora l'avvocato del
diavolo. - Far un contratto. Dave sar pestato. O ucciso. In
entrambi i casi si scateneranno un sacco di chiacchiere. Indagini.
- Sonny pu manovrare la polizia e il Procuratore Distrettuale.
- Sicuro che pu - convenne in fretta Grobe. - Ma tu
conosci questa citt. Ne scaturiranno pettegolezzi a non finire.
La gente vorr sapere perch, e in un modo o nell'altro finir
per saperlo. Cos, invece di nascondere questo terribile insulto,
sarai tu che lo avrai reso di dominio pubblico.
H. P. cominci a camminare pi lentamente. C'era una certa
logica in ci che diceva Albert. Grobe intu d'aver colpito nel
segno e decise di insistere.
- L'ultima volta che successe la stessa cosa - azzard -
c'era un motivo. Volevi far capire a tutti gli uomini di Hollywood
che Sybil era off limits. Ma questa volta cosa ci guadagneresti
con uno scandalo pubblico? Devi trovare un altro sistema.
Un sistema pi subdolo.
- Uhm - grugn H. P., cominciando ad accettare il punto
di vista di Albert Grobe.
- Inoltre, se l'insulto era diretto a te, la vendetta dovrebbe
venire da te. Non da un sicario da strapazzo. Bisogna anche vedere
se la cosa diventer di dominio pubblico. Forse nessuno ne
sapr mai nulla. Tranne tu e io e, se davvero c' stato qualcosa
tra loro, Sybil e Dave. Ma se tu lo siluri, non farai che dare il via
allo scandalo.
- Mi chiedo cosa pu aver fatto per costringerla a una cosa
del genere - disse H. P., incapace di concepire che potesse essere
stato un atto dettato dall'amore.
- Il mio consiglio, H. P., sarebbe di aspettare. Prendi tempo.
Studia la tua vendetta. Fino ad allora io non gli farei nemmeno
capire che sai.
H. P. cominci ad annuire e, mentre contemplava le varie forme
di vendetta in suo potere, un sorrisetto cominci ad aleggiare
sulle sue labbra.
Per il momento almeno, Albert Grobe aveva salvato Dave
Cole da qualunque drastica rappresaglia. Per poter fare altrettanto
nel futuro, non gli restava altro che aspettare di vedere cosa
sarebbe successo.
Nelle settimane che seguirono, H. P. sorvegli attentamente
Dave. Venne a sapere che Dave faceva frequenti telefonate in
casa Koenig. In genere Sybil si rifiutava di parlargli, il che non
fece che confermare l'idea di H. P.: era Dave il delinquente.
H. P. non poteva sapere che Sybil respingeva Dave proprio
perch sentiva di amarlo. E non voleva che quell'amore degenerasse
in una delle tante relazioni hollywoodiane, di cui ne aveva
viste sin troppe.
- Davie, se vogliamo avere una minima possibilit, non l'otteniamo
certo facendo quello che fanno tutti in questa citt.
Quello che fa lui.
Quando Dave insisteva, lei lo scoraggiava. Quando lui le prometteva
che si sarebbe accontentato di vederla soltanto in circostanze
in cui non sarebbero stati soli, lei cercava di spiegargli:
- Se ti vedo si finirebbe soli. Non perch tu mancheresti
alla parola. Ma perch mancherei io. Ti amo, Davie. Questo 
il guaio.
Niente riusc a farle cambiare idea. Se talvolta si incontravano
alle occasioni mondane dello Studio, lei fingeva solo un banale
interesse per lui. Ma i suoi occhi la tradivano. Non riusciva
a ingannarlo.
Alla fine lui decise che doveva esorcizzare la presa del padre
su di lei.
H. P. sedeva nella sala di proiezione e fissava lo schermo, irritandosi
via via sempre pi a ogni metro di pellicola che vedeva.
Alla sua destra sedeva Marty Willmot il produttore, alla sua sinistra
Elliot Wolfe, un poeta Premio Pulitzer che era stato chiamato
per rifinire l'ultima stesura del copione perch il soggetto
del film richiedeva grandi spazi e bellezza di linguaggio.
Ma quello che vedeva H. P. non giustificava le sue ambizioni
per il film n la quantit di denaro che vi aveva gi buttato. Come
gli era capitato altre volte nel passato, ricord a se stesso
di non fare mai un film importante fuori dello Studio. Soltanto
la tentazione di annunciare che Via Dolorosa era stato girato,
per autenticit, in Terra Santa e a Roma, lo aveva fatto sgarrare.
E ora ne vedeva lo squallido risultato.
Le scene erano lente, ampollose, prolisse. Tranne le riprese
degli scontri rumorosi tra gli eserciti romani e i guerriglieri ebrei,
e quelle dei soldati romani che perseguitavano i primi cristiani
nelle catacombe, tutto sembrava statico.
Ma dove diavolo era il succo di quello stramaledetto film?,
si domandava H. P.
Poich quei metri di pellicola erano arrivati con un charter
speciale a un prezzo piuttosto esorbitante, H. P. non li vide da
solo. Seduti in prima fila nella sala di proiezione c'erano i suoi
fidati assistenti: i Tre Stregoni, e Sarah Immerman che, secondo
lui, rappresentava la media del pubblico.
Lo spezzone finalmente termin. La bianca luce accecante si
rifranse dallo schermo finch l'operatore non la spense. La stanza
rimase al buio. Ma non era affatto necessario vedere nessuna
faccia per intuire le reazioni. Un silenzio greve, come la velenosa
consistenza di uno smog inquinante, incombeva sulla sala.
Willmot cerc di trovare qualche punto buono nei pochi valori
che lo spezzone aveva rivelato.
- La ragazza - esclam con entusiasmo Willmot. - Ecco
una nuova star! Com' cresciuta... Chi avrebbe mai pensato che
dopo aver perennemente sostenuto ruoli a cavallo e ruoli di ragazzina,
saltasse fuori una giovane donna cos voluttuosa? La prima
volta che il costumista l'ha veduta ha detto: Marty, dobbiamo
far vedere quelle tette. Sono incredibili. H. P., aspetta
di vedere il costume che ha disegnato per lei per la scena della
sala del trono dell'imperatore.
H. P. non si lasci commuovere. Non c'era niente di nuovo in
quello che aveva detto Willmot. H. P. aveva notato il fiorire di
quella ragazza sin da quando aveva soltanto undici anni.
L'aveva desiderata dal giorno in cui aveva notato che aveva un viso
pi che bellissimo e profondi occhi viola. Quando il corpo di
lei aveva cominciato a maturare e i suoi seni erano diventati
quasi irresistibili per lui, aveva tentato di tutto per sedurla...
finch la madre della ragazza lo aveva avvertito delle conseguenze
a causa della minore et di lei. Dopo essersi reso conto che
l'ambizione non avrebbe sovvertito n la ragazza n la madre,
H. P. aveva continuato a bramarla da lontano, rimpiangendo
sempre il fatto che quella sarebbe stata un'eccezione pi che
rara. Perci non c'era nessun bisogno che gli facessero notare
l'attrazione sessuale della ragazza.
Invece quello che gli sarebbe piaciuto di sentire era cosa si
poteva fare con un film per il quale si era gi superato il preventivo
di due milioni di dollari ma senza avere abbastanza pellicola
da tirarne fuori un film e troppa pellicola da scartare. H. P.
sapeva di dover agire drasticamente. Forse la chirurgia non avrebbe
guarito il paziente, ma avrebbe dato a tutti la sensazione
di aver fatto qualcosa. Elliot Wolfe lo precedette.
- H. P., sto per darle un suggerimento drastico - disse il
poeta in tono drammatico.
- S? - fece H. P. con impazienza.
- Io licenzierei Christopher Swift!
- Perch?
-  un tipo molto difficile - disse Wolfe - come chiunque
a Broadway avrebbe potuto dirle. La met degli intoppi nella
produzione si deve a lui. Arriva tardi sul set. Discute ogni battuta
e ogni parola.
- Be' - esclam H. P. - sono d'accordo con lei.  arrivato
il momento di fare un cambiamento drastico, ma non quello che
ha in mente lei. - Si rivolse al produttore. - Willmot, hai
chiuso! Non tornerai a Roma. Non resterai in questi Studi. Te ne
andrai da questa citt stasera stessa.
Willmot rimase senza fiato. Wolfe cerc di intercedere, ma
H. P. lo fece tacere. - Quanto a te, signor Wolfe, puoi prendere
tutta la tua fottuta poesia e i tuoi schifosi dialoghi e poi tornartene
in quel cavolo di posto da dove sei venuto!
Strascicando i piedi, Willmot e Wolfe si avviarono verso la
porta della sala di proiezione dove Willmot si ferm quanto bastava
per dire: - Esiste anche una cosa come un contratto, sai!
H. P. si volt verso la porta semi-aperta e url: - Citami, figlio
di puttana! Ti trasciner per tutti i tribunali di questo paese.
E prima che io abbia finito con te, non solo non avrai pi
lavoro, ma non avrai pi neanche un centesimo! Gli avvocati ti
succhieranno fino all'osso!
Willmot fece in modo che la porta si chiudesse silenziosamente,
e H. P. si rivolse ai suoi seguaci.
- Be'?
Nessuno fu in grado di dire qualcosa di incoraggiante, e anche
se lo fossero stati, sapevano che contrariare H. P. quando era
arrabbiato era fatale.
- La prossima volta che un poeta mette piede in questi
Studi, voglio che sia buttato fuori!
Nessuno rispose. Nessuno doveva rispondere.
- Sta bene, facciamo un po' di conti - disse H. P. pensando
ad alta voce. - L'azione  okay. Girarla di nuovo costerebbe
troppo. E Christopher Swift vi appare in diversi punti. Perci
non possiamo liquidarlo. Poi c' la ragazza. Con quella faccia e
quelle tette  decisamente una star anche se non apre bocca. -
Alla fine disse: - E, naturalmente, c' la Markham.
Poche erano le dive a Hollywood chiamate soltanto per cognome.
Tra gli uomini c'era Gable, Tracy, Cagney, Muni. Solo a
tre donne veniva accordata quella distinzione. La Garbo, la
Dietrich e la Markham: Aline Markham. Era una donna d'imponente
distinzione e, molto insolito tra le dive, mancava di quei
tre attributi che erano considerati essenziali per appartenere a
quel regno di stelle: due seni abbondanti e un culo seducente.
Lei era troppo snella e a volte nemmeno aggraziata. Tuttavia
emanava una vitalit, un fascino e una sicurezza che le donne
ammiravano e perfino gli uomini adoravano. Nella vita privata
era libera e indipendente come lo era nei ruoli che sosteneva.
Viveva con un famoso divo sposato da diversi anni. Sebbene il
matrimonio fosse impossibile per loro, lei insisteva a dedicargli
la sua esistenza. In un'epoca in cui una condotta simile era biasimata
in tutte le altre donne, i suoi ammiratori l'accettavano
perch lei infondeva integrit, sia sullo schermo sia fuori.
Prima di accettare il ruolo di Maria, la Madre di Ges in Via
Dolorosa, Aline Markham aveva insistito per parlare col regista
in presenza di H. P. perch fosse chiaro che lei non intendeva recitare
la sua parte come una statua ammantata d'azzurro in una
chiesa cattolica. O Maria sarebbe emersa come una donna vera
e una vera madre, oppure la Markham non avrebbe accettato la
parte. Se qualunque altra attrice avesse dato un simile ultimatum,
H. P. l'avrebbe subito sospesa. Ma aveva accettato le condizioni
della Markham e lei finalmente aveva accettato la parte.
Dallo spezzone che aveva appena visto, lei dava l'unica interpretazione
valida di tutto il film. Insieme alle tette della ragazza,
la Markham era la migliore assicurazione per gli incassi.
Quanto alla ragazza bisognava andarci molto cauti poich H. P.
aveva contato sull'appoggio della Chiesa per dare impulso al
film. Aveva accarezzato il sogno che Via Dolorosa venisse menzionato
e propagandato da ogni pulpito della nazione. Quindi
perfino per il ruolo di Maria Maddalena la sessualit e l'impudicizia
andavano limitate.
Tutto si restringeva sulla Markham, sulla ragazza e su una
dubbia interpretazione di Christopher Swift. Il problema di H. P.
era come fare per tirar fuori da quello un film di successo.
- Cosa ne pensate della regia? - domand ai suoi quattro
consiglieri.
- Potrebbe essere meglio - disse la strega dalla voce metallica.
Quello era sempre un buon gambetto con H. P. perch lo invitava
a dare il suo parere che, eventualmente, si poteva poi appoggiare.
- La regia fa schifo - disse H. P.
- Francamente era proprio quello che pensavo io - convenne
la bionda. - Solo che non volevo sembrare spietata.
Albert Grobe disse: - H. P., secondo me  difficile che si possa
salvare qualcosa. Qualche volta non ci resta che ingoiare.
- Due milioni oltre il bilancio preventivato e tu mi dici di
ingoiare, Al? - domand H. P., grave.
- Sei milioni di perdita sono forse meglio di un disastro di
quattro milioni?
- Forse un sistema c' - mormor all'improvviso H. P. -
S, forse un sistema c'.
Con la sua mente astuta e contorta, H. P. era arrivato molto
prima degli altri alla conclusione che non c'era pi niente da fare.
Ora stava studiando la maniera di togliersi ogni responsabilit.
Alcuni generali si erano fatti una grossa reputazione per le
loro abili ritirate. Era proprio una manovra del genere che H. P.
stava cercando di escogitare.
- Bene, gente, andate! - ordin all'improvviso. - Voglio rivedere
tutto. Da solo.
Quando la stanza fu sgombra, premette il pulsante dell'interfono
e ordin: - Proiettare tutto di nuovo! Da principio!


CAPITOLO 14.

Dopo aver visto gli spezzoni di pellicola di Via Dolorosa per la
seconda volta, H. P. Koenig disse a Sarah Immerman di chiamargli
Dave Cole al telefono.
- Dave?
- S, H. P.?
- So che sei pieno di lavoro fino agli occhi con il copione
del tuo nuovo film, ma se riesci a trovare qualche minuto per
me, vieni su. Te ne sarei grato.
Era l'invito pi cortese che Dave Cole avesse mai ricevuto
da H. P.
Forse il vecchio aveva bisogno di parlare di qualche problema
personale. Poteva perfino attaccare l'argomento di Sybil che
nelle ultime settimane era stata adamantina nel non voler vedere
Dave. Oppure il vecchio era semplicemente il solito e l'umilt
era soltanto un altro dei suoi trucchi.
- Dave, sono nei guai - fu la frase d'apertura di H. P.
quando arriv da lui. - Ogni volta che hai un film che ti costa
quattro milioni di dollari senza neanche essere minimamente vicino
al completamento, e hai gi superato il preventivo, sono
guai. Quindi ho bisogno del tuo parere. Perch non mi fido di
nessuno dei bastardi che ho attorno. Tutti pregano per il mio
crollo. Tu sei l'unico di cui mi posso fidare, ormai, Dave.
L'unico.
Ancora una volta aveva assunto il ruolo di Re Lear. Ma da
buon regista, Dave pens che H. P. stesse esagerando. Sicuramente
il vecchio doveva avere qualcosa per la testa che gli importava
molto, se riteneva opportuna una scena cos elaboratamente
tragica. Dave aspett. Sapeva che il vecchio sarebbe arrivato
presto al nocciolo della questione.
- Dave, devo prendere una decisione che coinvolger un
sacco di persone. Una decisione simile mi pesa sulla testa. Inquieta
porta la testa... No: Inquieta  la testa che porta la
corona. Non ricordo in quale film era questa frase. Ma la disse
Ronald Colman. E aveva ragione.  tremendo dover prendere
simili decisioni. Un giorno, quando tutto questo sar tuo,
lo capirai.
Dave fece mentalmente un'osservazione: la sindrome Re Lear
portava direttamente al pezzo Marvin Kronheim, un segno molto
significativo: la faccenda doveva essere importante.
- Dave, prima di agire voglio il tuo consiglio. Perci fammi
un favore. Guarda circa quaranta minuti di pellicola, cos come
, e dimmi cosa ne pensi. Ma sii sincero. Sopra ogni altra cosa
voglio un parere sincero!
I metri di pellicola di Via Dolorosa erano tenuti in una speciale
stanza blindata. H. P. aveva dato ordini severissimi che
nessuno, assolutamente nessuno doveva vederli senza il suo permesso.
Non voleva discorsi in giro che avrebbero potuto forzargli
la mano o impedirgli di prendere una decisione. Soltanto un
operatore aveva il permesso di proiettare quella pellicola, cos,
se fosse circolata qualche voce, H. P. avrebbe saputo esattamente
chi incolpare... una minaccia che assicurava il silenzio.
Dave arriv alla sala di proiezione B, gli venne aperto da
Goldfarb, l'operatore, che chiuse la porta a chiave dietro di lui.
Poi Goldfarb si ritir nella cabina e spense le luci nella sala. Il
film, sconnesso e montato rozzamente, cominci a dipanarsi. Era
difficile seguire la storia, poich le scene non erano consecutive.
L'azione, pur eccitante e ben inquadrata, mancava d'impatto perch
era impossibile capire quale fosse la sua funzione nel resto
del film. Ma certi elementi emergevano. Le tre principali interpretazioni,
per esempio. La Markham, nel ruolo della Madre di
Cristo, era superba. Valerie Bristol, nel ruolo di Maria Maddalena,
con la sua spettacolosa scollatura e quella faccia che era
in parte angelo e in parte puttana, sormontata da quei sensibili
occhi viola che spiccavano meravigliosamente, era certamente
una forte attrattiva. Christopher Swift era un'altra faccenda. Sostenendo
il ruolo del giovane ed emotivo discepolo Giovanni, in
alcune scene era talmente sballato che Dave ne rest molto turbato.
Quello non era il Christopher Swift che aveva conosciuto a
New York. Il fuoco, l'intensit, erano spariti. Il tormento c'era
sempre, ma molto pi smorzato di quanto lo era stato a New
York nove anni prima. Vero che dopo quell'unico grossissimo
trionfo a Broadway, Swift non aveva combinato pi niente. Si
era guadagnato la fama di essere troppo difficile a lavorarci insieme.
Alla fine Swift era venuto a Hollywood sperando di ricominciare
da capo. Non aveva fatto una grande impressione al principio,
poi, dopo due anni, un certo Edmund Pryce aveva cominciato
a fargli da agente. Con tre film soltanto, Pryce lo aveva
elevato al rango di divo. Ora era considerato uno dei pi brillanti
giovani attori del ramo. In un certo senso il suo talento e
la sua sensibilit si trasmettevano perfino meglio attraverso la
macchina da presa che direttamente davanti a un pubblico. Il
cinema aveva un vantaggio extra per Christopher Swift. Un regista
poteva tagliare le scene in cui Swift faceva una recitazione
troppo smorta o esagerata. In quel modo, con abili tagli, il suo
ritmo poteva venire accelerato. Tra i registi circolava la voce
che se, con lui, si girava abbastanza metraggio di pellicola, si
poteva ottenere un ottimo risultato.
Sebbene Dave non avesse pi lavorato con Christopher Swift,
non avrebbe mai dimenticato il talento che il giovane aveva esibito
nella gabbia. Tuttavia quei pochi metri di Via Dolorosa che
stava vedendo non riflettevano affatto quel talento. Dave era turbato,
non solo come regista, ma anche come amico.
La proiezione fin. Goldfarb domand nell'interfono: - Vuole
rivedere qualcosa, signor Cole?
- No - rispose Dave. - No, grazie, Hymie.
Dave non si mosse. Rest seduto al buio chiedendosi cosa
poteva volere H. P. da lui. Certamente non di sostituire la
Markham. O Valerie Bristol. Per quanto giovane, ancora un po' inesperta,
se la sarebbe cavata facilmente. Doveva trattarsi di Swift.
H. P. avrebbe chiesto a Dave se doveva sostituire Swift. Pur restio
a discutere quell'argomento, chiam Sarah Immerman per
fissare un appuntamento. Con sua gran sorpresa, si sent dire che
H. P. aveva lasciato un messaggio per lui. In qualunque momento,
il vecchio avrebbe interrotto qualsiasi riunione per sentire il
suo parere.
Quando Dave entr nell'ufficio, H. P. sedeva fissando nel vuoto.
E quando finalmente fece finta di accorgersi della presenza di
Dave, sospir e disse: - Be'?
- Spezzone interessante.
- Cos terribile?
La parola interessante, a Hollywood, aveva un significato implicito
impossibile a trovare nei vocabolari. Era un gentile eufemismo
per tremendo, spaventoso, senza speranza.
- No - disse Dave - non disastroso. Volevo dire che 
veramente interessante.
- Ma cosa dici, Dave? Che dovrei reclamizzare una produzione
di miliardi chiamata Via Dolorosa e gridare ai quattro
venti: H. P. Koenig e la Magna Pictures vi invitano a vedere un
film interessante?  questo che mi stai dicendo, Dave?
- Niente affatto.
- Allora cosa significa interessante? Non capisci, Dave,
io mi ritrovo con un disastro che mi costa quattro milioni di
dollari. Come lo spiego alla sede di New York? Quattro milioni di
dollari buttati via a meno che noi non si riesca a fare qualcosa,
Dave!
Era la prima volta che quel noi cospiratore entrava nell'eloquio
di H. P. Dave se ne rese ben conto. A quanto pareva, H. P.
voleva qualcosa di pi di un consiglio.
- Dimmi, Dave, cosa faresti? Silurare Swift? Cessare la
produzione? Continuare a girare, sperando di evitare il disastro?
Dimmelo, Dave! Perch, per la prima volta nella mia carriera,
sono impastoiato. Cosa faresti tu, Dave? Questa  la decisione
pi importante della mia carriera. Far tutto quello che mi dirai!
Il vecchio cominci a piangere. - Mi va a capitare una cosa
simile proprio a questo punto della vita, alla fine della mia carriera!
Calc pesantemente su quell'ultima frase, poich conteneva
la promessa di un eventuale rapido suo ritiro lasciando Dave
come suo successore.
Peccato, pens Dave, che negli Oscar non esisteva una categoria
per la Migliore Interpretazione del Capo di uno Studio.
H. P. avrebbe vinto tutti gli anni. Poi Dave torn a riflettere sul
film. Se lo avessero abbandonato, sarebbe stata la fine della carriera
di Christopher Swift. Tuttavia parte della colpa stava nelle
battute. Troppo verbose, troppo pompose, troppo poetiche, perch
un attore potesse recitarle in maniera convincente. Una cosa
era sfidare un attore, un'altra sopraffarlo. Indubbiamente Chris
era stato sopraffatto.
H. P. stava aspettando.
- Ci sono diverse soluzioni. Una, naturalmente,  mollarlo l.
-  questo che faresti, tu?
Dave si sent incoraggiato. Almeno la mente di H. P. era aperta
alle alternative. Non sospettava che il vecchio fosse gi riuscito
ad attirarlo in una ben progettata trappola.
- La pi grossa rogna sta nelle battute di Swift. Nessun attore
pu dire una simile sfilza di parole pretenziose.
- Mi hanno costretto! - si lament H. P., sempre la vittima.
- Mi hanno detto che il discepolo Giovanni era giovane e
poetico. Non come Pietro, il grosso, rude pescatore. Mi hanno
detto: Se non puoi far vedere Ges, nel film, fai almeno vedere
Giovanni. Era quel fesso di Willmot che lo diceva. In questo
modo, diceva, otterremo l'impatto e non incapperemo in gruppi
religiosi contrari a far impersonare Cristo da degli attori. Cos
abbiamo fatto venire un vero poeta dall'est perch scrivesse
il testo. E qual  stato il risultato? Una schifezza! - Dopo essersi
scagionato di ogni colpa riguardo al copione, il vecchio s'interruppe solo per un momento. - D'accordo, riscriviamo tutto
quanto. Poi cosa facciamo?
- Poi lei deve pensare alla regia - disse Dave, riportando
i pronomi alla loro giusta prospettiva.
- Fa schifo, vero?
- Potrebbe essere migliore.
- Dave, io non posso accettare semplicemente una regia
migliore. Io la voglio ottima! Se Wyler fosse libero, ingaggerei
lui. L'uomo che salver questo film diventer una potenza,
una vera potenza.
Per la prima volta lo scopo del vecchio divenne chiaro.
Stava tentando di adescare Dave ad accollarsi il film.
- Dave, l'uomo che salver il film sar il futuro capo dello Studio. Ci penser io stesso.
Visto che Dave si rifiutava di abboccare, H. P. si appoggi
allo schienale della mastodontica poltrona.
- Cosa devo fare, Dave? Vuoi un disegnino? L'occasione
non sta solo bussando alla tua porta, sta cercando virtualmente
di abbatterla!
- Okay, H. P. Ci penser. - Dave non s'impegn pi di
tanto. - Mi dia qualche giorno di tempo.
Si avvi verso la porta. H. P. lo fece voltare dicendo con un
tono accattivante: - Dave... - Quando Dave gli fu di nuovo
davanti, H. P. disse: - Mentre pensi, pensa cosa vorrebbe dire
essere uno dei pochi produttori-registi di questa citt. Puoi arrivarci
con un solo film! Un grosso film! Questo s che  qualcosa
cui pensare!
Uscito Dave, H. P. Koenig si riappoggi alla spalliera sorridendo.
Naturalmente sapeva che Dave avrebbe detto di s. Nessun
giovane ambizioso avrebbe potuto dire di no, e una volta
che avesse accettato, H. P. l'avrebbe incastrato. Il produttore-regista
Dave Cole, non lui, sarebbe stato completamente responsabile
per Via Dolorosa. L'accusa peggiore che avrebbero potuto
fare a H. P. sarebbe stata quella di aver rischiato un giovane promettente
che aveva gi fatto diversi film di successo.
E, ci che pi importava, l'offesa fatta a sua figlia sarebbe
stata vendicata. Dave Cole non sarebbe mai sopravvissuto a quella
catastrofe.
L'oroscopo che il mattino successivo apparve sul Los Angeles
Times pronosticava spaventose conseguenze per i nati sotto il
segno del Sagittario che non avessero esaminato attentamente la
loro situazione prima di agire. Dave non leggeva mai quella parte
del giornale. Evidentemente qualcuno che aveva a cuore i
suoi interessi la leggeva. Perch quell'articolo, con i consigli per
i nati del Sagittario, cerchiati in rosso, arriv sulla sua scrivania
dentro una busta anonima insieme alla regolare posta interna.
Dave si chiese chi poteva essere l'anonimo corrispondente.
Era forse qualcuno che bramava accaparrarsi l'incarico che
gli aveva offerto H. P.? difficile. Nessun regista gradiva accollarsi
un film che andava male. No, c'era soltanto una persona che
poteva essere al corrente dei piani di H. P. e di conseguenza si
preoccupava della sorte di Dave e aveva preso una simile iniziativa.
Quel modo anonimo di agire confermava che la persona
temeva H. P.
Dave telefon ad Albert Grobe per combinare, un appuntamento
per pranzare insieme fuori dell'area dello Studio. Guarda
caso Grobe, che in genere era sempre disponibile, era impegnato
tutta la settimana.
Se Dave voleva una qualche informazione, doveva contentarsi
di averla per telefono.
- Oggi ho ricevuto della posta interessante, Albert.
- Di cosa si tratta, Dave?
- Un oroscopo.
- Oroscopo? - Grobe si finse stupito.
- Per i nati del Sagittario.
- Io non sono di quel segno.
- Nemmeno io - ribatt Dave. - Ecco perch trovo molto
significativo che qualcuno abbia voluto mandarmi quel particolare
trafiletto.
- Forse era diretto a un altro. Cosa diceva?
- Consigliava cautela prima di prendere decisioni importanti.
- Porco Giuda - esclam Grobe. -  sempre un buon consiglio.
- Davvero, Albert?
- Secondo me, s - disse Grobe in tono accalorato.
- Perch, Albert?
- Perch ci dev'essere un perch? Un buon consiglio  un
buon consiglio.
Dave cap che non avrebbe cavato altro da Albert Grobe. Ma
capiva che H. P. gli stava tendendo una qualche trappola e che
Albert ne era a conoscenza.
Grobe tolse la comunicazione sentendosi solo un po' meno colpevole
di quanto lo era stato prima.
Ma alla fine della giornata la preoccupazione che tormentava
Albert Grobe ebbe partita vinta. Cos telefon a Sybil Koenig e
l'invit a cena. Per evitare di dare a quell'invito un tono morboso
o furtivo, la preg di raggiungerlo al Beverly Hills Hotel. Abbord
l'argomento soltanto quando quella che era sembrata una cena
piacevole stava per finire.
- Mia cara, ci che sto per dirti deve restare assolutamente
tra noi. Non so a chi altri rivolgermi... chi possa avere tanto a
cuore il benessere di Dave.
Lei lo guard scrutandolo per capire fino a che punto sapeva.
- Non  importante quello che so io.  quello che sa tuo
padre.
- E lui cosa sa?
- Tutto. La notte della mia cena ti ha aspettato alzato.
- Ah. - Lei non disse altro, ma bast per ammettere ogni
cosa. - Sente che il suo onore  stato offeso.  cos? Mio Dio,
non far mica a Dave ci che fece a quel giovane attore?
- Questa volta sar pi sottile. Ma altrettanto malefico.
- Cosa possiamo fare?
- Io niente, cara, io ho le mani legate. Ma tu. Devi avvisare
Dave. Devi dirgli di non impegolarsi con Via Dolorosa. H. P. 
sicuro che sar un vero fallimento. Vuole scaricarlo su Dave per
rovinarlo. Io non glielo posso dire. Ma tu s.
Grobe si sporse e pos la mano su quella di Sybil. - Per
quello che senti per lui, devi farlo.
Lei annu.
- Lo ami, non  vero?
- S, zio Albert.
- Allora qual  l'ostacolo?
- Prima di diventare la moglie di chicchessia devo liberarmi
di lui.
Albert le carezz dolcemente la mano. In un certo senso lui
aveva lo stesso dilemma. Essere in grado di vivere la vita che
sognava e allo stesso tempo liberarsi di H. P. Koenig.


CAPITOLO 15.

Quella sera, dopo essersi rifiutata di vederlo per settimane, Sybil
Koenig chiam Dave Cole al Marmont. Lui non c'era. Troppo
tardi per un appuntamento casuale, concluse, probabilmente era
a letto con un'altra delle sue dive. Si arrabbi con se stessa per
la gelosia che provava. Si risent ancora di pi perch sapeva
che la colpa era sua. Invece si sbagliava. Dave aveva combinato
di rivedere gli spezzoni di Via Dolorosa e ne era rimasto cos
perplesso che se l'era fatto proiettare quattro volte, finch Hyman
Goldfarb gli aveva ricordato che come operatore iscritto ai sindacati
non stava facendo un semplice straordinario, ma uno straordinario
coi fiocchi.
Il mattino seguente la segretaria gli disse che al telefono c'era
una certa signorina Jones che non voleva dirle cosa desiderava.
Intuendo chi poteva essere, Dave preg la segretaria di farsi dare
il numero telefonico. Poi richiam sulla sua linea privata.
- Sybil?
- S - rispose lei dolcemente. - Devo vederti.
- Quando?
- Stasera.
- Dove?
Lei esit. - Verr da te. Ma voglio mettere in chiaro due
cose. Verr con la mia macchina. E tu non devi tentare di farmi
fare l'amore. Promesso?
- Okay. Promesso - acconsent lui, di malavoglia.
Dave aveva cenato presto e si era messo a lavorare al suo copione
seduto davanti al caminetto nell'immenso soggiorno del
Bungalow B del Marmont. I ceppi sintetici parevano ardere sotto
le lingue della fiamma azzurra del gas. Tutto falso, per manteneva
calda la grande stanza in quella serata fresca.
Tent di concentrarsi sul copione. Inutilmente. Il suo cervello
era fisso su Sybil.
Lei buss alla porta alle dieci e dieci. Lui apr e tent di baciarla,
ma lei gli porse soltanto la gota. Si tolse il cappotto rosso
di cachemire. Mentre glielo prendeva, lui disse: - Sei in ritardo.
- Ho dovuto girare attorno un po'.
- Per farti coraggio? Ti spavento tanto? O ti spaventa il
fatto di essere innamorata?
- Per essere sicura che nessuno mi seguisse.
- Lo farebbe?
- Lui farebbe qualunque cosa.
- Sospetta?
Lei si gir per guardarlo in faccia. - Sa.
- Che cosa?
- Tutto.
- Quella notte?
- S... quella notte.
- Non me ne ha mai fatto parola... n un accenno.
- Certo che no. Ecco perch sono qui. - Esit, poi chiese:
- Mi dai da bere? Ne ho bisogno.
- Sicuro.
Lei si avvicin al fuoco, allungando le mani per scaldarsele.
Lui le prepar un cognac leggero con soda. Prima di cominciare
a parlare, Sybil ne sorseggi un poco.
Gli raccont tutto quello che le aveva detto Albert Grobe di
H. P.: che aveva aspettato alzato; che l'aveva sentita rientrare,
indovinando il resto. E che aveva deciso di dover vendicare la
reputazione della figlia.
- Ma ora sei qui un'altra volta.
- Solo per avvertirti di lasciar perdere quel film.  quello
che Albert ha cercato di farti capire.
- L'oroscopo?
- Il film  un disastro e tu saresti l'agnello sacrificale. In
quel modo raggiungerebbe due scopi. Togliersi la responsabilit...
- E vendicarsi.
- S.
Restarono entrambi in silenzio un attimo.
- Mi dispiace, Davie.  colpa mia. Quella sera  stata mia
l'idea di venire qui. Io ti ho adescato per sfidare lui. E ora lui
 deciso ad avere l'ultima parola, come sempre.
- E se io lo battessi al suo stesso gioco?
- Nessuno ci  mai riuscito.
- Allora io sar il primo!
- Davie, Davie - fece lei tristemente.
- Io posso farlo! - esclam lui, alzandosi e nel suo entusiasmo
cominci a camminare su e gi. - Ho gi pensato
tutto. Cambier l'intero copione. Conserver le scene con azione.
E non solo terr Christopher Swift, ma gli caver una recitazione
superba! Ha talento. L'ho visto sul palcoscenico dove
non si pu fingere talento se non lo si ha. Lui ce l'ha! E io glielo
tirer fuori! Posso farne un film di grande successo!
Lei si appoggi all'indietro scostandosi dal fuoco e lo fiss.
- Buon Dio, ce l'ha fatta... ti ha contagiato con i suoi sogni di gloria
che ti distruggeranno!
- Forse devo farlo. Per provare che sono capace di sconfiggere
quel bastardo!
- Ti distrugger!
- No - ribatt Dave, fiducioso. - Ci riuscir. E so esattamente
come.
- Ogni regista sa esattamente come. Davie, nessun uomo si
butta a fare un brutto film. Ma questo  sbagliato in partenza.
Lui lo sa. Albert lo sa. E lo sai anche tu.
- Ma io so come migliorarlo!
Disperatamente, lei implor: - C' qualcosa che posso fare
per spingerti a cambiare idea?
- S - rispose improvvisamente Dave. - Sposami! Subito!
Lei esit, poi disse risolutamente: - Non posso. No, finch
non avr sistemato le cose con lui.
- Le sistemer io anche per te. Far di questo film una cannonata.
Allora sar troppo forte per le sue rappresaglie. Saremo
liberi. Tutti e due.
- Non sar cos facile. Trover sempre un sistema... sempre.
Lui le si avvicin, la tir su, la prese tra le braccia.
- Ti chiedo di lasciare la sua casa e di venire nella mia -
disse. - Ti chiedo di rinunciare a essere sua figlia e di diventare
mia moglie. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Sono stufo di
essere circondato da un mucchio di gente e di sentirmi sempre
solo. Mi vedo finire come tuo padre, non avr pi che disprezzo
per tutte le donne. Lui non ha coraggio di innamorarsi. Io non
posso farne a meno. Io sono innamorato. Sposami, Sybil. Prima
che sia troppo tardi.
- Saresti disposto a lasciare tutto? - domand lei.
- Cosa farei a New York?
- Quello che facevi prima di venire qui.
- Il regista di commedie?  diventato un gioco in perdita.
Un gioco d'azzardo con tutte le probabilit contro. C' anche
un altro motivo. Ho scoperto che mi piace fare film.  eccitante
avere tutti quegli elementi nel palmo della mano, farli lavorare
come si desidera che lavorino. Avere orizzonti illimitati. Non
c' periodo di tempo, nessun posto al mondo che non posso avere
per fare un film. Posso far ridere o piangere il pubblico, terrorizzarlo
ed elettrizzarlo. E intendo milioni di persone! Ho scoperto
che non posso pi rinunciarci.
- Nemmeno mio padre - disse lei lentamente.
- Credi che io sia gi come lui?
- Cambiando qualche parola qua e l, lui avrebbe potuto
fare esattamente lo stesso tuo discorso.
Lui stava per contraddirla violentemente... ma poi si ramment
del giorno in cui aveva conosciuto H. P. Koenig che aveva
detto quasi la stessa cosa.
- Davie - implor lei - l'unico modo per salvarti  tagliare
la corda. O fallire. Ma se il fallimento sar troppo grosso,
nessuno studio ti vorr pi. Ed  quello che lui sta progettando.
E tu sei disposto a cadere pari pari nella trappola. Ti sta facendo
fare precisamente quello che vuole. Be', io non voglio essere
posseduta da nessun uomo che  posseduto da lui. Non avremmo
una possibilit, Davie... neanche una possibilit.
- Ti sbagli - ribatt furiosamente Dave. - Lo batter al
suo stesso gioco. - La desiderava, ma ricordava la promessa
che le aveva fatto.
Finch, timorosa e piena di desiderio, lei disse: - Facciamo
l'amore, Davie?
H. P. Koenig organizz un grosso cocktail per tutto lo Studio e
una conferenza stampa per annunciare la promozione di David
Cole all'ambito livello di produttore-regista.
Erano presenti tutti i pezzi grossi della Stampa della zona di
Hollywood, comprese tutte le donne che scrivevano per le riviste
di cinema. La lista degli invitati normali includeva un certo
numero di star della Magna e anche Albert Grobe. Betty Ronson, che aveva fatto da mediatrice per il nuovo contratto di Dave
come produttore-regista, era in primo piano e accettava le congratulazioni
come se il merito fosse tutto suo.
H. P. circolava tra gli ospiti tenendosi sempre Dave al fianco.
Il vecchio teneva particolarmente d'occhio Albert Grobe quasi
desiderasse assicurarsi che il Professore si rendesse conto di come
funzionava bene la sua strategia di vendetta.
Alla fine H. P. port Dave al centro della sala e annunci: -
Signore e signori! Prego! - Quando ottenne il silenzio, indic
Dave e disse, raggiante: - Se non avesse deciso di fare il regista,
sarebbe potuto diventare un divo. Guardatelo!
Poi si fece serio. - Voglio che tutti voi sappiate che per il
suo primo incarico come produttore-regista, il signor Cole impalma
il film pi importante e pi dispendioso della Magna ora
in gestazione. Via Dolorosa! Un impegno importantissimo per
un uomo cos giovane. Dai tempi di Marvin Kronheim non avevo
mai trovato un giovane cos brillante e cos pieno di promesse.
Sono sicurissimo che riuscir.
Appena H. P. ebbe finito il suo discorso, Albert Grobe usc
dalla sala. H. P. lo not. Ma invece di offendersi se ne compiacque.
Confermava che aveva organizzato la trappola per Dave
con la solita abilit micidiale. Quando Dave fosse fallito,
H. P. avrebbe ricordato alla stampa le sue grandi speranze, e come
tristemente quelle speranze fossero state tradite da David
Cole. Avrebbe fatto quel discorso con le lacrime agli occhi.


CAPITOLO 16.

Dave non poteva partire senza vedere Sybil, ma ormai, conoscendo
abbastanza bene le sue abitudini, sapeva dove trovarla. And
al Beverly Hills Hotel e vi arriv giusto in tempo mentre usciva
dal campo di tennis dopo la lezione.
- Vuoi bere? - offr lei prendendo una Coca-Cola ghiacciata
dal distributore.
- Andiamo via di qui - disse lui d'un tratto. - Devo parlarti.
Si avviarono verso Coldwater Canyon, passando tra gli alberi
che lasciavano filtrare il sole crepuscolare. Di tanto in tanto lui
si girava a guardarla; gli riusciva difficile tenere gli occhi sulla
strada. La sua bella faccia e i suoi capelli scuri e lucenti parevano
ancora pi splendidi per il costante mutamento di luce e
ombra.
- Cosa c' di tanto importante? Hai cambiato idea. Non vai? -
azzard lei, speranzosa.
- Vado, E voglio che tu venga con me! - disse Dave. - A
Roma. Avrai l'occasione di vivere per te stessa, di pensare con
la tua testa.
Lei non rispose.
- Be'?
Lei continu a tacere. Esasperato, lui sbott. - Sai, la vita
sarebbe maledettamente pi facile se io fossi un povero avvocatuccio
e tu una maestrina. E se non fosse per questa pazza industria
del cinema,  proprio quello che saremmo. E tuo padre
sarebbe sempre rigattiere. Una volta la settimana io verrei a trovarti
e ti porterei a cena e al cinema. In centro. Ci andremmo con
la metropolitana. Andata e ritorno. Poi un bel giorno tuo padre
mi metterebbe con le spalle al muro e mi direbbe:Be', che intenzioni
ha?. Io gli direi subito che vorrei sposarti. Lui ci penserebbe
un po', poi direbbe dentro di s: Perch no? Un bravo ragazzo.
Ebreo. Un professionista. Che importa se per ora non gli
va tanto bene? Le cose miglioreranno. Inoltre la mia Sybil ha un
posto fisso nell'insegnamento. Se la caveranno. Sarebbe tutto
semplice e normale. Per lo standard di molti, una vita piatta e
opaca. Ma stramaledettamente molto meglio di quella che abbiamo
ora!
Lei non rispose. Si strinse solo un po' di pi il maglione bianco
da tennis intorno al corpo.
- Se hai troppo freddo, alzo la capotte.
- Non ti preoccupare - disse lei, scossa dalla sua filippica.
- Posso dire qualcosa io, ora?
- Certo.
- Non ti dispiace una piccola correzione al tuo copione,
vero? Sei un gran regista ma un terribile giudice della natura
umana. Ti dir io come sarebbe veramente. Prima di tutto mio
padre non sarebbe stato rigattiere. Sarebbe stato il pi importante
trafficante di mobili del mondo. Non potrebbe mai essere
stato altro che il pi importante. Avrebbe venduto rottami di metallo
ai giapponesi, prima della guerra. E agli svedesi durante la
guerra. Cos loro avrebbero potuto vendere acciaio ai Nazisti per
costruire reticolati per i campi di concentramento. Poi, a guerra
finita, lui avrebbe avuto milioni di dollari come ora. E un enorme
appartamento a tre piani nella Quinta Avenue. E io non
sarei stata una maestrina. Sarei stata nel miglior college femminile
del paese e sarei stata inutile come ora. Conoscendoti, io sarei
stata attratta da te. Perch sei un bel ragazzo, ed ebreo. Si
sarebbe usciti insieme qualche volta. Tu saresti venuto qualche
volta nel nostro lussuoso appartamento. Avresti fatto la conoscenza
di mio padre e alla tua terza visita lui ne avrebbe parlato
con mia madre. Gli sarebbe venuta la smania di sapere come
stavano le cose. Dopotutto in quel periodo lui avrebbe avuto
due amanti, perci sarebbe stato molto esigente nei riguardi di
sua figlia. Hai notato, vero, che i padri libertini sono i pi severi
con le proprie figlie? Cos ti avrebbe parlato. Avrebbe voluto
sapere tutto di te, cosa avevi fatto e quali erano le tue prospettive.
Quando avesse scoperto che eri un povero avvocato che
lottava per vivere, non avrebbe detto una parola. Ma dopo poco
tempo il tuo lavoro avrebbe cominciato ad andare a gonfie vele.
Come per caso due o tre delle sue societ sarebbero diventate
tue clienti, finch, piano piano, ti avrebbe assorbito nella sua
orbita. Una volta diventato il tuo padrone ti avrebbe accordato
il regale favore di darti in sposa sua figlia. Il che  esattamente
quello che voleva fare qui. E il risultato sarebbe stato esattamente
lo stesso. Avrei detto di no!
- Ti  mai passato per la testa che tu stai punendo me per
pareggiare la partita con tuo padre? - domand lui rabbiosamente.
Molto dolcemente lei ribatt: - Ti  mai passato per la testa
che sto punendo anche me?
Lui la guard. I suoi occhi erano umidi. Ferm vicino al marciapiede
sotto un enorme tamarico, ma lei esclam: - Non
fermare. Continua a guidare.
Erano arrivati in fondo alla strada tutta curve e alla pianura.
Entrambi restarono in silenzio finch non passarono davanti
a un ristorante.
- Potremmo fermarci per bere qualcosa - disse lui.
- Preferirei di no.
- Perch?
- Perch non finirebbe l. Tu vorresti fare l'amore. E io te
lo permetterei.
- Cosa c' di male?
- Non voglio che quello che c' tra noi diventi un'abitudine.
- L'altra sera non la pensavi cos.
-  stato proprio allora che ho scoperto che potrebbe diventare
un'abitudine. - Si volt e aggiunse: - Darei non so
cosa per essere diversa. Ma non posso. Ho visto cosa  successo
a mia madre. Sulle prime quando lui ci ha lasciato a New York
ed  venuto qui da solo, lei lo ha accettato, pensando: quando
si sar stabilito, torneremo a essere una famiglia. Lui diceva che
era lontano, in un posto chiamato Hollywood e quando gli fosse
andata abbastanza bene da chiamarci saremmo stati di nuovo
tutti insieme. La mamma parlava di lui in maniera cos reale che
in me  nato questo grande amore per un padre che non avevo
mai veramente conosciuto. Le due volte che torn a casa era carico
di regali, e di promesse per una nuova casa con alberi di
aranci e ogni cosa. Era tutto cos meraviglioso ed eccitante. Anche
se la notte sentivo mia madre che gli chiedeva perch non
ci portava con lui. Non era bene per i figli essere senza un padre.
O per una moglie essere senza marito. Ogni volta lui rimandava
dicendo: ancora un film, e se fosse stato un grosso successo
avrebbe potuto avere abbastanza denaro per comprarsi un
piccolo studio per conto suo. Finalmente arriv il momento che
ci mand a chiamare. Ci port in una casa in un'ampia strada
fiancheggiata da alte palme. Nel giardino sul retro c'erano davvero
alberi di aranci e noi ne prendevamo tanti e li facevamo
rotolare nel soggiorno. Mia madre rideva, era cos felice. Tutti
eravamo felici. Mio padre era veramente l'eroe che ci aveva
promesso. Fino a quel giorno. La mamma, che era andata al supermercato
a fare delle spese, torn troppo presto e a mani
vuote. And direttamente in camera e chiuse la porta. Vi rest
a lungo. Io mi avvicinai alla porta e la udii piangere. Quella
sera, quando lui torn a casa, la conversazione a tavola fu scarsa.
Cominci a raccontarci quello che gli era capitato durante
la giornata. Mamma non rise. Non disse una parola. Presto lui
smise di parlare. Finita la cena, ci sped subito a letto. Emily
era troppo piccola per capire. Si addorment presto, ma io sgusciai
gi dal letto e andai a origliare. Mamma aveva scoperto
tutto dell'altro lato della sua vita. Una tizia che aveva incontrato
al supermercato le aveva raccontato tutto. Era molto pi
famoso di quanto lui ci avesse lasciato capire. E molto pi ricco,
anche. Avrebbe potuto farci venire molto prima. Ma non
l'aveva fatto a causa di un'attrice che era la sua amante! E quando
con quella era finita, c'erano state altre donne. Mia madre
voleva sapere. Era vero? Lui era furioso. Esigeva di sapere chi
le aveva raccontato simili menzogne sul suo conto. Avrebbe scoperto
la fonte del pettegolezzo, scoperto chi era il marito e lo
avrebbe rovinato. Ma mentre faceva quelle minacce, la sua voce
si faceva sempre pi debole, pi colpevole. Sapeva di averla ingannata
sul suo potere e sulla sua ricchezza. Cos cominci a
piangere. Dopo un po' piangevano tutti e due. Non so come la
avresti presa tu, ma  qualcosa che una ragazzina non dimentica:
il padre che piange. Confess ogni cosa. Naturalmente senza mai
addossarsi la colpa. Ma il fatto era che a ogni parola si condannava.
Quando lui smise di parlare, mamma non lo scus n lo
perdon. Finalmente, dopo il lungo silenzio di lei, lui la preg:
Non fare niente, per piacere. Cosa penserebbe la tua famiglia?
O la mia? Dobbiamo restare insieme. Per il bene delle bambine.
Anche allora aveva bisogno di una facciata rispettabile. Forse
era consapevole delle sue oscene tendenze sessuali o sentiva la
necessit di far sapere al mondo di essere un buon padre di famiglia.
Noi sapevamo... tutt'e tre: mia madre, Emily e io... che
per la maggior parte delle volte che cenava in casa e usciva di
nuovo non era per tornare allo Studio. O per vedere un'anteprima.
Lui andava fuori per soddisfare le sue fantasie sessuali. Sono
sicura che se non fosse stato per Emily e per me, mia madre se
ne sarebbe andata via quella notte stessa. Non c'era pi amore
tra loro dopo quel fatto. Cominci a cercare fuori la maniera di
far qualcosa di utile. Cos ebbero inizio le sue opere di beneficenza.
L'arma con cui lei lo minacciava era che lo avrebbe
lasciato e avrebbe infranto l'illusione che lui aveva creato.
Cos lui la ricompensava dandole il denaro per le. sue opere
di beneficenza. E questa  stata la vita che ha avuto mia madre
da quella notte. Lei tira avanti come se le bastasse. Ma
non pu essere. Per me non sarebbe cos.
- Cosa ti fa pensare che a noi succederebbe lo stesso?
- Come posso essere sicura del contrario?
- Cosa c' in me che ti fa pensare che potrei diventare come
lui?
- Non lo so.  come essere un bambino e avere paura. Non
ne puoi spiegare il perch a nessuno. Sai soltanto che hai paura.
- Io non voglio che tu abbia paura - disse lui prendendola
tra le braccia. - Vieni con me a Roma. Ho bisogno di te.
- Non posso - rispose lei semplicemente - finch non mi
sar liberata di lui. Non sarebbe giusto verso di te.
- Allora ti liberer io. Batter quel bastardo al suo stesso
gioco. Vedrai!
Quando Dave part da Los Angeles per Roma, Albert Grobe
insistette per accompagnarlo all'aeroporto. Parlarono poco. Dave
non voleva compromettere Grobe, e Grobe non aveva pi
bisogno di mettere in guardia Dave.
Quando si avvicinarono al cancello, Grobe afferr la mano di
Dave e la tenne stretta tra le sue. - Abbi cura di te, Dave! Se
senti che la trappola sta per chiudersi, scappa via prima che sia
troppo tardi. Promettimelo!
- Non ti preoccupare, Albert. Prover a Sybil chi sono. E a
tutta questa stramaledetta citt!
Quando l'aereo arriv a New York, decise di passare l'ora di
attesa telefonando a Sybil e rivedendo il copione. Ma le sue intenzioni
furono mandate all'aria perch non appena entr nel
terminal ud il suo nome all'altoparlante.
Alto, magro, grigio, Dan Sullavan lo stava aspettando al cancello.
- Ho pensato che si potrebbe prendere un drink o un caff
per rendere meno noiosa l'attesa.
Port Dave al bar pi vicino. Quando si furono seduti, divenne
chiaro che lo scopo principale di Sullavan non era quello
di alleviare la noia di Dave, ma la propria ansiet. Mentre
Sullavan continuava a far domande su domande circa Via Dolorosa,
divenne ovvio che H. P. aveva tenuto nascosto allo staff esecutivo
di New York il disastroso risultato del film. Dave fu evasivo
come richiedevano le circostanze. Alla fine Sullavan domand
bruscamente: -  proprio cos schifoso? - Visto che Dave 
esitava, Sullavan disse: - Abbiamo il diritto di sapere. Dobbiamo
trattare con le banche. Dopotutto, per quattro milioni di dollari
hanno il diritto di chiedere e noi abbiamo l'obbligo di rispondere.
- Se non pensassi che si pu salvare, non sarei qui - disse
Dave.
- Allora bisogna salvarlo - osserv Sullavan, cupo. - E
lei crede di farcela?
- Credo.
Sullavan annu. - Cosa devo dire alle banche? Che c'
un ragazzo di trentun anni che crede di poter salvare il
loro investimento? Chiss che gioia proverebbero.
Dave sorrise. - Un ragazzo di trentadue anni il prossimo febbraio
- disse.
Ma, palesemente, Sullavan non apprezz la battuta.
- Fino a che punto le ha detto H. P. come stanno le cose?
- Non  stato necessario che mi dicesse molto. Ho visto gli
spezzoni del film. Ho letto il copione. Conosco gli attori. So
cos' che non va. Questo mi basta per andare avanti.
- Uhm - fece Sullavan, talmente buio, che Dave si chiese
se non vi fossero altri intrighi che gli erano stati tenuti nascosti.
Dan Sullavan non si sent obbligato a fornire ulteriori informazioni.
Lui aveva cercato Dave Cole nella speranza di carpirgli
qualche elemento da poter usare per minare il terreno sotto i
piedi di H. P. nella accanita, incessante guerriglia tra le due societ.
Ma evidentemente H. P. aveva fatto credere a quel giovane
regista che sarebbe riuscito a fare un film di successo. Poi, quando
fosse accaduto il peggio, H. P. se la sarebbe svignata abilmente
e quel ragazzo si sarebbe trovato nei guai. Con una certa riluttanza,
Sullavan decise che la cosa migliore che poteva fare
era insistere sulla pi stretta economia per il resto delle riprese
per limitare le spese della societ.
Nutriva ancora un'ultima speranza e cio che quando, arrivato
a Roma, Dave si fosse reso conto della catastrofe che doveva
affrontare, decidesse di rinunciare alla produzione facendo
con ci risparmiare diversi milioni di dollari alla societ e facendo
cadere la colpa su chi spettava: H. P. Koenig.
Annunciarono il volo per Roma. Dave si alz. Sullavan gli
porse la mano. Non era pi calda e cordiale. Dave se ne liber
pi in fretta possibile e si avvi verso il cancello delle partenze.
Sullavan osserv Dave allontanarsi. Con lui svaniva l'ultima
speranza di vendicarsi di H. P. Koenig... un desiderio che lo tormentava
da anni.
Sullavan aveva un cognato che era stato poliziotto nella Squadra
di New York City. Quando Sullavan era stato eletto presidente
della Magna, suo cognato si era improvvisamente dimesso
dalla polizia per entrare nel commercio dei tappeti. Da quel momento
tutti i tappeti e le moquette per tutti i cinematografi della
Magna venivano acquistati presso quella ditta.
Un bel giorno i contabili di H. P. e alcuni investigatori privati
avevano diligentemente raccolto delle cifre che provavano come
i due, Dan Sullavan e suo cognato, avevano guadagnato fino a
due milioni e quattrocentomila dollari nei primi cinque anni di
quell'organizzazione.
Inoltre H. P. aveva fatto preparare dai suoi avvocati una denuncia
per frode e simili reati nel commercio, che figuravano nel
Codice Penale dello Stato di New York.
Un giorno, semplicemente e senza drammatizzare, H. P. aveva
messo Dan Sullavan di fronte a tutte quelle prove. Fingendosi
preoccupatissimo, H. P. non pot trascurare l'occasione di far notare
che se il fatto fosse diventato di dominio pubblico, Dan,
sua sorella e il marito di lei ne sarebbero stati danneggiati. Particolarmente
la sorella che aveva uno dei figli che aveva preso
gi gli ordini clericali e l'altro che stava finendo gli studi al seminario.
E che effetto avrebbe fatto se Dan, Cavaliere di Malta,
la pi alta onorificenza che la Chiesa conferisce a un laico, fosse
stato accusato di frode?
Non fu stipulato nessun accordo formale, ma da quel momento
in poi rest inteso che H. P. poteva gestire lo Studio come gli
pareva e che Dan Sullavan lo avrebbe appoggiato in ogni controversia
con gli azionisti. H. P. si era fatto un potente alleato.
E un acerrimo nemico.
Da allora, per pareggiare la partita, Dan Sullavan non faceva
che stare all'erta per eventuali punti deboli nelle operazioni di
H. P. Aveva pensato di averli trovati con Via Dolorosa. Ma di
nuovo K. P., da astuto sciacallo nella giungla degli affari, lo aveva
eluso. Sullavan avrebbe dovuto aspettare un altro giorno, una
altra occasione.
Da lontano, Sullavan osserv Dave mentre passava nella sala
d'aspetto per i passeggeri per l'Europa.
Simpatico figliolo pens. Peccato.
Dalle voci che gli erano giunte da Roma, nessun regista sarebbe
stato capace di cavare un ragno dal buco con Christopher
Swift. Se Swift falliva, Via Dolorosa era per forza destinata a
fallire.
E Dave Cole con quella.


CAPITOLO 17.

Tre anni prima, quando Christopher Swift era arrivato per la
prima volta a Hollywood, era un giovanotto dal viso sparuto e
turbato.
Il suo iniziale successo a Broadway era stato seguito da tante
di quelle difficolt che, sebbene vi fossero state altre commedie
e altre parti, i professionisti del teatro avevano cominciato a considerarlo
come l'attore di un unico successo.
Era riuscito a ottenere soltanto una particina in un film, il primo,
ma le sue poche scene erano state cos buone che avevano
attirato l'attenzione del famoso agente Edmund Pryce.
Pryce era un uomo alto dal comportamento distinto, che aveva
adottato un accento inglese per elevarsi e distinguersi in una
comunit dove quasi tutti gli agenti erano ebrei. Vestiva in maniera
impeccabile, non indossava mai abiti sportivi durante le
ore di lavoro e portava un pesante bastone con un pomo dorato
che usava come attrezzo scenico. I suoi capelli erano pi lunghi
di quanto dettava la moda; il loro setoso, fluente biancore era
essenziale nella sua figura.
C'era chi considerava Edmund Pryce un vecchio istrione che
non era riuscito a diventare attore. Ma qualunque cosa dicessero
dietro le sue spalle, tutti i capi degli Studi, compreso H. P., lo
ricevevano prontamente. Perch Pryce aveva la rarissima abilit
di scovare giovani attori che alla fine diventavano star. Aveva un
fiuto magico, specialmente nella scelta di nomi nuovi per i suoi
clienti. La sua formula era sempre la stessa. Una sillaba per il
nome e due sillabe per il cognome. Il nome era sempre frizzante.
Mai pi di tre o quattro lettere e sempre con un suono
mascolino. Il cognome, di due sillabe, era sempre puro americano.
Si poteva contare che Pryce scovasse uno o due giovani attori
cos dotati ogni anno che il buon Dio mandava in terra, e
sebbene alcuni cadessero lungo la via, molti duravano per assicurargli
un reddito di diverse centinaia di migliaia di dollari
l'anno.
Ci permetteva a Edmund Pryce di vivere nello stile della nobilt
inglese che ostentava. Abitava in una grande casa Tudor
sulla collina di Beverly Hills. Aveva dei giardini che si potevano
paragonare a quelli di una tenuta inglese e i suoi domestici erano
inglesi. La sua segretaria di ufficio era una flessuosa e bionda
giovane vedova inglese che aveva perso il marito durante l'ultima
guerra nella R.A.F. e che era venuta in America per sfuggire
ai suoi ricordi. Era una donna discreta che vedeva molto,
sospettava di pi e non diceva niente. Era precisamente per quella
caratteristica di attendibilit che Edmund Pryce la teneva.
Il mattino dopo che Pryce aveva visto un'anteprima del primo
film di Christopher Swift, era stata la signora Hilary che aveva
telefonato all'attore per combinare un'incontro per l'ora del
t. Pryce prendeva il t nel suo ufficio ogni pomeriggio alle quattro
e mezzo come aveva visto fare negli uffici dei produttori teatrali
inglesi. Comprava i pi costosi pasticcini inglesi e una speciale
mistura di t cinesi che si faceva venire, via aerea, da
Fortnum e Mason.
Quando Swift era stato introdotto nel suo ufficio, Pryce era
in piedi dietro una grande, graziosa scrivania Chippendale, la
mazza dal pomo dorato in mano. Era sorridente e paterno.
Aveva trattenuto a lungo la mano del giovane osservandolo
attentamente. Swift indossava quel giaccone con cerniera lampo
e jeans che Hollywood ormai si aspettava dagli attori provenienti
da New York. Almeno, aveva osservato Pryce, l'inevitabile
maglietta era pulita. Era la prima cosa che lui inculcava nei suoi
protetti: un rispetto per la biancheria fresca, pulita. Presto avrebbe
convinto quel giovanotto ad abbandonare quel maledetto
giaccone e i jeans.
- Bene, e ora mi parli di s - aveva detto Pryce, appoggiandosi
alla spalliera con la tazza del t in mano.
Christopher Swift aveva raccontato la sua esperienza nel teatro
e come il suo agente di Broadway gli aveva trovato la prima
parte in un film. A Hollywood non aveva agenti, perci immaginava
che ne avrebbe avuto bisogno.
- Bene - aveva detto Pryce. - Quando mi prendo cura di
un attore, voglio che sia libero da tutti i legami. Completamente
libero.  sposato?
- No.
- Relazioni?
- No.
- Bene. - D'un tratto Pryce aveva domandato: - Non le
va il t?
- S... s, signore - aveva risposto frettolosamente Swift,
colto alla sprovvista.
- Avevo notato che non lo beveva. . molto importante coltivare
abitudini civili. Specialmente in questa citt notoriamente
incivile. Beve? Alcol, intendo.
- Pi che altro birra.
- Be', dovremo cambiare qualcosa anche qui.
Christopher Swift cominciava ad arrabbiarsi nel sentirsi criticare
le sue abitudini, ma era consapevole della potenza di Edmund
Pryce, cos si era dominato.
- Ieri sera ho visto la sua interpretazione in Shadows. Una
proiezione in casa di Jack Warner. Rivela un grande avvenire.
- Grazie.
- Devo dirle francamente che rivela anche qualche punto debole
- aveva detto Edmund Pryce con una frase ben calcolata
mentre i suoi occhi verdi notavano esattamente la giusta percentuale
d'incertezza nel giovane che aveva davanti. - Pryce aveva
cominciato a camminare lentamente su e gi appoggiandosi al
bastone con fare ostentato. - Posso essere perfettamente sincero?
- S, certo.
- Ho indagato parecchio sul suo conto - aveva detto Pryce. In effetti le indagini si erano limitate a una singola telefonata
a un produttore di New York. - A quanto sembra, dopo il
successo iniziale, la sua carriera  andata costantemente declinando.
Per un uomo con talento questo  un fatto significativo.
Ecco perch sono stato lieto di vedere quella proiezione ieri sera.
D'un tratto tutto il problema mi  apparso chiaro. Quello che
sembra debolezza, quello che ha stroncato una carriera promettente
a Broadway,  la mancanza di fiducia. E questo era chiaro
anche nella sua interpretazione di ieri sera. Io mi propongo di farle
superare tutto ci. In due maniere. Primo, darle fiducia. Secondo,
e pi importante, fare in modo che lei abbia l'aspetto di chi
ha fiducia in se stesso. Ci comporter molto sacrificio di denaro,
e fatica da parte mia. Ma comporter anche grandi sacrifici
da parte sua.  pronto a fare simili sacrifici?
Christopher Swift aveva annuito.
- Prima di rispondere troppo alla svelta, ascolti quanto devo
dirle - lo aveva avvertito Pryce. - Io sono un uomo esigentissimo.
Dai pochi clienti che prendo esigo disciplina monastica.
Per io li creo, i divi, come sa.
Swift aveva annuito di nuovo.
- Ogni fase della sua vita sar sotto il mio controllo. La maniera
di vestire. I luoghi in cui appare in pubblico. La gente che
frequenta. I ruoli che accetta. I registi con cui lavora. Tutto dovr
essere sottoposto alla mia approvazione. Intesi?
- S... s, signore.
- Bene. Allora possiamo procedere. Dovr troncare ogni
rapporto col suo attuale agente di New York. Non avremo pi
bisogno di essere rappresentati l. Lei torner a Broadway soltanto
quando io lo giudicher il momento giusto.
- Ho un contratto con un agente che  stato molto onesto
e corretto.
- La correttezza e l'onest sono ottime qualit per la media
degli uomini. Ma non per un agente! Un agente dev'essere astuto,
rapace, assetato di sangue per il bene dei suoi clienti. Troveremo
qualche sistema per troncare il suo attuale contratto. E ora
si drizzi! - aveva concluso Pryce inaspettatamente.
Swift si alz dalla sedia.
- Ho detto dritto - aveva comandato Pryce usando il grosso
bastone per raddrizzare le spalle di Swift.
Pryce gli era girato intorno esaminandolo cos minuziosamente
che Swift aveva cominciato a contrarsi sotto il suo sguardo.
- Ha mai visto il David a Firenze? Il David originale di
Michelangelo?
- No, signore.
- Lo pensavo. Nessun giovane che avesse visto quella perfetta
opera d'arte potrebbe avere un portamento come il suo.
Gliene mostrer una copia. Ce l'ho, a casa mia. In grandezza
naturale. Per Giove, s! Stasera verr a casa mia. Venga alle
otto per cena. La signorina Hilary le dar l'indirizzo.
Christopher Swift si era reso conto di essere stato congedato.
La copia del David di Michelangelo a grandezza naturale era
posta su una base di marmo che la elevava un sessanta centimetri
da terra, nel soggiorno di Edmund Pryce. Quando Christopher
Swift era stato introdotto nell'immenso salotto dal maggiordomo
di Pryce, era stata la prima cosa che aveva visto e
l'unica di cui era stato consapevole. S'intendeva poco di scultura,
lui, ma non poteva ignorare la realt del genio. Era dietro alla
statua, fissando l'imponente schiena giovanile e muscolosa e le
natiche aggraziate, quando aveva udito Edmund Pryce.
- Meraviglioso, vero?
- S, s, vero! - Swift aveva parlato bisbigliando come se
si fosse trovato in un luogo sacro.
-  un'immagine che deve sempre tenere a mente ogni qualvolta
si trover davanti a una macchina da presa o su un palcoscenico.
Eleganza, grazia, bellezza. La distinguer da tutta la marmaglia
di quelli che oggi si definiscono attori. Venga! Beviamo
qualcosa.
Nello studio c'erano stati aperitivi e salatini e pi tardi una
cena elegantemente preparata nella sala da pranzo. Pryce non
cessava di esaminare il pi piccolo gesto di Christopher rendendogli
impossibile mangiare o bere con disinvoltura.
Il caff era stato servito nel salotto. Pryce aveva preso del cognac
che Christopher aveva rifiutato. Ma non aveva potuto fare
a meno di ammirare il modo esperto, grazioso con cui Pryce faceva
rotare il cognac nel bicchiere annusandolo pi spesso di
quanto lo sorseggiasse. Nel frattempo Pryce aveva continuato a
parlare di film, di recitazione, della vita dei divi. Ma sempre
fissando il David che a quel punto era ancora pi valorizzato
poich nella stanza la luce era stata abbassata, mentre quella
sul David era stata intensificata.
- L'addestramento di un attore dev'essere fisico quanto mentale.
I russi lo sanno. E anche gli inglesi. L'attore classico sta sparendo,
in questo paese, ragazzo. I cialtroni e i villanzoni ne hanno
preso il posto. L'Actors Studio ha imposto una recitazione speciale.
Qualunque sia il suo valore emotivo, far la rovina dei
giovani attori di questo paese. Io non intendo permettere che
questo accada a lei. Voglio che lei diventi un altro Ronald
Colman, un altro Leslie Howard. Un uomo pieno di grazia ed eleganza
che pu apparire in qualunque film di qualunque epoca
o luogo. Immagini Brando in un ruolo in costume. Ridicolo. Io
esigo grazia da lei, finezza. E soprattutto fiducia in se stesso. E
che quello sia il suo modello - aveva detto Pryce puntando il
bastone sul David. Come colto da improvvisa ispirazione, Pryce
si era alzato. - Perdio, cominceremo qui!
Aveva usato il bastone per far capire a Swift di mettersi accanto
alla statua. Perplesso, l'attore si era portato vicino al capolavoro.
- Stia dritto! A suo modo lei  bellissimo come quel marmo.
Deve sentirlo! Esatto. Lasci che le venga dall'intimo!
Christopher Swift aveva cercato di proiettare l'immagine che
Edmund Pryce gli stava chiedendo.
- Meglio. Certo, con quella ridicola roba addosso non  facile.
Non deve mai indossare quegli stracci. Ci penser io a che
sia vestito appropriatamente. Intanto per ora si tolga la giacca.
Christopher Swift si era tirato gi lentamente la cerniera lampo
del deplorato indumento lasciandolo cadere per terra. Con
uno sdegnoso movimento del bastone, Edmund Pryce aveva scagliato
l'indumento in un angolo della stanza.
- Ora quella maglietta! Marco Antonio non compare mai
davanti alla plebe romana in maglietta!
Con riluttanza, Christopher Swift si era levato la maglia passandosela
dalla testa e l'aveva gettata da una parte. Lentamente,
ma con molta determinazione, Edmund Pryce aveva costretto
il giovane a spogliarsi finch non era rimasto nudo come
il David cui stava accanto.
- Ora mettiti come lui! - aveva ordinato Pryce.
Swift aveva assunto la stessa posa, la mano verso l'alto per
reggere l'immaginaria fionda, mentre Edmund Pryce gli girava
intorno ispezionandolo. Alla fine, gli occhi spalancati pieni di
concupiscenza, aveva allungato la mano per seguire la linea delle
natiche del ragazzo con le sue morbide dita ben curate. Aveva
sentito il giovane tremare sulle prime, poi accettare la sua carezza.
Per lo scopo di Pryce, il ragazzo era un novellino.
- S - aveva detto dolcemente Pryce. - Senza quei ridicoli
indumenti hai il fisico perfetto e il portamento. Posso fare
di te un divo. Se hai fiducia in me. Hai fiducia in me?
Christopher Swift aveva cercato di annuire senza rendersi conto
di cosa sarebbe seguito.
Pryce aveva posato il bastone e aveva cominciato ad accarezzare
i genitali del giovane. Swift si era tirato indietro, ma solo
per un istante. Edmund Pryce stava delicatamente seguendo
la linea dei testicoli con l'indice. Poi li aveva tenuti nella mano
come se fossero stati oggetti preziosi. Era scivolato gi in
ginocchio e li aveva baciati. Quando Christopher aveva tentato
di allontanarsi, Pryce lo aveva inchiodato afferrandolo stretto
per le cosce. Lentamente il giovane aveva ceduto. Edmund
Pryce ne aveva approfittato per andare sino in fondo con raffinata
abilit.
Christopher Swift aveva avuto quell'esperienza con donne, mai
con un uomo. Tuttavia la sensazione non era affatto diversa. E
si era consolato al pensiero che, non essendo l'aggressore, non
era lui l'omosessuale, ma Pryce. Aveva permesso a Pryce di fare
quello che voleva finch non aveva raggiunto l'orgasmo, e a
quanto pareva la stessa cosa era accaduta a Pryce che era rimasto
l in ginocchio, la faccia premuta contro le cosce del giovane.
Alla fine si era lasciato scivolare sul pavimento, esausto.
Pryce aveva insistito che restasse per la notte e quando Swift
si era svegliato, l'agente lo fissava come una donna soddisfatta.
Chris aveva deciso che se il prezzo per arrivare a essere un divo
era quello di lasciarsi strumentalizzare di tanto in tanto, non sarebbe
stato poi per sempre. Dopo il suo primo ruolo come protagonista,
si sarebbe liberato di Edmund Pryce. Non aveva importanza
cosa ci fosse scritto sul contratto. Il vecchio avrebbe potuto
benissimo pensare di averlo adoperato, ma a modo suo Chris
avrebbe adoperato il vecchio.
Cos tra Edmund Pryce e Christopher Swift c'era stato un arrangiamento.
Dopo quattro mesi Pryce aveva ottenuto per lui
una parte di primo attore in un film di serie B. Aveva avuto
buone critiche. Christopher Swift era passato dalla classe di
promettente a quella di giovane stella nascente.
Senza allentare la presa su di lui, Pryce lo aveva incoraggiato
a farsi vedere in giro con giovani stelline e anche con dive
pi d'et quando era possibile combinarlo. E sempre esigeva
un preciso resoconto di ogni incontro e se aveva fatto l'amore
o meno. Non aveva niente da obiettare su un'avventura occasionale,
ma Chris non doveva legarsi con nessuno. Era bene
che il suo nome venisse menzionato con quello di attrici importanti,
ma non era bene intraprendere relazioni serie, lo avvertiva
Pryce.
Il rapporto sessuale di Edmund Pryce e Cristopher Swift
continuava e si approfondiva.
Quando Chris aveva ottenuto il suo primo ruolo di primo
attore, Edmund Pryce aveva sentito che era arrivato il momento
di fare la sua mossa importante. Aveva fatto telefonare dalla
signora Hilary per combinare un appuntamento con H. P. Koenig.
Pryce era entrato nella sala d'aspetto di H. P. con un abito
in perfetto stile inglese, un'orchidea all'occhiello, la cravatta a
fiocco e col suo onnipresente bastone dal pomo d'oro. Ignorando
i produttori, i divi e gli scrittori nella stanza, era andato
direttamente verso la scrivania della segretaria, aveva buttato gi con la punta del suo bastone la copia dell'Hollywood Reporter che lei stava leggendo e aveva detto:  Sono qui. Lo dica al signor Koenig!
Non si era nemmeno seduto, sapendo che sarebbe stato ricevuto subito. Perch lui era stato lunico agente che aveva osato andarsene quando H. P. lo aveva fatto aspettare troppo.
I	negoziati erano stati brevi e vivaci. Al corrente della splendida interpretazione del giovane nel suo primo ruolo importante H. P. aveva fatto unofferta generosa. Pryce aveva prontamente rifiutato. H. P. aveva alzato lofferta. Pryce era rimasto inflessibile. H. P.aveva raddoppiato la prima offerta. Pryce aveva insistito nel suo rifiuto, finch H. P. era esploso:  Ma Cristo, cosa vuoi? Sangue?
	Vogliamo e accetteremo soltanto un contratto che ci dia il diritto di approvare il film.
	Il diritto di approvare il film?  aveva urlato H. P.  Non lo do neppure a Gable e a Tracy.
	No, ma lo darai a questo giovane. Perch il suo talento  brillante ma anche fragile. Pu essere distrutto da un ruolo sbagliato. Perci noi dobbiamo approvare il film che far.
Il	pomeriggio successivo H. P. aveva ceduto alle esigenze di Pryce.
Con tre film, Christopher Swift era diventato un divo completo. Di tutte le scoperte di Pryce, Christopher era diventato il pi importante e quello che aveva pi successo.
Era stato solo da qualche mese che Edmund Pryce aveva cominciato a notare un conturbante cambiamento in Christopher. Pryce non lo chiamava che cos: Christopher. Perch il nome gli dava una sensazione voluttuosa sulla lingua. Ma negli ultimi mesi cera stato un sottile cambiamento tra loro.
Da principio Pryce aveva sospettato che Christopher avesse una relazione con la giovane attrice che recitava con lui nel film del momento. Ma le sue indagini avevano provato che non era vero. Tuttavia, per qualche ragione, Pryce trovava sempre Pi difficile eccitare il giovane. Non gli era mai capitato. Tutti
i suoi giovanotti erano rimasti amanti obbedienti finch lui
non si era stufato di loro.
Cos lo aveva fatto seguire e aveva scoperto che Swift aveva
cominciato a consultare uno psicanalista. Pryce se ne era
molto risentito. Lui considerava Christopher Swift come il suo
David personale. Non aveva nessuna intenzione di farsi distruggere
la sua creazione, in particolar modo dagli psicanalisti
che erano ostilissimi all'omosessualit, trattandola come una
malattia, e non l'estrema forma d'espressione sessuale.
Per proibire a Christopher di andare da uno psicanalista
poteva soltanto spingerlo alla piena ribellione, dato che ormai
il giovane era in quello stadio di successo che poteva farlo sentire
libero di ribellarsi.
Per separare Christopher dal suo psicanalista ci sarebbe voluta
un'operazione chirurgica estremamente delicata. Una sera,
quel fatto era apparso tragicamente chiaro a Edmund Pryce.
Da un po' di tempo Christopher nicchiava, non voleva andare
a cena sapendo che sarebbe stato costretto a restare per la notte.
Ma Pryce aveva insistito. Dopo, come d'abitudine, si erano
ritirati nella camera da letto di Pryce. Ma l, Swift era rimasto
inerte. Pryce era ricorso a un sacco di trucchi e artifici, ma il
giovane attore era rimasto del tutto impotente. Finalmente Pryce si era dato per vinto, in parte per frustrazione in parte per
paura.
Christopher Swift si era rotolato su un fianco. Di l a poco il
suo corpo era stato squassato dai singhiozzi. Pryce aveva cercato
di consolarlo con dolcezza. Sicch, a quello si era arrivati.
Accidenti allo psicanalista! Era colpa sua. E ora bisognava
fare qualcosa!
Ci che Edmund Pryce non sapeva era che la sempre crescente
impotenza di Christopher era il motivo per cui l'attore aveva
cominciato a consultare lo psicanalista. Quando aveva cominciato
a capire cosa gli stava succedendo aveva provato a far
l'amore con giovani attrici. E anche con ragazzi. Ma era stato
impotente con gli uni e le altre. Si era fatto esaminare da alcuni
medici che non avevano trovato nessuna causa fisica apparente.
La psicanalisi era stata l'unica speranza.
All'oscuro di tutto ci e arrivando alla sola conclusione che
gli era rimasta, Edmund Pryce aveva pensato che fosse tutta colpa
dello psicanalista. L'intrigante doveva essere esiliato dalla
vita di Christopher Swift a qualunque mezzo.
Quei mezzi si erano presentati quando il copione di Via Dolorosa
era stato sottoposto a Edmund Pryce affinch lo prendesse
in considerazione per il prossimo film di Swift. Stava per respingerlo,
quando aveva saputo che sarebbe stato girato in luoghi
autentici... la Terra Santa per sei settimane, poi altre nove
a Roma.
Quattro mesi almeno... quattro mesi lontano da Beverly Hills,
lontano da quel maledetto psicanalista. Con quello sarebbe stato
risolto tutto. Inoltre, a quel punto, Christopher era pronto per
un ruolo classico. E a Pryce era sempre piaciuto il personaggio
del discepolo Giovanni. Secondo il Vangelo, Giovanni era il discepolo
che Ges pi amava. Ci dava una certa credibilit alla
teoria preferita di Edmund Pryce e cio che l'omossessualit faceva
parte del rapporto tra Ges e i primi dodici. Alcuni di loro,
come Pietro, non avevano abbandonato la moglie per seguire
Ges? E Ges non aveva forse detto ai dodici: Amatevi l'un
l'altro?
S, aveva deciso Pryce, il ruolo di Giovanni in Via Dolorosa
poteva benissimo adattarsi a Christopher Swift e anche agli scopi
di Edmund Pryce. Il giorno successivo aveva convinto Christopher
che quello era il ruolo degno del suo talento. Era stato
soltanto dopo che Christopher aveva accettato che Pryce lo aveva
informato che il film sarebbe stato girato all'estero.
Erano seguite quarantotto ore di durissime prove per Christopher
Swift. Aveva costretto il suo psicanalista a mandare via
tutti gli altri pazienti per passare due giorni interi con lui, e per
discutere cosa poteva succedere a interrompere la cura.
Alla fine avevano convenuto che durante tutto il tempo in cui
lui fosse stato all'estero lo psicanalista avrebbe conservato le
ore fissate per lui. Christopher gli avrebbe pagato l'onorario e
nessun altro avrebbe potuto avere quelle ore. Christopher aveva
perfino tentato di strappargli la promessa che se lui lo avesse
chiamato il medico sarebbe volato in Terra Santa o a Roma. Ma
su quel punto il medico era stato inflessibile. Avrebbero potuto
parlare sulla linea intercontinentale per cinquanta minuti alla
volta se Christopher gli avesse telefonato durante l'ora solita delle
sue sedute, ora di Beverly Hills.
Cos tranquillizzato, Christopher Swift era diventato il divo
di Via Dolorosa.


CAPITOLO 18.

H. P. Koenig non sapeva niente di tutto ci quando scelse Christopher
Swift per il film. N lo sapeva Dave Cole mentre era in
volo per Roma.
Dave era sicuro soltanto di una cosa. Christopher Swift era
un attore dotato... strano e tormentato, ma nondimeno pieno di
talento. Dave era sicuro che sarebbe riuscito a tirar fuori quel
talento e a farlo funzionare come aveva fatto nove anni prima.
Non ne sarebbe stato tanto sicuro se fosse stato al corrente
di quanto da un po' di tempo stava affliggendo Swift, una cosa
ancora pi terribile della sua impotenza sessuale.
Nemmeno Edmund Pryce ne aveva alcun sospetto.
Dave fu accolto da Dino Cortese, il rappresentante della Magna
in Italia. Era molto pi giovane di quanto Dave si fosse
aspettato. E infinitamente pi teso e sudato di quanto ci si poteva
aspettare da un giovane in una giornata fredda nella Citt
Eterna. Cortese non faceva che asciugarsi la faccia con un grosso
fazzoletto di seta che rimetteva nel taschino per poi ritirarlo
fuori per usarlo quasi subito. In italiano ordin concisamente
all'autista di occuparsi del bagaglio di Dave alla dogana e fece
in modo che Dave superasse tutte le formalit al banco dell'Immigrazione
organizzandogli un vero e proprio trattamento da
VIP. Tutto era stato sistemato alla perfezione. Tuttavia Dino
Cortese seguitava ad asciugarsi nervosamente il viso, cosa che
Dave trov alquanto fastidiosa.
Quando finalmente furono sui sedili posteriori della limousine
della Magna, Cortese tir un sospirone... non di sollievo ma
di vera stanchezza.
- Sono stato in piedi tutta la notte - disse in un inglese
fluente. - Ce l'ho fatta per un pelo a venire a prenderla!
- Perch? Cos' successo?
- La Markham - rispose Cortese. - La Markham  stata
arrestata.
- Aline Markham arrestata? E per quale ragione?
Cortese scosse il capo con un gesto che stava a indicare che
era un argomento troppo penoso. Dave lo agguant per i risvolti.
- Per quale ragione?
- Per quale ragione! Glielo dir io per quale ragione! -
esplose l'italiano, sconvolto. - Droga!
- Cosa intende dire?
-  stata colta mentre comprava eroina!
- Non ci credo!
- Lei non ci crede! Immagini cos' stato per me ieri sera
alle undici essere chiamato dal capo della polizia. Fortunatamente
sono in buoni rapporti con lui, cos mi ha telefonato subito.
Sono riuscito a tenere tutto sotto silenzio.
- La Markham! - Dave medit. - Impossibile!
- Ne ho visto la prova. In effetti l'ho ricomprata... a un prezzo
piuttosto pazzesco - disse Cortese. - Se s'intende di queste
cose dia un po' un'occhiata.
Si mise la mano in tasca e tir fuori quattro bustine di carta
bianca dall'aspetto innocente, come le ostie per la Comunione.
Dave ne prese una, l'apr e l'annus. Aveva uno strano odore
dolciastro.
- Genuina?
- S - conferm Cortese, asciugandosi di nuovo la faccia.
- La distrugga - ordin Dave.
- La Markham mi ha pregato di non farlo.
Dave lo fiss, incredulo. - Dov' ora?
- Al suo albergo. L'Hassler. Proprio sopra la Scalinata di
Piazza di Spagna.
- Andiamoci.
- Lei  all'Excelsior. Non vuole andare l, prima?  stato
in aereo almeno diciotto ore.
- Dica all'autista di andare direttamente all'Hassler!
Arrivarono all'albergo in meno di mezz'ora. Dave chiam
dall'atrio. Aline Markham lo invit a salire nel suo appartamento.
Dave preg Cortese di aspettare, ma si port dietro i quattro
pacchetti.
Aline Markham era sola nelle sue stanze. Lei non era portata
alle accoglienze espansive, baci compresi, che nel mondo dello
spettacolo erano di prammatica.
- Signor Cole? - domand in un modo che lasciava capire
come con lei uno si doveva guadagnare il diritto a un rapporto
confidenziale.
- S.
- Entri! - I suoi occhi azzurri erano limpidi e franchi.
Lui la precedette in un grande salotto che lasciava filtrare il
sole italiano e i frenetici rumori della Scalinata di Spagna sottostante.
- Se le d noia il chiasso posso chiudere le porte-finestre -
disse. - A me piace. Chiasso significa gente e a me piace la gente.
Il guaio della nostra maledetta industria  che si isola proprio
da quella gente che cerca di divertire. Mi piace udire le risate
dei bimbi. Mi piace il rumore volgare che fanno gli uomini fischiando
dietro le donne. Mi piace tutto questo maledetto mondo.
Eccetto alcune cose. E ora lei  venuto qui per parlare di
quanto  accaduto stanotte. Parli!
Dave non era affatto preparato. Per quanto avesse sentito parlare
della sua famosa franchezza, Dave non si era aspettato una
cosa del genere.
- Io ho passato le ultime diciotto ore in aereo. Dovrebbe
dirmi lei cos' accaduto.
- Non gliel'ha detto Cortese?
- S.
- Be',  vero.
- Tutto qui? Nessuna spiegazione?
- Dovrei conoscerla meglio per dirle la verit, signor Cole.
- Be', per cominciare, tenga. - Tir fuori di tasca le quattro
bustine. - Mi pare d'aver capito che le rivoleva.
Lei se le fece scivolare in una tasca dei pantaloni. - Dovrei
sapere di pi, signor Cole.
- Cosa posso dirle? Sono un regista. E ora, produttore. E sono
qui per salvare il vostro film, se ci riesco.
- Non  ancora abbastanza. Credenziali, signor Cole!
Lui cominci a elencarle le commedie e i film che aveva diretto.
Ma lei gli tronc la parola.
- Non meriti, signor Cole. Credenziali. Credenziali di appartenenza
alla razza umana.
Dave non aveva la pi pallida idea di come rispondere.
- Signor Cole, se lei  venuto qui per salvare un film, la
prima cosa che dovr fare  salvare una vita umana. Se io devo
scegliere tra salvare un altro schifoso drammone della Magna e
salvare un amico, io salvo l'amico. Se lei  disposto ad aiutare
me, io aiuter lei. Ma prima devo sapere che razza di uomo 
lei. Pu dirmelo?
- Francamente non lo so.
- Be', questo  gi qualcosa. - Era la prima parola gentile
che gli diceva. - Perch  qui? Non sapeva a cosa andava incontro?
- Parecchio. Ma non tutto.
- Ed  venuto ugualmente?
- S.
- Perch?
La fiss. Lei aveva la sbalorditiva capacit di mantenere gli
occhi celesti spalancati e fissi, a lungo. Era pi sottile di quanto
si era aspettato e meno bella di quanto appariva nei film, ma molto
pi energica di quanto l'avessero mai fatta apparire sullo
schermo. Decise di dirle la verit su Sybil, su H. P. e sugli avvertimenti
che aveva avuto di non accollarsi Via Dolorosa.
Quando parl di Sybil, la Markham annu con grande comprensione.
Quando parl della sua determinazione di battere H. P.,
sorrise. Quando ebbe finito, lei disse: - So cosa vuol dire amare
qualcuno in una situazione impossibile. E posso dirle che 
sempre meglio amare cos che accontentarsi di meno. - Tacque
un istante poi aggiunse: - Bene, ora, signor Cole, conosco i suoi
motivi. E mi piacciono. Ma a lei potr non piacere quello che le
dir. - D'un tratto domand: - Gradirebbe un po' di t?
Qualcosa da bere?
- Vorrei solo quel qualcosa che lei sta tentando di non dirmi
- disse Dave dolcemente.
- S. Sar meglio che cominci, e tutto gravita su Christopher
Swift.  un ragazzo molto strano.
- Lo so. Un tempo ho lavorato con lui.
- L'ho visto recitare due volte in teatro a New York. Tutt'e
due le volte buono, ma niente di spettacoloso.
- L'unica volta che ho lavorato con lui era spettacoloso -
esclam Dave. - Ed  una delle ragioni per cui sono qui.
La Markham gli sganci un'occhiata ancora poco convinta con
i suoi franchi occhi azzurri. - Come sa, nel copione, per una
qualche ingenua esegesi, Giovanni diventa il fratello di mio figlio
Ges. Bene, se lui sostiene il ruolo di figlio mio, io voglio
conoscerlo sia come personaggio sia come essere umano. Cerco
sempre di fare cos. Aiuta la mia recitazione. Ma il nostro Christopher
si  rivelato un giovanotto molto difficile da capire.
- Lo so - disse Dave.
- Era timido, riservato, non arrivava mai sul set un momento
prima del dovuto, non rimaneva mai dopo. Valerie e io ceniamo
spesso insieme. Pi che altro lei vuole essere protetta dai
giovani che la perseguitano. Se a diciannove anni io fossi stata
bella come lei, sarei stata impossibile. Fortunatamente per me e
per il mondo io sono piuttosto bruttina. Ma la prendo con spirito.
Per Valerie  forse la pi bella giovane attrice che io abbia
mai visto. Quello che appare sullo schermo  niente in confronto
a quello che vedr quando la conoscer. I suoi occhi viola,
la sua carnagione perfetta... Sono contenta di essere abbastanza
vecchia da essere sua madre. Altrimenti sarei pazzamente gelosa.
Cos come stanno le cose, sono fiera di lei. Penso a lei quasi come
a nostra figlia. - Era un inconsapevole riferimento all'attore
al quale era tanto attaccata e col quale non poteva sposarsi. Evidentemente
non si era resa conto delle parole che le erano sfuggite,
perch continu: - Comunque non  Valerie il nostro
problema.  Christopher. E la maniera in cui il problema  saltato
fuori ci ha sorpreso entrambe. Eric... - s'interruppe per spiegare
che Eric Drews era stato fino a poco prima il regista di Via Dolorosa.
- Ci ha dato tre giorni liberi per poter girare alcune
delle riprese esterne mentre il tempo era buono. In piena ingenuit
ho organizzato un viaggetto a Firenze... Valerie, Christopher
e io... sempre nella speranza di arrivare a conoscerlo meglio.
Abbiamo deciso... no, sono stata io a decidere... temo di avere il
pallino, oppure chiamiamolo il bisogno prepotente di prendere
le decisioni... io ho deciso di andare in macchina. E in effetti ho
deciso che avrei guidato io. Qualcosa in Christopher mi faceva
pensare che lui non sarebbe valso niente al volante di una macchina.
Siamo arrivati a Firenze passando davanti a un sacco di
rovine della guerra. Dato che era un periodo fuori stagione, non
abbiamo avuto difficolt a trovare camere all'Excelsior, prospiciente
il fiume. La prima sera abbiamo cenato e siamo andati
subito a dormire perch io avevo organizzato per il mattino
dopo un giro turistico della citt. Il mattino seguente mi sono alzata
alle otto, ho fatto colazione e mi sono vestita aspettando di
andare a fare il giro. Valerie  venuta da me come combinato.
Ma Christopher no. Gli abbiamo telefonato. Visto che non rispondeva,
siamo andate in camera sua. Era sveglio, ma ha detto
che non si sentiva bene e che non era in grado di uscire. Noi
abbiamo fatto lo sbaglio di insistere e dopo un poco lui  sceso
con l'aria di stare meglio anche se un po' vago, ci siamo incamminati
verso il Ponte Vecchio e l abbiamo girato a sinistra.
Quando siamo arrivati in piazza della Signoria e abbiamo visto
quell'enorme copia del David di Michelangelo, Christopher ha
cominciato a comportarsi stranamente. Lo guardava con ammirazione
ma con paura.  indietreggiato, un po' per volta, finch si
 ritrovato contro un muro dall'altra parte della piazza. L per
l ho pensato che stesse cercando una prospettiva diversa. Gli
sono andata vicino e gli ho detto: Se lo vuoi vedere veramente
nella sua luce migliore, dobbiamo andare a vedere l'originale. L'originale? mi ha domandato stranamente. Al museo.
L'originale fatto da Michelangelo.  in una cornice perfetta.
Ha accettato anche se sembrava costargli molto coraggio.
Al museo non  rimasto indietro: ci ha preceduto per il lungo
corridoio verso il David originale. Quando vi  stato davanti,
ha cominciato a girargli intorno. Poi ha allungato le mani per toccargli
le natiche e quando  tornato sul davanti ho avuto la sensazione
che volesse toccargli i genitali. Ma non l'ha fatto.  rimasto
davanti al piedistallo, in silenzio, fissando la statua per
parecchi minuti. Poi d'un tratto ha urlato, si  girato ed  scappato
via piangendo. Noi gli siamo corse dietro, ma lui era troppo
veloce. Siamo tornate all'albergo sperando di trovarlo l,
ma non c'era. Finalmente, molto tempo dopo cena,  rientrato,
stanco e con gli occhi rossi. Alla mia domanda di dove era stato
lui ha risposto soltanto a camminare. Tremava, e io gli ho
suggerito un t caldo, ma lui ha detto che aveva tutto ci che gli
occorreva. Dopo questo fatto si  rifiutato di uscire dalla sua camera
e non ha voluto parlare con nessuno. Solo che in portineria
ho scoperto che aveva fatto una telefonata intercontinentale
a Beverly Hills e aveva parlato con qualcuno per cinquanta minuti
spendendo una cifra spropositata. So che erano arrivate delle
telefonate intercontinentali per lui, tutte da Edmund Pryce, il
suo agente. Ma per quanto ne sappia io, lui non le ha mai accettate.
Siamo state contente di tornare a Roma e di ricominciare
a lavorare.
Doveva aver finito, tuttavia non aveva detto una sola parola
riguardo alle quattro bustine che Dave le aveva dato.
- Immagino che mi far una domanda. E che io dovr rispondere.
- S - disse Dave Cole. - Anche se, forse, le render pi
facile la risposta. Questa roba  per Swift, vero?
- S - disse Aline Markham. - Pare che non riesca a trovarne
abbastanza. Chiunque gliela venda non fa che mescolarla
con altri ingredienti e alzare il prezzo. Ora  talmente disperato
che passa la met del suo tempo a cercare spacciatori. La notte
che mi ha chiamato ... lui sta qui in questo albergo ... era disperato.
Sono scesa al suo appartamento e l'ho trovato gelato e tremante.
- Rinuncia?
- Non volontaria. Aveva finito le scorte e la sua fonte si
rifiutava di dargliene ancora perch lui aveva discusso sul prezzo.
Cos io... io ho chiamato Valerie... e insieme siamo andate fuori
a cercar di trovargliene un po'. E ci siamo riuscite. Ai tavolini
davanti a Doney si pu trovare quello che si vuole... denaro a
borsa nera, gioielli rubati e, naturalmente droga. Basta soltanto
avere dollari. E da quel momento gliel'abbiamo comprata sempre.
 l'unica maniera per poterlo far lavorare.
- Ecco perch era cos assente in ogni scena. Avr visto gli
spezzoni, suppongo.
- S, li ho visti. Ed  assente in ogni scena. Ma o si accettava
cos oppure si rivelava ogni cosa e si faceva buttar fuori. Lei
sa cosa significherebbe.
- H. P. vorrebbe ricuperare il costo della produzione perso
per mezzo della polizza d'assicurazione dicendo che Swift  malato
- disse Dave.
- Poi seguirebbe una lunghissima causa per decidere se la
droga  una malattia o meno. Qualunque fosse il risultato, Christopher
sarebbe rovinato per sempre.
- Era questo che voleva dire quando ha detto che per salvare
il film bisognava salvare una vita umana? - domand Dave.
- Proprio questo. Se lei aiuter Christopher Swift, io l'aiuter
a salvare il film. Se lei non lo aiuter, io non alzer un dito.
 chiaro?
- Chiaro. Posso avere qualche ora per pensarci su?
Si alz e le si avvicin. - E se tentiamo di salvarlo e non ci
riusciamo?
- Io non dico che ci riusciremo. Dico solo che dobbiamo
tentare. Per quanto ne so io, forse  condannato. Ma non ho il
diritto di prendere tale decisione - disse la Markham.
- Ha il diritto di uscire e correre dei rischi come ha fatto
la notte scorsa?
- Questo non  un diritto, signor Cole.  un dovere. E intendo
continuare, finch posso. Valerie e io siamo d'accordo.
- Queste quattro bustine? - domand Dave.
- Appena lei se ne va, io vado da lui e gliele do. Vorrei che
esistesse qualche altro sistema per aiutarlo. Ma disgraziatamente
non c'.
Quando Dave Cole arriv all'Excelsior, trov che Dino Cortese
aveva fatto disfare le sue valigie e stava aspettando istruzioni.
Ma Dave non ne aveva. Conged Cortese, fece una doccia calda
e si sdrai a pensare. La cautela consigliava di tagliare la
corda, ma pi si rendeva conto che H. P. aveva mentito, pi
era deciso a tentare di farcela. Riuscire e poi portare la sua
vittoria a Sybil.
Finalmente l'immagine piena di sfida di Aline Markham fu
quella che lo spron a decidere. Se quella donna si sentiva di
rischiare, poteva farlo anche lui. La chiam subito.
- S? - rispose lei bruscamente.
- Faremo come dice lei.
- Magnifico!
- L'ha visto?
- Appena lei  uscito: glielo avevo detto che ci sarei andata.
- Sa che sono qui?
- S, e ne  contento. Mi ha raccontato cosa fece per lui a
Broadway. Si fida di lei.
- Bene - disse Dave. - Ora, cosa suggerisce?
- Che tu mi chiami Ali e io ti chiami Dave.
- Sar per me un onore. Un grande onore. E quanto a Christopher?
- Vieni da me, poi cenerai con lui.
- Lo vorr?
- Te l'ho detto, si fida di te.
Quando Dave Cole arriv all'appartamento di Aline Markham, c'era Valerie Bristol con lei. La Markham aveva ragione.
La ragazza era ancora pi bella dal vivo che non sullo schermo.
Aveva enormi occhi viola, la faccia a forma di cuore e capelli
nerissimi. La pellicola che Dave aveva visto non le faceva
giustizia. Aveva solo tentato di sfruttare la sua figura, che era
splendida.
- Ho pensato che visto che siamo cospiratori tanto valeva
riunirci prima possibile - disse la Markham. - Valerie, il signor
Cole. Dave.
La ragazza sembrava anche troppo timida per essere cos bella. Le sue parole in risposta alla presentazione furono quasi impercettibili.
- Ho detto a Christopher che volevi cenare con lui; sar
pronto - disse la Markham. - Nel frattempo Valerie pu aggiornarti
su parte dei suoi problemi.
La ragazza cominci a parlare esitando, come se stesse per
rivelare un proprio segreto.
- Deve capire - cominci - che dico questo per il bene
di Christopher. Lui sa di star lottando per salvarsi. E sa che
tutti noi cerchiamo di aiutarlo. - S'interruppe, poi riprese.
-  uno dei protetti di Edmund Pryce. Lo sapeva, vero?
- S, e il pi bravo.
- Lo sa cosa vuol dire?
- Lo so - rispose Dave. - E ne sono stupito. Chris non
era cos a Broadway.
- No? - domand Valerie, sorpresa.
- Sono sicurissimo che non lo era.
- Strano - disse Valerie. - So perch quel giorno a Firenze
era cos terrorizzato. Me l'ha raccontato. Mi dice un sacco
di cose che non direbbe a nessun altro. - Con una certa difficolt
raccont a Dave e ad Aline Markham la versione di quello che era accaduto quella prima sera nella casa di Pryce a Beverly
Hills.
Quando Valerie smise di parlare, la Markham esclam, nauseata:
- Quel bastardo!
Valerie aveva soltanto un'altra cosa da dire: - Ora lui non
sente pi nulla. Assolutamente nulla.
Dave la guard con aria interrogativa.
- Non reagisce. Con nessuno, uomo o donna.
- Potrebbe essere per l'eroina - disse Dave.
- L'eroina  subentrata dopo. E quella lunga telefonata era
col suo psicanalista. Gli ha dovuto raccontare cos'era successo
al museo - aggiunse Valerie.
- Lo psicanalista sa dell'eroina?
- Chris ha paura di dirglielo. Gli psicanalisti non possono
far molto per i tossicomani, e Chris teme di essere piantato in
asso.
- Questo non migliora la situazione, vero? - disse Aline a
Dave. - Puoi sempre ritirarti.
- Ho detto che mi sarei incontrato con lui alle sette e mezzo.
 quasi l'ora.
- Non mi hai risposto.
- Questa  la mia risposta. Lo vedr - disse Dave.
Il ristorante al roof-garden dell'Hassler  uno dei pi deliziosi
di Roma. Dave aveva dato una lautissima mancia al maitre
per avere un tavolo un po' in disparte.
Per venti minuti Dave rimase a guardare fuori dalla finestra
chiedendosi se fosse il caso di chiamare l'appartamento di Swift.
Poi decise di aspettare. Finalmente Christopher Swift arriv, sparuto
e trasandato. Quando Dave gli porse la mano, Swift parve
esitare.
Dave disse, con calore: - Ciao, Chris. Era tanto che non ci
vedevamo.
Swift evit il suo sguardo e disse a bassa voce: - Ciao, Dave.
- Poi si sedette e si mise a fissare la citt illuminata.
- Un drink?
Swift ordin un Campari soda che non tocc. I suoi occhi erano
vaghi. Fissava il men ma dava l'impressione di non essere
capace di leggerlo. Dave ordin per lui, ma l'attore non mangi
praticamente nulla. Fu soltanto al caff che sembr disposto
a parlare.
- Vuoi parlarmi, Dave? Okay, ma non qui. Nel mio appartamento.
C'era il cartello non disturbare sulla porta, quando vi arrivarono.
Quel fatto lasci perplesso Dave, perch Swift era stato
fuori dalle sue stanze quasi un'ora. Ma la sua curiosit fu presto
appagata non appena Swift apr la porta, che era chiusa a
chiave, e accese la luce. Sul tavolino del salotto c'era una siringa
ipodermica, nuova, un ago d'acciaio pulito e una bustina
bianca... una di quelle che Dave aveva dato ad Aline Markham.
Swift aveva lasciato tutto l fuori di proposito. Prima che Dave
potesse far commenti, Swift lo preg: - Sostituiscimi nel
film!
- Non posso.
- Devi. Io non ce la far mai. - Swift si stava lasciando cogliere
dal panico.
- Ascolta, possiamo mollare tutto quanto e accollarci le perdite,
ma quello che non posso fare  sostituire te. Mi dispiace.
- Ma io non ce la far mai!
- Lavoreremo insieme, Chris. Come la prima volta.
- Dave, qui non  come la prima volta.
- Ce la farai - insistette Dave, sebbene non ne fosse affatto
sicuro perch non aveva mai avuto a che fare con un drogato.
- Non posso affrontarla - disse Chris. - Quell'affare mi
fissa in continuazione, e sa. Sa, Dave.
- Cosa sa?
- La macchina da presa mi fissa. - Chris cominci a tremare.
Dave gli si avvicin e lo agguant per un braccio.
- Siediti. E ascolta! Prima di tutto voglio sapere. Hai preso
la tua dose, stasera?
Swift distolse lo sguardo e annu.
- D'accordo. Allora non hai motivo di lasciarti cogliere dal
panico. E non c' molto che Aline e Valerie non mi abbiano detto.
Sono tue amiche. Me l'hanno detto per esserti d'aiuto. Ora
noi tre abbiamo fatto un patto. E perch questo patto regga, abbiamo
bisogno del tuo aiuto. Finiremo questo film! Faremo in
modo che tu possa avere quello di cui hai bisogno e quando ne
hai bisogno. Non devi preoccupartene pi. Capito?
Swift annu.
- Nessuno di noi  obbligato a farlo. Se smettessi di girare
domani, la Markham avrebbe una parte in un nuovo film prima
ancora che sia finita la settimana, Valerie tornerebbe a lavorare
alla Magna. Io andrei a fare il regista e il produttore da qualche
altra parte. Lo facciamo solo per un motivo, Chris: perch
rispettiamo il tuo talento. E ti salveremo. Se tu ce lo permetterai.
Chris Swift volt la testa. - Non so cosa darei perch non lo
facessero - disse. - Non so cosa darei!
- Che non facessero cosa?
- Tentare di aiutarmi. Non ce la faccio. Non riesco a ricordare
le battute. Non riesco ad affrontare la macchina da presa.
Sa. E se lei sa, tutti al mondo finiranno col saperlo.
- Sapere cosa?
- Di me. Di Pryce. Io odiavo tutta la faccenda. Ma mi
dicevo che era necessario accontentarlo. Poi, dopo un po', ho
cominciato a provarci gusto. Lo desideravo. Lo volevo. Ma poi
ha cominciato ad andare male. Non reagivo. Non soltanto con
lui... con nessuno. Ora non sono pi niente. Sono andato da uno
psicanalista, almeno potevo parlarne. Quando ho capito che non
risolvevo niente, ho provato con la droga. Perch per ore e ore
non m'importa pi di nulla. Posso sentirmi giovane, posso sentirmi
forte, posso sentire tutto quello che voglio. Posso perfino
illudermi di essere potente, se voglio. Ma poi mi viene in mente
quanto denaro costa quest'abitudine. Cosa far? Come mi procurer
la roba? Mi prostituir a qualche altro Edmund Pryce?
Distolse lo sguardo. Dave intanto si chiedeva se c'era la possibilit
di salvarlo, di finire il film oppure se doveva alzarsi, uscire
e prendere il primo aereo per gli Stati Uniti. Fu soltanto l'immagine
risoluta di Aline Markham che lo spron a decidere di
tentare.
- Guardami - disse.
- Non posso. Tu sei come la macchina da presa. Tu sai!
- S! - esclam Dave con fermezza. - Ma non lo sa nessun
altro tranne Aline Markham e Valerie.
- Ed Edmund Pryce! - grid Swift.
- Lui non  qui. Lui non conta. E scopriremo veramente cosa
sa quella macchina da presa. Se hai ragione tu, ti permetter
di abbandonare tutto. Se ho ragione io, dovrai andare sino
in fondo. D'accordo?
Swift annu... un gesto nervoso del capo.
- Ora devi dirmi un paio di cose. Quante ore al giorno puoi
lavorare?
- C' la faccenda delle battute. Non riesco a ricordare le
battute.
- Non ti ho chiesto delle battute! Voglio sapere quante ore
buone hai al giorno... quattro, tre, una, Quante?
- Tre, quattro, forse.
- Quando? In quale periodo della giornata?
- A met mattinata. Mi alzo... mi faccio l'iniezione... e dopo
un po' mi sento a posto.
- Diciamo dalle undici alle due?
- Penso che potrei farcela - disse Swift.
- Okay. Dalle undici alle due - disse Dave. - Combiner
un programma di lavoro su quella base. E domani gireremo una
scena. Vedremo. Lasciamo decidere alla macchina da presa. Ma
se le cose vanno come dico io, tu lavorerai sino alla fine del film!
Intesi?
Aline Markham era al telefono quando Dave buss alla sua
porta. Grid: - Entra! - e torn alla sua conversazione. Da
quello che diceva, Dave cap che stava parlando col suo amore a
Hollywood. Non usava le solite parole stucchevoli. Ma dette da
lei, prendevano un altro significato, anche se brusche.
Tolse la comunicazione e si volt verso Dave.
- Ho dovuto promettergli una ripresa 'di prova per vedere
se ce la fa ancora a recitare - disse Dave. - Era l'unico sistema.
- Capisco.
- Dovr essere una scena in cui ci sei anche tu. Avr bisogno
di tutto l'appoggio che possiamo dargli. E non dovr essere
una scena con troppe battute per lui. Difatti, se si continua, dovremo
raschiare le sue battute all'osso.
- Lo abbiamo gi fatto.
Lo faremo ancora di pi - disse Dave. - Perch standogli
vicino, osservandolo,  chiaro che ha ancora un grande atout.
Gli occhi. Ha sempre avuto occhi molto espressivi. Ma ora sono
diversi.
-  pi debole - disse la Markham.
-  vulnerabile. Useremo tutto questo a nostro vantaggio.
Prima dobbiamo trovare la scena giusta per entrambi. Una scena
che lui riesca a fare e di cui possa sentirsi fiero o almeno
contento. Comincer a cercarla non appena sar tornato al mio
albergo.
- Quand' stata l'ultima volta che hai dormito?
- Sull'aereo, credo... ieri. Non ricordo.
- Vattene a letto, dormi un poco prima. Ne hai bisogno,
Davie.
Lui la guard bruscamente.
- Cosa c'?
- Soltanto un'altra donna al mondo mi chiama cos.
- E ti manca, vero?
- Sempre - ammise lui. - Sempre.
- So cosa si prova - disse lei. - Gli ho parlato non pi di
cinque minuti fa e gi mi manca. Davie,  bello essere cos attaccati
a una persona. Ti fa sembrare che tutto quello che fai
valga la pena. Lo scoprirai.
- Signorina Markham - disse lui sorridendo dolcemente
- posso avere il suo autografo?
Lei si commosse talmente che dovette mascherare quel suo
momento sentimentale dicendo bruscamente: - Levati dalle
balle e vattene a dormire. Ci vediamo domani.
Lui si avvi verso la porta. Lei lo chiam: - Davie. - Lui
si volt.
- Vieni qui. Sei lontano da casa dodicimila chilometri, solo e malato d'amore. Ti meriti un bacio. - Lo baci sulla gota.
- Ora vai a letto da bravo bambino. E se dovremo lavorare
insieme, sar meglio che ti trasferisca qui all'Hassler.
Il mattino seguente, Dave fu svegliato dal telefono. Era Aline. - L'ho trovata.
- Trovata cosa? - domand Dave ancora mezzo addormentato.
- La scena. Pagina centoquarantasei del copione. Breve,
forte, poco dialogo. Potrebbe andare. Mi dispiace di averti svegliato,
ma volevo dirtelo.
Riagganci e lui brancol per trovare il copione.
La scena era breve, uno dei passaggi culminanti del film: veniva
subito dopo la crocefissione di Ges, in cui c'era soltanto
Maria e Giovanni. Nessuno degli altri attori sarebbe stato presente
nell'eventualit di un crollo di Swift, e Dave avrebbe chiuso
il teatro di posa per tutti tranne che per gli operatori pi essenziali.
E, cosa pi importante, era una scena con un fortissimo impatto
emotivo. Aline aveva ragione. Se quella scena fosse andata
bene, c'era la possibilit di farcela.
- Impossibile! - sbott Dino quando Dave gli disse che
avrebbe girato dalle dieci del mattino alle tre senza intervallo.
- In questo paese e in Francia lavorano di pomeriggio, di
notte. Mai di mattina.
- Dalle dieci alle tre - ripet Dave.
- Hanno un sindacato... un sindacato comunista.
- Allora di' ai comunisti che avete a che fare con un regista
americano matto che vuol lavorare dalle dieci alle tre. Di' che
sono corrotto come tutti i capitalisti e che sarei perfino pronto
a corrompere. Ma che domattina alle dieci siano al lavoro.
- Va bene va bene - rispose Dino.
- E ora cercami l'operatore. E il truccatore. Voglio parlare
con loro subito. Poi trasferisci tutta la mia roba all'Hassler!
Finito con le istruzioni, and a discutere la cruciale scena di
prova con Aline Markham.
And a prendere Chris con la macchina. Quando l'attore fu
sistemato nel sedile posteriore, Dave disse: - La prima cosa
che devi fare  ricreare l'atmosfera degli avvenimenti che portano
a quella scena. Hai appena abbandonato tuo fratello Ges.
Hai voltato le spalle e, vigliaccamente, sei scappato via.
- Posso benissimo recitare la parte del vigliacco - lo interruppe,
sardonico, Swift.
- Chiudi il becco! - esclam Dave. - Oggi non ci occupiamo
dei problemi di Christopher Swift, ma dei problemi di
Giovanni, il discepolo. Che ha appena visto arrestare Ges e poi
l'ha visto, agonizzante, appeso a una croce. E ora devi andare a
cercare tua madre e raccontarle tutto. Della tua vigliaccheria e
del suo destino. Poi devi accompagnarla perch veda con i suoi
occhi, perch il destino di lui  anche quello di lei. E nel frattempo
tu ti rodi, perch ti biasimi.  un evento predestinato, ma
tu ti senti colpevole. Devi pensare a tutte queste cose quando
cominci la scena.
La limousine si stava fermando davanti alla basilica di San
Pietro, pi vicino possibile all'ingresso.
Christopher Swift guard Cole con espressione interrogativa.
- Voglio farti vedere una cosa.
Entrarono nella basilica senza curarsi della folla di turisti e
di pellegrini. Dave prese Swift per un braccio, lo port verso
una fila di nicchie sulla sinistra e si ferm davanti a una stanza
di marmo bianco raffigurante una donna piangente sul figlio
morto.
- Guarda, Chris - disse Dave.
- La Piet - disse Christopher. - Michelangelo.
- S. Michelangelo - ripet Dave deciso dove Swift era
stato esitante. - Non potrebbe essere pi perfetto di cos. Supera
perfino il suo David.
Swift gli sganci un'occhiata ostile, ma Dave continu dolcemente.
- Lo stesso uomo che ha creato il David ha creato anche
questo.  possibile per un uomo essere quello che era Michelangelo
e creare un'opera magnifica come questa. Esattamente
com' possibile per un attore essere una cosa nella vita privata
e un'altra sullo schermo. Questa  una delle ragioni per cui
ho voluto che tu vedessi questo. L'altra ragione  che volevo
che tu ricordassi, nella scena di domani, che quando vai a prendere
tua madre per portarla al Golgota, lei prender tra le braccia
il tuo fratello morto in questo modo. Devi pensare a tutto
questo durante tutta la scena.
Christopher Swift fiss la statua finch gli parve di vederla
muovere. Quando si gir, i suoi occhi erano umidi.
- C' ancora tanta bellezza in questo mondo, Chris. Dagli
una possibilit.
- Troppo tardi... troppo tardi - mormor Swift, poi preg:
- Riportami all'albergo.
Il mattino dopo, quando Chris arriv sul set con Aline e Valerie, Dave era pronto.
- Il copione, dov' il copione? - domand Chris
disperatamente. - Vi ho detto che non riesco a ricordare le battute.
- Non ci sono battute - disse Dave, come era gi d'accordo
con Aline. - Soltanto una parola: Madre.
- Madre? - domand, dubbioso, Swift.
- Non devi dire altro: tutto qui. Ora mentre ti trucchi, ti
spiegher l'azione.
Mentre lavoravano sulla faccia di Christopher, Dave gli parl.
- Ricordati cos' accaduto prima della scena. Tu hai abbandonato
Ges come tutti gli altri suoi discepoli. Ma tu senti la colpa
pi degli altri, e sei tu che devi dirlo a tua madre. T'incammini
nella citt buia e burrascosa, dove sai che la troverai. Verso
la stanza dove lei sta aspettando notizie dell'altro suo figlio.
Quando apri la porta, sei cos sopraffatto dalla paura e dalla colpa
che non puoi neppure parlare. Se almeno lei ti accusasse...
ma lei tace. Cosa pu dire?  tua madre come lo  di lui. Vede
la colpa sul tuo viso e sa che tu non hai bisogno di accuse, ma
di perdono. Ti tende le braccia. Tu gridi: Madre, ti precipiti
verso di lei e ti butti in ginocchio. - Dave s'interruppe, poi disse,
dolcemente: - Questa  la scena, Chris. Il resto  tutto primi
piani. Li faremo dopo. Ma voglio la scena principale in una
sola ripresa. Nessun attore dovrebbe essere costretto a fare questo
tipo di scena pi d'una volta. Okay?
- Okay - sussurr Chris. Quando Dave fece per allontanarsi,
Swift gli afferr una mano. - Non te ne andare, Dave. Aspetta
con me.
Dave ricord la sera della prima a New York. Di l a poco
Chris fu pronto ad affrontare la macchina da presa.
Dave dette gli ordini personalmente.
- Tutte le persone sul set sono pregate di fare silenzio. Esigo
assoluto silenzio per il signor Swift.
Quando tutto fu pronto, Dave fece un cenno a Chris dicendo:
- Azione!
Swift esit cercando di ricordare tutte le cose che gli aveva
detto Dave davanti alla Piet. La sua mente tormentata stava
lottando per riunirle tutte insieme, per ammucchiarle in un sentimento
travolgente. Ma non ce la faceva. A quel punto Dave
cominci a preoccuparsi. Valerie Bristol gli and pi vicino, gli
prese la mano. La sua era gelida. Dave si chiese se non avesse
forzato troppo Swift. Forse avrebbe dovuto scegliere una scena
pi semplice, meno forte.
Ormai era troppo tardi. Quella era la scena. Quello il momento.
La vita e la morte di tutta la produzione di Via Dolorosa
dipendeva da quello.
Seduta da una parte sul suo rozzo sgabello di legno, Aline
Markham condivideva tutti i pensieri e i timori di Dave. Se non
riuscivano a costringere Chris a reagire, tutte le speranze per
il film erano perdute. Presto anche gli operatori si sarebbero innervositi.
Qualcuno avrebbe bisbigliato in italiano qualche frase
impaziente che avrebbe distrutto l'atmosfera e rovinato tutto.
Doveva fare qualcosa.
D'un tratto finse di aver udito un rumore alla porta. Alz
gli occhi, gir leggermente il capo e bisbigli: - Mio figlio?
Aveva detto quelle parole a voce cos bassa perch il microfono,
che era puntato su Chris, non avesse potuto captarle, ma
abbastanza forte perch l'attore le udisse. Lui cominci a reagire,
lentamente dapprima ma con emozione crescente, cos che
quando spalanc la porta e grid: - Madre! - La scena ebbe
tutta la potenza e l'effetto che Dave aveva sperato. Swift si avvicin
a lei, le cadde ai piedi, nascose il viso nel suo grembo e
pianse. Poi, come Dave gli aveva insegnato, alz la faccia lacrimosa
verso di lei cercando di spiegare, cercando di ottenere il
suo perdono. A quel punto Ali Markham improvvis un gesto
per conto suo. Pos dolcemente le dita sulle labbra di lui impedendogli
cos di confessare la sua colpa. Poi lo baci, gli prese
la mano e insieme uscirono dalla stanza per andare ai piedi della
croce.
Quando lasciarono il set, segu un silenzio imponente. Poi
Dave sussurr: - Buona! - Allora dalla piattaforma dei riflettori
una voce grid: - Bravo! Bravissimo! - e tutto lo staff
scoppi in applausi.
Finirono i primi piani e Dave conged la troupe. And nel
camerino della Markham e la trov gi pronta per uscire.
- Non so come ringraziarti - disse. :- Per quella tua mossa,
quel tuo alzare la testa e dire: Mio figlio?.  dipeso tutto
da quello. Hai avuto una vera ispirazione!
Con una rara esibizione di modestia, lei rispose: - Il regista
prepara la scena. Gli attori fanno semplicemente quello che gli
viene naturale.
La baci sulla gota. - Mentre sviluppano la pellicola, posso
portarti a pranzo? Poi dovr tornare qui per il montaggio.
- Hai mai conosciuto un'attrice che non avesse una fame
da lupi? Andiamo a mangiare e poi torneremo insieme per il
montaggio.
Quando lo spezzone fu come lo voleva lui, Dave lo fece girare
due volte nella moviola. Lui e Aline Markham tenevano le teste
vicine per poter fissare insieme dentro il piccolo schermo.
La seconda volta che ripassarono la scena, lui non pot fare
a meno di bisbigliarle: - Se ne avessi il coraggio, ti chiederei
di sposarmi.
- Se avessi dieci anni di meno, ti direi di s - rispose lei
dolcemente.
Il giorno dopo Dave preg Cortese di organizzare una sala di
proiezione. Vi furono ammessi soltanto la Markham, Valerie
Bristol e Christopher Swift. Le luci si spensero. Il film cominci.
Era breve. Soltanto trentasei secondi. Quando fin, Dave ordin:
- Proiettatelo di nuovo.
Dopo un poco udirono singhiozzare. Era Chris. Nel buio, la
Markham allung la mano per premere quella di Dave: un gesto
di congratulazione. Valerie si volt verso Chris e lo baci
sulla guancia. - L'hai provato. Proprio come aveva detto Dave.
Hai provato che puoi farcela.
Dave ordin che accendessero le luci. Valerie stava asciugando
gli occhi di Chris colmi di lacrime. Dave gli disse: - Sappiamo
cosa dobbiamo fare. E ora sappiamo che siamo in grado
di farlo. Quattro ore tutti i giorni. Ma quattro ore spettacolose.
D'accordo?
- D'accordo - acconsent Christopher Swift.
Pi tardi Dave prese Cortese da una parte e gli diede ordini
precisi. Bisognava procurare quattro pacchetti d'eroina al giorno
per Swift. A Dave non importava come facesse Cortese a trovare
la merce n quanto sarebbe costata.
Quella sera Dave trov un messaggio sotto la porta. Stasera
tocca a me offrire la cena. Era firmato A. M.
Lo port in un ristorantino che non era famoso, ma ottimo.
Alle dieci lei disse: - Dobbiamo andare. Devo fare una telefonata.
Insistette che lui aspettasse nel suo appartamento mentre chiedeva
la comunicazione con la California. Quando gliela passarono,
si comport come se Dave non fosse presente. Parl come
sempre, s'inform del film che stava facendo, di come andava e
se riusciva a restare abbastanza sobrio per lavorare. Lui le disse
qualcosa di intimo che lei schiv teneramente. Quando stava per
concludere la conversazione, disse: - Oh, a proposito, puoi
spargere la notizia in giro. Stiamo creando una vera cannonata
qui.
Dave le faceva un sacco di segni, ma lei lo ignor. Anche il
suo amico dovette dire qualcosa perch lei ribatt: - No, parlo
sul serio. Tutto merito di questo brillante giovane regista. Ha
fatto meraviglie. Dillo, in giro. Torneremo a casa con un successone!
Riappese e sorrise a Dave.
- Non abbiamo ancora incominciato - disse lui.
- Lo so. Ma questo  il minimo ch'io possa fare per un carissimo
giovane tanto buono quanto pieno di talento. Domani
tutti ne parleranno, e H. P. Koenig si manger il fegato! Solo per
questo ne varrebbe la pena!


CAPITOLO 19.

H. P. si stava crogiolando sotto il suo massaggio regolare, quando
Sarah Immerman decise che era arrivato il momento di dargli
le notizie da Roma.
- Al teatro di posa Sette sta circolando una voce... - disse,
esitando dalla soglia.
- Circola sempre una voce al teatro Sette! - esclam H. P.
Poi, dato che i pettegolezzi lo divertivano, domand: - Be'?
- Dicono che Via Dolorosa sta diventando un successo.
Il massaggiatore sent i muscoli del corpo di H. P. irrigidirsi.
- Si rilassi, signor Koenig :- disse.
H. P. non si rilass, ma permise all'uomo di terminare il suo
lavoro poi rest sdraiato sul tavolo a contemplare la possibilit
della verit del messaggio di Sarah. In primo luogo era troppo
presto per dire se Dave Cole sarebbe stato capace di salvare il
film, senza parlare poi di farne un film di successo, ma evidentemente
qualcosa doveva essere accaduto, e se la voce partiva
dal teatro Sette doveva venire direttamente dall'amico di Aline
Markham. Se il film aveva anche una minima probabilit di successo,
H. P. doveva rivedere le sue mire. Poteva sempre regolare
i conti con Dave in un altro momento. Mentre approfittando
dell'inaspettato successo di Dave avrebbe potuto migliorare enormemente
la sua posizione a New York.
La prima cosa da fare era assicurarsi dei fatti. Appena vestito,
H. P. chiam Dino Cortese. A quell'ora della notte romana,
Cortese era seduto a un tavolino davanti a Doney aspettando
che il suo contatto si facesse vivo. Quando quello arriv, grosse
banconote e piccole bustine bianche cambiarono di mano. Christopher
Swift era sistemato per qualche altro giorno. Tornato al
suo albergo, Cortese trov il messaggio: richiam immediatamente.
- Signor Koenig? - cominci. - Dino Cortese.
- Come va? - domand H. P., non volendo dare lui una
direzione alla conversazione. Di solito con quel sistema raccoglieva
molto di pi.
- Be', ... come si potrebbe dire?  come un miracolo.
- Che razza di miracolo?
- Swift ha ripreso a lavorare. Con un orario limitato... quattro
ore al giorno. Ma Cole ha girato pi pellicola negli ultimi
tre giorni di quanto avevano fatto nelle tre settimane precedenti.
- Di qualche valore?
- Non ho visto tutto. Ma la Markham e Swift vanno splendidamente.
- Bene - mormor H. P. senza grande entusiasmo. - Tutto
qui?
- Non  abbastanza?
- Tre giorni di riprese non fanno un film di successo, Dino.
Ma tienimi informato. Voglio un rapporto tutti i giorni. Quanto
metraggio, quante pagine del copione... Intesi?
- S, certo.
- Ma acqua in bocca. Non voglio che si innervosiscano.
- Capisco - disse Dino mentre toglieva la comunicazione.
H. P. si appoggi allo schienale della poltrona e medit sulla
tattica da usare alla luce di quella situazione cambiata. Se cominciava
troppo presto a prendersi il merito per il successo di
Dave, pi tardi avrebbe potuto trovarsi nei guai. Doveva stare
molto attento e giocare le sue carte al momento giusto.
Quel figlio di puttana, pens, quel giovane figlio di puttana
che aveva scopato sua figlia forse sarebbe riuscito a cavarsela,
dopotutto. Aveva quell'unico vantaggio contro cui H. P. non
era mai stato capace di lottare facilmente... il vero talento.
Quel pomeriggio Albert Grobe usc presto dagli Studi. Sapeva
che di solito, quasi tutti i pomeriggi del mercoled, alle quattro
Sybil prendeva la sua lezione di tennis da quel coriaceo professionista
al Beverly Hills Hotel. La osserv giocare gli ultimi dieci
minuti e not che era diventata brava. Quando lei venne fuori
dal campo e lo vide, gli and subito incontro esclamando in
tono ansioso: - Zio Albert?
- No, non  successo niente. Sta bene.
Lei si rilass e cominci ad asciugarsi la faccia con un asciugamano.
Albert domand dolcemente: - Di chi pensi che stessi parlando?
Lei dovette ammettere: - Di mio padre. Pensavo che potesse
aver avuto un infarto. Se dovessero mandare qualcuno a dirmelo,
manderebbero te.
- No - disse Albert. - Niente infarto. Neanche un po' di
fibrillazione. Quell'uomo  fatto di cemento armato. Parlavo dell'altro
lui.
- S? - fece lei arrossendo leggermente.
- Pensavo che avresti gradito saperlo. Le prime notizie da
Roma sono buone.
- Sono contenta - disse lei, senza palesare alcun piacere.
- Se non ti dispiace accettare un piccolo consiglio da un
vecchio, non sarebbe male se tu gli mandassi un biglietto dicendo
che hai saputo e che ne sei contenta.
- Ci penser, Zio Albert.
- Non pensare! Fallo! Se non per il tuo bene, per il suo.
Lo aiuter sapere che fai il tifo per lui.
- Probabilmente star scopando ogni attrice italiana con
grossi seni su cui pu mettere le mani - disse lei con amarezza.
- Non gli di altra scelta.
Lei lo guard rabbiosamente, per un attimo. Poi si calm. -
Hai ragione, zio Albert - disse.
La sera dopo, tornando all'albergo, Dave trov una bottiglia
di champagne. Guard il biglietto che pendeva dal secchiello.
Il viaggio l'aveva piuttosto rovinato, ma lo scritto era chiarissimo.
Sybil era felice per lui. Chiam la Markham per telefono.
- Ho qui una bottiglia di Taittinger e non me la sento di
festeggiare da solo. Che ne dici?
- Se continuiamo a vederci ancora un po', finir con l'adottarti.
Portala su.
Lui fece la doccia, si cambi, poi prese il secchiello pieno di
ghiaccio e si present alla porta della Markham. Lei aveva ordinato
del caviale.
- Te l'ha mandato lei - azzard Aline.
- S.
- Ti ama.
- Lo spero, ma non so se servir a qualcosa. Un paio di volte
nel passato mi sono ritrovato a desiderare di sposare altre donne
perch sono stufo di aspettare. Per fortuna ogni volta sono state
abbastanza furbe da dirmi di no. Ma un giorno ne capiter una
che dir di s. Conosco il pericolo, ma cosa posso fare?
- La stessa cosa che stai facendo con Christopher Swift.
Abbi riguardo per lei, aiutala a combattere la sua debolezza. Il
suo vizio non  meno forte di quello di lui. Lei  drogata dal
padre, e lo odia. Non so pensare niente di peggio per una ragazza.
Dave scosse il capo, senza speranza.
- Pazienza, Davie, pazienza. Accettalo da chi sa. - Aveva
parlato tristemente ma con un piccolo sorriso.
Il film andava avanti come Dave aveva progettato. Durante le
quattro ore convenute, riusciva a tirar fuori il meglio da Christopher
Swift, e nel pomeriggio girava le scene dove non c'era bisogno
di lui. Il lavoro della Markham e di Valerie era handicappato,
ma cercavano di adeguarsi, per il bene di Swift e di Dave.
Dave doveva tenere in piedi diversi teatri di posa per avere
la libert di cambiare le scene a volont nei giorni in cui Swift
non ce la faceva. Il costo della produzione aumentava, come faceva
notare Cortese, ma Dave non aveva scelta. O cos, oppure
subire il costo esorbitante in cui sarebbero incappati se non
avessero girato affatto.
Ogni sera Cortese tornava al suo albergo e, segretamente, telefonava
i suoi rapporti a H. P. A parte i costi, Dave stava facendo
il film, e bene anche.
- E Swift? - domand H. P.
- Viene tutti i giorni. Di solito va benissimo. Ha qualcosa
negli occhi che far provare al pubblico la sensazione che lui
stia davvero udendo la voce di Dio.
- Quella testa di cazzo  drogato fino al collo. Se sente delle
voci sa di dove vengono.
- Quando lo si vede nel film, non si capisce che  un drogato.
D al film una qualit quasi eterea.
Non era nel carattere di Cortese entusiasmarsi, e H. P. cominci
a credere che il film sarebbe stato davvero un successo. Forse
era arrivato il momento di andare a dare un'occhiata personalmente.
Se la pellicola era buona come diceva Cortese, poteva
essere arrivato il momento di cominciare a prenderne il merito.
La sua spiegazione sarebbe stata che il giovane brillante di
H. P. aveva salvato un disastro costosissimo.
H. P. non era l'unico che meditava un viaggio all'estero. Edmund
Pryce aveva le proprie fonti che lo tenevano informato del
progresso del suo giovane protetto. Christopher stava lavorando
di nuovo. Quello era bene. Il film prometteva di essere un successo.
E quello era eccellente. Il che significava che poteva essere
arrivato il momento di cominciare ad accennare a H. P. circa
un nuovo contratto pi remunerativo. Sempre battere prima
delle recensioni, era la tattica di Pryce, mentre i pronostici erano
alle stelle. O mentre un rifiuto della revisione del contratto
poteva influenzare il comportamento del divo e pesare sulla sua
recitazione prima della fine del film.
C'era anche un altro lato nelle voci che circolavano, a lasciarlo
perplesso, sempre che fossero vere. Se Christopher stava di
nuovo lavorando bene, forse le sue difficolt sessuali si erano
appianate. La curiosit e una certa gelosia sessuale spronarono
Edmund Pryce a considerare l'opportunit di un viaggio a Roma.
Sebbene lo giustificasse, verso se stesso, come un'astuta mossa di
affari. S, decise, sarebbe andato l e avrebbe dato un'occhiata
di persona.
Dato che allora i voli per Roma non erano cos frequenti come
lo sarebbero stati pi tardi, Edmund Pryce e H. P. Koenig si
ritrovarono sullo stesso volo da New York. Sebbene, quando si
incontrarono sull'aereo, fingessero entrambi di esserne felicissimi,
furono sorpresi e si comportarono a vicenda con molta
cautela.
- Ah, H. P.! - esclam Pryce, a quel punto convinto che le
voci dovevano essere vere, altrimenti perch H. P. sarebbe andato
a Roma?
- Edmund! - rispose H. P., la faccia illuminata da un sorriso,
mentre lui pensava: Allora anche il vecchio finocchio col
suo bastone dal pomo dorato ha sentito le chiacchiere e va l
per assicurarsene prima di cominciare a esigere un nuovo contratto.
Gli far sputare le budella prima di fargli un nuovo
contratto.
Si sedettero accanto, bevvero insieme, mangiarono insieme due
volte e parlarono dell'industria. Discussero anche sulla serie di
decisioni della Corte Suprema che potevano costringere la
Magna al pari di tutti gli altri Studi a distaccare le proprie catene
di sale cinematografiche dalle loro societ di produzione.
Parlarono inoltre della paura del comunismo che stava dilagando
a Hollywood. Parlarono di tutto tranne che di Via Dolorosa,
non volendo, nessuno dei due, rischiare di svelare informazioni
che l'altro poteva non avere. Poi Pryce si era addormentato
dopo essere stato rincalzato da una giovane hostess italiana
dalla carnagione scura e con bellissimi seni che H. P. era stato
in grado di sbirciare quando si era chinata per aiutare Pryce a
mettersi comodo. Sebbene H. P. avesse accettato da lei una coperta,
dopo un poco, quando Pryce stava russando dolcemente,
H. P. lo aveva scavalcato e si era avviato verso la cambusa. La
giovane hostess bruna alla quale era stato detto che a bordo
H. P. riceveva sempre un trattamento da VIP si diede da fare
per prevedere i suoi desideri. Ancora del vino? O forse qualcosa
di pi forte? Oppure aveva bisogno di un'Alka Seltzer dopo
un pranzo insolitamente ricco e pesante?
Lui non voleva niente di tutto ci. Quello che voleva era affondare
le mani dentro la sua uniforme e carezzarle i seni che
lo avevano eccitato tanto da provocargli una grossa e dolorosa
erezione. Poich la maggior parte dei passeggeri si era coricata
per dormire durante il lungo tratto di quel volo oltremare, pot
sedurla nella toilette. Fu una delle avventure sessuali pi eccitanti
della sua settimana, perci la invit a passare i suoi due
giorni di riposo a Roma con lui nel suo albergo. Dato che le era
stato detto un'infinit di volte dai passeggeri che avrebbe dovuto
darsi al cinema, lei accett. La soddisfazione ai Bisogni sessuali
di H. P. per i prossimi giorni era assicurata.
Dave aveva appena finito di girare la scena in cui il discepolo
Giovanni era arrivato a Gerusalemme per raccontare della risurrezione
di Lazzaro. Ali Markham appariva nella scena. E cos
Valerie Bristol. La scena della sua conversione da Maddalena
la prostituta a Maddalena la santa sarebbe stata girata pi tardi.
Dave era concentrato sulle scene che interessavano Christopher
Swift. Con quelle nella scatola, poteva applicarsi a girare il resto
del film.
La scena veniva girata nello stesso teatro di posa in cui Maria,
la Madre, riceveva da Giovanni la notizia della Crocefissione del
Figlio. Erano arrivati a Gerusalemme prima di Ges. Perch
Lui aveva interrotto il suo viaggio per recarsi alla tomba di Lazzaro
per accontentare le preghiere delle sue sorelle Maria e Marta.
Ges aveva risuscitato Lazzaro, morto da quattro giorni. Giovanni
aveva assistito al miracolo e si era precipitato a Gerusalemme
per spargere la notizia.
L'espressione meravigliata negli occhi di Christopher Swift,
quello sguardo etereo che gli veniva dall'eroina presa alle nove
e mezzo del mattino, confer alla scena un effetto eccezionale. Per
quello Dave os farlo lavorare pi accanitamente del solito.
Gir un primo piano dietro l'altro. Alle due Dave era convinto
di aver avuto una delle migliori giornate di riprese da quando
si era accollato il film. Montate insieme alla scena precedente
della risurrezione di Lazzaro avrebbero dato un drammatico
impatto al film.
Oltre all'interpretazione di Swift, le reazioni di Ali e di Valerie
avrebbero reso la scena ancora pi imponente. Ma Dave
avrebbe girato quelle sequenze non appena Swift fosse uscito
dal set. C'erano le inquadrature della reazione della Markham
nella parte della Madre, che sapeva come un simile miracolo
pubblico avrebbe messo suo Figlio Ges ancora pi in pericolo.
C'era la pia reazione di Valerie Bristol, la bellissima Maddalena
convertita, per la quale quel miracolo era la conferma della sua
convinzione che Ges era veramente il Messia e il Figlio di Dio.
Swift era stato esonerato per tutta la giornata. Ora avrebbero
girato le scene con la Markham e Valerie Bristol. D'un tratto, un
subbuglio sulla porta, chiusa, del teatro di posa. Irritatissimo,
Dave and a indagare sul motivo di quel chiasso che stava disturbando
le sue prove e gli operatori.
H. P. Koenig e Pryce erano arrivati e insistevano per essere
ammessi. Il sorvegliante italiano che a quel punto aveva gran
reverenza per Dave, come tutti gli altri della troupe, non permetteva
a nessun intruso di entrare anche se uno di loro dichiarava
a gran voce di essere il capo degli Studi Magna. Dave permise
loro di passare, ma disse chiaramente che sino a che lui
non avesse finito di girare non voleva nessuna interruzione, nessuna
conversazione, nessun suggerimento. Quella era una delle
giornate buone e lui stava cercando di riprendere il tempo perduto
che aveva fatto superare lo stanziamento stabilito per il
film.
H. P. e Pryce dovettero accontentarsi di aspettare, silenziosi
e assorti. Pryce non faceva che guardarsi attorno per un qualche
segno di Christopher. Aspettava, sicuro che prima o poi il
suo giovane amante sarebbe apparso.
Quando Dave fin di girare, H. P. si era convinto di una cosa:
quell'arrogante giovane bastardo era bravo, maledettamente bravo!
Sapeva trattare gli attori in maniera superlativa, sapeva sempre
quello che voleva ed era capace di trasmetterlo al film. Le
voci dovevano essere vere.
C'era un sistema per averne la sicurezza. Quando la giornata
di lavoro ebbe termine, H. P. insistette per vedere gli spezzoni
del film cos, al grezzo. Dave non aveva modo di rifiutarsi. H. P.
ed Edmund Pryce sarebbero stati i primi estranei a vedere qualcosa
del nuovo filmato di Via Dolorosa. Era risaputo che Aline
Markham non voleva mai vedere se stessa finch non era stato
fatto il montaggio definitivo in modo da valutare la propria interpretazione
nell'eventualit di dover rifare qualche scena. Quel
giorno insistette per vedere quegli spezzoni incompleti, con H. P.
ed Edmund Pryce. Dave cap che lo faceva per proteggerlo. Se
fosse stata necessaria qualche azione per controbilanciare le critiche
di H. P., lei sarebbe stata l.
Nella sala di proiezione vennero spente le luci. La pellicola
cominci. Dave commentava via via le scene per spiegare quelle
mancanti che sarebbero state girate pi tardi. H. P. stava stravaccato
nella grossa morbida poltrona, la faccia buia nella luce
cangiante che si rinfrangeva dallo schermo. Per quanto odiasse
ammetterlo, quello stava diventando il film che lui aveva immaginato
quando aveva deciso di fare Via Dolorosa. Aveva forza e
reverenza, tuttavia non era un pesante zibaldone in costume.
Era un film drammatico di enorme potenza. Capiva che avrebbe
dovuto rinunciare alla sua vendetta per il prestigio derivante
dall'aver fatto un film di enorme successo di cassetta. Nel viaggio
di ritorno si sarebbe fermato a New York e avrebbe cominciato
a montare l'entusiasmo nel ramo delle catene dei cinema
della Magna. Ricordava vagamente che i suoi avvocati gli avevano
consigliato di non aver contatti troppo diretti col ramo del
cinema, e con Dan Sullavan finch la situazione legale non fosse
stata chiarita.
Ma nella sua mente H. P. aveva deciso, e che la Corte Suprema
andasse a farsi fottere! Non potevano essere contrari a un buon
film religioso. Si sarebbe fermato a New York.
La proiezione fin. H. P. insistette per rivedere il film. Nonostante
che fosse stanco e affamato, Dave acconsent. Sugger alla
Markham di andare, perch la giornata era stata lunga e stressante.
Lei volle restare. La pellicola venne proiettata un'altra volta.
In cinquantasei minuti fin. Quando, nella sala di proiezione,
le luci si riaccesero, H. P. rest seduto, fissando lo schermo e
muovendo il capo su e gi. Tutto quello che concesse fu: -
Buono. Buono questo spezzone.
Ma Dave Cole e Aline Markham scoprirono una cosa molto
pi importante della reazione di H. P. alla pellicola.
Edmund Pryce non era pi nella sala di proiezione. In un qualche
momento, durante la seconda proiezione, era sgusciato fuori
silenziosamente. E Dave e Ali ebbero lo stesso sospetto. Non
indugiarono a scambiare commenti con H. P. Si precipitarono in
strada dove la limousine dello Studio aspettava per riportarli all'Hassler.


CAPITOLO 20.

Il bastone dal pomo dorato batt un colpo autoritario contro la
porta dell'appartamento di Christopher. Visto che non otteneva
risposta, Pryce sbatt di nuovo il bastone con tanta violenza
da intaccare il vecchio legno duro. Alla fine ud il rumore della
chiave che veniva girata. La porta si apr di uno spiraglio. Christopher
Swift, gli occhi vaghi e fissi, sbirci fuori. Quando, dopo
aver cercato di mettere a fuoco la vista, si rese conto di chi c'era,
tent di chiudere la porta, ma Edmund Pryce incastr il bastone
tra la porta e lo stipite. Swift si butt contro la porta spingendo
con tutte le forze.
- Apri, ragazzo! Lasciami entrare! - ordin Pryce.
Swift sent tutta la resistenza sgusciargli via. Indietreggi.
Pryce spinse la porta, la spalanc col bastone ed entr. Richiuse
a chiave dietro di s tirando i paletti in modo che non si potesse
aprire dall'esterno.
Swift and nel salotto che dava sulla scalinata di Piazza di
Spagna. Tent frettolosamente di far sparire le prove della sua
ultima iniezione. Ma Pryce sbatt bruscamente il bastone sulla
mano del giovane, e la siringa usata cadde sul tappeto. Con
la punta del bastone, Pryce se la tir vicino ai piedi. La guard,
poi fiss il giovane.
- Perch, Christopher? Perch?
- Accidenti a te, lo sai perch!
- Io so soltanto quello che ho fatto per te. Ho preso un attore
la cui carriera stava andando alla deriva e ne ho fatto uno
dei pi grandi divi del mondo dello spettacolo.
- Non  tutto qui quello che hai fatto!
- Cos'altro ho fatto? Ti ho amato? S, Christopher, ti amo.
Gli altri li consideravo soltanto come puttane che usavo per il
mio piacere e che spingevo avanti per il mio profitto. Ma tu...
ti amavo. E ti amo ancora.
- Per quello che ci servir a tutti  due - disse Swift amaramente.
- Non devi preoccuparti di questo!  solo una fase transitoria.
Capita anche a uomini normali. O a quelli che si autodefiniscono
normali. Il fisico non c'entra.  tutto nel tuo cervello. E
puoi superarlo, Christopher, se solo ti lasci andare.
- Non posso. Ci ho provato!
- Cos'hai provato? Questa? - domand Pryce, facendo volare
la siringa dall'altra parte della stanza con un solo sprezzante
movimento del bastone. - C' soltanto un mezzo, Christopher.
Accettare quello che sei. Darti pace.
- Quello che sono? O quello che mi hai fatto diventare?
- Quello che mai sarei stato capace di farti diventare se tu
non ne avessi avuto i semi in te. Dicono che io corrompo...
pervertisco, se preferisci questa parola... giovani ragazzi innocenti.
Con promesse di successo. Be', Christopher, devo dirti qualcosa.
Non tutti ci stanno.
Christopher Swift lo fiss, smarrito.
- Esatto, ragazzo. Mi hanno respinto. Pi d'una volta. Solo
quelli che ce l'hanno dentro, cedono. E tu hai ceduto. Io non ti
ho costretto a fare niente. Ti ho offerto la possibilit e tu l'hai
accettata.  questo che ora rifiuti di ammettere. E finch lo farai,
ti sentirai sempre pi portato a questa roba. E ancora di
pi, sino alla fine. Fine che, non c' bisogno che te lo dica, pu
essere orribile.
Aveva disarmato il giovane, gli aveva tolto la sua unica, ultima
difesa.
-  veramente inutile lottare. Siamo quello che siamo. E
non dobbiamo vergognarcene.  per questo che sei un divo. La
gente reagisce a quella parte di te che  sensibile, tenera, vulnerabile.
 questo che amano in te. Sei come loro. Perch nel loro
intimo tutti gli uomini sono sensibili, teneri, vulnerabili. Ma il
mondo non gli permette di rivelarlo.
Pryce scrut gli occhi di Christopher Swift. Si stavano ribellando
a lui, anche se il giovane non si era mosso. Se voleva vincere,
Pryce doveva agire subito. Gli parl con pi dolcezza.
- Torna a casa, ragazzo. Torna da me. Smettila di lottare.
Mettiti in pace con te stesso. Perch io ti amo. Anche se non potrai
pi recitare, io ti amer lo stesso e avr cura di te per tutto
il resto della tua esistenza. Ti do la mia parola: tu sei il solo
che io abbia veramente amato. L'unico. Devi averlo certamente
capito. Christopher?
Christopher gli volt le spalle. L'altro allung il pomo dorato
del bastone e lo premette con forza contro la schiena del suo protetto
facendolo voltare finch non furono l'uno di fronte all'altro.
Pryce fiss negli occhi vitrei.
- Dio, ragazzo, come ti sei ridotto.
Abbracci il giovane, lo tenne teneramente tra le braccia. Swift
lo lasci fare. Poi si mise a piangere.
- Cos va bene, figliolo. Piangi. Ti aiuter. Quando avrai
smesso di piangere, parleremo di tutto. Questo non  la fine di
niente, ma il principio. Vengo adesso dallo Studio dove ho visto
la pellicola. Sei meraviglioso. Ogni tuo briciolo di tenerezza
emerge. Ogni linea sensibile della tua faccia, ogni espressione
dei tuoi occhi  l nel film, a colori, ed  stupendo. Sei solo al
principio della carriera. Vincerai un Oscar con questo film, ragazzo.
Gli unici problemi che hai, te li sei creati da solo. Dobbiamo
arrivare in fondo a questo'film. Dobbiamo farti uscire
da questa micidiale abitudine. E dobbiamo far s che tu riesca
ad accettare chi sei, cosa sei, e il fatto che siamo legati l'uno
all'altro, da un amore pi forte di quello che pu esistere tra
uomo e donna. Non c' niente di cui vergognarsi, Christopher.
Una volta che l'avrai accettato, capirai che c' qualcosa di meravigliosamente
dolce in tutto questo.
Sollev dolcemente la faccia lacrimosa del giovane. Lo baci
sulle labbra. Swift non fece alcuna resistenza. Si sentiva tranquillo
e al sicuro nelle braccia dell'uomo pi anziano. Gli sembrava
pi facile cos che lottare contro di lui. O era l'eroina che
lo rendeva cos calmo e arrendevole?
Per il momento Edmund Pryce non vi diede soverchia importanza.
Gli era capitato altre volte con altri giovani divi. Ma
alla fine era riuscito a persuaderli. Come avrebbe persuaso Christopher
Swift.
Peccato che il ragazzo fosse sotto l'influenza della droga.
Avrebbe reso le cose pi difficili. Difficili o no, bisognava darsi
da fare subito.
Lentamente, e con la dolce sollecitudine di una mamma, Edmund
Pryce spogli Christopher Swift dei suoi indumenti, finch
lui non vi rest ritto in mezzo. Edmund Pryce guard il giovane
corpo snello che gi mostrava l'effetto dei lunghi periodi di
droga, dieta malsana e mancanza di sonno. Ci sarebbe voluto un
sacco di tempo e di cure per riportarlo a come era stato quella
prima volta. Ma Pryce era sicuro di farcela.
- Stai dritto, ragazzo - disse dolcemente.
Swift fece uno sforzo per stare eretto.
- Fiero, ragazzo! Dritto! - Lo pungol gentilmente col suo
bastone dal pomo dorato. Swift si drizz un poco.
Pryce guard i genitali di Swift, raggrinziti, mosci, vinti. Mise
da parte il bastone, scivol sulle ginocchia davanti a lui, lo afferr
per le cosce e se lo port cos vicino da poterlo baciare.
Swift non tent di divincolarsi. Si sentiva pi sicuro tra le braccia
forti di Pryce di quanto si era sentito quando era libero.
Quasi desiderava di poter rispondere all'uomo.
Pryce prese il membro nella sua mano, teneramente, cominci
a manipolarlo con delicatezza, cercando di suscitare una
scintilla di reazione. Per un breve attimo entrambi furono consapevoli
di un leggerissimo pulsare che avrebbe potuto portare
a un'erezione.
In quel momento si ud un forte bussare alla porta.
- Non rispondere! - ordin Pryce con un bisbiglio. - Fingiamo
di non esserci.
- Chris! - grid Dave Cole attraverso la porta ermeticamente
chiusa. - Chris, ci sei? Sei solo?
Il giovane non rispose. Edmund Pryce si alz rapidamente in
piedi, fece segno a Christopher di vestirsi alla svelta. Frettolosamente
si rivest anche lui. Il bussare riprese.
- Chris? Mi senti? - domand Dave.
Swift non rispose. Poi ud la voce di Aline Markham. -
Chris, sono io - disse pi piano che poteva ma tanto da farsi
udire. - Apri la porta. Ti prego.
Visto che non otteneva risposta, lei ritorn a quel tono che
aveva usato per spronarlo a muoversi in quella scena cruciale
di prova nel film.
- Fammi entrare, figlio mio.
Christopher Swift non pot resisterle. Si avvi verso la porta.
Edmund Pryce alz il bastone per fermarlo, ma Swift spinse via
il bastone e continu ad avanzare verso la porta e l'apr. Dave
e la Markham si precipitarono nella stanza. Edmund Pryce se ne
stava l, alto e spavaldo, fissando astiosamente Dave.
- Fuori di qui! - ordin Dave.
- Non credo che lei abbia l'autorit di darmi un ordine simile
- disse Pryce con aria sicura. - Potr comandare i suoi
attori sul set. Ma qui soltanto una persona pu ordinarmi di uscire
da questa stanza. Soltanto una. - Si volt fiduciosamente
verso Christopher Swift. - Ragazzo?
Swift non rispose.
- Diglielo! - comand Pryce. Visto che Swift continuava a
tacere, Pryce riprese: - Ci che si rifiuta di dire  che finalmente
si  rappacificato con la situazione. Sta guarendo delle difficolt
che lo hanno portato a questa spaventosa abitudine. - Indic
col bastone la siringa usata nell'angolo. - Diglielo. O devo
farlo io?
- Chris? - fece Dave. Ma non ottenne risposta.
- Siamo perfino quasi arrivati a risolvere l'altro suo problema
che presumo conoscerete. Reagisce. Infatti, se non vi foste
precipitati qui... Diglielo, ragazzo!
Invece di rispondere a Edmund Pryce, Christopher Swift url.
Url, un urlo bestiale e angosciato e, fuggendo dalla stanza, infil
il lungo corridoio. Non si ferm davanti all'ascensore, ma
prese le scale e corse gi. Dave gli si precipit dietro, ma non
riusc a raggiungerlo sul pianerottolo.
Lasciata sola nella stanza con Edmund Pryce, Aline Markham
si volt verso di lui e disse senza alzare la voce: - Se ne vada
da questo albergo. Da questa citt. Da questo paese. Stasera! Se
domani sar ancora qui, l'ammazzer io personalmente!
Edmund Pryce non aveva motivo di dubitare delle sue parole.
Si avvi verso la porta aperta, si ferm e si volt per dirle:
- So cosa prova nei miei confronti. Ma io amo quel ragazzo. Lo
amo. - Fu una confessione patetica.
Christopher Swift schiv David Cole. Arriv all'atrio dello
Hassler, attravers di corsa l'atrio principale, scagli per terra
il portiere nella sua fuga e vol gi per la scalinata di Piazza di
Spagna. Dave Cole gli correva dietro, urlando. Ma quando arriv
in cima alla scalinata, di Swift non c'era pi nemmeno l'ombra.
Dave lo aveva perso. E con lui, molto probabilmente, aveva
perso il suo film.
Erano le due passate del mattino. Nell'appartamento di Dave
stavano tutti l ad aspettare una telefonata da Cortese, dalla
polizia, da chiunque potesse dare notizie di Christopher Swift.
H. P. aspettava con loro. Mostrava una grande preoccupazione.
Ma dentro di s provava brividi di soddisfazione. Dopotutto,
nella sua vendetta, avrebbe avuto l'ultima parola con Dave Cole.
Aline Markham si rivolse a H. P. in tono accusatorio: - Non
avrebbe mai dovuto permettere che Pryce venisse qui!
- Come potevo saperlo? - disse lui. - Nessuno mi aveva
detto niente di tutto questo! Mai saputo nulla della droga. Me
lo avete tenuto nascosto.
Il che non era vero perch Cortese lo aveva sempre tenuto al
corrente di tutto. Ma per il momento n Dave n la Markham
potevano contestarglielo.
- Dove diavolo  Cortese? - domand Cole per la centesima
volta. - Ci deve pur essere qualche notizia!
Ma non ce n'era, e Dave sapeva che non ce n'era. E anche se
vi fosse stata, se avessero trovato Christopher Swift, in quali
condizioni sarebbe stato? Avrebbero potuto riprendere a girare?
Presto. O mai. Poi si volt e gli cadde lo sguardo su H. P.
e Dave disse dentro di s: Ha ragione lei. Ha ragione Sybil.
Ha sempre avuto ragione. La vita di un giovane  in pericolo e
io continuo a chiedermi se potr finire il film. Il film! Per me
ora  diventato pi importante di una vita umana. Disprezzava
H. P. Koenig per averlo ridotto ad avere simili pensieri in un momento
come quello. E si disprezzava ancora di pi per averli.
Squill il telefono. Era Valerie Bristol, ed era in lacrime. La
polizia l'aveva svegliata e le aveva fatto un sacco di domande.
Ecco come aveva saputo della sparizione di Chris. Non se la sentiva
di stare sola. Poteva venire nell'appartamento di Dave e
aspettare l con loro?
- Ma certo, cara. Vieni subito!
Era passata un'altra ora. C'erano state due telefonate da Dino
Cortese, nessuna incoraggiante. Avevano controllato agli aeroporti.
Swift non aveva lasciato il Paese. Dave lo sapeva perch aveva
cercato e trovato il passaporto, i documenti e il denaro di
Swift in un cassetto.
Senza denaro e senza eroina, presto il tempo sarebbe stato il
fattore dominante. Dave si rivolse alla Markham e a Valerie
Bristol.
- Quando andavate a cercargli la droga, come facevate a
sapere dove trovarla?
- Ce lo diceva lui. Da Doney. Ci si siede a un tavolino l
davanti e si aspetta. Qualcuno spunta da un angolo e fa un
segno. Lo si segue in un vicolo. Gli si d il denaro e lui ci d le
bustine. Lui deve andare via per primo. Questa  la regola. Bisogna
restare nel vicolo finch quello non  sparito. Cos  pi
protetto.
- E se non si fa cos?
- La prossima volta non si far vedere. Nessun tossicomane
pu rischiare una cosa del genere.
Dave medit un attimo. - Sta bene. Venite con me.
- Dove?
- Andiamo ad aspettare davanti a Doney.
-  chiuso a quest'ora - protest Valerie.
- Con sicurezza sappiamo soltanto una cosa. Lui  legato a
un filo, un cordone ombelicale di eroina. Non pu che andare
in due posti. Qui, o da Doney. Se viene qui, la polizia lo arresta.
Se va l, ha bisogno di noi.
Dave e Valerie si avviarono verso la porta. Aline Markham
grid: - Aspettatemi!
H. P. Koenig fu lasciato nell'ampio salotto. Si appoggi allo
schienale della poltrona, soddisfatto. Dave Cole stava girando a
vuoto. Il suo film era spacciato. Nel frattempo la hostess italiana
era nel suo appartamento. Quella ragazza con i seni divini. Non
doveva farla aspettare.
Via Veneto era deserta e silenziosa. Pass un taxi randagio,
vuoto. Nella notte nebbiosa i lampioni si distinguevano a malapena.
Davanti a Doney, buio e chiuso, le sedie erano ammucchiate
sui tavoli. L'aria notturna era fredda e anche umida. Si
sedettero a un tavolino. Dave Cole. Valerie Bristol. Aline
Markham. La faccia della Markham era magra e sparuta per quella
veglia. Valerie Bristol non sembrava nemmeno pi tanto giovane
n tanto bella. Dave Cole fissava nella notte, scrutando ogni strada
che portava in Via Veneto, ogni vetrina, ogni vicolo. Con
occhio indagatore, come quello d'una macchina da presa, esplorava
senza posa la buia, umida strada. Passarono due auto della
polizia e si fermarono per osservarli. Quando si resero conto che
nessuno di loro era l'attore che cercavano, si allontanarono.
Erano ore che Christopher Swift era scappato via. Ormai doveva
stare parecchio male. A meno che non avesse fatto qualcosa
di drastico contro se stesso. Non c'era da sapere cosa poteva
fare un uomo tormentato com'era stato lui negli ultimi minuti in
cui lo aveva visto Dave.
D'un tratto un rumore e un'ombra in uno dei vicoli. Tutti e
tre drizzarono le orecchie.
- Chris? - chiam Dave senza alzare troppo la voce.
L'ombra si ritrasse nel vicolo. Dopo un poco l'uomo rifece
capolino. Dave non lo riconobbe. Chiunque fosse non era certo
Christopher Swift. Ora l'uomo si fece pi avanti. Dave pens
che magari aveva qualche informazione da dare. S'incammin
verso di lui. Ma l'uomo glielo imped dicendo con un forte accento
italiano: - Non lei! La ragazza!
Dave medit un istante, poi fece segno a Valerie di andare.
Lei spar nel vicolo ma vi si trattenne poco. Quando torn disse:
- Mi conosce. Ho comprato da lui altre volte. Credeva che volessimo
roba.
- Non sa niente di Chris?
- Non sapeva neppure che era sparito.
Ripresero ad aspettare. Dave cominci a pensare. Cosa sarebbe
successo se Chris fosse tornato all'albergo e si fosse arreso
alla polizia? Ma non c'era modo di saperlo. Un'altra auto
della polizia pass velocemente. Evidentemente la ricerca continuava.
Aspettarono. La Markham non faceva che parlare di Pryce.
- Il bastardo! Il bastardo! Il bastardo!
Valerie, che tremava di freddo, cominci a piagnucolare. Dave
le mise un braccio sulle spalle per darle pi calore e conforto
che poteva. Era poco pi di una bimba... una bimba fisicamente
matura, voluttuosa. Lei premette il viso sulla sua spalla.
Un carretto tirato da un cavallo pass chiassosamente: uno
strano fenomeno in quell'ra di automobili. Il rumore, lontano,
pareva irreale.
- Forse  tornato all'albergo - disse Valerie.
- Se  tornato  al sicuro - disse la Markham. - Ma se
non l'ha fatto, potrebbe venire qui e in tal caso sarebbe disperato.
Valerie fece per stringersi di pi a Dave. Mentre cos faceva,
si ferm improvvisamente, guardando oltre le spalle di lui. Dave
guard nella stessa direzione. C'era una figura l, nell'oscurit
nebbiosa. Magra, curva, camminava strisciando contro il muro
che portava in un vicolo. Poteva anche essere Chris. Dave si
stacc da Valerie e and verso la figura. Ma quella si volt e scapp
via.
Dave infil il vicolo senza nemmeno pensare che poteva cadere
nella trappola tesa da ladri notturni. Segu la figura gi per
il lungo e stretto vicolo finch non la raggiunse e la mise con le
spalle al muro. L'uomo cercava di nascondersi raggomitolandosi.
- Chris?
Allora lui si gir, alz il viso e grid: - Aiutami, Dave! Per
amor di Dio, aiutami! - E a quel punto croll e cominci a gemere
per il dolore. Dave lo prese tra le braccia e lo port verso
la strada. Durante tutto il tragitto gli sussurr: - Non ti preoccupare,
ragazzo. Andr tutto bene. Andr tutto bene, ora.
- Il dolore, Dave.  il dolore.
Si liber per un istante, si appoggi al muro e vomit. Dave lo
sorresse poi gli asciug le labbra.
- Forza, ragazzo. Prima si torna all'albergo e prima potremo
far qualcosa per alleviarti il dolore.
Christopher Swift fiss Cole nel buio e domand: - Lui  la?
- Se n' andato. Ha lasciato la citt.
Quella risposta gli bast. Segu Dave prontamente.
Tutti e quattro, a piedi, si avvicinarono all'Hassler lungo la
stretta strada fiancheggiata da negozi. Davanti all'albergo c'erano
diverse auto della polizia. Insieme ai poliziotti c'erano giornalisti
e fotografi. Evidentemente la notizia si era sparsa.
Dave si ferm. - Non possiamo esporlo a una faccenda del
genere. No, nelle sue condizioni. Bisogna tenere a bada questa
folla di avvoltoi. Ali, tesoro, tu sei la sola abbastanza importante
da toglierci dai guai.
- Non ti preoccupare. Me la vedo io. Sgusciate dentro dal
retro e andate su nel suo appartamento.
Aline Markham acceler il passo per superarli. And dritta
verso la folla di fotografi e giornalisti. Quando arriv entro il
fascio di luce sotto il baldacchino dell'albergo, la riconobbero.
Le lampade al flash cominciarono a esplodere. Le domande si
incrociarono, in inglese e in mezza dozzina di altre lingue. Il
nome Swift era in tutte.
Lei si ferm, inclin la testa con aria perplessa, interrogativa.
- Cos' successo a Christopher Swift? - domand, come se
fosse completamente ignara della sua sparizione.
Finalmente, quando mezza dozzina di uomini, in quattro lingue
diverse tutte insieme, le spiegarono i fatti, sembr che lei
capisse. Sorrise timidamente.
- Signori, temo che siate stati sviati da un press agent molto
ingegnoso. Non era Christopher Swift che era sparito: ero io.
Quella frase scaten un'ondata di reazioni di sorpresa e nuove
domande. Dov'era andata? E perch? Lei sorrise affrettatamente.
- Devo fare io il vostro lavoro?
- Ah, un uomo!
La Markham non neg.
- Ma, e... - aggiunse uno dei giornalisti, riferendosi naturalmente
all'amico di Hollywood.
- Ora potete capire perch dovevo per forza sparire.
Sebbene, confesso, non mi aspettassi una simile accoglienza.
Buon Dio, che fatica per avere una piccolissima avventura amorosa!
Tanto varrebbe far l'amore nella navata centrale di San
Pietro!
- E l'uomo? - domand direttamente un giornalista italiano.
- Per il bene del suo governo non riterrei saggio far nomi
- disse lei, serissima.
Immediatamente segu un'altra valanga di domande, mentre
i giornalisti annusavano la possibilit di un colpo sensazionale.
- Ora davvero ho gi detto troppo - protest Aline Markham
ponendo fine all'improvvisata conferenza stampa. Fece per
avviarsi verso l'ingresso dell'albergo, ma molti giornalisti le bloccarono
il passo. Lei li fiss come solo Aline Markham sapeva
fare. Quelli le lasciarono il varco ritirandosi come le acque del
Mar Rosso. Lei entr a gran passi nell'atrio davanti al portiere
sbalordito, al facchino e agli impiegati notturni. And direttamente
verso l'ascensore e premette il pulsante per l'appartamento
di Christopher Swift.
Dave e Valerie erano sgattaiolati con Chris dal retro passando
davanti agli inservienti delle cucine che stavano preparando i
vassoi per le colazioni. Dave manovr l'ascensore di servizio fino
al piano di Chris. Valerie and avanti per assicurarsi che nelle
sue stanze non vi fosse nessuno. Dave trascin il giovane attore,
che era piegato in due dal dolore, verso la salvezza e l'isolamento.
Una volta entrati, Christopher, parlando con voce ansimante
e affannosa, istru Dave. E mentre Valerie reggeva Chris, Dave
esegu gli ordini e per la prima volta in vita sua fece un'iniezione
a qualcuno.
Di l a pochi minuti il dolore di Swift si plac. Le sue labbra
smisero di tremare. Parve rilassarsi. Valerie continu a reggerlo
finch lui non fu tranquillo e in pace.
A quel punto, Aline Markham, che si era sganciata dalla folla
di giornalisti, arriv nell'appartamento di Swift. Osserv la situazione
e si diede subito da fare. Chiam il Servizio Camere. Le
risposero che era troppo presto, ma lei, urlando ordini, riusc a
farsi obbedire immediatamente. Entro quindici minuti una buona
colazione calda venne portata su. Uova e prosciutto e panini
croccanti e caff bollente.
Poi, come se stesse imboccando un bambino, Aline Markham,
che non avrebbe mai avuto figli, imbocc Christopher Swift.
Spronato dalle sue mani gentili ma autoritarie, lui mangi. Quando
fu sazio, Valerie lo port nella camera da letto. Gli rest accanto
tenendogli la mano finch non si fu appisolato.
Come da istruzioni ricevute, Dino Cortese and
nell'appartamento di H. P. Koenig appena seppe che Christopher Swift era
tornato in albergo. Koenig era accoccolato sul seno della hostess
italiana quando fu interrotto dal bussare alla porta. Imprecando
contro chiunque fosse, torn al suo piacere. Quando il bussare
si ripet, scese dal letto caldo brontolando e, avvolgendosi nella
vestaglia di seta, and a rispondere. Attraverso la porta chiusa
a chiave parl con Cortese, ascolt l'importante informazione
e torn dalla sua hostess che non faceva che domandargli quando
avrebbe avuto il suo provino e se sarebbe stato a Hollywood.
Lei non era mai stata a Hollywood: l'Alitalia non aveva voli diretti
per Los Angeles.
H. P. Koenig non ascoltava nemmeno il suo chiacchierio che
era per met in inglese e per met in italiano. Cominci a vestirsi.
Quando lei protest, volendo assicurarsi il futuro con altra
attivit sessuale, lui non si cur nemmeno di risponderle.
Dopo essersi vestito, si scrut il viso per vedere se aveva bisogno
di radersi per l'occasione e raggiunse un compromesso con
una spruzzata di costosa colonia francese.
Si gir verso la ragazza italiana che seguitava a protestare e
le disse: - Levati dai coglioni, quando torno qui non ti voglio
ritrovare!
Buss rumorosamente alla porta dell'appartamento di Swift.
Dave lo fece passare dicendo: - Stia calmo. Stiamo cercando di
farlo dormire.
- Dormire? - domand H. P. - Perch?
- Avr bisogno di dormire parecchio prima che io possa farlo tornare a lavorare - disse Dave. - Non domani. Ma tra qualche
giorno.
- E cosa succede se non potr pi lavorare?
- Non si preoccupi, me la vedo io con lui. Mi dia solo un po'
di tempo.
- E intanto?
- Girer le scene dove lui non deve apparire. Ne abbiamo
tante altre.
- Scene? Quali scene?
- Scene! - sbott Dave, cominciando ad arrabbiarsi. -
Scene del film.
- Quale film? - volle sapere H. P.
- Cosa vorrebbe dire con quale film?
- Se ti riferisci a un film intitolato Via Dolorosa, Christopher
Swift non  in grado di finirlo.
- Io sono convinto di s! - insistette Dave.
- E io sono convinto di no! A causa della malattia di Christopher
Swift, quel film ha finito i suoi giorni. La compagnia di
assicurazione coprir le perdite.
Aline Markham si alz di scatto. Sentendosi sfidato, H. P. si
volt. - S, mia cara. Chiuso, Finito. Cancellato. Abbandonato.
Qualunque parola lei voglia usare, il risultato  lo stesso.
- Ci abbiamo lavorato tanto e duramente - protest lei -
tutti noi.
- I film non si fanno col lavoro duro. Si fanno con i quattrini.
D'ora in avanti non ci sono pi quattrini per un film catastrofico
chiamato Via Dolorosa.
- Non pu farlo! - rugg Dave.
- Invece l'ho fatto - ribatt H. P. con voce bassa che
era pi convincente dei suoi soliti urli. Perch ora si sentiva
molto compiaciuto. Non solo aveva la sua vendetta, ma aveva
anche evitato un disastro finanziario scaricando il peso sulla compagnia
di assicurazione che copriva i divi di tutti i film Magna.
- Non glielo permetter - disse Dave.
- Tu non me lo permetterai? - domand H. P., godendo ancora
di pi il suo colpo ora che aveva scoperto quanto profondamente
Dave si fosse impegnato a fare di quel film un successo.
- Come credi di impedirmelo?
- Trover un altro finanziatore. Ci sono case cinematografiche
italiane che lo finanzierebbero.
- Operatori da due soldi. Non esiste un finanziatore, a Roma,
per finire questo film. E anche in tale eventualit, io non gli
venderei il metraggio della pellicola gi fatto.  della Magna!
 mio! E non  in vendita! Il film  chiuso.
- Pezzo di bastardo! - esplose Dave. - Bastardo figlio di
puttana! Lei vuole rovinarmi, rovinare me! Non se la prenda
col film.
- E perch dovrei volerti rovinare? - domand H. P. con
aria candida.
- Perch ho fatto l'amore con sua figlia!
- Non capisco di cosa stai parlando! - url H. P., mentre la
faccia gli diventava paonazza per la rabbia.
- Davvero? Albert Grobe lo sa! Sybil lo sa! Hanno tentato
di avvertirmi... - Dave si rese immediatamente conto di essersi
lasciato sfuggire un'ammissione che avrebbe potuto incriminare
altri, specialmente Albert Grobe.
H. P. fiss astiosamente e a lungo Dave Cole. - Non ho la pi
pallida idea di cosa stai cianciando. Io so soltanto che un giovane
di nome David Cole aveva avuto l'occasione di diventare produttore-regista
di un importantissimo film.  venuto qui a Roma
e ha trovato una situazione di cui avrebbe dovuto far subito rapporto
al capo dello Studio... e cio che il protagonista principale
era sotto l'influenza della droga. Il film doveva essere abbandonato
allora. Invece lui ha sprecato quasi mezzo milione di dollari
in pi del denaro della societ ingannandomi. Io ho il dovere
verso la compagnia e gli azionisti di assicurarmi che non
sprechi pi neanche un centesimo.  mio dovere chiudere questa
produzione!
- Io posso salvare questo film, se me ne d la possibilit.
- E io sono d'accordo con lui! - esclam la Markham, gli
occhi lampeggianti di sfida.
- Con lui? - domand H. P. indicando la porta della stanza
dove Christopher Swift stava dormendo. - Mi dispiace. Io
devo proteggere i miei azionisti. Il film  chiuso!
H. P. era deciso e irremovibile. E aveva anche detto chiaramente
la storia che avrebbe fatto circolare a Hollywood entro
quarantotto ore: che David Cole era uno sprecone, disonesto nei
riguardi dello Studio, che aveva agito pericolosamente continuando
a girare con un attore disadatto e che certamente non'era il
tipo di cui nessuna compagnia si poteva fidare.
Quella sarebbe stata la ragione pubblica che H. P. avrebbe
diramato per concludere il contratto con Dave. Alla fine il vecchio
bastardo avrebbe avuto la sua vendetta.
Dave Cole e Aline Markham restarono in silenzio per un po'.
Alla fine lei disse: - Potrei rivolgermi alla Paramount. Mi stanno
dietro da tanto tempo per farmi firmare un contratto con loro
non appena fosse scaduto il mio contratto con la Magna.
- Non si pu ricominciare tutto daccapo. Abbiamo bisogno
di quel metraggio di pellicola. Ma grazie comunque - rispose
Dave.
Valerie usc dalla camera da letto di Chris per annunciare a
bassa voce: - Dorme.
Poi domand cos'era successo con H. P. e loro glielo raccontarono.
Lei stramazz su una sedia, triste, bella e scoraggiata. -
Si potrebbe continuare, lavorare senza stipendio. Dobbiamo finire
il film. Sarebbe un peccato che tutto quel lavoro andasse sprecato.
- Grazie per l'offerta, ma H. P. aveva ragione su un punto:
non possiamo sapere di cosa sar capace Chris, ora. Quel bastardo
di Pryce!
- Cosa gli succeder ora, a quello? - domand Valerie.
- Continuer a cavar fuori divi dai suoi amanti, immagino.
Finch non diventer troppo vecchio o qualcuno non lo uccider
- disse Dave. - Un giorno o l'altro qualcuno lo far.
- Io alludevo a Christopher.
- Non pu tornare negli Stati Uniti. Impossibile, nelle condizioni
in cui si trova. Si rovinerebbe completamente. Cercher
di convincerlo a entrare in una clinica in Svizzera per disintossicarsi.
- Se potesse finire il film, servirebbe? domand Valerie.
- Se lui potesse lavorare di nuovo, e se noi potessimo ottenere
il denaro e se riuscissimo a farci lasciare il metraggio della
pellicola girata da H. P. - disse Dave, con una voce che faceva
chiaramente capire l'impossibilit di tutto quanto.
- Ma se lui potesse lavorare di nuovo? - insistette Valerie.
- Aiuterebbe moltissimo. Potrei escogitare un qualche sistema
per costringere H. P. a lasciare gli spezzoni - azzard Dave...
non perch ci credesse, ma per consolare la giovane attrice che
se l'era presa ancora pi a cuore di lui stesso e della Markham.
Valerie annu.
- Ali, cara, vai a dormire un po' - disse Dave.
La mancanza di sonno e gli avvenimenti della notte pesavano
sulla nobile faccia di lei. La donna annu, si alz, si avvicin a
Dave, lo baci sulla gota e gliela carezz.
-  sempre la stessa storia con gli attori. Sia che si trovino
nelle peste a Oshkosh perch qualche delinquente di produttore
 scappato con gli incassi, o che si trovino nelle peste perch un
velenoso bastardo  scappato con il loro film,  sempre il povero
fesso d'un attore che la piglia in tasca. A volte mi chiedo perch
non ho fatto la maestra. O il medico, come voleva mio padre. -
Sorrise pallidamente, stancamente. - Te l'ho mai detto, Davie?
Quando gli annunciai che volevo fare l'attrice, lui mi disse:
Ali, tesoro, non sei abbastanza bella. Iscriviti a medicina. Diventa
medico. Non ti angustiare per qualcosa che non potr mai
essere.
Lasci Dave e Valerie Bristol.
- Anche tu faresti meglio ad andare a dormire - disse Dave.
Valerie annu ma non si mosse. - Aiuterebbe se Chris potesse
lavorare di nuovo?
- Non lo so - rispose Dave onestamente. - Sono troppo
stanco per pensare. E troppo rimbecillito per capire qualcosa.
Forse domattina sar pi in gamba. Vai a dormire.
- Dormir qui. Se si sveglia avr bisogno di me.
Dave scrut il suo bel viso a forma di cuore e i suoi occhi viola
cos colmi di compassione per Christopher.
- Tesoro, non sei mica innamorata di lui?
- Non lo so. Ma quello che gli sta capitando m'importa talmente
tanto da farmi male.  amore questo?
- Abbastanza vicino - disse Dave. - Pi vicino di quello
che un sacco di gente chiama amore. Darei l'anima perch qualcuno
provasse qualcosa del genere per me.
Le prese la mano, la tir su in piedi. Era bellissima e cos vulnerabile.
La baci delicatamente e disse: - Non permettere a
nessun uomo di abusare di te.
Lei annu. Dave la lasci per tornare nelle sue stanze. Ma sapeva
che non avrebbe dormito. Sarebbe stato alzato per quel
poco che restava della notte cercando un qualche sistema per
salvare il suo film. A quel punto si accorse che era arrivato a
pensare a quel film come il suo film.
Valerie Bristol sedeva sola nell'enorme salotto di uno dei pi
sontuosi appartamenti dell'Hassler. Christopher Swift dormiva
nella stanza accanto. Lei si sdrai su uno dei divani di broccato
e si raggomitol nella posizione in cui dormiva da quando era
bambina.
Stanca ma eccitata, era inquieta e spaventata. Dal momento
in cui lei e la Markham avevano scoperto il vizio di Chris, fino
alla conturbante decisione di H. P., era passata attraverso terrificanti
esperienze. Bella com'era, protetta dai contratti degli Studi
com'era sempre stata, il fatto di essere lasciata andare alla deriva
nel bel mezzo di una produzione era troppo per lei. S, sarebbe
tornata a casa. Il contratto attuale sarebbe durato ancora
due anni. Ma prima il lavoro in se stesso non le era mai importato
tanto. Finalmente aveva avuto l'impressione di averla fatta
finita di essere soltanto una bella bambina, ma di star diventando
un'attrice. Tutt'un tratto la possibilit le veniva strappata
via. Sarebbe stata disposta a finire il film senza stipendio, pur
che ci fosse un film. E Dave aveva ammesso che se Chris fosse
stato in grado di lavorare di nuovo, ci sarebbe stata una possibilit.
E se c'era una possibilit...
Valerie Bristol si alz dal divano e attravers silenziosamente
la grande stanza. Arriv alla camera da letto di Christopher
Swift. Lo ud respirare tranquillamente. Gir la maniglia piano
piano per non svegliarlo. A tentoni attravers la camera buia e
and nel bagno. Una volta l dentro chiuse la porta e accese
la luce.
Si guard nello specchio. Era bella, pens, senza vanit. Troppa
gente glielo aveva detto, sia uomini sia donne. Lei conosceva
ogni difetto del suo volto e del suo corpo, ma a quanto pareva
nessuno se ne accorgeva e nessuno ci faceva caso: di solito
restavano ammaliati dai suoi occhi viola. Lentamente si tolse gli abiti,
pezzo per pezzo, finch non fu completamente nuda. Esamin
il suo corpo, i suoi seni che erano cos giovani, saldi e alti. Qualunque
sala attraversasse, gli uomini glieli fissavano con sguardi
famelici. Doveva esserci qualche potere magico in essi per far
reagire gli uomini in quel modo.
Nuda, si gir, spense la luce e apr la porta dolcemente. Entr
nella camera, distinse la sagoma scura del letto. Si avvicin, vi
rest accanto, ascoltando il respiro sereno di Chris. Tir gi le
coltri e s'insinu nel letto accanto a lui, piano piano per non
svegliarlo. Lo abbracci e premette il corpo caldo contro quello
di lui. Le bastava tenerlo tra le braccia in quella maniera, a
lungo. Nel sonno, lui si rese conto della sua presenza e senza
svegliarsi si gir dalla sua parte. Lei lo strinse a s permettendo
al magro viso di lui di appoggiarsi contro i suoi seni. Sent che
i suoi capezzoli si drizzavano. Lo strinse pi forte. Lui la circond
con un braccio. Restarono cos per un po' finch lei scivol
nel sonno. Ma presto si svegli sempre abbracciata a lui.
Allung la mano e trov il suo membro caldo, moscio, flaccido.
Lo carezz dolcemente con la punta delle dita. Lui non diede
segno di vita. Si mosse nel sonno, inquieto, ora, e tormentato.
Ma lei non si ferm. Apr la mano e lo prese tutto, premendolo
teneramente come per farlo tornare in vita. Lui rest inerte, impotente.
Poi si svegli e parve stupito di trovarla l. Lei lo strinse forte
sussurrando: - Non aver paura. Non aver paura di me.
Lui non lott contro di lei. Lei giocherellava delicatamente,
dolcemente, senza fargli fretta, ma vezzeggiandolo, senza esigere
niente, ma contenta di aspettare.
Lui continuava a dire: - No, no, non... non ce la faccio...
non posso... - Lei soffoc le sue proteste con un bacio. Lui non
le restitu il bacio, le permise soltanto di tenere le labbra umide
sulle sue. Con la lingua, lei riusc a fargli aprire la bocca e vi
penetr. Lui tent di ritrarsi ma lei gli tenne la testa con forza
e premette il suo corpo fragrante e voluttuoso ancora di pi
contro quello di lui. Ora Chris non protestava pi, ma neppure
reagiva. Rest prigioniero, inerte, tra le sue braccia.A un certo punto cominci a piangere dicendo piano: -
Ecco... finito... niente di niente.
Lei gli prese le mani e se le port sui seni spingendo i capezzoli
eretti tra le sue dita. Quando anche cos non suscit alcuna
reazione, lo lasci dolcemente e scivol gi, nel letto, la testa
sui fianchi di lui.
Chris s'irrigid tutto, spaventato. Tent di ritrarsi. - No. 
quello che faceva lui! Faceva sempre cos!
- Zitto - disse lei. - Non aver paura di me. Ti prego,
Chris, non aver paura di me. Abbi fiducia in me. Amami. E se
non puoi amarmi, lascia che ti ami io. Ti prego. Ti prego!
Lui cedette, non fece pi alcuna resistenza. Lei si alz sopra
di lui finch non gli fu a cavalcioni. Chinandosi verso di lui,
cominci a ondeggiare avanti e indietro, mentre i suoi capezzoli
giocherellavano contro la giovane pelle morbida di lui come dita
tentatrici. Poi lei si port pi gi finch non trov la parte
inerte e sfatta di lui. Rest cos un istante, poi con i seni vibranti
avvilupp completamente i genitali. Con le mani li premette e
li tenne l tra i seni, al caldo e al sicuro.
Lui allung la mano per trovare la faccia di lei e vi pass le
dita valutandone la bellezza come avrebbe fatto un cieco. Le
dita si fermarono sulle labbra, e lei le baci.
- Chris! Chris!... Amami... lasciati amare... - implor.
Chris scosse il capo, impaurito, non osando provare. Lei premette
ancora pi forte con i seni. Piano piano la sua resistenza
diminu. Sembrava almeno contento di lasciarsi tenere cos.
Lei pos la gota sulla pancia magra e piatta di lui finch le parve
di sentire una vibrazione nei seni. Non dentro di lei, ma dentro
di lui. Lentamente, gradatamente, cullato dai seni di lei, il suo
membro cominci a pulsare, a tornare in vita. Lei non fece niente,
non disse niente. Di l a poco, divenne pi grosso, pi saldo.
E alla fine si eresse completamente.
Con un movimento e senza una parola lei gli fu sopra in modo
che potesse penetrare dentro di lei, pronta a riceverlo. Poi cominci
a muoversi lentamente, cercando la sua reazione. Lui rimase
immobile. Ma finch restava cos, bastava. Lei avrebbe
fatto il resto. Si mosse dolcemente attirandolo sempre di pi
dentro di lei, poi ritraendosi leggermente, finch sent che cominciava
a rispondere. Quando Chris allung le mani per abbracciarla
e stringerla con forza, lei cap che poteva abbandonarsi
liberamente senza terrorizzarlo. Presto fu lui il pi esigente.
E quando esplose dentro di lei e ne sent il caldo getto,
seppe di aver vinto. E quando si chin in avanti sul corpo sudato
di Cris e premette la faccia contro la sua mormorando:
- Oh, Chris, Chris... - sent che le sue gote erano rigate di
lacrime. Si addormentarono abbracciati.
Il mattino seguente, Dave Cole si svegli da un sonno breve e
agitato. Era stato pieno di sogni cos spezzettati che non riusciva
a ricordarne chiaramente neppure uno. Sapeva solo che tutti
riguardavano la catastrofe che era piombata sulla sua produzione
nelle ultime ventiquattro ore.
Si svegli con le ossa rotte e con la sensazione di chi si  consumato
a combattere molto al di l dei suoi limiti fisici, perdendo.
Alla fine si rese conto di cos'era che lo aveva svegliato cos
bruscamente: il telefono stava squillando.
- Dave?
- S. Chi... Oh, Chris, come stai?
- Benissimo, ora.
- Splendido - esclam Dave. Almeno qualcosa si era salvato
dalla debacle della notte precedente.
- Dave, ti ho chiamato per dirti che posso continuare a lavorare,
fino in fondo. Credimi, questa volta. Mi credi?
- Certo che ti credo. - Non ebbe il coraggio di dire a Christopher
Swift della spietata azione di H. P. Non era necessario
accumulare altre colpe sul fragile giovane attore per magari farlo ripiombare in un'altra crisi. - Ci vorr qualche giorno per
risistemare le cose, Chris. Perci prenditela con calma. E aspetta
che te lo faccia sapere.
- Okay, Dave. Volevo solo farti sapere che sar pronto in
qualunque momento mi vorrai.
- Magnifico, ragazzo. Lieto di sentirlo. Dave cerc di mettere
entusiasmo nella sua voce, e tolse la comunicazione. Non
poteva sapere che, mentre gli parlava, Chris era nudo tra le
braccia di Valerie Bristol.
Dave salt gi dal letto e spalanc la porta-finestra del balcone
prospiciente la scalinata di piazza di Spagna. A giudicare
da quello che sentiva, tutto, nella Citt Eterna, andava avanti
come sempre. E i rumori chiassosi e vivaci erano quelli della
vita di ogni giorno. Nessuno si fermava per piangere sulla morte
di Via Dolorosa. E quei rumori della strada rimisero le cose
nella loro giusta prospettiva.
Ordin che gli servissero la colazione sul balcone. Mentre cercava
di godersi i deliziosi croissant e il caff, fissava il traffico
umano e veicolare che passava sotto di lui. La citt esisteva da
pi di quattromila anni. E sarebbe rimasta l per altri quattromila,
sia che qualcuno chiamato Dave Cole avesse fatto il suo film
o meno.
Per quanto tentasse di prendere la situazione con filosofia, il
sordo dolore della sconfitta non passava. La Citt Eterna poteva
anche essere eterna, ma Dave Cole sarebbe passato di l soltanto
una volta. Probabilmente avrebbe avuto quell'opportunit soltanto
una volta. Non ce l'aveva fatta ... non aveva importanza
per quale motivo o di chi fosse la colpa ... quella era l'unica cosa
che lo interessava quel giorno.
Cerc di pensare a nuove iniziative. Poteva tornare a Broadway.
Ma la notizia del suo fallimento lo avrebbe preceduto, diminuendo
l'interesse dei produttori, degli scrittori, degli attori
verso di lui. Non sarebbe importato affatto se il suo lavoro di
Via Dolorosa era buono. Pi che buono: ottimo. Non esitava
per niente a giudicare cos il suo lavoro. Poteva provarlo. Il film
parlava da s. Solo che il film apparteneva a H. P. Sarebbe stato
relegato in quel limbo del cinema riservato ai film tolti dal
mercato, da dove non c'era via d'uscita. Ma la Markham sapeva
la verit. Lei aveva visto tutto e aveva ammirato sia lui sia
il suo lavoro. A Hollywood la sua parola avrebbe contato molto.
Lei avrebbe perfino potuto esigere lui come regista per il suo
nuovo film. Ma sarebbe stato giusto, si domand, che lei si penalizzasse
se uno Studio che voleva lei rifiutasse di accettare lui?
Questo portava a un'altra possibilit. Se avesse potuto trovare
un mezzo per farla tornare sul palcoscenico... Non aveva che da
chiamare il Guild Theatre o Max Gordon o chiunque di quella
mezza dozzina di solidi produttori arrivati. Avrebbero fatto salti
di gioia di fronte alla prospettiva di mettere in scena una commedia
con la Markham. Ancora prima di togliere la comunicazione
avrebbe gi stipulato un contratto.
No, decise, non sarebbe mai accaduto. Perch lui non avrebbe
mai alzato un ricevitore per fare quella telefonata. Non si
sarebbe servito di Ali Markham per salvare la propria carriera
quando l'aveva messa cos scioccamente a repentaglio contro
tutti i consigli. Doveva trovare da solo una via d'uscita.
Prima di tutto avrebbe cercato i pochi buoni produttori di
film che erano germogliati nella Roma post-bellica. Facevano
film in economia, girando per le strade, principalmente senza divi.
Ma erano film buoni, ben accolti, film realistici che ritraevano
la vita pari pari com'era. Forse uno dei produttori di maggior
successo poteva essere invogliato a rischiare per una produzione
in costume delle dimensioni di Via Dolorosa. Con i loro
sistemi di tenere i conti all'osso, il loro appoggio dei sindacati
locali, anche se avessero dovuto ricominciare ex novo, sarebbero
forse riusciti a finire il film con meno di tre milioni di dollari.
E cos mandare a fare in culo H. P. Koenig e i suoi spezzoni.
Dave decise di tentare.
Con il suo cineasta italiano come intermediario, Dave riusc
a incontrarsi con due produttori. Entrambi ascoltarono attentamente,
annuendo tutto il tempo e, di tanto in tanto, sorridendo.
Ma quando Dave smise di parlare, la reazione di ciascuno di
loro fu quasi simile.
- Se H. P. con tutti i suoi milioni ha fallito, lei spera di riuscire?
Spiacente, giovanotto, ma un film morto puzza pi di un
pesce morto.
Nel copione di Dave, Ges aveva risuscitato Lazzaro quattro
giorni dopo che era morto. Il povero Ges non poteva fare altrettanto
per Via Dolorosa. Al quarto giorno Dave torn all'Hassler,
sconfitto, Via Dolorosa, morto. Decise che a quel punto tanto
valeva chiamarli tutti, Ali Markham, Valerie Bristol, Christopher
Swift, e dir loro la verit. Forse li avrebbe invitati a cena
nel suo appartamento. Una specie di Ultima Cena. Sarebbe stata
l'ultima voce sul suo conto spese. Dopo di che ognuno se ne
sarebbe andato per la sua strada verso casa.
Stava passando davanti alla portineria, troppo affranto perfino
per chiedere se c'era posta per lui, quando l'impiegato lo chiam.
Il centralinista delle comunicazioni intercontinentali lo stava
cercando da ore. Si fece passare la comunicazione in camera.
- Davie? - La voce gli arriv, familiare e gradita, sebbene
soggetta alle distorsioni delle telefonate transoceaniche, e ne riconobbe
l'ansiet e l'angoscia.
- Sybil, tesoro!
- Davie, cos' successo? In citt circolano un sacco di chiacchiere.
Pare che nessuno sappia le cose con precisione. Ma devono
essere state brutte.
- S - ammise Dave.
- Cosa c'entra Albert?
- Albert? - Dave era molto perplesso.
- La prima cosa che ha fatto mio padre al suo ritorno qui
 stata quella di licenziare Albert.
- Figlio di puttana! Quanto ha fatto a me gli sarebbe dovuto
bastare. Ma no... doveva prendersela anche con Albert.
Le raccont parte di quanto era successo e di come in un momento
di rabbia lui avesse incidentalmente incriminato Albert.
Alla fine lei disse soltanto: - Naturale. Conoscendolo, io me lo
sarei aspettato.
- Mi dispiace da morire. Diglielo, ad Albert. No, non dirgli
niente. Lo chiamer io stesso. Almeno questo glielo devo.
- Non ce n' bisogno. Ti ha gi perdonato. Ora, Davie, dimmi
il resto delle chiacchiere.
- Sul fatto che ha bloccato la produzione?
- S.
- Vero - disse lui. - Non posso dire che non ero stato
avvertito. Tu hai fatto del tuo meglio, tesoro. Ma io ero troppo
preso dalla smania di fargli vedere, di provargli che sarei riuscito
a fare l'impossibile, che sarei riuscito a batterlo. Tuttavia,
come dici tu, si finisce sempre a fare come vuole lui. Anche se
si comincia a fare alla rovescia, in un modo o nell'altro ci si
ritrova a fare come vuole lui.
- Davie, prima di questo erano arrivate qui altre voci. E
cio che il film era buono. Che stavi procedendo meravigliosamente.
-  vero. Lavorando come programmato e ottenendo un risultato
stramaledettamente buono.
- Allora era vero? - domand Sybil esplicitamente, come
se per lei fosse importantissimo averne la certezza.
- Sai com' la Markham. Lei non ha peli sulla lingua. Ha
perfino detto che era il miglior metraggio che avesse mai visto.
- E ciononostante non ve l'ha fatto finire - disse lei, pensosa.
- Stavo ricavando da Chris la migliore interpretazione che
chiunque fosse mai riuscito a cavare da lui. E ogni giorno mi
dicevo: glielo prover, a Sybil. Posso battere suo padre. La liberer
del suo demone e poi sar finita. Ma non immaginavo l'ultimo
atto definitivo del demone.
- Ora cosa pensi di fare?
- Tenter Broadway. Ora sar pi dura. Ma se va, ti chieder
di venire a raggiungermi. Ma solo se va. A un uomo non piace
portare i suoi fallimenti e le sue sconfitte alla donna che ama e
dirle: compatiscimi.
- Capisco - disse lei, piano, ma lui non era tanto sicuro
che capisse veramente.
- Davie... - aggiunse lei, esitando.
- S, cara?
- Ci potrebbe essere un'ultima possibilit.
- Quale possibilit? Come?
- C' un uomo che potrebbe avere qualche influenza su di
lui... Dan Sullavan.
- Sullavan? - Dan medit.
- Se vedesse quel filmato e gli piacesse, potrebbe avere abbastanza
peso per costringere mio padre a lasciarti finire il film.
- Tuo padre se lo mangerebbe in un boccone - ribatt
Dave.
- Forse no. Nessuno sa mai quanti intrighi ci sono sotto sotto
nelle societ, e come cambiano da un giorno all'altro. Provaci
- lo implor lei.
- D'accordo. Almeno scoprir il valore delle promesse -
disse Dave. Poi gli balen un pensiero improvviso. - Incontriamoci
a New York quando vado a trovare Sullavan!
- No, Davie. Sistema le cose con lui, prima. Poi vedremo.
- Sistemare con lui - ripet Dave con ironia - Dave Cole,
lo spavaldo, impudente ragazzo che doveva far crollare il gigante.
David Cole con la sua piccola fionda. Ed era andata bene. Solo che Golia non  caduto. Ha semplicemente estromesso il piccolo
Dave dal gioco, fionda e tutto. Be', almeno c' un'ultima
possibilit.
- Buona fortuna, Davie, buona fortuna - disse lei.
- Ti amo - disse lui.
- Lo so - rispose Sybil. - Lo so.
C'era un pizzico di disperazione nella sua voce.


CAPITOLO 21.

Dan Sullavan aveva riunito nel suo ufficio di New York tutto lo
staff esecutivo. Il vicepresidente per le vendite all'estero, il vicepresidente
per i teatri americani, i capi della pubblicit e delle
pubbliche relazioni. Erano stati convocati per giudicare gli spezzoni di un film incompleto che Dave Cole aveva portato l da
Roma.
Quando furono tutti riuniti ed ebbero acceso i loro sigari preferiti
riempiendo di fumo la sala di proiezione, Sullavan fece
segno all'operatore di cominciare.
Dave sedeva distaccato in un angolo, nell'ultima poltrona di
pelle dell'ultima fila. Non riusciva mai a restare calmo quando
lo spezzone di uno dei suoi film veniva sottoposto all'esame dei
pezzi grossi. Anche se lui era sicuro di ci che aveva fatto, non
si poteva mai prevedere la reazione dei capoccioni che avevano
la facolt di decidere e di soppesare ogni film secondo il punto
di vista dei propri problemi.
Ora con un film incompleto gi bollato dal bacio della morte
da parte di H. P. Koenig, Dave aveva pi motivi di sempre di essere
preoccupato, teso e spaventato. Troppe cose dipendevano
da quello, troppe cose vi erano contro: lui non aveva da offrire
che duro lavoro e il talento di un gruppo di persone che credevano
nel film e che ce l'avevano messa tutta.
A quel punto gli di del mondo del cinema avrebbero deciso.
Il metraggio di pellicola cominci, senza didascalie, senza musica,
senza titoli di testa. Solo la nuda scena di una collina nella
Galilea, girata sul posto, con un grosso gruppo di persone che
ascoltavano un Cristo che non poteva apparire direttamente davanti
alla macchina da presa. Era una scena mite, placida. Dave
fu tentato di spiegare cosa la precedeva e cosa sarebbe seguito.
Ma si trattenne. In una sala di proiezione le spiegazioni erano
soltanto scuse per un fallimento. Il film doveva parlare da s, altrimenti
non ci sarebbe stato niente da fare. Si impose di tacere.
Ma gli pareva gi di sentire la prima risposta, negativa, critica,
fredda, dei dirigenti con i loro eterni sigari in bocca, ognuno dei
quali avrebbe preferito essere altrove e non l a guardare lo spezzone
d'un film.
Portare la pellicola in volo da Roma a New York per mostrarla
a Sullavan e al suo gruppo era stato un errore dettato dalla
disperazione. Forse con Sullavan soltanto avrebbe potuto avere
una chance. Ma non con quei duri pezzi grossi che valutavano
un film solo in dollari e centesimi ... quanto abbiamo incassato
ieri? ... pezzi grossi che non credevano nei film ma solo nella
loro resa.
Fu tentato di schizzar su dalla sedia e gridare all'operatore:
Basta! Lasci perdere! Invece rest seduto, teso e furioso con
se stesso, con H. P. Koenig e con tutta la maledetta industria del
cinema.
Ma ormai era l. Non poteva fare altro che starsene seduto e
aspettare. Se lo star seduto ad aspettare era un'agonia, lui aveva
sofferto di peggio in vita sua e avrebbe sofferto ancora di peggio.
O almeno cerc di convincersene.
Pareva che ora i dirigenti tirassero meno i loro sigari e cincischiassero
meno quando il film mostr loro Valerie Bristol e
Christopher Swift. Durante una scena che si soffermava abbastanza
sulla squisita scollatura di Valerie, uno degli uomini, colpito,
esclam: - Ges!
Quando cominciarono a dipanarsi le scene della Markham,
tutti restarono incantati e ipnotizzati.
Oh, quella donna. Quella superba, meravigliosa donna! Dave
non faceva che ripeterselo mentre osservava quella faccia dai lineamenti
marcati e i coraggiosi occhi vivi. Pareva uscire dallo
schermo per prenderti la mano e portarti ovunque volesse farti
andare. Tutto senza notevole sforzo da parte sua, se non per quei
vivi occhi azzurri.
Dave cominci a sentirsi pi tranquillo. Anche se non lo acquistava,
almeno non l'avrebbero odiato. Non si comportavano
pi come se Sullavan, con la sua richiesta, avesse abusato del loro
tempo. I pi avevano spento i sigari. Quelli che li riaccendevano
lo facevano con la mano a coppa in modo che i loro accendini
non disturbassero gli altri.
Alla fine termin. Alcuni di loro sospirarono profondamente...
non sospiri di sollievo, ma per doversi staccare da un film che
li aveva presi nonostante la sua incompiutezza.
Sullavan, che aveva passato gli ultimi dodici minuti sul bordo
della sedia, proteso verso lo schermo, si appoggi allo schienale.
Il suo volto era molto pensoso quando alla fine domand
a Dave senza voltarsi: - La Markham non  cattolica, vero?
L'assoluta scarsa importanza della domanda colse Dave di
sorpresa. Disse: - Non lo so. Non gliel'ho mai chiesto.
- Ma il suo amico s - disse Sullavan. Pareva che la cosa
fosse importante per lui. Sullavan si rivolse ai colleghi: - Be',
ragazzi?
- Un film maledettamente buono - disse un vicepresidente.
Era un complimento enorme.
Il vicepresidente della pubblicit interruppe l'operazione sigaro
per osservare: - Si potrebbe vendere come si vuole a causa
delle tette di quella ragazza. Fantastiche.
Un terzo conoscitore di film artistici disse: - Se potessimo
averlo in tempo per farlo uscire a Pasqua, forse. E con una pubblicit
giusta... Sentite, ne ho visti di peggio.
Qualunque idea incoraggiante si fosse fatto Dave durante le
fasi finali del film cominci a svanire. Quei tipi erano uomini
dalle teste dure. Non sarebbe servito a nulla parlargli dei sacrifici
che tante persone si erano sobbarcati per fare il film sino
a quel punto e quanti sacrifici ancora erano disposti a fare per
finirlo. Fu grato a Dan Sullavan quando disse: - Bene, ragazzi,
grazie.
La riunione era finita. Gli altri se ne andarono. Dave e
Sullavan restarono.
- Venga nel mio ufficio, ragazzo - disse Sullavan.
L'ufficio di Dan Sullavan era in alto, sopra Times Square.
Nel tardo pomeriggio, i colori del tramonto si mescolavano alle
brillanti luci degli annunci pubblicitari e con le insegne dei cinema
che si stavano accendendo. Sullavan amava quella mescolanza
di luci colorate perci non accendeva mai la luce nel suo
ufficio finch fuori non era quasi totalmente buio.
Non si sedette dietro la scrivania, ma si stravacc su una delle
diverse sedie sparse nel suo immenso ufficio. Tir fuori due lunghi
sigari dal lussuoso astuccio di marocchino che sua moglie gli
aveva regalato per Natale. Ne offr uno a Dave che rifiut.
Sullavan si accese il suo. Prima di attaccare il discorso, aspett che il
sigaro tirasse bene.
- Si deve sentire a terra, eh, figliolo? - domand. Non ottenne
risposta, ma nemmeno se l'aspettava. Sorrise. - Quel figlio
di puttana di Eisner, quello che ha detto: Ne ho visti di
peggio...  la cosa pi gentile che da un pezzo gli abbia sentito
dire di un film. Da lui  un elogio... un alto elogio. Perci non
si butti gi. Le  valso la pena fare il viaggio. - Sullavan soffi
parecchi tondi anelli di fumo verso il soffitto. - Non  questo
il problema.
Qualunque incoraggiamento e sicurezza che Dave avesse tratto
dalle prime osservazioni di Sullavan ricominci ad annacquarsi. C'era un problema. Doveva essere un problema serio, visto
che Sullavan vi si riferiva come a il problema.
- Da quando lei se n' andato, sono successe un sacco di cose.
La Corte Suprema ha fregato un altro Studio, il Che significa
che noi dobbiamo marcare il passo. Tutti gli Studi pi grossi devono
firmare atti di consenso per staccare i propri Studi dai propri
cinema. Non possiamo avere azionisti in comune o dirigenti
in comune. D'ora in poi dobbiamo essere due compagnie separate.
Gli Studi Magna e i Cinema Nationwide. Tutti noi dobbiamo
ritirare le azioni dalle nostre societ. Ho sei mesi di tempo
per scaricare le mie azioni Magna. Cosicch il mio potere sopra
lo Studio  gravemente limitato.
- In altre parole mi sta dicendo che non pu avere alcuna
influenza su H. P.
- Esatto. Nel frattempo i nostri avvocati sono molto suscettibili
al riguardo. Dobbiamo scendere al mercato e comprare i
film all'asta pubblica contro tutti gli altri. E dobbiamo badare a
non essere colti nell'atto di influenzare le decisioni dello Studio.
- Lasci che Dave traesse le proprie conclusioni.
- Se non pu non pu - disse Dave sentendosi perso, tagliato
fuori.
D'un tratto Sullavan domand: - Se fosse possibile, di quanto
tempo avrebbe bisogno? E di quanto denaro?
- Cosa importa se H. P. non cede il metraggio di pellicola
gi girato?
- Me lo dica lo stesso!
- Forse altri due mesi per girarlo e cinque per rifinirlo.
- E dollari?
- Un altro milione e mezzo.
- E Swift sar in grado di finire?
- Credo di s - disse onestamente Dave.
- Voglio pi di questo.
- Ci penser io a che ce la faccia! - promise Dave.
- Okay.
- Ma se H. P. non cede gli spezzoni...
Sullavan non rispose. Gir intorno al tavolo tondo per arrivare
al telefono. Al buio, form un numero e aspett la risposta.
- Monsignore? Qui Dan. - Dovette sobbarcarsi le solite
chiacchiere. - Mia moglie sta benissimo. Bene, Monsignore. Le
dir che lei ha chiesto... Oh, sta facendo meraviglie. Adora la
nuova parrocchia, adora lavorare col vecchio l... - Presto le
questioni personali della conversazione arrivarono alla fine.
- Monsignore, devo chiederle un favore. Un favore grossissimo.
Vorrei che la prossima settimana H. P. Koenig venisse invitato
alla cena del Cardinale. - Un'altra pausa. Un'altra risposta di
Sullavan. - Lo so lo so, ogni anno  invitato pro-forma. Ma
questa volta vorrei che fosse un invito personale del Cardinale...
so di chiedere troppo. Ma la prego di spiegare a Sua Eminenza
che non abuserei se la cosa non fosse di estrema importanza. -
Il Monsignore disse qualcosa che fece rispondere a Sullavan:
- Questo sarebbe fantastico! H. P. ha sempre desiderato di sedersi
in prima fila sul palco. Splendido! E mi creda, la Chiesa ne
beneficier in moltissimi modi.
Sullavan riappese. Anche in quella luce fioca Dave Cole pot
vedere il sorriso soddisfatto che illuminava la faccia rossiccia
dell'irlandese.
- Dave, forse c' un sistema per farle ottenere la pellicola
girata e il denaro per finire il film. Ma mi deve promettere una
cosa. Quando sar il momento, non mi venga tra i piedi.
- Venire tra i piedi a lei? - domand Dave, perplesso.
- Ho un conto da sistemare col nostro amico H. P. Non cerchi
di impedirmelo.
- Perch dovrei?
- Perch lei  troppo tenero, troppo sensibile. Resti com'.
Solo non mi venga tra i piedi. - Poi Sullavan disse bruscamente:
- Sua Eminenza chiamer H. P. domattina. - Visto che
Dave non batteva ciglio, Sullavan sorrise e disse: - Dave, mai
cercar di capire la politica della Chiesa. Abbia soltanto fede.
Dave Cole era uscito dall'ufficio di Dan Sullavan da pi
di un'ora. Sullavan consult l'orologio. Erano le sette e un quarto,
il che significava le quattro e un quarto sulla Costa del Pacifico.
Aveva promesso di richiamare verso le quattro e mezzo.
Si serv del suo telefono privato. Lei rispose al primo squillo.
Evidentemente stava aspettando.
- Sybil?
- S, signor Sullavan.
- L'ho visto. Ho visto il film.  spettacoloso.
- Far quanto aveva detto? - domand Sybil Koenig.
- Far la mia parte. Ma rammenti l'accordo - insistette lui
per essere sicuro che non vi fossero malintesi nel loro patto.
- Me ne ricorder - promise lei, ma ovviamente non le
riusciva tanto facile.
- Bene! Ho gi messo la barca in movimento - disse Sullavan,
fiducioso.
- Spero che funzioni. Significa cos tanto per Dave.
La grande sala da ballo del Waldorf Astoria era piena, gremita.
Pi di mille capi dell'industria, delle arti, delle scienze, e della
vita politica della nazione erano l riuniti. All'annuale cena
partecipavano in ugual proporzione laici, ebrei e protestanti, molti
dei quali avevano rapporti d'affari con l'enorme organizzazione
conosciuta come l'Arcidiocesi di New York. Con le sue vaste
propriet in immobili e imprese commerciali d'ogni genere,
l'Arcidiocesi era una potenza nella vita finanziaria e politica della
citt, dello Stato e della Nazione.
I candidati politici e gli aspiranti che presto si sarebbero presentati
per le elezioni o rielezioni erano considerati fortunati di
poter stare seduti sul palco. Se poi erano in lista tra i conferenzieri
della serata, erano doppiamente distinti, sebbene la politica,
come argomento, fosse proibita. Alcuni, una cinquantina, erano
invitati a un ricevimento ante-cena in una delle stanze private
vicino alla sala da ballo principale. Quegli uomini venivano ricevuti
personalmente dal Cardinale. Quasi tutti erano uomini
dai quali la Chiesa cercava una forma di collaborazione o favori.
Quando aveva chiamato H. P. Koenig per invitarlo, il Cardinale
aveva concluso la conversazione dicendo: - E, Harry,
per favore, gradirei che venisse presto. Per il ricevimento privato.
Lei  uno degli uomini con i quali non passo mai abbastanza
tempo.
Impeccabile in code e cravattino bianco, H. P. arriv al ricevimento
privato. Scambi qualche cauta parola con gli altri uomini
nella stanza: alcuni dei quali gi conosceva, molti dei quali
non conosceva ... ma tutti conoscevano lui, perch il press agent
di H. P. sapeva il suo mestiere. Si mise in un angolo come se
stesse tenendo una sua corte personale. Osserv la stanza gremita
da giganti dell'acciaio, del petrolio e delle ferrovie di cui
lui conosceva gli stipendi perch venivano pubblicati ogni anno,
come il suo. Ma non c'era uomo in quella stanza il cui stipendio
si avvicinasse ai centomila dollari come il suo. Li scart poich
erano aristocratici e laureati inferiori a lui: H. P. misurava un
uomo dal denaro che possedeva. Lui era l'uomo pi arrivato in
quella stanza, il che significava l'uomo pi arrivato di tutta la
nazione. Si stava congratulando con se stesso quando sulla porta
vi fu un leggero subbuglio.
Il Cardinale era entrato. Risplendente nel suo lucido abito di
moire purpureo e con lo zucchetto cardinalizio, comparve nella
stanza. Piccolo ma imponente, con la faccia tonda e florida e le
gote rubiconde, dava l'impressione di essere un tipo benevolo,
quasi semplice. In effetti era uno degli statisti della Chiesa pi
astuti e pi in gamba. I cattolici laici nella stanza gli si avvicinarono
per rendergli omaggio inginocchiandosi per baciargli l'anello.
Lui protest graziosamente, alzando ciascuno di loro...
ma solo dopo che avevano baciato l'anello.
Una volta che i cattolici ebbero fatto ci che dovevano, i laici
protestanti e gli ebrei si misero in fila per accogliere ed essere
accolti dall'eminente prelato. Tra quelli, sebbene avesse fatto
in modo di essere l'ultimo della fila, come se il cardinale procedesse
in ordine ascendente, c'era H. P. Koenig. Cos che quando
il cardinale arriv a salutarlo, non aveva nessuna fretta, perch
dietro di lui non c'era pi nessuno. Gli strinse la mano, poi
l'abbracci.
- Harry, fa piacere vederla cos in gamba! - esclam il
piccolo Cardinale.
- Grazie, Eminenza. Anche lei ha un bellissimo aspetto, non
so come fa, con tutto il daffare che ha.
- Lo devo agli amici volonterosi che mi aiutano e mi tolgono
qualche fardello dalle spalle. Harry. Dopo cena resti un poco.
Vorrei parlarle.
- Certo, Eminenza - disse H. P.
Nella sua mente lui si figurava qualche progetto speciale per
cui il cardinale avesse bisogno di aiuto finanziario... l'ospedale
per trovatelli che aveva sempre sognato di costruire o qualche
altro progetto. H. P. si annot mentalmente di mettere un limite
di venticinquemila dollari per qualunque contributo il cardinale
potesse chiedergli.
Quando H. P. Koenig entr nella grande sala da ballo, scrut
tutti i tavoli cercando il numero sei. Aveva fatto controllare da
Sarah Immerman quale fosse il tavolo riservato per Dan
Sullavan e i pezzi grossi dell'ufficio di New York. Fingendosi sorpreso
di capitare proprio l davanti, salut Dan Sullavan con
grandi manifestazioni di calore e di piacere.
- Dan!
Sullavan si alz. H. P. gli strinse la mano con grande entusiasmo
dicendo, tra il serio e il faceto: - Dio, speriamo di non
aver infranto nessuna legge stringendoci la mano! Cosa crede
che direbbe il Procuratore Distrettuale se ci vedesse cos?
Imitando lo scherzoso atteggiamento assunto da H. P., Sullavan
disse: - Mi creda, non  stata una mia idea far divorziare gli
Studi dai cinema. Da buon cattolico io sono contrario al divorzio.
Fu una battuta abbastanza buona per una bella risata.
- Si sieda, H. P. Beva qualcosa.
H. P. sorrise. - Posso? Oppure devo chiedere consiglio al mio
avvocato?
- Un drink non  una cospirazione contro le leggi del commercio!
- rispose l'avvocato dei cinema recentemente battezzati
Nationwide.
H. P. brind con Sullavan. - Ai tempi nuovi, Dan. - Bevvero.
H. P. abbass la voce. - Dan, crede che la Corte Suprema
o il Procuratore Generale abbia niente in contrario al fatto che
mia madre sia morta diciassette anni fa?
L'irlandese lo guard con aria perplessa.
- Dan, quante volte in questi anni lei  stato cos gentile da
venire al cimitero con me in questo periodo dell'anno? Per sostare
accanto alla tomba di mia madre, per udire qualche parola
detta da un pio vecchio ebreo in memoria di una brava donna?
- Pi d'una volta - replic Dan Sullavan rinunciando ad
accennare al fatto che vi era sempre stato costretto.
Ogni qualvolta H. P. veniva a New York proprio prima delle
importanti feste ebraiche, obbligava Dan Sullavan ad accompagnarlo
al cimitero di Queens. I pochi momenti passati accanto
alla tomba di Bertha Koenig, ormai defunta da un pezzo, mentre
un vecchio pio ebreo cantava qualche preghiera ebraica, erano
soltanto una breve interruzione di una conferenza d'affari condotta
dal momento in cui salivano sulla limousine finch non
tornavano a New York. Quel viaggio imposto era un altro sistema
con cui H. P. ricordava a Dan Sullavan che aveva in testa
un vecchio segreto e sempre l'avrebbe avuto.
- Be', ci torno domani - disse H. P. - le sarei grato se mi
accompagnasse una volta ancora. Per amore dei vecchi tempi.
Sapendo benissimo che ci doveva essere molto di pi sotto un
semplice e innocente gesto sentimentale, Sullavan rispose:
- Sicuro, H. P., ben lieto. Per amore dei vecchi tempi.
- Passo a prenderla a casa alle otto e mezzo?
- Otto e mezzo - convenne Sullavan.
H. P. pot cos salire sul palco al suo posto in prima fila, fiducioso
e rilassato.
Finita la cena venne servito il caff insieme con ottimi sigari.
L'oratoria ebbe inizio. Due potenziali candidati presidenziali
ebbero modo di parlare brevemente. Entrambi evitarono la politica,
entrambi cercarono di essere spiritosi, entrambi vi riuscirono
solo moderatamente. I discorsi che seguirono furono pi
seri, riguardanti pi che altro i problemi del momento, in cui anche
la Chiesa era coinvolta. Alla fine, con molto tatto e abilit, il
cardinale fece il suo appello per l'ospedale dei trovatelli. La serata
era finita.
Dan Sullavan si offr: - H. P., posso accompagnarla?
- No, grazie, ho promesso a Sua Eminenza di restare qualche
minuto.
- Ah - esclam Sullavan, fingendo sorpresa invidiosa, quasi
fosse un onore che avrebbe desiderato per s. - A domani,
allora. L'aspetter gi.
- Bene. A domani.
La residenza del cardinale, in Madison Avenue, era proprio
dietro la Cattedrale di San Patrizio. Una casa tranquilla, arredata
sontuosamente con suppellettili religiose e dipinti, presentava
un ambiente imponente. Dietro i grossi muri, tutti i rumori
della strada erano attenuati. Dentro le sue stanze a pannelli si
sentiva il potere e la dignit della Chiesa. In uno dei salottini
privati, Sua Eminenza il Cardinale ricevette H. P. Koenig.
- Pu fumare, se vuole, Harry - disse il Cardinale benevolmente.
- No, grazie, Eminenza - disse H. P. - Non mi sembra
bello in questo ambiente sacro. - Nel frattempo si domandava
quanto gli avrebbe chiesto il Cardinale. Nella sua mente aveva
gi alzato il contributo a cinquantamila.
- Harry, viviamo momenti difficili - cominci l'uomo di
Chiesa. La guerra. La situazione con la Russia. L'accrescersi
dell'empio comunismo nel nostro paese. Io personalmente non
la biasimo per tutta la propaganda che  filtrata nei film di Hollywood
negli ultimi dodici anni. N voglio sollevare la spiacevolezza
di quelle indagini che si stanno svolgendo. Ma credo che la
sua industria abbia il dovere di fare ammenda.
- Ammenda? - ripet H. P., sul chi'vive per una richiesta alla
quale non era preparato.
- C' molto bisogno di Dio nella nostra vita giornaliera. E
quale strumento  pi adatto dall'industria cinematografica per
portarlo ai nostri milioni di persone? Ho sentito lei stesso dire:
Va pi gente al cinema ogni settimana di quanta ne vada in
chiesa. Ho ragione?
- Le cifre sono cifre - disse H. P. modestamente, come per
scusarsi del suo successo.
- Non sto dicendo che dovremmo scoraggiare la gente
dall'andare al cinema. Affatto. Nonostante qualche propaganda e
quale immoralit sessuale, credo che, tutto sommato, il cinema
sia una buona, sana forma di divertimento. Ci che voglio dire 
questo, Harry... - Il Cardinale s'interruppe, fiss H. P. negli occhi.
- Harry - dichiar - voglio che lei diventi un discepolo!
Voglio che lei usi il suo enorme potere per spargere la
parola di Dio e della rettitudine nel paese e nel mondo. Se lei
potesse riuscire a mettere nei suoi film altrettanta efficacia per
il bene quanta quegli scrittori rossi sono riusciti con la propaganda
comunista, farebbe a tutti un grosso servizio pubblico.
Badi, non sto dicendo che deve fare un film barboso, o che sia
tutto una predica. Ma un film veramente bello, religioso incontrerebbe
un grande appoggio dal clero, dai cattolici e dai protestanti.
Potremmo garantirle un pubblico che supererebbe i
suoi sogni pi pazzeschi. Non c' niente nella nostra religione
che dica che un uomo deve perdere denaro per una buona causa.
 possibile fare del bene pubblico e contemporaneamente
trarne un generoso profitto.
A questo punto H. P. cominci a sorridere.
- Non mi crede, Harry?
- Certo, Eminenza - rispose in fretta H. P. - Stavo solo
pensando come... com' che dicono?... i grandi cervelli percorrono
gli stessi sentieri...
- Questo o qualcosa di simile.
- Be', si d il caso che in questo momento io abbia in gestazione
proprio un film del genere, a Roma.
- No! - Il Cardinale ostent una sorpresa molto convincente.
- S! - esclam H. P. - Si chiama Via Dolorosa.
- Ah, buon titolo, ottimo! - convenne il Cardinale.
- Ci ha dato un po' di rogne. Ma sono cose che capitano
quando si gira fuori dello Studio. E confido veramente che tutto
si possa appianare.
- Sono felice di sentirlo, Harry. C' niente che il Vaticano
possa fare per aiutare?
- Riusciremo a cavarcela, credo.
- Be', se possiamo essere utili in qualcosa - offr l'uomo
di Chiesa - si attacchi al telefono, Harry.
- Grazie, Eminenza - disse H. P.
La riunione fin alla svelta. Sua Eminenza accompagn personalmente
H. P. alla porta, offrendogli la limousine per tornare all'albergo.
H. P. ringrazi adeguatamente ma decise che preferiva
camminare. Sulla porta, il Cardinale disse: - Harry, tutto il
mondo benpensante la benedir per questo!
Durante la passeggiata lungo Madison Avenue verso l'albergo
dove la Magna manteneva un appartamento di dodici stanze tutto
l'anno specialmente per lui, H. P. Koenig soppes la situazione.
Lo spezzone del film che aveva visto non era affatto male. Dal
puro punto di vista di cassetta la Markham, la ragazza e perfino
Swift erano valori positivi, se Swift finalmente poteva farcela.
Perfino la regia di Dave Cole, il giovane bastardo, era maledettamente
buona, H. P. doveva ammetterlo. Ora, con la promessa
del Cardinale di un simile forte appoggio di cassetta, tra i soli
cattolici, c'era un pubblico abbastanza imponente da fare del
film un successo. Cosa importava se il film aveva gi superato lo
stanziamento? Ci sarebbe voluto un altro milione o anche due
per recuperare quello che era gi perduto. E nonostante la sua
blanda asserzione, lui sapeva che la compagnia di assicurazione
non avrebbe mai pagato senza una causa dispendiosa.
Quando arriv allo Sherry-Netherland, si convinse che avrebbe
riattivato il film sempre che il mattino seguente fosse riuscito
ad accordarsi con Dan Sullavan. L'essere costretto a trattare
Sullavan come un potenziale cliente invece che come un impiegato
che poteva manipolare a volont con un piccolo ricatto,
era per lui una situazione nuova e molto seccante.
La decisione per il film di Dave dipendeva dalla risposta di
Sullavan l'indomani.
Il mattino successivo, una limousine noleggiata ferm davanti
allo Sherry-Netherland per prendere H. P. Koenig. Alla Ottantaquattresima
Strada ferm per raccattare Dan Sullavan che stava
gi aspettando sotto il baldacchino della sua casa. L'irlandese
sal sul sedile posteriore della macchina, si appoggi all'indietro
e accese il suo sigaro del dopo-colazione.
- Come va, H. P.? - domand mentre si dirigevano a est
per infilare il ponte su Long Island.
- Benissimo, benissimo - disse H. P. Allo stesso tempo fece
un gesto come per indicare che l'autista era un estraneo e quindi
che era pericoloso parlare. Restarono in silenzio per tutto il
tragitto.
Al cancello del cimitero Mount Hebron, H. P. scelse uno dei
molti vecchi barbuti per dire le preghiere e insieme si avviarono
verso la tomba di Bertha Koenig. Mentre il vecchio cantava le
preghiere, H. P. Koenig e Dan Sullavan, entrambi con i piccoli
yarmulke di seta nera che H. P. si portava sempre dietro per coprire
le loro teste, osservarono il silenzio. Quando il vecchio ebbe
finito, H. P. gli fece scivolare in mano una banconota di grosso
taglio e lo conged.
H. P. si guard attorno. L vicino c'era una panchina di granito
bianco. Invit Sullavan a sedervisi.
Si sedettero sulla dura pietra fredda, Dan Sullavan alto e
snello, H. P. Koenig basso e tarchiato, uno accanto all'altro.
- Dan - cominci H. P. con aria pensosa e triste - mai
avrei pensato che sarebbe finita cos la nostra grande societ
di tanti e tanti anni. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi, i nostri
disaccordi. Cristo, uomini intelligenti, in gamba non possono
lavorare insieme per cos tanti anni senza avere qualche disaccordo.
Sullavan mormor un semplice naturalmente. Era troppo
educato, lui, per ricordargli che alla fine, sempre, H. P. aveva
applicato la sua forza e l'aveva sottomesso.
- Ora il governo... be', non voglio rivangare tutto ci... La
questione : cosa facciamo ora? Certo, potrei fingere che non
ce ne importa un corno di cosa succede ai vostri cinema. Potrei
semplicemente cedere i miei titoli alla Nationwide e mandare
tutto a farsi fottere. Ma che razza di ingrato bastardo sarei, se
lo facessi? Dopotutto qual  la linfa del nostro mestiere? Il prodotto!
 come il corpo umano, Dan. C' il sangue. E ci sono le
vene e le arterie. Senza sangue a cosa servono le arterie? I cinematografi
sono le vene e le arterie. Ma i film! I film sono la forza
vitale! Dopotutto supponiamo che sabato sera lei metta sulla
sua insegna luminosa Gli amanti, protagonisti John Jerk e Jane
Schmaltz. Chi verr? Non c' bisogno che glielo dica. Ma se invece
mette Gli amanti con Clark Gable e Joan Crawford... o
Love Affair con Charles Boyer e Irene Dunne... Cos'altro posso
aggiungere? Eh, Dan?
- Ha ragione.
- Be', ecco cosa far. Badi bene, non sto facendo nessun patto
con lei. Non c' nessuna convenzione che violi un accordo reciproco.
Le sto soltanto dicendo quello che far. Mostrer i miei
film a tutti gli altri distributori e lascer che facciano le loro
offerte. Ma non chiuder l'asta finch lei e i suoi ragazzi di New
York non avrete avuto la possibilit di batterli. Naturalmente
non sempre andr come vogliamo. Ma novantanove su cento
avrete gli stessi nomi sui vostri cartelloni, come sempre.
- Fa piacere sentirle dire queste cose. - Sembrava che
Sullavan fosse d'accordo.
- Bene. Ora, avete qualche piano, voi ragazzi?
- Faremo quello che ci diranno gli avvocati, nel pieno rispetto
della legge. Faremo offerte per i migliori film contro tutti
quanti.
H. P. rest quasi senza fiato. Sapeva che era tatticamente sbagliato
prendere una posizione che poteva essere interpretata come
supplichevole o perfino implorante. Ma il suo istinto ci aveva
azzeccato, come al solito. Perch Sullavan continu:
- Naturalmente,
quando acquistiamo i migliori ci aspettiamo che per il
novanta per cento siano film Magna. Sono sempre stati i migliori.
- E saranno ancora meglio! - annunci H. P. con aria battagliera.
- Il governo vuole la gara? Glielo faremo vedere noi
cos' la gara! Ne usciremo pi forti e migliori che mai!
- Sicuro ! - convenne Sullavan.
H. P. dette una manata sulla sottile coscia ossuta di Sullavan.
Il colloquio era finito. Quando tornarono sulla limousine, H. P.
rise e disse: - Dan, sar meglio che mi restituisca quello yarmulke. Altrimenti il governo potrebbe dire che stiamo infrangendo
una qualche maledetta legge!
Prima di partire da New York, H. P. and in William Street
per pranzare in una sala della banca dei Wohlman Brothers. L,
durante un pranzetto gourmet preparato da uno dei migliori
cuochi francesi in America, discusse la situazione finanziaria degli
Studi Magna al cospetto della nuova legge di divorzio imposta
dal governo.
I soci ascoltarono educatamente ma non si mostrarono gran
che colpiti dai grandi progetti di produzione di H. P. e dalle suepromesse di dominare il mercato aperto della cinematografia
ancora pi di quanto la Magna avesse dominato l'industria nel
passato. I film pi importanti e migliori sarebbero sempre stati
prodotti dalla Magna, promise.
Alla fine del suo discorso, uno dei soci si scost dal tavolo,
accese il suo bravo sigaro con un meticoloso movimento rotatorio
e domand: - E cosa mi dice di Via Dolorosa?
H. P. lo fiss attraverso il tavolo.
- Ho sentito - continu il socio - che si trova nei guai.
Guai seri. Molto al di sopra dello stanziamento stabilito. Incompleto.
E a Roma circola la voce che  stato abbandonato. Ci significherebbe
quattro milioni e mezzo buttati via.
Senza'dar segno di disagio o imbarazzo, H. P. si appoggi allo
schienale e sorrise.
- Chiacchiere! Tutte chiacchiere! Il film non  abbandonato!
Semplicemente fermo per un breve periodo per sistemare
qualche problema di produzione. Ho visto di persona gli spezzoni
del film e sono stupendi. Aline Markham vincer un Oscar
per la sua interpretazione. E Valerie Bristol e Christopher Swift
saranno entrambi candidati - disse sicurissimo. - E ho il piacere
e la soddisfazione di informare tutti voi che il film  nelle
mani del mio giovane brillante protetto che diventer uno dei pi
grossi registi della nostra industria... David Cole!
Per quanto gli fosse costato fare quella dichiarazione, cap
che la situazione la richiedeva. Ma aveva conservato il meglio in
fondo.
- Comunque non  tutto. Ho personalmente ricevuto l'assicurazione
del pi eminente prelato di questo paese... confido che
non mi chiederete di violare il segreto facendo nomi... che questo
film avr il sincero appoggio di ogni gruppo della Chiesa di
America!
Cos H. P. ottenne l'assicurazione che per l'anno a venire
avrebbe avuto a disposizione il denaro per tutto il programma
dei film Magna e che qualsiasi cifra fosse stata necessaria per finire
Via Dolorosa gli sarebbe stata fornita. Era sempre un piacere,
lo assicurarono, lavorare con un uomo creativo come H. P.
che aveva l'abilit di tirar fuori il talento giusto al momento
giusto.
H. P. torn in California quella sera con la certezza di aver
garantito il futuro dei film della Magna. Quanto a Dave Cole,
finch avesse avuto bisogno di quel figlio di puttana, se ne sarebbe
servito.
H. P. cerc di ricordare quale fosse stato degli Shubert, se Lee
o'Jake, che aveva detto di un certo autore con cui aveva litigato:
Non voglio pi rivedere quel bastardo! Finch non avremo
pi bisogno di lui.
In quel momento, e finch Via Dolorosa non fosse stata
terminata, H. P. Koenig aveva bisogno di David Cole.
H. P. sedeva nella sua immensa poltrona di pelle rossa e tamburellava
con le dita sui braccioli bagnati. Per la prossima mossa
aveva bisogno di meditare un po'.
Aveva gi dato ordine a Mossberg, il suo grasso e obbediente
controllore, di stanziare il denaro occorrente per completare Via
Dolorosa. Sebbene Mossberg fosse rimasto stupito da quell'improvviso cambiamento di ordini, si asciug la faccia sudata, annu
e borbott qualcosa che H. P. non cap e usc subito per eseguirne
l'ordine. Quel borbottio era un linguaggio tutto particolare
di Mossberg. Un giorno o l'altro, pens H. P. per la millesima
volta, avrebbe proprio dovuto sentire cosa aveva da borbottare
il grasso Mossberg, anche per sapere se l'uomo parlava inglese
o meno. Ma finch eseguiva i suoi ordini non era necessario
capire cosa diceva e nemmeno cosa pensava.
Ora H. P. doveva parlare con Dave Cole. Premette il pulsante
dell'interfono.
- Sarah, chiamami Dave Cole. A Roma. Ovunque sia!
Entro mezz'ora venne la notizia che la linea di Dave Cole allo
Hassler era occupata.
- Be', di' a quella fottuta centralinista che interrompa! Questa
 una comunicazione transoceanica. Da Hollywood.
Sarah Immerman promise di tentare. Visto che non richiamava
immediatamente, H. P. premette di nuovo l'interfono. -
Be'? - domand.
- La centralinista si  rifiutata.- Rifiutata! - esclam H. P. offesissimo. - Fammi parlare
con quella maledetta centralinista. - Sarah Immerman lo mise
in comunicazione diretta con la centralinista.
H. P. fece una tirata di cinque minuti che fin con la confusa
centralinista in lacrime che gli parl in italiano e lui non cap
assolutamente nulla.
Mentre H. P. Koenig imprecava violentemente contro la Centralinista
italiana e contro tutto il sistema telefonico italiano,
Dave Cole stava tenendo una conversazione transoceanica per
conto suo. Aveva ricevuto una telefonata da Dan Sullavan il
quale gli stava assicurando che da un momento all'altro avrebbe
avuto la notizia ufficiale che il suo film poteva essere finito. Cos,
quando gli arriv la telefonata di H. P., Dave era preparato.
- Dave - cominci H. P. nel suo pi paterno tono di voce.
- Dave, ci conosciamo ormai da un pezzo, vero?
Alcuni anni non si potevano definire un pezzo, ma Dave
non era nello stato d'animo di cercare il pelo nell'uovo. La cosa
che pi lo interessava era vedere come H. P. lo avrebbe abbordato
questa volta.
- Sicuro - disse.
- Mi hai sempre conosciuto come un uomo giusto, dalla
mente aperta?
- Certo, H. P.
- Ma io non mi rimangio troppo spesso quel che dico, vero?
- No, H. P.
- Tuttavia quando uno ha ragione ha ragione e io sono il
primo ad ammetterlo, giusto?
- Giusto! - convenne Dave. Fece cenno ad Aline Markham
di prendere la derivazione dall'altra parte della stanza. E mentre
H. P. continuava, loro si scambiarono sorrisi, sguardi, strizzatine
d'occhio.
- Be', ho pensato, Dave. Non ho pensato ad altro da quando
sono partito da Roma. Mi sono detto: cosa siamo noi, nel commercio?
O nell'arte? Mercanti o artisti? Cosa vendiamo, pesci
con un carretto a mano o sogni? Non esiste forse qualcosa come
un certo obbligo verso il pubblico che va al di l del solo far
quattrini? Si tratta della nostra gente, Dave, di quei milioni
di persone laggi. Prima di tutto dobbiamo pensare a loro. E pensare
a loro non significa soltanto risate e musica, canti e danze.
Significa portare nella loro vita dei valori spirituali. Innalzarli!
Dobbiamo fare qualcosa per rimediare a tutta quella propaganda
con cui Hollywood li ha sommersi in questi ultimi anni. Be', ho
deciso che il sistema per rimediare a tutto questo  dar loro un
bel film, un film spirituale, incoraggiante come Via Dolorosa.
- H. P.? - lo interruppe Dave, cercando di avere un tono di
chi non osa sperare contro ogni speranza.
- S, ho deciso che questa volta il denaro occupa l'ultimo posto.
Il film  la sola cosa importante. Quello che dice il film!
Glielo dobbiamo, Dave! Glielo dobbiamo!
- Sono lieto che la pensi cos, H. P. - esclam Dave guardando
Aline Markham, e intanto sorrideva e scuoteva il capo di
fronte alla falsit del vecchio.
- Perci buttati, figliolo! - url H. P. - Fai il miglior film
che puoi! E che le spese vadano a farsi fottere! Ci rifaremo con
qualche altro film!
- Benissimo. Splendido. Grazie, H. P.
Quando Dave stava per togliere la comunicazione, H. P. abbass
la voce e disse in tono pi confidenziale. - E, Dave, quei pensieri
sgradevoli che avevi sul fatto che io mi volessi vendicare.
Spero ti renderai conto di com'eri sciocco a pensare una cosa simile.
Come padre, so che qualunque cosa possa essere accaduta
tra Sybil e te non pu essere stato che una cosa bella e pulita. Io
non ho niente contro di te, ragazzo mio. Credimi, voglio soltanto
il tuo bene. Le mie preghiere sono con te e con il film, ogni momento!
- aggiunse quelle ultime parole come un papa che dispensa
una benedizione.
Dave Cole riappese. Aline Markham gli si avvicin, lo baci,
lo abbracci e rise, rise.
- Dave, sei stato superbo. La pi bella scena telefonica dal
tempo di Louise Rainer. Ti nominer personalmente per un
Oscar.
Allegramente, decisero di bere qualcosa per festeggiare, ma
prima che avessero il tempo di ordinare, bussarono alla porta.
Un cameriere era l fuori con un secchiello del ghiaccio e dello
champagne: Dom Perignon 1933. Attaccato c'era un biglietto.
Ne beva un bicchiere alla mia salute. Dan
Dave telefon a Valerie Bristol e a Christopher Swift invitandoli
a salire subito nel suo appartamento. Quando i due arrivarono,
c'erano quattro bicchieri ghiacciati pronti. Dave li
riemp e brind: - Al miglior stramaledetto film'che ognuno di
noi far mai pi!
Bevvero. Poi Dave chiam Dino Cortese e diede l'ordine: -
La produzione riprender domattina! Con lo stesso orario di prima!
Dalle dieci alle due per le riprese di Christopher Swift, intervallo
per il pranzo e dalle quattro alle dieci di sera per le
altre scene.
A quel punto erano a posto. Un altro mese, sei settimane, poi
qualche doppiaggio e Via Dolorosa sarebbe stata pronta per essere
spedita a casa per la colonna sonora e la stampa finale.
Durante tutto l'eccitamento, Christopher Swift rest in silenzio.
Quando Dave ebbe esposto i suoi piani, dato gli ordini e detto
che ognuno si doveva ritirare presto per cominciare bene il
mattino dopo, Swift si alz e prese la mano di Dave.
- Dave, per la seconda volta in vita mia non so come ringraziarti.
Sei sempre come eri allora: un regista che comprende
l'attore e un onesto essere umano. - Non fu capace di dire altro.
Le lacrime gli gonfiavano gli occhi. - Ce la far, Dave.
Per te.
- Ce la farai, ragazzo, e tutti noi ti aiuteremo.
La sera che finirono Via Dolorosa, Dave dette una festa favolosa
per tutta la troupe, per gli attori e per chiunque avesse
avuto qualcosa a che fare con il film, compresi gli autisti delle
loro automobili.
Per motivi sentimentali e simbolici, la tenne nel teatro di posa
in cui erano state girate le scene dell'Ultima Cena. Era un'ultima
cena ben diversa da quella che aveva pensato nella sua disperazione.
Le vivande furono quanto di meglio si poteva ottenere a
Roma e il vino il migliore. Alle due dopo mezzanotte gli attori
e i macchinisti, gli elettricisti e le script-girl stavano ancora bevendo
e cantando tutti insieme; alcuni si erano appartati sul retro
per fare l'amore. Fu una notte grandiosa, indimenticabile.
Perfino Christopher Swift sembr capace di rilassarsi in quell'ora
insolita per lui. Valerie gli stava appiccicata. E Aline Markham
lo teneva d'occhio. Perch entrambe sapevano cosa sarebbe
successo il mattino dopo.
Il mattino successivo, fortificato da un'altra iniezione e con
una dozzina di bustine in tasca per la sua provvista di qualche
giorno, Christopher Swift sal su una macchina accanto a David
Cole. Dave aveva lasciato Dino Cortese a sorvegliare la spedizione
a Los Angeles della pellicola e della colonna sonora per i
lavori di rifinitura. Aline Markham, che era stata lontana dal
suo uomo da troppo tempo, sal sul primo aereo portandosi dietro
Valerie Bristol.
Prima di partire, Valerie rest un poco da sola con Christopher
Swift. Nessuno domand e nessuno avrebbe mai saputo cosa si
dissero, quello che accadde o quali promesse si scambiarono.
Dave Cole e Christopher Swift lasciarono Roma dirigendosi
verso nord lungo strade che ancora mostravano i segni della guerra
recente. Attraversarono citt antiche che avevano visto molte
guerre. Si inerpicarono per ripide strade di montagna che li portarono
attraverso le Dolomiti, cos in alto che, sebbene l'autunno
fosse appena iniziato, furono costretti ad accendere il riscaldamento
nell'auto. In due giorni arrivarono in una clinica di una
piccola citt sulle colline che circondavano Zurigo.
L Dave Cole consegn Christopher Swift a un anziano medico
pieno di comprensione. Dopo aver passato diverse ore solo
con lui, Christopher decise di rimanere a patto che non gli troncassero
la droga di colpo. Poi il medico parl da solo con Dave
dicendogli che avrebbe fatto tutto il possibile per risolvere quel
caso complicato.
Chris e Dave si salutarono ai piedi delle scale di pietra della
clinica, in un giardino che portava alla strada dove Dave aveva
lasciato la sua macchina.
- Far del mio meglio, Dave. Ce la metter tutta.
- Ce la farai, ragazzo. E faremo altri film insieme, te lo
prometto.
D'impulso Christopher Swift abbracci affettuosamente Dave,
ma d'un tratto parve ricordare Edmund Pryce e si fece rigido e
vago. Si stacc da Dave, si gir e sal le scale di corsa. E Dave
aspett finch Chris non fu al sicuro dietro la porta della clinica
dove il medico stava aspettando.
Dave Cole guid fino all'aeroporto di Zurigo, restitu la macchina
e prenot un volo per gli Stati Uniti. Poi and a un banco
del telegrafo e mand un messaggio.
Semplice e breve, era indirizzato a Sybil Koenig a Beverly
Hills. TORNO A CASA.


CAPITOLO 22.

L'aereo da New York atterr a Los Angeles alle sei pomeridiane,
ora locale. Sul campo, in attesa del signor David Cole c'era
una limousine della Magna. Mentre consegnava il cappotto e gli
scontrini del bagaglio all'autista, ud chiamare il suo nome dallo
altoparlante. Si avvi verso l'apparecchio telefonico pi vicino.
Invece trov qualcuno che lo aspettava.
Sybil.
L'abbracci, la baci. Mentre stavano con le facce unite una
all'altro, lui sussurr: - Speravo proprio che tu venissi dopo
aver ricevuto il mio cablo.
- Non  stato solo per il tuo cablo.
Lui si stacc da lei, la fiss negli occhi.
- Albert. - fece lei.
- Cosa  successo ad Albert?
- Ha avuto un infarto.  all'ospedale.
- Cristo, andiamoci subito!
Trovarono la macchina di Sybil e si diressero ai Cedri del Libano.
Prima di entrare nella stanza, Dave parl col medico che lo
avvis di non trattenersi troppo per non affaticare Grobe che
era ancora nella prima delle tre settimane critiche del periodo
post-infartuale. Albert giaceva immobile sotto il lenzuolo bianco.
Aveva la maschera a ossigeno e pareva respirare appena. Teneva
gli occhi chiusi. Tuttavia, prima che Dave potesse aprir
bocca, Grobe lo chiam muovendo un dito. Dave si avvicin ai
piedi del letto. Grobe si tolse un attimo la maschera.
- No, Albert, non devi farlo.
- Non ti preoccupare, Dave. Il mio elettrocardiogramma sta
migliorando tutti i giorni. - Ma la sua voce era debolissima. - Il medico dice che guarir benissimo. Al cento per cento. Forse
un po' meno.
- E appena starai bene tornerai allo Studio. Perci non ti
preoccupare. Convincer H. P. - lo rassicur Dave.
- Ma chi convincer me? - domand Grobe. - Non ho
il diritto di decidere se ci voglio tornare?
- Certo.
- Questo  stato sempre il mio guaio. Osannare il Signore
che ci manda tutte le nostre benedizioni. Per noi, il Signore 
H. P. Con le sue grosse elargizioni settimanali ci fa sudar sangue
per aver l'onore di essere strumentalizzati, ingannati e traditi
da lui. E alla fine, giustiziati da lui. Io ho disobbedito al
Re, cos la mia testa deve cadere. Non desidero affatto tornare l.
- Cosa farai?
- Quando si giace nel letto di un ospedale, si vedono le cose
sotto una nuova prospettiva. La vita appare molto diversa in posizione
orizzontale di quanto non sia quando siamo in posizione
verticale. Specialmente se non sei in posizione orizzontale per
tua scelta. Ceder la mia casa di Beverly Hills. Perch mai un
uomo deve avere una casa cos grande? E insegner. Mi sono gi
messo in contatto con l'UCLA offrendo i miei servigi per insegnare
a scrivere per lo schermo. Se la cosa andr in porto, prender
un appartamentino a Westwood come si conviene a un
professore universitario con uno stipendio modesto. Il tempo
che mi rester lo passer a The Springs. Ho scoperto che voglio
liberarmi delle cose, delle propriet, degli obblighi, del passato.
Voglio dimenticare questi venticinque anni di servilismo d'alta
classe profumatamente pagato.
Sybil si avvicin al letto e lo abbracci dolcemente. - Oh, zio
Albert...
Lui le carezz una spalla. - Non ti sentire in colpa. Non dire
niente. Sono abbastanza all'antica per pensare che una ragazza
non deve dir niente di calunnioso contro il proprio padre.
Lei lo baci sulla gota e si avvi verso la porta. Mentre Dave
e Albert si stringevano la mano, lui disse: - Non te ne scordare.
Vieni a trovarmi, nel deserto. Per restare qualche giorno.
Tutti e due.
- Okay, Albert - promise Dave Cole.
- Cosa ti ha detto il medico? - domand Sybil mentre guidava
puntando la macchina verso Beverly Hills.
- Se non sopravviene un altro attacco entro le prossime due
settimane, probabilmente se la cava.
- Lo spero. Dio, lo spero tanto - disse lei con fervore,
come se ogni colpa che suo padre rifiutava di accettare diventasse
automaticamente una sua responsabilit.
Dave guard il suo visino intenso mentre lei guidava in mezzo
al lento traffico caotico. La mente non gli aveva giocato scherzi.
Era bellissima come l'aveva ricordata, il profilo classico, gli occhi
scuri e decisi. Perfino da lontano, la sua pelle, morbida e liscia,
rabbuiata dalla luce crepuscolare, emanava un profumino delicato.
Gli venne voglia di far l'amore con lei, subito.
- Com' andata, poi? - domand lei d'un tratto. - Com'
finita?
- Non  stato facile, ma  andato tutto bene. Siamo tutti
soddisfatti.
- Sono felice per te, Davie.
- Ci avevi azzeccato con Dan Sullavan. Non so come ci sia
riuscito - disse Dave.
- Sapendo cosa prova per mio padre, capivo che avrebbe
trovato un sistema.
- Mentre ero l  accaduto qualcosa - disse Dave.
- Cosa?
- Mi sono innamorato di un'altra donna.
Lei si volt di scatto a guardarlo, sorpresa, ferita, quasi fino
a sentire dolore fisico. Non osava nemmeno respirare. Alla fine
domand semplicemente: -  bella?
- Fantastica. La donna pi insolita che io abbia mai conosciuto.
- Sono contenta per te - ment lei. - Sar meglio per te,
cos - aggiunse cercando di convincere anche se stessa.
- Per sfortuna, non mi  andata bene.
Lei lo guard, perplessa.
- La donna  Aline Markham - disse lui finalmente, sorridendo.
Sybil ne fu talmente sollevata che i suoi occhi si colmarono di
lacrime. Si costrinse a fissare il traffico davanti a s, a mantenere
la macchina nella sua corsia.
- Tutti gli uomini si innamorano di Ali - disse. - Almeno
una volta nella vita. -  una gran signora.
Non dissero altro finch non arrivarono al viale che portava
al Marmont.
- Per tutto il tempo che sono stato a Roma non c' stata
nessun'altra donna. Nessuna.
Lei non aveva bisogno di fare simili dichiarazioni.
Arrivarono al Marmont. Lui scese. Lei aspett poi domand:
- Non mi chiedi di entrare?
Lui scosse il capo.
- Voglio restare. Tutta la notte - disse lei, decisa.
- Perch? Per pareggiare i conti con lui per quello che ha
fatto ad Albert?
- Davie, ti prego.
- No. Non per tutta la notte. Neanche per un po'. Ho avuto
anch'io tanto tempo per pensare a lungo. D'ora in avanti quando
verrai da me non sar perch devi rendergli la pariglia per
qualcosa. O perch lui non ha bisogno di te. Ma perch ne ho
bisogno io. Sistemer i miei problemi con lui. Ma tu devi sistemare
prima i tuoi perch si possa sentirci liberi.
- E se ti dicessi che mi sono liberata di lui?
Dave la fiss negli occhi finch lei distolse lo sguardo, incapace
di convincere lui o se stessa.
- D'ora in poi saremo impegnati l'un l'altro. O completamente
liberi - disse Dave. - Io lo so cosa far-. Tu devi decidere.
Gli occhi di lei si gonfiarono di lacrime che le colarono gi
lungo le gote. Ogni istinto in lui lo spingeva ad abbracciarla, a
baciarla, a fare l'amore con lei. Ogni istinto tranne uno... l'istinto
della sopravvivenza. Cedere ora sarebbe stato distruggere
tutti e due.
- Cos ecco perch mi hai dato appuntamento fuori degli
Studi - disse Betty Ronson.
- Dopo quello che il figlio di troia ha fatto ad Albert, io
lascio la Magna. Appena sistemata la colonna sonora per Via
Dolorosa, me ne vado - disse Dave, come se sfidasse a contraddirlo.
- Certo, capisco - disse Betty troppo in fretta. - Un uomo
deve avere i suoi princpi. Perfino in questa citt. - Poi s'interruppe.
- Naturalmente nessun principio dice che un uomo
dev'essere cretino. Dammi una settimana o due per studiare una
strategia. Dopotutto in questa citt non c' niente di cos finito
di un regista senza lavoro.
- Ho un buon curriculum.
- Lo so, Dave, ma con Via Dolorosa sempre nella scatola,
la gente penser che  un porcaio se te ne vai prima che venga
distribuito. L'unica maniera per lasciare questa citt  quando
si ha il vento in poppa. Ma indagheremo.
- Non indagheremo. Preferirei che Martoni non ne sapesse
niente.
- Okay, Dave, se  cos che vuoi - convenne lei, poi domand:
- E Sybil...
- Cosa c'entra Sybil? - la interruppe lui in fretta perch
era la prima volta che Betty faceva il suo nome.
- Stavo solo per chiederti se lei sa della tua decisione.
- No - ammise lui. - Lo sto facendo per conto mio. E
voglio agire subito. Velocemente. Non sono d'umore per traccheggiare.
- Davie - disse Betty, chiamandolo come lo chiamava Sybil - Non minacciare mai di aver perso la pazienza in questa
citt. Questo posto  stato fatto a forza di pazienza. No, Davie,
devi stare attento. Lascia che io tasti il terreno in gran segretezza
e vedremo cosa ne viene fuori.
Il mattino seguente Dave era nella sala di registrazione. Lui,
il compositore e l'arrangiatore sedevano dalla loro parte del divisorio
di vetro, mentre dall'altra il direttore d'orchestra stava
davanti ai sessantacinque membri dell'Orchestra Sinfonica della
Magna, pronto a dirigerli nelle prime note d'apertura della partitura
di Via Dolorosa.
- Pronti? - domand nervosamente il compositore, perch
quella era la prima volta che la sua musica veniva suonata per
Dave con tutta l'orchestra.
- Pronti.
Il compositore fece un segno al direttore che batt la sua
bacchetta preparando i suoi sessantacinque orchestrali ad attaccare.
Gli archetti si avvicinarono ai violini, alle viole e ai violoncelli.
Gli uomini degli strumenti a fiato si inumidirono le labbra.
I martelli dei tamburi furono sollevati per i primi colpi. Finalmente
la bacchetta dette il via, e tutta l'orchestra attacc. Una
ondata di suoni scosse la stanza. Dave poteva udir vibrare gli
altoparlanti ad alta fedelt dietro di s, sotto l'attacco. Poi la
musica divenne pi dolce, pi melodica.
La luce rossa del telefono cominci a lampeggiare. Dave fece
segno all'arrangiatore di andare a rispondere, gridando allo stesso
tempo: - Maledizione, non accetto telefonate! Perch non
potete fare lo stesso anche voi? - Rest imbarazzato quando
l'arrangiatore gli porse la cornetta.
-  per lei.
- All'inferno!
- Interurbana.
Dave afferr il microfono e disse irritatissimo: - S?
- Dave? - disse Dan Sullavan calmo e tranquillo. - E in
un posto dove pu parlare?
- Direi proprio di no.
- Quando  libero mi chiami. Sulla mia linea privata. Circle
sei due zero quattro quattro. Importante. Molto importante.
Durante la mattinata, la concentrazione di Dave fu divisa tra
la musica, che non approvava, e l'inattesa telefonata da Dan
Sullavan. Il compositore, un gigantesco, flaccido russo il cui accento
pareva essersi acutizzato durante i suoi anni a Hollywood,
lo implor.
- Dave, tesoro, ti prego, carissimo, ascolta un'altra volta.
Le prime battute d'apertura. La pi bella musica ch'io abbia
mai scritto. Perfino meglio del The Marauder.
Ogni qualvolta Sasha Yunofski si trovava nei guai con un
produttore accennava sempre a quel film, la cui colonna sonora
aveva vinto l'Oscar. Yunofski cominci a canticchiare le note di
apertura quasi ne fosse estasiato. Teneva gli occhi chiusi, e il
suo faccione grasso era lustro di sudore nervoso. Quando la
musica fin, apr gli occhi con aria deliziata come se avesse
ascoltato le voci degli angeli dal cielo.
- Fantastica, no?
- S, Sasha, fantastica. Ma per il mio film non va.
- Dave, bimbo, l'avevi sentita quando l'abbiamo suonata
per te. Ti era piaciuta.
- Mi era piaciuta la melodia, ma orchestrata con seimila
pezzi  eccessiva. Questa non  una commedia musicale della
Magna. Esther Williams non schizza fuori dall'acqua. Clark
Gable non vince nessuna guerra. Gene Kelly non danza sotto la
pioggia. Questo  un film religioso ... sensitivo, spiritualmente
esaltante. E, in un certo senso, triste.
- Non gli piacer - disse con un gemito Sasha, mentre nello stesso tempo pareva volerlo mettere in guardia. Non c'era
dubbio a chi alludeva. - Lui vuole sempre un'apertura Magna e
una fine Magna. Vedrai.
- E io invece dico che la musica deve adattarsi al film -
insistette Dave. - Perci semplifichiamola!
Sasha si rivolse all'arrangiatore, piagnucolando:
- Semplifichiamola. Sarebbe lo stesso che prendermi il sangue e berlo al
posto di una Coca-Cola. - Torn a rivolgersi a Dave.
- Semplifichi un tema come questo e dove va a finire la potenza? La
maestosit? La gente non lo riconoscer come un film Magna!
Semplificare! - Sasha si lasci cadere su una sedia. Si asciug
la fronte. Scosse la testa tristemente, come un uomo affranto per
la morte improvvisa e inaspettata di una persona cara.
Nessuna delle famose pagliacciate di Sasha commosse Dave.
Altri produttori lo avevano avvertito che la miglior recitazione
che probabilmente avrebbe ottenuto nel suo film sarebbe stata
quella di Sasha Yunofski. Essere un personaggio caratteristico era
ormai una professione per il russo, e nei party gli piaceva vantarsi
della maniera con cui dominava e controllava produttori e
registi durante le riunioni per l'ascolto delle sue colonne sonore.
Dave si protese in avanti e premette il pulsante per parlare
col direttore d'orchestra.
Prima che potesse aprire bocca, Sasha grid: - Quando io
sono presente nello Studio, nessuno parla col direttore!  nel
mio contratto!
- Bene, allora, attaccati a quella cornetta e di' al tuo direttore
d'orchestra che voglio sentire il tema. Soltanto la melodia.
Dai violini, poi dai legni, poi dal pianoforte.
Il direttore fece eseguire la melodia dai violini. Poi dai legni.
Poi dal pianoforte. Aspettarono. Sessantacinque musicanti. Un
direttore d'orchestra. Un arrangiatore. E un avvilito compositore,
vincitore del Premio dell'Accademia.
- Ora fatemi sentire soltanto l'oboe - disse Dave.
Dopo aver trasmesso l'ordine, Yunofski si stravacc sulla sedia
ben deciso a non accettare la propria musica in quel modo.
Dave ascolt. L'oboista suon la melodia. Con quel solo strumento
la melodia parve creare un'atmosfera ossessionante e irreale:
un'atmosfera che un'intera orchestra non avrebbe potuto
creare.
- Ecco - disse Dave.
- Ecco cosa? - Volle sapere Yunofski.
- Ecco come inizia Via Dolorosa - disse Dave con un tranquillo
tono autoritario.
Yunofski schizz su dalla sedia con una velocit che smentiva
la sua mole. - Vuole che un film Yunofski cominci in quel
modo? Sarebbe lo stesso che mostrare Ethel Barrymore nuda!
Mai! Mai! - grid. Cominci a camminare su e gi per la stanza
borbottando. - Tu cerchi di rovinarmi la carriera. Mi odii!
Perch mi odii?
Si rivolse all'arrangiatore. - Domandaglielo! Domanda al signor
David Cole perch mi odia!
Il suo arrangiatore non parl, imbarazzato dall'esplosione di
Yunofski. Yunofski ritorn all'attacco. - Diglielo! Diglielo all'eminente
signor David Cole che se H. P. sente una simile apertura
per un film Magna siamo tutti licenziati. Finiti, a Hollywood!
Finiti.
Yunofski s'interruppe per vedere se la sua tirata aveva avuto
qualche effetto su Dave. Quando si rese conto del contrario, domand
pi tranquillamente: - Sei sicuro che  questo che vuoi?
- Sicuro - rispose Dave. - E ora mettiamoci al lavoro.
Quando smisero per il pranzo, avevano registrato l'abbozzo
della musica d'apertura esattamente come la voleva Dave.
Appena Dan Sullavan fu in linea, non perse tempo. - Dave,
per via indiretta, diciamo, mi  arrivata la voce che lei non 
contento l alla Magna. - Sullavan aspett ma non ottenne risposta.
- Secondo me sta attraversando una crisi. Quando avr
visto l'anteprima del suo film si sentir meglio. Non confonda
mai l'irrequietezza con la scontentezza. In un giovane l'irrequietezza
 un buon segno. Sempre che non lo spinga a fare qualcosa
d'insensato. Capisce cosa voglio dire?
Dave non capiva ma rispose comunque di s.
- Ascolti, figliolo. Vengo l. Voglio vederla. Fuori degli
Studi. Scender al Beverly Hills. Ma sarebbe bene se potessimo
pranzare o bere qualcosa lontano dallo Studio o dall'albergo.
- Perch non al mio bungalow al Marmont?
- No, in centro c' un localino francese. Glielo far sapere.
Trovare il ristorante non fu facile e serv a ricordare a Dave
che sebbene ormai abitasse a Hollywood da anni c'erano ancora
tante parti che non conosceva. Il ristorante si rivel modesto ed
economico. L'atmosfera era fragrante del piacevole e piccante
aroma del buon cibo francese. Il proprietario fungeva anche da
capo cameriere sebbene fosse vestito con il grembiulone e il berretto
del cuoco. Li accolse con tale calore che Dave si rese conto
che Sullavan doveva essere un cliente abituale. Ovviamente
Sullavan trattava parecchi affari riservati quando andava a Los
Angeles.
Lo snello irlandese stava gi sorseggiando un whisky liscio
con ghiaccio. Prima che Dave avesse il tempo di sedersi, Sullavan domand: - Cosa beve?
- Scotch e soda.
Sullavan conged il proprietario con un semplice gesto. Quando
Dave si fu messo comodo, Sullavan and subito al sodo.
- Avr sentito quel bastardo lamentarsi di New York. New
York fa questo New York non fa quest'altro New York
gli impedisce di fare qualcos'altro. Se qualcosa va male alla
Magna  colpa di New York. Be', noi siamo New York. Io.
Louis Cohen. Abe Schlegel. A sentirlo parlare lei non ci crederebbe,
ma lui lavora per noi. Sicuro, guadagna pi denaro di tutti e
tre noi messi insieme. Di stipendio. Ma non per quanto riguarda
le azioni. Con la giusta combinazione, noi possiamo annientarlo
se si arriva a una resa dei conti. Be', credo che finalmente abbiamo
la combinazione giusta. C'era un blocco di cinquantamila azioni
di cui avevamo bisogno perch votassero con noi. Ora lo
abbiamo. - All'improvviso disse: - Ordiniamo qualcosa da
mangiare.
Avevano ordinato e stavano mangiando quando Sullavan ritir
fuori lo stesso argomento. - Tutti noi abbiamo sempre cercato
un altro Marvin Kronheim. H. P. compreso. La differenza
sta nel fatto che se noi lo troviamo lo mettiamo al comando. Ma
se lo trova H. P. prima di noi se ne libera alla svelta. Ma i Marvin
Kronheim sono rari. Come le perle perfette. Come dice la
Bibbia, molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Be', New
York ha esaminato la situazione. Abbiamo scorso l'elenco dei
produttori, dei capi di altri Studi. Cercando un uomo, un giovane
che potrebbe subentrare al momento necessario.
Dave guard Sullavan.
- Abbiamo esaminato tutte le possibilit. Nella Magna e
fuori. Abbiamo anche esaminato il suo curriculum. Ha fatto in
fretta a salire, lei. Ma fa buoni film. Ha buon gusto. Non spreca
n denaro n tempo. Non  un prepotente. La gente che lavora
con lei la rispetta. Il tutto porta a una situazione altamente favorevole.
- Grazie - disse Dave con l'aria pi diffidente che riusc
a tirar fuori.
- Ma lei non  contento. Non ci piace vederla cos. Vuole
un nuovo contratto?
- Voglio andarmene - disse Dave senza dichiarare i suoi
motivi.
- Lo so. Vie mi ha informato.
Il silenzio che segu fece s che Sullavan si accorgesse di essersi
lasciato sfuggire un'informazione d'importanza vitale.
- Vie si mette in contatto con me di tanto in tanto. Quando lo ritiene
importante. Come nel suo caso.
Cos, nonostante le sue istruzioni, Betty aveva parlato con Vie
Martoni, e Vie, il pi fidato amico, e ruffiano di H. P., lavorava
per scavare il terreno sotto i piedi del suo boss.
- Noi vogliamo che lei resti. Cos quando H. P. se ne andr,
per una qualunque ragione, lei sar l per prendere il suo posto.
- Come fa a essere cos sicuro che H. P. se ne andr?
- Gliel'ho detto. Credo che finalmente abbiamo trovato la
giusta combinazione riguardo alle azioni. Possiamo farlo - disse
Sullavan fiducioso.
Dave non disse niente.
- Rivedremo il suo contratto - fece Sullavan.
Dave continu a tacere.
- Cosa c' che non va, ragazzo? - domand l'altro alla fine.
- Mi sono fatto una promessa. Dopo questo film me ne vado.
Se non posso lavorare a Hollywood per via di lui, torner a New
York. Ma non rester alla Magna.
Sullavan stava per ribattere, ma poi dubit della saggezza di
svelare le complicate tattiche della sua strategia attentamente
studiata per la sua vendetta. Si limit invece a consigliare:
- Sia furbo, ragazzo. Il fulmine non colpisce due volte. Specialmente
in questa citt. Non se lo lasci scappare. Sarebbe il capo
di Studio pi giovane della citt.
H. P. Koenig si era ben preparato per il suo viaggio a New
York. Il suo staff delle vendite aveva proiettato tutti i film Magna
per tutte le catene e per i distributori indipendenti con cinema
abbastanza grandi da essere ritenuti importanti. Erano state
fatte ragionevoli offerte per quasi tutti i prodotti Magna. Ma
per H. P. quello era soltanto il preludio del suo viaggio a New
York dove avrebbe venduto tutta la massa dei film Magna a Dan
Sullavan per la Nationwide e a prezzi molto pi alti. Era in una
posizione inespugnabile, e giocava un gioco in cui lui aveva la
mano vincente. Tra i suoi atout aveva un film di Esther Williams
pi spettacolare di qualunque altro film del passato della diva:
duecento ragazze in un balletto sott'acqua con un finale di enormi
fiamme torreggianti che schizzavano su dall'acqua azzurra
dell'immensa piscina. Il suo Reparto Effetti Speciali aveva superato
se stesso.
C'era un altro film di Gene Kelly. Sempre uguale e tuttavia
sempre diverso. Dove Gable, nei suoi film, corteggiava la prima
donna col suo freddo sorriso e la sua furia repressa, Kelly la
corteggiava con i piedi. Per ottantun minuti faceva cilecca? Negli
ultimi tre minuti, con la sua danza, riusciva a entrare nel cuore
della fanciulla. Lei cedeva e finalmente se ne andavano insieme danzando.
Fine.
H. P. aveva anche due classici, tragedie in costumi sontuosi e
autentici come solo la Magna sapeva fare.
Aveva due film di Wendy Morse, sempre presa sicura sulla
famiglia americana. La sua bella voce, puntualizzata da quei
commoventi tremolii, i suoi brillanti occhi ipertiroidei ai quali il
riflesso delle luci dava quel famoso luccichio... tutto contribuiva
a renderla unica. Un film di Wendy Morse era denaro in banca.
Ogni grosso indipendente aveva offerto cifre favolose per quei
film.
Ma il film su cui H. P. contava era Via Dolorosa. Aveva ricevuto
le pi alte offerte da tutte le catene e dai distributori, era
buono per famiglie, eccitante, commovente ed estasiante. A malincuore
H. P. doveva ammettere che quel giovane bastardo di
Cole si era accollato una frana e ne aveva fatto un film di enorme
successo. Inoltre era il genere di film religioso che nessun critico
avrebbe osato toccare.
Quel tipo di film che il pubblico, dopo averlo visto, si sarebbe
sentito virtuoso. Meglio di un'assoluzione. Avrebbe dato a ogni
proprietario di cinema un senso di fierezza per averlo presentato.
A prezzi maggiorati, naturalmente.
Pi che altro, pensava H. P., era il tipo di film per cui un devoto
cattolico come Dan Sullavan avrebbe offerto l'anima.
Sullavan avrebbe gradito l'onore di essere noto in San Patrizio come
l'uomo che aveva portato Via Dolorosa a cos tanti milioni
di cattolici sparsi per il paese. Quando H. P. avesse accennato al
Cardinale, Sullavan avrebbe superato di gran lunga tutte le altre
offerte.
La tragedia del decreto di divorzio tra gli Studi e i cinema
non turbava affatto H. P. Koenig. Lui andava nell'est armato
del pi e del meglio.
Per giunta, al fine di dare l'impressione della perfetta armonia
nell'ambito della Magna, insistette che Dave Cole lo accompagnasse.
Per smentire un precedente accordo segreto con Dan Sullavan,
H. P. si dette un gran da fare per organizzare la proiezione dei
propri film. Invece di mostrarli negli ex uffici Magna, affitt alcune
sale di proiezione in un edificio tra Broadway e la Quarantottesima.
Ricorse al trucchetto di offrire rinfreschi ai suoi clienti
allestendo un bar e un buffet in maniera che tra un film e l'altro potessero prendere qualcosa. H. P., che aveva sempre dominato
e tormentato gli uomini, che aveva fatto di tutto per umiliarli
ogni volta che aveva potuto, ora dette l'impressione di essere
il mercante che cercava di circuire i compratori con la sua
merce. Quelli ci scherzarono su. E lui si un a loro. Era tutto un
gioco per mettere nel sacco il Dipartimento di Giustizia e vanificare
il decreto consensuale di divorzio.
Si svolse tutto in quel clima. Dan Sullavan e i suoi dirigenti,
compresi i suoi direttori dei cinema regionali, erano presenti.
Videro i film. Mangiarono e bevvero a spese di H. P. Durante gli
intervalli risero e scherzarono. Alla fine di una lunga giornata se
ne andarono e il giorno dopo tornarono seguendo lo stesso andazzo.
La sera del secondo giorno avevano visto tutti i film Magna
che H. P. aveva portato all'est, tranne uno. H. P. aveva serbato
il migliore per ultimo: Via Dolorosa. Fu un successo strepitoso.
Sullavan organizz una riunione per il mattino seguente per
discutere le condizioni.
Quando H. P. e Dave tornarono nell'appartamento della Magna
sopra Central Park, erano esausti. - Gli sono piaciuti! Tutti
quanti! Era evidente. Domani dar il giro di vite. Rivedr
quelle offerte che ci hanno fatto gli indipendenti e le alzer un
poco. - Chiuse la porta e si ritir per la notte, sghignazzando.
Il mattino successivo alle dieci i Capi Esecutivi della Nation-
wide Theatres Inc. si ritrovarono nella loro immensa sala di riunioni.
Camerieri in giacca bianca venuti su da Lindy avevano
preparato una colazione a base di caff bollente, pane azzimo,
salmone ebraico affumicato, brioches. Quando arrivarono H. P.
e Dave Cole chiacchierarono del pi e del meno cordialmente
finch tutti non ebbero finito di prendere il caff.
Alla fine Dan Sullavan li spron: - Be', ragazzi?
Ognuno, per ordine di grado e di anzianit, prese il proprio
posto intorno al lungo lucidissimo tavolo. Dave e H. P. si sedettero
in fondo al tavolo per dare ulteriore peso al concetto della
separazione. H. P. si appoggi allo schienale con le condizioni
che avrebbe accettato nel taschino interno, condizioni che
aveva improvvisato e scribacchiato sul dietro della busta dell'albergo
la notte precedente... cifre che la Nationwide sarebbe stata
costretta a battere. H. P. era sicuro che le avrebbero perfino
superate. Dopotutto chi altri aveva prodotto quello che poteva
stare alla pari della Magna quanto a divi? E chi altri aveva un
Via Dolorosa?
Sullavan apr il dibattito. - H. P.,  stato uno splendido programma
di film quello che ci ha fatto proiettare. Ottima variet.
Ben fatti. Buoni valori di produzione. Quando si tratta di spendere
denaro, nessuno sa spenderlo bene come lei.
H. P. sorrise. - Lei sa qual  il mio motto. Se merita di arrivare
sullo schermo, dev'essere il migliore. Costi quello che costi.
Sullavan annu.
- Benissimo - disse H. P. - Parliamo tachlis.
Sebbene Dan Sullavan fosse cattolico irlandese cresciuto nelle
case popolari della Decima Strada, aveva necessariamente imparato
un sacco di Yddish durante i suoi anni nel mondo dello spettacolo.
Non aveva bisogno che qualcuno gli traducesse cosa intendeva
dire H. P. Si inumid le labbra sottili e pallide e alla fine
disse: - H. P., negli ultimi mesi c' stato un grosso cambiamento
nel settore dei distributori. Un cambiamento drastico. Dobbiamo
abituarci a pensare diversamente. Ai vecchi tempi voi ci fornivate
i vostri prodotti, noi li presentavamo. Era tutto organizzato. Ma
ora dobbiamo allargare il nostro orizzonte. Per esempio, se limitiamo
tutti i nostri acquisti ai prodotti Magna, non solo il governo
potrebbe insospettirsi, ma finiremmo con l'essere tagliati fuori
da altre fonti. Dopotutto, perch De Mille dovrebbe offrirci il
suo prossimo film se sa che acquistiamo quasi tutti i nostri film
dalla Magna? Preferir non offrirci niente piuttosto che correre
il rischio di sentirsi rifiutare.
Dave sbirci H. P. L'espressione sicura lasciava intuire che
l'ometto era divertito. H. P. era certo che Sullavan faceva quel
discorso tanto per formalit, come anche lui doveva ascoltarlo
per formalit.
- E c' qualche altro cinematografo che fa film di gran
successo. Capra. Ford. Stevens. Quindi per assicurarci future
fonti di prodotti dobbiamo allargare i nostri acquisti. Come qualsiasi
industria che guarda all'avvenire.
Dave not che il sorriso di H. P. cominciava lentamente a impallidire.
La sua fronte e il suo labbro superiore si erano lievemente
imperlati di sudore. Rest immobile mentre Sullavan continuava
lento, secco, deciso.
- S,  un mondo diverso, H. P. E noi dobbiamo viverci. Poi
ora c' il mostro: la cassetta. La Tiv. La gente comincia a stare
in casa a guardarla. Ha notato i nostri incassi della domenica
sera in questi ultimi tempi?
- Coglionerie! - rugg H. P., dando sfogo alla sua rabbia
sempre crescente. - Ora guardano la Tiv perch  gratis. 
una curiosit. Un giocattolo. Ma dove potranno avere Gene Kelly,
Bing Crosby, Fred Astaire, Ingrid Bergman, Clark Gable, Bette Davis, Spencer Tracy, James Cagney, Robert Taylor e centinaia
di altri divi della Magna? In quella fottuta cassetta? La Tiv
non se lo pu permettere. Non potr mai permetterselo! La
gente torner nei vostri cinema pi numerosa di prima!
Sullavan non rispose, si limit ad appoggiarsi allo schienale
della sua capace poltrona presidenziale, emaciato, vago silenzioso.
H. P. sent il bisogno di riempire quel silenzio.
- Quando torneranno sar bene che abbiate prodotti da dargli.
Sono abituati ai film Magna nei vostri cinema. I migliori.
Se non gli date prodotti di prim'ordine li perderete!
Se la tirata di H. P. lo aveva scosso, Sullavan non lo diede a
vedere. Dave riusc soltanto a intravedere la lievissima traccia
di un sorriso sulla faccia dell'irlandese. Tutte le angherie, tutti
gli abusi, tutte le umilianti richieste che Sullavan aveva dovuto
sopportare da H. P. venivano ripagate quel giorno. La bilancia
stava oscillando. Dan Sullavan non avrebbe pi dovuto
subire le lunghe micidiali telefonate di H. P. dalla California.
Non si sarebbe pi sottomesso alle sedute accanto alla tomba della
madre di H. P. n alle infinite volte che aveva dovuto provvedere
ragazzine per H. P. ogni volta che arrivava a New York, un
fatto che Sullavan detestava sia perch era un buon cattolico
sia perch era un padre devoto.
Il silenzio nella stanza era insopportabile per H. P. Doveva
farlo cessare. Domand freddamente: - Dan, stai forse dicendo
che non farai nessuna offerta per nessun film Magna?
Sullavan si asciug le labbra aride, lentamente, e rispose:
- Offriremo di acquistare soltanto un film: Via Dolorosa. Supereremo
qualunque altra offerta tu abbia gi avuto per quel film.
- Ah, davvero, eh? - url H. P. - Be' o li prendete tutti
quanti o niente. Chiaro?
Si era gi alzato e met dalla sedia quando Sullavan lo inchiod
dicendo: - Harry! A meno che tu non voglia andare in prigione
per aver violato il decreto consensuale, rimettiti a sedere!
H. P. si fece terreo, ma lentamente torn a sedersi sulla morbida
poltrona di pelle.
- Non puoi pi fare come prima, Harry. Basta con le scatole
chiuse. Basta vendere roba fasulla insieme ai film di successo.
Questo si chiama vendere in blocco. Noi abbiamo il diritto di
fare offerte per ciascun film. E lo facciamo. Alla presenza di nove
testimoni ti dico che supereremo ogni offerta per Via Dolorosa.
Se rifiuti, il Procuratore Distrettuale lo sapr prima ancora
che tu arrivi al tuo albergo.
- Vi dar le cifre delle offerte nel pomeriggio. - H. P. aveva
capitolato.
- Avrai la nostra offerta domattina - ribatt Sullavan.
La riunione era terminata. H. P. se ne and senza stringere la
mano a nessuno. Fiss astiosamente Dan Sullavan mentre dentro
di s studiava tutti i generi di vendetta. Non aspett di essere
raggiunto da Dave Cole. Mentre Dave si voltava per uscire,
Sullavan gli mise un braccio sulle spalle e gli disse piano, con voce
ansiosa: - Film fantastico, Via Dolorosa. Ha giustificato in
pieno ogni fiducia che riponevo in lei.
-  stato piuttosto rude col vecchio - disse Dave.
- Non ha ancora visto tutto - lo avvert Sullavan. - Non
dimentichi, ancora non ci siamo liberati delle nostre azioni. Perci
si tenga flessibile. E aspetti un nostro segnale.
Tornarono in California con lo stesso aereo. Ma non si sedettero
vicino. H. P. non era pi l'uomo espansivo, ciarliero del
passato. Aveva visto la sua fine e ne era terrorizzato.
Quando, il mattino seguente, H. P. torn allo Studio per riprendere
le trattative con le catene degli altri cinema, si accorse
che l'entusiasmo per i film Magna era improvvisamente e stranamente
diminuito. Inesplicabilmente pareva che vi fosse una cospirazione
tra loro, intuibile dalla loro mancanza d'interesse. Finalmente,
nella tarda serata, dopo aver tentato svariate lunghe,
fiduciose e gaie conversazioni telefoniche con i distributori di
tutto il paese, uno di quelli si lasci sfuggire la sbalorditiva informazione
secondo la quale qualcuno, in certo qual modo, aveva
scoperto la sua strategia: la pagliacciata di inviare offerte
di tutti gli altri distributori tanto per aderire alla lettera della
legge, mentre le sue intenzioni erano sempre state di fregarli e
di vendere alla Nationwide. Il distribuitore che disse quelle cose
a H. P. era un texano con una catena di cinematografi che si
estendevano per tutto il sud-est. Nel suo lento, dolce linguaggio
sembr trarre particolare piacere nell'informare H. P. della loro
scoperta. Sebbene il texano si rifiutasse di rivelare la fonte delle
sue informazioni, era evidente che doveva essere stata New York.
E a New York non poteva essere stato che Dan Sullavan.
H. P., che aveva dominato un'industria, che aveva costruito
il pi grosso Studio del mondo, fregando e facendo doppie trattative,
vendendo esseri umani come bestie per il macello, veniva
fregato e tradito. Un uomo meno in gamba, un uomo meno
abituato al potere ne sarebbe rimasto stritolato. Ma non H. P.
Koenig.
Chiam George Keegan, il suo direttore della pubblicit, e
Sonny Brown, il capo delle pubbliche relazioni. Ordin a Keegan di preparare ventiquattro pagine di pubblicit su Variety.
Un'intera pagina per ogni film Magna. Ordin a Sonny Brown
di organizzare un viaggio da una costa all'altra per i divi pi importanti
della Magna. H. P. avrebbe promesso esibizioni di quei
divi a ogni cinema che acquistasse un importante film Magna.
Camminava su e gi davanti a loro, vomitando idee, sputando
ordini, facendo piani costosi e lussuosi. Nel notare che
nessuno dei due si annotava le sue istruzioni, s'interruppe per
gridare rabbiosamente: - Scrivete, maledizione! Ogni parola!
Questo  Vangelo! Questo salver lo Studio!
Fu Keegan che os sollevare la domanda che aveva angustiato
entrambi gli uomini: - Come pagheremo tutto questo,
H. P.?
Quella domanda non gli era stata posta in tutti quegli anni da
quando lui era al comando degli Studi Magna. Qualunque cosa
ordinasse H. P., c'era sempre il denaro per eseguirlo. H. P. fiss
Keegan astiosamente. La prima cosa che avrebbe voluto fare era
licenziare quell'uomo su due piedi. Ma il viaggio a New York gli
aveva insegnato un po' di cautela e di umilt.
- Il denaro ci sar. Non ve ne preoccupate!
Keegan rest un istante in silenzio, ma non disarm.
- H. P., ieri ho ricevuto una telefonata dal tesoriere. Ha
cominciato a parlare di economia. Qualcosa riguardante le banche
e i nostri sistemi di fare affari, ora che non abbiamo pi i nostri
cinematografi.
H. P. fece fare una giravolta alla poltrona, premette il pulsante
dell'interfono e ordin: - Sarah! Cercami Mossberg! Lo
voglio qui, in questo ufficio tra cinque minuti. - Si volt di
nuovo e disse: - Voi potete andare, ragazzi. Vi parler pi tardi.
Studiate quei piani! Il denaro ci sar.
Brown e Keegan stavano uscendo mentre un preoccupato Sy
Mossberg arrivava sulla porta di H. P. Mossberg era un uomo
grosso e corpulento che sudava anche nei giorni freschi. Non lo
si vedeva mai senza un fazzoletto in mano e portava sempre la
giacca perch sotto le ascelle della camicia c'erano immancabilmente
larghe macchie scure. Si stava asciugando il sudore della
fronte quando entr nell'ufficio di H. P. H. P. non cerc affatto
di metterlo a suo agio. Con un gesto brusco spinse l'uomo a stravaccarsi
su una sedia. H. P. si alz. Cominci a camminare su
e gi, quasi come Charles Boyer in un film che la Magna aveva
fatto su Napoleone. E si mise a parlare con l'aria di un inquisitore.
- Sicch, Mossberg, ti sei dato da fare per demoralizzare la
mia gente, eh? - Ma non gli lasci nemmeno il tempo di tentare
una risposta. - Stiamo attraversando momenti difficili. C' aria
di cambiamenti. Ma non  la fine del mondo. Abbiamo superato
altre crisi. E ne siamo usciti pi forti di prima. La depressione!
La guerra! Li abbiamo battuti tutti quanti! Ma non facendo gli
spilorci! I contabili non fanno film. Mi hai sentito, Mossberg?
Le carnose labbra di Mossberg tremavano. Tent di trovare
una giustificazione. Ma H. P. non aveva ancora finito la sua tirata
di insulti.
- Il mondo non  gestito dai contabili, Sommberg. Sono soltanto
quelli che marcano i punti. Non giocatori. Noi non affrontiamo
le difficolt aggrappandoci a economie fasulle. Noi non
scappiamo con la coda tra le gambe. Noi non ci lasciamo terrorizzare.
Noi non ammettiamo paure. Noi lottiamo e basta! Mi
senti, grosso, inutile, grasso contabile?
L'omaccione non osava neppure asciugarsi la faccia grondante.
In quei momenti terrorizzanti lui si guadagnava ogni singolo
dollaro dei suoi cinquantamila l'anno di stipendio solo in sudore.
- Appena uscirai di qui ti metterai in contatto con Sonny
Brown! E con George Keegan! E ascolterai i piani che ho abbozzato!
E li rassicurerai che il denaro per portare in fondo quei
piani c'! Mi hai capito, Mossberg?
Mossberg annu, cercando allo stesso tempo di trovare una
risposta.
- E ora fuori!
Mossberg non si mosse, ma fece un gesto vago, inutile, come
per far capire che voleva parlare. H. P. non aveva pazienza
con lui.
- Fuori dal mio ufficio! E non mi richiamare finch non ti
chiamer io! Occupati dei tuoi stramaledetti registri! Ma non
ficcare il naso negli affari miei!
Mossberg si alz come se stesse alzando un cadavere. And
alla porta. Os voltarsi. Aggrappandosi alla maniglia per farsi
coraggio, riusc a dire: - Ieri sera ho ricevuto una telefonata...
- Non me ne frega niente delle tue telefonate! Fa' quello
che ti ho detto!
- Ma questa telefonata...
- Che vada a farsi fottere! Mettiti in contatto con Brown e
Keegan e diglielo a loro! Eseguiremo il mio piano. Il mio piano
completo!
- H. P... - Mossberg tent di farsi ascoltare implorando.
H. P. aveva avuto anche troppa pazienza. Si avvicin all'omaccione,
con una mano lo agguant per i risvolti della sua giacca
umida di sudore e schiaffeggi la faccia umida di sudore.
Per fortuna la mano di H. P. era aperta: se fosse stata chiusa
avrebbe spaccato le grosse labbra di Mossberg.
- E ora fuori! - disse rabbiosamente H. P. quasi bisbigliando.
Il ciccione non si mosse. Col dorso della mano si strusci il
viso nel punto in cui H. P. lo aveva colpito. E finalmente os
parlare.
- C' qualcosa che devi sapere, H. P. Ieri pomeriggio, dopo
la vostra riunione nell'ufficio di New York, ho avuto una
telefonata. - Le parole scaturirono impetuose e bloccarono H. P.
- Una telefonata? Da chi?
- Da Thalheimer.
H. P. dovette pensare per localizzarlo. - Quel socio dei Wohlman Brothers?
- Esatto.
- Cosa aveva da dire Thalheimer? - domand H. P. ora
pi cauto e attento.
- Aveva sentito dire che la Nationwide aveva deciso di bocciare
tutti i film Magna tranne uno.
- Come faceva a saperlo? - domand H. P.
- Qualcuno presente a quella riunione gli aveva spifferato
la notizia.
H. P. rest in silenzio, dando a Mossberg l'opportunit di dire
piano: - Thalheimer ha detto che un simile fatto imprevisto
aveva spinto i Wohlman Brothers a rivedere i loro piani circa i
finanziamenti per gli Studi Magna.
- Cosa vuoi dire con rivedere? - volle sapere a quel punto
H. P. pi allarmato che arrabbiato.
- Limiteranno i loro prestiti alla societ basandosi su una
valutazione attenta dei nostri immobili e l'eventuale valore del
nostro inventario di pellicole. Questo vorrebbe dire troncare i
loro impegni di circa la met di quanto avevano promesso.
H. P. conged Mossberg con un gesto della mano. Poi si avvicin
alla sua poltrona e vi si lasci scivolare. Nemmeno i suoi
primi giorni a Hollywood, quando si era sbilanciato oltre le sue
possibilit finanziarie ed era stato costretto a rivolgersi alle banche,
cappello in mano, per un prestito, aveva sentito il morso
di un impellente bisogno finanziario.
Informazioni circa il voltafaccia dei banchieri vennero su un
articolo nel Daily Variety. L'articolo era talmente particolareggiato
che fece pensare a H. P. che chiunque l'avesse scritto aveva
evidentemente deciso di distruggerlo. Voci di una guerra tra
azionisti si sparsero per tutta Hollywood. Il valore delle azioni
Magna alla borsa di New York fluttuava vertiginosamente. Per
la prima volta da decenni H. P. Koenig si sent impotente. Vide
il suo patrimonio calare di cinque milioni di dollari in due
giorni. Ma pi diminuiva il valore delle sue azioni, pi lui diventava
inflessibile.


CAPITOLO 23.

Arnold Willys, controllore dei costi di produzione, volle un'urgente
riunione con H. P. e Sy Mossberg e insistette per fare tagli
di tutti i generi. Bisognava esaminare molto pi accuratamente
tutti gli stanziamenti dei film.
Durante l'intera riunione, H. P., cupo, se ne stette seduto sulla
sua poltrona girata in modo da non essere costretto a vedere
Willys n Sy Mossberg. Ma la sua faccia rifletteva soltanto tetra
ostinazione. Willys sbirci il grondante Mossberg il quale,
con un'occhiata nervosa, lo spron.
- Qui c' una lista da rinnovare delle opzioni dei divi - disse
Willys. - Ho fatto un cerchio intorno a quelli che, secondo
me, si potrebbe lasciar perdere. - S'interruppe aspettando una
qualche reazione. H. P. non si gir nemmeno per guardare la lista.
Willys continu: - E non c' alcun bisogno di caricare il
nostro staff con tutti quegli scrittori. Non  detto che uno scrittore
che ha vinto un premio Pulitzer si debba considerare un valore
per lo Studio. Magari potrebbe essere utile per la propaganda,
ma io ho studiato bene la questione. Da quelli che hanno
vinto i premi pi importanti abbiamo avuto i copioni meno
utilizzabili.
Willys aveva anche una lista di economie da effettuare. Pos
il lungo memorandum sulla scrivania di H. P. H. P. fece girare
lentamente la poltrona con ponderatezza maestosa. Prese il memorandum,
ma non lo lesse. Lo strapp semplicemente in due
pezzi.
- Quando la battaglia  pi dura, noi non ci ritiriamo, noi
attacchiamo! - dichiar.
Sy Mossberg non rientr nel suo ufficio. Prima di sgattaiolare
nell'ufficio di Dave Cole sbirci cautamente su e gi lungo il
corridoio. D'accordo con lui, Dave aveva mandato la sua segretaria
a mangiare prima del solito in modo che la visita di Mossberg
restasse segreta. Sudando, asciugandosi, respirando affannosamente
a causa della sua mole massiccia, Mossberg rifer
quanto era successo nell'ufficio di H. P.. Cit perfino la frase del
vecchio sul non ritirarsi e sull'attaccare. La frase suon familiare
alle orecchie di Dave. Alla fine gli venne in mente: era una frase
presa da un film Magna sui Lancieri del Bengala dove, circondato
da un numero estremamente superiore di indigeni ostili,
C. Aubrey Smith aveva pronunciato quasi la stessa battuta.
Mossberg lasci l'ufficio di Dave furtivamente come vi era entrato.
Dave alz il telefono e chiese di H. P. Parl con Sarah
Immerman la quale gli disse che il suo boss non era disponibile
per nessuno. Alla fine della giornata Dave ricevette i risultati
delle attivit segrete di H. P. Gli arriv sulla scrivania un memo
com'era arrivato sulle scrivanie di tutti i dirigenti e produttori
della Magna. C'era scritto che invece della carovana di divi, da
una costa all'altra come gi annunciato, H. P. stesso avrebbe preso
parte alla tourne per mettersi personalmente in contatto con
tutti i distributori del paese. H. P. Koenig si sarebbe occupato di
persona della vendita di tutti i film Magna.
Quando fin di leggere il memo, Dave richiam Sarah Immerman.
- Sarah, se vuol bene al vecchio cerchi di combinarmi un
appuntamento con lui. Subito!
- Ha dato ordine...
- Al diavolo l'ordine! Devo vederlo!
Di solito lei gli avrebbe risposto con una frase impertinente.
Invece, con gran sorpresa di Dave, scoppi a piangere. - Oh,
signor Cole, ... signor Cole, vorrei che potesse vederlo... Vorrei
che qualcuno potesse entrare l dentro per vederlo. Non  mai
stato cos. Mai. - I singhiozzi soffocarono le sue parole.
- Vengo su - disse Dave, deciso. Mi ricever!
Dave rest sbalordito nel notare che quel giorno perfino il
dottor Prinz era costretto ad aspettare nell'ufficio esterno di H. P.
Prinz non faceva che guardare nervosamente il proprio orologio
da polso mentre continuava quella che ovviamente era stata una
vivace lotta... perdente... con la severa receptionist.
A un certo punto il medico agguant la sua borsa nera e fece
per andarsene, ma Dave lo blocc.
- Aspetti, dottore! - Dave si avvi verso la porta dell'ufficio
di H. P. La receptionist, che non aveva mai visto nessuno
entrare in quella stanza senza permesso, grid, in tono quasi isterico:
- Non pu ... le dico che non pu!
Ma Dave era gi arrivato alla porta e l'aveva aperta. Trov
H. P. in una posa familiare... ritto in mezzo alla stanza stava fissando
la sua galleria di divi. Disturbato dal rumore della porta
non si volt, ma si limit a gridare bruscamente: - Fuori, chiunque
sia, fuori!
- Sono io, H. P. E il dottor Prinz.
- Non ho bisogno di te. Non ho bisogno di nessun medico.
Non ho bisogno di nessuno!
Con un gesto, Dave indic a Prinz la sala medica privata. Finalmente
H. P. si gir mettendosi di fronte a Dave.
- Il medico sta aspettando - disse dolcemente Dave. - Il
check up settimanale.
Stordito, H. P. segu il consiglio. Per la semplice forza della
abitudine, si spogli fino alla cintola e si sottomise allo stetoscopio
del medico e alla sua visita. C'era una certa seriet quasi allarmata
nella maniera con cui il medico portava a compimento la
solita routine; quando ebbe finito, la sua espressione era pensosa.
Disse: - H. P., dovrebbe rilassarsi un poco. Dopotutto nessuno
di noi sta ringiovanendo.
H. P. smise di abbottonarsi la camicia per fissare astiosamente
il medico.
- Non c' niente di pericoloso - disse in fretta il dottor
Prinz. -  solo un mio consiglio, una precauzione. Lei non 
l'unico. Tutta la citt  sottosopra per le decisioni della Corte
Suprema. Ma non  la fine del mondo. Per quanto, se avesse visto
alcuni esami della pressione sanguigna e qualche elettrocardiogramma
come ho visto io nelle ultime settimane, magari lo
penserebbe. Perci si rilassi. Si rilassi.
H. P. annu cupamente.
- Se ha bisogno di qualcosa per dormire la notte... - offr
Prinz.
- Pillole? - esclam H. P. beffardo. - Le pillole vanno
bene per gli attori!
Prinz non rispose, ma non pot evitare gli occhi di Dave. La
faccia del medico era tutta un avvertimento. Sulla porta, si ferm.
- Se ha bisogno di me, non esiti a chiamarmi. In qualunque
momento.
H. P. aspett che il medico fosse fuori portata d'udito.
- Avvoltoio!
Sono tutti avvoltoi! Girano girano. Come in quella scena
dell'Assedio del deserto. Rammenti quel film? Eh, Dave?
Invece di rispondergli, Dave disse: - H. P. il suo memo.
- Be'? - ribatt H. P., bellicoso.
Il tono era sbagliato. Cercava di sembrare forte e aggressivo.
Era solo debole e all'erta. Quell'atteggiamento minaccioso e spavaldo
di un uomo alla disperazione.
H. P. grugn, sardonico.
- Inoltre - continu Dave - la tourne che lei sta progettando
sarebbe adatta a un uomo sui trent'anni e all'inizio della
carriera, non... - Dave s'interruppe. Si era lasciato trascinare
in un discorso che avrebbe avuto soltanto il risultato di rendere
il vecchio ancora pi ostinato. Cos concluse semplicemente:
- Se fossi in lei, io ritirerei quel memo.
H. P. si volt verso di lui. -  proprio questo il punto, mio
giovane bastardo! Tu non sei me! Non potresti mai essere me!
E quando avr bisogno di un tuo consiglio te lo chieder. E ora
fuori di qui! Fuori!
- H. P. ... - Dave cerc di calmarlo.
- Il memo resta com'. E far tutto quello che ho scritto! E
ti sopravviver. Sopravviver a tutti voi giovani bastardi. Aspetta
e vedrai! - Respirava affannosamente, intensamente, l'aria
provocante.
Quando rientr nel suo ufficio, Dave trov che Prinz si era
fermato da lui e gli aveva lasciato un biglietto chiuso.
Il vecchio  troppo teso. Temo un attacco cardiaco. Veda cosa
pu fare. -
Dave rest un pezzo ad aprire e chiudere quel biglietto. Poi
agguant il telefono. Chiam casa Koenig chiedendo di Sybil.
Sybil non c'era. Era mercoled. Forse poteva darsi che fosse a
Beverly Hills a prendere la sua lezione di tennis. Salt in macchina.
Snodgrass, il maestro, gli disse che Sybil aveva s, appuntamento,
ma non si era fatta vedere n gli aveva telefonato. Dave
torn allo Studio.
Durante la sua assenza lo avevano chiamato da New York.
Senza lasciare messaggi. N numeri per richiamare. Nessun indizio
di nessun genere, la centralinista gli disse soltanto che chi
aveva chiamato avrebbe ritelefonato. Di l a un'ora difatti richiamarono:
era Dan Sullavan.
- Dave?
- S.
- Volevo solo informarla. Insieme con i banchieri abbiamo
ottenuto i voti che volevamo. Stiamo per attaccarlo. Questa settimana.
E chiederemo a lei di prendere il comando.  pronto,
spero.
Dave esit. L'avvertimento di Prinz riguardo al vecchio era
ancora fresco nella sua mente.
- Sono pronto - disse.
- Bene! - Sullavan riappese. Dave rest un istante col ricevitore
in mano. Alla fine lo ripose sulla forcella. Sentiva di
aver cominciato a sudare... sia per l'incombente responsabilit
che gli sarebbe piombata sulle spalle, sia per gli scontri personali
che avrebbe dovuto affrontare... non sapeva.
Richiam casa Koenig. Rispose il maggiordomo. La signorina
Sybil non era in casa. Dave chiese di parlare con la signora
Koenig.
- Signora Koenig, devo vedere Sybil. Non saprebbe dirmi
dov'?
- No - rispose la signora Koenig. - Riguarda Harry?
Dave esit. Alla fine ammise: - S.
-  successo qualcosa? - domand lei, allarmata. - Cosa?
Dov'?
- Nel suo ufficio. Non  successo niente.
- Ah. - Parve sollevata. Non era sua moglie, nel vero
senso della parola, da anni. Lei non avallava n approvava la sua
etica o il suo sistema di vita. Qualunque fosse stato l'amore tra
i due, era stato tormentato e frustrato dalla grossolana trascuratezza
di lui dei sentimenti e della dignit di lei, ciononostante
non era stato completamente distrutto. Di fronte alla minaccia
di un pericolo saltava fuori che lei gli voleva ancora bene. E
difatti disse: -  da stamattina che sono preoccupata. Mi ha
telefonato il dottor Prinz. Mi ha pregato di tentare il possibile
per fargli rallentare il ritmo. Non c' nulla, naturalmente, dice.
Comunque me l'ha chiesto ugualmente. E questo mi ha convinta
che ci dev'essere qualcosa di grave.
- S - ammise Dave. - Si  cacciato in testa di fare cose
che non pu pi fare. Il cervello pu dare a un uomo la volont
di lottare, ma non la forza.
- Dave - lo implor la donna. - Lei far il possibile per
aiutarlo, vero?
Dave Cole esit. Prima di quanto si fosse aspettato veniva
messo di fronte alla domanda definitiva. Avrebbe potuto cavarsela
con una bugia che avrebbe risparmiato a quella brava donna
preoccupazioni e dolore. Ma si rese conto che prima o poi
avrebbe dovuto affrontarla.
- Signora Koenig, non credo di poterlo aiutare. Nessuno pu
aiutarlo, credo. A meno di non riuscire a persuaderlo a ritirarsi
tranquillamente.
- Ritirarsi? Harry? - fu tutto quello che seppe dire lei.
- O cos, oppure ve lo costringeranno.
- Non possono farlo - protest lei, prendendo ora le difese
di H. P. -  il suo Studio! Se l' costruito tutto da solo! Non
possono... non possono... - La sua voce si spense. - Poi domand:
- Possono farlo, Dave?
- S, possono. Hanno i voti.
- Oh, Harry. Povero, povero Harry - disse lei e cominci a
piangere. Si scus per quell'esibizione dei suoi sentimenti. - Mi
scusi, Dave, mi scusi.
- Capisco.
- Non credo - esclam lei. Non credo che nessuno possa
capire. Avrebbe dovuto conoscerlo sin dai primi tempi, per
capire.
- Glielo dir?
- No - replic lei dolcemente. - Penserebbe che glielo dico
per vendicarmi. Sar gi terribile per lui quando sar costretto
a dirlo a me!
- Certo. Signora Koenig, vuol dire a Sybil di chiamarmi appena
rientra?
- S, caro, glielo dir, naturalmente.
Erano quasi le nove quando finalmente Sybil chiam.
- Dove sei stata?
- A girare in macchina.
- A girare, cos, semplicemente, tutto questo tempo?
- A girare semplicemente - rispose lei con voce piatta e
stanca.
- Posso portarti a cena?
- Sono a Prongs.
- Cosa ci fai laggi? - domand lui, stupito.
- Non lo so. Mi sono ritrovata qui.
- In quel posto enorme tutta sola?
- In questo posto enorme tutta sola.
- Dimmi, Sybil, cosa succede?
- Non posso dirtelo. Non so come. - La sua voce suonava
piatta... strana.
- Tesoro, aspettami l. Vengo.
- A quest'ora?
- Aspettami l. D'accordo?
- D'accordo - acconsent lei alla fine.
Lui prese a sud e poi a est per uscire da Los Angeles. Quando
termin l'autostrada, percorse tratti bui di strada, lungo aranceti
e vigneti. Era passata pi di un'ora. Pi oltre, alcune case
illuminate punteggiavano il buio. Sopra di lui le stelle divennero
pi vive e pi chiare mentre la nebbia e la bruma delle cittadine
sparivano. Oltrepass le montagne scure e le grosse sagome
scabre delle colline brulle rocciose del deserto. Poi infil un lungo
tratto buio e la sua macchina veloce traballava e sballonzolava
sulle buche e le radici della strada sconnessa.
Si inerpic fino alla vetta di una collina, poi cominci a scendere
verso la piccola citt di Palm Springs. Gli alberi illuminati
di Palm Canyon si estendevano davanti a lui da entrambi i lati.
I piccoli caff erano spenti per la notte. I motel, in gran parte,
erano chiusi essendo ormai finita la stagione.
Quando ferm davanti agli alti cancelli della tenuta Koenig,
il custode gli disse: - La signorina Sybil  nel cottage Gilbert.
- Quel cottage era stato cos denominato in onore di John
Gilbert, un ex divo della Magna.
Arrivato al cottage, Dave sbirci attraverso la finestra. Sybil
era raggomitolata sul pavimento e fissava il fuoco di ceppi che
ardeva nell'enorme caminetto. Quando lo ud entrare non si mosse.
Lui si lasci cadere accanto a lei sul folto tappeto bianco.
- Cosa c'? - le domand. - Non mi sembravi tu, al telefono.
Lei non rispose, ma si volt e lo preg di abbracciarla. La prese
tra le braccia. Lei si rannicchi contro la sua spalla come se
volesse nascondersi.
- Cos' successo?
- L'ho fatto, finalmente - disse lei. - Ma una volta fatto,
non sono stata capace di affrontarlo.
- Cos' che hai finalmente fatto?
- Mi sono ribellata. In modo importante. Mi sono liberata
di lui.
- Di tuo padre? - domand lui... incredulo, e pur tuttavia
sperandolo.
- S, di mio padre.
- Come?
Lei si stacc da lui.
- Sybil? Tesoro?
- Non ti piacer quello che ti dir - cominci lei, esitante.
Dave la prese per le spalle e la fece girare cos che lei fu costretta
a guardarlo.
- Se  la verit, voglio sentirla - insistette Dave.
- Dan Sullavan... in modo da costringerlo a ottenere il denaro
per finire Via Dolorosa, ho dovuto promettergli che qualora
me l'avesse chiesto, avrei dato le mie azioni contro mio
padre.
- Vuoi dire che senza il tuo aiuto non sarei mai stato in
grado di finire il film?
Lei annu, aspettando la sua reazione.
- Credevo che il tuo desiderio fosse che piantassi ogni cosa.
- Volevi provare a tutti i costi che saresti stato capace di
batterlo. Non potevo permettergli di toglierti quella
possibilit -
spieg, poi aggiunse: - Anche se sapevo che ti saresti risentito
di essermi obbligato, quasi quanto verso di lui. - S'interruppe
e domand: - Sei arrabbiato, vero?
Lui la fiss negli occhi imploranti, poi scosse la testa. - Se
tu mi avessi dato la possibilit di scegliere, avrei rifiutato. Ora
che  fatto mi rendo conto di come sarei stato cretino. Sarebbe
stata soltanto vanit maschile. Un uomo non accetta mai con disinvoltura
atti d'amore o sacrifici da una donna.
La baci e lei gli si strinse addosso sollevata e grata che lui
non fosse arrabbiato. Ma Dave sapeva che la sua confessione
non era finita.
- Poi Dan Sullavan ti ha chiamato secondo i vostri accordi.
E tu hai dovuto pagare.
- Devo dire questo di lui:  un uomo molto pi compassionevole
di mio padre. Mi ha chiamato ieri sera e ha detto: Si
 impegnata a darmi le sue azioni. E io ne ho bisogno. Ma si
tratta di suo padre. Anch'io sono padre. Quindi le do la possibilit
di cambiare idea. Ci pensi su. Mi richiami domattina.
- E tu l'hai richiamato stamane?
- Gli ho dato la procura per votare le mie cinquantamila
azioni. Ma una volta fatto non sono stata capace di buttarla gi.
- Cos sei salita in macchina e hai cominciato a guidare. -
Lei annu. - E sei capitata qui. - Lei annu di nuovo. Dave
l'abbracci e la tenne stretta contro di s.
- Ho bisogno che qualcuno mi dica che ho fatto bene - disse
lei. - Dimmi, Dave. Rassicurami. Bisognava costringerlo ad
andarsene, vero?
- Se non lo avessero fatto loro, ci avrebbe pensato il tempo.
 un pirata che appartiene a un'epoca che non esiste pi. Ti ha
detto Sullavan chi hanno scelto per-prendere il suo posto?
- No.
- Me - disse lui, piano.
Lei si scost, lo fiss nella faccia che rifletteva la luce del fuoco
ardente. All'improvviso, come se volesse proteggerlo, lo abbracci
con pi forza di prima.
- Speravo che dopo questo saremmo stati liberi.  una delle
ragioni per cui l'ho fatto... una delle ragioni.
- Non c' legge che dica che devo abbandonare la mia carriera
per liberarmi di lui. Siamo liberi come avevamo deciso di
essere - disse Dave, baciandola.
Premette la testa contro i suoi piccoli seni armoniosi. Lei ve
lo tenne stretto con forza. Sent i suoi capezzoli che si rizzavano.
Infil la mano sotto il morbido golf di cashmere e carezz la
sua pelle tenera e invitante. Lei si protese verso di lui. La spogli
e di l a poco erano tutti e due nudi davanti al fuoco. La
luce e le ombre delle fiamme rendevano il corpo di lei ancora pi
sensualmente attraente di quanto gli fosse sembrato prima. Oppure
era il fatto che lei, questa volta, gli si dava pi liberamente.
Il sollievo e la gioia che Dave non fu capace di esprimerle
a parole si rivelarono nella passione violenta con cui la prese
quando i loro corpi si fusero in uno.
Lei lo assecond con un ardore come mai si era sentita libera
di fare prima. Raggiunto l'orgasmo, quando i loro corpi rimasero
allacciati in appagato rilassamento, lei lo trattenne dentro
di s pi forte che mai.
E lui sper che finalmente si fosse liberata del suo demone.


CAPITOLO 24.

Era stata una mattinata di attivit convulsa per H. P. Koenig.
Aveva programmato il suo giro nel sud-est con riunioni che includevano
distributori e proprietari di catene di cinematografi
a Dallas, Houston, Phoenix e Denver. Aveva fatto combinare da
Sonny Brown sontuose colazioni, pranzi e cene alle quali lui
avrebbe partecipato prima di parlare di affari. Poich il giro
sarebbe stato seguito da svariate stelline, ma non abbastanza per
tutti i suoi potenziali clienti, fece in modo che venissero provvedute
ragazze squillo locali. Bravi, seri, pieni di alti princpi
morali, i proprietari di cinema texani, che non avrebbero mai
presentato un film discutibile, erano notoriamente portati al sesso,
una volta fuori delle grinfie delle mogli.
Sistemati i piani, H. P. pens che sarebbe stato un bel colpo
di strategia se prima di partire per il viaggio avesse fatto un discorso
a tutto lo staff dello Studio. Avrebbe cos stroncato le
voci maligne che dall'ultimo disgraziato viaggio a New York avevano
demoralizzato lo Studio. Ordin a Sonny Brown di far circolare
un memo invitando tutto il personale dello Studio, dal pi
infimo fattorino alla star pi pagata, a riunirsi quella sera alle
sei nell'area posteriore. La riunione avrebbe avuto luogo sui gradini
del set del tempio romano.
Come tutti gli altri, Dave ricevette la convocazione ciclostilata.
Fingere di appoggiare H. P. sapendo quello che sapeva gli sembrava
una grossa ipocrisia. La curiosit vinse la sua sensazione
di colpa.
La giornata era stata calda, ma verso sera l'aria si rinfresc.
Il cielo era azzurro, con batuffoli di nuvolette bianche che, colpite
dal sole crepuscolare, tingevano quell'azzurro di rosa. Gradatamente
il personale della Magna cominci a radunarsi. Macchinisti
nella loro tenuta da lavoro. Montatori strappati dalle loro
moviole, scarmigliati, in disordine, impazienti. Cameramen, alcuni
ancora con gli esposimetri appesi al collo. Attori e attrici,
alcuni divi tra loro, molti sempre truccati e in costume, si riunirono
ai piedi degli scalini. Musicisti, compositori, tecnici del
suono, assistenti, addetti agli effetti speciali, segretarie, guardie
in uniforme, produttori con costose giacche di cashmere, camerieri
della mensa, fattorini. Ciclostilatori, le mani ancora sporche
d'inchiostro. Costruttori di set, operatori, truccatori, uomini
e donne, tutti mescolati senza considerazione per il mestiere o
il grado. Quando Dave vi arriv, c'erano gi diverse migliaia
di persone, e altre continuavano ad arrivare. In mezzo alla
folla, Dave trov Aline Markham. Restarono insieme, aspettando.
E giusto mentre la folla cominciava a diventare irrequieta, apparve
una Rolls Royce decappottabile, con chauffeur e tutto,
la cappotte abbassata. H. P. sedeva nel sedile posteriore, solo,
maestoso. La macchina ferm ai piedi dei gradini di finto marmo.
H. P. scese e cominci a salire. Mentre lui avanzava fiero e
regale, Dave si rese conto di cosa aveva davanti agli occhi: il
Ben Hur della Magna! Esattamente prima della corsa delle bighe,
all'arrivo di Cesare al Colosseo.
Anche Ali se ne accorse e al pari di Dave cap che il vecchio
non sarebbe mai cambiato. Era comico... e triste. Ora era lass,
quaranta gradini sopra di loro, in modo che lui poteva vederli
tutti mentre loro vedevano soltanto lui.
- Questo  un momento che mette alla prova l'animo degli
uomini. - Il microfono captava chiaramente ogni parola. -
Un momento in cui i deboli possono essere distrutti. Tutti noi
ricordiamo la Grande Depressione. E le parole del nostro pi
grande americano, il nostro amato Franklin Delano Roosevelt:
L'unica cosa di cui dobbiamo aver paura  la paura stessa!.
Ali Markham bisbigli: - Figlio di puttana. Ha dato addosso
a Roosevelt ogni volta che  stato eletto. Era un uomo di Hoover
e di Landon.
- Bene - continu H. P. - Oggi siamo nella stessa situazione.
I distributori che con i nostri splendidi film si sono arricchiti
e ingrassati cercano ora di approfittarsi di noi. Cercano di
uccidere la gallina che ha dato loro tante uova d'oro. La gratitudine
non esiste - dichiar. Cominci a strusciarsi gli angoli degli
occhi. Era il primo accenno alle lacrime. La Markham diede
una gomitata a Dave Cole, H. P. continu: - Se mai decidessimo
di smettere di fare film Magna, le porte dei cinematografi
di tutto il paese che si chiuderebbero farebbero un rumore talmente
assordante da scatenare il panico. Ma noi non abbiamo
nessuna intenzione di smettere! Noi non abbiamo nessuna intenzione
di diminuire la produzione! Noi intendiamo fare soltanto
una cosa! Continuare a fare i film pi importanti e pi
belli del mondo! Come abbiamo sempre fatto!
Qualcuno in prima fila cominci ad applaudire. Era Sonny
Brown. Tutti gli altri lo imitarono. Segu un crescendo di acclamazioni
che incoraggiarono H. P. a continuare.
- Domani mattina inizio un nuovo genere di giro cui interverr
personalmente. Vado personalmente a conoscere e a salutare
tutti i distributori. Non lascer l'avvenire di questo Studio,
o il vostro avvenire, in altre mani. Mi sono sempre sentito
come un padre per tutti voi. E come un buon padre far in modo
che la mia famiglia sia al sicuro, tranquilla e ben provvista
per l'avvenire!
Di nuovo Sonny Brown attacc ad applaudire.
H. P. allarg le braccia, i palmi delle mani voltati in gi e
inton: - Pregate con me. Qualunque sia la vostra religione.
O perfino se non avete nessuna religione. Questa volta sola, pregate
con me.
Dave si rivolse alla Markham. - Il sermone della Montagna.
Da Via Dolorosa. Ricordi?
- Sembra che si sia dimenticato della sera che ha tentato di
abbandonarlo l.
- S, pregate con me - implor H. P. - Dio, Ti chiediamo
di ricordare i Tuoi devoti servi che hanno passato la loro vita
divertendo e rallegrando tanti milioni dei Tuoi figli. Abbiamo
portato amore, gioia e aspirazione nella loro vita. Dacci la Tua
benedizione e aiutaci a continuare questa grande e nobile opera.
- H. P. indic il cancello che conduceva all'area degli Studi.
- Andate, ora. Tornate alle vostre case. Dormite tranquilli stanotte.
E domani mattina svegliatevi pronti a venire al lavoro con
lo spirito di fare del vostro meglio come sempre.
Come un alto sacerdote, H. P. grid: - E che Dio vi benedica
tutti quanti! - Si tolse gli occhiali e pianse tutte le sue lacrime
senza vergogna. La folla non si mosse: rest a guardarlo. Molti
tra loro si divertivano sdegnosamente, altri provavano cinica
ammirazione.
Ali Markham bisbigli a Dave Cole: - Figlio di puttana! Chi
avrebbe osato tanto?
- Chi altri sarebbe riuscito a comportarsi cos? - ribatt
Dave.
Il mattino successivo, all'alba, Sonny Brown accompagn H. P.
all'aeroporto, procur che il suo bagaglio, la sua campagna pubblicitaria
e le pizze dei film fossero tutti ben immagazzinati a
bordo. Poi, dopo aver aspettato il decollo dell'aereo di H. P.,
invece di tornare allo Studio Sonny Brown risal sulla limousine,
tir fuori dalla borsa le copie del mattino dell'Hollywood Reporter
e del Daily Variety e si mise a leggere. Ci sarebbero voluti
almeno trentacinque minuti prima che l'aereo da New York
atterrasse.
Quando arriv, Sonny Brown si avvicin ai piedi della passerella.
Aspett che sonnacchiosi viaggiatori stanchi, che erano
stati costretti a viaggiare tutta la notte, scendessero lentamente
sbattendo gli occhi alla luce del sole e si avviassero verso
l'area dei bagagli. Finalmente un uomo alto, vestito di blu scuro,
con una camicia bianca e una semplice cravatta color cremisi
dell'universit Harvard, apparve sulla soglia del portello. Le sue
labbra sottili si muovevano in continuazione. E quello che biascicava
non gli piaceva. Scese precipitosamente. Vedendolo da
vicino, Sonny rest stupito nel notare che l'uomo era ancora pi
giovane di quanto sulle prime gli fosse sembrato. Era il suo atteggiamento
freddo e severo che lo faceva apparire un indisponente
uomo di mezza et.
- Signor Whitney? - fece Sonny.
- S - ammise l'altro, cauto, quasi che la sua identit fosse
un segreto di Stato.
- Sonny Brown.
- Ah, s.
- Abbiamo una macchina che ci aspetta. E se mi vuol dare
gli scontrini del suo bagaglio...
Whitney lo interruppe. - David Cole? Voglio vederlo subito.
- Non appena arriviamo all'albergo lo chiamiamo.
- Non  stato avvertito del mio arrivo? - domand Whitney
senza nascondere la sua irritazione.
- Sullavan non l'ha ritenuto opportuno - rispose Brown.
- Lei non immagina come fanno presto a spargersi le chiacchiere
in questa citt. Prima che sia finita la giornata, qualcuno
sapr che lei  qui. Qualcun altro sapr che rappresenta i banchieri.
E domani apparir sul Reporter e su Variety.
- Domani non avr importanza - disse Whitney ponendo
fine alla conversazione.
Entro un'ora David Cole era nel bungalow di Whitney al Beverly
Hills Hotel.
- Signor Cole, sono qui per proteggere i nostri investimenti
- cominci Whitney. - Ventiquattro milioni di dollari! Noi
abbiamo la sensazione che se permettiamo a Koenig di continuare
ad avere il controllo della situazione, lui a forza di spendere
porter lo Studio alla rovina. Contemporaneamente non possiamo
permettere che attrezzature cos costose restino inoperose. 
uno spreco di capitale. Abbiamo gi fatto stimare gli immobili
degli Studi Magna. Siamo dell'idea che se lo Studio non pu regolarsi
per fare film pi economici sar prudente chiudere ogni
cosa e vendere il terreno.
Dave fiss l'uomo e si rese conto che Whitney non era pi vecchio
di lui, forse anche pi giovane. Ciononostante parlava con
la fredda autorit che rifletteva il vero potere del denaro che
rappresentava.
- Chiudereste lo Studio e vendereste il terreno?
- Non ci sarebbe altra scelta - rispose, piatto, Whitney.
- E le cinquemila persone che ci lavorano?
- I cambiamenti d'economia esigono adattamenti. La gente
si deve adattare.
- I tecnici degli effetti speciali, i montatori, gli operatori...
a cosa si dovrebbero adattare, esattamente?
- Questo  un problema che non riguarda i banchieri -
continu Whitney senza batter ciglio. -  qui dove entra in
gioco lei, signor Cole. Mi pare d'aver capito che il signor
Sullavan le abbia riferito la nostra decisione.
- S.
- Sono qui per dirle cosa vogliamo. Innanzitutto e cosa pi
importante, economia. Per mezzo delle nostre indagini abbiamo
scoperto che sugli scaffali dei magazzini della Magna ci sono
propriet letterarie del valore di nove milioni e seicentomila dollari
tra libri e commedie che sono state pagate e mai usate.
- Alcune di quelle storie non possono venire trasformate in
buoni copioni per film.
- Questo deve cessare! Ogni acquisto o ogni rifiuto di una
propriet letteraria dovr essere letto dalla nostra commissione
apposita e sottoposto al nostro giudizio, a New York.
- Chi c' nella vostra commissione? - domand Dave cercando
di dominare la sua ostilit.
- A New York non siamo cretini - ribatt vivacemente
Whitney. - Non saremmo arrivati dove siamo se fossimo stati
stupidi.
- Non siete arrivati dove siete arrivati neanche scrivendo
copioni o producendo film - corresse Dave in tono aspro.
Whitney si gir per fissare Dave astiosamente. Dave sostenne
il suo sguardo.
- Signor Whitney, io non verrei a New York a insegnarvi
come dirigere i vostri affari bancari. Perci lei non venga qui a
dirci come dirigere uno Studio! Perch io non ho mai visto un
banchiere fare un buon film! Quindi se questo  uno dei termini
del vostro affare, se lo prenda e se lo cacci in culo! - Dave gir
sui tacchi e si diresse verso la porta.
- Fossi in lei aspetterei. - Il tono pi che le parole di Whitney
fece voltare Dave.
Whitney prese una sottile, lussuosa borsa di pelle nera. Ne
tir fuori un fascicolo color celeste chiaro.
- Non  necessario che lo legga tutto - disse Whitney. -
Bastano gli ultimi due paragrafi.
A meno che lo Studio Magna non sia messo in mani aggressive, giovani,
di una persona con un punto di vista realistico del futuro dell'industria
cinematografica,  nostra ponderata opinione che lo Studio venga
liquidato e che le propriet pi importanti, le diverse migliaia di negativi
vengano venduti ai distributori dei film televisivi.  necessario che
lo Studio sia diretto con profitto, altrimenti  meglio chiuderlo.
I grossi Studi sono diventati dinosauri, la loro stessa mole li rende
antiquati. Bisogna trovare una nuova guida, una giovane guida, altrimenti
la Magna  spacciata.
- Una stima piuttosto gelida - comment Dave.
- Realistica - corresse Whitney. - Perci vede, signor Cole,
a meno che lei non si prenda quest'incarico, con tutte le sue
restrizioni, sar lei che metter sul lastrico cinquemila persone.
- E H. P.? - domand Dave.
- Verr diramato un annuncio che spiegher come H. P. Koenig
ha dovuto dare le dimissioni a causa della sua salute precaria.
- Salute precaria? - protest Dave. - Chi ci creder?
- Potremmo dire che  stato silurato - ribatt Whitney
sorridendo cinicamente. - Il punto  che quando lui torner
in citt lei dovr essere seduto in quell'ufficio. Al comando. La
transizione dev'essere rapida e ordinata. Come un'operazione
chirurgica.
- Non hanno pensato di farlo presidente del consiglio? -
domand, speranzoso, Dave.
- La decisione  stata presa dopo molte accurate meditazioni.
Ed  definitiva. Deve andarsene.
- Allora fate che non lo legga sui giornali. Lasciate che sia
io a dirglielo.
Whitney medit. - Se pu dirglielo stasera, d'accordo. Ma
domani  il nostro limite.
Quando Dave arriv allo Studio trov un messaggio di Sonny
Brown. Ce n'era anche uno di Betty Ronson. Trascur il messaggio
di Betty. Ma telefon a Sonny.
Brown era molto misterioso. - L'ha visto?
- S.
- Andato tutto bene?
- Andato tutto bene - rispose Dave, non volendo aggiungere
niente a ci che Brown gi sapeva.
- E quanto a dare la notizia?
- Se la tenga per s finch io non le dar l'ordine - rispose
bruscamente Dave.
- Certo - convenne rapidamente Brown, con la stessa solerte
e cieca obbedienza che aveva sempre concesso ad H. P.
Dave esit a lungo prima di chiamare Sarah Immerman.
- Sarah, devo mettermi in contatto con H. P. per una questione
della pi grande urgenza. Dov' ora?
Lei consult il programma del capo. - Sta offrendo una colazione
al Dallas Club.
- A che ora sar finita?
- Alle due e mezzo ora di Dallas. Perch?
- Non importa - rispose Dave. Tolse la comunicazione.
Avrebbe dovuto aspettare un'ora e mezzo prima di poter parlare
con H. P.
- Fantastico, Dave! L'accoglienza  stata favolosa! Non potrei
aver fatto una mossa pi astuta! Mi adorano! Mi adorano
semplicemente! - esclam H. P. esultante prima che Dave avesse
la possibilit di spiegare il motivo della sua telefonata.
Finalmente Dave riusc a trovare una pausa in cui poter dire:
- H. P., mentre lei era via c' stato un po' di subbuglio, qui.
- Succede sempre quando non ci sono. Cos' successo? Uno
sciopero? - volle sapere H. P.
- Peggio. I banchieri.
- Uh, quei bastardi - disse H. P. in tono sprezzante. -
Quando torner con tutte le vendite che avr fatto, non ci saranno
pi noie con i banchieri. - Rise come un ragazzino che
avesse scagliato una palla sbagliata. Non avevo idea di com'era
il mondo nelle piccole citt al giorno d'oggi. Quei distributori
mi adorano! Bisogna uscire dal proprio guscio per essere apprezzati.
Com'era quella frase nel Re dei Re? Un profeta non 
senza onore....
- Tranne che al proprio paese - complet Dave.
- Sicuro! Giusto! Lo scrittore che scrisse quella frase sapeva
il fatto suo.
- H. P. - lo interruppe Dave, deciso. - Deve tornare! Stasera!
 urgente! Veramente urgente, H. P.!
- Se sei cos agitato... d'accordo. Arrivo. E far vedere qualcosetta
a quei bastardi di banchieri. - H. P. trasudava un entusiasmo
e una belligeranza che fece sentire Dave ancora pi colpevole.
- Quando ha deciso quale volo prender, chiami Sarah e
io verr a prenderla personalmente.

CAPITOLO 25.

La notte era nebbiosa. Le luci azzurre che segnavano le piste di
rullaggio dell'aeroporto brillavano opache nella nebbia fitta. Dentro
l'edificio dell'aeroporto c'era odore di tabacco stantio che
ricord a Dave la vecchia stazione degli autobus di New York
dove la notte i derelitti entravano per ripararsi dal freddo. A una
estremit dell'aeroporto, un neonato frignava incessantemente.
Il personale dell'aeroporto non si comportava con l'usuale vivacit
delle ore diurne. La metallica voce dell'altoparlante annunciava
rari arrivi e rare partenze.
Nonostante un enorme orologio sul muro di fronte a s, Dave
non faceva che sbirciare il proprio orologio da polso. Finalmente
il volo da Dallas venne annunciato. Dave and al cancellino.
L'aereo arriv sulla pista guidata dalle luci color arancione della
torre di controllo. Le eliche vennero ridotte e girarono sempre
pi lentamente sino a fermarsi. Fu calata la passerella. Il portello
si apr. Viaggiatori stanchi cominciarono a scendere pigramente.
Quando tutti i passeggeri furono sbarcati, H. P. rest sulla
soglia del portello sorridente, chiacchierando con la hostess,
un'alta bruna con una bella figura e un sorriso professionale sul
volto. Dal brillio degli occhi e dal sorriso fascinoso sulla faccia
di H. P., Dave cap che lui le stava offrendo un provino per poter
sfruttare la loro breve conoscenza. Lei gli porse un pezzetto di
carta che lui intasc rapidamente.
H. P. attacc la passerella, con espressione raggiante, guardandosi
attorno con aria fiduciosa, cercando il suo autista e la sua
limousine. In quel momento Dave lo chiam: - H. P.!
H. P. si diresse alla sua volta.
- Dov' la mia macchina, il mio autista? - domand il
vecchio porgendo a Dave il cappotto e la borsa.
- Gli ho detto io di non venire. Ho la mia macchina.
- E il mio bagaglio?
- Mander a prenderlo domattina.
H. P. borbott, seccato. Si diressero verso l'uscita. Dave guid
in silenzio quasi tutto il tempo, chiedendosi come e quando
dargli la notizia. Aveva pensato di fermarsi in qualche locale ancora
aperto lungo il tragitto, per prendere un caff. Ma nell'incertezza
della reazione del vecchio, decise che non sarebbe stato
opportuno. D'impulso diresse la macchina verso lo Studio.
Da quasi un chilometro di distanza potevano vedere la torre
della cisterna che si levava pi alta di qualunque altro edificio
nel terreno degli Studi Magna. Illuminata in mezzo alla nebbia,
brillava con un'aureola sovrannaturale. Quando vi arrivarono
pi vicino, poterono leggere MAGNA a caratteri enormi. E sotto,
la scritta pi stelle che in cielo.
Di tanto in tanto, per interrompere quel silenzio opprimente,
H. P. raccontava qualche episodio del suo fortunato viaggio a
Dallas. Si dilung persino a descrivere con tutti i particolari un
suo incontro con una ragazzina squillo nell'albergo di Dallas.
Bellissima come molte dive della Magna e sessualmente pi esperta,
era stata una sorpresa deliziosa. Avrebbe dovuto trovare il
sistema di portarla a Hollywood. Se non nel cinema, almeno da
Marge. Quella ragazza era decisamente fatta per diventare qualcuno.
Era un peccato sprecare quella specie di talento sessuale
in una citt di bovari come Dallas.
Arrivarono al cancello dello Studio e furono fermati dalla
guardia armata. Ma quando si chin per guardare dentro e vide
che si trattava di H. P., l'uomo scatt immediatamente e rispettosamente
sull'attenti, si port la mano alla visiera del berretto
e fece segno di passare. Pi gi, lungo la strada, Dave vide i riflettori
su un set: stavano certamente girando qualche ripresa
notturna. Quanto al resto, a parte alcune luci dell'edificio del
montaggio, il luogo era deserto.
Anche all'edificio Kronheim, la guardia li fece passare. Presero
l'ascensore privato e salirono verso l'appartamento di H. P.
Lui accese di scatto le luci illuminando l'immenso ufficio e and
al bar.
- Queste stramaledette notti umide della California - disse
mentre si versava un'abbondante dose di whisky liscio. Soltanto
dopo averne ingollato una grossa sorsata si ricord di chiedere
a Dave: - Ne vuoi?
- No, grazie.
H. P. si stravacc su una grossa e morbida poltrona di pelle
con un grosso sospiro di sollievo.
- Che faticata - disse. - Colazione con un gruppo. Proiezione
di un film. Pranzo con un secondo gruppo. Poi, mentre
tutti guardavano il film, ho avuto l'opportunit di scopare quella
divertente ragazzina. Voglio dire, aveva un modo di parlare
molto divertente. Ma quando  arrivata al dunque, non c'era
parte del corpo di un uomo di cui non sapesse cosa fare. E quella
cantilena texana. Solo a sentirla ti solletica i coglioni.
Rise, poi guard Dave che era rimasto serio e cupo durante
le reminiscenze di H. P. Alla fine il vecchio rise di nuovo e disse:
- Questo  il guaio con voi giovani: basta una piccola difficolt
e andate in pezzi. Cosa c' di cos spaventoso, che ti sei lasciato
prendere dal panico? Perch te ne stai l come se fosse la
fine del mondo?
Il momento era arrivato. Ormai non c'era pi da indugiare.
Restava soltanto da portare in fondo l'incombenza che si era
volontariamente presa. Si alz preferendo muoversi mentre parlava.
- H. P. I banchieri hanno mandato un tizio, qui. Con notizie.
Brutte notizie. Ha spulciato la situazione della Magna. Sanno
che tutti i film Magna sono stati bocciati dalla Nationwide...
H. P. lo interruppe. - Tranne il tuo film, Dave. Sii giusto con
te stesso.
- Okay, tranne il mio film - concesse Dave. - Ma quanto
al resto la situazione  molto buia.
- Aspetta che vedano i risultati del mio viaggio nel Texas -
disse fiducioso H. P.
- Sei tornato con qualche contratto definitivo?
- Non ho avuto tempo - scatt H. P. di rimando. - Tu
hai interrotto il mio giro.
Dave non si lasci sviare, continu: - Il fatto  che i banchieri
temono che i loro investimenti siano in pericolo. Vogliono
economia. Cambiamenti. Cambiamenti d'ogni genere.
- Economia? - esclam H. P. beffardo e rabbioso. - Con
l'economia non si fanno buoni film.
- Ma i banchieri...
- Che vadano a farsi fottere i banchieri - esplose H. P., poi
tracann quel che restava nel suo bicchiere. - Cosa cavolo ne
sanno i banchieri di come si fa un film?
- Ho cercato di dirglielo.
- Questo  il guaio con voi giovani teste di cazzo! Hai solo
cercato di dirglielo. Io glielo dir! Domani, per prima cosa. 
per questo che mi hai fatto tornare indietro? Per dirmi queste
stronzate? Potevi dirmele per telefono. La mia risposta sarebbe
stata la stessa. Che vadano a farsi fottere. Che vadano a farsi
fottere tutti quanti!
Si volt rabbiosamente e torn al bar, si vers un altro whisky.
Dave cap che era meglio lasciarlo sfogare. H. P. si gir di nuovo
verso di lui.
- Un giorno, Dave, quando sar morto, tu prenderai le redini
di tutto. Ogni cosa. Questo ufficio. Tutta l'area, l fuori.
Quei teatri di posa. Tutto quanto. Compreso questi... - Fece
un gran gesto col braccio verso i suoi adorati ritratti a olio.
- La pi grossa collezione di talenti del mondo. - Si avvicin ai
quadri, strusci amorevolmente le dita sulla targhetta sotto il ritratto
di Clark Gable. Confess con un po' d'imbarazzo: - Una
volta incaricai una ragazza del Reparto Ricerche di documentarsi.
Su tutti gli imperatori d'Europa, su quelli che solevano riunire
compositori e scrittori nelle loro corti, i patroni delle arti. Nessuno
di loro aveva una collezione di talenti come la mia. Nessuno!
Dave si chiese per quale miracolo di statistica comparativa
si poteva arrivare a un simile risultato, ma non disse niente.
- Non l'ottieni facendo economia! A volte pi spendi meglio
! Il pubblico lo esige.  per questo che viene a vedere i nostri
film. Per vedere quello che non pu trovare nella vita reale. Chi
era... il vincitore del Premio Pulitzer... quello che poi vinse un
premio Nobel... lo scrittore... - Visto che Dave non sapeva suggerirgliene
il nome, H. P. tir avanti lo stesso. - Lo disse lui:
La religione pu essere l'oppio delle masse, ma la Magna  la
loro salvezza in un mondo impazzito. Il vincitore di un premio
Nobel disse questo dei miei film. Di me! - Tracann il
resto del whisky. - Perci non accetto che nessun figlio di
puttana venga a dirmi che devo fare economia. I vigliacchi fanno
economia. I bastardi senza fegato fanno economia! Domattina
tratter io con i banchieri! - Rise... una risata allegra, trionfante.
Aveva sistemato il nemico e ora aveva tempo per altre
cose. - Dave, la vuoi sapere una cosa? Mi sento un po' eccitato.
Quella hostess sull'aereo. Ho guardato il suo bel culetto
sballonzolare su e gi lungo il corridoio per quattro ore. Mi
faceva quasi impazzire. Quando si  chinata per servirmi da bere,
ho potuto guardare direttamente dentro la sua scollatura. Due
delle pi belle tette del mondo. Sprecare la sua vita su un aereo.
Devo fare qualcosa per quella ragazza. Mi sono fatto dare il
numero telefonico del motel dove va quando  qui. - Si frug
in tasca e tir fuori il tovagliolino di carta che lei gli aveva dato.
- Non lo farei, H. P. - Dave tent d'impedirglielo.
- Ah, ma sicuro che tu non lo faresti! - lo sbeffeggi H. P.
- Tu vivi come uno stramaledetto monaco! Per amor di Dio,
rilassati! La chiamer. C'era un altro amore di figliola su quell'aereo.
Bionda, culetto delizioso. Non bella come la bruna, ma
in gamba. Forse sono libere tutt'e due. - H. P. rise. Si gir verso
il telefono. Prima che Dave potesse fermarlo, form il numero.
Poi, lentamente, la sua esuberanza si trasform in perplessit e
frustrazione. Consult il tovagliolo e rifece il numero. Di nuovo
lo stesso risultato. Spazientito, chiam il centralino, diede il numero
e aspett. Poi ascolt e finalmente mise gi la cornetta. -
La troia! Questo numero non esiste. Avrei potuto introdurla nel
cinema! Fottuta! - La sconfitta non fece che alimentare le sue
voglie. - Quella ragazza... la seconda protagonista nel film di
Larry Holtzman... sai, la biondina. Quella che faceva la modella
a New York prima che la scoprissimo... come si chiama?
Dave finse di non ricordare. Ma ci non fren H. P. Cerc nel
suo libretto nero degli indirizzi, sfogliandone una pagina dopo
l'altra, nella speranza di riconoscere il nome vedendolo. Nel
frattempo Dave continu a cercare di interromperlo per metterlo
di fronte alla faccenda spinosa che entrambi dovevano affrontare
quella sera.
- Alma! Alma Burke - esult lui quando trov il nome. -
Si gir di scatto verso il telefono, form il numero e assunse il
suo dolce e seducente tono di voce. - Alma? Tesoro! Sai chi
sono? Esatto. Mi dispiace chiamarti cos tardi. Stasera, appena
tornato dal mio giro nel Texas, la prima cosa che mi  venuta voglia
di vedere sono state le tue riprese. Vengo proprio ora dalla
sala di proiezione. Sei meravigliosa! Fantastica! Non avevo mai
provato una simile emozione da quando ho visto la Garbo per la
prima volta... no, davvero, dico sul serio. Assolutamente fantastica,
tesoro. Ricordi quando ti ho telefonato a New York? La
tua faccia era sulla copertina del Cosmopolitan. E io ho detto
alla mia gente qui: Ragazzi, questa  una faccia non solamente
bellissima, ma  espressiva al massimo. Questa ragazza ha
talento. Sa recitare!. Quando mi hanno detto che non avevi mai
recitato, chi  che ha insistito per farti venire qui a fare il provino?...
Esatto, lo zio Harry. Cos, stasera, quando ho visto le
tue scene mi sono detto, devo chiamarla per dirglielo personalmente.
Dave poteva udire la voce di lei ma non le sue parole.
- Grazie, cara. Tesoro, sai cosa pensavo? Dato che  una
notte speciale per te e per me, dobbiamo festeggiare. A che ora
hai l'appuntamento col truccatore domattina? Alle sette? Lascia
perdere. Ci penso io. Gireranno le scene in cui non c' bisogno
di te fino al pomeriggio. Perci non arrovellare la tua bella testolina
bionda per questo... - l'assicur ridendo. - Dopotutto
chi  il padrone qui? - Evidentemente lei continuava a rifiutare
perch H. P. continu: - Stammi a sentire, posso essere sincero
con te. Quello che vorrei  parlare di un nuovo contratto.
Mi sento in colpa per essermi approfittato di te a causa di quel
fesso del tuo agente. Perci voglio rimediare. Di', perch non
vengo da te cos ne parliamo?
Lanci un'occhiata a Dave: un grosso sorriso radioso. Era abituato
ad avere solo una risposta dopo un simile espediente. Raramente
falliva. Ora Dave osserv l'espressione della sua faccia
che da sorridente si faceva perplessa, strana. Si arrabbi e la sua
faccia avvamp per la rabbia. Alla fine sbott.
- Stupida baldracca! Ti tagli la gola con le tue proprie mani!
Sei finita qui alla Magna. E in tutta la citt. Puoi pure tornartene
a fare la stramaledetta modella a New York finch ti
regge quella tua faccia da idiota. E credimi, non ti regger a lungo!
Ho gi visto come sono finite quelle del tuo tipo! Stupida
troia! - Riagganci con tanta violenza che l'apparecchio cadde
per terra. - Troia troia! - continuava a urlare. La sua faccia
carnosa pulsava ad ogni movimento delle mascelle. Riprese
il libro degli indirizzi per cercare qualche altro nome che potesse
soddisfare il suo ego e la smania dei suoi lombi.
Dave non fece alcun tentativo di interferire. Ormai una cosa
gli era chiara. Nonostante l'intenzione di tenere il segreto, nonostante
l'intenzione di tenere ben custodito il segreto, nonostante
le promesse di Whitney e di Sonny Brown, la voce doveva essere
circolata. Nessuna ragazza, nessuna donna in quella citt
avrebbe osato respingere H. P., a meno che la voce non si fosse
sparsa in giro. E se era cos, al mattino i giornali avrebbero pubblicato
la notizia a grossi caratteri.
Dave si alz, si avvicin alla scrivania e interruppe la frenetica
ricerca di H. P. prendendogli il libretto nero dalle mani. H. P.
lo guard, gli occhi furibondi.
- Cosa diavolo ti credi di fare?
Dave fece fare un volo al libretto che, dopo aver sbattuto
contro la parete a pannelli, fin per terra. H. P. cominci ad alzarsi
protestando rabbiosamente.
Dave lo spinse nella poltrona, gentilmente ma con fermezza.
- Ascolti, H. P. C' stato un cambiamento. Un grosso cambiamento.
- Tacque un istante poi riprese: - I banchieri hanno
insistito perch lei si dimetta.
- Io? Dimettermi? - H. P. scoppi a ridere. - Senza di me
la Magna non esiste pi!
- H. P. ascolti. Hanno i voti e le procure per costringerla a
dimettersi.
- Non  vero! - url H. P., alzandosi come per lanciarsi
in una mischia. Cominci a contare le azioni che controllava.
Le sue. Quelle di sua moglie. E quelle di Bob Rosenfeld. I titoli
dei figli di Marvin Kronheim di cui lui era il principale curatore.
E quelle di Sybil. Il tutto ammontava al quarantasette per cento.
Nessuno poteva spodestarlo se controllava una tale percentuale
delle azioni.
- H. P., lei non controlla tutte quelle azioni - gli disse Dave.
- Tanto per cominciare, la signora Kronheim le ha tolto l'incarico
di curatore.
- Non oserebbe! L'ho creata io quella carogna! Ho perfino
costretto Marvin a sposarla! Non oserebbe.
- Eppure l'ha fatto. E anche Rob Rosenfeld.
- Be', che c' su Rob Rosenfeld? - Volle sapere H. P.
- Tutto il suo patrimonio  in azioni Magna. Ha creduto di
doversi mettere al riparo. E se i banchieri revocano i prestiti...
- Rosenfeld! Dopo tutto quello che ho fatto per lui! Me lo
ero scelto, un ragazzo inesperto appena uscito dall'universit, io
gli ho dato il suo primo impiego. Poi l'ho fatto avvocato della
societ! - esclam H. P., dimenticando completamente tutti gli
insulti e gli spregi che aveva buttato in faccia all'uomo durante
tutta una vita. - Chi altri?
Dave esit, poi pi dolcemente che pot, disse: - Sybil.
- Sybil - mormor H. P. - Sybil? - ripet, incredulo.
Dave non rispose.
H. P. rest seduto l nella sua mastodontica poltrona, meditando
sulle notizie, ma in realt senza accettarle. All'improvviso
contrattacc. - Lotter contro quei bastardi! Andr dagli azionisti!
Prender pagine intere nel New York Times! Non avr che
da fare la lista dei film che ho fatto e degli incassi. Nessun azionista
creder a quegli intriganti bastardi di Wall Street!
- H. P., questo succedeva ai tempi in cui aveva i cinema che
assorbivano tutta la produzione.
- I film Magna sono ancora i pi belli del mondo! I pi
grandi! I pi costosi. Con le stelle pi meravigliose dell'universo!
- protest.
Dave non rispose. H. P. rimase nella sua poltrona dondolandosi
lentamente avanti e indietro. Dave pens: Mi ricorda il
nonno nel giorno in cui mor mio zio... Un vecchio ebreo, assillato
dalle ingiustizie di Dio, al quale non era rimasta altra risorsa
che piangere dentro di s, e dondolarsi avanti e indietro nel
pi antico gesto della disperazione. E cos succedeva a H. P.
Koenig. Governante del pi grande impero di tutta l'industria
cinematografica al mattino, alla sera improvvisamente deposto
e spogliato del suo potere. Se ne stava l come quello che era:
un vecchio ebreo disperato. E si dondolava avanti e indietro.
Tuttavia H. P. non era uomo da lasciarsi prendere dalla disperazione
senza protestare. Troppe volte era stato capace di
rifare la storia e redimere i propri errori. Se un film non riusciva
come voleva lui, si poteva sempre togliere una scena e rifarne
un'altra, altre due, una dozzina di scene, perfino tutto il film.
Nessun film doveva riuscire male. Tutto poteva essere migliorato,
riscritto, rifatto. Poteva tagliare una scena sbagliata. Poteva
farla riscrivere di sana pianta. La telefonata di Dave Cole non
era mai esistita. Lui non era mai tornato da Dallas. Non era
mai stato accolto all'aeroporto. Mai informato di niente. Non
c'era stata nessuna riunione a New York. La sua Sybil non aveva
mai gettato il suo mucchio di azioni contro di lui per il voto
cruciale. Lui le avrebbe fatto girare di nuovo la sua parte. No,
meglio, l'avrebbe tolta dal cast! Non era mai esistita! Smise di
dondolarsi. Cominci a strofinarsi le mani grosse e poderose con
un movimento di attesa, non di disperazione.
- Chi sarebbe il figlio di puttana? - domand.
Poi fiss la sua galleria di divi. Non importa. Chiunque sia,
non pu controllarle. Nessuno pu controllarle. Tranne me! Io
mi sono scelto ognuno di loro come un gioielliere di corte sceglie
le gemme per una corona. Ognuna scelta per il suo colore
speciale e per la sua lucentezza, il suo splendore. Io sono il loro
fabbricante. Il fabbricante di stelle. Io sono l'unico che pu controllarle!
- H. P., parte del nuovo piano  proprio di eliminarli.
- Eliminarli? Sei pazzo? Nessuno pu essere eliminato! -
url H. P. Si alz e cominci a camminare per tutta la lunghezza
della stanza.
- Hanno fatto i conti - disse Dave. - I divi su quella parete
costano nove milioni di dollari l'anno, che facciano un film
o no. L'industria non pu pi sopportare una cosa del genere.
- Non pu sopportare! - esclam H. P. - Senza divi i film
sono merda! Diglielo ai banchieri! E a chiunque avr il coraggio
di prendere il mio posto. - Dopo la sua esplosione si rivolse
a Dave, sorridendo. Di un sorriso diabolico, maligno. Poi
scoppi a ridere. - Figuriamoci - disse, ma rideva talmente che
non riusc neppure a continuare. Rise finch non rest senza fiato.
Si riprese lentamente, reggendosi la pancia dolorante. - Figuriamoci,
qualcuno che tenta di sostituirmi! Buffo? Buffo! - domand
rispondendo poi alla propria domanda. - Chi? Un indipendente
come Selznick? Lui non  capace di dirigere uno
Studio! O magari quel giovane buffone l alla Warner Bros. Come
si chiama? Wald! Sicuro, Wald. Porco Giuda, quel figlio di puttana
non potrebbe nemmeno lustrarmi le scarpe. - Si rivolse a
Dave. - Chi? Nominami uno che potrebbe prendere il mio posto!
Chi sarebbe capace di tenere insieme tutto questo! Chi potrebbe
farlo andare avanti! Chi sarebbe capace di manovrare
questi schifosi bastardi appesi a questa parete! Farli lavorare
quando non se la sentono. Fargli fare delle parti che non hanno
voglia di fare. Nominami un uomo al mondo intero che sarebbe
capace di farlo! Uno!
Non aspett una risposta a quella che per lui era una domanda
retorica, impossibile a rispondere. Ma continu a camminare
su e gi parlando incessantemente come per purificarsi di tutti i
pensieri, i sospetti e gli odii. Parlava in modo sconnesso, assalendo chiunque gli passasse per la mente.
- Sybil! - D'un tratto ricord. - Non ci posso credere.
Sua madre, forse. Ma Sybil? Dopo quanto ho fatto per lei. Speso
per lei?  questo ci che insegnano nelle universit, l, nell'est?
- Guard Dave. - Le universit della California non
erano abbastanza buone per lei. Doveva andare all'est. E quando
 tornata non era pi la stessa. Ma pugnalare alla schiena il proprio
padre... - Sistemata Sybil, il suo cervello agitato riprese
tono. - Voglio una riorganizzazione totale di questo Studio!
Voglio liberarmi di tutti i traditori che non fanno che spiarmi
per andare a spifferare sul mio conto ai banchieri di New York!
- Si gir e si stravacc su una poltrona, esausto, ma sempre il
capo nella sua mente. - Mai! Non troveranno mai nessuno capace
di sostituirmi!
Dave si alz e si mise di fronte a H. P.
- H. P., hanno gi scelto la persona.
H. P. rise, beffardo, poi domand: - Chi?
- Hanno scelto un uomo pi giovane. Dicono che viviamo
in tempi nuovi. Vogliono idee nuove, vive.
- Potrebbero anche chiamare un uomo nuovo perch insegni
a Edison come inventare la luce elettrica!
- L'hanno chiamato, un uomo nuovo - insistette Dave. -
Me.
H. P. alz lo sguardo, sbalordito. Poi sorrise. Il suo sorriso
cedette il posto alla risata, una facile, cordiale risata in cui non
c'era la pi lieve traccia di ostilit.
- Finalmente una cosa logica. Naturale! - esclam.
Si alz gaiamente. Il suo viso aveva ripreso colore, come se
non fosse stato destituito, ma rieletto. Era di nuovo un uomo
col pieno controllo di s. Non c'era pi bisogno di minacce, ora.
Non c'era pi bisogno di dare in velenose escandescenze.
- Hanno bisogno di un nuovo viso per la facciata. Un pesciolino
da gettare in pasto agli azionisti e ai banchieri. Cos, in
superficie, sembrer un cambiamento d'amministrazione. Ma dietro
le scene, ai controlli ci sar la stessa mano solida.
- Lei non capisce, H. P.
- Certo che capisco! Vogliono il meglio dei due mondi. Una
nuova faccia ma il vecchio controllo! Il pugno di ferro. L'unico
sistema per dirigere uno Studio. L'unico sistema!
Dave si chin e prese H. P. per un braccio. - Maledizione! Si
sieda! Rudemente spinse il vecchio sulla poltrona pi vicina.
Ora mi ascolti!  finita! Chiuso! Lei non  pi il capo dello
Studio. La Magna  passata in altre mani. Ci sar un nuovo consiglio
di amministrazione. Una nuova commissione esecutiva. E
un nuovo capo dello Studio. Io!
- Dave... Dave... non c' bisogno di alzare la voce. Vuoi sembrare
come il boss? Okay, posso capire che un giovane in ascesa
voglia sedersi sulla poltrona del boss, che voglia sapere cosa
si prova. Chi se ne frega? L'importante  mantenere le cose com'erano.
Io ho dei progetti, Dave. Grossi progetti. Sono stato l
e ho ascoltato i distributori. So che genere di film vogliono.
Filmoni! Schermi enormi. Film con stanziamenti robusti. Che non
possono avere alla televisione. E noi siamo in grado di darglieli,
Dave. Tu e io insieme, possiamo darglieli. Naturale, abbiamo
avuto le nostre scaramucce nel passato. Chi non ne ha? E quella
storia con Sybil? Non  stata colpa tua, ma sua! Io sono sempre
stato dalla tua parte, Dave, lo sai. Non scordare mai chi ti ha
dato il denaro per finire Via Dolorosa! Io! H. P. Koenig!
Cominci a fare piani e progetti con la sua solita astuzia animalesca.
- Ti dir io cosa faremo, Dave. Lasceremo che quei bastardi
di banchieri credano di aver avuto vittoria completa. Non verr
pi nemmeno allo Studio. Ci troveremo a casa. Faremo l i nostri
piani e tu li porterai qui. Tu ti prenderai tutto il merito, io
non ne ho bisogno. Dopotutto quando dici film dici Koenig. E
quando dici Koenig dici film. Lo sa tutto il mondo! Perch se
c' una cosa di cui io non ho bisogno  la gloria. Sto tentando
di salvare lo Studio, Dave. Non lo vedi? E le sole due persone
che possono farlo siamo tu e io. Tu e io, Dave. Saremo come
Marvin Kronheim e me, ai primi tempi, quando iniziammo questo
Studio. Durante tutti questi anni non ho fatto che cercare
qualcuno che lo sostituisse. Ricorda il primo giorno in cui sei
entrato in questo ufficio, un giovane che non sapeva assolutamente
nulla dei film. Ricorda, ti sei seduto su quella poltrona e
io ti ho detto: Sto cercando un nuovo Marvin Kronheim. Be',
ora  accaduto. Una nuova coppia. Riporteremo questo Studio
alla gloria! - esclam.
Visto che Dave non rispondeva, H. P. esit per la prima volta.
- Lo faremo. Vero, Dave? Vero?
- H. P., vogliono un'amministrazione completamente nuova.
I vecchi sistemi sono morti, finiti. Non possono pi permetterseli.
Nessuno Studio lo pu.  finita. E non c' niente che io possa
fare tranne che tentare di rimettere insieme i cocci. Hanno fatto
capire chiaramente che uno di questi cocci non pu essere lei.
H. P. lo fiss.
- Li ho pregati di lasciare che fossi io a darle la notizia. Ho
pensato che cos, forse, avrebbe sentito meno male.
- Meno male... - ripet H. P. in tono strano, vago. - Una
amputazione senza neanche anestetico. E tu hai pensato che cos
facesse meno male.
- Mi dispiace - disse Dave dolcemente.
H. P. dette l'impressione di non aver neppure udito. Si alz
dalla sua poltrona e attravers la stanza lentamente, stancamente.
And da un ritratto all'altro, allungando una mano per carezzare
ciascuno di essi, strusciando le dita sulle lussuose cornici
intarsiate e alzandosi in punta di piedi per toccare la tela
ruvida.
Davanti al ritratto di John Gilbert si ferm pi a lungo.
- Me ne dissero di tutti i colori. Ma quando lui era finito,
crollato, io non distrussi il suo contratto. Continuai a pagargli
diecimila dollari la settimana per tre anni. Mentre lui si ammazzava
con l'alcol. Loro queste cose non le ricordano.
Seguit a passare da un ritratto all'altro, toccandoli tutti, uno
a uno, come un padre che benedice i suoi figli. Guard la strana
bellezza, quasi irreale, di una donna snella, una bellezza che
pareva concentrata quasi interamente negli occhi.
- Ero a Parigi. Avevo sentito parlare di questa ragazza. Perch
non era altro che una ragazza. Andai a sentirla in un teatro
di Stoccolma. Non era bella. Era magica. Ricordo che una volta
quand'ero piccolo mio padre ci port a vedere Sarah Bemhardt
in un avanspettacolo. Fu quella la prima volta che capii cos'era
la grandezza. Anni pi tardi, quando vidi quella ragazza a Stoccolma,
provai lo stesso genere di magia. Le chiesi: Quanto
guadagni qui?. E quando lei me lo disse io feci: Ti dar dieci
volte di pi. Lei non voleva credermi. Chiam il suo produttore.
Lui dovette perorare la mia causa. Ma alla fine della giornata
lei era mia. La pi grande diva del mondo del cinema, ed
era mia. L'ho sempre trattata come una signora. Quando posavo
una mano su di lei, tremava come un uccellino spaventato.
Hai mai provato a togliere un canarino dalla sua gabbia? Senti
il suo povero cuoricino battere cos forte che sembra l l per
scoppiare. Cos era lei quando la toccavi. Perci non le chiesi
neanche mai di venire a letto con me.
Pass al quadro accanto e a quello dopo, fermandosi, allungandosi,
toccando, commentando. Per alcuni aveva parole di
elogio, per altri di condanna. Batteva su ognuno classificandoli
per talento e gratitudine o per la mancanza di essi.
Quando ebbe passato in rivista tutta la sua galassia, si avvicin
all'enorme scrivania dietro la quale aveva governato i destini
di migliaia di esseri umani pieni di talento o quasi. Non
disse niente, ma era ovvio che nel suo gesto le stava dicendo
addio. Si volt verso Dave.
- Tu davvero credi...?
Dave annu.
- Non avevo mai pensato che potessero... tutte quelle azioni...
il potere del voto... - All'improvviso domand: - Quel
bastardo di Sullavan... Dan Sullavan... c' il suo zampino qui.
 lui che ha architettato tutto questo, vero?
- Ha importanza, ora? - domand Dave.
- Un ragazzetto irlandese venuto su dal nulla. Era il mio
tirapiedi. Lo mandavo a prendermi il caff. E panini caldi con
corned beef a Rialto. Una volta chiese perfino del burro. Puoi
immaginarti che uno sia cos stupido da mettere burro su un panino
caldo di corned beef? E ora  a capo di tutta la catena
Nationwide. Uno sciocco ragazzino irlandese! - Guard Dave. -
La vuoi sapere una cosa, Dave? Non ti fidare mai di un cristiano.
Neanche del migliore.
Dave fiss quell'uomo che era stato amico intimo di uomini di
chiesa di tutte le specie e intimissimo di Cardinali.


CAPITOLO 26.

Erano le quattro del mattino. H. P. Koenig era seduto nello Studio
della sua casa sontuosa e fissava il vasto-terreno intorno. Le
luci disposte con gusto alla base di enormi alberi brillavano nella
notte. La piscina era illuminata dall'interno irradiando un
chiarore azzurro. Sopra, incombeva una nuvola di nebbia provocata
dal calore dell'acqua calda che si mescolava all'aria fredda
della notte. Era irreale come la scena di un film.
H. P. non si accorgeva di niente. La sua mente astuta, disperata,
perseguiva freneticamente soltanto un obiettivo. Riacquistare
il suo potere e il suo prestigio, vendicarsi di coloro che avevano
tramato per il suo crollo.
Pi il suo cervello tormentato si arrovellava e pi chiaramente
Dave ne emergeva come il bruto. Quando li mise insieme, i
pezzi del rompicapo si adattavano alla perfezione. Si adattavano
con maestria machiavellica. Per quale ragione la Nationwide
aveva acquistato soltanto un film della Magna, e quell'unico film
era proprio di Dave Cole? Cole e la sua Sybil. A quel lurido
bastardo era mai passato per la mente di sposarla? No. Lui aveva
solo voluto impadronirsi delle sue azioni. Costringendola a
votare contro il proprio padre per poter arraffare il potere. Quel
figlio di puttana, quel lurido bastardo di Dave Cole!
Le cinque del mattino, ora di California, le otto a New York.
H. P. prese la sua decisione. Agguant il microfono e fece una telefonata.
A New York City, nella cucina del suo grande appartamento
nella Quinta Avenue, Raymond Currier, avvocato e socio della
ditta di Davis, Currier, Ward e Wiswell, stava facendo colazione.
Ogni qualvolta il suo telefono suonava a un'ora simile del
mattino, il primo pensiero che gli saltava in mente era che uno
dei suoi preziosi clienti anziani fosse morto durante la notte. Ci
sarebbero stati i soliti particolari da curare. E le conseguenti
grasse parcelle inerenti la sistemazione del patrimonio e l'amministrazione
dei molti fondi che Currier consigliava sempre ai
suoi clienti. Non era preparato all'urlo che gli arriv da cinquemila
chilometri di distanza.
- Ray? Sei tu? Rispondimi! - A quel punto, Raymond
Currier aveva riconosciuto la voce.
- S, H. P., sono io.
- Bene! Ti devo parlare.
- Be', sar in ufficio alle nove e mezzo. Vieni l.
- Sono in California! Voglio parlarti adesso! - insistette
H. P.
- D'accordo. Parla - disse Currier, facendo un appunto sul
blocco che si teneva sempre accanto. La sua ditta era stata una
delle prime a farsi pagare le consultazioni telefoniche. Tempo
di conversazione: dalle 8 e 14 alle....- Voglio un'ingiunzione! Un'ingiunzione giudiziaria! Per impedire
agli azionisti di buttarmi fuori! Io ho un contratto con la
Magna, un contratto a vita! Voglio che quel contratto sia rispettato
o che lo Studio venga chiuso!
Currier disse, calmo: - H. P., se hanno la maggioranza delle
azioni, hanno tutto il diritto di destituirti. Quanto al tuo contratto,
potranno magari darti del denaro, ma non sono assolutamente
obbligati a tenerti. Inoltre, se vuoi un'azione legale in California,
perch chiami me?
- Cazzo, perch  troppo presto per svegliare un avvocato
in California! - rugg H. P.
Sebbene non fosse ebreo, Currier era consapevole della natura
anatomica dell'epiteto, ma prefer ignorarlo sapendo le travolgenti
parcelle che potevano derivare da qualsiasi causa provocata
da un simile impulso emotivo. - H. P., chiamer i nostri
soci in California appena possibile in modo da poter unire le
forze e accordarci su una strategia.
Poco rassicurato, H. P. esit, ma alla fine cedette brontolando.
- Aspetter. Ma non troppo a lungo!
Erano le otto e mezzo ora di California quando il telefono di
H. P. squill. Era James Brennan della ditta di Brennan, Morse,
Digby e Levine di Los Angeles, che chiamava. Currier non aveva
perso tempo: aveva informato esaurientemente Brennan.
- Signor Koenig, qui Jim Brennan. Ho appena parlato con
Ray Currier. Se quelli hanno le procure, non vedo cosa possiamo
fare. L'unica cosa che possiamo tentare  un'ingiunzione, diffidando
la legalit del voto o la maniera con cui si sono assicurati
le procure. Con questo si potrebbe ottenere almeno un rinvio del
procedimento.
- Io non voglio un rinvio. Io rivoglio il mio Studio!
- Temo che non possiamo promettere niente del genere senza
esaminare pi a fondo la situazione.
- Accidentaccio, Brennan! Io voglio risultati! Non rinvii!
Risultati! E se lei non ci riesce, mi cercher un avvocato che ci
riesca! - H. P. urlava cos forte che sua moglie e Sybil uscirono
dalle loro camere da letto e si avvicinarono alla porta chiusa
dello studio.
Brennan aspett la fine della tirata di H. P. - Le prometto
che prima che la giornata sia finita ci muoveremo.
- Farete chiudere lo Studio? - domand H. P.
- Non posso promettere niente finch non avremo esaminato
la situazione.
- Quell'ingiunzione cui accennava... - domand H. P., pi
calmo e con un certo calcolo - ...quando quell'ingiunzione sar
pronta, potr consegnarla io personalmente?
Colto del tutto alla sprovvista da una simile strana richiesta,
Brennan disse: - Non mi  mai capitata una cosa del genere.
Ma non credo che vi sia alcun regolamento che lo vieti.
- Okay! Faccia stendere quest'ingiunzione! La presenter io
stesso - disse H. P.
- Mi metter in contatto con lei appena arrivo in ufficio -
promise Brennan.
Entro l'ora successiva, H. P. tent due volte di trovare Sonny
Brown. Per la prima volta da quando era diventato capo della
pubblicit e delle pubbliche relazioni, Brown non era pronto al
telefono per H. P.
Sin dalla sua prima conversazione con Currier, H. P. aveva
scarabocchiato i nomi di quei bastardi che avrebbe licenziato
non appena avesse ripreso il controllo della Magna. Il primo
nome sulla lista era quello di Dave Cole, naturalmente. Poi seguiva
Larry Holtzman. E tutti coloro con i quali aveva avuto
qualche controversia in un qualunque momento del passato. Ora
vi aggiunse il nome di Sonny Brown. Una pulizia radicale. Questo
ci che si riprometteva. Perfino quella bionda ossigenata dalla
voce metallica. Ora che ci pensava, quella non aveva forse
un marito che era produttore alla Warners? Come poteva sapere
H. P. se lei non gli passava il materiale migliore e diceva a
H. P. soltanto di quei soggetti che il marito aveva rifiutato?
Alle nove e mezzo aveva compilato una lista cos lunga ed
esauriente che virtualmente nessun personaggio importante, tranne
le sue adorate propriet, i suoi divi, era esente.
Era quasi mezzogiorno quando Brennan richiam. L'ingiunzione
era stata preparata. Uno dei suoi soci stava andando in
centro per farla firmare da un giudice. - Quale giudice? - domand
H. P.
Brennan gliene disse il nome.
- Okay! - esclam H. P. E riappese. Cerc sull'elenco telefonico
di Los Angeles il numero del tribunale. Chiam le stanze
del giudice e chiese insistentemente di parlare personalmente
col giudice. Il fatto che il giudice fosse in tribunale non lo fece
desistere. Insistette che il cancelliere facesse scendere il giudice
dallo scanno. Quando il cancelliere si rifiut, H. P. lo minacci
di rivelare certe cose che sapeva sul suo conto. Il cancelliere obbed
immediatamente. Il giudice arriv al telefono col fiato mozzo.
H. P. non gli dette neppure il tempo di parlare. - Giudice,
stamattina, dall'ufficio di Jim Brennan, le porteranno un'ingiunzione.
Voglio che lei la firmi! Subito! Ne ho bisogno per mezzogiorno.
Intesi?
Quando l'avvocato dello studio di Brennan arriv, il giudice
finse di leggere l'ingiunzione e firm. C'era scritto che un rappresentante
degli Studi Magna e David Cole dovevano presentarsi
in tribunale entro cinque giorni per dimostrare il motivo
per cui la decisione di revocare il contratto di H. P. e la sua presidenza
degli Studi Magna non potesse essere dichiarata nulla
e inconsistente.
Una volta firmata l'ingiunzione, H. P. chiam Bingerman del
Variety e Schloss del The Hollywood Reporter. Disse loro di
trovarsi al cancello principale degli Studi Magna a mezzogiorno
preciso. Nonostante la riluttanza di Jim Brennan, H. P. era deciso
a consegnare l'ingiunzione personalmente.
Bingerman chiam subito Sonny Brown. Quando la limousine
di H. P. si ferm davanti all'ingresso principale degli Studi Magna,
le guardie armate erano l pronte a sbarrargli il passo. C'erano
anche Bingerman e Schloss, come pure qualcuno dei servizi
giornalistici telegrafici e una moltitudine di fotografi.
Dave Cole era ignaro degli avvenimenti che stavano avendo
luogo sulla strada. Perch lui aveva convocato una riunione di
tutti i produttori e registi. Annunci le dimissioni di H. P. nella
maniera pi semplice. Lo scopo di quella riunione era di evitare
le chiacchiere. S, lo Studio era nei guai. No, i loro film non
avevano incontrato quel consenso sperato da H. P. Probabilmente
c'era in ballo un complotto dei distributori e delle catene dei
cinematografi. Per livellare gli abusi di H. P. accumulatisi durante
tutti quegli anni.
- La cosa pi importante - continu Dave -  che noi
abbiamo un enorme impianto, qui, con le migliori attrezzature e
il pi vasto elenco di divi del mondo. Questi sono elementi positivi.
Oppure sono passivit, dipende da come ci serviamo di
loro. Non possiamo pi permetterci di sprecare denaro. Non c'
pi denaro da sprecare. Soltanto per pagare gli interessi dei prestiti
delle nostre banche ci vorranno pi di due milioni di dollari
l'anno. Perci siamo alle strette. I produttori non potranno
pi permettersi il lusso di avere due o tre scrittori per lo stesso
soggetto. Vi sceglierete uno scrittore di cui avete fiducia e tirerete
avanti con quello. Se lui fallir, fallirete anche voi. Lo stesso
per i registi. Non potrete pi girare metraggi di pellicola da ogni
angolatura concepibile pensando di rimetterli insieme nella sala
di montaggio.
Fu interrotto da un gran chiasso proveniente dall'esterno dell'edificio
Kronheim. Dave e tutti gli altri si precipitarono alle finestre
per guardare verso il cancello principale.
Si udiva soltanto una voe: la voce potente e furibonda e imbestialita
di H. P. Koenig che urlava alle guardie armate che bloccavano
il cancello degli Studi. Chiuso fuori, H. P. brandiva un
ordine del tribunale. Pi di trenta giornalisti e fotografi lo circondavano
subissandolo di domande. Lui rivolgeva la sua attenzione
non verso chi lo interrogava, ma verso le guardie armate
che gli impedivano di entrare negli Studi che fino al giorno prima
erano stati il suo regno privato. In agguato dietro i cancelli
chiusi c'era Sonny Brown che dava ordini e aizzava la resistenza
delle guardie, le quali erano state costrette a un improvviso
capovolgimento: dall'obbedire a ogni desiderio di H. P., fino a
negargli il passo nonostante le sue insistenti richieste.
Dalla parte interna dei cancelli si stava radunando una gran
folla. Attori in costume e ancora truccati, tecnici, montatori, capimacchinisti, tecnici del suono... erano quasi un migliaio. La notizia
era presto circolata nei teatri di posa, nei laboratori e nellesale di montaggio. Tutti erano accorsi per assistere a uno spettacolo
senza precedente nella storia di Hollywood. I pi erano andati
per gongolarne. Non c'era quasi nessuno tra loro che non
avesse subito qualche personale umiliazione o non fosse stato insultato
da H. P.
Dave Cole, che guardava dall'ultimo piano dell'edificio Kronheim, spalanc una finestra. E cos pot udire distintamente cosa
stava chiedendo H. P. in maniera tanto frenetica: chiedeva insistentemente
di vedere David Cole per potergli consegnare l'ingiunzione
del giudice.
Pi le guardie restavano imperturbabili, pi H. P. s'imbestialiva.
- Voglio vedere quel bastardo delinquente che mi ha rubato
lo Studio! Lo dice il giudice! Guardate! C' scritto qui in
quest'ingiunzione firmata dal giudice in persona!
H. P. sventol il foglio sotto il naso dei giornalisti. Bingerman
riusc a fermare la mano frenetica di H. P. quanto bastava per
dare un'occhiata all'ingiunzione e verificare che era firmata per
davvero. Ma ci fren H. P. solo per un istante.
- Quel disonesto figlio di puttana distrugger il mio Studio.
Torner a essere uno squallore. Io ho creato questo Studio e solo
io potr salvarlo. Ma loro mi sparano alle spalle. Complottano
contro di me. Quel lurido bastardo sta cercando di mandarmi in
rovina! E cos a voi! Toglier il lavoro a tutti.
-  pazzo - disse uno dei produttori sporgendosi dalla finestra
per godere meglio di una vista che da tempo aveva segretamente
anelato.
- Calmatevi! - disse Dave, disgustato dallo spettacolo.
Da gi la voce di H. P. squill: - Quel bastardo ha perfino
tentato di scopare mia figlia per arrivare a me. Sicuro. Sin dal
principio, sin dal suo primo giorno, mirava al mio posto. E io
l'ho trattato come un figlio. L'ho accolto. Come in quel film,
l'ho preso tra le braccia come Giacobbe quando saluta Giuseppe
dopo tutti quegli anni. E lui si comporta cos con mia figlia.
Uno dei registi alla finestra scoppi a ridere dicendo: - Non
ha mai dimenticato una sola scena di un film Magna. Di successo
o meno.
Gli altri si unirono alla sua risata finch Dave esplose: -
Chiudete il becco, maledizione! Tutti! - E usc dalla stanza.
Senza aspettare l'ascensore, si precipit gi per le scale. Irruppe
nella sala d'aspetto al piano terreno ed era gi a mezza strada
quando la guardia in uniforme lo ferm per dirgli: - Non
vada l fuori, signor Cole, altrimenti le consegner quella citazione.
Dave si liber di lui e scese di corsa gli scalini dell'edificio
Kronheim. Dovette aprirsi un varco tra la folla dei giornalisti
per arrivare a H. P. che era nel bel mezzo della sua arringa.
- Quello schifoso figlio di puttana... - stava proclamando
quando d'un tratto si accorse di essere faccia a faccia con Dave
Cole. Dave pens che non avrebbe mai pi visto un odio simile
negli occhi di nessuno. H. P. contrasse le labbra, ma tacque. E
all'improvviso allung le mani, afferr i risvolti della giacca di
Dave con tanta violenza che glieli strapp. Dave non si difese, si
limit ad agguantare i polsi di quell'uomo frenetico e finalmente
riusc a bloccarlo. H. P. si arrese, respirando affannosamente,
sudando, emettendo lievi suoni che erano in parte piagnucolio in
parte proteste inarticolate.
Quando il vecchio si fu calmato, Dave si gir verso la folla
alle sue spalle. - Tornate al vostro lavoro! Tutti quanti! Tornate
al lavoro, ho detto!
Lentamente la folla cominci ad allontanarsi dal cancello, e
Dave si rivolse alle guardie.
- Aprite il cancello!
Le guardie lanciarono un'occhiata a Sonny dal quale avevano
preso gli ordini. Lui annu. Aprirono il cancello.
Dave si volt verso i giornalisti. - Signori, il signor Koenig
 venuto qui per notificare una citazione. Il fatto di non permettergli
di entrare  stato un serio malinteso da parte nostra. -
Abbass lo sguardo su H. P. - Se desidera consegnarmela qui,
okay. Se desidera consegnarmela dentro, d'accordo. Decida lei.
H. P. esit, fiss il cancello che un tempo era stato la sua protezione
e che ora era diventato il suo nemico. Porse il documento
legale a Dave e se ne and. Dave osserv il vecchio percorrere
lentamente ma dignitosamente il breve tratto che lo separava
dal punto dove la sua macchina lo stava aspettando.
Appena H. P. fu salito sulla limousine, i giornalisti assalirono
Dave. Lo bersagliarono di domande, chiesero dinieghi delle accuse
di H. P., vollero sapere dei complotti, del suo rapporto con
Sybil.
Dave rispose loro con un semplice: - No comment. - Torn
nell'edificio Kronheim. Entr nella sala d'aspetto davanti alla
immensa sfilata di uffici di H. P. Erano gi tutti l ad aspettare.
Vie Martoni e una mezza dozzina di agenti. Due dei divi pi
importanti della Magna. Tre dei produttori che erano stati alla
sua riunione e che ne erano venuti via scontenti.
La solita receptionist sedeva dietro la sua grossa scrivania,
barricata dietro i suoi telefoni e il complesso interfono. Il suo
primo istinto, dettato semplicemente dall'abitudine, fu di protestare
nel vedere Dave avvicinarsi alla porta dell'ufficio privato.
Poi si rese conto che ormai quello era l'appartamento di Dave
e sorrise dolcemente.
Dave entr nell'ufficio. Rammentava di come si era sentito
intimidito la prima volta. In quel momento lo era ancora di pi.
Era troppo grande per un uomo solo, perfino per un uomo come
H. P. Koenig. Dave alz lo sguardo alla galleria delle stelle di
H. P. Loro gli ricambiarono lo sguardo, i loro sorrisi invitanti, la
loro bellezza e il loro splendore fissati indelebilmente nel tempo.
Finch stavano appesi l sarebbero sempre stati giovani. Sempre
nel loro rigoglio.
Si ritrov a calcolare quanto, ognuno di loro, costava allo
studio la settimana anche se non lavoravano. Quel fatto cominciava
gi a pesargli. Si disse: Non pensare come un contabile,
pensa come un produttore. Ma sapeva che inevitabilmente i
banchieri pensavano come banchieri e i contabili come contabili.
Se lui poteva essere utile a qualcosa l, sarebbe stato di tenere
insieme quell'impero su una qualche base realistica. Affinch
altri uomini potessero continuare a fare buoni film. Avrebbe
fatto s che quello Studio diventasse un luogo dove giovani, vive
intelligenze potessero aspirare a venire, e potessero sempre considerarlo
l'apice del successo. Senza il denaro con cui adescarli,
la qualit sarebbe stata l'esca. Decise di provare in quel modo
finch glielo avessero lasciato fare.
Squill il telefono. Rispose. Era la voce di Sarah. Doveva fare
in modo che quella se ne andasse immediatamente. Non voleva
nessun ricordo della vecchia tirannia. Non pi spie. Non pi
quell'insidiosa, tortuosa politica che aveva sempre pervaso gli
Studi Magna. Doveva rammentarsi di far togliere i microfoni nascosti
nei teatri di posa. E lasciare che tutti lo sapessero. Avrebbe
letto personalmente tutte le nuove commedie e i romanzi. Qualora
fosse diventato troppo pesante, se ne sarebbe fatto fare dei
sunti e avrebbe letto quelli. Lui non aveva bisogno di nessuna
falsa bionda Sheherazade dai coglioni di ferro per raccontargli
le trame dei copioni.
Prese la telefonata. Era una voce calda e familiare.
- Dave?
- Albert! Come stai? Cosa fai?
- Permettimi di essere tra i primi a congratularmi con te,
Dave - disse Grobe, con voce pi energica dell'ultima volta. -
Cosa si prova a star seduti sul seggio del potere, alla destra di
Dio, sapendo che Dio non c'? Eh?
- Fa un po' paura - confess Dave. - Specialmente dopo
aver parlato con i banchieri, guardato i fogli del bilancio
e le spese settimanali in rosso.
- Non  divertente - disse Grobe. - Qualunque cosa dicessero
di lui, era piuttosto difficile barcamenarsi.
- Ascolta, Albert, vorrei che tu tornassi.
Grobe rise. - Una bella offerta impulsiva, Dave. Certo che
se, nei tuoi panni, qualcuno chiamasse me, la prima cosa che
penserei  che vuole un impiego. Nelle prossime settimane avrai
un sacco di telefonate del genere. Il mondo intero cercher di
venderti qualcosa. Non lasciarti sopraffare. Fa' soltanto quello
che ti sembra giusto.
- Ho bisogno di consigli, consigli sinceri. Torna, Albert -
lo spron Dave.
- Tornare? Ti rendi conto a cosa dovrei rinunciare qui, per
tornare? Prima di tutto non potrei ottenere la laurea in letteratura
del Cinema. Cosa te ne pare di un titolo cos pomposo
riguardo ai troiai che abbiamo sempre prodotto? - Grobe rise
di nuovo. Era la risata di un uomo libero. - Secondo, insegner
qui nel deserto. C' una nuova universit. Insegner a scrivere
romanzi. Ai giovani. Belle ragazze giovani. Alcune belle
come le tue stelline. E altrettanto ben fornite. E nel caso che
prendessi un interesse particolare per una di loro, non scatenerei
molto scalpore. In certo qual modo in un posto creato per
le vacanze, la gente  pi tollerante. Cos me la passer divinamente.
- Grobe sghignazz. Dave rise con lui. Finch l'altro
disse: - Scherzo, sai Dave, con questa storia delle ragazze. Insegner.
Mi piacer. Ma se mi capiter qualcosa con una donna
sar un po' pi matura. Le ragazzine sono una cosa del passato.
- Sospir con tristezza. - Ah, ma fino a che  durata... fino a
che  durata...
- Allora non vuoi tornare?
- Mai! - rispose Grobe. - Basta. Ora non desidero altro
che pace e tranquillit. La possibilit di fare un po' di lavoro
per conto mio. E forse, se ho fortuna, di scoprire qualche nuovo
talento e dargli una spinta per la pubblicazione o la produzione.
D'ora in poi mi baster.
- D'accordo - convenne Dave alla fine. - Grazie per avermi
chiamato, Albert. Sei stato molto gentile.
- Dave... - disse Grobe dolcemente e pi seriamente.
- Dave, se un giorno sentirai d'essere stufo, prenditi una giornata
libera e vieni a trovarmi. Sarei felice di rivederti.
- Grazie.
- Dave, cosa mi dici di Sybil? Che effetto avr ora tutto
questo su voi due?
- Non lo so - ammise Dave. - Ma lo scoprir.
Dave riappese. Fuori c'era gente ad aspettare. Avrebbe cominciato
a riceverla non appena fatta una telefonata. Form il numero
personalmente.
- La signorina Sybil - disse al maggiordomo.
- S, signor Cole - rispose quello, subito. Dave si rese
conto che fino a quel momento il maggiordomo non si era degnato
di chiamarlo per nome. A Hollywood perfino i domestici
erano sensibili alla politica dello Studio e ai cambiamenti di
potere. Sybil venne al telefono. Il suo tono era cauto e insieme
addolorato.
- Dave. Cos' successo?
- Sono qui. Nel suo ufficio. E se ti sembro strano  perch
ancora non mi ci trovo.
- No, volevo dire cos' successo a lui?  venuto a casa pallido,
come un uomo malatissimo.  andato dritto nella sua stanza
e si rifiuta di vedere chicchessia. Nemmeno il dottor Prinz.
 disposto a parlare solo con gli avvocati.
Dave le raccont quello che era successo al cancello. Lei
ascolt senza dire una parola.
- Ora, suppongo, tutto  in mano ai tribunali - concluse lui.
- S, suppongo di s.
- Mi piacerebbe vederti stasera, ma non posso. Ho tante cose
arretrate. Devo avere un rapporto da ogni produttore su quello che fa; decidere quali progetti mandare avanti e quali bocciare.
Ho appuntamenti, fino a mezzanotte. Poi ho un mucchio di
copioni da portarmi al bungalow per leggerli.
- Capisco - disse lei. - Chiamami, per. Ho bisogno di
sentire la tua voce di tanto in tanto.
Lui non fece in tempo a rispondere per rassicurarla, che lei
aveva gi tolto la comunicazione. Ora avrebbe dovuto affrontare
i suoi visitatori, uno a uno. Premette il pulsante dell'interfono.
- Li faccia passare nell'ordine in cui sono arrivati - disse
alla receptionist. - E dica agli altri che cercher di essere pi
puntuale possibile. D'ora in avanti non ci sar pi nessuna attesa
inutile.
Si appoggi allo schienale della lussuosa poltrona di pelle
rossa. La porta si apr. Era Vie Martoni.
Quando Vie entr nella stanza, Dave sent il suo fragrante
profumo. Si chiese se lo sentisse effettivamente o se fosse un riflesso
condizionato. Martoni uguale profumo. Martoni uguale
camicie di seta. Martoni uguale vestiti di cashmere. Martoni
uguale stelline.
Sicuro, sorridente, Martoni si lasci scivolare su una poltrona.
- Be', ragazzo, ce l'hai fatta! Non dir che noi non abbiamo
dato una piccola spinta dietro le quinte. Ma tu ce l'hai fatta. Aproposito, abbiamo cominciato a negoziare il tuo nuovo accordo.
Una delle cose che hai trascurato. Hai sbagliato. Hai detto s
troppo alla svelta. Avresti dovuto parlarne con noi, prima.
- Nelle circostanze, ho pensato che l'azione fosse pi importante
di un lungo negoziato.
- Furbo! - Martoni si corresse in fretta. - Consolida la
tua posizione. Devi lasciare che i negoziati si trascinino finch
non sarai talmente solido che non potranno dire di no a qualunque
cosa vogliamo.
Dave si limit ad annuire, lasciando chiacchierare l'agente
trionfante.
- Un'altra cosa, ragazzo... - Martoni sorrise di nuovo. -
Seguito a chiamarti ragazzo. Come vuoi che ti chiami ora? Boss?
Dave? Signor Cole? D.C. Come Washington DC? Dillo!
- Dave va benone.
- Magnifico! Dave! Prima di tutto, Dave, lascia che un
veterano ti dia qualche consiglio. Non ti dispiace, vero?
- No - rispose Dave freddamente.
- Non essere il Signor Simpaticone. Non si comanda un
esercito vincendo gare di popolarit. Il vecchio bastardo lo sapeva.
Era questa la sua forza. Lascia che aspettino l fuori. Lascia
che si guadagnino il loro ingresso qui. Fa' che si sentano felici
di essere ricevuti al punto di dire di s a qualunque proposta.
Se comincia a circolare la voce che sei tenero, il tuo compito
gi difficile lo diventer ancora di pi. Certo il vecchio bastardo
era un po' troppo duro. A volte penso che il suo unico divertimento
nella vita fosse di vedere la gente sudare. I momenti
che mi ha fatto passare! - gemette Martoni. - Dovevo giocare
a gin rummy col figlio di puttana e perdere sempre. I guai
che gli ho appianato! Cose che neppure Sonny Brown era capace
di fare. Non sai cos' stato per me, Dave. Doverlo assecondare
per proteggere i miei clienti. Ma immagino che questo
sia il lavoro dell'agente. Prima i clienti, poi se stesso. Sempre.
- Lo so - disse Dave.
- Sar piacevole aver a che fare con un vero gentiluomo. 
come uscire di prigione. Lui dirigeva la vita di tutti. Mi chiamava
a qualsiasi ora del giorno o della notte e voleva qualche
puttana. E io dovevo essere sempre pronto. Lui non aspettava. Sai
cosa penso? Secondo me lui crede che il giorno che smetter di
scopare morir.  un'ossessione. Be', che se le trovi da s, ora,
le puttane. Grazie a Dio, questa  finita - disse Martoni, tronfio.
Temendo di aver commesso un errore, si corresse subito.
- Naturalmente questo non vale per te, Dave. So che tu non
sarai irragionevole come lui. Ma un uomo  sempre un uomo.
Non  di legno! Ogni volta che vorrai qualcosina, fallo sapere a
Vie. Ti trover il meglio. La pi giovane e la migliore. -
Martoni sorrise con aria rassicurante. - Tu parla e... - lasci la sua
offerta a mezz'aria aspettando che venisse accettata.
Dave lo fiss finch il sorriso di Martoni svan lentamente
dalla sua faccia scura, ben rasata.
- Ascolta, Martoni, o devo chiamarti Vie? Dopotutto le cose
sono cambiate. Comunque tu voglia essere chiamato, non hai
che da farmelo sapere. E io ti asseconder.
- Vie va bene, come ai vecchi tempi - rispose Martoni, a
quel punto all'erta e sospettoso.
- D'accordo, Vie. - Dave cerc di seguire le orme di Martoni.
- Adesso, Vie, ascolta me. D'ora in avanti non ci saranno
pi ricatti in quest'area. Gli altri agenti non dovranno pi pagarti
per poter trattare affari qui. Io comprer talento, non contatti.
E quanto alle ragazze, se mai ne vorr una, andr e me la
cercher. Qui facciamo film, non gestiamo un casino. Intesi?
Martoni, la cui faccia normalmente era scura, divenne cinerea.
Ma riusc ad annuire.
- E un'altra cosa - disse Dave. - D'ora in poi, stattene
alla larga da quest'area. Sei silurato!
- Ma io rappresento... - cominci a dire Martoni.
- Tu rappresenti un mucchio infernale di talenti. Alcuni
buoni, per la maggior parte pessimi. Potevi appiopparli al vecchio
perch sei un ruffiano. Be', non ci saranno pi ruffianate da
queste parti. Se vuoi, far mettere un cartello sul cancello principale
per farlo sapere ai quattro venti. Altrimenti vi potete risparmiare
tutti e due un sacco di noie stando lontano da questo
Studio! Se avremo da prendere qualche accordo, lo faremo per
telefono.
Martoni fu lento ad alzarsi. Stordito, si gir e usc. Quando
attravers la sala d'aspetto, tutti capirono che un avvenimento
di sorprendente importanza aveva avuto luogo nell'interno del
sancta sanctorum.
L'ra dei cambiamenti era incominciata.
Accadde nello stesso pomeriggio, sul tardi. Dave aveva avuto
una giornata lunga e stressante per aver ascoltato e discusso con
i produttori che avevano vari progetti in diversi stadi di sviluppo.
Aveva dovuto rifiutare richieste e proposte da uomini che
gli piacevano e da altri pi vecchi che rispettava, come Harry
Holtzman. Vedeva nei loro occhi il risentimento e capiva che
sotto sotto ciascuno di loro aveva la sensazione di essere capace
di fare quel lavoro meglio di lui. Ma era quel genere di risentimento
che si addiceva a quell'incarico. Il massimo che poteva
fare per alleviarlo era agire giustamente ed esercitare il suo raziocinio,
non la sua vanit. Ma era un lavoro estenuante. Lo aveva
lasciato svuotato.
Finalmente nella sala d'aspetto non c'era pi nessuno. Conged
la receptionist. E disse alla nuova segretaria che poteva andare
se era sicura che non vi fossero state telefonate rimaste senza
risposta e messaggi da produttori e registi che non erano stati ricevuti
e vagliati. Voleva risparmiare il pi possibile a quegli
uomini di talento tempo e umiliazioni.
Non aveva dunque altro da fare che radunare i copioni che
intendeva leggere quella sera. C'erano tre copioni nella stesura
finale le cui riprese avrebbero avuto inizio la settimana seguente.
Doveva leggere quelli. E ce n'erano altri quattro discutibili; i
produttori avevano insistito che lui li rileggesse prima di prendere
una decisione. In tutto, i sette copioni rappresentavano migliaia
di ore di tempo prezioso e pi di due milioni di dollari di
denaro Magna. Se tutti fossero stati validi per la produzione, il
costo sarebbe stato quasi di quindici milioni di dollari, forse forse
pi vicino ai venti. Si chiese quanti anni erano passati da
quando guadagnava diciannove dollari e cinquanta la settimana
cacciando frankfurter bollenti nei panini da Nedick.
Aveva raccolto i copioni e si era fatto una nota delle cose che
voleva fare subito il mattino dopo, quando ud la porta che si
apriva cautamente. Alz lo sguardo.
Era Betty Ronson. Sulle prime ne rest sorpreso. Stupito, come
se il suo momentaneo ripensamento dei vecchi tempi da Nedick
avesse convocato la ragazza. Ma lei era molto diversa, ora.
Non era pi timida, non pi sciatta come vestiva a quei tempi.
Ora i suoi vestiti non erano trasandati, ma costosamente eleganti.
I suoi occhiali non erano pi semplici, ma sembravano creati
da un esperto gioielliere. E il suo portamento era autorevole. Se
non poteva competere con le dive sulla base della bellezza, le
dominava in virt della sua forza di volont e del suo cervello.
Se una volta era stata dolce e candida, ora era dura e astuta. E
da un po' di tempo circolava la voce che si facesse vedere in giro
con un promettente divo pi giovane di lei di almeno otto anni,
ma la cui carriera aveva preso una grande spinta dal momento
in cui era diventato il suo amante.
- Ho aspettato finch non sono stata sicura di trovarti solo
- cominci. Poi gli porse la mano. - Congratulazioni, Dave!
- Grazie - disse lui. - Entra, Betty. Siediti.
Lei si mise comoda frugando nella borsa per tirarne fuori una
sigaretta e un accendino d'oro. Aspir profondamente poi esal
lentamente lasciandosi uscire il fumo dalle narici e dalle labbra.
Lui si ricord che un tempo aveva baciato quelle labbra e le aveva
trovate morbide e calde.
- Finalmente Vie  tornato in ufficio - disse.
- Te l'ha detto?
- Quando gli  passato lo choc.
- Mi spiace. Ma doveva essere cos - disse lui scusandosi.
- Certo - convenne lei accoratamente, con sua gran sorpresa.
- Io non aspettavo che questo. Libera i ponti. Quel figlio
di puttana...
- Ma siete soci.
- Per alcune cose.
- Non capisco.
- Io avevo previsto un cambiamento del genere. Io avevo
cercato di rimandare le scritture dei nostri clienti buoni finch
non mi fossi liberata di lui. Per continuare da sola. Mi prendo
tutti i migliori. Perci, Dave, d'ora in poi dovrai trattare solo
con me.
- Anche Teddy Fletcher? - domand lui.
Il sorriso di lei si gel, poi, lentamente, cominci a svanire.
- So che non approvi come  stata condotta la faccenda -
disse - ma oggi  il negro pi pagato del mondo dello spettacolo.
Io ho solo cercato di impedirgli di fare degli sbagli sciocchi. Gli
artisti sono come bambini. Devono essere disciplinati e curati.
Bisogna fargli capire cos' bene per la loro carriera e cosa non
lo . Questo  il mio lavoro. Ed evidentemente lo faccio bene.
Maledettamente bene!
- Benissimo - convenne Dave. - Troppo bene per i miei
gusti.
- Dave?
- Betty, quanto ho detto poc'anzi a Vie Martoni non era inteso
solo per lui. Era inteso per tutta la vostra agenzia. Collettivamente.
E individualmente.
- Vuoi dire... anch'io? Silurata? - os domandare lei.
- S - disse lui dolcemente, ma deciso.
La faccia di lei s'irrigid, il fumo sembr cessare di uscire
dalla sua bocca. Lo fiss, gli occhi furiosi e addolorati allo stesso
tempo.
- Io no, Dave. Tu mi devi pi di questo - gli ramment.
- Se non fosse stato per me, tu non saresti qui. In questo ufficio.
Su quella poltrona. Lo devi a me, Dave. Per troppe cose...
per tutto!
- Non cercare di far leva sul senso di colpa - disse lui. -
Quella  roba del passato. E non cercare di estorcermi gratitudine.
O di avere delle pretese su di me. Qualunque cosa tu abbia
fatto per me, l'hai fatta anche per te. Fino a passare la notizia
a Dan Sullavan attraverso Vie Martoni quando io ti avevo pregato
di non farlo. Avevi pensato a tutto. Se Dave diventa il capo
dello Studio e io riesco a liberarmi di Martoni, avr tutto a modo
mio con la Magna. E sar la donna pi potente di Hollywood.
Forse. Ma non col mio aiuto. Io compro talenti, qui. Non favori,
paure, colpe o ricatti. Quello che accadde in un albergo, l, a
Boston, accadde. Tanto tempo fa. Non ti permetter di usarlo
contro di me per il resto della mia esistenza. Se avrai dei clienti
che ritieni io possa considerare, chiamami. Io non respinger mai
le tue telefonate. Se avremo da contrattare, il mio telefono sar
sempre disponibile per te. Ma devo far sapere a questa citt che
d'ora in poi qui c' una porta aperta. Noi cerchiamo talenti, non
corruzione. Noi accogliamo agenti, qui, non ruffiani. E nessuno
ha una presa sul capo dello Studio a causa di obblighi passati.
Chiaro? - concluse.
Lei non rispose subito. Poi disse velenosamente: - Tu, figlio
di puttana!
- Grazie - rispose lui. - Ora so di aver fatto qualcosa di
giusto.
Lei si gir e, a gran passi, usc dalla stanza.
Una volta per tutte quella parte del suo passato era chiusa.


CAPITOLO 27.

Due gruppi di avvocati si guardavano a vicenda nel tribunale
del giudice Brophy.
Poco prima che la causa avesse inizio, H. P. Koenig entr. Cupo,
pallido, percorse il corridoio e si sedette al tavolo del suo
avvocato. Era andato l per sovrintendere la discussione che avrebbe
deciso del suo destino. H. P. lanci un'occhiata allo scanno
e fece un cenno di saluto al giudice Brophy.
Le discussioni legali ebbero inizio. Ogni avvocato citava i precedenti
che appoggiavano la propria posizione e scartava gli altri.
Di tanto in tanto il giudice Brophy interrompeva con domande
alle quali gli avvocati rispondevano chiaramente e prontamente.
Poco prima di mezzogiorno, entrambe le parti finirono
di esporre i loro casi. Il giudice Brophy promise una rapida decisione
in considerazione dell'importanza e dell'urgenza della
questione.
Quando uscirono per andare a pranzo, davanti all'aula del
tribunale c'erano giornalisti e fotografi. Contro il consiglio dei
suoi avvocati, H. P. Koenig si ferm sui gradini del tribunale per
fare una dichiarazione.
- Ho la massima fiducia nei tribunali. Butteranno fuori i
delinquenti e i conniventi e mi restituiranno lo Studio! Aspettate
e vedrete!
Si lasci fotografare a lungo prima di continuare a scendere fin
dove la sua limousine stava aspettando e agit le mani in segno
di saluto verso i giornalisti mentre la macchina si allontanava.
Appena furono fuori di vista dal tribunale, ordin all'autista di
voltare la macchina e di dirigersi a ovest. Non poteva tornare a
casa. La casa non era mai stata un posto confortevole durante
una giornata di lavoro. Era appena appena sopportabile all'ora
di cena, quando sentiva di stare compiendo il proprio dovere di
buon padre.
Disse all'autista di andare verso.il mare. Dato che non era
stagione di bagni, le spiagge del Pacifico sarebbero state deserte.
H. P. s'incammin sulla sabbia, fissando l'oceano tranquillo. L'acqua
si levava e ricadeva gonfiandosi senza mai frangersi. Alcune
centinaia di metri dalla riva, grosse masse di alghe marine marrone
e verde fluttuavano sull'acqua. Pi lontano vide un branco
di balene che si dirigeva a sud nel loro annuale pellegrinaggio.
Aveva camminato parecchio dal punto in cui aveva lasciato
la macchina. Pi avanti, sulla spiaggia, not una figura solitaria.
Una ragazza. Indossava uno stretto costume bianco che rivelava
un corpicino grazioso e voluttuoso. Lei si mise a correre
sulla spiaggia verso di lui, quasi fosse intossicata dalla sensazione
del vento contro il suo corpo giovanile. Gli arriv vicino. Lui
salut col braccio. Lei rallent, pensando che lui si fosse perso
e volesse informazioni. Quando lo raggiunse, lo riconobbe.
- Signor Koenig? - domand, stupita.
- S, mia cara - rispose lui, lusingato dal tono timoroso della
sua voce.
- Ehi, cosa ci fa qui? - Pareva col fiato mozzo per la corsa.
- A volte un uomo ha bisogno di stare solo. Per camminare.
Per pensare. Solitudine. Molto importante.
- Lo so - disse lei, guardandolo con gli occhi azzurri spalancati,
parlando sempre affannosamente.
Lui le scrut il viso che era bianco, levigato e morbido come
la panna.
- Abiti da queste parti?
- Pi su - disse lei. Si gir e allung il braccio per indicare.
Il gesto rese ancora pi prominente il giovane seno.
- Tutta sola?
- Anche a me piace la solitudine - disse lei quasi in un
bisbiglio.
- Sei un'attrice? - Lei annu. -  molto che sei qui?
- Sono nata qui.
- Oh, Dio - esclam lui. - Potrei vedere dove vivi? Sono
un po' stanco. Vorrei riposare.
Lusingata, lei disse: - Certo. Venga.
Camminarono lungo la spiaggia, lei dalla parte esterna cos
che l'acqua le bagnava i piedi nudi. Era fredda, ma a lei non
importava. Lui continu ad arrancarle accanto, mentre le sue
scarpe inglesi su misura si riempivano di sabbia.
- Apparsa in nessun film? Voglio dire, in parti parlate?
- Uno. Non molto importante. Ma il mio agente ha detto che
bisognava farlo per uscire dalla massa delle comparse. Johnny
Boone - disse lei, orgogliosamente, fiera dell'importanza del
suo agente.
- Dell'ufficio di William Morris.
- Esatto - rispose lei con calore, lieta che H. P. lo conoscesse.
Lui ramment di aver sentito delle chiacchiere su Johnny
Boone e la sua giovane bionda protetta e amante. Se la stava tirando
su per farla entrare nel regno delle dive. Doveva essere
quella, la ragazza. Era attraente e sexy. Anche se, cos a occhio
e croce, non sembrava troppo intelligente. Nell'ascesa nessuna
di loro sembrava troppo intelligente. Ma una volta arrivate, diventavano
furbe come gatti della giungla, si disse.
Aveva bisogno di lei. Aveva bisogno di qualcosa per riprendere
fiducia in se stesso e nel suo potere. S fosse stato nello
Studio e si fosse sentito come si sentiva in quel momento, avrebbe
chiamato uno dei teatri di posa o avrebbe agguantato Vie
Martoni e si sarebbe fatto mandare su una ragazza. Per ora quellal poteva andare. Poteva gi intuire il senso dell'ambizione in
lei. Quello bastava. Sarebbe stato molto piacevole passare il pomeriggio
con lei. Arranc sulla sabbia, un po' affaticato per
starle al passo. Ma sempre consapevole del suo delizioso corpicino.
Il desiderio continuava ad aumentare in lui.
Mentre arrivavano al modesto bungalow diventato grigio per
il sole, ascolt il suo vano chiacchierio. Lei stava cianciando di
una specie di occultismo basato sui numeri, e di una sua relazione
con uno dei capi astrologhi di Hollywood. Il tipo le aveva
fatto un pronostico completo e molto approfondito e le aveva
assicurato una finale ascesa a diva. Mentre lei parlava, H. P. seguitava
a fissare la sua giovane, invitante figura. Come i suoi
seni parevano sbocciare dal suo magro torace. E come spuntavano
appena al di sopra della scollatura del costume da bagno.
Le prese uno spallino e dolcemente glielo tir gi. Lei parve
non accorgersene e continu a parlare.
- Ma non so se credergli o meno - stava dicendo. H. P. dovette
ricordare che lei stava sempre parlando dell'astrologo.
- Perch ho scoperto che aveva una relazione con uno dei ragazzi
della spiaggia. Gli ha fatto l'oroscopo. E gli ha detto che sarebbe
diventato un grosso divo anche lui. Ma se uno  bisessuale in
questo modo, non si sa pi se credergli o meno. Cosa ne dice lei?
La domanda colse H. P. alla sprovvista poich a quel punto
aveva abbassato lo spallino tanto da poter accarezzare il seno
nudo. Era saldo come solamente i seni giovani sono saldi. La
pelle era morbida e liscia. Il capezzolo cominci a gonfiarsi finch
non divenne una piacevole punta rigida e rosea. Vi pass
le dita sopra e lo sent fremere. Il desiderio in lui era forte come
lo era sempre stato.
Lei gli domand tutta seria: - Cosa ne dice?
- Di che cosa, cara? - Le rispose lui prima di prendere il
capezzolo in bocca.
- Si pu credere a qualcuno che sia bisessuale? Voglio dire
se pu avere una relazione con me e contemporaneamente con
quel bel ragazzo della spiaggia. Voglio dire, se non sa cos'
lui stesso, come fa a dire quello che succeder a me?
Il fatto che lei fosse evidentemente poco interessata a ci che
lui stava facendo, lo infastidiva. Altre stelline reagivano quando
lui le stuzzicava. Si contorcevano, si dimenavano e mugolavano
di piacere. Ma quella dava l'impressione di non accorgersi
neppure di lui. Gli si concedeva, tuttavia era distante e distaccata.
Lui cerc di fingere che non avesse importanza. Ciononostante
ne era irritato. Ma desiderava il suo corpo pi della sua
collaborazione. Perci la lasci chiacchierare mentre le tirava gi
il secondo spallino e le abbassava il costume fino alla vita. Le
sedette accanto, il magnifico corpo della ragazza mezzo nudo,
le ginocchia piegate sotto di lei. H. P. sapeva che avrebbe dovuto
fare un bel po' di manovre per stenderla sulla schiena e spogliarla
completamente. Ma dato che lei non offriva alcuna resistenza
e che lui aveva gi avuto parecchie esperienze con ragazzine
riuscendo a manovrarle dolcemente nella posizione in cui
le preferiva, sapeva che era una sfida che avrebbe superato con
facilit.
Nel frattempo l'inguine cominciava a gonfiargli tanto fino a
fargli male. Il desiderio, in altri uomini che invecchiano, declina,
in lui invece sembrava diventare sempre pi forte. Circolava
una voce sul suo conto, voce di cui lui era vanitosamente consapevole,
e cio che sarebbe morto con un'erezione offrendo all'impresario
delle pompe funebri un problema pi unico che
raro.
Lei continuava a chiacchierare col fiato mozzo: - Dicono che
le lezioni di recitazione servono molto. Cosa ne pensa?
Lui stava premendo la faccia tra i suoi seni tenendoli in modo
che gli facessero nido.
- Voglio dire che sono andata da quella famosa diva russa,
non riesco a pronunciare il suo nome. Dirige questa scuola di
recitazione. Ci sono andata. Lei mi ha chiesto di leggere. Poi ha
detto nel suo linguaggio storpiato: Sarebbe un delitto insegnarti
a recitare. Tu sei una gemma naturale. Lascia perdere le
lezioni. Cos ha detto. Crede che abbia ragione?
Lui le stava baciando il seno sinistro e pot appena fare un
grugnito di assenso.
-  cos difficile saper cosa fare - disse lei. - Cosa ne pensa?- Io penso, mia cara, che tu sei una delle pi belle creature
che abbia mai visto. E non ho alcun dubbio che diventerai una
grande, grande stella. Ci penser io personalmente.
Mentre le diceva quelle parole, la distese. Si chin su di lei
fissandole il viso, il torace quasi nudo. Ora sarebbe stato facile
spogliarla completamente. La baci sulla gola. Poi, mentre con
le labbra si faceva strada gi lungo il suo corpo, le tolse delicatamente
il costume finch non fu nuda. A parte il fatto che lo
aiut lievemente sollevando i fianchi, lei sembrava ignara di ci
che lui stava facendo.
- La gente dice, voglio dire un sacco di uomini mi hanno
detto che un giorno diventer una grande stella. Ma io seguito a
chiedermi: quanto tempo ci vorr? Finora l'unico che ha fatto
veramente qualcosa  Johnny. E mi ha solo trovato una piccola
parte parlata in un film. Dice che ci vuol tempo. Voglio dire,
quel film che ho fatto., diversi critici mi hanno nominato. Ma
non per via della mia recitazione. Per il mio corpo. Ci vuole altro
che un corpo per diventare un'attrice. Voglio dire, prenda
Bette Davis, non  una bellezza radiosa. Ma  un'attrice, una
vera attrice. E nessuno parla del suo corpo. Perci non pu essere
quello. Ma Johnny dice che questo  il modo per cominciare.
Dice che  quello che lei ha fatto con Gladys Holmes. Ha cominciato
come un corpo e lei ne ha fatto un'attrice, no?
- Cosa? - domand lui, un po' seccato, ora che era costretto
a interrompere le sue manovre amorose. Con altre ragazze
che ci tenevano a compiacerlo, era alla rovescia. Erano loro
che manovravano su di lui. Lui non doveva fare altro che starsene
sdraiato e sarebbe successo. Quella ragazza sembrava cos
attraente, doveva prendere lui ogni iniziativa. E proprio perch
lei era cos frustrante, lui era pi che mai incaponito.
- Era un simbolo del sesso quando fece di lei un'attrice,
vero?
Lui non rispose perch in quel momento le stava spalancando
le cosce bianche e carezzandole dolcemente la peluria setosa.
Presto le fu addosso. La ragazza lo accett senza protestare permettendogli
di penetrare in lei. In quell'istante vi fu una breve
interruzione del suo flusso di parole. Ma mentre lui cominciava
i movimenti rituali, lei riprese a parlare. Reag soltanto premendo
la faccia di lui contro la propria continuando a chiacchierare
con un dolce, affannoso bisbiglio.
- Ecco cosa voglio pi di tutto. Diventare una stella. Essere
conosciuta. Sentire la gente che bisbiglia sul mio conto quando
esco da un teatro. O quando mi vedono in un aeroporto. O in un
negozio. Voglio dire, non  per i quattrini. Solo per essere conosciuta.
Lei non pu capirlo perch  gi famoso. Ma prima,
quando era giovane e sconosciuto, ha mai camminato per la strada
gridando dentro di s: Ehi, gente! Chiunque! Riconoscetemi!
Parlate di me! Parlate di me! Chiunque, vi prego!. Non
ha mai provato...
Gli stava sussurrando quelle cose nell'orecchio mentre lui la
penetrava, le mani agguantate alle solide giovani natiche, cercando
di perdersi in lei. Finalmente arriv all'orgasmo e si accasci
su di lei, sollevato.
In quel momento anche lei doveva aver raggiunto l'orgasmo
perch ansim leggermente tra una parola e l'altra e poi riprese:
- ... una cosa cos?
Lui respirava troppo affannosamente per poterle rispondere.
Era contento di giacere su quel corpo giovane e di riprendersi
dall'enorme sforzo. Le rest sopra, tranquillo.
- Voglio dire - continu lei, sussurrando - appena uno
diventa famoso dimentica. Ma un tempo deve essersi sentito
cos, no?
- Cos come?
- Desiderando di essere conosciuto, famoso. Voglio dire 
come la storia di Faust. Conosci la storia di Faust, non  vero?
- Faust? - Cerc di ricordare. - Faust? Chi c'era in quel
film? Non poteva essere stato Ronald Colman, perch noi non
abbiamo mai fatto quel film.
-  un classico famoso - disse lei.
- Se  un classico l'abbiamo fatto. E anche autentico! - insistette
lui, fiero, come se lo Studio fosse sempre suo.
- Non sei malaccio - disse lei all'improvviso. - Voglio
dire, ho conosciuto uomini della tua et che avevano bisogno di
un po' d'aiuto. Capisci cosa intendo? Ma tu no. Non c' da
meravigliarsi se ti chiamano lo Stallone della Magna. Non vorrei
sembrarti volgare. Secondo me  un qualcosa di cui si dovrebbe
essere orgogliosi. E cio che un uomo conservi le sue energie. 
cos che dicono nei libri. Quando un uomo riesce a farlo rizzare
a un'et avanzata. Dicono sempre: Ha le sue energie.
Be', tu sicuramente ce le hai. Sei meglio di quell'astrologo che
non pu avere pi di quarant'anni. Forse, naturalmente, nel suo
caso ha un po' di noie con le ragazze. Capisci?
H. P. non rispose. Era esausto e per la prima volta da quando
era stato esiliato dalla Magna dormiva placidamente.
Quando si svegli, la stanza era quasi buia. Si ritrov coperto
da una soffice vestaglia di seta. La vestaglia di un uomo. La
tast un poco, arriv al taschino in alto, sent le iniziali J.B.
Per un momento rest perplesso, poi si rese conto di dove si
trovava. Era nella casa sulla spiaggia di quella ragazza. J.B. doveva
essere Johnny Boone. Evidentemente Johnny teneva un guardaroba
l.
D'un tratto H. P. ebbe la sensazione di essere fissato. Si guard
attorno nella stanza. Lei era seduta su una sedia sospesa dal soffitto
di legno scolorito con una catena. Indossava un accappatoio
di spugna color cremisi che si addiceva ai suoi capelli biondi e al
suo viso bianco. Sedeva con un piede ripiegato sotto di s. Con
l'altro piede faceva dondolare dolcemente la sedia di vimini appesa,
avanti e indietro. Nel crepuscolo crescente aveva l'aria molto
pensierosa.
- Posso portarti qualcosa da bere?
- S - rispose lui ansiosamente, la bocca secca per il lungo
sonno. Per giunta aveva bisogno di una buona dose di liquore per
rinvigorirsi. Forse era stato pi stanco di quanto avesse creduto.
La giornata in tribunale, lo stress di affrontare la stampa, la ragazza,
il suo spasmodico desiderio di possederla, l'energia che aveva
sperperato a quello scopo. S, un whisky sarebbe giunto proprio
a proposito. - Scotch e soda? - domand.
- La marca di Johnny. Se lo fa importare, particolarmente
per lui, da Jurgensen. Dice che  il migliore.
Prepar due whisky, poi attravers la stanza e si sedette accanto
a lui. Brindarono. Lui bevve pi in fretta del suo solito.
Il freddo, forte, frizzante liquore era piacevole. Lei sorseggi
il suo pensosamente.
- Ti stanno cercando - disse casualmente.
- Chi? - domand lui sollevandosi un poco sul divano.
- Tutti. Pensano che ti sia perso. O suicidato.
- Suicidato! - Solo il pensiero lo faceva imbestialire e lo
offendeva. - Io?
- Hai lasciato la macchina e l'autista lontano, lungo la spiaggia.
Dicendo che andavi a fare una passeggiata e poi non sei pi
tornato. Cos hanno pensato che ti fosse successo qualcosa. O che
avessi fatto qualcosa contro te stesso. Me l'ha detto Johnny.
- Johnny?
- Dopo che noi... - Non riusc a trovare una parola adatta.
- Dopo che ti sei addormentato. Ho chiamato Johnny per
raccontargli quello che era successo.
Stupito, lui domand: - Hai chiamato Johnny e glielo hai
detto?
- Ah, sicuro, disse lei, candida. - Glielo dico sempre, a
Johnny.
- Davvero?
- Abbiamo fatto una specie di accordo. Johnny dice che ci
sono certi uomini in questa citt che bisogna, come dire, bisogna
accontentare. Ma Johnny dice che non si pu fare proprio con
chiunque. Voglio dire non bisogna essere una prostituta. Bisogna
scegliere. Come per esempio soltanto registi importanti. E
capi del casting. Ma devo sempre dirlo a Johnny cos lui mi pu
seguire. Il fatto che lui sappia, aiuta.
H. P. tracann il whisky poi domand: - Cos gli hai detto
di me?
- S - disse lei un po' esitante ora.
- E lui cos'ha detto - domand H. P. cercando di vedere i
suoi occhi azzurri nell'oscurit.
- Ha detto... - esit. - Spero di non urtare i tuoi sentimenti.
Voglio dire non l'ho detto io, l'ha detto Johnny. Ha detto
che ormai con te sprecavo il tempo.
- Ah, davvero? - esclam H. P. alzandosi dal divano.
Temendo di averlo fatto arrabbiare, lei tent di scusarsi. -Mi dispiace. Forse non avrei dovuto dirtelo. A me non importava.
Sinceramente. Non m'importava. Voglio dire, l'avrei fatto lo
stesso anche se lo avessi saputo. Tu sei un uomo cos caro... -
cerc una parola che credette potesse servire. - Cos caro e
patetico.
- Dov' la radio? - domand lui.
A piedi scalzi lei si avvicin all'apparecchio radio e lo accese.
Divenne l'unica fonte di luce nella stanza ormai buia. Stavano
dando il notiziario della sera. La fine del pezzo che riguardava
lui fu la prima cosa che udirono.
- ... la ricerca continua. La polizia di Malibu dice che all'alba
cominceranno a dragare la riva. Intanto l'autista insiste
nel dire che non pu dare alcun indizio sulla sparizione dell'ex
magnate del cinema.
- Ex magnate del cinema! - bofonchi lui. - Dov' il
telefono?
- In fondo al bar.
Lo trov, chiam la centralinista e le dette il suo numero di
casa. Quando la signorina gli sugger che poteva fare il numero
da s, lui url con tanta veemenza che lei immediatamente obbed.
La linea era occupata. Finalmente rispose. Era il maggiordomo.
- Foster! - url H. P. - S, sono io. E sono vivo. Cosa sono
queste cazzate sulla mia sparizione o su un mio suicidio?
Mettimi in comunicazione con la signora Koenig!
Di l a poco ud la voce di lei. - Rebecca! Sono io! E sto
benone. Perci non ti preoccupare. Ho fatto una passeggiata.
Per pensare. E immagino di essere andato troppo lontano. Ma
sto divinamente... S, sar a casa stasera... No, non lo dire a nessuno.
Chiamer io! - Riagganci prima che lei potesse rispondergli.
Alz di nuovo il telefono e dette alla centralinista un altro numero.
- Lolly?... Oh, Marie. Passami Louella!... Chi diavolo credevi
che fosse? H. P. Koenig, ecco chi ! - Fiss la ragazza bionda
con aria accusatrice, come se in certo qual modo lei fosse
responsabile della sua situazione. - Lolly?... Tesoro, ho conservato
questa per te. Puoi dirlo a tutto il mondo.  soltanto giusto.
Te lo devo. H. P. Koenig  vivo e sta bene... Dove? Sono in una
posizione molto compromettente in una bella casetta sulla spiaggia
vicino a Malibu! - disse fingendo timidezza ma ridendo allo
stesso tempo. - Di' loro che se la decisione  contro di me, io
mi rivolger alla Corte Suprema!... S! Senza H. P. Koenig non
pu esistere nessuno Studio Magna! Cita le mie parole... Esatto,
cara.  tuo. Esclusivo. Certo che ti puoi fidare di me. Non ti
avevo promesso l'esclusiva sull'ultimo matrimonio di Gable?
Non ho forse mantenuto la promessa?
Pensosamente tamburell con le dita sull'apparecchio. Dette
alla centralinista un altro numero. Quando quella protest, lui
le chiese: - Come si chiama lei? La far licenziare! Capito?
Licenziare! - Senza pi protestare la centralinista inoltr la
chiamata.
- Hedda? ... Amore! H. P.! Ho un'esclusiva per te... Certo
che sto bene, e qualunque voce che io mi sia suicidato  falsa:
immonde menzogne messe in giro da Dave Cole per tentare di
dar l'impressione che la sua presa sullo Studio  sicura. Be',
sono menzogne...! S, fai benissimo a citare le mie parole!
Riappese, respirando affannosamente con una furia che era
andata via via crescendo dal primo momento in cui la ragazza
gli aveva detto che lo sospettavano di essersi tolto la vita.
- Un altro! - ordin. Quando quella non schizz pronta
al suo comando perch non aveva capito, url spazientito:
- Un altro whisky! - Lei si affrett a darglielo. Lui sembr
calmarsi non appena riebbe in mano il bicchiere freddo.
Chi altri? si domand. Chi altri? Sonny Brown! Rialz
il ricevitore poi ricord. L'azione automatica che si era creata
negli anni in cui lui non aveva che da dare un ordine a Brown,
il quale eseguiva immediatamente a qualunque costo di denaro
o di moralit... quei giorni erano finiti. Era stato Sonny Brown,
in agguato dietro il cancello, che gli aveva impedito di passare.
H. P. pos il ricevitore. Si avvolse il corpo con la vestaglia, riprese
il bicchiere in mano e s'incammin verso la terrazza che correva
per tutta la lunghezza della modesta casetta. Apr la porta
e usc fuori per respirare la fresca aria di mare. Fiss il buio,gonfio oceano. Lontano c'erano le luci di una nave che passava.
Divenne consapevole che la ragazza era venuta sulla terrazza
ed era in piedi accanto a lui. Respirava profondamente, godendo
dell'aria notturna.
- Presto caler la nebbia - disse. - Certe notti  come irreale.
E quando Johnny non ce la fa ad arrivare sin qui, io ho
paura.
- Non dovrai pi aver paura - la rassicur. - Quando
riprender le redini dello Studio, per prima cosa far di te una
stella.
Lei non sapeva se credergli, dopo quanto le aveva detto Johnny.
Ma quando H. P. alz le braccia per abbracciarla, lei gli si
fece pi vicina. Lui la strinse a s. Lei lo lasci fare. Lui teneva
stretta la flaccida gota avvizzita contro la sua soda carne giovane.
Le accarezz dolcemente le gote, poi la baci. Sciolse la
cintura del suo accappatoio cremisi. Lo allontan e premette il
giovane corpo nudo di lei contro il suo. Era di nuovo eccitato.
Lei si abbandon. Lui la baci sulla bocca aperta. La avvinghi.
Lei gli sussurr all'orecchio: - Non m'importa di quello che
dicono. Io ti credo.
Quella dichiarazione aument il suo desiderio. Doveva prenderla
subito, l. Con le sue braccia muscolose la sollev leggermente
e si mise le gambe di lei intorno al proprio corpo. Appoggi
il suo culetto tondo sulla ringhiera della terrazza e l'attacc
con una veemenza che la fece sussultare.
Durante tutto l'assalto lei gli sussurr all'orecchio: -  giusto,
no? Voglio dire una ragazza giovane con un uomo pi
vecchio. Non c' mica niente di male, vero? C' chi dice che 
freudiano.  una ragazza che vuole fare l'amore col padre. Ma
io non ci credo. Io non ho mai conosciuto mio padre. Perch
dovrei voler fare l'amore con lui?
H. P. non rispose: era troppo concentrato nel travaglio del proprio
desiderio.
- Questo  il guaio di leggere tutti quei libri - continu lei,
sebbene ora lo stesse abbracciando e assecondando i movimenti
di lui. - Forse non dovrei leggere tanto. Cosa ne dici? - E in
quel momento ansim debolmente nella sua maniera di esprimere
l'orgasmo, ma seguit a domandare: - Dovrei?
Lui non rispose, ma si appoggi contro di lei aggrappandosi
perch le sue gambe parevano non reggerlo pi. Lei lo tenne
stretto finch lui non si fu ripreso.
- Meglio? - sussurr lei dopo un poco.
- S, meglio. Ma un'altra volta, tesoro, per amor di Dio,
non parlare. Non durante. Stai zitta e basta. E io far di te una
stella - disse H. P. Koenig.
In quell'istante sent come uno strizzone al centro dell'ampio
petto peloso. Se ne disinteress considerandolo niente di serio.


CAPITOLO 28.

Fino alla notte della telefonata di Johnny Boone, Dave Cole aveva
avuto appena qualche breve contatto con lui. Perci fu una sorpresa
per Dave quando il suo telefono squill a mezzanotte meno
un quarto e la voce si identific per quella di Johnny Boone.
Dave era stato subissato dalle telefonate degli agenti dal momento
della sua presa di potere. Aveva detto alla sua segretaria che
non avrebbe pi parlato con alcun agente finch non avesse vagliato
ogni progetto in procinto di essere sviluppato. Quando avesse
deciso quali soggetti sarebbero passati per la produzione, avrebbe
ricevuto gli agenti per discutere la distribuzione delle
parti. La maggioranza degli agenti aveva rispettato quella decisione.
I pochi che avevano osato chiamarlo al Marmont erano
stati bloccati al centralino. La telefonata di Johnny Boone era
stata inoltrata solo perch lui aveva insistito dicendo che si
trattava di un caso di vita o di morte. La prima reazione di
Dave fu di ostile scetticismo.
- Senti, Boone. Sono molto occupato. Ho qui da rivedere sei
copioni, stanotte...
- Non ho telefonato per questioni di lavoro - lo interruppe
Boone.
- Allora per cosa?
- Il vecchio. Sta male. Molto male.
- Cos' successo? Dov'?
-  una faccenda che va trattata con molta delicatezza.
- D'accordo! La tratter con delicatezza - esclam Dave,
spazientito. - Allora, cos' successo?
- Annotati l'indirizzo - disse Boone, ignorando la sua domanda,
poi gli dette un indirizzo sull'autostrada della Costa. -
Ha bisogno di un medico. E di un'ambulanza. E della minima
pubblicit. Capito?
- Okay, arrivo.
- Sbrigati! - disse Boone prima di togliere la comunicazione.
Dave prese la giacca, poi cap appieno il significato di quanto
aveva detto Boone. Telefon al dottor Prinz, ma gli fu detto che
era a Palm Springs. Allora telefon a Sonny Brown e si mise
d'accordo con lui: sarebbe passato a prenderlo, nel frattempo lui
avrebbe chiamato un'ambulanza in gran segretezza.
L'ambulanza era sul vialetto d'accesso di Brown quando Dave
vi arriv. Si sedettero sui sedili posteriori con un giovane medico.
Brown inform il medico della necessit di mantenere l'assoluta
segretezza.
- Nessuno le chieder niente fino a pi tardi - gli disse.
- E a quel punto io le avr fornito qualcosa da dire. Per adesso
lei sa soltanto di essere stato chiamato per prendersi cura di
un malato. Lei ha un rapporto professionale col suo paziente. E
lui ha il diritto di pretendere il segreto professionale. Non se
lo scordi. Perch in caso contrario io la denuncer all'Associazione
dei Medici della Contea.
A Dave non piacque troppo il modo con cui Sonny tratt il
medico, che era gi abbastanza teso. Brown dovette intuirlo perch
addolc il tono e aggiunse: - Lei si attenga alla sua etica
e noi provvederemo affinch lei venga non soltanto ben rimunerato,
ma aiutato nella carriera.
Dave sospir disperatamente e si sporse in avanti, fissando
intensamente la notte nebbiosa, chiedendosi quanto ci avrebbero
messo ad arrivare e se sarebbero arrivati in tempo. Nessuno
parl pi: si udiva soltanto il fruscio delle loro gomme sulloasfalto umido dell'autostrada costiera. L'autista aveva messo in
moto i tergicristalli per avere una visuale appena decente della
strada fiocamente illuminata. Alla fine rallent per fermarsi
davanti a una casa scura, logorata dal tempo, lungo il mare. L'impressione
era che nella casa non vi fosse nessuno, ma la grossa
decappottabile di Johnny Broone era parcheggiata nel viale di
accesso.
Dave salt gi dall'ambulanza. Il medico e Sonny Brown lo
imitarono. L'autista dell'ambulanza si attard per mettere una
bombola d'ossigeno su una barella. Dave sal di corsa su per i
gradini della terrazza. Le assi scardinate scricchiolarono sotto i
suoi passi. Gir sul retro verso il soggiorno. Le tende erano tirate,
ma la luce era accesa. Buss sulla vetrata del patio. Il piccolo
e snello Johnny Boone, che avevano soprannominato Il
Fantino, spalanc la porta.
- Dov'?
Boone indic il divano nell'angolo. Dave oltrepass Boone.
Not la ragazza bionda, ritta da una parte, gli occhi fissi, intimoriti
e colmi di lacrime.
- Io non ho fatto niente - disse come se qualcuno l'avesse
accusata.
Il medico segu Dave e si inginocchi accanto al divano. H. P.
era svenuto. Il suo respiro era irregolare e corto. Sotto l'abbronzatura
aveva un colore cereo e malsano. Il medico verific in
fretta i segni vitali. Polso. Stetoscopio al cuore e al petto. Occhi.
Poi, rapidamente, prepar e somministr un'iniezione. A quel
punto l'autista dell'ambulanza aveva fatto rotolare la bombola
nella stanza. Il medico mise la maschera dell'ossigeno sulla faccia
del vecchio. Il sibilo dell'ossigeno era l'unico rumore nella
stanza, eccettuato l'ansimare della ragazza. A quanto pareva,
quella doveva piangere da un pezzo.
- Io non ho fatto niente - continuava a dire senza rivolgersi
particolarmente a nessuno.
Dave prov dispiacere per lei. La allontan dal divano.
- Lascia che il medico faccia il suo lavoro -
le disse dolcemente.
- Io non ho fatto niente - ripet lei, accorata.
Quando Dave si guard attorno, vide che Sonny Brown e
Johnny Boone erano usciti sulla terrazza. Stavano l, nella nebbia,
discutendo accaloratamente. Dave apr la porta e usc in
tempo per udire Boone che diceva in tono violento: - Tu provati
a coinvolgere la ragazza e io spifferer tutta la storia. Non
voglio che sia fatto il nome di questa ragazza!
- Okay, okay - disse Sonny, come faceva sempre per ammansire
gli avversari inferociti. Prima rassicurarli, poi fare quello che credeva meglio per lo Studio.
- Ricordati di quello che ho detto - fu l'ultimo avvertimento
di Johnny.
- Cristo - sbott Dave. - Qui c' una persona che sta male.
Pu darsi che sia moribonda. Ne discuteremo pi tardi.
- Dave... - Sonny fece un cenno della testa invitando cos
Dave verso l'angolo pi lontano della terrazza. - Ascolta, Dave,
pu darsi che stia morendo. Se  cos ne verr fuori un casino. E
se vive potr essere ancora peggio. Dobbiamo portarlo in un
ospedale. Ci saranno giornalisti e fotografi. Dobbiamo preparare
qualcosa da raccontare. Per il bene dello Studio. E ora, hai
sentito, anche per il bene della ragazza. Johnny pu danneggiare
la Magna in moltissime maniere diverse. Dobbiamo assecondarlo.Una mano lava l'altra. Perci lascia che me ne occupi io.
Tutto sar sistemato in maniera pulita e dignitosa. E nessuno sapr
mai la verit esatta - disse Brown con gran sicurezza.
A quel punto la ragazza era arrivata sulla soglia. Si voltarono
verso di lei. Johnny le and vicino e l'abbracci. Il che provoc
un nuovo torrente di lacrime e di proteste d'innocenza. Sonny
Brown, sempre portato a conoscere con precisione quello che
stava cercando di coprire, le si indirizz come se fosse un poliziotto.
- Sentiamo, ragazzina, cos' successo?
- Non  obbligata a rispondere - protest Johnny.
- A me risponder - insistette Sonny.
La ragazza cominci a buttar fuori la storia... il loro incontro
innocente, le cose che erano successe dopo fino a che H. P. aveva
fatto per andarsene.
- L'ho sentito camminare sulla terrazza e poi ho sentito
quel rumore pesante. Sono corsa fuori. Lui giaceva l, a faccia
in gi. - Indic il punto sulla terrazza dov'era caduto H. P.
- Allora l'ho trascinato qui. Era molto pesante. Pi grosso di quello che sembra. E ho telefonato a Johnny.
Il suo racconto sembrava abbastanza semplice e sincero. Soltanto
Sonny Brown appariva sconvolto. - Vuoi dire che ti sei
lasciata scopare? Cos, facendo fare tutto a lui? Due volte!
La ragazza annu timidamente, timorosa di confessarlo.
- Be', non c' da meravigliarsi! - esplose Sonny con voce
sommessa e rauca. - Credevo che ogni ragazza a Hollywood
sapesse che con H. P.  la ragazza che deve condurre il gioco.
 la ragazza che deve portarlo all'orgasmo, senza che lui muova...
un dito. Cristo! Dobbiamo tenere tutto questo sotto silenzio.
Tutta la maledetta storia. Portiamolo via di qui, porco cane!
- Aspettiamo di sentire cosa dice il medico - ordin Dave.
Sonny Brown grugn, gir sui tacchi e cominci a passeggiare
nervosamente su e gi. Si volt una volta per accusare la ragazza.
- Come hai potuto lasciarglielo fare per ben due volte? -
rugg.
La ragazza si strinse a Johnny, nascondendo il viso bagnato di
lacrime contro la sua giacca grinzosa, quasi cercasse espiazione
per il suo delitto.
Il medico usc nella notte nebbiosa. Dave lo agguant per un
braccio. - Be'?
- Ha avuto un infarto. Senza dubbio. Il suo polso  molto irregolare.
Ora ha ripreso conoscenza. L'iniezione e l'ossigeno lo
hanno aiutato molto. Dobbiamo portarlo in un ospedale.
- D'accordo, lo faccia.
- Dovr telefonare per farmi riservare una camera - spieg
il giovane medico.
- Ci penso io - si offr Sonny Brown. - Meglio non far
nomi.
- Dovr pur dare il suo nome - insistette il giovane medico.
- No. Ci devono moltissimo. Gli prestiamo un sacco di talenti
gratis ogni volta che vogliono fare una raccolta di fondi
- disse Sonny. Si avvi verso il telefono.Dave e l'autista avevano gi sistemato H. P. sulla barella. Lui
non dette segno di riconoscere Dave. Lo spinsero sulla terrazza,
alzarono il pesante fardello sugli scalini e lo misero nell'ambulanza.
Dave torn indietro per chiamare Sonny Brown. Mentre
arrivava sulla terrazza ud Brown che istruiva la ragazza.
- Ascolta, tesorino, quest'uomo  Dave Cole il capo degli
Studi Magna. Tieni la tua bella bocca chiusa su tutta questa storia
e lui far di te una stella. Ma apri quella fogna e sarai buttata
fuori da questa citt. Intesi? - Sonny si volt verso Johnny
Boone. - Diglielo!
Johnny non ebbe bisogno di dire una parola. Conferm la
promessa e la minaccia di Sonny. Si limit a stringere pi forte
la ragazza malamente scossa. Dave attravers la terrazza..La ragazza
si rivolse a lui. - Non dir una parola, signor Cole, a nessuno.
- Lo disse in tono serio, supplichevole.
- Bene - rispose Dave tanto per consolare la ragazza che
evidentemente era rimasta terrorizzata dalla minaccia di Sonny.
Il tragitto di ritorno a Los Angeles fu cupo e silenzioso. Dave
e Sonny viaggiarono sui sedili posteriori col medico e H. P. Durante
il viaggio il giovane medico controll i segni vitali di H. P.
una mezza dozzina di volte. Riassest il beccuccio dell'ossigeno
e quando H. P. si lament gli somministr un'altra iniezione per
attutirgli il dolore. Dave guard il medico con aria interrogativa,
e quello non pot che scuotere la testa con espressione incerta.
Dave scrut il viso di Sonny Brown. Era teso. I suoi occhi parevano
guizzare, riflettendo i pensieri, i piani e i progetti che
stava rimuginando e che avrebbe tirato fuori non appena avesse
concretato le idee. D'un tratto Sonny si espresse: - Ecco
qua la nostra storia - disse. - Data la faccenda dei cambiamenti
allo Studio e la causa eccetera eccetera, H. P. aveva bisogno
di tempo per pensare. Cos ha deciso di andarsene un po'
via. Stava camminando lungo la spiaggia, da solo, pensando,
quando ha cominciato a sentirsi svenire. Dopotutto c' da aspettarsi
che un uomo della sua et, sotto tutta quella pressione,
possa non sentirsi troppo bene. Non sa che sta per essere colto
da infarto. Sa soltanto di sentirsi male. Vede quella casa. Ci va.
Fatica a salire le scale. Non riesce a farcela. Ma nella casa c'
quella giovane attrice. Lo aiuta e lo porta dentro. Cerca di farlo
riposare. Lui si addormenta. Il dolore lo sveglia. L'infarto lo
coglie in pieno. Lei chiama aiuto. L'aiuto arriva. E lo portano
all'ospedale. Quadra - disse Sonny, cercando di convincere se
stesso. - Quadra con la storia della sua sparizione. Mentre tutti
lo supponevano sparito, lui stava veramente male. E quella ragazza,
invece di rivelarsi una puttana,  una vera Florence Nightingale. Tutto si risolve in maniera limpida e pulita. Lo Studio non
ha nulla da spiegare. E perfino il vecchio bastardo fa la figura
del povero, patetico vecchio. Okay?
Dave non rispose. Sonny lo prese come un segno d'approvazione.
Dave si appoggi a una parete dell'ambulanza che vibrava e
sballonzolava sull'autostrada verso la citt. Era la prima volta
che aveva l'occasione di pensare con calma dopo la telefonata
di Johnny Boone. Si rese conto che aveva reagito esattamente
come avrebbe fatto H. P. in circostanze simili. Per prima cosa
aveva chiamato Sonny Brown. Sonny aveva una risposta e una
sistemazione per tutto. Poi Dave era andato con l'ambulanza e
una volta arrivati si era lasciato trascinare nella congiura nella
stessa esatta maniera connivente che aveva sempre detestato in
H. P.
Aveva perfino permesso di essere usato per minacciare la ragazza
e sedurla con la promessa di farla entrare nel regno delle
dive. In circostanze leggermente diverse, Sonny Brown avrebbe
potuto dire: Tesorino, quest'uomo  Dave Cole, capo degli
Studi Magna. Fatti scopare e lui far di te una stella.
Ora stavano correndo verso un'ospedale dove Sonny aveva usato
la sua influenza per ottenere una camera sotto falso nome
perch l'ospedale gli doveva dei favori. L'influenza malefica e
il cervello corrotto e astuto di Sonny Brown non avevano limiti.
Tutto sommato, si rese conto Dave, biasimava Sonny Brown
per fatti in cui lui stesso aveva preso parte. Se continuava cos,
sarebbe diventato quello che pi odiava e quello che Sybil pi
temeva. Un'altra versione pi giovane, forse pi raffinata, di
H. P. Koenig.
Al parcheggio dell'ambulanza due inservienti e una infermiera
li stavano aspettando. La donna aveva in mano un blocco per
segnare le generalit mentre gli inservienti trasferivano la barella
nell'ospedale.
- Nome? - domand.
- Flanders... - cominci a dire Sonny Brown.
Dave lo interruppe. - Harry P. Koenig.
L'infermiera trasal. Sonny Brown si volt verso di lui, furioso.
- Cristo, Dave!
Lui ripet: - Harry P. Koenig. Ora portatelo subito su nella
sua camera!
Appena H. P. fu sistemato, Dave chiam casa Koenig. Avvert
Sybil e sua madre. Le due donne arrivarono all'ospedale entro
mezz'ora. Entrambe parevano stordite dalla subitaneit dell'avvenimento.
Fu loro permesso di entrare in punta di piedi nella
stanza e di guardarlo mentre dormiva, il tubo dell'ossigeno in
una narice, la flebo nel braccio. Quando Rebecca si avvicin a un
lato del letto del marito, lui parve intuire la sua presenza. Apr
gli occhi. La sua prima reazione fu di perplessit e di sorpresa.
Chiuse gli occhi e allung la mano verso di lei. Lei la prese. La
mano di lui si chiuse sulla sua, imprigionandola. Sybil si gir e si
butt tra le braccia di Dave. Lui la port fuori della stanza.
Percorsero il corridoio semibuio fino alla sala d'aspetto dei visitatori.
Data l'ora - non era ancora l'alba - era deserta.
- Cos' successo? - domand Sybil. Dave esit, chiedendosi
fino a che punto doveva dire la verit. Fino in fondo, come
risult. - Era con una ragazza, vero?
Dave non lo neg.
- Lo sapevo. Il bastardo!
- No, Sybil. Se dovesse capitargli qualcosa di pi grave potresti
rimpiangere quello che dici ora.
- No, non lo rimpianger - disse lei semplicemente. - Doveva
succedere in questo modo. Ha fatto avances alle mie amiche,
alle mie compagne di scuola. Alle nostre ospiti. Un animale insaziabile,
ecco cos'. - Tacque un attimo. - Sono contenta che tu
non mi abbia mentito. Non te l'avrei perdonato. Si deve affrontare
la verit, qualche volta. Perfino in questa marcia citt.
Dave poteva vedere il corridoio. Due medici erano appena
usciti. And loro incontro. Avevano fatto l'elettrocardiogramma.
Confermava l'infarto. Di quale forza, era troppo presto per dirlo.Ma decisamente non si trattava di una cosa leggera. Nella
mattinata avrebbero ripetuto l'elettrocardiogramma e fatto una
diagnosi pi definitiva. Per il momento le sue condizioni erano
sotto controllo. Era il massimo che potevano dire.
Quando Dave rifer le loro parole a Sybil, lei disse:
- Portami a casa.
- Non vuoi aspettare?
- Perch? Per fare la parte della figlia rispettosa? Portami a
casa. O chiamami un taxi.
- Okay. Ti porter a casa - acconsent lui.
Rebecca Koenig decise di restare e di passare il resto della
notte al capezzale del marito.
L'elettrocardiogramma del mattino successivo rivel che il
cuore di H. P. era stato seriamente danneggiato. Ma se non capitava
un'altra occlusione, le probabilit di guarire si potevano
considerare discrete. Di l a cinque giorni le probabilit passarono
da discrete a buone. Al sesto giorno il giudice Brophy pronunci
sentenza avversa contro H. P. I suoi avvocati ne furono estremamente
sollevati presumendo che dato che era malato avrebbe
lasciato dormire la faccenda dimenticandola.
Il cuore di H. P. aveva subito lesioni, ma la sua volont era
rimasta forte e intatta. Contro tutti i consigli dei suoi legali, ordin
di ricorrere in appello contro la sentenza di Brophy.
Quando Dave ne venne a conoscenza, and all'ospedale per
implorare H. P. di accettare la decisione degli azionisti e del tribunale.
Non pi afflitto dal tubo dell'ossigeno, anche se aveva
sempre bisogno delle fleboclisi per sopravvivere, il vecchio era
lo stesso imperioso tiranno come lo era stato nel suo splendido
ufficio alla Magna. Distolse lo sguardo da Dave, ignorandolo
mentre quest'ultimo parlava.
- H. P., non per me. E nemmeno per lei. Sebbene Dio sa
che nelle sue attuali condizioni lei non pu pi dirigere uno
Studio. Ma per il bene di quello che ha creato, per la Magna, lasci
perdere. Stiamo attraversando un periodo di transizione molto
duro. La scissione. La televisione. Incassi minimi. Ogni Studio
della citt ne  stato sconvolto, ma gli Studi Magna pi degli
altri. Perch sono pi importanti di tutti. Cos vanno le cose
durante i periodi di transizione. I giganti sono i primi a cadere.
Cedono il posto ai piccoli che si intrufolano. A meno che i giganti
non cambino. Ed  questo che io sto cercando di fare...
cambiare, prima che tutta la struttura crolli. Non voglio veder
finire nella fogna ci che lei ha passato tutta una vita a creare.
Ma succeder se dovremo combattere una guerra tra societ,
anzich essere liberi di fare buoni film. Con gli stanziamenti pi
bassi possibile. Non pu mettere da parte la sua vanit quanto
basta per pensare allo Studio e alle migliaia di persone che hanno
passato la loro esistenza a lavorare per lei?
Date le circostanze, Dave aveva detto tutto quello che poteva
dire. Aspett. Il vecchio non gli us nemmeno la cortesia di uno
sguardo. Sempre fissando la liscia parete bianca, il vecchio cominci
a parlare.
- Come un ladro nella notte sei penetrato nelle mie buone
grazie. Mi hai mentito. Hai complottato contro di me, dietro le
mie spalle. Be', non te la caverai tanto facilmente.
Nessuno... sentimi
bene ... nessuno siede nell'ufficio di H. P. Koenig se non H. P.
Koenig. Nessuno dirige quello Studio tranne me.  quanto dissi
a Marvin Kronheim, e gli sono sopravvissuto. E ora sopravviver
a te! Ti batter! Nei tribunali! O fuori dei tribunali! Ti distrugger.
Mi senti, bastardo, ti distrugger. Se dovessi distruggere
la Magna per distruggere te, allora distrugger anche la Magna!
E non fingere di essere venuto qui perch t'importa di quello che mi succede. Sei venuto soltanto per scoprire se sono troppo
debole per continuare a lottare. Bene, hai avuto la tua risposta!
E ora fuori! E non tornare!
Poich il vecchio si era gi stancato troppo, Dave non fece
ulteriori tentativi per persuaderlo. Fuori, Rebecca stava aspettando.
- Non credeva veramente di poterlo convincere, vero? -
domand. - Lotter sino alla fine.
Dave torn allo Studio. L, confer con gli avvocati. Se era
stata dichiarata guerra, bisognava che si preparassero a
combattere la battaglia. Appena Sonny Brown seppe la notizia, chiam
subito Dave.
- Dave, devo vederti - disse. - Mi  venuta un'idea fantastica!
- S? - domand impaziente Dave. - Che cosa?
- Posso vederti?
- D'accordo.
Dopo pochi minuti Brown irruppe nell'ufficio.
- Ho trovato! Ho trovato, Dave! - Brown era raggiante ed
euforico per la sua scoperta.
- Trovato cosa? - domand Dave posando il copione che
stava leggendo.
- Il fuoco! - disse Brown. - Combattiamo il fuoco con il
fuoco.
- Chi sta combattendo col fuoco?
- Noi! - disse Brown. - H. P.! Il vecchio! L'ho incastrato!
Curioso, Dave si appoggi allo schienale della nuova poltrona
dietro la scrivania che aveva ordinato per sostituire l'enorme poltrona
di pelle rossa di H. P. Brown cominci a passeggiare su e gi
e a parlare febbrilmente. - Ricordi Wendy Morse?
- Se la ricordo? - ribatt Dave nervosamente. - La paghiamo
dodicimila dollari la settimana per cantare canzoni nei film
Magna. Questo copione che sto leggendo ora  per lei, se  abbastanza
buono. Cos potrei proprio dire che la ricordo. Cosa
c'?
- I primi giorni che arrivasti qui. Ricordi il pasticcio in cui
si trov con... - domand Brown maliziosamente, sorridendo
mentre si esilarava per la propria furbizia.
- Julian Sakovitz?
- Esattamente! - esclam Sonny Brown.
- Sbrigati, Sonny. Non ho tempo - disse Dave con impazienza.
- Wendy Morse. Julian Sakovitz. Lei era incinta. Rammenti?
H. P. silur Sakovitz. E combin un aborto per Wendy.
- E la inizi alla droga, anche. S, rammento - ribatt Dave
nervosamente. - Vieni al punto!
- Due punti - corresse Sonny Brown. - Punto numero
uno: a quell'epoca Wendy Morse era minorenne. Troppo giovane
per dare il suo consenso.  violenza carnale.
- S,  cos - convenne Dave. - Cos H. P. licenzi Sakovitz.
- Ma contemporaneamente cospir per coprire un reato -
puntualizz Sonny. - E questo fa di H. P. un complice! - Sonny
sorrideva, invitando l'apprezzamento di Dave. Visto che Dave
taceva, continu: - Punto numero due: sollecitare e combinare
un aborto. Un altro reato. Ora, sono stato a informarmi
presso il Dipartimento Legale...
- Il nostro Dipartimento Legale? - domand Dave, in
fretta.
- Certo. E sai cosa mi hanno detto? Le leggi riguardanti un
reato non sono ancora scadute. In altre parole, H. P. potrebbe
sempre essere perseguito per due reati. Subito! - annunci
Brown trionfalmente.
- Allora?
- Allora io credo che con una certa diplomazia, qualcuno,
forse Rob Rosenfeld, dovrebbe andare a far visita a H. P. allo
ospedale. Dovrebbe dirgli che a meno che non rinunci a tutti i
suoi progetti per una lotta tra societ, noi porteremo tutta questa
storia al Procuratore Distrettuale della Contea di Los Angeles!
- sugger Brown sorridendo come se avesse risolto tutto il
problema. - Scacco matto! - dichiar con aria tronfia.
Dave si appoggi alla spalliera della poltrona e fiss Sonny
Brown. L'espressione di godimento animalesco negli occhi di
Brown gli faceva rivoltare lo stomaco.
- Quando hai parlato col Dipartimento Legale, hai detto
chi vi era implicato?
- Naturalmente no. Ho detto solo che avevamo sulla piazza
un certo divo e che ci avevano minacciato perch qualche anno
fa era stato coinvolto con una minorenne e l'aveva fatta abortire.
Poteva la legge perseguirlo ancora? E loro hanno detto di s. 
tutto quello che ho detto. Perci tu e io siamo i soli a saperlo.
Per il vecchio sar una bella batosta! Deve sprofondare e ritirarsi
di fronte a una cosa del genere - aggiunse con aria baldanzosa.
- Sonny - disse Dave tranquillamente, cercando di dominare
l'ira - c' soltanto una cosa che non funziona nel tuo piano.
C'era qualcun altro coinvolto nella faccenda.
- Chi?
- Tu. Cos, di qualunque cosa H. P. possa essere stato
colpevole, tu sei colpevole pari pari come lui. Fosti tu quello che
combin l'aborto. Tu che combinasti di portare Wendy l, andata
e ritorno; se lui  un complice, tu sei il responsabile! E se dici
una parola a qualcuno, di questo fatto, io personalmente andr
dal Procuratore Distrettuale e ti denuncer!
Sonny Brown scrut gli occhi di Dave per capire se parlava
sul serio. Quando si rese conto che Dave era serissimo, sbianc.
Sembrava quasi H. P. la notte che aveva avuto l'infarto.
- Stavo solo cercando... - cominci a dire Sonny. Ma non
riusc a completare la sua spiegazione.
- Infatti, se la notizia salta fuori, e non m'importa se la
fonte sia tu o meno, io vado dal Procuratore Distrettuale - dichiar
Dave. - Capito?
Sonny Brown lo fiss incredulo, poi finalmente accett il fatto
con un vago cenno della testa.
- Un'altra cosa - disse Dave. - Sei licenziato! Avrai sei
mesi di preavviso. Ma non rimettere pi piede qua dentro. E bada
di non aprir bocca su qualunque cosa sia successa qui. Riguardante
H. P. o chiunque altro! E ora fuori!
Pallido, madido di sudore, Sonny Brown si gir e usc lentamente
dai lussuosi uffici esecutivi in cui aveva passato tanto
tempo della sua vita tramando alcune delle sue pi ispirate ed
efficaci strategie.


CAPITOLO 29.

Due giorni pi tardi, gli avvocati di H. P. ricorsero in appello
contro la sentenza del giudice Brophy.
Lo stesso giorno, sulla prima pagina del Daily Variety, apparve
un articolo. H. P., malato com'era, aveva invitato un giornalista
di Variety nella sua camera d'ospedale per un lunghissimo
colloquio. Sebbene le parolacce di H. P. fossero state tolte, tutta
l'amarezza e le invettive erano state pubblicate.
H. P. accusava Dave di ogni genere di tradimento: dalla cospirazione
con i banchieri di New York per ridurre il credito
della Magna, al complottare con gli azionisti per disarcionare
H. P., al pretendere falsamente ogni merito per il successo di
Via Dolorosa che, tutti sapevano, era stata originariamente produzione
di H. P.
Dave non si cur di replicare alle accuse. Ma Rob Rosenfeld
gli telefon.
- Dave? Rob. Finalmente hai vinto, credo! - disse. - Ne
abbiamo parlato qui, al Dipartimento Legale. Riteniamo che potrebbero
esserci decisamente le basi per calunnia perseguibile
per legge. Non c' alcun dubbio sul dolo. Nessun dubbio sull'intendimento
di rovinare la tua reputazione. Potresti inchiodarlo.
- Ci penser.
- Con ci lo costringeresti certamente a ritirare qualunque
altra azione legale.
- Ho detto che ci penser - ripet Dave, a quel punto molto
seccato.
Rosenfeld lo cap e tent di giustificare il suo consiglio. -
Dave, devi pensare agli azionisti, ora. Non soltanto al pubblico.
Hai visto cos' successo alle azioni Magna sulla Borsa della California
dopo l'uscita di Variety? Gi.  gi di brutto. I banchieri
si innervosiscono quando i titoli azionari calano. Potrebbero
stringere i cordoni ancora di pi.  un qualcosa da considerare,
Dave.
- Ti dar la mia risposta domani - disse Dave, e tolse la
comunicazione. Immediatamente il telefono squill di nuovo.
- La signora Koenig - annunci la nuova segretaria.
- Okay.
- Dave? - disse Rebecca Koenig. Sembrava tesissima e intimidita.
- Dave, ho visto quell'articolo su Variety. Me ne dispiace.
C'ero. Ho tentato d'interrompere l'intervista. Ma lui mi
ha costretta a uscire dalla stanza.
- Sta bene. Capisco. Non era necessario che mi chiamasse.
- Non ho chiamato per questo - ribatt Rebecca Koenig. -
Voglio chiederle un piacere.
- Sicuro. Qualunque cosa - si affrett a promettere Dave.
- Non cos alla svelta. Mi lasci prima parlare. Dave, esco
adesso da un consulto con i medici. La prognosi non  buona.
Lui non d al suo cuore modo di guarire. Si sta logorando. Lottando
quando dovrebbe riposare. Non fa che confabulare con
gli avvocati. Rifiuta le medicine. Non c' bisogno che le dica cosa
sto passando.
- Cosa posso fare?
- I medici dicono che non si rimetter.  solo questione di
tempo, poi gli verr un altro infarto. Poche settimane. Giorni,
perfino.
- Cosa posso fare? - domand di nuovo Dave.
- So cosa le ha fatto. Le cose che ha detto. Le menzogne.
Le accuse. Nessuno sa essere cos amaro e vendicativo come lui.
 stato cos tutta la vita. Non pu cambiare ora.
- Non si preoccupi. Non ho intenzione di fare alcun passo
contro di lui.
- Non  questo, Dave. Ma io sono sicura che Harry sa le condizioni
in cui si trova. E credo che vorrebbe vedere il suo Studio
un'altra volta. Ma  troppo orgoglioso per chiederlo. - Pareva
l l per piangere nel sentirsi costretta a chiedere una cosa del
genere per un uomo che l'aveva trattata tanto male durante tutta
la loro esistenza insieme o quasi.
Lui non rispose subito.
- Dave?
- I medici gli permetteranno di lasciare l'ospedale?
- Hanno detto che non potrebbe nuocergli pi del modo in
cui si sta comportando. In realt dicono che non farebbe alcuna
differenza. Non si rimetter pi comunque.
- Se i medici danno il benestare, combiner per domani nel
tardo pomeriggio. Mander a prenderlo con una macchina dello
Studio.
- Non sar necessario che lei lo veda, Dave. Non lo pretendo.- Lei combini con l'ospedale che lo tengano pronto per domani
pomeriggio alle cinque e mezzo.
- Grazie, Dave. Grazie infinite - disse Rebecca Koenig, e
agganci.
Dave medit un istante, poi premette il pulsante della segretaria.
Dett un memorandum da distribuire immediatamente in tutta
la zona della Magna.
A tutti i reparti e al personale degli Studi. Domani alle cinque pomeridiane
in punto, le riprese e tutte le altre attivit degli Studi cesseranno.
Eccetto il Servizio di Sicurezza, tutto il personale dovr uscire dall'area
prima delle cinque e mezzo.
La segretaria guard Dave, incuriosita, ma non os domandare.
Lui spieg: - Non gradirebbe essere visto nelle condizioni
in cui si trova. - Quella frase la rese ancora pi perplessa.
Dave non si dilung oltre tranne che per dire: - Lo faccia
circolare subito.
Il pomeriggio seguente, alle sei, una grossa limousine nera arriv
da Washington Boulevard ed entr nella strada dello Studio.
Si avvicin ai cancelli dove due guardie in uniforme aspettavano
con una poltrona a rotelle. L'autista apr la portiera della
limousine. Ne scesero un'infermiera e il giovane medico che
aveva assistito H. P. la notte dell'infarto. Il medico fece un cenno
alle guardie che si affrettarono ad aiutare il pallido, sudato,
avvizzito H. P. Koenig a passare dal sedile della limousine sulla
poltrona a rotelle. Il suo elegante vestito dal perfetto taglio inglese
pendeva senza forma sulla figura rattrappita. Anche gli occhiali
parevano troppo grandi per il suo volto emaciato. Lo aiutarono
a sistemarsi sulla poltrona. Lui tent di sedersi eretto, ma
fu un vano sforzo. Si afflosci stancamente. Sebbene la sera fosse
mite, l'infermiera gli avvolse le gambe con una coperta.
Poi prese il suo posto dietro la poltrona, per spingerla, ma
Dave Cole usc dalla guardiola accanto al cancello.
- Lasci fare a me - disse.
H. P. fiss Dave, ostile sulle prime, poi sospettoso e alla fine
cedette e fece un cenno di conferma. Dave sostitu l'infermiera
dietro la poltrona e cominci a spingere lungo la strada dello Studio.
Il luogo era deserto... Una citt svuotata come per la minaccia
di una peste. I muri di cemento dei teatri di posa incombevano
da entrambi i lati come i muri perpendicolari di un canyon.
Su muri, enormi scritte: TEATRO DI POSA 1. TEATRO
DI POSA 2. TEATRO DI POSA 3.
Al teatro 3, H. P. alz una mano debole. Dave ferm la poltrona.
- La Lombard e Gable. Fecero due film l dentro. Grossi
incassi. Film divertenti. Divertentissimi. Buoni copioni. Dovevano
scrivere una pagina o due alla volta mentre andavano
avanti. Tre scrittori. Una pagina o due alla volta. Ricordo che un
giorno fummo costretti a dare al personale un'ora in pi per il
pranzo perch gli scrittori non riuscivano a stare al passo con Gable e la Lombard.
Fece un piccolo gesto e Dave ricominci a spingere. TEATRO
DI POSA 5. TEATRO DI POSA 6. Al teatro 7, H. P. alz
di nuovo la mano tremolante.
- Ricordo quando finiva qui. Tutto lo Studio finiva qui.
Sette teatri di posa. E basta. La Garbo. Lei lavor qui. Il suo
primo film. Strana ragazza. Cos tranquilla. Cos introversa. Eppure
ce l'aveva, la stoffa della diva. Il pubblico l'adorava. La venerava.
- Disse quelle cose piano, pi a se stesso che a Dave.
Fece segno. Dave spinse di nuovo. TEATRO 8. TEATRO 9, 10,
11, 12. H. P. fece di nuovo segno.
La poltrona si ferm. H. P. lasci capire a Dave di spingerlo
dentro il Teatro 12. La porta, altissima, era aperta, perch il personale
aveva dovuto lasciare il lavoro mentre stava allestendo
un test. Dave spinse la poltrona in quel luogo cavernoso, tanto
grande che avrebbe potuto contenere comodamente uno stadio
per il gioco del calcio. Vuoto, polveroso, con i suoi riflettori lass
in alto, era una struttura spettrale. Dave spinse la poltrona
verso il centro. H. P. riusc ad alzare la testa per fissare il soffitto
lontano. Si guard attorno nell'immenso teatro di posa. E
quando cominci a parlare, la sua voce aveva assunto una stranatonalit echeggiante. - Ah, le danze che hanno fatto qui. Astaire, Kelly, Ginger Rogers. Quella brunetta... come si chiamava? -
Annasp per ricordare il nome di una diva con la quale era andato
a letto pi di una dozzina di volte. - Ottima ballerina,
ma spaventosa attrice...
Dave gli sugger il nome.
- Sicuro, giusto. In questi giorni faccio fatica a ricordare -
confess con un bisbiglio imbarazzato. - S, le danze. Una
perfezione tale sullo schermo. Ma nessuno sapeva quante prove
ci volevano. Settimane e settimane. Ma quando apparivano davanti
alla macchina da presa erano stupende. Ecco cosa davamo
al pubblico. La vita  spaventosamente schifosa per la maggior
parte della gente. Io ho sempre cercato di darle un po' di magia.
Non  mica un delitto, no? Perch mi odiavano? Perch
avevano tanta paura di me? Un po' di magia! - ripet vagamente.
Gli cost un grande sforzo, ma alz la testa per dare un'altra
lunga occhiata intorno. Poi fece segno, e Dave lo spinse fuori
verso la luce crepuscolare.
Passarono lentamente davanti ai teatri di posa finch arrivarono
al cancello in fondo. C'erano due guardie di servizio. Alla
vista del vecchio sulla poltrona a rotelle una delle guardie rest
scioccata. Dave gli proib una qualunque reazione scuotendo il
capo severamente. Le guardie sorrisero, portarono la mano al
berretto e salutarono.
Una di loro premette il pulsante che azionava i semafori del
traffico recentemente installati. Tutte le macchine sulla strada
si fermarono. Dave Cole spinse H. P. Koenig, mentre conducenti
e passeggeri guardavano incuriositi chiedendosi chi potesse
essere l'uomo sulla poltrona a rotelle. Non lo riconobbero.
Arrivarono nell'area posteriore. Pi oltre c'erano le strade
in cui erano stati ripresi molti esterni dei film Magna. Le strade
delle cittadine, la strada dei Western, la strada di New York
City. Copie perfette di case, di baracche, di cottages, di grattacieli,di banche, di negozi, di castelli, di fossati, di chiese. Dietro
le facciate, solo i puntelli che le tenevano in piedi con ogni tipo
di stagione. Ora si stavano avvicinando ai gradini del grande tempio romano. H. P. fece segno a Dave di fermare davanti
all'enorme struttura. Il vecchio fiss le colonne che si ergevano
dal gradino pi alto.
- Lass... Barrymore stava lass. E si lavava le mani. - H. P.
cominci a imitare la scena come la ricordava... lavandosi le mani
sottili, fragili e poi levandole in alto. - Le mie mani sono
monde del sangue di quest'uomo giusto. Come ti sembra questa
frase? Mica male, eh? Non riesco a ricordare chi l'ha scritta.
Ma era una frase stupenda.
Dave gli lasci credere che fosse stata scritta da uno degli scrittori
che H. P. pagava tanto prodigalmente.
- Il vecchio Barrymore! che furbo figlio di puttana era! E
che stallone! Quasi sempre ubriaco. Ma perfino da ubriaco era
meglio di qualunque altro attore sobrio.
Sopra di loro, le nuvole, tinte di rosa dal tramonto cominciarono
a diventare grigie. Si stava facendo freddo. Dave sapeva che
avrebbe fatto meglio a riportare il vecchio sulla sua macchina.
Gir la poltrona per tornare verso l'area principale. H. P. fece un
improvviso gesto di protesta, quasi non volesse che finisse, quasi
volesse continuare per sempre a rivivere il passato.
Ma poi, come se si rendesse conto che quella era veramente
la fine e che cos doveva essere, lasci cadere la mano fiaccamente
in grembo e lasci che Dave lo riportasse indietro. Arrivarono
nell'area principale. Dave'cominci a sentire uno strano
rumore. Leggero, appena percettibile perfino nella silenziosa
area deserta.
Il vecchio stava piangendo. Le lacrime gli scorrevano sulle
gote pallide. Non faceva alcun tentativo per frenarle o asciugarle.
Una volta tanto H. P. Koenig stava versando lacrime di sincera
commozione... non per fare effetto. Continu a piangere finch
arrivarono al cancello principale dove le guardie scattarono
sull'attenti aspettando l'ordine di alzare il vecchio dalla poltrona
a rotelle e di metterlo sulla macchina. Mentre lo alzavano, il
vecchio si trov a livello degli occhi di Dave. Disse:
- Dave... Dave... abbi cura di tutto questo... Abbi cura... - Ma non fin
la frase. Era troppo debole. Lo misero nella macchina e lo
affidarono alle cure dell'infermiera e del medico. La limousine si
allontan lentamente.
Dave torn nel suo ufficio. Quando vi entr, gli sembr pi
grande e pi vuoto di prima. Alz lo sguardo verso la galleria
di divi di cui H. P. era cos fiero. Erano una cosa del passato come
lo era lui. Dave decise di farli togliere il mattino dopo. I vecchi
possono permettersi il lusso di guardare il passato. I giovani
devono guardare il futuro e prepararsi ad affrontare il destino.
Radun una bracciata di copioni in varie stesure. Se li sarebbe
portati al bungalow, si sarebbe fatto mandare qualcosa da
mangiare e avrebbe passato un'altra notte leggendo, leggendo,
leggendo.
Quando arriv al suo bungalow del Marmont, si rese conto
che avrebbe dovuto cambiare. Lui avrebbe dovuto cambiare. Trasferirsi.
In una casa. O in un appartamento. Era l per restare.
Era un californiano. Ormai non sarebbe pi tornato indietro.
Avrebbe dovuto smettere di comprare la Coca-Cola a una bottiglia
per volta, come diceva il vecchio scherzo che circolava
tra gli attori di New York.
Trov il messaggio sotto la porta. Non c'era nome. Solo un
noto numero telefonico. Accese il gas sotto i ceppi finti. Si sedette
per rispondere alla telefonata.
Il maggiordomo rispose e preg Dave di aspettare solo un momento.
Quando il ricevitore venne di nuovo alzato, lui disse: -
Signora Koenig?
- No, Dave. - Era la voce di Sybil.
- Ah - fece lui, sorpreso.
- Ho saputo quello che hai fatto oggi.
- Lo so come la pensi. Ma dovevo farlo.
- Sar sempre cos tra noi? Come la penso io sul suo conto,
come la pensi tu sul suo conto?
- Anche a un generale che va in pensione  permesso di
passare in rivista le sue truppe - ribatt Dave. - Non l'interpretare
in maniera diversa se non cos.
- Ma io lo faccio - disse lei dolcemente. - Lui non l'avrebbe
fatto. Sai come trattava i suoi nemici.
-  quello che tu avresti voluto che facessi?
-  per questo che ti ho chiamato - disse lei, disarmandolo.
- Sybil...
- Posso venire da te, ora? Ho bisogno di te.
- Vengo a prenderti.
- No, vengo da me. - Riagganci prima che lui potesse
contraddirla.
Di l a una mezz'ora, lei bussava alla porta del suo bungalow.
Quando Dave apr, Sybil lo abbracci stretto. Lo desiderava tanto,
quella sera. Solo dopo un po' alz il viso per farsi baciare.
Quando le loro labbra si unirono, lui non sent pi la stanchezza.
Il desiderio ne prese il posto. Sebbene avesse dimenticato
tutte le passioni sessuali e sentimentali sotto la pressione
delle ultime settimane, ora se ne sentiva travolgere. Loro non erano
stati amanti abituali, ma non avevano bisogno di segni o di
piccoli stratagemmi, nessuna schermaglia, nessuna falsa timidezza
o riluttanza. Presto si ritrovarono nudi e avvinghiati, ciascuno
desiderando l'altro follemente, e alla fine fondendosi in un
impeto di passione.
Erano sdraiati sul tappeto, esausti, il lungo, grazioso corpo
di lei rilassato, davanti al fuoco dalla fiammella azzurra. Lui le
giaceva accanto e guardava il suo seno giovane, i capezzoli eretti,
la dolce curva del suo ventre, il suo profilo, nobile e aquilino.
Allung la mano per seguire il suo profilo, lei gliela prese
e se la tenne stretta contro la gota.
- Fame? - domand lui?
Lei scosse la testa. - Voglio solo stare cos.
- Bere? - offr lui.
- S, s.
- Nient'altro?
- Soltanto una cosa. Perch tu capisca. Tu hai sempre pensato
che lo odiavo. Io lo amavo. Odiavo le cose che faceva.
Avrei dato l'anima per essere orgogliosa di lui. Ma non potevo.
Ed  tremendo per una bambina.
Tacque, fissando il fuoco. Lui chin gli occhi sul suo viso.
Era calmo e in pace.
- Quanto a tutte le sue donne - ricominci lei - ero
gelosa di loro. Mi chiedevo: perch preferisce stare con loro
invece che con me, con noi? Volevo scoprire com'era quella
specie di desiderio. Possibile che consumasse una persona in
maniera cos assoluta da permettergli di ferire la gente che pi
lo amava? A me non  mai successo. Forse non sono abbastanza
passionale. Lo sono?
Lui la baci sussurrando: - Abbastanza per me. Pi che abbastanza.
Lei tir la mano di lui pi vicina a s, premendosela contro
il petto come per sentirsi rassicurata. Poi scosse il capo. - Non
riesco a capire. Alla fine la mamma si prende cura di lui come
se fosse sempre stato un marito buono e devoto. Ti ha chiamato
lei, ieri, per lui, vero?
- S - ammise lui.
- Le dev'essere costato molto. Tuttavia le importava abbastanza
di lui per umiliarsi.
- Io non ho pensato che si umiliasse.
- Lui lo avrebbe pensato. L'avrebbe considerato come un
momento di gran trionfo. Che la moglie del suo nemico lo pregasse
di un favore. Avrebbe ascoltato e poi rifiutato.  cos che
era lui. Ma tu non l'hai fatto. - S'interruppe. Prima che Dave
potesse dire qualcosa, lei continu: - Quando ho saputo quello
che hai fatto per lui oggi, ho capito che quello che temevo non
 vero. Tu non sei come lui. Non lo sarai mai. Per quanto a lungo
tu viva in questa citt. Ecco che cosa sono venuta a dirti.
Lui l'abbracci e la fece girare verso di s. Erano corpo a
corpo, nudi, e consapevoli di ogni particolare e di ogni lineamento,
l'uno dell'altro; desiderando e bramando tutto l'uno
dell'altro.
Quando si alz dal loro giaciglio d'amore, Sybil and nella
camera da letto di lui, trov una vestaglia e si avvolse con essa.
Si sedette in una poltrona di fronte a quella di lui davanti al caminetto,
tir su i piedi sotto di s e sorrise.
- C' niente che posso offrirti? Vuoi qualcosa, qualunque
cosa? - domand lui.
- Voglio solo osservarti lavorare - disse lei, soddisfatta e
non pi tormentata.
Lui le ricambi il sorriso e si sistem per cominciare a leggere
la pila di copioni che si era portato dietro. Mentre leggeva, lei
lo guardava, godendo semplicemente di guardarlo. Di tanto in
tanto lui le gettava un'occhiata contento di averla l. Gli piaceva
il modo in cui i lunghi capelli scuri le pendevano gi, sciolti e
liberi, un contorno incantevole per la sua faccia e per i suoi
profondi occhi scuri.
Una volta alz lo sguardo e la colse mentre fissava pensosamente
le fiammelle azzurre.
- A cosa pensi?
- Avremo un vero caminetto con vera legna che arde, vero?
- Certo.

EPILOGO.

Hollywood 1953.
David Cole era ritto sul pulpito del Tempio Sinai e guardava
le facce familiari. Sonny Brown, Larry Holtzman, Rob Rosenfeld, Albert Grobe - venuto in macchina da Palm Springs - Dan
Sullavan - arrivato in volo da New York. Alina Markham. Valerie Bristol. Un prete che era stato delegato dagli arcivescovi di
Los Angeles e di New York, il sindaco di Los Angeles. Il governatore
della California. Otto giudici del tribunale della California.
Vide una cinquantina dei pi famosi divi del mondo. E un
centinaio di altri che un tempo erano stati divi. Gran parte
delle donne presenti erano state sfruttate da H. P. Koenig. Gli
uomini presenti erano stati sfruttati in altri modi.
Oltre i divi c'era un'interminabile schiera di scrittori, produttori,
registi, giovani attori caratteristi. Ogni sindacato aveva
mandato una delegazione. Ogni Studio era rappresentato da un
piccolo gruppo di pezzi grossi.
Proprio sotto Dave, in prima fila, sedeva la famiglia. Rebecca
Koenig e ai suoi lati le figlie: Sybil ed Emily. Nessuna di loro
piangeva.
L'unica volta che le lacrime potevano servire a H. P., non
c'erano lacrime.
Dave alz il braccio per assicurarsi di avere ancora in capo
il minuscolo yarmulke nero. C'era. Poteva cominciare.
Ma prima che potesse farlo, fu improvvisamente sopraffatto
dal suono celestiale di una grossa orchestra, proveniente dall'altoparlante
del tempio. Si gir a guardare il rabbino. Il capo
religioso degli ebrei del mondo del cinema gli sorrise. Era un sorriso
beato che sembrava godere in anticipo della gratitudine di
Dave per quell'inaspettata aggiunta alla cerimonia.
Invece di suscitare gratitudine, la costosa musica sonora serv
soltanto a rammentare a Dave suo zio Farvel. Lui soleva dire
La differenza tra un tempio e una sinagoga sta nel fatto che
i ricchi ebrei vanno al tempio per sentire la musica. Gli ebrei
poveri vanno in sinagoga per pregare.
Dave aspett, seccato, per essere costretto ad ascoltare diverse
dozzine di strofe di musica insulsa. Riconobbe la melodia e il
superelaborato arrangiamento. Era una partitura di Yunofski
per un film Magna. Il florido, testardo esiliato con quel suo accento
caricato aveva combinato quella cafonata extra. Pi tardi
avrebbe potuto mettere sulla lista dei suoi meriti che, tra tutti i
compositori di Hollywood, la sua musica era stata scelta per essere
eseguita in un simile evento storico quale il funerale di H. P.
Koenig.
Finalmente la musica cess. Dave era libero di cominciare.
- H. P. non avrebbe approvato questa produzione. Sono sicuro
che non avrebbe approvato questo tipo di casting. Lui avrebbe
saputo fare di meglio. Naturalmente avrebbe voluto riscrivere
il copione. Avrebbe composto un elogio funebre che lo avrebbe
fatto piangere. Era l'unico test dei sentimenti che conosceva.
Quale epitaffio si scrive per i pionieri? Sono diversi dagli altri
uomini. Duri, spietati, coriacei: la loro fama lascia tristi legati.
Tuttavia al loro tempo erano necessari. Ford. Rockfeller. Camegie.
Predatori di un tempo che fu, hanno lasciato alle generazioni
successive il compito di espiare i loro peccati. Cos  per Harry
P. Koenig. Perci, prima di accusare, cerchiamo di comportarci
meglio noi. Prima di deridere, assicuriamoci di essere senza colpa.
Non far oltraggiose pretese di virt per lui. N tenter di
sminuire i suoi difetti. Siamo tutti vissuti con una leggenda. In
molte maniere,  stato un privilegio. Ma tutti noi ne abbiamo
pagato il prezzo. Come lui.
Con Sybil da un lato e la signora Koenig dall'altro, Dave tent
di farsi largo tra la folla. I presenti gli bloccarono il passo,
affollandoglisi attorno per congratularsi con lui. Lo subissarono
di elogi stravaganti, come se si fosse trattato di una premire.
- Magnifico! E cos sincero! Congratulazioni, Dave! - disse
uno scrittore da tremila dollari la settimana. Il suo ultimo film
alla Magna si stava rivelando un vero disastro per gli incassi.
- Bello. Molto commovente. Nessun altro in questa citt
l'avrebbe fatto in maniera cos splendida - disse un regista che
aspettava il rinnovo del suo contratto.
- Cosa posso dire, Dave? Quattro Stelle! - lod un produttore
entusiasta. Aveva una nuova produzione in attesa dell'approvazione
di Dave.
Mentre gli si radunavano attorno come avvoltoi ambiziosi,
all'improvviso Dave si ritrov a chiedersi:  cos che si comincia?
Questa nuda, disgustosa, svergognata, falsa adulazione...
 questo il veleno di Hollywood che alla fine pu corrompere
le buone intenzioni e gli istinti di un uomo? Sarebbe diventato
anche lui, alla fine un altro H. P.?
Quando fosse arrivato il giorno, come doveva, che qualcuno
dovesse fare il suo elogio funebre, cosa avrebbero detto di lui?
Afferr il braccio di Sybil e si fece largo tra la folla.
...
FINE.